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In Italia ha fatto parlare di sé, prima di tutto, per la difficoltà nel pronunciare il suo cognome e poi anche per qualche apparizione con la maglia della Fiorentina nella stagione 2015/16.

Il polacco Jakub Błaszczykowski, però, è un idolo in patria oltre ad aver vinto tanto con la maglia del Borussia Dortmund. Cresciuto e lanciato dal Wisła Cracovia, l’esterno ha rescisso col Wolfsburg per tornare proprio dove tutto è iniziato.

Kuba ha preso una decisione di cuore. Il club polacco versa in una grave crisi economica: ha difficoltà nel pagare gli stipendi, tanto da rischiare addirittura l’esclusione dal campionato e la retrocessione in terza serie.
Davvero una brutta situazione dato soprattutto dal prestigio e dalla storia della squadra cracoviana, che conta tredici titoli nazionali, quattro coppe nazioni e una Supercoppa polacca.

Błaszczykowski ha scelto di mettere da parte la questione economica. Ha lasciato la Bundesliga e il Wolfsburg, in cui non trovava molto spazio, e si è accasato al Wisła senza percepire stipendio. Non solo, il 33enne presterà un milione di euro al club insieme ad altri due soci. Tuttavia non è la prima volta che l’esterno ha aiutato il club, in passato ha già offerto 300mila euro per rimpolpare le casse del club.

Dal punto di vista della classifica i biancostellati sono in una buona posizione tanto da giocarsi un posto utile per i playoff scudetto.

A complimentarsi della bellissima scelta il Dortmund, squadra con cui ha giocato oltre 250 partite

 

Questa notizia ha piacevolmente sorpreso anche la Polonia. Per i biancorossi Kuba è un istituzione: con 105 presenze è il calciatore con più gettoni con la nazionale.

In un pomeriggio di sabato ci possono essere tante cose da fare come andare a fare shopping o una corsetta al bosco. Per chi ama il calcio però sa benissimo che oggi in Germania c’è una partita non come le altre, c’è Dortmund – Bayern alle 18.30.

I tedeschi l’hanno ribattezzata il “Der Klassiker”, un vero e proprio big match in cui, dopo diverse stagioni, torna a essere importante anche per la classifica. I gialloneri sono primi a quattro punti di distanza sui bavaresi che quest’anno sono partiti un po’ più a singhiozzo a differenza dei ragazzi guidati dal tecnico Lucien Favre.

In effetti se il Bayern dovesse uscire sconfitto la distanza aumenterà a sette lunghezze, un divario importante e difficile da rimontare anche se ancora c’è più di un girone da giocare e non bisogna dare per morto il Bayern Monaco.

Alla sfida arriva meglio il Dortmund dato che in questa prima parte di stagione la prima sconfitta (indolore) è arrivata solamente martedì sera in Champions League contro l’Atletico Madrid.

La squadra ha sempre mostrato grande forma durante le partite, segnando molti gol e subendo anche poco. In Bundesliga, infatti, sono stati realizzati ben 30 reti (dodici in più rispetto ai bavaresi) subendone soltanto 10 (uno in meno del Bayern e uno in più del Lipsia, miglior difesa).

La squadra allenata da Kovac arriva senza aver brillato molto sia in campionato che in Champions. Pare che il gruppo abbia perso l’identità e la sicurezza che ha sempre avuto sotto la gestione Jupp Heynckes. In campo si gioca a sprazzi, in base alle giocate dei singoli talenti. Lewandowski non ha mai perso il vizio del gol, mentre c’è stato un calo vistoso dei veterani Robben e Ribery, oramai in fase calante della loro carriera. Manca molto Thomas Muller, molto al di sotto dei suoi canoni e lo stesso Kovac dovrebbe lasciarlo in panchina a favore di Gnabry e Goretzka. Il colombiano James Rodriguez è stato lasciato a riposo per il match di Champions League e dovrebbe far parte degli undici titolari. Il condizionale però è d’obbligo perché il numero 10 si presentato in ritardo all’allenamento di rifinitura e ci potrebbe essere una sorprendente esclusione.

