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calcio d’angolo

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L’apoteosi dell’effetto o l’esaltazione della curvatura che il piede riesce a imprimere quasi con innaturalezza. I gol da calcio d’angolo sono così, perché sono riservati a pochi “eletti” e perché non se ne vedono spesso. Poi si devono incastrare una serie di fortunati fattori e variabili: qualità del tiratore, blocchi giusti al momento giusto per ostacolare il portiere, agenti atmosferici (il vento, per esempio) che possono favorire la traiettoria e così via. Fisica, matematica, meteorologia e tanto caso.

Dal Papu Gomez contro il Carpi o Maradona, passando per Roberto Baggio contro il Lecce, Stankovic nel derby del 2-0 al 3-2, due volte Recoba, nella lista di nomi illustri e dal guizzo geniale andrebbero inseriti anche Jordan Veretout (anche se la Lega ha poi assegnato autogol a Mirante) ed Erik Pulgar che, nella stessa partita Bologna – Fiorentina del 4 febbraio 2018 e a distanza di tre minuti l’un l’altro (tra il 41’ e il 44’ del primo tempo) hanno estratto il coniglio dal cilindro trovando il “sette” direttamente dalla bandierina.

E poi c’è Massimo Palanca, uno che dalla bandierina ha fatto partire 13 storie d’amore. Tra il vezzo e il vizio, nel suo repertorio c’era anche questo. Era detto “Piedino d’oro” o anche “Piedino di fata” perché calzava il numero 37 di scarpa al punto che l’azienda Pantofola d’oro gli faceva recapitare su commissione un paio personalizzato. A Catanzaro, piazza che ha reso grande, veniva soprannominato O’ Rey ed è facile intuire come sia rimasto nei cuori del club calabrese.
Quasi 600 partite in carriera, 367 passate nel Catanzaro andando dalla Serie B alla Serie A nella prima fase della sua avventura e ritornandoci, dopo giri a vuoto tra Napoli, Como e Foligno, per riabbracciare la sua città adottiva in Serie C1 e nuovamente in B.

Ha segnato tanto Palanca, oltre 200 reti, 137 con la maglia delle Aquile del Sud che vissero il massimo splendore con il presidentissimo Nicola Ceravolo, con Gianni Di Marzio in panchina e Claudio Ranieri come difensore. A rendere ancor più mitologica la figura del baffuto Massimo Palanca quel record davvero unico: 13 gol segnati da calcio d’angolo. Lui sistemava la palla sulla lunetta, contava i passi, faceva partire il suo mancino (Sandro Ciotti lo definì tra i migliori sinistri in Europa).

Tredici gol e qualche aneddoto e qualche partita da ricordare: il 4 marzo 1979, Roma – Catanzaro 1-3. All’Olimpico. Palanca realizza una tripletta: nemmeno a dirlo, il primo gol su corner, poi una fucilata di sinistro e il terzo gol di destro con un tocco delicato.

All’andata avevo già segnato a Paolo Conti da corner ma sulla riga Francesco Rocca aveva sfiorato la palla e non mi avevano assegnato il gol. Così ci riprovai

Semplice. Ci ha riprovato. Per 13 volte in tutto.