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Francia-Brasile. Accostare queste due Nazionali quando si parla di calcio è far lievitare i ricordi di una sfida classica del calcio mondiale. Giocatori leggendari di epoche differenti in epiche battaglie che ancora oggi ricordiamo in istantanee iconiche. Come la doppietta di Zinedine Zidane in quel 3-0 del 1998 che consegnò alla Francia la prima storica Coppa del Mondo.

E anche le giocatrici francesi, che proprio in casa stanno vivendo questa esperienza mondiale, vorrebbero replicare il successo di 21 anni fa in quello che è senza dubbio l’ottavo di finale più entusiasmante di Francia 2019. Da un lato la Nazionale che ha superato il proprio girone come prima e a punteggio pieno; dall’altro le brasiliane che sono arrivate terze nello stesso raggruppamento dell’Italia e che, pur avendo preso parte a tutte le otto edizioni, non hanno mai sollevato il trofeo.

Per caricare d’adrenalina il match in programma domenica 23 giugno alle 21 allo Stade Oceane di Le Havre, la Fifa ha chiesto alle Blues cosa rappresenta per loro giocare contro la Seleçao:

Amandine Henry, centrocampista e capitano

La squadra femminile brasiliana ha una buona cultura calcistica: è nei loro geni. Francia-Brasile sicuramente attira attenzione mediatica tra giornali e appassionati e noi dobbiamo assicurarci di essere altrettanto all’altezza in campo. Da tifosa, Francia 1998 è un ricordo pieno d’affetto: ho visto la finale a casa e poi sono uscita a festeggiare con i bambini che abitavano nella casa accanto alla mia. E’ un ricordo meraviglioso come supporter, ma ora voglio avere un ricordo bello anche come giocatrice.

Griedge Mbock Bathy, difensore

Ripensiamo tutti alle sfide precedenti tra Francia-Brasile, sia nel calcio maschile che femminile. Le abbiamo già affrontate e sappiamo che sono una squadra con un potenziale enorme e grandi giocatrici. Si sono comportate bene in questo torneo e non deve ingannare il terzo posto: Marta è una grande giocatrice ed è stata nominata miglior giocatrice dell’anno in numerose occasioni. Lei sicuramente è un’avversaria durissima.

Viviane Asseyi, attaccante

Quando la gente dice Francia-Brasile io penso subito al 1998 perché quella partita mi ha fatto scoccare la scintilla per diventare calciatrice. Ora, 21 anni dopo, la gente dice “Francia-Brasile” parlando della partita in cui ci sarà anche io, ed è fantastico.

Aissatou Tounkara, difensore

Siamo stati abbastanza fortunati ad avere una partita così entusiasmante agli ottavi, al di là dei pronostici.

Eugenie Le Sommer, attaccante

Francia-Brasile evoca il calcio stesso. Anch’io penso alla finale del 1998, al 3-0: sono stati momenti grandiosi che abbiamo vissuto in tutto il Paese e rimangono impressi nella mente. Grandi ricordi indelebili.

Corinne Diacre, allenatrice

No, non è solo una partita leggendaria del passato: è l’ottavo di finale di Francia 2019 femminile.

Una settimana di pausa, poi l’appuntamento è già segnato in rosso sul calendario. L’Italia femminile di Milena Bartolini tornerà in campo mercoledì 25 giugno allo Stade de La Mosson di Montpellier per disputare gli ottavi di finale del Mondiale. Tutto ancora da decifrare l’avversario delle azzurre che hanno conquistato il primo posto nel girone C, nonostante la sconfitta indolore contro il Brasile. Determinante è stata la differenza reti a favore di Bonansea e compagne (+5 totale, Australia e Brasile +3).

