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Il trionfo in discesa alle Olimpiadi invernali di PyeongChang è ancora nella mente di tantissimi appassionati. Ed è proprio grazie all’oro olimpico che, Sofia Goggia è stata nuovamente premiata come “Donna dell’anno” ai Gazzetta dello Sport Awards.

Sofia Goggia premiata come “Donna dell’anno” 2018

La scorsa stagione è stata anche quella del sogno con la Coppa del Mondo di specialità.

Attualmente la sciatrice bergamasca si sta riprendendo dopo l’infortunio alla gamba destra dell’ottobre scorso. In questa fase di stop forzato ha avuto modo di pensare a se stessa, conscia di poter tornare più forte di prima.

Il mio recupero dall’infortunio procede bene e sono contenta di tutta la mobilità che il mio piede sta riacquisendo. È un infortunio che deve aspettare i tempi biologici della guarigione ma spero di poter mettere gli sci appena dopo Natale.

L’obiettivo è quello di poter esser presente per gennaio alla prova di Coppa del Mondo a Cortina d’Ampezzo, dove proprio la scorsa stagione ha ottenuto un grande successo in discesa.

Ovviamente la voglia di tornare il prima possibile c’è ma Sofia vuole evitare il rischio di una ricaduta che le complicherebbe l’annata.

Il principale diventa guarire completamente per avere la testa e il fisico pronti a gareggiare al 100%. Per me l’importante resta godermi il percorso e vivere bene il quotidiano.

Intanto si gode i secondo premio come donna dell’anno.

Probabilmente l’edizione 2017 della Notte degli Oscar, in scena al Dolby Theatre di Hollywood, verrà ricordata per l’imbarazzante guaio nel momento, forse, più atteso dell’evento, ovvero la proclamazione del miglior film. Quando attori, produttori e regista di “La la land” erano sul palco con tanto di statuetta in mano, è arrivato il dietrofront che, alla fine, ha visto premiare “Moonlight”.
Malpensanti, complottasti, gaffe, cospirazioni e tanto imbarazzo: si potrà ricamare a lungo su questo episodio che conferma, ancora una volta, quanto riesce a catalizzare l’attenzione di appassionati di cinema e non solo. Da buoni sportivi, infatti, ci siamo tuffati nelle edizioni precedenti andando a rivedere i film “sportivi” che hanno vinto uno o più statuette. Un paio, forse, sono scontati, ma ci sono altre pellicole davvero interessanti.

Lassù qualcuno mi ama (Somebody Up There Likes Me) – 1956

Film del 1956 diretto da Robert Wise e tratto dalla biografia di Rocky Graziano, campione di boxe degli anni quaranta. Il ruolo di protagonista andò a Paul Newman, dopo l’incidente mortale di James Dean, cui era stato, inizialmente, proposto e la pellicola ottene due Oscar: migliore fotografia e migliore scenografia;

Rocky – 1976

Rocky è un film del 1976 diretto da John G. Avildsen. Sylvester Stallone, allora attore poco conosciuto, ha scritto ed interpretato questo film, grazie al quale è divenuto uno dei volti più amati di Hollywood.
Il film vinse tre premi Oscar: miglior film, miglior regia e miglior montaggio. Grazie a Rocky, Stallone è diventato il terzo uomo nella storia del cinema, dopo Charlie Chaplin e Orson Welles, a ricevere la nomination all’Oscar sia come sceneggiatore che come attore per lo stesso film. Realizzato in appena 28 giorni con un budget di 1,1 milioni di dollari ne incassò al botteghino 225.
Durante la Notte degli Oscar, mentre Sylvester Stallone era sul palco per ritirare il premio, alle sue spalle sbuca il pugile Muhammad Ali e inscenato una finta scazzottata. Uno dei momenti più belli nella storia dell’evento;

Il paradiso può attendere (Heaven can wait) – 1978

Premio Oscar come miglior sceneggiatura, il film è diretto e interpretato da Warren Beatty (lo stesso che ha letto “La la land” al posto di “Moonlight”). Un angelo distratto combina un grosso pasticcio: fa andare in paradiso un giocatore di football americano ancora vivo.
Occorre rimediare all’errore: al malcapitato atleta viene trovato un corpo, quello di un miliardario, che però viene ucciso dalla propria moglie. Un altro angelo trova un nuovo corpo (di un altro calciatore) e questa volta è quello buono. Per andare in paradiso c’è ancora tempo;

