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Sono stati da poco stilati i gironi di qualificazione ai Mondiali 2022 che andranno in scena in Qatar e l’urna ha sorriso alla Nazionale azzurra. La selezione di Roberto Mancini dovrà infatti vedersela con Svizzera, Bulgaria, Irlanda del Nord e Lituania, in un girone che, almeno sulla carta, dovrebbe essere alla portata degli azzurri.

Nel girone il duello sarà tra Italia e Svizzera

La vera avversaria dell’Italia per la vittoria del Girone, come affermato dallo stesso CT azzurro, sarà la Svizzera. La nazionale elvetica negli ultimi anni ha sensibilmente migliorato il proprio rendimento grazie all’ottimo lavoro svolto dall’ex allenatore della Lazio Vladimir Petković, ma ciononostante non sembra rappresentare un ostacolo insormontabile. Le recenti esperienze mondiali ci hanno insegnato che le insidie e le sorprese sono dietro l’angolo, ma è bene ricordare che la Nazionale di Gian Piero Ventura che fallì la qualificazione ai Mondiali di Russia 2018 arrivò seconda nel girone dietro la Spagna, di certo non l’ultima arrivata. In questi tre anni, tuttavia, l’Italia ha fatto passi da gigante e quella squadra abulica, spaesata e impaurita ha ceduto il passo a una squadra capace di vincere a mani basse il girone di qualificazione agli Europei del 2021 e il Girone di Nations League, guadagnandosi il pass per le Final Eight che si giocheranno il prossimo ottobre. Secondo le scommesse calcio la Francia, campione del Mondo in carica, è la favorita indiscussa per la vittoria della Nations League, ma la sensazione è che la sfida tra Italia, Spagna e Belgio sia aperta davvero a ogni possibile esito.

Le ambizioni della Nazionale di Roberto Mancini

Come detto, Roberto Mancini è riuscito a rigenerare un gruppo che sembrava essersi smarrito. Il tecnico di Jesi ha rimesso le cose al loro posto con una velocità impressionante e l’ha fatto dando sempre più spazio ai giovani che, dal canto loro, hanno ricambiato immediatamente la fiducia loro accordata. E così l’Italia è tornata tra le prime 10 squadre del Ranking FIFA e, soprattutto, è tornata a essere una delle rappresentative più temute a livello mondiale. Gli azzurri giocano un calcio corale e propositivo anche contro avversari di livello e, soprattutto, sono tornati a credere nelle loro qualità. I tanti giovani che stanno trovando via via sempre più spazio lasciano intendere che questa squadra potrà esprimersi ad alti livelli almeno per i prossimi 10 anni, nella speranza di tornare a vincere qualche competizione il più presto possibile. Certo, campioni del calibro di Totti, Baggio e Del Piero continuano a latitare, ma la verità è che il calcio è cambiato e che difficilmente torneremo ad ammirare giocatori dalla qualità equiparabile a quella dei grandi numeri 10 del passato.

Mancini si gode una Nazionale che sta tornando a essere protagonista ed è già al lavoro per dominare anche il Girone di qualificazione ai prossimi Mondiali 2022. La strada che porta all’Olimpo del calcio mondiale è ancora lunga e tortuosa ma la sensazione è che, dopo anni di buio, il nostro calcio stia iniziando finalmente a vedere la luce.

La presentazione del pallone da calcio che accompagnerà una competizione fra nazionali è sempre molto attesa. Curiosi di far la conoscenza di “Uniforia”, il pallone di Euro 2020 che riporta in dettaglio incisi i nomi delle dodici città che ospiteranno il torneo, fra cui Roma, passiamo in rassegna i palloni che insieme a calciatori e allenatori hanno fatto la storia dei mondiali di calcio.

Calcio: dall’evoluzione al primo mondiale del 1930

Il calcio ha avuto diverse evoluzioni da quando è stato ufficialmente istituito come gioco nel 1863 e con precisione il 26 ottobre a Londra presso la taverna dei Framassoni (Free Mason’s Tavern) in Great Queen Street. Si è passati dalle maglie in lana alle divise elasticizzate per mettere in evidenza le trattenute con il famoso sistema “stop stopping” introdotto dalla Kappa. Sono cambiate le modalità di seguire le partite: dalla radiolina passando per “diretta goal” Serie A di Sky ora e TELE+ prima, arrivando alle applicazioni per smartphone. Il tutto è accaduto in meno di 20 anni. Sono altresì cambiate le modalità di divertirsi con bookmaker e scommesse sportive di qualsiasi genere: si è passati dal famoso 1-X-2 della schedina a svariate combinazioni di giocate, fra cui anche la possibilità di puntare su quale sarà la squadra “che batterà il calcio d’inizio”. Anche il fulcro del gioco, la cosa più contesa per 90 minuti da 22 persone su un rettangolo verde è cambiata. Non nella forma, ovviamente il pallone nascerà e continua ad essere sferico da quell’ottobre di Londra, ma nei materiali, nelle camere d’aria e nella tecnologia sì. Ciò è dovuto anche ai grandi investimenti di sponsor tecnici da milioni di euro, che applicano al calcio le proprie migliori tecnologie. Quali sono i palloni che hanno accompagnato e vissuto da giudice super partes vittorie, sconfitte e grandi gesti tecnici durante i Mondiali? C’era una volta una finale dei Mondiali giocata con due palloni diversi. Proprio così: la finale tutta sudamericana vinta dall’Uruguay sull’Argentina valevole per il primo campionato del mondo tenutosi nel 1930 fu giocato con due palloni differenti. Difatti nella prima parte di gara fu utilizzata la Pelota Argentina, mentre per il secondo tempo il Modelo T, entrambi di fabbricazione sudamericana: contenenti una camera d’aria, i palloni erano formati da 12 strisce di cuoio duro cucite assieme che conferivano un certo peso specifico in particolar modo quando i palloni si impregnavano d’acqua.