Per i padroni di casa dovrebbe tornare Piszczek in difesa, con spostamento a sinistra del marocchino Hakimi. Dubbio Diallo, con eventualmente Zagadou pronto a subentrare. Davanti solo l’imbarazzo della scelta per il tecnico Favre. Lo spagnolo Paco Alcacer è quello più in forma con una media realizzativa importante, mentre dovrebbero agire alle sue spalle il giovanissimo Sancho, Bruun Larsen e capitan Reus.

Ha calpestato il prato dello stadio che l’ha visto debuttare tra i grandi e, all’HDI-Arena di Hannover, ha salutato i suoi fan, i suoi amici e il calcio giocato. Per Mertesacker, sabato 13 ottobre, ha giocato la sua ultima partita, nella sua città di Hannover e ha anche segnato un gol.

Il difensore centrale tedesco, 34 anni, e campione del mondo con la Germania nel 2014, a marzo aveva annunciato il suo ritiro confessando di non farcela più, così davanti a 40mila spettatori ha organizzato la sua partita d’addio, mentre dagli spalti si cantava “Hy Per, hy Per” sulle note della musica techno di Hp Baxxter.

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Da un lato i suoi “amici” dell’Hannover 96, gli “Mertes 96-Freunde”, dall’altro i “Pers Weltauswahl”, una selezione internazionale fatta da Mertesacker stesso e allenata da Arsene Wenger.  Toni Kross, Jens Lehmann, Christoph Metzelder e Marcell Jansen, ma anche Jörg Sievers, Steven Cherundolo e Christian Schulz, per citarne alcuni. Ah, e l’immortale Claudio Pizarro che ha segnato l’ultima rete dell’incontro.

Ovviamente sono piovuti i gol, ben 19 nel 10-9 finale (5-5 era il parziale) con l’ex di Werder e Arsenal che ha giocato il primo tempo con i suoi compagni ex-Hannover e l’altra metà di gioca con la casacca bianca, trovando anche la rete al 46’. Ci si aspettava il gol di testa, suo marchio di fabbrica vista la stazza e i suoi 198 centimetri, invece è arrivata una rete “delicata” con un pallonetto a scavalcare il portiere Robert Zieler.

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Il gigante buono da 104 presenze in Nazionale si è sciolto nel momento più emozionante dell’intera giornata: al minuto 89 Per ha lasciato il campo sostituito da suo padre Stefan, 67 anni, e suo primo allenatore con l’Hannover 96. Pianti e ovazioni, ovviamente.

I gol e il saluto emozionante con il padre

Cresciuto nelle giovanili del TSV Pattensen, Per Mertesacker è passato all’Hannover 96 dove, nel 2003, ha fatto il suo debutto da professionista. Con la squadra della Bassa Sassonia ha giocato tre stagioni prima di passare al Werder Brema con cui ha vinto una DFB-Pokal e la Supercoppa di Germania. Nel 2011 passa all’Arsenal dove riesce a piazzare tre FA Cup e tre Community Shield, chiudendo la sua carriera con 534 presenze e 35 gol.

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Per l’Amburgo tutto sembrava essersi fermato quel 12 maggio 2018 con la retrocessione nella seconda divisione del campionato tedesco, dopo ben 55 anni. Persino quell’orologio della storia che da sempre ha scandito minuto per minuto la sua permanenza in Bundesliga, come simbolo di un percorso cominciato tanto tempo fa, ha smesso di muoversi.

Rabbia, delusione e qualche rimpianto sembravano essere le uniche emozioni fuori e dentro il campo, nell’incapacità di accettare la fine di un’era.

E invece non era la fine, ma un nuovo inizio. Anche se l’orologio all’interno del Volksparkstadion non segna più il tempo, non si è mai fermata la voglia di credere in una squadra che può tornare in vetta e che non si arrende, nonostante la retrocessione.

