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Il duopolio si è interrotto. Luka Modric ha dimostrato che c’è vita oltre l’universo dominato dai pianeti Messi e CR7. In questi anni ci si è sempre chiesti chi avrebbe interrotto il regno dei due marziani. Ci è riuscito il centrocampista del Real Madrid, primo croato della storia a vincere il trofeo. Potevano essere Griezmann, Mbappè, il tanto discusso Varane o Salah.

Questi ultimi hanno ancora tempo per non finire nel ristretto (ma non troppo) girone dei campioni che non hanno vinto il Pallone d’Oro. La premessa è d’obbligo. Solo dal 1995 i giocatori extraeuropei hanno potuto concorrere al premio. Prima era riservato esclusivamente ai campioni nati nel vecchio continente. Ecco spiegato del perché, ad esempio, Pelè o Maradona non abbiano mai vinto il Ballon d’Or.

Ecco il club dei non vincitori.

Franco Baresi. Capitano e difensore simbolo del Milan degli olandesi, quello che dominava in Italia e in Europa. Campione del mondo ’82 con la Nazionale, vice campione del mondo nel 1994 (con il rigore fallito nella lotteria finale contro il Brasile). Solo un secondo posto nel 1989, dietro Van Basten. Nel 1994 vinse il bulgaro Stoickov.

Franco Baresi

 

Paolo Maldini. La maledizione dei difensori colpisce anche il terzino bandiera del Milan. Condivide con Baresi i successi nel Milan, ma non riesce mai a vincere nulla con gli Azzurri. Nel 2003 arriva terzo dopo Nedved e Henry, stessa posizione del 1994.

Paolo Maldini

Alessandro Del Piero. Il 1996 è l’anno della sua consacrazione. Vince Champions League e Coppa Intercontinentale con la Juve, delizia i palati fini sui campi di mezza Europa. Ma quell’anno il trofeo lo vinse, tra le polemiche, Mathias Sammer. Più di vent’anni dopo, non si è ancora capito perché.

Alessandro Del Piero

 

Raul. Ha vinto tutto quello che poteva vincere con il Real Madrid. Ha avuto il solo torto di condividere quelle vittorie con altri fenomeni come Zidane, Figo, Ronaldo il fenomeno che hanno offuscato la sua stella. Ma nel 2001 finì al secondo posto dietro…Owen.

Raul

Francesco Totti. Il suo grande amore è stato, forse, il suo limite. Aver deciso di sposare una sola maglia gli ha impedito di conseguire quei successi internazionali che meritava. Non è mai salito sul podio.

Francesco Totti

Thierry Henry. Leggenda dell’Arsenal e della Nazionale francese. Paga l’etichetta da eterni secondi dei Gunners. Accarezza il sogno Champions in finale contro il Barcellona nel 2006, trofeo che vincerà con i blaugrana nel 2009. Secondo nel 2003, terzo nel 2006.

Thierry Henry

Wesley Sneijder. Nel 2010 centra da protagonista il triplete con l’Inter, arrivando in finale mondiale con l’Olanda. Ma non basta perché quell’anno il trofeo va a Messi. Non sale neanche sul podio.

Wesley Sneijder

Andres Iniesta. Discorso fotocopia rispetto a Sneijder. A differenza dell’olandese vince il primo Mondiale della Spagna nel 2010 con gol decisivo in finale proprio contro l’Olanda. Servirà solo alla medaglia d’argento dietro la Pulce. Nel 2012 arriva terzo.

Andres Iniesta

Xavi. Con Iniesta ha formato una delle coppie di centrocampo più forti della storia, condividendo i successi nel Barcellona e nella Roja. Collezione tre terzi posti consecutivi tra il 2009 e il 2011.

Xavi

Andrea Pirlo. La versione italiana del cervello spagnolo Xavi. Vince il Mondiale 2006 con l’Italia, vince Coppe e campionati con Milan e Juventus. Tutto inutile, non sale mai neanche sul podio.

Andrea Pirlo

Zlatan Ibrahimovic. Inaugura la serie finale dei campioni non premiati ancora in attività. Forse il primo terrestre dopo gli extraterrestri Messi e CR7. Ha l’unico difetto, però, di non aver vinto mai la Champions e di giocare con… la Nazionale svedese. Non è mai salito sul podio.

Zlatan Ibrahimovic

Gianluigi Buffon. Secondo alcuni è stato il più forte portiere della storia. Titolo effimero che non gli è mai valso il trofeo. Paga il ruolo di portiere, solo il russo Yascin riuscì a vincerlo da estremo difensore nel 1963. Nel 2006 ci è arrivato vicinissimo, ma si posizionò dietro Cannavaro.