I due successi dell’Italia e le prime evoluzioni stilistiche

Sempre un pallone a dodici strisce in cuoio fu quello con cui l’Italia trionfò nel primo dei due successi consecutivi. Parliamo del Mondiale del 1934, tenutosi in Italia e il pallone protagonista fu il “Federale 102” il cui nome testimonia da sè il periodo storico. Nel 1938 fu la volta del pallone Allen: Mondiali in Francia vinti ancora dalla nazionale italiana, il pallone aveva il nome del produttore e non differiva dal predecessore. I Mondiali del 1950 hanno un fascino tutto particolare: la vita riprendeva dopo il periodo bellico e così anche la prestigiosa competizione per nazionali. Sarà ricordato come il mondiale del famoso “maracanazo”: il dramma sportivo che colpiva il Brasile dopo che la nazionale verdeoro aveva perso in casa al Maracanà di Rio de Janeiro la finale contro l’Uruguay. Il pallone che consegnava il secondo trofeo all’Uruguay era l’Allen Super Duplo T, il quale voleva essere un omaggio al Modelo T, utilizzato nel 1930. Non abbandonava le 12 strisce in cuoio nè la camera d’aria l’Allen Super, ma il colore diventava più chiaro. Definitivamente di un colore originale il pallone giallo Swiss World Champion, creato dalla Kost Sport per i Mondiali in Svizzera vinti dalla Germania dell’Est, anche se la struttura restava la stessa dei precedenti, così come a 12 fasce era il pallone Top Star ideato dalla Sydsvenska Läder och Remfabriken per il mondiale svedese del ‘58. Questo è l’ anno in cui il mondo intero conosceva definitivamente Pelè che trascinava alla vittoria il Brasile contro i padroni di casa della Svezia. Nel 1962 il Brasile offriva il suo bis, imponendosi contro la Cecoslovacchia in finale nel mondiale cileno Il pallone dell’edizione ospitata in Cile era il Crack, ideato in comproprietà fra Salvador Caussade e Custodio Zamora, lo stile del pallone cileno rompeva un po’ gli schemi, quanto meno nella geometria dei pannelli di cuoio. Il 1966 è la prima volta sul tetto del mondo per l’Inghilterra che vince nel mondiale ospitato in casa. Nella finale di Wembley davanti a oltre 90 mila spettatori la squadra della regina metteva per ben quattro volte il pallone Salzenger Challenge nella porta dei tedeschi per il risultato finale di 4-2. Il Salzenger ritornava allo stile degli anni ‘30, riproponendo un pallone in cuoio marrone con 12 fasce cucite, ma l’anno del mondiale del 1966 vedeva la presenza della prima mascotte in assoluto delle competizioni per nazionali di calcio: il leone Willie.

Anni ‘70 e ‘80: arriva Adidas, arriva Tango

Arrivano gli anni ‘70 e con questi l’Adidas diventava produttore ufficiale per il pallone dei Mondiali di Messico ‘70. Per la prima volta il pallone cambiava completamente design e appariva come lo ricordiamo almeno fino agli anni ‘90: 32 pannelli di cuoio, 12 pentagoni neri e 20 esagoni bianchi, cuciti fra loro. Il pallone veniva reso estremamente più sferico e i brasiliani portavano a casa il mondiale battendo l’Italia di Rivera e Riva reduce dalla storica vittoria per 4-3 con la Germania. Inoltre i brasiliani chiudevano l’epoca della Coppa Jules Rimet, come si era chiamato il campionato del mondo fino a quel momento, aggiudicandosi la competizione per la terza volta. Il mondiale organizzato in Germania nel 1974 vedeva come protagonista il pallone Telstar Durlast, pressoché identico a quello del ‘70: Adidas aveva difatti solo modificato la scritta sulla sfera che da oro passava a nero. Nel 1978 compariva il Tango per la prima volta, nome dato in onore dell’Argentina che ospitava la competizione: e qui la svolta è epocale. Restavano i 32 pannelli, ma la differenza era che fossero tutti bianchi, sopra le fasce di cuoio veniva stampato un motivo in nero che dava un effetto particolare al pallone che ha accresciuto il mito del Tango. Il Tango sarà protagonista di due Mondiali: 1978 vinti dall’Argentina di Kempes in casa e 1982, vinti dall’Italia. Il pallone del Mondiale 1982 era identico al precedente, cambiava il nome per motivi di brand diventanto Tango España. L’edizione successiva in Messico, il mondo intero si inchinava dinanzi alla classe del giocatore riconosciuto come il più forte di tutti i tempi: Diego Armando Maradona. A fare da comparsa necessaria alle gesta di Maradona c’era il pallone Adidas Azteca Mexico che aveva dei richiami aztechi sulla grafica della sfera e veniva reso molto più impermeabile.