L’Amburgo riparte dalla ZweiteLiga e lo fa con l’orgoglio di chi crede nel suo club e non ha mai smesso di essere supportato dal suo pubblico.

Ed è con questo spirito che una delle punte della squadra, Lewis Holtby, ha deciso di rinnovare il suo contratto di un altro anno. È questo il momento in cui i suoi compagni hanno più bisogno di lui e nonostante il suo impegno con l’Amburgo era in scadenza, il calciatore tedesco ha scelto di continuare per contribuire a realizzare i nuovi obiettivi e far rinascere la squadra che gli ha dato tante emozioni:

Le ultime settimane sono state difficili, ma ci siamo avvicinati ai nostri fan, ho vissuto questo club con molte emozioni negli ultimi quattro anni e lo continuerò a fare. Ora voglio prepararmi per la nuova stagione con piena motivazione, sono contento che tutto abbia funzionato con il nuovo contratto

La soddisfazione dell’intero team di poter ancora contare su Holtby non è l’unica spinta per riaccendere le speranze e l’ottimismo. I tifosi non hanno mai smesso di credere nell’HSV e sono proprio loro a dare la massima carica ad un club che sembrava non avere più motivazioni.

E sono i fatti a dimostrarlo con dei numeri che nessuno si aspettava dopo la retrocessione. Si parla di 15.000 biglietti venduti per la prossima stagione e ben 4000 moduli di adesione al club! Anche i fan club della squadra sono aumentati contro ogni pronostico e sono nove le new entry pronte a sostenere l’Amburgo in questo suo nuovo cammino.

Sono dati che fanno ben sperare per la nuova stagione e ricaricano una squadra che aveva bisogno di darsi nuovi obiettivi per ricominciare alla grande. Ma senza il sostegno del pubblico niente di tutto questo sarebbe stato possibile, quindi l’HSV è grato per l’affetto dimostrato e intende ad ogni costo far ripartire quell’orologio che non si è mai fermato nel cuore di chi ci ha sempre creduto.

Lothar Matthäus ha appeso gli scarpini al chiodo annunciando il suo definitivo ritiro dal calcio giocato. No, non siamo arrivati tardi di 18 anni rispetto alla sua partita d’addio giocata nel 2000 dopo l’ultima eclettica esperienza in America, nei Metro Stars.

Campione del Mondo con la Germania nel 1990 e Pallone d’Oro lo stesso anno, il primo a ottenere questo riconoscimento con la casacca dell’Inter, Matthäus questa volta ha davvero detto basta. Ma prima, aveva un ultimo desiderio da realizzare nonostante i tanti, tantissimi successi. Con oltre 750 presenze tra Borussia Mönchengladbach, Bayern Monaco e Inter e ben 150 gettoni con la Die Mannschaft, al carismatico centrocampista mancava una sola partita.
Una partita d’affetto e di amore: giocare ancora un’ultima volta con il club della sua adolescenza, la squadra da dove ha spiccato le ali sul finire degli anni Settanta, l’Fc Herzogenaurach.

Il 57enne ha chiuso il cerchio della sua vita sportiva, tornando alle radici: domenica 13 maggio ha indossato la fascia di capitano e la maglia azzurro scuro, si è accovacciato per la “consueta” foto di gruppo prima del fischio iniziale e ha giocato 50 minuti nella vittoria per 3-0 dei padroni di casa contro lo SpVgg Hüttenbach-Simmelsdorf. Davanti a mille tifosi, nell’ultimo match della Bavarian Landesliga, sesta categoria nella piramide calcistica tedesca.

Dalle giovanili alla prima squadra, passando per l’under 17 e l’under 19, Lothar Matthäus deve tutto alla società di Herzogenaurach che, nel 1979, ha accettato di cedere il promettente centrocampista al Gladbach. Da lì un’ascesa unica che l’ha portato a vincere (ci perdonerete per il lungo elenco) sette Meisterschale, tre Dfb-Pokal e una Supercoppa di Germania con il Bayern Monaco, uno Scudetto e una Supercoppa italiana con l’Inter, un campionato americano con la compagine dei New York Metro Stars, due Coppe Uefa, un Europeo con la Germania e il Mondiale 1990.