Gianluigi Buffon

Manuel Neuer. Come Buffon non riesce a infrangere il tabù portiere. Eppure, a differenza dell’italiano, riesce a mettere in bacheca la Champions League. Nel 2014 vince il Mondiale con la Germania, ma gli vale solo un bronzo dietro CR7 e Messi.

Manuel Neuer

 

Ci sono gol che avremmo fatto anche noi. E ci sono parate che, invece, ci chiediamo ancora come sia stato possibile effettuarle. Le ultime, in ordine di tempo, sono nel martedì di Champions League. Wojciech Szczęsny contro il Valencia e Marc Ter Stegen di fronte allo Young Boys. Due guizzi decisivi per le qualificazioni di Juventus e Manchester United. Il primo si sta scrollando di dosso la pesante eredità di Buffon. Il secondo, a giudicare dalle parole di Mourinho, è oggi il numero 1 dei numeri 1.

I due estremi difensori entrano a pieno titolo nella classifica delle migliori parate di sempre. Ne abbiamo fatto una top ten in rigoroso ordine cronologico, a voi la scelta della migliore.

1970, Brasile Inghilterra: Gordon Banks

1982, Italia Brasile: Dino Zoff

2001, Barcellona Lione: Gregory Coupet

2003, Arsenal Sheffield United: David Seaman

2003, Nelson Dida: Milan Ajax

2003, Gianluigi Buffon: Milan Juventus

2006, Gianluigi Buffon: Italia Francia

2010, Barcellona Inter: Julio Cesar

2015, Arsenal Bayern Monaco: Manuel Neuer

2018, Barcellona Siviglia: Marc-André ter Stegen

 

Tutto iniziò quando l’editore dei Marvel Comics, Martin Goodman, dopo una partita a golf perduta, decise di mettere su carta un’idea bizzarra e di condividerla con me. Mi disse: “Perché non crei una squadra di supereroi?”

L’avventura inizia sul green di golf: Spiderman, l’Incredibile Hulk, Thor, gli X-Men, Iron Man e tanti tanti alti, beniamini dei fumetti prima, del cinema oggi. Tutti passati dalla mente creativa di Stan Lee, all’anagrafe Stanley Martin Lieber, morto a 95 anni il 12 novembre 2018. Fumettista, editore e direttore della Marvel Comics, insieme al disegnatore Jack Kirby aveva ideato nel 1961 i Fantastici Quattro.

Da una partita di golf andata male è iniziata la leggenda. Generazioni e generazioni di bambini “infettati” che poi sono diventati adolescenti e poi adulti e poi hanno trasmesso ai loro figli la passione sviscerata per gli eroi dai superpoteri. «Da un grande potere deriva una grande responsabilità» scriveva proprio Stan Lee in uno dei primissimi fumetti di Spiderman e, per certi versi, anche nel calcio – tutti noi siamo stati bambini e tutti noi abbiamo avuto il poster del nostro eroe appeso in camera – con buona dose di rivalità, si fronteggiano forze del bene e forze del male.

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Pierre-Emerick Aubameyang è tra chi, nel mondo del pallone, manifesta senza esitazione la sua influenza per il mondo “mascherato”: l’attaccante del Gabon, già ai tempi del St. Etienne, era solito festeggiare indossando la maschera di Spiderman. Abitudine che si è portato anche in Germania, al Borussia Dortmund, dove ha contagiato la sua spalla, Marcus Reus, in una speciale esultanza alla Batman e Robin (che sono della DC, precisiamo).

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Evidentemente dalle parti della Loira, il supereroe che lancia le ragnatele doveva essere la fiaba raccontata dai genitori per addormentarsi, perché Jérémie Janot, istrionico portiere del St. Etienne, ormai ritirato, ma che detiene il record di imbattibilità  in casa in Ligue1 (1534 minuti senza subire gol), più volte è sceso in campo vestito proprio come Peter Parker.

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Poi c’è Sebastian Giovinco soprannominato “Formica atomica” e che dire di Hulk, il calciatore brasiliano? All’anagrafe Givanildo Vieira de Souza, l’attuale attaccante dello Shanghai SIPG, ha cambiato il suo nome nel popolare eroe verde tutto muscoli per la sua somiglianza con l’attore statunitense Lou Ferrigno, che negli anni settanta, interpretò il personaggio di Hulk nell’omonima serie televisiva. “Nomen omen”, diremmo, visto le sue sassate imprendibili viste con la maglia del Porto, dello Zenit e della Nazionale brasiliana.