Italia ‘90, la quarta vittoria azzurra e le versioni per la finale

Etrusco Unico era il pallone protagonista delle “notti magiche” di Italia ‘90, competizione organizzata in Italia e vinta dalla Germania. Pallone che rendeva omaggio all’arte etrusca riportando tre teste di leone nel mosaico sulla grafica, era caratterizzato dall’inserimento di una particolare schiuma che lo rendeva maggiormente impermeabile. Il pallone utilizzato nei Mondiali USA ‘94, persi ai rigori dall’Italia di Baggio contro il Brasile di Romario e Dunga, era il Questra, prodotto ancora dalla tedesca Adidas. Il pallone americano rappresentava un’evoluzione del Tango, così come un’ultima e romantica versione del Tango era quella del pallone del mondiale del 1998 in Francia. In quell’occasione fu chiamato Tricolore e diventerà il primo pallone colorato di un mondiale e la Francia vinceva un mondiale per la prima volta nella sua storia. Il 2002 era l’anno dei Mondiali di Giappone e Corea e il pallone diventava una sfera completamente bianca color perla, con al centro un unico disegno rappresentante un triangolo con bordi dorati, che richiamava uno shuriken, un’arma da lancio asiatica. Nel 2002 trionfava il Brasile di Ronaldo contro la Germania di Kahn, mentre nel 2006, il pallone dell’ultimo rigore di Grosso che regalava la vittoria all’Italia era un +Teamgeist Berlin, primo prototipo a 14 pannelli ricurvi termosaldati, non più cuciti, che differiva dal pallone utilizzato nel resto del mondiale per la presenza di inserti dorati nella grafica per onorare la finale. In Africa fu la volta dello Jabulani e anche in quest’occasione per la finale fra Spagna e Olanda fu ideata una versione ad hoc: Jo’bulani. Questo pallone riduceva ancor di più i pannelli termosaldati a otto unità e al di là della grafica che richiamava le 11 comunità africane, l’innovazione stava nella tecnologia. Si introduceva il sistema “grip ‘n’ groove”, che si proponeva di migliorare precisione dei tiri e controllo di palla. I pannelli diminuiscono ancora nel 2014 con il Bazuca per il mondiale in Brasile vinto dalla Germania. Questo pallone migliorava il grip, evitava qualsiasi variazione in caso di pioggia e rendeva un rimbalzo più fedele. Il pallone del Mondiale di Russia del 2018 è stato il Telstar 18, chiaro omaggio a quello utilizzato nel 1970. Nulla a che vedere con il prototipo di 48 anni prima ovviamente: all’interno del pallone è presente un chip controllabile con lo smartphone tramite un’app, che poi permette di elaborare dati e prestazioni.

Il calcio continuerà la propria evoluzione con l’inarrestabile ingresso della tecnologia in tutti gli aspetti. Lo abbiamo già visto con il VAR e la goal-line technology: l’assistenza tecnologica sul rettangolo verde permette una fluidità di gioco maggiore e rende più spettacolare e divertente la partita. Lo stesso pallone, strumento indispensabile per questo sport, è una conferma di questa tendenza: da mero attrezzo a prodotto commerciale da milioni di euro di investimenti tecnologici.

 

Con un po’ di ritardo rispetto a quanto siamo abituati, la Champions League 2020/2021 è pronta a partire. Dopo il successo del Bayern Monaco, chi scriverà il proprio nome nell’albo d’oro della competizione?

Naturalmente, come spesso ci ha insegnato la “coppa dalle grandi orecchie”, tra passare il girone e raggiungere la finale di Champions League ce ne passa – figurarsi vincerla!

Champions League, i gironi delle italiane

Senza una guida alle scommesse sportive, e senza conoscere la composizione dei gironi, tra teste di serie e possibili sorprese, è molto difficile stabilire quali squadre siano favorite per la vittoria in Champions League.

Ma dopo i sorteggi che hanno composto gli otto gironi da quattro squadre, possiamo abbozzare un primo pronostico su quali team abbiano le maggiori probabilità di arrivare fino in fondo alla competizione europea per club più importante che ci sia.

Come campanile ci impone, partiamo dalle italiane. L’Inter è stata inserita nel gruppo B, insieme a Real Madrid, Shakhtar Donetsk e Borussia Monchengladbach. Un girone non dei più facili, soprattutto per la presenza delle merengues di Zinedine Zidane, ma ucraini (distrutti dai nerazzurri nella semifinale di Europa League 2019/2020) e tedeschi sono più che abbordabili.

Nel gruppo D, l’Atalanta ha pescato Liverpool, Ajax e Midtjylland. Fresca di quarti di finale, la Dea deve fare molta attenzione ai campioni d’Inghilterra in carica, ma è sicuramente superiore sia ai modesti danesi, sia ad un Ajax lontano parente da quello capace di arrivare in semifinale un anno e mezzo fa.

La Juventus dovrà vedersela con Barcellona, Dynamo Kiev e Ferencvaros. A parte la super sfida tra Messi e Cristiano Ronaldo, i bianconeri dovrebbero passare il turno in carrozza: da stabilire se come vincitori del girone o al secondo posto.

Infine la Lazio, di scena in Russia contro lo Zenit, in Germania contro il Borussia Dortmund e in Belgio contro il Bruges. I ragazzi di Simone Inzaghi sono quelli che rischiano di più: sarà fondamentale rendere l’Olimpico un fortino, cercando poi di strappare almeno un paio di successi anche in trasferta.

Gli altri gironi

Il Bayern Monaco, capace di completare un altro triplete, dopo quello centrato nel 2013 con Heynkes in panchina, comincerà la difesa del titolo contro Atletico Madrid, Salisburgo e Lokomotiv Mosca. Tedeschi e spagnoli si giocheranno il primo posto del gruppo A, garantito.

Nel gruppo C, la testa di serie Porto ha trovato il Manchester City, l’Olympiacos e il Marsiglia. Inglesi favoriti, seguiti dai portoghesi, ma occhio perché il Marsiglia è avversario tosto che darà del filo da torcere a tutti.

Il Siviglia, vincitore della scorsa Europa League, è stato inserito nel gruppo E insieme a Chelsea, Krasnodar e Rennes: anche qui, spagnoli e inglesi dovrebbero tranquillamente accedere a braccetto agli ottavi di finale.

Infine il gruppo H, candidato all’etichetta di “girone della morte”: Paris Saint-Germain, Manchester United, Lipsia e Basaksehir. Tolti i turchi (ma la trasferta a Istanbul non è mai facile per nessuno), il PSG, finalista l’anno scorso, è favorito, ma i Red Devils e soprattutto la squadra del gruppo Red Bull sono pronti a fare qualche scherzetto.

Chi passa agli ottavi di finale?

