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Anche senza un riconoscimento ufficiale, la rete di Diego Armando Maradona contro l’Inghilterra durante il Mondiale del 1986 in Messico è, per gli appassionati di calcio, la rappresentazione terrena della perfezione.
Il “Gol del secolo”, così è stato chiamato lo slalom artistico del fantasista argentino, in una partita dalle forte emozioni che, qualche istante prima, aveva visto un’altra rete “storica” con tanto di appellativo: la “Mano de Dios” con cui il numero 10 argentino anticipò d’astuzia l’uscita del portiere inglese Shilton.

Ma nel 2002, in occasione dei Mondiali in Giappone e Corea del Sud, la Fifa sul proprio sito web chiese ai tifosi di scegliere, tramite votazione, la rete più bella nella storia della Coppa del Mondo. Anche qui, Maradona è stato monumentale, vincendo in maniera ufficiale il titolo di “Gol del secolo”. Diego ha scalzato tutti con 18.062 voti, ma chi sono gli altri che, solo per un istante, hanno provato a contendergli lo scettro?

Una piccola menzione anche a loro: quanti di questi gol sono ancora così limpidi nei vostri ricordi?

Michael Owen (Inghilterra, campionato del mondo 1998 contro Argentina), 10.631 voti

Pelé (Brasile, campionato del mondo 1958 contro Svezia), 9.880 voti

Diego Armando Maradona (Argentina, campionato del mondo 1986 contro Belgio), 9.642 voti

Gheorghe Hagi (Romania, campionato del mondo 1994 contro Colombia), 9.297 voti

Saeed Al-Owairan (Arabia Saudita, campionato del mondo 1994 contro Belgio), 6.756 voti

Roberto Baggio (Italia, campionato del mondo 1990 contro Cecoslovacchia), 6.694 voti

Carlos Alberto (Brasile, campionato del mondo 1970 contro Italia), 5.388 voti

Lothar Matthäus (Germania Ovest, campionato del mondo 1990 contro Jugoslavia), 4.191 voti

Vincenzo Scifo (Belgio, campionato del mondo 1990 contro Uruguay), 2.935 voti

Ancora oggi, a distanza di quasi 50 anni, ci domandiamo da dove sia sbucato nell’azione del quarto gol con cui il Brasile di Pelé demolì l’Italia nella finale del Mondiale di Messico 1970. Al minuto ’86, i giocatori italiani, provati dalla partita del secolo in semifinale vinta 4-3 sulla Germania Ovest e spossati dal caldo messicano di un match giocato il 21 giugno 1970 a mezzogiorno, erano coi calzettoni largamente abbassati e con le orecchie, unici muscoli reattivi, rivolte verso l’arbitro in attesa del triplice fischio finale. Ma non lui: Carlos Alberto, il terzino destro di quel grande Brasile, il Capitão più giovane, a quasi 26 anni, della storia verdeoro, compare come una visione sui teleschermi che per la prima volta nella storia trasmettono un Mondiale a colori.

Nell’edizione delle “prime volte” e dei simboli eterni, c’è anche quello che tutt’oggi viene definitivo il gol perfetto: un’azione che ha coinvolto nove giocatori, un’empatia sinergica che diede la certezza della magnificenza del Brasile. E’ il centrocampista Clodoaldo a iniziare il carnevale dribblando quattro avversari nella propria metà di gioco, prima di passare la sfera a Rivelino che, a sua volta, lancia in avanti per Jairzinho sulla fascia sinistra. Dal numero sette al numero 10, “O’Rei” Pelé che giochicchia sul limite dell’area di rigore, temporeggia, aspetta qualcuno, prima di accarezzare dolcemente la sfera indirizzandola in quella che sembrava una zona morta del campo. Passaggio sbagliato? Stanchezza? Passano uno, due, tre secondi e sulla destra, dopo una corsa di 50, 60 metri, si materializza il terzino Carlos Alberto che tira di prima intenzione di collo destro, quasi a occhi chiusi. Una saetta che si infila alle spalle di Albertosi.

Da quell’istante lui, la sua squadra e tutta la Nazione non smetteranno più di esultare: all’Azteca il match termina qualche giro di lancetta dopo, lui solleva la Coppa Jules Rimet e la porta in patria per sempre, essendo il Brasile la prima Nazionale a vincere tre Mondiali dopo i trionfi del 1958 in Svezia e del 1962 in Cile. La rete di Carlos Alberto, in occasione di un sondaggio promosso dalla Fifa in occasione del Mondiale del 2002, è stata inserita all’ottavo posto nella classifica dei migliori gol in una competizione mondiale. In un’intervista alla Bbc, l’ex terzino ricordò quel momento:

Pelé sapeva che stavo arrivando, perché avevamo parlato di questo tipo di possibilità prima della partita, se Jairzinho avesse fatto il movimento verso il lato sinistro portando con sé Giacinto Facchetti. Nessuno parla dei due gol di Pelé, ma sempre e solo del quarto gol. Chiunque può segnare una rete, ma in quell’azione nove giocatori differenti hanno toccato la palla prima della realizzazione. E sono stato fortunato, perché ho segnato io

Non solo un passaggio nella finale del Mondiale, ma anche una profonda amicizia lega Pelé a Carlos Alberto. Una foto che li ritrae assieme accompagna la dedica del numero 10 dopo aver saputo della morte a 72 anni, nella notte del 25 ottobre 2016, del suo amico e del suo eterno capitano.