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E Superman? Beh, Buffon in campo ci ha fatto vedere parate fuori dall’ordinario. E poi, lui stesso ai tempi del Parma, nascondeva sotto la divisa ufficiale, quella maglia lì…

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13 novembre 2018, anno I dS, dopo Svezia. È trascorso esattamente un anno dallo 0-0 di Milano che impedì all’Italia di partecipare ai Mondiali di Russia 2018. Era successo solo una volta nella storia, sessant’anni fa proprio in Svezia. Un anno dopo Gian Piero Ventura si è dimesso, ma dalla panchina del Chievo. La vecchia guardia (Buffon, Barzagli, De Rossi) è finita nel libro di storia della Nazionale. Il povero Davide Astori, quella sera in panchina, non c’è più per davvero.

Il Sansirazo è una tragedia sportiva dalla quale non ci siamo ancora rialzati. La Nazionale galleggia nella nuova Uefa Nations League, avendo per un soffio evitato la retrocessione in Lega B. Il nuovo ct è Roberto Mancini, scelto dal duo Fabbricini-Costacurta che per qualche mese ha traghettato la FIGC con il commissario Malagò per la Lega A. Nel ranking Fifa l’Italia è al 19mo posto, mica male per una squadra che non ha partecipato ai Mondiali. Quello in cui da Torino a Cagliari passando per Palermo si è praticato l’unico rito che ci era rimasto dopo il tifo pro. Quello contro.

L’esultanza degli svedesi al fischio finale

 

Non è andata troppo bene visto che i cugini francesi sono diventanti campioni del Mondo. Magra consolazione la clamorosa eliminazione della Germania. Male anche la Spagna, con il caos Lopetegui a pochi giorni dall’inizio del torneo. Proprio il tecnico spagnolo non se la passa troppo bene, dopo l’addio turbolento alle Furie Rosse e il fallimento al Real Madrid. Sta messo peggio Ventura. Aveva ricominciato con i gialloblu del Chievo cercando l’impresa della salvezza. Dopo quattro partite e un solo punto ha preferito lasciare la nave, dimettendosi a sorpresa. Gli effetti traumatici post Svezia si fanno ancora sentire.

Le lacrime di Buffon

Un anno fa non fummo capaci di segnare un solo gol agli svedesi in 180 minuti. In porta c’era Olsen, oggi alla Roma. A centrocampo Forsberg, che avremmo conosciuto meglio durante la Coppa del Mondo. Quella in cui proprio la Svezia avrebbe vinto il girone con la Germania arrivando fino ai quarti con l’Inghilterra. Un anno fa Insigne era lasciato a sgualcire senza un perchè in panchina. De Rossi si sfogava in favore di camera sul mancato utilizzo del napoletano. Jorginho era lanciato titolare all’ultimo momento. Davanti Gabbiadini, oggi una meteora anche in Inghilterra al pari di Darmian.



Un anno dopo al vertice della Federazione c’è Gabriele Gravina, già capo della Lega Pro. La serie B e la serie C pagano i postumi dell’estate caotica tra ripescaggi e ricorsi al Tar. In campionato la Juventus continua a dominare. Sarri è andato al Chelsea al posto di Conte. A Napoli è arrivato Ancelotti, a Torino Cristiano Ronaldo. Bonucci e Higuain si sono scambiati le maglie. Buffon è andato al Paris Saint Germain. Sabato l’Italia torna a San Siro nel match di Nations League contro il Portogallo. I fantasmi biondi svedesi, un anno dopo, sono ancora lì.

Il bacio di Florenzi al pallone prima dell’ultimo calcio d’angolo

 

Ultimo aggiornamento: 13 maggio 2018

 

Le chiamiamo “bandiere” o, forse, alcuni parlano già al passato convinti che la fedeltà nel calcio sia svanita e quindi via sentimentalismi e senso di appartenenza per fare spazio ad altro che conta nel pallone moderno. E niente più Zanetti, niente più Totti, niente più Maldini o Del Piero.
La realtà, però, non è così malaccia: il Cies, il centro studi svizzero sul calcio europeo, nel suo ultimo report, ha raccolto la lista dei giocatori che all’interno dei maggiori campionati Uefa, indossano da più (tante) stagioni la stessa maglia. Dei veterani, insomma.

Sono 61 i calciatori che militano almeno da 10 anni nello stesso club. Alcuni indossano la fascia di capitano, come Buffon, altri ci sono arrivati dopo aver fatto tutta la gavetta nelle giovanili come De Rossi nella Roma, e poi ci sono simboli che hanno scritto la storia della squadra pur venendo dall’estero. Messi, è uno di questi.  E poi ci sono società che hanno cambiato così tanti giocatori nel recente passato da non avere una bandiera in senso assoluto di tempi: uno, per esempio, è il Crotone che ha in Martella – quattro stagioni – il giocatore da più tempo in rosa.

La lista completa la potete sfogliare qui, noi abbiamo scelto i giocatori con almeno 12 anni nella stessa squadra.