Riassumendo, ecco le squadre favorite ad avanzare alla fase a eliminazione diretta della Champions League 2020/2021:

Gruppo A: Bayern Monaco e Atletico Madrid

Gruppo B: Real Madrid e Inter

Gruppo C: Manchester City e Porto

Gruppo D: Liverpool e Atalanta

Gruppo E: Siviglia e Chelsea

Gruppo F: Borussia Dortmund e Zenit

Gruppo G: Barcellona e Juventus

Gruppo H: PSG e Lipsia

Negli ultimi anni, i campionati italiani di calcio, dalla A alle serie minori, ci hanno abituati a risultati quasi sempre scontati e all’assenza di grandi sorprese. I 9 scudetti di fila della Juventus non rappresentano che la punta dell’iceberg di un mondo che, rispetto a qualche anno fa, ha visto un appiattimento generale del livello qualitativo, ben lontano dai fasti degli anni ’90 e dei primi 2000, quando il nostro Paese rappresentava il sogno di tutti i grandi campioni. Qualcosa, tuttavia, sembra muoversi e anche alcune delle cosiddette provinciali paiono oggi proiettate per lavorare su progetti di lungo periodo, con investimenti importanti e qualche sogno nel cassetto: ecco alcune delle esperienze più interessanti.

Benevento, di nuovo in A con l’obiettivo di non sbagliare più

Sono passati soltanto 3 anni dalla prima storica promozione del Benevento in A, seguita da una purtroppo rapida discesa in cadetteria dopo una sola stagione: un’esperienza che la dirigenza dei giallorossi campani ha incamerato e posto come base per riprendere quel sogno interrotto troppo rapidamente. Ecco così che dopo due sole stagioni di B e un campionato, quello 2019/2020, praticamente dominato, gli stregoni si riaffacciano alla massima serie con l’obiettivo di rimanerci più a lungo possibile.

Il Benevento del presidente Oreste Vigorito è una delle squadre con la storia più interessante se guardiamo a questi ultimi anni e un progetto molto ambizioso, che mira a regalare alla cittadina campana quelle soddisfazioni calcistiche che finora sono state rare. Rifondata più volte nel corso della sua storia – l’ultima nel 2005 – la società sta cercando di farsi largo nel calcio che conta, con investimenti mirati e un progetto a lungo termine, basato più sulla concretezza che sugli slogan. Proprio questo atteggiamento molto attento e lungimirante ha attirato le simpatie e la curiosità non solo dei tifosi, ma anche di tanti addetti ai lavori, che oggi considerano proprio il Benevento come una delle squadre su cui puntare come possibile sorpresa dei prossimi anni.

La stagione 2020/21 è iniziata già in maniera positiva per l’undici di Inzaghi, chiamato a riscattare il pessimo storico esordio in A – primo punto solo alla 15a giornata con una rete del portiere Brignoli contro il Milan – ma al di là dei primi risultati che, come ben sappiamo, nelle prime giornate possono talvolta non essere veritieri, a far parlare è soprattutto l’interessante mercato estivo posto in essere dal DS Pasquale Foggia: nomi di tutto rispetto per la categoria come quelli di Glik, l’ex Torino e Genoa Iago Falque e Lapadula, sommati al gruppo valido e coeso che ha dominato in B, lasciano presagire infatti la possibilità di non vivere un campionato anonimo ma di poter, anzi, togliersi qualche soddisfazione, col sogno di guardare oltre l’obiettivo minimo della salvezza.

Monza, la neopromossa in B che guarda già alto

In serie B, la squadra che sta facendo parlare più spesso di sé è certamente il Monza, in primis per la presenza del binomio Berlusconi-Galliani al comando che, in linea con il carattere ambizioso dei due, lascia intravedere obiettivi ben più ampi della semplice permanenza in cadetteria.

Rifondata solo 5 anni fa e rilevata nel 2018 proprio da Silvio Berlusconi, desideroso di rientrare nel mondo del calcio dopo l’addio al suo amato Milan, la società brianzola è riuscita a ritornare rapidamente nel calcio professionistico, dapprima vincendo il campionato di serie D nel 2017 e poi, sotto la nuova guida societaria, trionfando nel girone A di Lega Pro nella scorsa stagione, un risultato che le è valso dopo quasi 20 anni l’agognato ritorno in serie B.

A obiettivo raggiunto, la società neopromossa, potendo vantare sulla solidità finanziaria dell’ex presidente del Milan, ha lavorato sul mercato con una certa sfrontatezza, portando in Lombardia diversi nomi di spicco, primo fra tutti quello di Boateng, e parlando apertamente di obiettivo serie A sin da subito. Sebbene l’opinione pubblica sia già divisa sulle reali possibilità di promozione dei brianzoli tra coloro che esaltano la rosa e quelli che la considerano solo uno specchietto per le allodole, in realtà i principali siti di scommesse calcio hanno già inserito il Monza tra le favorite: il campionato è appena iniziato e qualcosa in più si potrà dire solo tra qualche settimana, ma l’interesse intorno all’undici allenato da Cristian Brocchi è davvero altissimo!

Reggina, nomi di spicco per continuare a sognare

La Reggina è un’altra delle squadre di cui si parla tanto, sia perché, proprio come il Monza, reduce da un fallimento societario piuttosto recente (2015) dopo diverse intense stagioni anche in serie A, sia per le ambizioni mostrate dal gruppo oggi al comando, guidato dal presidente Luca Gallo. Pur non essendo al top nei pronostici degli esperti, gli amaranto figurano sicuramente tra le squadre che possono puntare a un’immediata promozione in massima serie: grazie alla presenza di alcuni nomi davvero importanti per la categoria, come Germán Denis, Jérémy Menez e Kyle Lafferty, il team calabrese mira quanto meno a togliersi un po’ di soddisfazioni, sperando che con il giusto mix di entusiasmo, coesione e buona sorte possa arrivare sin da subito qualcosa in più.

Come dichiarato anche dal DS Massimo Taibi, ex portiere e icona della Reggina nelle sue più emozionanti stagioni in serie A, la squadra allestita è qualitativamente buona e, senza alcuna presunzione, può tranquillamente puntare alle prime posizioni. In ogni caso, il lavoro svolto in questi mesi rappresenta per la tifoseria e per l’intera città un’ottima base da cui partire per costruire un futuro nel calcio che conta, obiettivo già esplicitato più volte che renderebbe felici tutti gli amanti di questo sport, che ben ricordano le emozioni vissute solo fino a pochi anni fa tra le mura dell’Oreste Granillo.