Le possibile avversarie

Nei giorni di riposo le azzurre attenderanno la prossima squadra sfidante, ovvero una tra Nigeria e Cina. Le africane sono terze nel gruppo A, a quota tre punti in tre partite, ma non hanno ancora la matematica certezza del ripescaggio. Nel caso in cui la Nigeria non dovesse raggiungere gli ottavi, all’Italia toccherebbe la Cina, eventuale terza classificata nel gruppo B. Se le cinesi dispongono di una difesa blindata con un solo gol subito con la stella Wang Shuang del Psg, le nigeriane fanno della imprevedibilità un loro marchio di fabbrica. Se si qualificassero agli ottavi disporrebbero di Asisat Oshoala, talento del Barcellona con un passato anche nel Liverpool e nell’Arsenal.


Superato lo scoglio ottavi, le azzurre ai quarti incontrerebbero la vincente di un ipotetico ottavo tra Olanda o Canada e Inghilterra o Giappone. Da cerchiare in rosso come pericolo numero 1 sono le tulipane campionesse d’Europa e le asiatiche vincitrici nel 2011 e terze nel 2015. Ma si sta andando troppo in là con i calcoli e l’immaginazione. Milena Bertolini sa che lo scoglio da superare ora si chiama ottavi di finale.

La mina vagante del Girone C, alla fine, è stata proprio l’Italia. Ribaltando i pronostici della vigilia che vedevano Brasile e Australia più indirizzate a superare il gruppo e accedere agli ottavi, le ragazze della ct Milena Bertolini hanno chiuso in testa al raggruppamento, con 6 punti, gli stessi delle due compagini, ma a premiare sono stati gli scontri diretti e la differenza reti. Il Brasile, dunque, accederà agli ottavi come migliore terza nonostante la vittoria per 1-0 di rigore firmato da Marta. Nell’altra partita l’Australia trascinata da una poderosa Samantha Kerr ha demolito la Giamaica per 4-1.

Italia – Brasile 0-1 (qui sintesi completa)

Niente en-plein per l’Italia nel raggruppamento C dei Mondiali femminili. Dopo le prime due vittorie di fila, nella terza ed ultima giornata della fase a gironi, le azzurre rimediano un ko di misura con il Brasile (1-0), ma chiudono comunque al primo posto nel girone. Decide un calcio di rigore di Marta, ma è una sconfitta del tutto indolore per le ragazze di Bertolini, che nonostante l’arrivo a pari punti con Australia e le stesse brasiliane, si qualificano comunque agli ottavi di finale da prime, vista la differenza reti migliore rispetto alle altre due selezioni.

 

Australia – Giamaica 4-1

Sam Kerr trascina l’Australia al successo contro la Giamaica: a Grenoble l’attaccante australiana ha siglato quattro gol (due per tempo), necessari per piegare la nazionale africana ma non per scalzare l’Italia dal primo posto nel girone. La nazionale allenata da Ante Milicic aveva bisogno di vincere con 5 gol di scarto e sperare in un successo del Brasile per due reti di scarto contro le Azzurre. Alla fine Kerr e compagne si devono accontentare del secondo posto e il prossimo 22 giugno se la vedranno in ottavi di finale a Nizza contro la Norvegia (seconda nel gruppo A dietro la Francia).

La serata di grazia di Samantha Kerr inizia al minuto 11, quando l’attaccante dei Chicago Red Stars segna con una gran torsione di testa. Il raddoppio della numero 20 australiana arriva al 42′, sempre di testa. Nella ripresa Solaun accorcia le distanze per la Giamaica, segnando il primo gol della nazionale africana nel torneo. Le giamaicane sfiorano in un paio di occasioni il pareggio prima del “Kerr bis”: la numero 20 Ausse segna ancora al 69′ e poi all’83’, sfruttando una clamorosa papera del portiere. Australia seconda dopo il ko iniziale con l’Italia: ad aspettare Kerr e compagne in ottavi c’è la Norvegia.

Sconfitta indolore per le azzurre contro il Brasile che passano da prime e volano agli ottavi dopo 28 anni.
Un rigore molto dubbio, trasformato dalla bomber Marta, ha permesso alle sudamericane di qualificarsi agli ottavi di finale da terza con sei punti.


Le azzurre hanno giocato una buonissima partita contro una nazionale comunque molto forte. Le ragazze hanno tenuto testa al Brasile, ma nel secondo tempo si è sentita un po’ di stanchezza.

