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Era dal 1982, dalla partita persa 2-1 contro l’Algeria, che la Germania non cannava il match d’esordio dei Mondiali. E se a questo ci aggiungiamo che sono gli attuali detentori della Coppa nata dalla mani e dalla mente di Silvio Gazzaniga, ecco che il tonfo contro il Messico (1-0 gol di Lozano al 35’), nel gruppo F, fa ancora più eco.
E’ la notizia di domenica 17 giugno e del quarto giorno dei Mondiali russi, ma se la squadra di Löw è il primo mostro sacro a cadere, non sorride di certo il Brasile che nella partita serale delle 20.00 del gruppo E non va oltre il pareggio per 1-1 contro una Svizzera coriacea e fastidiosa. Così a condurre il gruppo E, dopo la prima giornata, è la Serbia che ha aperto la giornata vincendo 1-0 contro il Costa Rica.

🇨🇷 Costa Rica 0-1 Serbia 🇷🇸 | Gruppo E

E partiamo proprio dal positivo esordio della nazionale balcanica che conquista i primi tre punti del mondiale grazie a una pennellata su punizione, verrebbe da dire, del solito Aleksandar Kolarov. Il terzino della Roma, vedendo il tanto gioco poco concretizzato dei suoi compagni, decide di fare tutto da solo e di scavalcare barriera e trafiggere Keylor Navas al 56’. Nel bene e nel male sono gli “italiani” a farsi notare: Adem Ljajic è nel suo giorno in cui scende in campo con le pantofole; Sergej Milinkovic-Savic è raggiante ed è il vero faro della Serbia. Una rovesciata, tante giocate: la sua classe esplode alla Samara Arena e gli occhi estasiati del globo piombano su di lui. Costa Rica si fa vedere solo all’inizio, poi sono i ragazzi del ct Mladen Krstajić a sciupare in due occasioni nette la rete del raddoppio.

 

🇩🇪 Germania 0-1 Messico 🇲🇽 | Gruppo F

La vittoria del Messico contro la Germania provoca il primo terremoto in Russia…e anche a Città del Messico. Al gol di Hirving Lozano, infatti, si è registrata una scossa provocata dall’euforia incontenibile dei tifosi. Se tutti gli occhi erano puntati verso la porta teutonica per capire se Neuer avesse recuperato, la Germania si scopre con le polveri bagnate in attacco. La Nazionale dell’America settentrionale sfrutta alla perfezione un contropiede letale, Hummels esce scellerato a centrocampo sperando nell’anticipo, Lozano è lucido a controllare palla, a superare Özil e a battere Neuer. Ochoa, come consuetudine, si trasforma e respinge i tiri di Kroos, Özil e compagni. Julian Brandt prova il tiro impossibile e disperato al minuto 89, ma non cambia il risultato.

 

🇧🇷 Brasile 1-1 Svizzera🇨🇭 | Gruppo E

E se la Germania non segna, a trafiggere la Seleçao e gli animi dei tifosi carioca è Steven Zuber, centrale offensivo dell’Hoffenheim che inzucca, al 50’, l’1-1 che intontisce Tite e il Brasile. Il “joga bonito” è durato poco, la pennellata di Coutinho al 20’ è un boato che si sciupa in una partita vissuta tra fiammate, tra Neymar che si becca dieci falli e della resistenza svizzera. E’ un Brasile abbastanza anarchico, dove ognuno ha provato a salvare la patria da solo; un giro a vuoto che lascia la squadra in un mezza agonia in un girone, quello E, che vede la Serbia in testa.

Lunedì 18 giugno si conclude il gruppo F con Svezia – Corea del Sud (ore 14.00, Italia 1). La Corea del Sud non ha un buon ricordo della Svezia, quel 12-0 subito alle Olimpiadi del 1948 rappresenta una delle sconfitte più dolorose nella propria storia e, al contempo, la vittoria più larga di sempre degli scandinavi. Sono quattro in tutto i precedenti tra le due Nazionali, ma nessuno in Coppa del Mondo, dove Svezia e Corea del Sud non si sono mai sfidate. Lo faranno al Novgorod Stadium, chiudendo di fatto la prima giornata del gruppo F inizia con il match tra Germania e Messico.

Alle 17.00 (sempre su Italia 1) è il turno di Belgio e Panama ad aprire il Gruppo G. Una sfida inedita, è il primo incrocio tra la formazione di Martinez e quella di Dario Gomez, che punta a limitare i danni al cospetto di una selezione imbattuta nelle ultime nove partite della fase a gironi dei Mondiali. Per Panama, assieme all’Islanda, è debutto assoluto. Chiude il Girone G, l’altro match in programma Tunisia – Inghilterra (ore 20.00, Italia 1): le due Nazionali tornano a sfidarsi vent’anni dopo l’ultima volta, scendendo in campo alla Volgograd Arena. Un 2-0 a favore degli inglesi arrivato durante il Mondiale di Francia ’98, dopodiché mai più un incrocio.

Le probabili formazioni

Svezia: Olsen; Krafth, Lindelof, Granqvist, Augustinsson; Claesson, Ekdal, Larsson, Forsberg; Berg, Toivonen.

Corea del Sud: Seung-Gyu; Young-Sun, Ban-Suk, Min-Woo; Lee-Yong, Jung, Sung-Yeung, Jo-Hoo; Jae-Sung; Heung-Min, Hwang.

 

Belgio: Courtois; Vertonghen, Alderweireld, Kompany; Meunier, Witsel, De Bruyne, Carrasco; Hazard, Mertens; Lukaku.

Panama: Penedo; Murillo, Baloy, R. Torres, Ovalle; Gomez, Godoy; Barcenas, Cooper, J. Rodriguez; Perez.

 

Tunisia: Mathlouthi; Nagguez, Meriah, Ben Youssef, Maaloul; Sassi, Ben Amor; Badri, Khaoui, Sliti; Khazri.

Inghilterra: Pickford; Walker, Stones, Cahill; Trippier, Henderson, Dier, Young; Alli, Sterling; Kane.