L’iniziativa è stata supportata dalla Puma, sponsor tecnico della formazione, e che proprio a Herzogenaurach, 70 anni fa, ha fondato il suo quartiere generale. La città a 200 chilometri da Monaco, infatti, è famosa per aver visto nascere dalla stessa costola familiare sia l’Adidas che, appunto, la Puma. Un paese diviso, fatto di gelosie e antipatie al punto da essere soprannominata “la città dei colli piegati”: una persona, prima di salutare e iniziare una conversazione con un’altra persona, controllava quali scarpe avesse addosso.

Ma nell’ultimo match da professionista di Lothar, che nel frattempo ha intrapreso una vincente carriera da allenatore, non si è pensato a questo. Era il suo sogno, ha detto a fine gara abbastanza sudato e provato. Ha ammesso di esser stato poco utile in copertura, ma ha provato qualche giocata di classe e qualche colpo che gli riesce ancora bene.

Però deve rassegnarsi: nonostante sia il detentore del record per numero di partecipazioni a un Mondiale (cinque  insieme al messicano Antonio Carbajal e all’italiano Gianluigi Buffon) e il calciatore con più presenze assolute nelle fasi finali della rassegna iridata, ben 25, non è stato inserito dal ct Joachim Löw  nella lista dei convocato per Russia 2018.

Eterno “panzer” Lothar!

Forse potevamo aspettarcelo dal Notts County visto che le divise del club inglese hanno ispirato quelle della Juventus che passò dal colore rosa ai tradizionali bianconeri più di un secolo fa, nel 1903. Non a caso i tifosi della squadra di Nottingham ancora oggi intonano il coro “It’s just like watching Juve” quando i loro beniamini sfornano una prestazione all’altezza della società campione d’Italia. E, in virtù di questo legame cromatico, proprio il Notts County è stata la prima squadra a calcare il prato dell’Allianz Stadium durante l’amichevole inaugurale dell’8 settembre 2011 (terminata 1-1 con gol di Lee Hughes per gli inglesi).

Ma che anche il Norimberga, compagine tedesca appena promossa in Bundesliga dopo quattro anni d’assenza in Zweite Liga, strizzasse l’occhio alla squadra di Allegri non poteva immaginarselo nessuno. E invece il trait d’union tra Torino e la città bavarese, distanti circa 800 chilometri, ha un nome e un cognome: Enrico Valentini.

Dopo aver sconfitto 2-0 il Sandhausen in trasferta, i giocatori tedeschi hanno centrato la matematica promozione, facendo rientro a casa in pullman. Da qui hanno postato un video su facebook in cui festeggiano il ritorno in Bundesliga in modo particolare: cantano infatti sulle note di Juve, storia di un grande amore, l’inno ufficiale della Juventus dal 2007, con la voce di Paolo Belli sul testo scritto da Alessandra Torre e Claudio Guidetti.

Non si tratta di un improvviso gemellaggio tra le due squadre, ma dell’iniziativa del capopopolo di questo momento di euforia: Enrico Valentini, difensore ventinovenne tedesco ma di chiare origine italiane. Il calciatore è, infatti, simpatizzante bianconero e deve aver contagiato i suoi compagni di squadra per festeggiare il trionfo ottenuto in campo.

Valentini, d’altronde, non ha mai fatto mistero della sua fede calcistica: basti pensare che dopo la sfortunata serata di Madrid, con l’eliminazione dalla Champions patita all’ultimo minuto con il contestato rigore assegnato dall’arbitro inglese Michael Oliver, il difensore del Norimberga ha preso lo smartphone in mano per un postare un tweet polemico: “Senza parole…#vergogna”.

Solo la sera precedente aveva esultato sempre su twitter per l’impresa della Roma contro il Barcellona, condividendo l’ormai celebre post dal profilo ufficiale del club giallorosso con “DAJEEEEE” e poi lettere messe a caso.