Xabi Prieto scolpito sulla maglia

Sabato 12 maggio, la Real Sociedad per omaggiare il suo leader Xabi Prieto, ha deciso di sostituire il proprio logo con il volto del capitano. Prieto ha deciso di ritirarsi al termine della stagione e la società con un comunicato ha detto:

Xabi ha sempre portato lo stemma della Real. La Real porterà stavolta lui come stemma

Nonostante la pubalgia che l’ha bloccato ai box nella seconda parte di stagione, il capitano basco è entrato a sette minuti dalla fine nella partita vinta 3-2 contro il Leganés. Xabi Prieto ha messo insieme in carriera quasi 580 apparizioni, e tra squadra A e B sono state tutte gare disputate con la maglia della stessa squadra.
Nella stessa partita è stato reso omaggio anche a Carlos Martinez, difensora dal 2007 in prima squadra (già dal 2004 nella squadra B).

 

Stefan Kiessling saluta il Leverkusen. E il Bayer saluta lui

Dopo 12 stagioni con la stessa maglia del Leverkusen, Kiessling decide di ascoltare il suo fisico, così a 34 anni decide di ritirarsi dal calcio giocato. Si conclude una delle più belle pagine del calcio moderno: 444 partite, 162 gol, 75 assist e capocannoniere nella stagione 2012-2013.  Anche per lui sette minuti di passerella nella vittoria per 3-2 delle aspirine contro l’Hannover.

Donnarumma festeggia un altro record: dopo essere stato riconosciuto il migliore giocatore under 20 d’Europa (secondo la classifica del CIES Football Observatory), nella partita Milan-Napoli ha raggiunto le 100 presenze in Serie A.

Questo traguardo diventa eccezionale se si pensa che è il calciatore più giovane di sempre a registrare questo primato. 19 anni, 1 mese e 21 giorni: proprio la sua età lo fa balzare in cima alla classifica, superando anche Gianni Rivera, detentore del record dal lontano 1963.

Si lascia dunque alle spalle non solo figure come quella di Rivera (19 anni, 5 mesi e 9 giorni), ma supera anche Piola, Colaussi, Mancini, Maldini, Buso e Totti. 

1G. Donnarumma19 anni, 1 mese, 21 giorni
2Rivera19 anni, 5 mesi, 9 giorni
3Piola19 anni, 11 mesi, 19 giorni
4Colaussi20 anni, 1 mese, 22 giorni
5Mancini20 anni, 2 mesi, 28 giorni
6P. Maldini20 anni, 8 mesi
7Buso21 anni, 1 mese, 22 giorni
8Totti21 anni, 3 mesi, 29 giorni

 

Donnarumma, da molti definito come l’erede di Buffon, ha cominciato a giocare giovanissimo, debuttando in Serie A a 16 anni. Fedele alla maglia del Milan, da allora è rimasto titolare della squadra rossonera e nel suo palmares sono diverse le parate storiche che lo rendono un grande portiere.

Quella che lo stesso protagonista ritiene la più importante parata della sua carriera lo vede tornare con la mente fino alla Supercoppa giocata contro la Juventus nel 2016 a Doha. Un trofeo vinto dai milanisti ai rigori, in cui decisivo è stato l’intervento di Donnarumma su Dybala, deviando quel gol che ha deciso la vittoria del suo Milan.

E nella sua centesima presenza in Serie A diventa l’eroe del match, con un’altra incredibile parata inflitta a Milik, che proprio negli ultimi minuti ha tentato il colpaccio. Donnarumma esulta per la sua azione e così risponde ai microfoni dei giornalisti una volta terminato il derby di San Siro:

Non so se sia la parata Scudetto perché mancano ancora molte partite e auguro al Napoli di giocarsela fino alla fine. E’ stata una bella parata all’ultimo secondo, non ho pensato agli avversari, ho esultato per la parata. Ci alleniamo sempre al massimo, poi è normale che un portiere abbia degli alti e bassi. Io continuo a lavorare e a dare sempre tutto come ho sempre fatto. Ringrazio anche il mister per le belle parole, stiamo lavorando bene ma il merito è anche della squadra che mi dà grande tranquillità

E a chi lo accosta alla figura di Dida nella partita contro l’Ajax in Champions League ecco cosa si sente di rispondere:

Questa parata come quella di Dida nel 2003 contro l’Ajax? L’ho vista molte volte quella parata, si stavano giocando la Champions e credo che la sua parata sia stata più difficile

Obiettivo ma schietto, Donnarumma gioca per passione (altro motivo che lo rende così simile a Buffon!) e non si cura del domani, delle decisioni del calciomercato o di Reina come secondo:

Una parata che mi fa venire voglia di diventare una bandiera rossonera? Sì, fa piacere fare queste parate ma di mercato non so niente. Io penso solo a lavorare e a dare il massimo per questa maglia. Per il mercato ci penseranno il mio agente e la società. Reina degno di farmi da secondo? Questo non lo so. Gli faccio i complimenti perché è un grandissimo portiere, ha dato tanto al calcio e lo darà ancora per molto tempo

Di certo, visti i suoi risultati, non ha motivo di temere per il futuro. Nel frattempo, però, entra nella storia del calcio con questo suo record raggiunto a soli 19 anni.