Dicono che ogni squadra di calcio del pianeta sia disponibile al giusto prezzo. Ma in Italia ci sono diversi club che cercano attivamente acquirenti. Le squadre italiane di alto livello sono sempre richieste, soprattutto da denaro straniero, e gli investitori potrebbero piombare prima della fine dell’anno.

Genoa

Le prestazioni del Genoa in Serie A sono state dolorose negli ultimi tempi, con la retrocessione evitata nell’ultima giornata nelle ultime due stagioni. E i problemi finanziari hanno affondato il club, che ha ottenuto diversi prestiti, che però non aiutano le cose. Si parla di un’acquisizione e si pensa che il proprietario del Leeds United, Andrea Radrizzani, sia interessato. Parlando di un’offerta ricevuta di recente, Enrico Preziosi, il presidente del club, ha detto: “È un’offerta ridicola”.

Hellas Verona

Il presidente dell’Hellas Verona, Maurizio Setti, ha chiarito le sue intenzioni un anno fa quando ha detto: “Se qualcuno vuole il Verona per fare meglio di me, sono pronto”. E questa notizia ha immediatamente suscitato le voci di un’acquisizione da parte del supremo del West Ham David Sullivan, che sono state immediatamente respinte dal capo degli Hammers.

Sampdoria

La Sampdoria è un club in vendita, e c’era un accordo sul tavolo che avrebbe potuto vedere il cambio di proprietà non molto tempo fa. La Sampdoria è un club con una grande tifoseria e una lunga serie di giocatori con pedigree come Lombardo, Mancini e Gullit. Si può solo immaginare la quantità di scommesse sul calcio fatte quando questi grandi nomi erano in azione!

Un altro ex fuoriclasse della Samp, Gianluca Vialli, ha infatti rappresentato una cordata che era in trattativa per l’acquisto con Massimo Ferrero, presidente del club. Il gruppo di Vialli aveva il sostegno di Jamie Dinan, un gestore di hedge fund americano, nonché del fondatore del Pamplona Capital Management, Alex Knaster. La loro offerta era di $ 20 milioni inferiore al prezzo richiesto.

Parma

Parma, un club ricco di storia per quanto riguarda il calcio italiano, quindi non sorprende che ci sia interesse da parte degli investitori all’acquisto. Al momento in cui scrivo, Hisham Al Hamad Al Mana sta facendo un’offerta per una partecipazione di controllo nel club. Partendo da una quota del 51%, mira ad acquisire il 100% entro cinque anni dalla prima acquisizione. Al Mana, originario del Qatar, è coinvolto nel Gruppo Al Mana, che svolge molte attività nella regione dell’Estremo Oriente.

Sassuolo

Il titolare del Sassuolo, Giorgio Squinzi, purtroppo, è mancato l’anno scorso. È il presidente che ha portato il club dal calcio di quarta divisione in Italia alla massima serie. Dopo la sua morte, il club è passato alla sua famiglia, ma non sono sicuri di essere le persone giuste per portare avanti il Sassuolo. Si è scatenata la voce che potrebbe essere sul mercato per vendere il club di Serie A in modo che altri possano continuare il lavoro di Squinzi.

Torino

Non è chiaro se il Torino sia in vendita, come ha detto il loro presidente Urbano Cairo, “non incontrerò nessuno”. Ripeto che il club non è in vendita”. Tuttavia, a luglio, gli investitori locali hanno formato un gruppo chiamato Console and Partners e si sono quotati in borsa con l’intenzione di acquistare la squadra di Serie A italiana. Quindi, resta da vedere se Il Cairo venderà al giusto prezzo.

Nell’ultimo secolo, moltissime sportive sono riuscite ad avere un impatto molto forte nel mondo dello sport e sono servite come ispirazione a tutte le ragazze che un giorno avrebbero voluto fare lo stesso. Secondo uno studio del 2018, l’84% di fan sportivi generali ora hanno interesse anche per le attività sportive femminili. Da Serena Williams a Simone Biles, dalle wrestler professioniste alle nuotatrici che detengono svariati record mondiali. Entriamo nel vivo delle cose e iniziamo la lista delle sportive più iconiche di sempre che sono riuscite a mettere gli sport femminili sotto i riflettori.

Serena Williams

Serena Williams è considerata una delle giocatrici di tennis più famose di sempre. Tutte le sue vittorie l’hanno fatta diventare la figura d’ispirazione che ora è negli sport, specialmente per i più giovani. Nel 2019 è stata l’unica donna nella lista di Forbes degli atleti più pagati del mondo. Insieme alla sorella Venus, sono considerate le pioniere di una nuova era per le donne nel tennis.

Ronda Rousey

La wrestler professionista donna più famosa del mondo è Ronda Rousey, una delle più grandi atlete della storia dato che è l’unica donna ad aver vinto sia il campionato UFC che il WWE. È anche stata la prima combattente donna ad essere messa nella UFC Hall of Fame nel 2018, lo stesso anno in cui ha firmato un contratto con WWE e ha iniziato ad essere una wrestler professionista. Prima infatti faceva arti marziali e nel 2008 aveva addirittura vinto una medaglia di bronzo alle Olimpiadi in judo.

Vanessa Selbst

Vanessa Selbst è una giocatrice di New York, la 26esima nella All Time Money List, la classifica dei migliori giocatori live, e la prima nella Women’s All Time Money List. La sua carriera inizia nel lontano 2006, dopo anni e anni passati ad allenarsi online ai casinò, è riuscita ad arrivare ai vertici del World Poker Tour e dell’European Poker Tour. Vanessa non è solo brava nel mondo del poker, ma ha anche una laurea in scienze politiche e ha vinto una borsa di studio per andare in Spagna per un anno. Tutti i suoi successi nel mondo del gioco non potranno mai essere superati, perché da qualche anno ha deciso di ritirarsi da questo mondo. Di certo però rimarrà nella storia delle migliori giocatrici di poker di sempre.