Chissà che queste attenzioni verso l’Italia, e la Juventus in particolare, non gli valgano una chiamata dalla serie A per la prossima stagione.

Fatale è stata la sconfitta in trasferta al Parco dei Principi di Parigi. Carlo Ancelotti è stato esonerato dalla panchina tedesca del Bayern Monaco dopo poco più di un anno.

In effetti manca solo l’ufficialità del club, ma oramai la decisione sarebbe più che definitiva.

Gli ingranaggi con la squadra iniziavano ad andare a intermittenza da qualche settimana e ciò lo si era notato anche in campionato. In effetti, i bavaresi, durante le ultime due uscite in Bundesliga, hanno raccolto la miseria di un punto: sconfitta in trasferta contro l’Hoffenheim  e pareggio contro il Wolfsburg all’Allianz Arena per 2-2.

Neymar e compagni, nella seconda gara del girone di Champions, hanno fatto sì che la società bavarese optasse per questa decisione.

Dopo il ko europeo, infatti, la società tedesca, capeggiata dal presidente Rumenigge, ha deciso di riunirsi per un vertice d’emergenza, al fine di trovare la giusta strategia. Mister Ancelotti ha prima pensato alle dimissioni, ma alla fine le parti hanno convenuto per un esonero precoce, prima di Natale, cosa che al Bayern non accadeva dal 1991, quando fu Jupp Heynckes ad essere mandato a casa dopo un pessimo inizio di stagione.

Ad Ancelotti, oltre allo scarso rendimento in campo, è stato difficile reggere i comportamenti all’interno dello spogliatoio, situazioni che il tecnico di Reggiolo è sempre riuscito a gestire nei grandi club in cui allenato. Le frizioni con Robben, infatti, vanno ad aggiungersi a quelle recenti con Ribery, Lewandowski e Muller. I senatori della squadra, non proprio gli ultimi arrivati. Una spaccatura non risanata dentro e fuori dal campo.

Proprio il numero 10 olandese al termine del match aveva espresso il disappunto per la sua assenza tra gli undici titolari e della disfatta bavarese a Parigi:

Meglio non commentare le scelte, ogni parola detta in più sarebbe di troppo!

Dopo la vittoria di un Meisterschale e di due Supercoppa di Germania (l’ultima ottenuta all’inizio di questa stagione ai danni del Borussia Dortmund)l’avventura di Carlo Ancelotti in Baviera è giunta al capolinea.

Intanto è partito già il toto allenatore per sostituire il tecnico emiliano. Per ora la squadra è stata affidata al vice di Carletto, Willy Sagnol, ma la vera candidatura alla successione del tecnico italiano sarebbe Thomas Tuchel, ex allenatore del Dortmund.

Situazione simile a quella di Ancelotti, la sta vivendo Andrea Stramaccioni a Praga. Al quarto posto a dieci punti dal primo, l’allenatore dello Sparta non se la passa benissimo e già i tifosi gli hanno dato il ben servito.

Meglio va sicuramente ad Antonio Conte al Chelsea e a Claudio Ranieri che, dopo una partenza a singhiozzo, è riuscito a trovare i giusti equilibri a Nantes.

In Liga è appena sbarcato Gianni De Biasi che, dopo l’esperienza come ct dell’Albania, ha accettato l’incarico difficile all’Alaves, squadra ferma ancora a 0 punti dopo sei partite. Sarà un vero e proprio miracolo riuscire a salvare la squadra basca.

In Russia, è tornato a dominare lo Zenit San Pietroburgo grazie alla guida tecnica di Roberto Mancini, mentre lo Spartak Mosca di Carrera deve gestire bene il doppio impegno campionatoChampions League.

Fabio Cannavaro in Cina è quarto con il suo Tianjin Quanjian a pochi punti dal terzo posto.

Difficile la vita di un allenatore italiano all’estero.