Sono stati 90 minuti in cui le due squadre si sono affrontate a viso aperto e peccato per qualche errore di troppo nell’ultimo passaggio per le azzurre che sarebbero potute diventare grandi occasioni da rete.


Al di là della sconfitta, rimane la buona prestazione della difesa e del portiere Giuliani che ha compiuto un vero e proprio miracolo su Debinha al 16esimo del primo tempo.
Alla mezz’ora è stato annullato (giustamente) un gol all’Italia: Girelli ha trasformato in posizione di fuorigioco. Ma la vera pallagol arriva ai piedi di Bonansea che non riesce ad angolare bene e si ‘ fatta parare il tiro dal portiere Barbara.

Nel secondo tempo un po’ più Brasile, ma è semplicemente l’episodio dubbio del rigore che ha permesso alle verdeoro di vincere il match. Nota da sottolineare è il 17esimo gol realizzato da Marta in Coppa del Mondo, superato anche il tedesco Klose (16).


Si qualifica agli ottavi anche l’Australia. Le Matildas hanno superato la Giamaica per 4-1 (grazie al poker di Sam Kerr). Lo scontro diretto vinto contro il Brasile ha permesso alle oceaniche di piazzarsi come seconda.

ITALIA (4-3-1-2)

Giuliani; Guagni, Gama, Linari, Bartoli (70′ Boattin); Galli, Giugliano, Cernoia; Girelli (77′ Mauro); Giacinti (62’ Bergamaschi), Bonansea.

BRASILE (4-4-2)

Barbara; Leticia Santos (75′ Poliana) , Kathellen, Monica, Tamires; Ludmila, Andressinha, Thaisa, Debinha; Marta (83′ Luana), Cristian (64’ Beatriz).

Il Brasile, meravigliosamente il Brasile. L’eterna sfida pallonara tra l’Italia e i verdeoro si rinnova questa volta anche nel calcio femminile. La terza giornata del gruppo C mette di fronte a Valenciennes le azzurre di Milena Bartolini contro le carioca allenate dal ct Vadao. Una sfida affascinante anche in rosa tra due formazioni che, a livello femminile, sono ancora all’asciutto nell’albo d’oro iridato. Il Brasile ha centrato solo un secondo posto nel 2007 (sconfitta in finale dalla Germania) e un terzo piazzamento nel 1999.

Dove vederla

Ore 21, su Sky Mondiali e su Rai Uno.

Come ci arrivano

L’Italia arriva alla terza partita del girone in gran forma. Due vittorie su due contro Australia e Giamaica, primo posto a punteggio pieno e morale a mille. L’entusiasmo per le azzurre ha contagiato tutto il Paese e c’è grande attesa per un match che potrebbe consegnare alla Nazionale il primo posto matematico. Già qualificate alla fase successiva, all’Italia basta un pari per il primato aritmetico.

Il Brasile è secondo in classifica a 3 punti, a pari merito con l’Australia. Potrebbe bastare anche un punto dando un’occhiata all’altro match tra gli oceanici e la Giamaica. Ma per essere tranquille le verdeoro dovrebbero vincere con due gol di scarto per evitare il terzo posto e la Francia agli ottavi di finale.

Le dichiarazioni pre partita

Milena Bertolini:

La partita contro la Giamaica è stata molto impegnativa, c’è un po’ di stanchezza. C’è motivazione in vista della sfida col Brasile. Piazzamento? C’è un enorme differenza tra arrivare prime, seconde o terze. Se si arriva terze dovremo affrontare delle superpotenze. Italia-Brasile è una partita dal fascino incredibile, è nella storia del calcio. Per noi giocarla è il massimo e credo dal punto di vista simbolico, oltre che del risultato, sia una sfida molto importante

Le probabili formazioni

ITALIA (4-2-3-1): Giuliani; Guagni, Gama, Linari, Bartoli; Galli, Giugliano; Cernoia, Girelli, Bonansea; Mauro. Ct: Bertolini

BRASILE (4-4-2): Barbara; Leticia Santos, Kathellen, Monica, Tamires; Andressa, Andressinha, Thaisa, Debinha; Marta, Cristiane. Ct: Vadao

Arbitro: Lucila Venegas (Messico)

 

 

Il calcio femminile negli ultimi anni ha fatto passi da gigante in Brasile per considerazione e dignità. Come raccontato, molto è stato ispirato dal talento di Marta, ma questo progresso non si sarebbe mai potuto concretamente realizzare senza le solide basi poste dalla precedente generazione di calciatrici.

