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3 dicembre 2017 – 3 dicembre 2018. Da quel 2-2 incredibile tra Benevento e Milan è successo di tutto. Dalla prima panchina in Serie A per Gattuso, dato sin da subito per spacciato, al gol al 95’ del portiere Alberto Brignoli, di testa, come prima di lui avevano fatto  Michelangelo Rampulla e Massimo Taibi. Il gol pazzo allo scadere che diede il primo punto in Serie A alla squadra campana dopo 14 sconfitte consecutive.

In tutte le lingue, da tutte le angolazioni, la rete del portiere di Trescore Balneario, diecimila abitanti in provincia di Bergamo, ha fatto il giro del mondo e racchiude in sé le stranezze del calcio che tanto appassionato i tifosi, ma anche la stramba e complicata stagione del Benevento: Brignoli, nella stagione 2017-2018, ha collezionato 13 presenze a singhiozzo spesso in panca per fare il posto a Puggioni e a Belec.

Dopo 365 giorni lo scenario è completamente mutato. Dopo essere diventato il terzo portiere, dopo Michelangelo Rampulla nel 1992 e Massimo Taibi nel 2001, a siglare una rete su azione in Serie A, l’estremo difensore classe 1991, nell’estate 2018 è rientrato alla Juventus prima di essere ceduto definitivamente al Palermo, scendendo quindi in Serie B. In rosanero ha esordito il 5 agosto nel secondo turno di Coppa Italia contro il L.R. Vicenza rendendosi protagonista nel vittorioso epilogo ai tiri di rigore, dopo il 2-2 dei tempi regolamentari, con due parate.

Dopo aver girovagato  negli anni precedenti tra Ternana, Sampdoria, Leganés in Spagna e poi Perugia, Brignoli a Palermo sta provando a trovare continuità: in 14 giornate nella serie cadetta, ha difeso i pali dei siciliani in 13 occasioni e lo scorso 30 novembre ha rincontrato, da avversario, proprio il Benevento.

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Una serie di incastri e piacevoli coincidenze a distanza esatta di un anno: infatti la sua rete prodigiosa contro il Milan è stata scelta come candidata al “gol più bello del campionato”, un premio organizzato dall’AIC, l’Associazione italiana calciatori, che nella serata del Gran Galà del calcio di lunedì 3 dicembre, al Megawatt Court di Milano, premia i migliori giocatori della scorsa stagione e, per la prima volta, anche la realizzazione più bella: al contrario di tutti gli altri riconoscimenti assegnati nel corso della serata, questo è l’unico in cui il risultato è determinato dalle preferenze dei tifosi, chiamati a scegliere tra 12 gol.

Sul sito ufficiale, Mauro Icardi con la rete segnata il 18 marzo contro la Sampdoria è al 24% di preferenze e subito dopo c’è proprio l’ex portiere del Benevento con il 18% di voti, seguito da Suso (rete da fuori area contro l’Udinese) con il 14%.

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Anche contro il Dudelange, in Europa League, Gennaro Gattuso era sulla graticola. Anche prima di iniziare a giocare, figurarsi quando la formazione lussemburghese è passata addirittura in vantaggio a San Siro. Ma Gattuso, sulla panchina del Milan, è sempre in discussione più di quanto non lo erano tutti i predecessori passati sotto l’era di Berlusconi. Ogni giorno detrattori, giornalisti, opinionisti, fini strateghi etichettano QUEL giorno come l’ultimo da mister in panca al Milan.

Ma Gennaro Gattuso, che ha ritrovato la sua casa e la sua famiglia, cinque anni dopo aver lasciato il calcio da calciatore, il 27 novembre ha chiuso il suo primo anno da allenatore rossonero. Ora più ora meno quando Vincenzo Montella fu salutato e invitato a lasciarsi alle spalle la sede di Milanello. In un anno, nel club meneghino è successo di tutto, ma veramente di tutto, sono cambiati anche i vertici dirigenziali, ma quell’ometto ingrugnito è ancora saldamente attaccato ai suoi giocatori, al suo stadio e ai suoi tifosi. Quelli più sanguigni lo capiscono e lo supportano, ma poi c’è anche la Milano naif che, nonostante l’ingiallirsi degli anni, crede ancora allo champagne.

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Spacciato a luglio, anzi no, spacciato domenica 3 dicembre 2017, alla prima partita, dopo il 2-2 contro il Benevento del gol di Brignoli, il portiere, al 90’. Poi ovviamente con le valigie in mano anche l’estate dopo e chissà, magari anche l’estate prossima. Ma i numeri raccontano altro: 67 punti messi insieme nella sua gestione, da quel punticino misero a Benevento, in un anno solare sono 62 punti (22 nella stagione 2018-2019), il terzo miglior rendimento in Serie A dietro le inarrivabili Juventus e Napoli. Significherebbe Champions League, significherebbe sgomitare contro Roma, Lazio, Inter e, tenendo anche botta, uscirne davanti.

Davanti a lui son passate proprietà cinesi e l’avvicendamento Elliott; fuori il duo Fassone-Mirabelli, dentro Leonardo-Maldini. Ha tenuto stretto l’ambiente nonostante la telenovela (o soap opera) Bonucci, da capitano e leader a uno che saluta tutti e se ne va dopo un anno. Dopo un anno Gattuso si è ritrovato con addosso anche la sentenza Uefa e i conti che ora non tornano, ora tornano, c’è Higuain, ma c’è anche Cutrone che a suon di schiaffi dell’allenatore calabrese sta venendo su davvero bene.

Lui continua a lavorare, nonostante la caterva di infortuni. In dodici mesi è cambiato tutto al Milan, ha avuto in mano 35 giocatori, a guardare indietro nessuno gli avrebbe dato un mese di vita dopo la figuraccia allo stadio Ciro Vigorito. Ma in realtà ci sono ancora molti che non gli darebbero nemmeno un giorno, adesso.

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