Di stelle in campo ce ne saranno tante; di vittorie e trionfi gloriosi si potrebbe parlare per giorni. Tra Scudetti vinti dalla Juventus, Champions League alzate al cielo dal Real Madrid e i vari Pallone d’Oro vinti da Cristiano Ronaldo, se dovessimo mettere assieme trofei di squadra e premi individuali dei due club, avremmo bisogno di una bacheca grande quanto il lato lungo di un campo da calcio.

E poi c’è un re-match che scotta ancora, dopo la finale di Champions League tra il club madrileno e quello di Torino che si sono contesi la 62^ edizione al Millennium Stadium di Cardiff e che ha visto le merengues trionfare per 4-1.
Il Real, dopo la maledizione per la “decima” che tardava ad arrivare, con Ancelotti prima e Zidane poi ha piazzato la terza Champions League negli ultimi quattro anni; la Juventus, invece, dopo la delusione di tre anni fa contro il Barcellona è ancora lì desiderosa di completare un ciclo (quasi)perfetto aperto da Conte e proseguito con Allegri.

Due squadre complete in tutti i reparti: esperienza e fantasia si mescolano a intelligenza tattica e affiatamento tra i vari reparti. Giocatori che hanno alle spalle tante finali giocate, con l’adrenalina a mille, la carica e un po’ di tensione per un quarto di finale che ha l’allure di vendetta, ma anche di un forte scossone verso la finale del 26 maggio a Kiev. Ma quanti di loro hanno giocato la finale di un Mondiale, vincendola?

Lo spagnolo

Il difensore Sergio Ramos è l’unico superstite merengues ad aver vinto il Mondiale in Sudafrica nel 2010. Il resto della ciurma che sette anni fa giocava nel Real è, infatti, andato via: Raúl Albiol gioca nel Napoli, Álvaro Arbeloa ha giocato una stagione al West Ham, Xabi Alonso, dopo l’avventura al Bayern Monaco, si è appena ritirato e lo storico leader e portiere Iker Casillas, ancora in attività, difende i pali del Porto.
Così il goleador centrale Sergio Ramos è, in questa finale di Cardiff, l’unico spagnolo che ha sollevato la prestigiosa coppa ideata da Gazzaniga. Con la Nazionale maggiore ha esordito il 26 marzo 2005, quattro giorni prima del suo 19esimo compleanno; e durante i festeggiamenti per il trionfo del Mondiale 2010 con la vittoria per 1-0 contro l’Olanda, Sergio Ramos ha indossato una maglietta con la foto di Antonio Puerta, suo connazionale ed ex-compagno al Siviglia deceduto nell’agosto 2007;

I tedeschi

Quest’anno, tra i teutonici sponda Madrid e sponda Torino, a spuntarla sono proprio gli juventini: da un lato Toni Kroos, 27 anni, arrivato nel club di Madrid nel luglio 2014 da campione del Mondo. Dall’altro lato, Sami Khedira, 30 anni, alla Juventus dal 2015. Entrambi centrocampisti, entrambi protagonisti nella spedizione in Brasile del 2014, entrambi a segno nella stessa e unica partita di tutta la competizione: nel devastante 7-1 contro i padroni di casa. Piccola vittoria, in realtà, per Toni che in quel match ha segnato una doppietta.
Ma nel mercato estivo, però, a scombussolare gli equilibri di questa particolare classifica, è arrivato Benedikt Höwedes, difensore centrale, ex Schalke 04, autentico protagonista ai Mondiali brasiliani. Benedikt, infatti, ha giocato tutte e sette le gare, non perdendosi nemmeno un minuto di gioco (compresi i supplementari). Una sicurezza per il ct  Löw.

Gli italiani

Sono quelli più “anziani” ad aver vinto una Coppa del Mondo. Bisogna risalire al 2006, quasi 11 anni fa dalla finale di Berlino contro la Francia, il nove luglio. Gianluigi Buffon e Andrea Barzagli sono ancora oggi esperienza ed efficacia in difesa: assieme a Bonucci e Chiellini hanno formato, in questa nuova era juventina, una delle difese più forti e sicure della storia. Solo tre gol subiti in quest’avventura europea, merito anche delle parate del 39enne Buffon che oggi, come allora, impressiona ancora per la sua reattività tra i pali.
Del resto, nei nostri occhi è ancora impressa la sensazionale e fantasmagorica parata sul colpo di testa di Zidane nella finale…

