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In Australia, nello slang sportivo e colloquiale, si è diffusa l’espressione “doing a Bradbury”, un modo ironico per parlare di una vittoria inattesa, al limite del miracolo e dell’impossibile. Chi interpella il divino, chi la buona sorta, ma dal 2002, Steven Bradbury, pattinatore professionista australiano di short track, è l’atleta a cui è legata la rimonta e l’impresa sportiva più bizzarra e assurda di sempre. Il simbolo di chi, nemmeno quotato tra i possibili vincitori, sorprese tutti (e, forse, anche se stesso). A metà tra lo scandalo, la truffa, la favola e il romanticismo.

Durante le Olimpiadi invernali di Salt Lake City, nel 2002, Bradbury vinse la medaglia d’oro nei 1000 metri semplicemente perché rimase in piedi per ultimo. Una serie di rocambolesche coincidenze gli garantirono non solo l’accesso, insperato, in finale, ma anche la possibilità di salire sul gradino più alto del podio.

Dopo aver vinto la propria batteria, infatti, arrivò terzo nei quarti di finale e venne eliminato perché nello short track accedono alla fase successiva solo i primi due. Ma il giapponese Naoya Tamura, arrivato secondo, a sette decimi avanti a lui, fu squalificato, dando così all’atleta australiano la possibilità di essere ripescato in semifinale.
Qui, come se non bastasse, avvenne qualcosa di ancor più insolito: Steven, ampiamente quinto e ultimo, era staccato dal gruppo quando mancava un giro al termine. A un tratto, il coreano Kim Dong-Sung, secondo, perse l’equilibrio e finì a terra e poco dopo, lungo il rettilineo finale, scivolò anche il giapponese Satoru Terao portandosi con sé il canadese Mathieu Turcotte. Incredibilmente, da ultimo, Bradbury si ritrovò a entrare in finale come secondo.

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Sorte, caso e caos divennero, in buona sostanza, la strategia del pattinatore anche in finale: attendere in fondo al gruppo e sperare in un contatto e in una caduta. Sempre all’ultimo giro, dopo una gara tesissima e disputata sul minimo equilibrio nonostante la velocità del percorso, l’effetto domino tanto ambito arrivò, ormai, quasi inesorabilmente. Il cinese Li Jiajun inciampò dopo un contatto con l’americano Apolo Anton Ohno, primo in quel momento. Jiajun, nel cadere, toccò il pattino del coreano Ahn Hyun-Soo, che riuscì a rimanere in piedi solo per una frazione di secondo, prima di andare a sbattere contro l’americano. Tutti e due a terra, così, poco dopo, il canadese Mathieu Turcotte che arrivava dalle retrovie se li ritrovò davanti e non riuscì a scansarli. In un battito d’occhio, in meno di un secondo, Bradbury, passato indenne dalla mattanza sportiva, fu l’unico a emergere in piedi e a tagliare il traguardo. Medaglia d’oro, la prima nelle Olimpiadi invernali nella storia dell’Australia.

Nella beffa, nell’incredulità generale, la vittoria a sorpresa di Bradbury, forse, è un merito alla sua determinazione a non mollare mai: una promessa negli anni ’90 (vinse tre medaglie mondiali nei 5000 metri staffetta, un oro nel 1991, un bronzo ne 1993 e un argento nel 1994, oltre alla medaglia di bronzo alle Olimpiadi invernali di Lillehammer nel 1994), ma una carriera compromessa per un gravissimo infortunio.
A Montréal, nella Coppa del Mondo, subì una lacerazione profonda all’arteria femorale, causata dalla lama di un altro pattino; perse quattro litri di sangue, rischiava di morire e ci vollero 111 punti di sutura e 18 mesi di riabilitazione.  Nel 2000, un altro infortunio, frattura al collo, sembrava interrompere la sua carriera. Ma nonostante questo, nonostante fosse atleticamente lontano da buoni livelli, decise di partecipare ai Giochi del 2002.
In un’intervista disse:

Non ero sicuro se avessi dovuto festeggiare oppure andare a nascondermi in un angolo. Non ero certamente il più veloce, ma non penso di aver vinto la medaglia col minuto e mezzo della gara. L’ho vinta dopo un decennio di calvario

E’ diventato popolare, o meglio virale, verso la fine del 2016, con un apice registrato nel novembre dello stesso anno. Il “Mannequin challenge” (in italiano, anche se non rende, la sfida del manichino) travolse tutto e tutti, convogliando nel web centinaia di migliaia di utenti intenti a farsi riprendere mentre rimanevano bloccati in azione come manichini e una telecamera in movimento continuava a filmare. Talmente “pop”, ovviamente, da coinvolgere celebrità e anche lo sport: nel calcio fu Jamie Vardy, l’attaccante del Leicester e della Nazionale inglese che a esultare (si fa per dire) stando fermo dopo un gol contro la Spagna.

