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Dal Champions di volley alla Champions di basket, l’Italia c’è!

Se la Lube Civitanova ha fatto faville nella gara di semifinale d’andata, c’è la Virtus Bologna di Pallacanestro che batte Nanterre 73-58 e si qualifica alle Final Four della Champions League, rovesciando il -8 del match in Francia.

 

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After a tough march through Europe Virtus Segafredo takes off for @basketballcl Final Four #road2final4 #oldempire

Un post condiviso da Virtus Segafredo Bologna (@virtussegafredobologna) in data:

Al PalaDozza di Bologna la Segafredo dimostra il suo valore soprattutto grazie a una grande prova difensiva studiata da coach Djordjevic (35% dal campo).
La vittoria ha permesso la qualificazione tra le 4 squadre europee più forti del torneo (Anversa, Bamberg, Tenerife e appunto Bologna) in quel Final Four che si terranno il 3 e il 5 maggio prossimo.

Il miglior marcatore della Virtus è stato M’Baye con 16 punti realizzati, seguito da Kravic con 12. Un gran bel traguardo per la squadra di patron Zanetti e del tecnico serbo.

Sono orgoglioso di rappresentare questa società e i tifosi. Quello che abbiamo fatto vedere, il modo in cui abbiamo giocato, è quello che si deve mettere in campo sempre per giocare e vincere, partita dopo partita!

ha ribadito coach Djordjevic.

Un altro traguardo storico per la Bologna di basket in questa settimana. Dopo il ritorno della Fortitudo in Serie A, ora anche la fase finale della Champions per la Virtus che, tra l’altro a livello Europeo, annovera già due Eurolega, una Coppa delle Coppe e un EuroChallenge nel 2008-09 (ultimo trofeo in ordine temporale del club bolognese).

Un’attesa lunga dieci anni, in cui la Fortitudo Bologna e i suoi tifosi hanno vissuto momenti bui che sembravano non finire, ma che da oggi ognuno senta di esserseli lasciati alle spalle.

L’aquila torna in paradiso. La storica squadra di basket torna finalmente in Serie A in seguito a quelli che sono stati gli anni più difficili della lunga e gloriosa storia della società bolognese.

 

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S E R I E A!! #duecoloriunamore⚪🔵

Un post condiviso da Lavoropiù Fortitudo Bologna (@fortitudo103_official) in data:

La gioia di giocatori e tifosi è esplosa al termine del derby vinto contro Ferrara per 91-79 davanti a un PalaDozza tutto esaurito (oltre 5mila presenti). I ragazzi di coach Martino grazie hanno strappato la promozione con ben tre turni d’anticipo dopo una cavalcata costellata da 24 vittorie e tre sole sconfitte.

È stata un’annata finalmente perfetta in cui i giocatori hanno dominato in lungo e in largo. Nelle ultime stagioni, invece, il sogno si era arenato alla fase finale.

Dal 2009 le stagioni sono stati complicatissime dato che la società è prima fallita, poi radiata e poi rinata con la ripartenza dai dilettanti. Una data significativa è stata il 10 maggio 2009 quando la Fortitudo perse a Teramo il match salvezza per 73-72.
Dopo 10 finali Scudetto giocate nelle ultime 14 stagioni, la Fortitudo Bologna retrocede in A2.

È lì che inizia l’incubo.

Anni di contrasti societari, poi arriva la Serie B: due squadre vogliono proseguire la storia della Fortitudo, i Biancoblu e gli Eagles (quest’ultima seguita dalla maggior parte dei tifosi e dalla Fossa dei Leoni). Il ritorno a un’unica squadra nel 2013, la seguente promozione in A2, fino al capolavoro contro Ferrara.

Finalmente la Serie A si riappropria di una squadra che lungo la propria storia ha vinto due Scudetti, una Coppa Italia e due Supercoppe.

Dall’anno prossimo la massima serie sarà diversa, con un nuovo e vissuto match, tra i più seguiti e sentiti d’Italia: il derby di Bologna.