Da un lato Messico, Costa Rica, Stati Uniti, Nigeria e Cina. Dall’altro, Kuwait, Emirati Arabi Uniti, Brasile, Arabia Saudita e Sudafrica. No, non sono due gironi di chissà quale para-esotica competizione tra Nazionali di calcio, ma sono le squadre che hanno partecipato alle fasi finali di un Mondiale allenate da due autentici giramondo. Se è vero che il calcio è mediamente conosciuto in ogni latitudine e longitudine di questo planisfero, Bora Milutinovic e Carlos Alberto Parreira l’hanno voluto sperimentare sulla propria pelle: il serbo e il brasiliano sono infatti gli unici due allenatori ad aver guidato cinque Nazionali differenti in altrettanti Mondiali.
Inoltre Parreira, che ha portato i verdeoro sul tetto del mondo nel 1994 vincendo contro l’Italia, riprendendo la guida della Seleçao nel 2006, ha partecipato così sei Mondiali, primato assoluto, mentre Milutinovic detiene il record di primo allenatore ad aver portato quattro squadre diverse dopo il primo turno, prima di fallire con la Cina nel 2002.

Globetrotter pallonari, emissari di tattica ed esperienza in Paesi periferia del calcio, i due allenatori hanno vissuto con la valigia sempre chiusa pronta per essere imbarcata verso chissà quale destinazione. Tra club e rappresentanze nazionali, hanno letteralmente allenato ovunque, in tutti i continenti tranne che in Oceania.

Parreira, più legato al suo Brasile (è stato più volte sulla panchina del Fluminense, ma anche San Paolo, Santos, Corinthians e Internacional) si è spostato nel Nord America per allenare i New York MetroStars, è stato in Africa come ct del Ghana, poi in Asia e in Europa come tecnico, a metà degli anni ’90, del Valencia e del Fenerbaçhe. La prima Nazione che traghetta ai Mondiali è il Kuwait in Spagna ’82: al suo debutto, il Paese asiatico ottiene un pareggio per 1-1 contro la Cecoslovacchia e due sconfitte contro Inghilterra e Francia. Nel ’90, in Italia, ci riprova con un’altra asiatica, gli Emirati Arabi Uniti, ma fa peggio, uscendo sempre al primo turno, ma con tre sconfitte su tre nel proprio girone.
La gloria la ottiene nel 1994, nel Mondiale degli States, alla guida del Brasile, mentre quattro anni dopo è nuovamente su un’altra panchina, ancora attratto dalla sfida di portare una Nazionale che non mastica calcio. Parreira porta l’Arabia Saudita a Francia ’98, ma anche qui non va oltre alla prima fase, ottenendo solo un pareggio per 2-2 contro il Sudafrica, squadra che, dopo il ritorno di fiamma con il Brasile nel 2006, allenerà nel 2010 per il Mondiale giocato in casa. Quella coi Bafana Bafana è l’ultima esperienza come allenatore: Il 25 giugno 2010, ha annunciato, infatti, il suo ritiro.

Milutinovic, invece, jugoslavo di nascita, poi serbo dopo la dissoluzione del Paese e, infine, messicano d’adozione, inizia proprio qui la sua carriera di allenatore nel 1977, nel Pumas Unam (suo ultimo club come calciatore) per poi essere scelto come commissario tecnico del Messico per i prestigiosi Mondiali in casa del 1986, dove arrivano fino ai quarti, sconfitti ai rigori dalla Germania Ovest. Milutinovic dimostra di saperci fare con le sfide ardue e pressoché impossibili: quattro anni dopo ci prova con il Costa Rica, non solo portando la Nazionale costaricana ai Mondiali in Italia del 1990, ma toccando gli ottavi di finale persi contro la Cecoslovacchia.
Il suo stile di gioco e il suo modo di allenare, stuzzicano la federazione degli Stati Uniti che, per il Mondiale del ’94, in casa, scelgono proprio lui: a differenza di Parreira, sempre bloccato al primo turno, Bora porta le sue squadre al di là della prima fase. Negli ottavi, incontra proprio il ct brasiliano, che poi vincerà quell’edizione. Stessa sorte con la Nigeria nel 1998 anche se rimarrà nei ricordi la vittoria per 3-2 contro la Spagna, mentre quattro anni dopo, prova l’avventura cinese, ma sulla panchina asiatica fallisce, per la prima volta, il suo accesso al turno successivo.

Milutinovic, che nella sua carriera, ha anche allenato l’Udinese per poi essere esonerato dopo sei sconfitte in nove partite, sulla sua esperienza cinese, raccontò questo aneddoto:

Prima del Mondiale entrai in una chiesa per parlare con Dio. Mi ha chiesto: cosa vuoi, Bora? E ho risposto: segnare come la Francia! E Dio mantenne la parola. Francia e Cina furono, in questo Mondiale, le uniche due squadre a non segnare gol. Certo che io mi riferivo a realizzare gli stessi gol della Francia nel 1998

Ogni Mondiale ha la sua storia ricca di momenti significativi e che sono rimasti indelebili nella memoria degli appassionati.

Tra le curiosità che sono saltate fuori proprio durante un Campionato del Mondo, ci sono sicuramente le esultanze.

Ne abbiamo viste di tutti i tipi e di tutte la sfaccettature ma solo alcune sono entrate di diritto negli annali della Fifa.

In questo viaggio fatto di sorrisi e di urla dopo un importante gol vogliamo partire dal brasiliano Falcao che, nel Campionato del Mondo 1982 in Spagna, ha segnato una rete contro l’Italia. Marcatura seguita da una storica corsa verso la panchina con il sorriso stampato sul volto. L’icona della classica esultanza dopo un gol importante.

Un altro fermo immagine che ricordiamo sicuramente è quello legato al Pibe de Oro al Mondiale di Usa ’94 dopo la rete contro la Grecia. Un’esultanza rabbiosa proprio vicino alla telecamera. Qualche giorno dopo sarà sospeso per doping.

Se vogliamo pensare a qualche esultanza a ritmo di danza, possiamo far riferimento ai Cafeteros. La Colombia, nel Mondiale 2014 in Brasile, ha messo in mostra una danza simpatica che ha fatto appassionare chiunque. James Rodriguez e compagni ad ogni rete realizzata hanno festeggiato con tutto il calore sudamericano.

Dai Colombiani a Fabio Grosso. Due esultanze troppo importanti per l’Italia. Le lacrime dell’ex terzino azzurro, eroe di Germania 2006, sono ancora presenti nei nostri ricordi. Quel “non ci credo” che ha fatto il giro del Mondo in pochi secondi.

Tornando al famoso Mondiale ’94 in Usa, i tre scatenati Mazinho, Bebeto e Romario sono stati protagonisti di una bislacca esultanza: mimare il gesto dello cullare un bambino per ricordare la fresca paternità del centrocampista Bebeto. Ah, adesso il ragazzo è cresciuto…e gioca anche lui a calcio!