Katie Ledecky

Tra le nuotatrici migliori del mondo, Katie Ledecky ha vinto cinque medaglie d’oro alle Olimpiadi e 14 medaglie d’oro ai campionati mondiali. Al momento detiene anche il record nel freestyle di 400, 800 e 1500 metri. Il suo debutto in campo internazionale risale alle Olimpiadi a Londra del 2012, quando la quindicenne Katie sorprese tutti vincendo la medaglia d’oro nel freestyle di 800 metri. Bastò aspettare le Olimpiadi successive per sorprendere ancora di più gli spettatori di tutto il mondo, quando vinse ben quattro medaglie d’oro, una d’argento e due record mondiali.

Simone Biles

Simone Biles è la ginnasta più premiata dell’America, con 25 medaglie delle Olimpiadi e dei campionati mondiali, senza contare che vinse quattro di queste medaglie d’oro alle stesse Olimpiadi, quelle del 2016 a Rio. Tutto questo a soli 22 anni.

Alex Morgan

Alex Morgan è la co-capitana della squadra femminile di calcio e ha vinto il campionato FIFA due volte di fila, una prima volta nel 2015 e poi nel 2019. Nel 2012 Morgan ha fatto 28 goal e 21 assist, entrando nei record per essere la seconda donna nella storia a raggiungere questi numeri, senza contare che diventò anche la sesta e più giovane giocatrice ad aver fatto 20 goal in un anno solo.

Danica Patrick

Nel campo delle corse, nessuno può stare dietro a Danica Patrick. È stata la prima e unica donna ad aver vinto la gara IndyCar Series all’Indy Japan 300 e ha avuto i tempi migliori di sempre nelle gare femminili nella gare Indianapolis 500 e Daytona 500. In un mondo principalmente dominato dagli uomini, anche più di tutti gli altri sport precedentemente nominati, Danica Patrick è riuscita ad ispirare molte donne ad entrare nel mondo delle gare professionistiche.

 

Le camionette della polizia e della guardia di finanza negli stadi, le immagini riprese in diretta dalla trasmissione “90° minuto”, gli arresti. Non per colpa di tafferugli sugli spalti da parte dei tifosi, ma a finire in manette furono calciatori professionisti e di dirigenti di squadra di Serie A e Serie B. Il 23 marzo 1980 il pallone tricolore finì in galera, il primo scandalo calcioscommesse, il Totonero, match truccati attraverso scommesse clandestine.

Questo è lo sfondo torbido di quei primi giorni di primavera. Tra le società indagate nell’inchiesta oltre ad Avellino, Bologna, Juventus, Lazio, Milan, Napoli, Pescara, c’era anche il Perugia di Paolo Rossi, alla fine squalificato per due anni, costretto a saltare gli Europei del 1980 in casa. Passato inevitabilmente in secondo piano, quel 23 marzo 1980 il Perugia segnò anche un momento storico per il calcio italiano: fu la prima società in Serie A a debuttare ufficialmente con un sponsor sulla propria maglia.

Già negli anni Settanta i club avevano provato qualche escamotage per raggirare le rigide regole della Figc che imponeva sulle casacche dei giocatori solo lo sponsor tecnico. Con il passare degli anni, il mondo del calcio italiano si fece sempre più insofferente verso i divieti federali, tanto che oltre agli addetti ai lavori anche i mass media, con il Guerin Sportivo capofila, si fecero portavoce di una campagna a favore dell’arrivo della pubblicità sopra le maglie da calcio. L’Udinese, in Serie B, nella stagione 1978-1979 provò a fare breccia sfruttando cavilli burocratici apponendo il nome della ditta Gelati Sanson sui pantaloncini della squadra. Con annessa multa di 10 milioni di euro.

Risultato immagini per udinese gelati sanson

Il tabù però era destinato a cadere e passò solo un anno: il 26 agosto 1979 con l’esordio in Coppa Italia della prima maglia di calcio italiana griffata da uno sponsor, quella del Perugia.  Artefice di ciò fu il presidente dei grifoni, Franco D’Attoma, il quale per reperire i 700 milioni necessari al prestito in Umbria dell’attaccante Paolo Rossi, si accordò col gruppo alimentare IBP Buitoni-Perugina da cui ne ottenne 400; in cambio, il nome del loro pastificio Ponte sarebbe comparso sulle divise e sui capi d’allenamento della squadra. La Figc ancora non contemplava la presenza di un logo diverso da quello del fornitore sui capi tecnici dei calciatori, così come la stessa Lega aveva respinto in estate l’ingresso della pubblicità sopra le mute da calcio italiane. Dato che l’unica forma di sponsorizzazione all’epoca permessa era quella relativa l’abbigliamento tecnico, in quarantott’ore D’Attoma aggirò le regole federali fondando un maglificio col nome del pastificio, la Ponte Sportswear, che di diritto figurava come semplice fornitore tecnico delle casacche — potendo quindi comparire formalmente, col suo marchio, anche su di esse —, ma che di fatto fu il primo vero sponsor di maglia del calcio italiano.

Inizialmente la Federazione non tollerò questo escamotage e multò la società umbra per 20 milioni, imponendo inoltre l’esclusione dalle divise perugine del logo Ponte prima dell’inizio del campionato; tuttavia D’Attoma, a sua volta squalificato, non si perse d’animo e proseguì nei suoi intenti commerciali, apponendo il nome dello sponsor sopra tute e altri indumenti di gioco dei biancorossi nonché, in maniera pionieristica, perfino sulle reti e sull’erba dello stadio Renato Curi. Pochi mesi dopo, al termine d’una discreta trafila burocratica, la Lega Nazionale Professionisti autorizzò infine il Perugia a scendere in campo col marchio pubblicitario sulle proprie maglie; il “secondo” debutto dello sponsor — stavolta coi crismi dell’ufficialità — avvenne in Serie A il 23 marzo 1980, nella trasferta all’Olimpico contro la Roma persa per 4-0.