Un’esultanza che la Ea Sport ha inserito successivamente nel gioco Fifa, ma sul rettangolo verde di calcio, qualcuno ci aveva pensato anni prima. In Italia ricordiamo ancora Mark Bresciano, centrocampista australiano, con quasi 250 presenze in Serie A tra Empoli, Parma, Palermo e Lazio. A ogni gol si irrigidiva e senza tradire sentimenti ed espressioni, rimaneva fermo, imperioso, come una statua. E “statua” fu, appunto, il suo soprannome.

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Padre italiano, madre istriana, passaporto australiano. E’ stato l’Empoli a credere per primo nel ragazzo nato a Melbourne l’11 febbraio 1980, da Prospero Bresciano (originario della Basilicata ed emigrato nell’emisfero australe da bambino con la famiglia) e da madre originaria di Antonci, nell’attuale Croazia. Mark in Australia studia, lavora e gioca a calcio. Si laurea al college ma ha già esordito nel pallone all’età di 15 anni. Si fa notare dal Carlton, prima che sia l’Empoli a scovarlo anticipando tutti nel 1999: il club lo porta in Italia assieme al connazionale Vincenzo Grella.

Con l’Empoli resta fino al 2002: per lui sono 88 partite e 19 gol. Quindi arriva il trasferimento al Parma, dove ritrova Grella. In maglia crociata resta per 4 anni, contando 145 presenze e 20 gol, includendo anche lo spareggio salvezza contro il Bologna del 2005, al quale Mark parteciperà mancando così l’appuntamento in Confederations Cup con la maglia della propria nazionale. Bresciano darà un contributo importante in quella stagione alla permanenza del Parma in Serie A, così come in tutta la sua esperienza crociata si imporrà come centrocampista abile in tutte le posizioni. Al suo primo anno, nonostante gli infortuni, con 24 presenze si rivelerà inoltre un utile acquisto sulla strada che porta il Parma al quinto posto in classifica e alla qualificazione alla Coppa Uefa.

E in questi anni prende forma la sua mitica esultanza che gli fa guadagnare il soprannome di Spartacus e che diventerà tradizione a partire dalla sua successiva esperienza in Serie A con la maglia del Palermo, nella quale segnerà 12 gol in 104 partite. La sua carriera italiana si chiude con la maglia della Lazio nella stagione 2010/11, prima di scegliere di concludere la propria attività da calciatore negli Emirati Arabi.

Mark ha avuto anche grande spazio con la nazionale australiana. Tra il 2001 e il 2015, anno del proprio ritiro, il centrocampista ha collezionato 84 gare e 13 gol, vincendo la Coppa d’Asia nel 2015. Il suo gol più bello con la maglia dei Socceroos resta questo contro il Bahrein durante le qualificazioni alla Coppa d’Asia del 2007.

Venticinque anni fa, il 13 novembre 1994, Michael Schumacher toccava il cielo con un dito, laureandosi per la prima volta campione del mondo, primo tedesco a riuscirci, in quello che sarebbe stato il primo di sette successi iridati della sua carriera. Al Gp di Adelaide, in Australia, ultimo atto di una stagione tesissima e drammatica che vide le morti di  Ayrton Senna e Roland Ratzenberger, il giovane pilota schivo ma tremendamente deciso in pista, arrivò con un solo punto di vantaggio, 92 a 91, davanti a Damon Hill che, dopo la morte di Senna a Imola, beneficiò delle necessarie modifiche che Adrian Newey apportò alla complicata Williams FW16. Il testa a testa tra il tedesco e l’inglese figlio d’arte, che si era protratto non senza “colpi bassi” sulle piste europee, trovò il suo epilogo solo all’ultimo appuntamento ad Adelaide che riservò ulteriori emozioni e polemiche.