Se pensiamo allo sfogarsi con il ballo facciamo riferimento anche ad altre culture, soprattutto anche quelle dell’Africa.

Dalla Nigeria, nel 2002 ci si ricorda delle acrobazie di Julius Aghahowa in particolare nel match contro la Svezia e l’esultanza fatta di 7 capriole mortali.

Altrettanto particolare è stata l’esultanza al Mondiale 1990 in Italia da parte dell’attaccante camerunense, Roger Milla. La punta africana si è avvicinata alla bandierina del calcio d’angolo dello stadio San Nicola dopo la rete segnata contro la Colombia di Higuita.

Anche il Senegal nel 2002 ha mostrato la sua “sregolatezza” nell’esultanza contro la Francia alla partita inaugurale del Mondiale nippocoreano. Il marcatore Bouba Diop ha deciso bene di sfilarsi la maglia e metterla a terra. Insieme ai compagni hanno poi ballato una simpatica danza.

Ma nel cuore degli italiani, grandi e piccini c’è Marco Tardelli. Il centrocampista azzurro che ha messo a segno il 2-1 contro la Germania Ovest si lascia andare in un urlo liberatorio che è rimasto nella mente di tutti. Un mix perfetto tra felicità e rabbia che gli ha permesso di urlare a squarciagola per decine di metri senza sosta. Urlo che è stato accompagnato anche dagli italiani.

È l’8 luglio 2014 e in campo si gioca la semifinale di Coppa del Mondo. Uno contro l’altro si sfidano la squadra del Brasile e quella della Germania. Un match sorprendente dove i tedeschi riescono a primeggiare sugli avversari e dare vita ad un sogno che li porta direttamente in finale, dove poi contro l’Argentina conquisteranno il quarto titolo di campioni del Mondo.

Quel 7-1 dei Mondiali di calcio del 2014, che ha sancito la vittoria della Germania, è un ricordo che ogni tedesco non dimenticherà mai e che fa rivivere momenti di grande emozione. Oggi, grazie ad un dono da parte del Brasile, ogni abitante della Germania può rievocare quell’esperienza mondiale e sognare di tornare indietro nel tempo.

Il museo della federazione tedesca a Dortmund esporrà proprio una delle porte che hanno caratterizzato quella partita. E la decisione viene proprio dal Brasile, che ha fatto questo dono alla Germania per motivi benefici. L’iniziativa, infatti, prevede che con il ricavato delle visite di tifosi e curiosi sarà creato un fondo da usare per realizzare e promuovere progetti sociali in Brasile.

Ludmila Ximenes, responsabile delle relazioni istituzionali dello stadio, ha così motivato questo regalo:

Purtroppo non possiamo cambiare la storia, ma in relazione a quella partita troviamo un modo per avvantaggiare persone provenienti da tutto il Paese con risorse raccolte in Germania che saranno destinate al 100% in progetti sociali in Brasile

Per i brasiliani quella notte del Mineirazo non è affatto uno dei ricordi più belli, ma attraverso questa iniziativa sociale possono almeno trasformare un evento poco piacevole in qualcosa di importante, per dare un senso a quella sconfitta bruciante con un progetto di solidarietà che aiuterà tante persone.

La protagonista in questione è una delle porte del Mineirão, lo stadio che ha messo in scena quella partita storica per tutta la Germania. L’altra, invece, rimarrà al Museo del Calcio di Belo Horizonte. Tutte le maglie della rete, però, saranno divise in pezzi. Per l’esattezza si parla di 8150 frammenti che poi saranno venduti agli appassionati per la cifra di 71 euro. Un prezzo non scelto a caso ma che deriva proprio dal risultato del match!

Attraverso queste vendite e le visite al museo di Dortmund, il Brasile spera di racimolare abbastanza denaro per realizzare le diverse iniziative umanitarie che ha in programma. E, mentre i brasiliani sfruttano la passione per il pallone per dare spazio a progetti sociali, i tedeschi acquistano un cimelio prezioso che rappresenta molto più che una semplice porta di calcio.

Le vittorie, nelle partite di calcio, maturano non solo grazie alle reti degli attaccanti ma anche delle parate dei portieri. Questa regola vale anche nei Mondiali di calcio. Se pensiamo alle parate di Dino Zoff nel 1982 e di Gigi Buffon nel 2006, non possiamo che avere conferma.
Una parata però è entrata di prepotenza nella storia dei Mondiali di calcio.

Messico 1970 e la partita in questione è Brasile – Inghilterra. I carioca sono favoritissimi per la vittoria, tant’è che poi vinceranno il titolo ai danni dell’Italia per 4-1. Tra le fila verdeoro spicca il talento e la forza di Pelé oltre che i gol di Jairzinho. L’Inghilterra invece risponde con una difesa tosta e difficile da penetrare. Nella retroguardia inglese c’è il portiere 33enne, Gordon Banks, estremo difensore dello Stoke City. Da quel giorno il portiere Banks si è fatto conoscere in tutto il mondo.

Al 15esimo minuto, su un cross dalla destra di Jairzinho, Pelé si alza indisturbato e di testa schiaccia la palla all’angolo opposto al portiere inglese. Non si sa come, non si sa il perché, ma il portiere Banks si ritrova sulla zolla d’erba d’impatto della palla. Una specie di carrellata in stile calcio balilla da destra verso sinistra, e il guanto ferma la sfera sulla linea di porta. Il Telstar (il pallone usato al mondiale di Messico ’70) s’inarca oltre la traversa.

Il numero 10 brasiliano rimane di sasso, convinto di aver sbloccato il risultato, ma in quel caso fu il portiere inglese Banks ad avere la meglio. Convinti del gran gesto atletico, i compagni di squadra si complimentarono con il numero 1 britannico, mentre i 70mila dello stadio Jalisco di Guadalajara rimasero meravigliati.

Gordon Banks però non esultò e forse è uno dei suoi rimpianti.