Alla guida di questo grande e pionieristico gruppo c’era un altro talento, un altro numero 10, Sisleide Lima do Amor, meglio nota come Sissi che, proprio come Marta e molte altre colleghe, ha iniziato a giocare per strada con i ragazzi delle favelas: «Qualsiasi cosa io la vedevo come una potenziale palla da calciare, dalle arance ai calzini arrotolati fino ad arrivare alle teste delle bambole», ha detto l’ex-talentuosa centrocampista che oggi ha 52 anni ed è allenatrice. Ha lasciato casa a 14 anni per provare a vivere di calcio, una scelta che l’ha ripagata nonostante fatiche e sofferenze.

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Una carriera vissuta per 25 anni con l’apice raggiunto indossando la maglia verdeoro nel Mondiale del 1999, quello americano, concluso con il terzo posto del Brasile che, pur avendo partecipato in tutte le edizioni della Coppa del Mondo, non ho ancora sollevato l’ambito trofeo iridato. Nel Mondiale a stelle e strisce, Sissi venne premiata con la scarpa d’oro – assieme alla cinese Sun Wen – come riconoscimento per aver vinto la classifica dei cannonieri con 7 reti, due dei quali proprio contro l’Italia.

Ma c’è un gol che racchiude la grandezza di questa giocatrice:  al Jack Kent Cook Stadium di Landover, il 1° luglio 1999, è in programma il quarto di finale tra Brasile e Nigeria. Una partita spettacolare, rocambolesca e piena di colpi di scena con la Seleção che va sopra 3-0 dopo 35’, ma si fa incredibilmente raggiungere nel secondo tempo con la Nazionale africana che segna il gol del 3-3 a cinque minuti dal termine con Egbe. Si va così ai supplementari dove vige la regola infima e infame del golden goal (in vigore dal 1994 al 2003): al minuto 104, Sissi si prende l’incarico di calciare una punizione dalla distanza, piazzata sul lato alto del campo. Quando tutti pensavano a un cross, la numero 10 ha fatto partire un sinistro tanto delicato quanto beffardo che si è insaccato in rete dopo aver toccato il palo destro. Nella storia dei Mondiali femminili questo sarà ricordato come il primo e unico incontro decido con il golden goal.  

 

Al di là del terzo posto, Sissi&Co. hanno seminato il terreno per gli anni avvenire, aprendo così la strada alle medaglie d’argento alle Olimpiadi di Atene 2004 e Pechino 2008 e un secondo posto ai Mondiali del 2007. Dopo le apparizioni in tre edizioni della Coppa del Mondo femminile (1991, 1995 e 1998) e due Olimpiadi (1996 e 2000), nel 2001 Sissi si trasferì negli Stati Uniti, continuando a stupire per il suo gioco e la sua voglia di incantare: Ho avuto tanto dal calcio e mi sento in dovere di restituire qualcosa», ha detto l’icona Canarinha, che nel 2009 e all’età di 42 anni si è messa in luce con la squadra statunitense FC Gold Pride, dove ha assunto l’incarico di vice-allenatrice per uno stagione. «Il calcio è la mia vita, semplicemente non riesco a immaginare di fare altro».