E poi c’è Barzagli, scelto nella rosa dei Mondiali del 2006 anche se aveva giocato appena sei minuti nelle qualificazioni, che collezionò due presenze in Germania, tra cui gli interi 90 minuti dei quarti di finale contro l’Ucraina al posto dello squalificato Marco Materazzi. Uscito dal giro della Nazionale dopo il trasferimento al Wolfsburg, grazie all’intuizione della Juventus che l’ha riportato in Italia nel 2011, Andrea è stato uno dei difensori più affidabili negli ultimi cinque anni;

Il francese

Ha smesso di giocare, ma è ancora un vincente. Anche se adesso ha una giacca e una cravatta e mantiene un certo aplomb, sicuramente di più di quanto non faceva in campo. Zinédine Zidane, il figliol prodigo di Carlo Ancelotti come vice sulla panchina del Real, si sta dimostrando un allenatore preparato e sicuro di sé: ha già inanellato due Champions League, una Liga, due Supercoppe europee, una Supercoppa spagnola e due Mondiali per club.

 

La sua ultima immagine legata a un Mondiale è tristemente nota: lui, di spalle, mentre si allontana dal campo e dalla Coppa, dopo la testata inflitta a Materazzi. Ma quando vuole, l’ex fantasista transalpino, la testa la sa usare per far sognare i tifosi: Mondiali del 1998, in Francia, finale allo Stade de France di Saint-Denis contro il Brasile. Un trionfante 3-0 con doppietta proprio del fantasista numero 10: due colpi di testa, il secondo, con tanto di pallone passato in mezzo alle gambe di Roberto Carlos.

Insomma, se volessimo guardare i campioni che hanno vinto un Mondiale, la sfida tra Juventus e Real Madrid finirebbe 4-3…e chi di questi sei sarà il più decisivo nella doppia sfida tra andata e ritorno dei quarti di finale?

Prima di Neymar al Paris Saint Germain, prima delle megalomani operazioni di mercato in terra inglese con gli acquisti in difesa tra Manchester City e Liverpool. Prima della bolla creata da sceicchi e fondi asiatici, c’era l’Italia che come il Klondike era una miniera d’oro per numero di talenti e operazioni di calciomercato. Ma quali sono state le operazioni più costose che hanno visto coinvolta la Serie A sia in entrata che uscita? Ecco la top10

 

#10 Christian Vieri

Nella Liga, con la maglia dell’Atletico Madrid, segna 24 gol in 24 partite. Primo posto nella classifica marcatori e quindi la conquista del Trofeo Pichichi, unico italiano a vincerlo. La Lazio di Cragnotti, dunque, decide di riportarlo in Italia nell’estate 1998 dopo una sola stagione in Spagna. Ma Vieri, nella capitale rimane poco: è sensazionale il suo passaggio all’Inter l’anno successivo con Moratti che vuole regalare a Lippi l’ariete per puntare allo scudetto. L’operazione per portare a Milano il 25enne ex-Juve è, fino a quel momento, la più costosa di sempre: quasi 90 miliardi di lire offerti alla Lazio (nel prezzo è compreso il cartellino di Simeone, valutato 21 miliardi) ovvero 48 milioni di euro.

#9 Gaizka Mendieta

Sono gli anni dello strapotere della Lazio e di Cragnotti prima del crack fallimentare. I laziali non solo dominano in Serie A e si fanno valere anche in Europa sul rettangolo di gioco, ma fanno la voce grossa anche nel calciomercato. L’oggetto dei desideri è lo spagnolo Mendieta, capitano e leader del Valencia con il quale, dopo aver vinto la Coppa del Re e la Supercoppa spagnola nel 1999, disputa due finali consecutive di Champions League, perdendole entrambe contro Real Madrid e Bayern Monaco. Eletto miglior giocatore della competizione nella stagione 2000-2001, la Lazio, nella stessa estate dopo aver ceduto Nedved alla Juventus, decide di piazzare il colpo versando nelle casse valenciane 89 miliardi di lire (48 milioni di euro) diventando così il secondo acquisto più costoso nella storia del club biancoceleste dopo Hernan Crespo.

#8 Gianluigi Buffon

Quelle di inizio millennio sono estati calde, caldissime per il mercato dei calciatori, soprattutto in Italia che di talenti ne ha ancora e mantiene un prezioso fascino a livello europeo e internazionale. Così sempre nell’estate 2001, mentre Mendieta valigie in mano passa dalla Spagna all’Italia, percorso inverso – destinazione Madrid – lo fa Zinedine Zidane che lascia la Juventus per accasarsi al Real. Con i soldi incassati, la Juventus decide di investire massicciamente nel mercato facendo razzia del meglio che c’è in giro. Sfumato lo scudetto anche (ma non solo) per alcune incertezze del portiere Van Der Sar, Moggi bussa alla porta del Parma e chiede Buffon, 23 anni e un futuro certo da campione. Così, dopo aver perfezionato l’acquisto di Lilian Thuram dal Parma, sempre dagli emiliani, la Juventus acquista Buffon per 75 miliardi di lire più la cessione a titolo definitivo di Jonathan Bachini, valutato 30 miliardi (in totale 52,88 milioni di euro). Il portierone è quell’anno l’acquisto più oneroso nella storia della società bianconera, record mantenuto fino al 2016.