Rimasi a terra seduto accanto al palo con la testa bassa. Nelle foto sembro uno sconfitto, e una foto è per sempre. Ero esausto e se devo dirla tutta non sapevo neppure dove fosse finita la palla. Non mi ero accorto di aver evitato il gol.
Avevo sentito Pelé gridare: Goool. E poi il boato della folla. Non capii nulla fino ai complimenti dei compagni. Fu allora che mi voltai e vidi il pallone sui cartelloni pubblicitari, non in fondo alla rete. Il boato era per me. Cooper mi passò un mano tra i capelli. Pelé disse, Ti odio. Bobby Moore mi fece ridere, Stai diventando vecchio Banksy, un tempo l’avresti bloccata

Come dice il croupier nel gioco della roulette: «Rien ne va plus, les jeux sont faits».  Che sia in un casinò davanti a un tavolo verde o davanti ai tabelloni delle 32 nazionali qualificate ai Mondiali in Russia, oramai i giochi sono fatti. Lunedì 4 giugno è stato il termine massimo messo a disposizione dei commissari tecnici per diramare la lista ufficiale dei 23 convocati. Sono 376 i calciatori convocati, più due in stand-by per valutare il possibile recupero in extremis.
Si entra nel vivo! Ecco la lista completa di tutte le squadre: avete segnato i nomi che prenderanno parte alla spedizione iridata?

🔶 Arabia Saudita

  • Portieri: Al Owais, Al Mosailem, Al Mayouf
  • Difensori: Al Harbi, Al Shahrani, AL Breik, M. Hawasawi, O. Hawsawi, Om. Hawsawi, Al Bulaihi
  • Centrocampisti: Al Khaibari, Al Khaibri, Otayf, Al Jassim, AL Mogahwi, Al Faraj, Kanno, Bahebri, Al Dawsari, Al Shehri, Al Muwallad
  • Attaccanti: Al Sahlawi, Assiri
    CT: Pizzi

 

🔶 Argentina

  • Portieri: Caballero, Armani, Guzmán
  • Difensori: Mercado, Ansaldi, Otamendi, Fazio, Rojo, Tagliafico, Acuña
  • Centrocampisti: Mascherano, Salvio, Biglia, Lo Celso, Banega, Lanzini, Meza, Di María, Pavón
  • Attaccanti: Messi, Dybala, Agüero, Higuaín
    CT: Sampaoli

 

🔶 Australia

  • Portieri: Ryan, Jones, Vukovic
  • Difensori: Behich, Degenek, Jurman, Meredith, Risdon, Sainsbury
  • Centrocampisti: Jedinak, Milligan, Troisi, Rogic, Luongo, Mooy, Irvine, Brillante, Petratos
  • Attaccanti: Arzani, Juric, Leckie, Nabbout, Petratos, Maclaren.
    CT: van Marwijk

🔶 Belgio

  • Portieri: Courtois, Mignolet, Casteels
  • Difensori: Alderweireld, Vertonghen, Vermaelen, Boyata, Meunier, Kompany
  • Centrocampisti: Carrasco, Chadli, Dendoncker, De Bruyne, Dembele, Fellaini, Hazard, Januzaj, Witsel, Tielemans
  • Attaccanti: Batshuayi, Hazard, Mertens, Lukaku
  • Stand-By: Ciman
    CT: Martinez

🔶Brasile

  • Portieri: Alisson, Ederson, Cássio
  • Difensori: Danilo, Fagner, Marcelo, Filipe Luís, Thiago Silva, Marquinhos, João Miranda, Pedro Geromel
  • Centrocampisti: Casemiro, Fernandinho, Paulinho, Fred, Renato Augusto, Coutinho, Willian
  • Attaccanti: Douglas Costa, Neymar, Taison, Gabriel Jesus, Firmino
    CT: Tite

🔶 Colombia

  • Portieri: Ospina, C.Vargas, JF.Cuadrado
  • Difensori: C.Zapata, D.Sánchez, Arias, Murillo, Fabra, Mojica, Mina
  • Centrocampisti: W.Barrios, C.Sánchez, Lerma, Izquierdo, James Rodríguez, Aguilar, Uribe, J.Quintero, J.Cuadrado
  • Attaccanti: Falcao, Miguel Borja, Bacca, Muriel.
    CT: Pekerman

🔶 Corea del Sud

  • Portieri: Seung-gyu, Jin-hyeon, Hyun-woo
  • Difensori: Young-gwon, Hyun-soo, Joo-ho, Lee Yong, Yo-han, Min-woo, Chul, Young-sun, Seung-hyun, Ban-suk
  • Centrocampisti: Ki Sung-yueng, Ja-cheol, Jae-sung, Woo-young, Se-jong, Lee Seung-woo, Seon-Min
  • Attaccanti: Son Heung-Min, Kim Shin-Wook, Hwang Hee-Chan.
    CT: Tae-Yong

🔶 Costa Rica

  • Portieri: Navas, Pemberton, Moreira
  • Difensori: González, Acosta, Gamboa, Oviedo, Duarte, Calvo, Waston , Matarrita, I.Smith
  • Centrocampisti: Celso Borges, Bolaños, Azofeifa, Tejeda, D.Guzmán, Wallace, Colindres
  • Attaccanti: Bryan Ruiz, Campbell, Ureña, Venegas
    CT: Ramírez

🔶 Croazia

  • Portieri: Kalinic, Subasic, Livakovic
  • Difensori: Vrsaljko, Corluka, Vida, Strinic, Jedvaj, Lovren, Caleta-Car, Pivaric
  • Centrocampisti: Brozovic, Rakitic, Modric, Badelj, Kovacic, Bradaric
  • Attaccanti: Rebic, Pjaca, Kramaric, Mandzukic, Kalinic, Perisic
    CT: Dalic

🔶 Danimarca

  • Portieri: Schmeichel, Lossl, Ronow
  • Difensori: Christensen, Kjaer, Jorgensen, Vestergaard, Dalsgaard, Stryger-Larsen, Knudsen
  • Centrocampisti: Eriksen, Schone, Lerager, Krohn-Dehli, Kvist, Delaney
  • Attaccanti: Cornelius, Dolberg, Braithwaite, Jorgensen, Sisto, Fischer, Poulsen.
    CT: Hareide

🔶 Egitto

  • Portieri: El-Hadary, Ekramy, El-Shenawy
  • Difensori: Fathi, Samir, Ashraf, Abdel Shafy, Hegazi, Gabr, Elmohamady, Gaber, El-Wensh
  • Centrocampisti: Hamed, Shikabala, El-Said, Morsy, Elneny, Kahraba, Sobhi, Treziguet, Warda
  • Attaccanti: Mohsen, Salah.
    CT: Cúper