Dario Sette

Per un calciatore di qualsiasi categoria o nazione, i fischi fanno parte di un contesto molto presente nei rettangoli di gioco.
È una forma di contestazione frequente da parte dei tifosi, soprattutto in periodo di crisi di risultati o di scarsità di gioco. I fischi sono sovente rivolti anche ai calciatori cosiddetti “traditori”, un esempio recentissimo può essere Higuain, passato dal Napoli alla Juventus con tanti rumors; è successo a Ronaldo il fenomeno, trasferitosi al Milan dopo gli anni trascorsi all’Inter.

Negli ultimi tempi fortissimi fischi sono rivolti ad alcuni calciatori quando indossano la maglia della propria Nazionale. Mugugni e critiche non per la scarsità d’impegno in campo ma disapprovazioni legati proprio al fatto di indossare quella specifica maglia.

Un caso molto attuale è legato all’attaccante tedesco, Timo Werner. La punta centrale della nazionale tedesca, con ben sei reti realizzate nelle ultime cinque apparizioni con la nazionale tedesca, viene puntualmente punzecchiato dai supporters tedeschi non appena entra in campo. Il motivo? Semplice. Il giovane calciatore classe ’96 è reo di essersi trasferito nel RasenBall Lipsia dallo Stoccarda. Il RB Lipsia è una delle squadre più odiate di Germania per via della proprietà del club in mano alla Red Bull. È una squadra che, per i puristi, non rappresenta l’integrità del calcio tedesco perché creata da zero, senza passato e tradizione. Insomma, di latta. Werner ha preso la decisione di lasciare lo Stoccarda (la squadra della sua città) nel 2016 per accasarsi nel club più odiato del Paese.

Paradossale, poi, sapere che il giovane attaccante soffre anche di un problema d’udito: sembra che il rumore e quindi anche frastuono degli stadi più caldi d’Europa gli crei fastidi fisici che non gli permettono di giocare. In Champions League, nel settembre 2017, il Lipsia ha giocato in trasferta contro il Besiktas, squadra turca con uno dei tifi più focosi. Wernen, nonostante abbia provato a giocare con i tappi alle orecchie, è stato sostituito per un malore che gli ha accusato problemi respiratori e di circolazione.

Ma i fischi non punzecchiano solo Timo. Sorte simile è capitata al brasiliano ma con passaporto spagnolo, Diego Costa. L’attuale attaccante del Chelsea, dopo le strabilianti stagioni a Madrid sponda Atletico, dinanzi al bivio nazionale Brasile – Spagna, ha scelto di accasarsi  con le Furie Rosse. Le prestazioni poco esaltanti non hanno certo aiutato il bomber a trovare feeling con la nazionale iberica e i suoi ex tifosi brasiliani ci hanno riso su. In effetti, sin dalle prime apparizioni, Diego Costa è stato sommerso di fischi da parte dei tifosi brasiliani sugli spalti oltre che da insulti con l’invito di starsene in Spagna e rinnegare le sue origini.

Anche per un calciatore della nazionale italiana c’è stato un caso di questo genere. Il protagonista in questione è l’italobrasiliano, Thiago Motta. Durante il Mondiale 2014 in Brasile è stato letteralmente immerso di fischi da parte dei suoi ex connazionali. Il centrocampista del Paris Saint Germain non ha mai rivolto parole velenose nei confronti del suo paese natio, semplicemente ha più volte sottolineato di sentirsi italiano e quindi onorato di indossare la maglia azzurra. I fischi non l’hanno colpito più di tanto, “Mi sento italiano e quindi va bene!”, ha ribadito più volte Motta.

Italia – Germania è da sempre una partita di calcio diversa dalle altre. Storicamente la Nazionale azzurra ha dato filo da torcere ai tedeschi che, in rare volte, sono riusciti a batterci.

Tuttavia negli anni la rivalità calcistica si è trasformata, tanto che molti calciatori italiani hanno deciso di trasferirsi in club della Bundesliga. In passato il primo grande trasferimento fu quello di Ruggiero Rizzitelli, che fu acquistato nel 1996 dal Bayern Monaco guidato da Trapattoni. Nella storia più recente, inevce, ci sono stati i passaggi del bomber Toni e Immobile e dei difensori Barzagli, Zaccardo e Oddo.