L’attesa a inizio stagione 1994 fu, però, tutta polarizzata sulla sfida fra Schumacher e Senna, appena passato alla Williams. Sin da subito si intuisce la stoffa del tedesco che fece il primo sgarbo al fuoriclasse brasiliano andando a vincere a casa sua, Interlagos, nel GP d’esordio della stagione. Dopo il Gran Premio nefasto di Imola fu sempre monologo Schumi che calò il poker due settimane più tardi nel GP di Monaco, prima affermazione del tedesco nel Principato. Bisognerà attendere la quinta gara, in Spagna, per avere un vincitore diverso da Schumacher. In Catalogna vinse Damon Hill, mentre il tedesco, che accusò problemi al cambio alla sua Benetton, chiuse secondo.

Da qui si spalancò un’altra differente stagione: a Silverstone, Schumacher venne squalificato per una manovra irregolare e per non aver rispettato le penalità inflitte: gli furono comminati due GP di stop, mentre nel circuito di casa, in Germania, la sua Benetton lo lasciò a piedi, costringendolo al primo ritiro stagionale. Nonostante tutto, ad agosto, il tedesco aveva 31 i punti di vantaggio sul britannico in classifica iridata, ma i guai per il pilota nato a Hürth non finiscono perché venne nuovamente squalificato postumo per irregolarità nel fondo della sua Benetton. Il successo venne quindi assegnato a Hill, che accorciò le distanze. Schumi fu costretto ad assistere ai GP di Italia e Portogallo in televisione, insieme alla sua famiglia e qui Hill fece bottino pieno: due successi che lo riportarono a -1 in classifica, in piena corsa per il titolo.

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Si arriva così al 13 novembre, in Australia la pole position è di Nigel Mansell, però Michael Schumacher, secondo nelle qualifiche e uscito anche indenne da un brutto incidente nelle prove del venerdì, è il più rapido al via portandosi subito al comando, e nella prima parte di gara riesce a rimanere in testa facendo un tira e molla con Hill, mantenendo un vantaggio sull’inglese attorno al secondo. Al 36º giro, però il tedesco commette un errore andando a toccare un muro; dopo l’urto rientra in pista mentre sopraggiunge Damon Hill che tenta il sorpasso nella successiva curva a destra. Schumacher chiude la traiettoria, Hill non riesce a evitare il contatto col tedesco che finisce la sua gara nelle barriere, mentre l’inglese danneggia la monoposto in maniera irreparabile (piegando una sospensione), impossibilitandolo a procedere oltre, nonostante una disperata quanto inutile sosta ai box.

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Tale incidente, che per certi versi ricorda i duelli “fisici” tra Senna e Prost nel biennio 1989-1990, suscita grandi polemiche sulla condotta di Schumacher, ma la FIA classifica l’incidente come un normale episodio di gara, non riscontrando prove di una intenzionalità del contatto da parte del tedesco. Schumacher che aveva 1 punto di vantaggio all’inizio del GP, lo mantiene grazie a questa collisione e si aggiudica il suo primo titolo mondiale, che nella conferenza stampa post-gara dedicherà ad Ayrton Senna. Il comando della gara è poi preso da Nigel Mansell, il “Leone”, tallonato dalla Ferrari di Berger, competitiva in gara dopo delle difficili qualifiche. Nei pit-stop l’austriaco passa in testa, ma un errore a poche curve dalla fine concederà l’ultima vittoria all’inglese della Williams.

Si è fermato, ha guardato gli spalti, ha alzato la maglia e con l’indice ha indicato la sua pelle di colore nero, perché lui era fiero di essere nero e di origine aborigena.

È la storia dell’australiano Nicky Winmar, giocatore di football americano dei St Kilda, che il 17 aprile 1993 è stato protagonista di una scena storica. Un fuoriprogramma che nessuno si aspetta ma che l’atleta ha fatto con orgoglio. Winmar, al termine del match vinto dai Saints, decise di mostrare la sua pelle scura a chi dagli spalti lo aveva provocato e insultato con gravi accuse di razzismo.

Ora quella famosa scena è ancora più indelebile grazie a una statua posta davanti all’Optus Stadium di Perth in Australia. Sì proprio quello stadio in cui 26 anni fa Winmar fu continuamente insultato prima, durante e dopo la partita, con l’aggravante anche di sputi e del lancio di lattine nei suoi confronti e al suo compagno di squadra indigeno Gilbert McAdam.

In quella spiacevole partita il papà di McAdam per la rabbia e per la vergogna delle ingiurie subite dal figlio abbandonò lo stadio anzitempo.

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Lo storico scatto fotografico che riprende Nicky Winmar

Al fischio finale del match Nicky Winmar scoprì l’addome mostrando con fierezza il suo colore di pelle.

Sono nero e sono orgoglioso di essere nero!