🔶 Francia

  • Portieri: Lloris, Mandanda, Areola
  • Difensori: D.Sidibé, Pavard, Umtiti, Varane, Kimpembe, Rami, Mendy, Lucas Hernández
  • Centrocampisti: Pogba, Tolisso, Matuidi, Kanté, N’Zonzi
  • Attaccanti: Griezmann, Giroud, Mbappé, Dembélé, Thauvin, Fekir, Lemar
    CT: Deschamps

🔶 Germania

  • Portieri: Neuer, Trapp, ter Stegen
  • Difensori: Plattenhardt, Hector, Ginter, Hummels, Süle, Rüdiger, Boateng, Kimmich
  • Centrocampisti: Khedira, Draxler, Reus, Rudy, Kroos, Brandt, Özil, Gündogan
  • Attaccanti: Werner, Goretzka, Gomez, Müller
    CT: Loew

🔶 Giappone

  • Portieri: Kawashima, Higashiguchi, K.Nakamura
  • Difensori: Nagatomo, Makino, Yoshida, H.Sakai, G.Sakai, Shoji, Endo , Ueda.
  • Centrocampisti: Hasebe, Honda, Inui, Kagawa, Yamaguchi, Haraguchi, Usami, Shibasaki, Oshima.
  • Attaccanti: Okazaki, Osako, Muto.
    CT: Nishino

🔶 Inghilterra

  • Portieri: Butland, Pickford, Pope
  • Difensori: G.Cahill, Walker, Trippier, Stones, Maguire, P.Jones , D.Rose, A.Young, Alexander-Arnold
  • Centrocampisti: Henderson, Dier, Delph, Loftus-Cheek, Alli, Lingard , Sterling
  • Attaccanti: Kane, Vardy, Welbeck, Rashford
    CT: Southgate

🔶 Iran

  • Portieri: Beiranvand, Mazaheri, Abedzadeh
  • Difensori: Rezaeian, Khanzadeh, Mohammadi, Montazeri, Pouraliganji, M.Hosseini, Cheshmi
  • Centrocampisti: Shojaei, Ezatolahi, Ghoddos, Dejagah, Ebrahimi, Torabi, Hajsafi, Gholizadeh, Amiri
  • Attaccanti: Ansarifard, Azmoun, Ghoochannejhad, Jahanbakhsh, Taremi
    CT: Queiroz

🔶 Islanda

  • Portieri: Halldorsson, Runarsson, Schram
  • Difensori: Saevarsson, R.Sigurdsson, Árnason, Skulason, Ingason, Magnusson, Eyjolfsson, Fridjonsson
  • Centrocampisti: Gunnarsson, Bjarnason, J.Gudmundsson, Hallfredsson, G.Sigurdsson, Gislason, Skúlason, Traustason
  • Attaccanti: Finnbogason, Bödvarsson, Sigurdarson, Gudmundsson
    CT: Hallgrímsson

🔶 Marocco

  • Portieri: El Kajoui, Bounou, Reda Tagnaouti
  • Difensori: Benatia, Saiss, Da Costa, Benoun, Dirar, Hakimi, Mendyl
  • Centrocampisti: Boussoufa, El Ahmadi, Ait Bennasser, Amrabat, Belhanda, Fajr, Harit
  • Attaccanti: Boutaib, Bouhaddouz, El Kaabi, Amrabat, Carcela, Ziyech
    CT: Renard

🔶 Messico

  • Portieri: Ochoa, Talavera, Corona
  • Difensori: Salcedo, Reyes, Moreno, Ayala, Alvarez, Gallardo, Layun
  • Centrocampisti: Marquez, Herrera, Giovani Dos Santos, Jonathan Dos Santos, Guardado, Fabian
  • Attaccanti: Hernandez, Jimenez, Peralta, Corona, Vela, Aquino, Lozano
  • Stand-By: Gutierrez.
    CT: Osorio

🔶 Nigeria

  • Portieri: Uzoho, Ezenwa, Akpeyi
  • Difensori: Troost-Ekong, Shehu, Ebuehi, Echiejile, Idowu, Awaziem , Balogun, Omeruo
  • Centrocampisti: Obi Mikel, Onazi, Ndidi, Etebo, Ogu, Obi
  • Attaccanti: Musa, Iheanacho, Moses, Ighalo, Iwobi, Simy.
    CT: Rohr

🔶 Panama

🔶 Perù

  • Portieri: Gallese, Caceda, Carvallo
  • Difensori: Corzo, Advincula, Ramos, Araujo, Rodriguez, Santamaria, Trauco, Loyola
  • Centrocampisti: Tapia, Aquino, Yotun, Hurtado, Cueva, Flores, Polo, Cartagena
  • Attaccanti: Carrillo, Ruidiaz, Farfan, Guerrero
    CT: Gareca

🔶 Polonia

  • Portieri: Bialkowski, Fabianski, Szczesny
  • Difensori: Bednarek, Bereszynski, Cionek, Glik, Jedrzejczyk, Pazdan, Piszczek
  • Centrocampisti: Blaszczykowski, Goralski, Grosicki, Krychowiak, Kurzawa, Linetty, Peszko, Rybus, Zielinski
  • Attaccanti: Kownacki, Lewandowski, Milik, Teodorczyk
    CT: Nawalka

🔶 Portogallo

  • Portieri: Rui Patricio, Beto, A.Lopes
  • Difensori: Bruno Alves, Pepe, Fonte, Soares, Guerreiro, Pereira, Mário Rui, Dias
  • Centrocampisti: João Moutinho, William Carvalho, João Mário, Bernardo, Silva, Fernandes, Bruno Fernandes
  • Attaccanti: Cristiano Ronaldo, Quaresma, André Silva, Martins, Guedes
  • CT: Santos

🔶 Russia

  • Portieri: Akinfeev, Gabulov, Lunyov
  • Difensori: Ignashevich, Smolnikov, Kudryashov, Granat, Semyonov, Kutepov, Mário Fernandes
  • Centrocampisti: Zhirkov, Dzagoev, Samedov, Golovin, Yerokhin, Cheryshev, Zobnin, Kuzyayev, An.Miranchuk, Tashayev
  • Attaccanti: Smolov, Dzyuba, Al.Miranchuk
    CT: Cherchesov

🔶 Senegal

  • Portieri: A.Diallo, A.Gomis, Ndiaye
  • Difensori: Gassama, Ciss, Koulibaly, Mbodii, Sabaly, Sane, Wague
  • Centrocampisti: Gueye, Kouyate, A.Ndiaye, B.Ndiaye, Ndoye, I.Sarr
  • Attaccanti: Keita Balde, Biram Diouf, M.Konate, S.Mané, M.Niang, D.Sakho, Moussa Sow
    CT: Cisse