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Un ultimo passaggio su Paolo Rossi: tornò a giocare il 29 aprile 1982, disputando solo le ultime tre partite di campionato con la Juventus; nonostante lo scarso numero di gare giocate il ct Enzo Bearzot lo inserì nella lista dei convocati per il Mondiale del 1982.

Dalla prima edizione del 1960, i Campionati europei di calcio si sono giocati con regolarità ogni quattro anni. Euro2020, la prima manifestazione “paneuropea” non giocata in un’unica Nazione, è stato posticipato nell’estate 2021 a causa della pandemia del Coronavirus. Sono coinvolte 12 città europee e l’inaugurazione è prevista a Roma, allo stadio Olimpico, l’11 giugno 2021

E’ dal 1980 che l’Italia non ospita gli Europei e quell’edizione, la sesta, fu a suo modo “storica”. La formula di Euro ’80 mutò radicalmente rispetto a quella delle precedenti edizioni: in primo luogo, il Paese organizzatore fu designato ancor prima dell’avvio delle qualificazioni e l’Italia divenne l primo Paese a organizzare per la seconda volta il campionato europeo di calcio e la Nazionale azzurra fu ammessa d’ufficio alla fase finale. Il torneo passò poi a otto squadre: le altre nazionali si affrontarono in gironi di qualificazione, che determinarono le altre sette ammesse alla fase finale.

Il campionato fu vinto dalla Germania Ovest, che nella finale di Roma sconfisse per 2-1 il Belgio e fu l’unica edizione in cui non si disputarono le semifinali. L’Italia chiuse al quarto posto, dopo la sconfitta nella “finalina” ai calci di rigore contro la Cecoslovacchia, una serie di otto nove rigori, l’ultimo sbagliato da Collovati, dopo che i tempi regolamentari si erano conclusi 1-1.

Italia ’80 fu anche la prima edizione a presentare un personaggio immaginario che rappresentasse il torneo, insomma la mascotte che già Mondiali e Olimpiadi erano soliti utilizzati. Per noi italiani fu celebre “Ciao” di Italia ’90, ma precursore fu, invece, Pinocchio. Fiaba principe dei racconti per bambini e che in quell’epoca andava in tv grazie ad una serie televisiva, interpretata da Nino Manfredi nei panni di Geppetto, Gina Lollobrigida come Fata Turchina mentre Andrea Balestri era il piccolo bambino attore che rese il burattino di legno famoso in tutto il mondo.

Così il burattino nato alla fine del XIX secolo dalla penna di Carlo Collodi venne rappresentato con un pallone sotto al braccio, il naso tricolore e un cappellino da marinaio sulla testa con la scritta Europa 80. Presentata alla stampa nell’ottobre del 1979, alla mascotte non fu inizialmente assegnato un nome ufficiale perché, come spiegò allora il presidente dell’Uefa e della Figc, Artemio Franchi, i diritti di Pinocchio appartenevano alla Disney. Quando la Fondazione Collodi ricordò che i diritti d’autore sul libro erano ormai scaduti da 50 anni, il comitato organizzatore di Euro 80 poté finalmente ribattezzare la mascotte ufficiale.

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Le scommesse risultati esatti sono sicuramente una delle opportunità più ghiotte per uno scommettitore che desidera monetizzare nel migliore dei modi le proprie intuizioni. Le quote per questo genere di scommesse sono infatti piuttosto elevate, considerato che non dovremmo indicarci a segnalare chi vince o quanti gol sono realizzati, bensì indovinare correttamente anche in che modo i gol vengono distribuiti.

Insomma, per i motivi di cui sopra le scommesse risultati esatti sono generalmente accreditate di quote molto succulente, garantendo delle vincite elevate anche a fronte di puntate piuttosto contenute. Ed è proprio per questo motivo che sono sempre di più le persone che si mettono alla ricerca di informazioni, suggerimenti e consigli su come poter ottenere il meglio dalle scommesse con i risultati esatti. Cerchiamo di saperne di più!

In cosa consistono le scommesse risultati esatti

Di norma quando parliamo di scommesse risultati esatti ci riferiamo alla possibilità di prevedere correttamente il risultato finale di una partita. Dunque, non solo dovremo cercare di capire chi vince e chi perde (o se entrambe le squadre pareggiano), ma anche con quale combinazione di gol.

Tuttavia, il mondo delle scommesse sui risultati esatti è ben più vario. Possiamo infatti annoverare la presenza dei risultati esatti parziale + finale, attraverso i quali pronosticare l’esito del primo e del secondo tempo in una sola giocata, o ancora le scommesse sui risultati esatti multipli, con i quali non dovremo limitarci a prevedere il risultato esatto di una sola partita, ma di più match.

Evidentemente, queste varianti di scommesse sui risultati esatti sono molto più difficili da prevedere delle scommesse singole. Ma, come puoi ben intuire, le vincite che potresti ottenere da esse sono molto, molto alte!

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Consigli per le scommesse sui risultati esatti

Chiarito quanto sopra, cerchiamo di effettuare un piccolo passo in avanti e cercare di capire quali siano i migliori consigli per poter scommettere sui risultati esatti.

La prima cosa che vogliamo condividere è che non esistono dei “segreti” o dei “trucchi”, e che chi ti sta vendendo delle certezze su quale sarà l’esito di un match, ti sta vendendo illusioni. Non è infatti possibile prevedere con sicurezza il risultato esatto di una partita e, dunque, non si potrà che ambire a questo obiettivo procedendo per gradi, e con un po’ di intuito.

Per esempio, puoi aiutarti nel valutare i risultati esatti sulla base di quelli storicamente più frequenti. Tieni conto che in Serie A, ad esempio, i risultati più frequenti sono quelli con bassi scarti: 1-0, 2-1 o 1-1 sono alcune delle combinazioni più ricorrenti. Per quanto concerne i risultati esatti della Champions League, si hanno delle combinazioni piuttosto simili, anche se generalmente con più gol. Dunque, per la massima competizione calcistica europea i risultati più gettonati sono tradizionalmente 2-0, 2-1 e 3-1.