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Chi l’ha detto che negli anni dispari non ci sono Mondiali o Europei? Basta dare un’occhiata al torneo iridato in Francia tutto al femminile. L’entusiasmo, la passione e qualità delle calciatrici stanno conquistando anche i palati più diffidenti. L’Italia di Milena Bartolini, ad esempio, con le due vittorie contro Australia e Giamaica ha calamitato l’attenzione degli appassionati di casa nostra. D’altra parte, così come accade per gli altri sport, il calcio maschile e quello femminile seguono le stesse regole. Eppure c’è ancora qualche piccola divergenza stilistica che separa i due mondi. Ad esempio: come ci si comporta con le stelle sulle magliette?

Eh sì, perché le stellette sulle divise nazionali sono il simbolo dei campionati mondiali vinti nelle edizioni maschili. Ma ciò vale anche per le maglie delle rappresentative rosa?

Gli Usa sono una superpotenza nel calcio femminile mentre in quello maschile sono degli eterni incompiuti. E così sulle maglie delle ragazze compaiono le tre stelle che ricordano le edizioni mondiali vinte, mentre sulle divise degli uomini non c’è nulla.

Per l’Italia accade il contrario. Il miglior risultato delle donne è un quarto di finale nel 1991. Per cui sulle maglie compare solo il tricolore, senza le quattro stelle della divisa al maschile. Però sui pantaloncini e sulla tenuta ufficiale dello staff le stelle compaiono.

La Francia non ha alcuna stella non avendo finora vinto alcun Mondiale, mentre i colleghi uomini sono a quota due dopo i successi a Francia ’98 e Russia 2018. Il Brasile, infine, la optato per una scelta uniforme su entrambe le magliette. Le cinque stelle dei mondiali maschili vinti fanno capolino sia sulla divisa degli uomini che su quella delle donne.

Il 27 settembre 2007, in una calda e afosa notte a Hangzhou, in Cina, la Nazionale femminile americana è entrata nel Dragon Stadium forte di un’imbattibilità che durava 51 partite. Sì, esattamente 51 incontri senza subire una sconfitta. Quasi tre anni in cui hanno schiacciato chiunque davanti al loro cammino conquistando il titolo olimpico nel 2004 da aggiungere in bacheca assieme alle due Coppe del Mondo  dell’ultimo decennio del millennio.

In semifinale, contro le statunitensi c’erano le giocatrici del Brasile che, come i rispettivi omologhi maschili, negli ultimi tempi stavano e stanno sentendo la pressione delle aspettative dei proprio tifosi: dall’esaltazione alla frustrazione, da essere riconosciute a livello globale come le migliori giocatrici per espressione di gioco e talento, sul campo la storia dice invece che, in otto edizioni di Mondiali, le brasiliane non hanno ancora alzato un trofeo al cielo. Ma quel 27 settembre 2007, nonostante la corazzata americana, per la Seleção il sogno sembrava più raggiungibile.

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L’autogol di Leslie Osbourne e l’espulsione della centrocampista Shannon Boxx, che hanno mandato gli Stati Uniti negli spogliatoi a fine primo tempo sotto per inferiorità numero e sotto di due reti, hanno destabilizzato l’ambiente, ulteriormente degenerato dalla scelta del ct Greg Ryan di lasciare in panchina la promessa Hope Solo e di affidare i pali alla più esperta e veterana Briana Scurry, la quale solo a mente fredda e a distanza di anni avrebbe potuto ringraziare l’allenatore della scelta per una sola ragione: aver comunque affrontato (e subito due gol da lei) la giocatrice più forte di sempre, Marta.

Marta Vieira da Silva aveva già segnato sei gol ai Mondiali del 2007. Al minuto 79, col il match già fortemente indirizzato sul 3-0 per le brasiliane, la fantasista si fece recapitare palla sul lato sinistro della fascia, poco distante dal vertice alto dell’area di rigore e mentre si trovava spalle alla porta, il difensore Tina Ellerston deve essersi chiesta cosa avesse fatto di male in una vita passata per meritare il compito di fermare l’icona calcistica femminile vivente. Con la palla ancora sospesa a mezz’aria, Marta prima la stoppò di destro e poi con il sinistro se la fece passare dietro la sua schiena; un mezzo sombrero che attanagliò l’americana, incerta e titubante nel capire quello che le stesse succedendo attorno.