🔶 Serbia

  • Portieri: V.Stojkovic, P.Rajkovic, M.Dmitrovic
  • Difensori: Ivanovic, Kolarov, Rukavina, Tosic, Spajic, Veljkovic, Milenkovic, Rodic
  • Centrocampisti: Tadic, Matic, Ljajic, Milivojevic, Kostic, Zivkovic, Grujic, Milinkovic Savic, Radonjic
  • Attaccanti: A.Mitrovic, Prijovic, L.Jovic
    CT: Krstajic

🔶 Spagna

  • Portieri: de Gea, Reina, Kepa
  • Difensori: Sergio Ramos, Piqué, Alba, Azpilicueta, Carvajal, Nacho, Odriozola, Nacho Monreal
  • Centrocampisti: Iniesta, Koke, Isco, Thiago Alcántara, Asensio, Saúl, David Silva, Busquets
  • Attaccanti: Diego Costa, Iago Aspas, Vázquez, Moreno
    CT: Lopetegui

🔶 Svezia

  • Portieri: Olsen, K.Johnsson, Nordfeldt
  • Difensori: Lustig, Nilsson-Lindelöf, Granqvist, Augustinsson, Krafth , Helander, Jansson, Martin Olsson
  • Centrocampisti: Forsberg, Claesson, Ekdal, Larsson, Durmaz, Rohdén , Hiljemark, G.Svensson
  • Attaccanti: Toivonen, Berg, Guidetti, Kiese Thelin
    CT: Andersson

🔶 Svizzera

  • Portieri: Sommer, Bürki, Mvogo
  • Difensori: Lichtsteiner, Djourou, R.Rodríguez, Schär, Lang, Moubandje, Akanji, Elvedi
  • Centrocampisti: Behrami, Shaqiri, Gelson Fernandes, Dzemaili, Xhaka, Zuber, Freuler, Zakaria
  • Attaccanti: Seferovic, Drmic, Embolo, Gavranovic
    CT: Petkovic

🔶 Tunisia

  • Portieri: Mathlouthi, Ben Mustapha, Hassen
  • Difensori: Nagguez, Bronn, Bedoui, Benalouane, S.Ben Youssef, Meriah, O.Haddadi, Maaloul
  • Centrocampisti: Skhiri, Ben Amor, Chaalali, Sassi, Khalil, Khaoui, Sliti, Srarfi
  • Attaccanti: F.Ben Youssef, Badri, Khazri, Khalifa
    CT: Maâloul

🔶 Uruguay

  • Portieri: Muslera, Silva, Campana
  • Difensori: Godin, Coates, Gimenez, Pereira, Gaston Silva, Caceres, Varela
  • Centrocampisti: Nandez, Torreira, Vecino, Bentancur, Sanchez, De Arrascaeta, Laxalt, Rodriguez, Urretaviscaya
  • Attaccanti: Stuani, M.Gómez, Cavani, Suarez
    CT: Tabarez

La capriola al volo in avanti e il gesto dell’ok, la sua firma al termine di ogni gol. Di capriole ne ha fatto più di 300 durante la sua lunga e prolifica carriera di attaccante, Miroslav Klose che si è ritirato a 38 anni, alla fine del 2016. Svincolato dalla Lazio dopo cinque anni in cui ha dimostrato di essere ancora attratto dal gol, rimasto senza squadra, ha rifiutato possibili trasferimenti esotici e ha deciso di appendere le scarpe al chiodo.

Cecchino di area di rigore, ariete puntuale con i suoi stacchi di testa o le incursioni sul filo del fuorigioco, Klose, nato a Opole, in Polonia, nel 1978, si è trasferito a Kusel, con papà Jozef e mamma Barbara, nel 1986. Ha iniziato nella squadra locale di Blaubach-Diedelkopf , da qui è iniziato il suo rapporto di “dipendenza” con la rete, con il gol e l’esultanza: 339 gol in totale tra Homburg, Kaiserslauter, Werder Brema, Bayern Monaco, Lazio e Nazionale di calcio tedesca, una sfilza di portieri impallinati e soprattutto il record di miglior marcatore assoluto nella storia dei Mondiali di calcio, con ben 16 reti.

Meglio di Ronaldo, fermo a 15 reti, meglio del so connazionale Gerd Müller coi suoi 14 gol; più letale del francese Fontaine (13 realizzazioni in una sola edizione, Svezia 1958) o di Pelé. Un traguardo raggiunto l’8 luglio 2014, durante il Mondiale in Brasile, nella semifinale passata alla storia per il 7-1 che i tedeschi hanno rifilato ai padroni di casa. Una convocazione acciuffata in extremis a 36 anni, la quarta partecipazione in una fase finale per l’attaccante di origini polacche che sin dal suo esordio, in Corea e Giappone nel 2002, si è presentato al mondo dimostrando di essere “über Alles”.

Al di sopra di tutto e tutti, lui che guarda gli altri dall’alto, dal suo imperioso e letale colpo di testa: nella prima inaugurale, contro l’Arabia Saudita, Klose segna tre gol con altrettanti colpi di testa. Anche Irlanda e Camerun si piegano al suo stacco, così, Miro chiude l’edizione del 2002 con cinque realizzazione. Bisogna aspettare il Mondiale del 2006, in casa, per vedere la prima rete realizzata di piede: doppietta, nel match inaugurale contro il Costa Rica e altri due gol anche contro l’Ecuador. Chiude quell’anno con una rete (ovviamente di testa) contro l’Argentina.

Klose non si ferma e al top della carriera, viene convocato anche per Sudafrica 2010: sono quattro le reti con Australia, Inghilterra e per due volte l’Argentina, costrette a soccombere. Con 14 reti realizzate in tre Mondiali e Ronaldo raggiunto in vetta, è proprio nella casa del Fenomeno che Klose completa la rimonta: nel trionfo della Germania che solleva la Coppa del Mondo c’è anche spazio per la gloria personale. Il gol segnato contro il Ghana è solo il preludio alla sedicesima rete messa a segno contro la Seleçao nella disfatta passata alla storia come il Mineirazo.