#7 Hernan Crespo

L’avevamo già chiamato in causa con l’operazione Mendieta. Sì, perché Gaizka è il secondo acquisto più costoso nella storia della Lazio: al primo posto c’è l’attaccante argentino Hernan Crespo. Crespo nel 2000 ha 25 anni, gioca nel Parma e con i ducali vince Coppa Italia, coppa Uefa e Supercoppa Italiana. La Lazio con il tricolore sul pezzo investe ben 110 miliardi di lire (56,81 milioni di euro) per aggiudicarsi el Valdanito. Il suo trasferimento risultò essere il più costoso nella storia del calcio mondiale, seppur per pochi giorni: nello stesso mese, infatti, il portoghese Luis Figo viene acquistato dal Real Madrid per 143 miliardi di lire.

#6 Edison Cavani

Edinson Cavani si è affermato come uno dei giocatori più prolifici d’Europa. È passato dal Napoli al PSG nel 2013 ed è adesso parte di quello che è probabilmente il miglior attacco d’Europa. Il suo trasferimento da 64 milioni e mezzo di euro adesso sembra un affare se si pensa al mercato gonfiato ed Edison, attualmente, è il miglior marcatore nella storia del club transalpino. Scommesse calcio oggi vedono il PSG tra i favoriti per la conquista della Champions League in quanto possono disporre anche della star brasiliana Neymar per rinforzare il loro attacco. Dai uno sguardo all’infografica per vedere i maggiori ingaggi della Serie A.

#5 Kakà

Mezzo milione in più rispetto all’affare Cavani – PSG, in quinta posizione c’è la cessione di Kakà nel 2009 al solito Real Madrid che, ciclicamente, mette piede nel supermercato Italia. Kakà, figliol prodigo del Milan, già promesso a gennaio al Manchester City decide di rimanere in rossonero, ma la cessione è solo rimandata e approda così nell’universo Galacticos assieme a Cristiano Ronaldo. La faraonica campagna acquisti del Real Madrid di Florentino Perez continuò con l’ingaggio del francese Karim Benzema dal Lione per 35 milioni, degli spagnoli Raul Albiol dal Valencia, Alvaro Arbeloa e Xabi Alonso dal Liverpool e Esteban Granero dal Getafe.

#4 Zlatan Ibrahimovic

Zlatan nella sua ossessiva ricerca di vincere la Champions League, dopo aver dominato in Italia prima con la Juventus e poi con l’Inter accetta il passaggio al Barcellona, nella stessa estate del doppio colpo merengues Kakà – Cristiano Ronaldo. La società spagnola paga 46 milioni di euro all’Inter più la cessione del camerunese Eto’o, valutato 20 milioni. Inizialmente è previsto anche il prestito per un anno del bielorusso Hleb, con diritto di acquisto da parte dei nerazzurri per 10 milioni, ma è saltato, e quindi il Barcellona versa altri 3 milioni circa per concludere l’affare per una valutazione totale di 69.5 milioni di euro.

#3 Zinedine Zidane

L’avevamo già accennato. Eccoci al gradino più basso del podio. Sua maestà Zinedine Zidane che nel 2001 si trasferisce dalla Juventus al club Real Madrid che, per averlo tra le sue file sborsa 150 miliardi di lire (77,5 milioni di euro), realizzando il più costoso trasferimento di un giocatore nella storia del calcio fino a quel momento. Con i bianconeri, il talento francese gioca complessivamente 212 partite e segna 31 gol, di cui 24 in Serie A.

#2 Gonzalo Higuain

Tra acquisti e cessioni, sul podio c’è sempre la Juventus. Gonzalo Higuain, a modo suo, ha segnato la storia della Serie A: arrivato in Italia nel 2013, comprato dal Napoli per sostituire proprio Cavani, el Pipita nella stagione 2105-2016 fa il botto. Entra nella top ten dei migliori marcatori della storia del Napoli, toccando quota 70 reti complessive;  va a segno per sei giornate consecutive, eguagliando la striscia positiva di Maradona nella stagione 1987-88; supera  Cavani per gol segnati in una stagione, fino ad allora il miglior cannoniere stagionale nella storia degli azzurri e il 14 maggio, nel 4-0 dell’ultima giornata contro il Frosinone, realizza la tripletta che gli consente di chiudere il campionato con 36 reti in 35 partite, vincendo la classifica marcatori e superando il record assoluto di reti in un singolo campionato italiano, fino ad allora detenuto da Nordahl nella stagione 1949-50, ed eguagliando inoltre quello di Rossetti che resisteva dal 1928-29, quando il campionato si disputava a più gironi. Con questo bigliettino da visita niente male, la Juventus decide di fare follie e sborsa ben 90 milioni di euro per averlo. Il suo trasferimento è il più costoso nella storia della Serie A.