Nella stagione appena partita, sono diversi gli italiani che stanno prendendo parte a questa Bundesliga 2017/2018.

Simbolo dell’Italia in Germania attualmente è Carlo Ancelotti. L’allenatore italiano è uno dei più vincenti della storia calcistica europea. Il mister è sicuramente l’orgoglio sportivo nostrano in terra tedesca.
Tuttavia, ma come ora il numero degli italiani è aumentato, sia in campo che in panchina. L’ex allenatore di Milan, Chelsea, PSG e Real Madrid è pronto per un’altra stagione esaltante con l’obiettivo di vincere un’altra Champions League (sarebbe la terza personale).

Proseguendo dalla panca, dopo il grande Ancelotti, ha ottenuto il ruolo di mister dello Schalke 04: l’italiano Domenico Tedesco. Figlio di emigrati calabresi, il giovane tecnico è già partito alla grande con i Knappen. Mister Tedesco è alla sua prima esperienza in Bundesliga dopo la breve ma felice parentesi in Zweite Liga con l’Aue Erzgebirge. Salvezza ottenuta in largo anticipo e chiamata dal club di Gelsenkirchen.

Werder Brema e Mainz hanno voluto affidare la propria difesa agli italiani. L’ex capitano della primavera interista, Luca Caldirola, dal 2013 è a Brema, dopo che il club milanese ha deciso di non puntare su di lui. La scorsa stagione è andato in prestito allo Darmstadt, dove ha disputato tutte le gare di campionato. Quest’anno il centrale lombardo proverà ad aiutare la squadra a disputare un campionato migliore rispetto alle ultime stagioni.

Stessa sorte anche per un altro ex interista Primavera. Il terzino destro classe ‘90, Giulio Donati, si è accasato lo scorso anno con la maglia del Magonza, dopo aver trascorso tre stagioni nel Bayer Leverkusen. Terzino di spinta, Donati si è ben messo in mostra in Bundesliga, tanto da essere apprezzato da tifosi e appassionati di calcio. L’obiettivo di giocatore e club è quello di riscattarsi da un’annata così così chiusasi con un insolito 15esimo posto in classifica.

Di spinta e di sostanza è anche un altro italiano che però è cresciuto in Germania. Stiamo parlando di Vincenzo Grifo, ala e mezzala sinistra del Borussia Mönchengladbach, classe 1993. Originario della Sicilia, Grifo è cresciuto a Pforzheim, tira i primi calci al pallone nella sua città natale prima di trasferirsi alle giovanili del Karlsruhe.  Il debutto in Bundes avviene nel 2012 con la maglia dell’Hoffenheim. In questa finestra di mercato estiva è arrivata la chiamata dal Gladbach.

Di talento e di forza è anche Daniel Caligiuri. L’esterno offensivo dello Schalke 04 ha disputato grandi stagioni nel Wolfsburg tanto da far pensare una sua convocazione nella nazionale azzurra. Il ct Ventura sta valutando l’idea, in passato anche Conte l’ha convocato per un stage in vista di Euro 2016. Ala destra dotata di ottimi piedi, pronti a sfornare assist per i compagni.

Discorso a parte bisogna fare per i cosiddetti “oriundi”. In Bundesliga ci sono molti calciatori con origine italiana, magari nonni o bisnonni. Tedeschi con passaporto italiano sono Diego Demme e Marco Terrazzino, mentre Franco Di Santo, David Abraham e Filipe sono sudamericani.

Diego Demme del Lipsia e Marco Terrazzino del Friburgo hanno origine italiane di famiglie che si sono trasferite in Germania nel dopoguerra per trovare fortuna e lavoro. I due calciatori hanno esordito con la maglia della nazionale tedesca e pertanto non possono più prendere parte alla selezione azzurra.