E’ salito sul tetto del mondo con la maglia della sua Nazionale, ha realizzato 71 gol in 131 incontri e da qui è ripartita la sua nuova avventura come assistente al fianco del ct Joachim Löw. Sul sito della federazione ha detto:

In Nazionale ho festeggiato i miei più grandi successi, che non dimenticherò mai. Mi piace tornare a disposizione della Dfb: volevo rimanere in piazza, ma farlo con una nuova prospettiva, quella di un allenatore che legge il gioco, sviluppa strategie e tattiche. Ringrazio Löw per l’opportunità

La storia di Gabriel Jesus è quella che accomuna molti giovani brasiliani innamorati del pallone ma costretti ad abitare nelle zone malfamate della propria città: infanzia difficile, problemi economici, etica del sacrificio per raggiungere il proprio sogno. Quella del centravanti del Manchester City, però, è diversa e ancora più emozionante: in vista dei Mondiali brasiliani del 2014 l’ex Palmeiras accettò di dipingere i muri di San Paolo pur di aiutare economicamente la famiglia; ai tempi si parlava già bene di lui ma nessuno immaginava potesse avere una crescita del genere.

 

In quattro anni ha sbaragliato la concorrenza: si è prima caricato il Palmeiras sulle spalle, in quel di Manchester ha soffiato il posto da titolare ad Aguero in più occasioni ed ora farà parte della selezione brasiliana che disputerà la prossima Coppa del Mondo in Russia.  Una bella rivincita che non ha montato la testa al sudamericano il quale ha ricordato spesso le sue umili origini sia sui suoi profili social che in alcune interviste, sottolineando ancora una volta quanto sia forte il legame di questi giocatori con la propria terra d’origine

Il ‘barrio’ Jardim Peri, dove Gabriel Jesus è cresciuto umanamente e calcisticamente, è sempre stato molto orgoglioso del talento brasiliano e, in collaborazione con l’Adidas, ha voluto omaggiare la stella del Manchester City dipingendo uno splendido murales proprio all’interno della favela. Il calcio regala ancora una volta storie a lieto fine ma per gli abitanti di Jardim Peri non basta: vogliono che il numero 9 porti il Brasile sul tetto del mondo.

Salvi non si sa come, nonostante con l’auto siano finiti in un burrone nel tentativo di sfuggire alla polizia, il sequestratore Aldo e i sequestrati Giovanni e Giacomo si ricordano che Italia e Norvegia stanno per giocarsi in una partita secca l’accesso ai quarti di finale del Mondiale. Sono in un bosco, lontani da tutto, ma Giacomo ha l’orologio dei Ringo Boys con radio annessa, vera manna in tempi in cui i cellulari servivano al massimo per telefonare, e così i tre possono godersi la radiocronaca di Bruno Gentili.
Per generare un crescendo emotivo la parata strepitosa con cui Pagliuca salva il risultato al 73′ è raccontata prima dell’occasione che fallisce Del Piero in contropiede a inizio ripresa e solo all’ultimo sentiamo la voce del cronista narrare il gol vincente di Vieri, segnato in realtà al 18′. Comunque sia, al fischio finale rapiti e rapitore festeggiano e da lì in poi si scopriranno amici e complici… oltre che già deceduti.

Riassumere quell’ottavo di finale in modo più prolisso rispetto a quanto proposto nel film Così è la vita non ha senso, visto che al caldo sole pomeridiano di Marsiglia il 27 giugno 1998 non accade molto altro e visto che la vittoria non sarà per la squadra di Cesare Maldini il preludio di una cavalcata epica, ma solo l’anello di congiunzione tra le partite del girone e l’inevitabile scontro con i padroni di casa che ne sancirà l’eliminazione.
Tuttavia, se non Italia-Norvegia, almeno i giorni immediatamente precedenti meriterebbero un posto in una personale storia del giornalismo sportivo (e non solo) al capitolo “Come creare ad arte uno spauracchio”.

Il 23 giugno, a Lione, in un incontro valido per il Gruppo A succede, infatti, una cosa impensabile per la fase finale di un Mondiale: realizzando due gol negli ultimi otto minuti la Norvegia si impone 2-1 sul Brasile. Mattatore dell’incontro il lungagnone del Chelsea Tore Andre Flo, che prima realizza il pareggio con un preciso diagonale e poi si procura il rigore del sorpasso ingigantendo la veniale trattenuta che gli fa Junior Baiano.
La cosa bella è che Flo anche a Oslo il 30 maggio 1997 ha segnato al Brasile una doppietta in una partita vinta dagli scandinavi 4-2, guadagnando in quella occasione il soprannome “Flonaldo”. Evidente il riferimento al Fenomeno, al secolo Ronaldo Luis Nazario da Lima, che a Oslo -come del resto a Lione- non ha lasciato il segno.

“Flonaldo” castigatore seriale del Brasile, dunque? “Flonaldo” punta pericolosissima in grado di far fuori l’Italia da solo? In realtà, qualche semplice osservazione dovrebbe spingere gli addetti ai lavori a sospendere il giudizio, magari in attesa di altre prove. Quella di Oslo era, infatti, un’amichevole e poi, come ha dichiarato alla Gazzetta il ct Zagalo, «Eravamo stanchi dopo il viaggio, ma loro [i giocatori del Brasile] avevano gli occhi spalancati mentre guardavano i film di sesso in tv nelle loro camere d’albergo».

A Lione, invece, è stata questione di motivazioni. Tra i verde-oro, sicuri del passaggio del turno e primo posto nel girone, il solo Denilson ha fatto di tutto per mettersi in mostra perché scontento del minutaggio riservatogli da Zagalo nei primi due incontri. Non a caso il gol del vantaggio brasiliano firmato Bebeto è nato da un’accelerazione del fantasista in procinto di passare dal San Paolo al Betis Siviglia. Ai norvegesi, al contrario, serviva una vittoria per andare avanti, visto che a Saint Etienne il Marocco stava irrimediabilmente dilagando sulla Scozia.

“Flonaldo”, da parte sua, sembra esser rimasto con i piedi per terra nonostante la bella prestazione offerta contro il Brasile. Tanto che alla Gazzetta il 25 giugno, in merito all’imminente ottavo di finale contro gli azzurri, dichiara: «Sarà molto difficile, perché il Brasile non era costretto a vincere, mentre l’Italia lo sarà». Il titolo del pezzo è, però, di tutt’altro tenore, Attenti a Flonaldo, il fenomeno dei fiordi, e per minare un po’ la certezza dei lettori viene ricordato il 6-0 subito dall’Under 21 di Cesare Maldini in una partita valevole per l’Europeo di categoria di sette anni prima. Un incontro in cui, comunque, Tore Andre Flo non giocò, né era in panchina.