Piangere per lui proprio mentre stavamo per preparagli una bella torta di compleanno. Anche quando si tratta di morte, Lucio Dalla c’ha preso in giro tutti: se n’è andato il primo marzo del 2012 a un passo dal compiere i 69 anni. E i suoi funerali si sono tenuti il 4 marzo, proprio il giorno del suo compleanno come ben ci ricorda una sua canzone autobiografica. Portatore dei valori e dei temi tradizionali della canzonetta italiana, Dalla li ha accolti e fatti propri a modo suo, cantando l’amore senza tempo e spazio in “Caruso”, o la storia malinconica di un barbone che vive nella “Piazza grande” della sua Bologna. Ha cantato e raccontato, però, tutti gli aspetti della quotidianità dandone stesso risalto, stessa importanza.

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E tra questi, nei suoi testi c’è tutta la passione per lo sport, diversamente da quello che è il pensiero nobile ed aristocratico di molti cantautori (lo stesso De Gregori, suo grande amico, ebbe difficoltà ad accettare l’inno della Roma scritto dall’amico Venditti). Era da tutti conosciuto come un assiduo frequentatore del Dall’Ara, lo stadio del Bologna calcio, dove era solito sedere accanto a Morandi. Per la stessa squadra scrisse, a quattro mani con  Luca Carboni, Gianni Morandi ed Andrea Mingardi, l’inno dal titolo “Le tue ali Bologna”. Nel 2001, inoltre, compose una canzone “Baggio…Baggio” dedicata al Divin Codino, rinato proprio nella sua breve parentesi bolognese:

Sei mai stato il piede del calciatore che sta per tirare un rigore e il mignolo destro di quel portiere che è lì, è lì per parare…

Ma più di tutto aveva la pallacanestro nel cuore. Da sempre tifoso della Virtus Bologna, con il suo fare da “buffone“, ironizzava sulla sua altezza:

Sono un grande playmaker. Forse il più grande. Mi ha fregato solo l’altezza

Resterà celebre la foto con accanto Augusto Binelli, cestista di oltre 2 metri, entrambi con la casacca bianca con la V nera della Virtus. Eppure nel suo scherzare, ne capiva di basket: ogni tanto scendeva negli spogliatoi, parlava con i giocatori, con la società e tutti accettavano i consigli (e qualche volta le critiche) che era solito impartire, sempre con grande pacatezza. Tifoso sì, ma sempre composto.

La sua altra grande passione erano i motori, le corse automobilistiche. In “Nuvolari” (traccia di spicco del disco “Automobili”, tutto incentrato sulle corse), narra, con ritmi accelerati e frenetici, l’esaltazione mista a mistificazione della folla, disposta ad aspettare un tempo infinito per poi vedere sfrecciare in un manciata di secondi, quando  giunge dall’orizzonte, quel tipetto “basso di statura, al di sotto del normale”. Ed infatti “la gente arriva in mucchio e si stende sui prati, quando corre Nuvolari, quando passa Nuvolari, la gente aspetta il suo arrivo per ore e ore e finalmente quando sente il rumore salta in piedi e lo saluta con la mano, gli grida parole d’amore, e lo guarda scomparire come guarda un soldato a cavallo”.

Un trasporto emotivo che trova l’apoteosi in una canzone, scritta nel 1996, che ricorda Ayrton Senna, pilota di Formula 1, tragicamente scomparso due anni prima in un incidente in pista ad Imola. Un testo, interpretato in prima persona, da leggere tutto d’un fiato: “Il mio nome è Ayrton e faccio il pilota e corro veloce per la mia strada anche se non è più la stessa strada anche se non è più la stessa cosa anche se qui non ci sono piloti anche se qui non ci sono bandiere… E ho deciso una notte di maggio in una terra di sognatori ho deciso che toccava forse a me e ho capito che Dio mi aveva dato il potere di far tornare indietro il mondo rimbalzando nella curva insieme a me mi ha detto “chiudi gli occhi e riposa” e io ho chiuso gli occhi”.

 

Ha dato tanto alla canzone italiana e nel suo piccolo, anche al mondo dello sport che non lo ha dimenticato. La Gazzetta dello Sport, il giorno dopo la sua morte, ha reso omaggio al cantautore intitolando ogni articolo in prima pagina con una sua canzone. La partita di calcio Bologna – Novara, in programma la domenica dopo alle 15.00, fu  spostata alle 18.30, dando la possibilità di essere presenti al suo funerale. La Virtus Bologna che ha intitolato la Curva Ovest dov’era solito guardare i match, è scesa in campo sulle note di “Caruso”.