Un altro metodo che puoi usare per poter scommettere con maggiore consapevolezza sui risultati esatti è quello di puntare alla verifica dei passati match tra le due formazioni. La storia a volte insegna, e potresti cercare di utilizzare gli stessi criteri per poter pronosticare il futuro, soprattutto se ritieni che le condizioni delle due formazioni non siano cambiate radicalmente dall’ultimo match.

Uno strumento certamente utile  è il comparatore quote che ci consente di valutare quale tra i bookmaker AAMS propone la quota più alta per un determinato esito. Possiamo trovare questo tool su siti specializzati nelle scommesse sui risultati esatti, gestiti da esperti ed appassionati del settore che con grande passione si propongono di fornire consigli, pronostici, recensioni e notizie sul mondo del gioco online.

Ricordiamo sempre che il gioco può creare dipendenza ed è riservato ai maggiori di anni 18.

Da un lato Messico, Costa Rica, Stati Uniti, Nigeria e Cina. Dall’altro, Kuwait, Emirati Arabi Uniti, Brasile, Arabia Saudita e Sudafrica. No, non sono due gironi di chissà quale para-esotica competizione tra Nazionali di calcio, ma sono le squadre che hanno partecipato alle fasi finali di un Mondiale allenate da due autentici giramondo. Se è vero che il calcio è mediamente conosciuto in ogni latitudine e longitudine di questo planisfero, Bora Milutinovic e Carlos Alberto Parreira l’hanno voluto sperimentare sulla propria pelle: il serbo e il brasiliano sono infatti gli unici due allenatori ad aver guidato cinque Nazionali differenti in altrettanti Mondiali.
Inoltre Parreira, che ha portato i verdeoro sul tetto del mondo nel 1994 vincendo contro l’Italia, riprendendo la guida della Seleçao nel 2006, ha partecipato così sei Mondiali, primato assoluto, mentre Milutinovic detiene il record di primo allenatore ad aver portato quattro squadre diverse dopo il primo turno, prima di fallire con la Cina nel 2002.

Globetrotter pallonari, emissari di tattica ed esperienza in Paesi periferia del calcio, i due allenatori hanno vissuto con la valigia sempre chiusa pronta per essere imbarcata verso chissà quale destinazione. Tra club e rappresentanze nazionali, hanno letteralmente allenato ovunque, in tutti i continenti tranne che in Oceania.

Parreira, più legato al suo Brasile (è stato più volte sulla panchina del Fluminense, ma anche San Paolo, Santos, Corinthians e Internacional) si è spostato nel Nord America per allenare i New York MetroStars, è stato in Africa come ct del Ghana, poi in Asia e in Europa come tecnico, a metà degli anni ’90, del Valencia e del Fenerbaçhe. La prima Nazione che traghetta ai Mondiali è il Kuwait in Spagna ’82: al suo debutto, il Paese asiatico ottiene un pareggio per 1-1 contro la Cecoslovacchia e due sconfitte contro Inghilterra e Francia. Nel ’90, in Italia, ci riprova con un’altra asiatica, gli Emirati Arabi Uniti, ma fa peggio, uscendo sempre al primo turno, ma con tre sconfitte su tre nel proprio girone.
La gloria la ottiene nel 1994, nel Mondiale degli States, alla guida del Brasile, mentre quattro anni dopo è nuovamente su un’altra panchina, ancora attratto dalla sfida di portare una Nazionale che non mastica calcio. Parreira porta l’Arabia Saudita a Francia ’98, ma anche qui non va oltre alla prima fase, ottenendo solo un pareggio per 2-2 contro il Sudafrica, squadra che, dopo il ritorno di fiamma con il Brasile nel 2006, allenerà nel 2010 per il Mondiale giocato in casa. Quella coi Bafana Bafana è l’ultima esperienza come allenatore: Il 25 giugno 2010, ha annunciato, infatti, il suo ritiro.

Milutinovic, invece, jugoslavo di nascita, poi serbo dopo la dissoluzione del Paese e, infine, messicano d’adozione, inizia proprio qui la sua carriera di allenatore nel 1977, nel Pumas Unam (suo ultimo club come calciatore) per poi essere scelto come commissario tecnico del Messico per i prestigiosi Mondiali in casa del 1986, dove arrivano fino ai quarti, sconfitti ai rigori dalla Germania Ovest. Milutinovic dimostra di saperci fare con le sfide ardue e pressoché impossibili: quattro anni dopo ci prova con il Costa Rica, non solo portando la Nazionale costaricana ai Mondiali in Italia del 1990, ma toccando gli ottavi di finale persi contro la Cecoslovacchia.
Il suo stile di gioco e il suo modo di allenare, stuzzicano la federazione degli Stati Uniti che, per il Mondiale del ’94, in casa, scelgono proprio lui: a differenza di Parreira, sempre bloccato al primo turno, Bora porta le sue squadre al di là della prima fase. Negli ottavi, incontra proprio il ct brasiliano, che poi vincerà quell’edizione. Stessa sorte con la Nigeria nel 1998 anche se rimarrà nei ricordi la vittoria per 3-2 contro la Spagna, mentre quattro anni dopo, prova l’avventura cinese, ma sulla panchina asiatica fallisce, per la prima volta, il suo accesso al turno successivo.

Milutinovic, che nella sua carriera, ha anche allenato l’Udinese per poi essere esonerato dopo sei sconfitte in nove partite, sulla sua esperienza cinese, raccontò questo aneddoto:

Prima del Mondiale entrai in una chiesa per parlare con Dio. Mi ha chiesto: cosa vuoi, Bora? E ho risposto: segnare come la Francia! E Dio mantenne la parola. Francia e Cina furono, in questo Mondiale, le uniche due squadre a non segnare gol. Certo che io mi riferivo a realizzare gli stessi gol della Francia nel 1998