Una scena forte e una grande risposta sociale. I quotidiani dei giorni successivi più volte ricordarono dell’accaduto e certamente ora, con la statua alle porte dello stadio, nessuno più dimenticherà quel gesto.

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Lo scatto all’esterno dello stadio Optus

Entrano nel vivo i Mondiali femminili con la prima sfida degli ottavi di finale. Sabato 22 giugno, ha aperto il programma del tabellone la sfida tra Germania e Nigeria, che ha visto a Grenoble il netto successo delle tedesche per -30 che dunque volano ai quarti di finale dove affronteranno la vincente di Svezia – Canada (in programma il 24 giugno). Alle ore 21 invece entusiasmante match tra Norvegia-Australia, decisa solamente ai calci di rigore a favore delle scandinave. Sam Kerr sbaglia dal dischetto.

GERMANIA-NIGERIA 3-0

20’ Popp, 27’ rig. Dabritz, 82’ Schuller

GERMANIA (4-4-2): Schult; Gwinn, Doorsoun, Hegering, Schweers (dal 46’ Simon); Huth, Leupolz (dal 46’ Buhl), Magull (dal 69’ Oberdorf), Dabritz; Popp, Schuller. Ct Voss-Tecklenburg

NIGERIA (4-4-2): Nnadozie; Okeke, Ebi, Nwabuoku (dal 46’ Ajibade), Ohale; Ordega, Ayinde, Okobi, Kanu (dall’84’ Ogebe); Ihezuo (dal 75’ Uchendu), Oparanozie. Ct Dennerby

La Nigeria comincia provando a tenere subito i ritmi alti, ma ben presto la tecnica superiore della Germania viene fuori e le tedesche prendono il controllo del gioco fin dalle prime battute. Al 19’, Popp calcia dal limite ma la sua conclusione viene deviata in angolo: sugli sviluppi del corner è proprio l’attaccante a svettare di testa e portare la Germania in vantaggio, con l’arbitro chiamato al VAR per valutare una posizione di fuorigioco ritenuta ininfluente. Pochi minuti e l’arbitro Yamashita è chiamato nuovamente al monitor per valutare un intervento scomposto della Nwabuoko su Magull: le immagini lasciano poco all’interpretazione e viene concesso il calcio di rigore. Sul dischetto si presenta Dabritz, che piazza bene il pallone e firma il raddoppio al 27’. La Nigeria ha una prima reazione nervosa ma che non produce frutti. Nel finale di primo tempo, Oparanozie rischia l’autorete su azione di calcio d’angolo ma il pallone termina a lato. In apertura di ripresa, l’attaccante nigeriana sfiora il gol, arrivando in leggero ritardo sulla bella assistenza di Ajibade a pochi passi dalla linea di porta. Al 58’ Gwinn può calciare da ottima posizione dopo una splendida azione, ma il suo tiro termina alto. Tanti gli errori della Nigeria nella trequarti avversaria, che aprono alle ripartenze della Germania, che comunque non ha mai perso il controllo della partita. Al 79’ avrebbe anche la chance di chiudere definitivamente la gara, quando Dabritz trova un buon corridoio centrale ma poi chiude troppo il sinistro in diagonale che finisce fuori. Tre minuti dopo, le tedesche calano il tris: un’incomprensione banale sul limite dell’area tra Ohala e Ayinde diventa un assist per Schuller, che fredda Nnadozie con tiro ad incrociare perfetto. Nessuna emozione nei minuti finali, con la squadra della c.t. Voss-Tecklenburg che si qualifica con merito per i quarti di finale; alle africane, sostenute dal pubblico di Grenoble, tanti applausi.

 

NORVEGIA-AUSTRALIA 1-1 (4-1 d.c.r.)

31′ Herlovsen (N), 83′ Kellond-Night (A)

NORVEGIA (4-4-2): Hjelmseth; Moe Wold (102′ Hansen), Mjelde, Thorisdottir, Minde; Saevik (72′ Maanum), Boe Risa, Engen, Reiten; Graham, Herlovsen (77′ Utland). Ct Sjogren

AUSTRALIA (4-3-3): Williams; Carpenter, Kennedy, Catley, Kellond-Knight (94′ Polkinghorne); Logarzo, Van Egmond (116′ Roestbakken), Yallop; Raso (74′ Gielnik), Kerr, Foord. Ct Milicic

Espulsa: Kennedy (A)

Nell’altro ottavo di finale di giornata la Norvegia supera l’Australia ai calci di rigore dopo un match all’insegna dell’equilibrio. Nei tempi regolamentari è 1-1: scandinave in vantaggio alla mezz’ora con Herlovsen e raggiunte da Kellond-Night a 7′ dalla fine. Nell’extra time le australiane restano in 10 per l’espulsione di Kennedy (104′), ma riescono a resistere sino ai calci di rigore. Dagli undici metri Norvegia glaciale con zero errori su cinque, mentre sono due gli errori per le ragazze di Milicic. La squadra del ct Sjogren affronterà ora la vincente di Camerun-Inghilterra.