Tra i tanti messaggi, c’e anche quello dell’allenatore Emiliamo Mondonico. Quel giorno disse:

Sono rammaricato di non essere  potuto andare quando sono morti Lucio Battisti e John Lennon, Lucio  Dalla non potevo non venire a salutarlo. Per me Lucio Dalla è stato molto  importante, ha circa la mia età e perciò mi ricorda la mia vita. E’ un pezzo di noi che viene a mancare

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Il suo soprannome è Filippa proprio come il beniamino di cui è fan sfegatata: Filippo Inzaghi. Lei si chiama Ni-Min vive a Shanghai e ha macinato migliaia di chilometri per salutare il suo mito, l’allenatore del Bologna. O meglio, ex-allenatore perché nella giornata di lunedì 28 gennaio, Inzaghi è stato esonerato dopo la pesante sconfitta per 4-0 subita contro il Frosinone.

Tempismo davvero notevole, quello di Ni-Min che si è presentata al centro allenamenti di Casteldebole per scattare una foto assieme a Inzaghi e ha scoperto la rottura del rapporto tra l’ex giocatore del Milan e la società emiliana. E dire pure che la cinese era sotto l’ombra delle Due Torri da quattro giorni, s’è vista pure la brutta partita allo stadio Dall’Ara pur di aumentare la collezione di cimeli a tema “SuperPippo” tra foto, autografi e calendari.

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Ai giornalisti fa vedere i video di qualche incontro passato come quello dell’anno scorso quando era ancora sulla panchina del Venezia, ma a questo giro, la sua giornata tutta speranzosa e positiva si è trasformata in una mattinata infelice.  Un incubo che unisce la tifosa e Inzaghi: entrambi hanno perso il sorriso.

La storia di Ni-Min ricorda un episodio altrettanto rocambolesco vissuto nel 2012 da un giornalista giapponese, Daisuke Nakajima, esperto di calcio scozzese per aver seguito, per diversi anni, le gesta del mito nipponico Shunsuke Nakamura nel Celtic. Lui, però, era tifoso dei rivali protestanti, i Rangers che in quegli anni, dopo il fallimento, era scesi nei bassi fondi della piramide calcistica scozzese.

Nakajima non aveva smarrito l’entusiasmo e quando gli si presentò l’opportunità di assistere a un match dal vivo, si imbarcò sull’aereo in direzione Scozia, precisamente a Elgin, città dove si sarebbe svolta la partita. Ben 10mila chilometri, 14 ore di viaggio in aereo e circa cinque in treno, poi l’amara scoperta: il match tra Elgin e Rangers era stato annullato.

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Il motivo? Il presidente dell’Elgin City, fiutando affari e soldi facili per un partita di così altro prestigio nonostante fosse in terza divisione, aveva deciso non solo di alzare i prezzi dei singoli biglietti, ma di venderne molti di più della capienza massimo dello stadio. La polizia, dunque, per motivi di sicurezza aveva deciso di chiudere i cancelli dello Borough Briggs e rinviare la partita.

Ma c’è un lieto fine, se così si può dire, per Daisuke Nakajima (e chissà magari si concretizza anche a Ni-Min): i dirigenti del Rangers, venuti a conoscenza dell’assurda disavventura, l’hanno invitato a partecipare ad un tour all’interno della sala trofei dell’Ibrox Stadium.

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In occasione del Giorno della Memoria vogliamo ricordare un uomo che ha reso grande il calcio negli anni 30 e che si è scontrato con le perseguitazioni naziste che hanno messo fine non solo alla sua carriera ma anche alla sua vita.

Si tratta di Arpad Weisz, giocatore e allenatore che il calcio ricorda come il tecnico più giovane della storia. La sua esistenza è stata attraversata da un momento d’oro, dove le sue brillanti qualità in campo hanno permesso alla squadra del Bologna di raggiungere grandi risultati, fino a momenti drammatici, dove le vicende storiche hanno preso in mano i suoi sogni e li hanno infranti insieme alla sua stessa vita e quella dei suoi familiari.

