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Torna di scena il Mondiale di nuoto e quest’anno la vetrina è Budapest (Ungheria). La XVII edizione si terrà a partire da oggi fino al 30 luglio.

Si parte subito con i tuffi e con il nuoto sincronizzato. Pensando al trampolino, le menti degli italiani sono tutte rivolte alla campionessa Tania Cagnotto che, per la prima volta, risulta assente tra i convocati azzurri. La plurimedagliata, infatti, si è ritirata qualche mese fa (il 13 maggio scorso) dopo i Campionati italiani assoluti indoor che si sono svolti a Torino.

La miglior tuffatrice italiana (e forse europea) di tutti i tempi ha lasciato un vuoto abbastanza profondo nella Nazionale azzurra che per Budapest si presenta con nuovi ragazzi pronti però a dare il massimo per il proprio Paese.

L’esordio della Cagnotto risale a 16 anni fa proprio in un Mondiale. La competizione si svolgeva a Fukuoka in Giappone e, l’allora sedicenne Tania giunse al sesto posto dal trampolino di 3m. Proprio in quell’anno invece non era ancora nata la giovane promessa azzurra di tuffi, Chiara Pellacani, quattordicenne che però ha fatto vedere ottime cose come l’oro ai Campionati europei giovanili di tuffi 2017 di Bergen proprio dal trampolino 3m e il buon esordio tra i senior all’Europeo in Ucraina, oltre che la medaglia di bronzo agli assoluti di Torino.

Medaglia d’argento Dallapé, Medaglia d’oro Cagnotto, Medaglia di bronzo Pellecani – Campionati italiani assoluti 2017

Tuttavia Tania Cagnotto è sempre stata pioniera dello sport italiano e con le sue 41 medaglie conquistate non può che essere definita una grandissima atleta. L’argento da 3m sincro e il bronzo da 3m alle Olimpiadi di Rio 2016 hanno chiuso una carriera ricca di successi. Proprio le medaglie olimpiche mancavano nel medagliere della tuffatrice azzurra e all’età di 31 anni ce l’ha fatta.

La prima medaglia al collo della stella dei tuffi italiana risale al 2002 in Germania. A Berlino la Cagnotto ottiene un bronzo dal trampolino sincro 3m con Maria Marconi e l’argento dalla piattaforma.
Proprio nelle competizioni europee Tania si ripeterà più volte ottenendo spesso l’oro in varie specialità (piattaforma, trampolino 1m e 3m e sincro). L’ultimo trionfo continentale è stata una tripletta aurea: trampolino 1m, trampolino 3m e trampolino sincro (in coppia con Francesca Dallapé).

Prima medaglia piattaforma, Berlino 2002

Tornando al Mondiale, anche in queste competizioni Tania Cagnotto è stata assoluta protagonista degli ultimi 15 anni. Dal bronzo ottenuto a Montréal in Canada (trampolino 3m) sino allo storico oro conquistato in Russia a Kazan nel 2015 passando per i numerosissimi successi come: Melbourne 2007 (bronzo 3m); Roma 2009 (bronzo 3m e argento 3 m sincro); Shanghai 2011 (bronzo 1m) e Barcellona 2013 (argento 1m e argento 3m sincro).

Una valanga di medaglie di diritto entrano nella storia del sport italiano. Gli atleti azzurri che prenderanno parte al campionato mondiale cercheranno di far “rimpiangere” il meno possibile l’assenza della campionessa altoatesina. Certo non dovranno a fare quello che Tania ha fatto per scherzo.

Dario Sette

Ieri Tania Cagnotto, la tuffatrice italiana più forte di sempre, ha chiuso a 31 anni la sua carriera vincendo i campionati italiani di tuffi nella categoria di trampolino da un metro, disputati a Torino. Cagnotto aveva fatto sapere da tempo che si sarebbe ritirata dopo le Olimpiadi di Rio del 2016, e quella di ieri è stata la sua ultima gara. Nella sua lunga carriera ha vinto 41 medaglie fra Europei, Mondiali e Olimpiadi di tuffi.

Sono state oltre 1200 persone ad applaudire Tania Cagnotto nel giorno del suo addio alle gare. L’ultima finale vinta e l’ultima medaglia d’oro al collo, “è davvero bella questa medaglia”. L’ultimo tuffo, il sesto, fuori gara, con l’entrata a bomba, “perchè me l’hanno chiesto in tanti”.

Ma quello della Cagnotto non è stato certamente l’unico addio spettacolare nello sport. Come non citare quello di Alessandro Del Piero nel calcio. La, leggenda bianconera, salutò per l’ultima volta il pubblico della Juventus, proprio 4 anni fa Un addio che ancora oggi non può non emozionare, o come ha scritto l’ex numero 10 bianconero nel suo profilo ufficiale “indimenticabile”, Attimi indelebili, ricordi di un istante divenuto leggenda.

Forse però è nel tennis che troviamo uno degli addii più coinvolgenti. Era il 3 settembre 2006 ed Agassi viene battuto al terzo round degli Open Usa dal tedesco Benjamin Becker in un incontro interminabile (7-5, 6-7 (4/7), 6-4, 7-5). Dopo l’ultimo servizio vincente di Becker, Agassi lascia il campo e si accascia piangendo sulla sua sedia, mentre i 23.000 sugli spalti si alzato in piedi e gli riservano un lunghissimo applauso. Alla fine il tennista statunitense, profondamente commosso, riesce a parlare al pubblico:

“Il tabellone dice che ho perso, ma ciò che non racconta è ciò che ho avuto negli ultimi ventuno anni. Ho avuto lealtà. Mi avete sostenuto sui campi e nella vita. Ho avuto ispirazione e ho trovato voi e vi porterò con me per tutta la vita”.

 

Per tornare ad anni più recenti ci sono gli addii che si consumano all’apice del successo. Lo ha fatto lo scorso anno Nico Rosberg, che appena diventato campione del mondo di F1, ha deciso di abbandonare il mondo delle monoposto. Ma anche Flavia Pennetta, che pochi minuti dopo aver vinto il primo slam della sua carriera, gli Us Open, nel discorso di premiazione ha spiazzato tutti annunciando il suo ritiro. D’altronde dopo aver centrato un sogno inseguito tutta la vita cosa si può volere di più?