Repubblica, invece, indugia sui dubbi del ct azzurro: a chi affidare la marcatura dell’attaccante in forza al Chelsea? Alessandro Nesta  si è infortunato nel match contro l’Austria e allora il 25 giugno si parla di un’alternanza Costacurta-Maldini con protezione alle spalle di Bergomi, il 26 si rilancia l’ipotesi «Paolo marcherà Flo» con riferimento sempre a Maldini figlio, il 27 mattina, infine, ci si adegua alla decisione di Maldini padre di confermare il titolare Cannavaro e di vedere lui, nonostante i tanti centimetri in meno, in marcatura sul gigante Flo. Ma attenzione…  «l’ uomo più forte […] verrà sorvegliato da Cannavaro, con Bergomi in seconda battuta e Maldini junior in terza (cioè sulle palle inattive)», giusto per rilanciare l’idea che Tore Andre non lo si deve lasciare solo neanche quando va in bagno. Non a caso il titolo dell’articolo è Italia, pomeriggio di fuoco.

Flo imperversa anche nei servizi che telegiornali e rubriche varie presentano in TV, come se l’Italia stesse per affrontare un solo unico uomo e non una squadra.

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Pierre Ndaye Mulamba, bomber dello Zaire, racconta il 9-0 subito dalla Jugoslavia ai Mondiali del 1974, in uno spezzone tratto da “I Mondiali dei vinti: Storie e miti delle peggiori nazionali di calcio di Matteo Bruschetta

«L’esordio non fu positivo, ma fu solo l’inizio di un incubo. Prima della seconda partita, a Gelsenkirchen contro la Jugoslavia, abbiamo scoperto che non ci avrebbero dato i premi che ci spettavano. Il Ministro dello Sport non era presente in tribuna contro la Scozia, sospettavamo che avesse depositato i nostri soldi in un conto in Svizzera a suo nome. Ci avevano regalato una casa, una vacanza e una macchina, ma era solo una piccola parte del denaro incassato dalla federazione per la partecipazione ai Mondiali e la vittoria in Coppa d’Africa.
Il nostro capitano Kibonge ha persino telefonato al presidente Mobutu, che l’ha tranquillizzato, dicendo che avrebbe inviato uno dei suoi consiglieri a Monaco di Baviera, per farci avere i nostri premi. Io avevo fiducia nelle parole del presidente, molti miei compagni no. Ricky Mavuba, lo scherzoso del gruppo, era furioso, mi disse che ero un ingenuo, credevo alle favole e pensavo che Mobutu fosse come Babbo Natale. Le sue parole mi ferirono nell’orgoglio.

 Ripensandoci, forse dovevamo essere più patriottici ma ci avevano promesso un premio e non era giusto che si rimangiassero la parola. Avevamo trascorso due mesi lontani dalle nostre famiglie per essere presi in giro in quel modo. Il morale era sotto i tacchi e non eravamo concentrati per affrontare la Jugoslavia. Arrivati allo stadio, Vidinić scomparve e un consigliere di Mobutu lo accusò di avere venduto le nostre tattiche agli slavi, suoi connazionali. Era una frottola, Vidinić non era un traditore. Mobutu sì invece, aveva tradito la sua promessa. Il suo uomo di fiducia ci disse che i soldi li avremmo visti solo una volta ritornati a casa e in quel momento anch’io mi sono convinto che non avremmo preso un centesimo. Nel nostro spogliatoio regnava il caos, il portiere Kazadi salì su un tavolo e prese la parola. Disse che il Ministro poteva stare in porta, gli stregoni in difesa, i funzionari del ministro a centrocampo e i consiglieri in attacco. Le sue parole furono accolte da applausi convinti da parte di tutti.

Il capitano Kibonge avvisò i consiglieri del presidente che eravamo in sciopero e non saremmo scesi in campo contro la Jugoslavia. Il comitato organizzatore e i dirigenti della FIFA provarono a farci cambiare idea per non rovinare l’immagine della Coppa del Mondo. Ci fossimo ritirati, sarebbe stato un colpo basso per il calcio africano e l’idea di João Havelange di aumentare a due le partecipanti del nostro continente nei Mondiali successivi. Mezz’ora prima del calcio d’inizio, il Ct Vidinić entrò negli spogliatoi e ci disse che aveva parlato al telefono con un furioso Mobutu. Se non fossimo scesi in campo, al nostro ritorno a Kinshasa non avremmo ritrovato le nostre mogli, i nostri figli e i nostri famigliari. Abbiamo deciso così di giocare ma alcuni, come Kazadi, Kibonge, Kakoko e Mavuba, giurarono di non impegnarsi. Io rimasi in silenzio, non sapevo cosa pensare e a chi credere.

A Gelsenkirchen eravamo in campo con il corpo, ma non con la testa. Fu un disastro: dopo diciotto minuti perdevamo già 3-0 e l’allenatore decise di cambiare il portiere Kazadi con il suo secondo, Tubilandu Ndimbi. Era piccolo di statura ma un buon portiere, giocava con me nell’As Vita ed era stato titolare in finale di Coppa d’Africa. Quel cambio però non aveva senso, perché Kazadi era esente da colpe nei tre gol subiti. Abbiamo poi scoperto che la sostituzione non fu un’idea di Vidinić, ma una decisione presa dall’alto. Lontano dagli occhi indiscreti dei funzionari di Mobutu, il nostro Ct confessò al giornalista del Vrij Nederland che Lockwa, il rappresentante del Ministro dello Sport, gli aveva ordinato di togliere Kazadi.

La prima azione di Ndimbi fu raccogliere in rete il quarto gol di Josip Katalinski. Secondo noi era fuorigioco. Il terzino destro Mwepu Ilunga esagerò con le proteste e rifilò un calcio nel sedere all’arbitro. Il colombiano Omar Delgado sentì il calcio ma non vide chi glielo aveva dato ed espulse uno a caso, cioè io. Mwepu provò a discolparmi, ma Delgado non sentì ragione e nelle interviste si giustificò dicendo che “i negri sono tutti uguali”. Per me il Mondiale era finito e, qualche giorno dopo, il comitato disciplinare della FIFA mi condannò a un anno di squalifica. Un’ingiustizia».

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