È grazie a Matteo Marani, ex direttore del Guerin Sportivo e vicedirettore di Skysport, che noi oggi possiamo conoscere la sua storia e rendergli omaggio per non dimenticare l’orrore dell’olocausto. Lo scrittore attraverso una minuziosa ricostruzione storica di tutte le fasi della vita di Arpad è riuscito a farlo rivivere in un libro, che proprio in questi giorni è stato presentato al pubblico. Si tratta del testo intitolato “Dallo scudetto ad Auschwitz: vita e morte di Arpad Weisz, allenatore ebreo”

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Arpad Weisz era ungherese ma di origini ebraiche e questa sua “colpa” ha dato una piega drammatica a quella che doveva essere una vita fatta di grandi successi cominciati all’età di 34 anni. Con il suo talento in qualità di tecnico è riuscito a vincere uno scudetto con l’Ambrosiana e ben due con il Bologna, sia negli anni 1935/36 che 1936/37. Ma le soddisfazioni non terminarono qui e nel 1937 la sua squadra vinse anche il Torneo dell’Esposizione Universale di Parigi, piegando l’avversaria, il Chelsea.

Ma esattamente un anno dopo, nel 1938, tutto cambiò e la sua vita venne completamente stravolta dall’emanazione delle leggi razziali, che lo costrinsero a scappare e lasciare il suo amato Bologna e l’Italia.

Si trasferì in Olanda con la sua famiglia ma non abbandonò la sua passione, il calcio, dedicandosi ad allenare la squadra locale, il Dordrect. Anche in questo caso i suoi insegnamenti come tecnico diedero i loro frutti e la squadra ottenne degli ottimi risultati.

Arpad Weisz pensava di avere ricominciato una nuova vita lontano dalla crudeltà nazista, ma si sbagliava. Fu trovato, privato della sua famiglia che venne uccisa in una camera a gas ad Auschwitz e condotto forzatamente in un campo di lavoro. Il 31 gennaio 1944 morì poi all’età di 47 anni per mano dei nazisti in una camera a gas come i suoi familiari.

Un destino comune a tante persone che come lui sono state vittime del razzismo nazista, che la storia oggi vuole con fermezza ricordare.

E per non dimenticare, anche Bologna ha voluto dare un tributo ad un uomo che ha avuto un ruolo importante nella sua storia calcistica. Il 25 gennaio 2018 è stata inaugurata la curva dello stadio Dall’Ara che giace alle pendici di San Luca in onore del tecnico Weizs e da questo momento prenderà il nome di “Curva Madonna di San Luca – Arpad Weisz”.

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La cerimonia, presieduta dal sindaco Virginio Merola, dall’assessore allo Sport Matteo Lepore, dall’a.d. del Bologna fc Claudio Fenucci, dal Club Manager Marco Di Vaio, dal rabbino capo Alberto Sermoneta e dal presidente della Comunità Ebraica di Bologna Daniele De Paz, ha reso onore all’uomo vittima dell’olocausto, per combattere indifferenza e violenza.

Ecco le parole del primo cittadino bolognese:

Ad 80 anni di distanza dobbiamo riconoscere che noi bolognesi non abbiamo fatto una bella figura e chiediamo scusa ai concittadini ebrei perché allora ci fu troppa indifferenza, complicità e perfino zelo nell’affiancare i nazisti nell’accompagnare gli ebrei nei campi. L’idea della razza, inventata dal regime non esiste perché apparteniamo tutti alla stessa specie.

E con le parole di Fenucci vogliamo anche noi ricordare il tecnico ungherese vittima della Shoah, come monito per le future generazioni:

Weisz è stato un Sacchi o un Mourinho degli anni ‘30, un grande innovatore in anni nei quali la grandezza tecnica non era condizionata dalle risorse economiche. Noi oggi siamo contenti di celebrare lo sport e la lotta alla discriminazione

Torna il calcio, anche se solo la Coppa Italia. La pausa post natalizia ha tenuto a riposo tifosi e calciatori, ma ora non c’è più tempo da perdere.