Di Santo (Schalke 04), Abraham (Eintracht Francoforte) e Filipe (Hannover 96) sono sudamericani che hanno passaporto italiano per via di avi remoti.

Dario Sette

Un’amichevole dal sapore di partita europea di Champions League quella tra Inter e Schalke 04 valida per l’International Champions Cup 2017 in Asia. La gara si è chiusa con un pareggio 1-1. Al vantaggio iniziale dell’italotedesco Caligiuri, ha risposto Murillo con un bel tiro dalla distanza.

Nonostante sia stata una partita estiva è stato un match speciale per il neotecnico dei Knappen, Domenico Tedesco. Il mister che si è seduto sulla panchina dello Schalke è un 31enne italiano che, per la prima volta, seppur in amichevole, si è trovato di fronte proprio una squadra italiana.

Il suo anagrafe è stato un po’ bizzarro dato che è italiano di origine ma Tedesco di cognome e d’adozione. La storia personale dell’allenatore è ovviamente caratteristica di tutta quella gente che decide di partire dall’Italia per trovare più fortuna all’estero, soprattutto in Germania. La famiglia Tedesco è stata una di queste.
I genitori, infatti, decidono di lasciare Rossano Calabro (Cs) per la Germania per avere una stabilità economica e lavorativa migliore. Il piccolo Domenico di soli due anni si trova subito catapultato in un’altra realtà ben diversa dalla regione meridionale.

Secondo il quotidiano Stuttgarter Zeitung, la sua famiglia si era trasferita dalle parti di Esslingen, a pochi chilometri da Stoccarda, per ricongiungersi col padre, che aveva trovato lavoro come stampatore per un quotidiano locale, Esslinger Zeitung.
Proprio nello stesso giornale, Domenico ottiene un periodo di stage nella redazione sportiva.

In effetti contemporaneamente alla vita scolastica, Domenico dedica il suo tempo libero al mondo dello sport e del calcio. Da giovanissimo gioca in piccole rappresentative calcistiche ma non ha mai esordito a livello professionistico. Pian pianino nella sua mente si presenta l’idea lasciare il scarpe con i tacchetti per tenersi più a bordo campo e sedersi in panchina.

Alternando lavoro e hobby, mr Tedesco prende in mano alcune squadre di ragazzi sino a raggiungere il settore giovanile dello Stoccarda, ad allenare i ragazzi dell’Under 17. Proprio a Stoccarda Domenico lavora come ingegnere nella casa automobilistica Mercedes Benz. Dopo alcuni anni e con l’avanzare sempre più incalzante dell’attività sportiva, decide di lasciare l’azienda d’auto per buttarsi a capofitto con il calcio.

L’esperienza a Stoccarda dura fino al 2015, dopodiché viene chiamato all’Hoffenheim prima tra i ragazzini e poi all’Under 19. Intanto decide di prendere (con il massimo dei voti) il patentino necessario ad allenare una squadra pro.

Domenico Tedesco, però, non sapeva che prima o poi sarebbe arrivata la grande occasione, che,  puntualmente arriva l’8 marzo 2017. La società dell’Aue Erzgebirge militante in Zweite Liga (seconda divisione del campionato tedesco) lo chiama affidandogli il compito di portare il club alla salvezza.
Sebbene la situazione della squadra fosse deficitaria, in undici partite mr Tedesco (alla sua prima esperienza da professionista) riesce a conquistare la bellezza di venti punti centrando salvezza con lo stupore di tutti.

L’ascesa dell’allenatore di origine calabrese però non finisce qui. A puntare su di lui e sul suo talento è lo Schalke 04. Lo storico club di Gelsenkirchen decide di affidargli la panchina per sostituire Markus Weinzierl. Quest’anno il club non disputerà nessuna competizione europea e per questo motivo si punterà a fare bene in Bundesliga e in DFB Pokal (la coppa di Germania). Un’emozione per mr Tedesco sarà sicuramente l’esordio in casa alla Veltins-Arena contro il Lipsia e il derby della Ruhr contro il Borussia Dortmund.

Dario Sette