Toro scatenato (Raging Bull) – 1980

Diretto da Scorsese, il film si ispira all’autobiografia del pugile Jake LaMotta, Raging Bull: My Story.
Robert De Niro interpreta il ruolo del pugile peso medio italo-americano Jake LaMotta, dal carattere brusco e paranoico, che, cresciuto nel Bronx, si allena tenacemente per raggiungere i vertici della boxe, per poi subire una vera caduta, accompagnata da notevoli problemi con la famiglia e gli amici.
La sua interpretazione è unanimemente considerata come una delle più intense di tutta la storia del cinema e fu premiata con l’Oscar al miglior attore;

Momenti di gloria (Chariots of Fire) – 1981

Momenti di gloria è un film del 1981 scritto da Colin Welland e diretto da Hugh Hudson. E’ tratto dalla storia vera degli universitari di Cambridge che si allenarono per partecipare alle Olimpiadi del 1924 di Parigi. Il film ricevette sette nomination agli Oscar e ne vinse quattro, tra cui a sorpresa anche il premio Oscar come miglior film.
La pellicola è ricordata soprattutto per la celebre colonna sonora del compositore greco Vangelis, che ottenne l’Oscar e divenne in breve tempo una vera hit, venendo poi considerata e utilizzata come un inno delle grandi imprese sportive, e più in generale allo sport. Gli altri due riconoscimenti sono come migliore sceneggiatura originale e migliori costumi;

Jerry Maguire – 1996

Diretto da Cameron Crowe e con Tom Cruise, Cuba Gooding Jr. e Renée Zellweger, il film racconta la vita di un procuratore sportivo senza cuore e scrupoli (interpretato da Tom Cruise) che, colto da redenzione, decide di sottoporsi a esami di coscienza e di cambiare il modo di vivere lo sport professionistico. Lo seguiranno solo la sua segretaria e un giocatore di football decisamente in difficoltà, ma la loro si rivelerà una squadra vincente. Cuba Gooding Jr. vinse l’Oscar come miglior attore non protagonista;

Quando eravamo re (When We Were Kings) – 1996

Sempre proiettato nel 1996, “Quando eravamo re” è un documentario diretto dal regista Leon Gast. Nato come film sul concerto di musica soul che doveva precedere l’incontro di pugilato tra Muhammad Ali e il campione del mondo George Foreman, svoltosi a Kinshasa nello Zaire il 30 ottobre 1974, dopo una gestazione di ben ventidue anni divenne il ritratto di uno dei più grandi atleti del secolo.
Il regista, infatti, attraverso interviste e filmati d’archivio, ricostruisce la carriera di Cassius Clay, il suo carisma e la battaglia per i diritti civili, soprattutto in favore degli afroamericani. Alì si fa portavoce e simbolo del riscatto culturale e morale dell’intero popolo africano. Nella Notte degli oscar del 1997 ottiene il premio come miglior documentario;

Million Dollar Baby – 2004

Film toccante e dai forti temi, è interpretato, diretto e prodotto da Clint Eastwood. La rentenne Maggie Fitzgerald (Hilary Swank) irrompere nella vita dell’anziano manager di pugilato Frankie Dunn (Clint Eastwood), un uomo senza illusioni, ma privo di rancori. Frankie vede in lei, pur senza ammetterlo, la figlia che non vede ormai da troppi anni. Inizia così il loro sodalizio che comprende la totale dedizione della donna per quell’uomo che sembra essere l’ultimo legame tra lei ed il resto dell’umanità.
Anche il vecchio ex-pugile Scrap (Morgan Freeman), che è diviso tra amicizia e risentimento per Frankie, si unisce al progetto di trasformare la ragazza in un pugile di qualità, in un lasso di tempo proibitivo. L’alchimia che unisce i tre darà risultati insperati. Maggie combatterà con onore, fino alla svolta tragica. Durante gli Oscar 2005 ha vinto quattro riconoscimenti: miglior film, miglior regia, miglior attrice protagonista a Hilary Swank e miglior attore non protagonista a Morgan Freeman;

The Fighter – 2010

Diretto da David O. Russell, il film trae ispirazione dalla vita e dalla storia sportiva del pugile americano di origine irlandese Micky Ward, campione nella categoria pesi leggeri, famoso per aver incontrato per tre volte il pugile di origine italiana Arturo Gatti, e del suo fratellastro, pugile per un breve periodo e allenatore di Ward, Dicky Eklund. Quest’ultimo nella sua breve carriera pugilistica si è scontrato con il campione del mondo degli anni settanta Sugar Ray Leonard.
Dopo un cambio di regia e conseguente cambio di attori, il ruolo del fratellastro venne affidato a Christian Bale, la cui interpretazione, assieme a quella di Melissa Leo, fu apprezzata tanto che entrambi ottenere un riconoscimento nelle categorie di attori non protagonisti.