La netta vittoria della Lazio sul Novara ha aperto un ciclo di partite che si chiuderà lunedì con Roma – Virtus Entella. Per le squadre un impegno importante per proseguire all’interno del torneo;  tutte le grandi avranno modo di rimettersi in moto dopo 15 giorni.

Questi match saranno un modo per vedere in campo anche chi ha giocato meno in questa prima metà di stagione.

Al Marassi tutti gli occhi saranno puntati sul nuovo acquisto del Milan, Paquetà.

Di lui l’allenatore Gattuso ha parlato benissimo. Non solo tecnica brasiliana ma anche temperamento europeo. Il mister rossonero, che di fuoriclasse ne ha visti passare da Milanello, si è detto felice del suo arrivo anche perché in lui ha trovato professionalità, carisma e tanta voglia.
Sulla panchina rossonera si rivede il croato Strinic dopo i problemi cardiaci scoperti poco dopo il grande Mondiale di Russia 2018.

Tra i blucerchiati poche reali novità a parte il portiere Rafael al posto del titolare Audero. Mister Giampaolo farà affidamento ancora su Quagliarella, il neoarrivato Gabbiadini sarà in tribuna.

Per quanto riguarda la Juventus, l’allenatore, Massimiliano Allegri, ha deciso che non farà riposare Cristiano Ronaldo, tuttavia ci sarà il debutto di Moise Kean al posto dell’infortunato Mario Mandzukic. Per l’attaccante della Nazionale Under 21 saranno i primi minuti da titolare in questa stagione, per lui un modo per mettersi in mostra. La squadra emiliana è stata proprio quella del suo primo gol in Serie A.

Il procuratore Mino Raiola sta studiando la migliore strada per il suo assistito che ha molto mercato e che quindi potrebbe decidere di trasferirsi altrove.
Allo stadio Dall’Ara dovrebbe debuttare anche il terzino Leonardo Spinazzola, tornato alla Juve dopo le bellissime stagioni all’Atalanta ma che non ha avuto modo di vedere il campo a causa di un grave infortunio. Salvo imprevisti, stasera dovrebbe essere anche il suo turno, con Alex Sandro in panchina. Il destino di Spinazzola potrebbe incrociarsi proprio con il Bologna, dato che il club sta valutando un suo acquisto.

Tra i rossoblù, invece, probabile debutto per il neo acquisto Roberto Soriano. L’ex Torino sarà al centro, mentre l’altro nuovo acquisto, Nicola Sansone, partirà dalla panchina.

In casa Inter ci potrà essere il debutto di Andrea Ranocchia in difesa. L’ex capitano nerazzurro è l’unico a non essere sceso in campo in questa stagione. In porta il vice Handanovic, Daniele Padelli, mentre sulla fascia possibile utilizzo di Dalbert. In attacco scalpita El Toro Martinez. L’argentino, riserva di Icardi, vuole provare a mettere ancora più in difficoltà mister Spalletti, puntando a ottenere un utilizzo maggiore.

Il Napoli di Ancelotti non ha delle vere e proprie riserve dato che il tecnico di Reggiolo da modo a tutti di giocare. Tra le possibili novità, il croato Marko Rog e il portiere Karnezis partirà dal primo minuto.

A dare minutaggio ad altri calciatori sarà Eusebio Di Francesco. La Roma, infatti, farà scendere in campo molti giovanissimi tra cui Alessio Riccardi e Luca Pellegrini. Il primo è un classe 2001 che tanto bene sta facendo con la Primavera giallorossa, l’altro è in pianta stabile in prima squadra. Nuovamente titolare l’oramai “veterano” Zaniolo, debutto per Mirante tra i pali.

Il suo ultimo gol, Pippo Inzaghi deve realizzarlo al Milan. Al suo Milan, la squadra del cuore, in cui ha vinto tutto e segnato di più. 126 gol in trecento partite. La vetta raggiunta con la doppietta di Atene nella finale di Champions contro il Liverpool. L’anno da allenatore nel 2014-2015. Tutto dimenticato, almeno per una sera. Oggi Filippo Inzaghi è l’allenatore del Bologna e si gioca la panchina nel match di campionato contro i rossoneri. Non se la passa meglio il suo vecchio compagno e amico Rino Gattuso. Da poco più di un anno a Milanello, l’ex centrocampista si lecca ancora le ferite dopo l’eliminazione contro l’Olympiacos. Ancora una volta Atene, questa volta meno dolce del 2007.