#1 Paul Pogba

Ma se la Juventus ha potuto sborsare questa cifra è perché nella stessa sessione di mercato, nell’estate 2016, il Manchester United bussa alla porta dei bianconeri per riportarsi a casa il gioiellino Pogba lasciato partire troppo in fretta. La cifra è da capogiro: per riacquistare a titolo definitivo il suo ex calciatore, il club inglese sborsa una somma complessiva di 105 milioni di euro. In Italia si rompe il muro dei 100 milioni di euro per un’operazione di mercato. Si tratta in quel momento del trasferimento più oneroso nella storia del calcio, superato l’estate successiva dai 222 milioni sborsati dal PSG per Neymar.

Momento d’oro per il giovane portiere del Milan, Gianluigi Donnarumma, che oltre a difendere la porta del suo Milan senza subire gol, viene ufficialmente considerato il più promettente tra i 50 migliori under 20 d’Europa.

Primo posto per il nostro portiere italiano che si aggiudica il primato nella classifica stilata dal CIES Football Observatory, che ha tenuto conto dei minuti di gioco, in relazione al livello del campionato e ai risultati ottenuti in carriera con i rispettivi club.

Per il portiere classe 1999 è una grande risultato essere davanti anche a giocatori come Alban Lafont, portiere del Tolosa, e di Kylian Mbappé, pluripagato giocatore del Paris Saint Germain.

A soli 18 anni Donnarumma è già una stella del calcio italiano, le cui performances sono riconosciute a livello internazionale. Ben 5 stelle per lui, che è stato anche battezzato da più parti come il nuovo Buffon e che si sta rivelando un giocatore davvero meritevole.

Ma in questa classifica figurano anche altri 4 nomi di calciatori che giocano in Italia e che, pur non avendo lo stesso punteggio di Donnarumma, rientrano tra i 50 under 20 migliori d’Europa.

Si tratta di Manuel Locatelli, 4 stelle, anche lui della squadra milanista, che occupa il tredicesimo posto, seguito da Giulio Maggiore, con tre stelle, centrocampista dello Spezia al trentunesimo posto. Poi troviamo Yann Karamoh dell’Inter che si trova alla posizione numero 39 seguito nella posizione successiva da Marco Varnier, del Cittadella.

Ecco tutte le 50 posizioni del ranking europeo:

E’ il Milan, dunque, la squadra che più di altre si gode i vantaggi  di avere nel proprio team questi giocatori il cui livello è ritenuto molto alto, soprattutto se messo al confronto con altri club europei. E per l’Italia è una grande soddisfazione che, su 50 giovani giocatori, tra i migliori ci siano anche ben 5 nomi che portano in alto il nome del calcio nostrano.

Nel corso della conferenza stampa della vigilia di Juventus-Barcellona, il centrocampista blaugrana Ivan Rakitic ha speso delle splendide parole nei confronti di Gigi Buffon. Rakitic, che andrà ai Mondiali con la sua Croazia, ha assistito attonito alla mancata qualificazione dell’Italia dopo lo 0-0 con la Svezia. Il centrocampista croato è stato particolarmente colpito dalle lacrime Buffon che non potrà giocare l’ultimo Mondiale della sua carriera, tanto da essere disposto a cedergli il suo posto:

“Vedere Buffon piangere dopo i playoff persi mi ha commosso. Non è giusto che un portiere che ha fatto la storia chiuda la carriera in nazionale così, potessi gli darei il mio Mondiale. Dovrebbe andarci al mio posto. Se chiedi a un bambino di disegnare la formazione ideale, il numero uno è lui. Quando lo vedi in quelle condizioni, come dopo la partita con la Svezia ti viene voglia di stargli vicino, di qualunque squadra tu sia. Avrei voglia di dirgli ‘vai tu al io posto al Mondiale“

Questa la risposta di Buffon:

“Caro Ivan Rakitic, come portiere potrei provare a giocare, ma giocare da centrocampista al tuo posto, nella Croazia, potrebbe non essere una grande idea: lo dico nel tuo interesse. Scherzi a parte, le tue parole sono state un dono splendido. Grazie a te e a Jordi Alba: la mia maglia è pronta per voi“.