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Ma prima ancora di realizzare l’accaduto, Marta era già scappata via, infiammando il pubblico, pronta per fronteggiare Cat Whitehall, 134 partite in 10 anni con la maglia a stelle e strisce, ma sciolta come un ghiacciolo al sole davanti all’ubriacante disinvoltura della brasiliana, affamata di portarsi a casa il gol più bello del torneo: finta di calciare di sinistro, rientrò sul destro con la Whitehall che andò su di giri e perse l’equilibrio, tiro e palle che passò sotto l’attonita Briana Scurry: Marta si  confermò la stella più brillante e luminosa della costellazione femminile.

Contro l’Australia, nel match perso 3-2, nella gara di giovedì 13 giugno ai Mondiali di Francia 2019, Marta – questa volta di rigore – ha scritto un personale record: è la prima giocatrice a segnare in 5 edizioni differenti della Coppa del Mondo. A livello individuale ha vinto cinque FIFA Women’s World Player of the Year (dal 2006 al 2010) e un Best FIFA Women’s Player (2018), per un totale di sei affermazioni come miglior giocatrice del mondo. Nel gennaio 2013 viene nominata tra i sei ambasciatori del Campionato mondiale di calcio 2014 in Brasile al fianco di Amarildo, Bebeto, Carlos Alberto, Ronaldo e Mário Zagallo e, in occasione della cerimonia di apertura delle Olimpiadi di Rio de Janeiro del 2016, Marta è stata una degli otto portabandiera.

 

Espressione pure del mantra “joga bonito”, è forse quella maglia numero 10 verdeoro che rende così speciali chi la indossa: Zico, Ronaldinho, Rivaldo, Kakà e Marta, hanno una missione in terra, divertire conta quanto vincere. Con un elastico, una dribbling, una piroetta. E no, non ci siamo dimenticati di Pelé, ma il suo nome è giusto citarlo solo ora perché per parametrare cosa rappresenta Marta nel calcio e in Brasile vi basta sapere che nel 2015 è diventata la miglior marcatrice (sia femminile che maschile) in assoluto della Nazionale brasiliana superando proprio i 95 gol di O’ Rei.

Prima donna a essere onorata nella mitica Walk of Fame del Maracanã, il suo viaggio, come molte leggende brasiliane, ha avuto inizi umili e difficili. E’ nata a Dois Riachos, città dello stato Alagoas, l’area meno sviluppata in Brasile, con uno dei livelli più bassi di analfabetismo, alto tasso di mortalità infantile e sottostimate aspettative di vita. Dal 1941 al 1979, inoltre, in Brasile era vietato per le donne giocare a calcio e anche post-legalizzazione, la discriminazione era ancora eccessiva e intollerabile non solo all’interno della società, ma come la stessa Marta ha detto, anche all’interno della stessa famiglia.

Al suo apice, il talento brasiliano era davvero impossibile da marcare: chiedere al Canada, durante i giochi panamericani del 2007, che s’è vista una famelica Marta segnare addirittura cinque reti. Ci sono molte lezioni da trarre dalla brillante e nomade carriera di Marta, ma una su tutte merita il gradino più alto: lei è tra le poche elette che hanno trascinato il calcio femminile nella coscienza pubblica attraverso il suo incredibile talento . Ripercorrendo la gloriosa vocazione  dei suoi predecessori maschili, da Garrincha a Ronaldinho, la sua abilità tecnica e le sue imprese funamboliche hanno contribuito a suscitare interesse per il calcio femminile ovunque lei giocasse.Non solo, ha aperto le menti delle donne sia di quelle che vogliono vivere giocando a calcio sia di quelle che dagli spalti fanno il tifo per le loro beniamine.  Attraverso il suo successo pionieristico, Marta ha contribuito a formare la prossima generazione di talenti prodigiosi mostrando loro ciò che si può fare, credendo davvero. Con quasi due generazioni di carriera, una nuova generazione di atlete e ragazze sarà ispirata a provare a fare lo stesso. E questo vale più di qualsiasi trionfo all’interno di un Mondiale. Sì perché, dopo la vittoria per 4-0 nella semifinale del 27 settembre 2007, il Brasile perse la finale 2-0 contro la Germania e mai più si è avvicinata così tanto al primo successo storico.