Inzaghi si gioca tutto questa sera. Dopo la sconfitta maturata ad Empoli, il suo posto sembra a tempo determinato. Il presidente Saputo gli ha confermato la fiducia, sebbene a termine. Dopo gli anni di Venezia (promozione in B e playoff), Superpippo è arrivato a Bologna questa estate. Le ambizioni erano di una salvezza tranquilla, dopo gli anni di un altro ex milanista in Emilia. Quel Roberto Donadoni che non è mai entrato pienamente nel cuore della città di Lucio Dalla. La dirigenza ha così puntato su Inzaghi con risultati finora deludenti. Terzultimo posto in classifica a 11 punti. Due le sole vittorie, contro Roma e Udinese al “Dall’Ara”. Una squadra che non sembra all’altezza della categoria. L’unica buona notizia è che la salvezza dista due punti, con l’Udinese a 13.

I tre punti sono arrivati l’ultima volta il 30 settembre nel 2-1 contro i bianconeri friulani. Da allora 4 sconfitte e 4 pareggi in 8 partite. Troppo poco per poter vedere la luce in fondo alla stagione. Ma le colpe non sono solo di Inzaghi allenatore. La rosa è stata probabilmente sopravvalutata. Il Bologna segna poco, ha uno dei peggiori attacchi con soli 13 gol. A salvarsi è Federico Santander, l’attaccante paraguaiano con 4 centri all’attivo. Dal resto le briciole. Palacio fa i conti con l’età e gli acciacchi (2 reti). Orsolini gioca poco (552 minuti con 2 gol). Destro ha deluso ed è un separato in casa. Poli cerca di mettere una pezza, andando a segno due volte da centrocampista. Ci sarebbe bisogno di un attaccante vero, ma quello siede in panchina e fa l’allenatore. E questa sera deve segnare il gol più importante da tecnico, proprio contro il suo Milan.

Juventus Bologna è, anche, Max Allegri contro Filippo Inzaghi. La sfida di questa sera all’Allianz Stadium è un confronto tra due tecnici che non si sono mai amati troppo sin dai tempi del Milan. Oggi Max procede a gonfie vele con la Juve, avendo vinto tutto quello che poteva vincere in bianconero, a caccia della Champions sfuggita due volte in finale. SuperPippo è tornato in una panchina di serie A dopo la sfortunata esperienza in rossonero e i due anni a Venezia. In laguna Inzaghi ha conseguito una promozione in serie B, una coppa Italia di Lega Pro e una semifinale playoff di B lo scorso anno.

Pippo Inzaghi a Venezia

Gli attriti tra i due sono iniziati nella stagione 2011/2012: Max è sulla panchina del Milan, ha appena vinto uno scudetto e una Supercoppa italiana. Pippo, 38 enne, è reduce da un grave infortunio al legamento crociato. Si dice pronto per tornare in campo in quella stagione ma Allegri lo esclude dalla lista Champions. Quella sarà l’ultima stagione da calciatore per l’attaccante, motivo per cui Inzaghi porterà dietro con sé tutto il suo disappunto per la scelta del tecnico livornese.

Inzaghi in campo con Allegri alla guida del Milan

L’anno dopo, nel 2012, Inzaghi inizia la sua carriera da allenatore sulla panchina degli Allievi Nazionali del Milan. Allegri non inizia bene la stagione e il nome di Pippo è tra i papabili per la successione alla guida tecnica. In un pomeriggio di settembre inoltrato, Max e Pippo si incrociano al Centro sportivo “Vismara” dove giocano gli Allievi rossoneri. L’attuale tecnico della Juve saluta Inzaghi, ma le cronache di quei giorni raccontarono di una mancata risposta del secondo. «Per me non esisti», furono le parole bisbigliate da Inzaghi ad Allegri che va su tutte le furie. «Il vostro tecnico è un pezzo di m….», esclamò Max furibondo davanti ai ragazzi del vivaio milanista.

Stretta di mano tra Inzaghi e Allegri quando Pippo allenava il Milan

Le indiscrezioni sul litigio raggiungono subito i piani alti di Milanello. La società, guidata ancora da Berlusconi e Galliani, è costretta a mobilitare il canale tematico ufficiale per sancire la “pace” tra i due. Da allora si sono incontrati due volte in panchina, nella stagione 2014-2015, con due vittorie della Juve di Allegri sul Milan di Inzaghi. Oggi Pippo proverà a vendicarsi sportivamente contro l’ultimo allenatore della sua incredibile carriera da calciatore.

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Birkir Bjarnason è nato ad Akureyri il 27 maggio 1988. Inizia a giocare nelle giovanili del KA ma, nel 1999, la famiglia si trasferisce in Norvegia; il percorso del giovane Birkir prosegue quindi nelle giovanili dell’Austrått prima e del Figgjo poi. Nel 2006 si trasferisce al Viking. Nel 2008 arriva l’esordio nella massima serie norvegese con la maglia del Bodø/Glimt, dove il giovane islandese è stato girato in prestito. Seguono tre stagioni di alto livello al Viking (86 presenze e 15 gol) che fanno cadere l’attenzione dei belgi dello Standard Liegi sul biondo centrocampista. La stagione in Jupiter Legaue non è brillantissima (20 presenze tra campionato e coppe senza gol) e l’anno dopo il centrocampista si trasferisce in Italia, al Pescara. Gli abruzzesi, tornati in Serie A dopo diversi anni, lo cedono poi al Basilea. Attualmente in forza all’Aston Villa, Bjarnason conta ben 65 presenze in nazionale.

La carriera di Birkir Bjarnason nei club

2006-2011: Viking, 102 (16)
2008: Bodø/Glimt [prestito], 22 (5)
2012-2013: Standard Liegi, 16 (0)
2012-2013: Pescara [prestito], 24 (2)
2013: Pescara, 1 (0)
2013-2014: Sampdoria, 14 (0)
2014-2015: Pescara, 35 (10)
2015-2017: Basilea, 42 (14)
2017-oggi: Aston Villa, 27 (3)

La carriera di Birkir Bjarnason in nazionale

Presenze: 65
Debutto: 29 maggio 2010 contro Andorra, a Reykjavík, in amichevole. Vittoria Islanda per 4-0.

Gol:
1) 27 maggio 2012, Valenciennes (Stade du Hainaut), contro la Francia, un gol. Vittoria Francia per 3-2.
2) 12 ottobre 2012, Tirana (Stadiumi Qemal Stafa), contro l’Albania, un gol. Vittoria Islanda per 2-1.
3) 7 giugno 2013, Reykjavík (Laugardalsvöllur), contro la Slovenia, un gol. Vittoria Slovenia per 4-2.
4) 10 settembre 2013, Reykjavík (Laugardalsvöllur), contro l’Albania, un gol. Vittoria Islanda per 2-1.
5-6) 26 marzo 2015, Astana (Astana Arena), contro il Kazakistan, due gol. Vittoria Islanda per 3-0.
7) 14 giugno 2016, Saint-Étienne (Stade Geoffroy-Guichard), contro il Portogallo, un gol. Pareggio per 1-1.
8) 3 luglio 2016, Saint-Denis (Stade de France), contro la Francia, un gol. Vittoria Francia per 5-2.
9) 6 ottobre 2017, Eskişehir (Yeni Eskişehir Stadyumu), contro la Turchia, un gol. Vittoria Islanda per 3-0.

Curiosità

Senza alcun dubbio il nome di Birkir Bjarnason è legato alla curiosa quanto clamorosa polemica che nacque tra i tifosi del Pescara e la federazione islandese. Era il 9 giugno 2015, quando gli abruzzesi si giocavano col Bologna la finale del play-off per ritornare in Serie A. Pur essendo pedina fondamentale per la sua squadra, però, Bjarnason quella partita non la giocò mai, perché nel frattempo era stato convocato dalla sua nazionale.

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