Incredibile risultato allo Stade de la Mosson di Montpellier, nella settima giornata di Mondiali femminili dove l’Australia vince in rimonta sul Brasile da 0-2 a 3-2. Grande protagonista Chloe Logarzo che rimette in corsa la Nazionale dell’Oceania, nello stesso girone C dell’Italia. Nel girone B, invece, in serata, la Cina ha battuto il Sudafrica per 1-0

AUSTRALIA-BRASILE 3-2

Parte bene l’Australia, sesta nel ranking Fifa, ma Marta porta in vantaggio il Brasile al 27′ con un calcio di rigore che spiazza Williams. Dieci minuti dopo, Cristiane raddoppia di testa su cross di Debora dalla fascia sinistra. Sembra fatta per la vittoria, ma le verdeoro sottovalutano il fattore Logarzo: alla fine del primo tempo la centrocampista serve Foord per il gol che riapre la partita, all’inizio della ripresa la mette dentro direttamente con un tiro-cross. E al 66′, Monica realizza un autogol che, suo malgrado, completa il ribaltone dell’Australia. Ora la classifica dice che le ragazze di Milicic, in attesa di conoscere il risultato di Giamaica-Italia, sono prime a pari punti con il Brasile e con le azzurre. Per l’Italia un successo equivarrebbe praticamente (ma non aritmeticamente) a passare il turno.

Classifica gruppo C: Brasile 3, Italia 3, Australia 3, Giamaica 0.

SUDAFRICA-CINA 0-1

In serata si è invece chiusa la seconda giornata del girone B, quello che si era aperto con la vittoria di misura della Germania sulla Spagna. In una sfida che sostanzialmente avrebbe dato l’ultima speranza di passaggio del turno alla vincente, la Cina è riuscita a strappare i tre punti in un match contratto contro il Sudafrica: a spostare gli equilibri è bastato il bel gesto tecnico di Li Ying, molto abile ad allungare il sinistro e deviare al volo un lancio profondo di Zhang Rui. Lunedì la sfida tra le asiatiche e la Spagna avrà il sapore di scontro diretto per l’accesso agli ottavi di finale.

Classifica gruppo B: Germania 6, Spagna 3, Cina 3, Sudafrica 0.

È già una partita da dentro o fuori per l’Australia che contro il Brasile è costretta a vincere se vuole ancora sperare nella qualificazione agli ottavi di finale del Mondiale femminile in Francia. Siamo nel gruppo C quello dell’Italia che domani affronta la Giamaica.

Non è certo la prima volta che le Matildas sfidano la Seleção in un Campionato del Mondo: per ora i numeri sono dalla parte delle brasiliane con due vittorie su tre.

Per la partita di oggi sicuramente l’attaccante Sam Kerr cercherà di mettere in difficoltà il Brasile come ha già fatto in passato.

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L’esultanza della Kerr dopo il gol contro l’Italia

In effetti se facciamo un salto nel 2018, l’Australia ha battuto le Seleção nel Torneo delle Nazioni. Un secco 3-1 per le Matildas con un prestazione maiuscola della 28enne Kerr, autrice di una rete.

In ordine cronologico l’ultimo successo è proprio delle oceaniche e potrebbe far ben sperare per il match di quest’oggi. Durante il Mondiale 2015 a Moncton, in Canada, il gol di Simon al minuto 80 ha dato il via libera per il passaggio dal turno successivo; una beffa per le sudamericane che comunque hanno sempre avuto un buon organico (c’era anche Formiga).

Due vittorie brasiliane risalgono al 2011 e al 2007. In Germania le due squadre sono state nuovamente nello stesso girone e un gol di Rosana al 54esimo regalò il successo alle verdeoro. Scoppiettante, invece, è stato il quarto di finale a Cina2007. Partita terminata 3-2 con un gol della veterana Formiga.