 

Gli altri ottavi

Inghilterra – Camerun oggi alle 17:30

Francia – Brasile oggi alle 21:00

Spagna – Stati Uniti 24/6 alle 18:00

Svezia – Canada 24/6 alle 21:00

Italia – Cina 25/6 alle 18:00

Olanda – Giappone 25/6 alle 21:00

La mina vagante del Girone C, alla fine, è stata proprio l’Italia. Ribaltando i pronostici della vigilia che vedevano Brasile e Australia più indirizzate a superare il gruppo e accedere agli ottavi, le ragazze della ct Milena Bertolini hanno chiuso in testa al raggruppamento, con 6 punti, gli stessi delle due compagini, ma a premiare sono stati gli scontri diretti e la differenza reti. Il Brasile, dunque, accederà agli ottavi come migliore terza nonostante la vittoria per 1-0 di rigore firmato da Marta. Nell’altra partita l’Australia trascinata da una poderosa Samantha Kerr ha demolito la Giamaica per 4-1.

Italia – Brasile 0-1 (qui sintesi completa)

Niente en-plein per l’Italia nel raggruppamento C dei Mondiali femminili. Dopo le prime due vittorie di fila, nella terza ed ultima giornata della fase a gironi, le azzurre rimediano un ko di misura con il Brasile (1-0), ma chiudono comunque al primo posto nel girone. Decide un calcio di rigore di Marta, ma è una sconfitta del tutto indolore per le ragazze di Bertolini, che nonostante l’arrivo a pari punti con Australia e le stesse brasiliane, si qualificano comunque agli ottavi di finale da prime, vista la differenza reti migliore rispetto alle altre due selezioni.

 

Australia – Giamaica 4-1

Sam Kerr trascina l’Australia al successo contro la Giamaica: a Grenoble l’attaccante australiana ha siglato quattro gol (due per tempo), necessari per piegare la nazionale africana ma non per scalzare l’Italia dal primo posto nel girone. La nazionale allenata da Ante Milicic aveva bisogno di vincere con 5 gol di scarto e sperare in un successo del Brasile per due reti di scarto contro le Azzurre. Alla fine Kerr e compagne si devono accontentare del secondo posto e il prossimo 22 giugno se la vedranno in ottavi di finale a Nizza contro la Norvegia (seconda nel gruppo A dietro la Francia).

La serata di grazia di Samantha Kerr inizia al minuto 11, quando l’attaccante dei Chicago Red Stars segna con una gran torsione di testa. Il raddoppio della numero 20 australiana arriva al 42′, sempre di testa. Nella ripresa Solaun accorcia le distanze per la Giamaica, segnando il primo gol della nazionale africana nel torneo. Le giamaicane sfiorano in un paio di occasioni il pareggio prima del “Kerr bis”: la numero 20 Ausse segna ancora al 69′ e poi all’83’, sfruttando una clamorosa papera del portiere. Australia seconda dopo il ko iniziale con l’Italia: ad aspettare Kerr e compagne in ottavi c’è la Norvegia.

Incredibile risultato allo Stade de la Mosson di Montpellier, nella settima giornata di Mondiali femminili dove l’Australia vince in rimonta sul Brasile da 0-2 a 3-2. Grande protagonista Chloe Logarzo che rimette in corsa la Nazionale dell’Oceania, nello stesso girone C dell’Italia. Nel girone B, invece, in serata, la Cina ha battuto il Sudafrica per 1-0

AUSTRALIA-BRASILE 3-2

Parte bene l’Australia, sesta nel ranking Fifa, ma Marta porta in vantaggio il Brasile al 27′ con un calcio di rigore che spiazza Williams. Dieci minuti dopo, Cristiane raddoppia di testa su cross di Debora dalla fascia sinistra. Sembra fatta per la vittoria, ma le verdeoro sottovalutano il fattore Logarzo: alla fine del primo tempo la centrocampista serve Foord per il gol che riapre la partita, all’inizio della ripresa la mette dentro direttamente con un tiro-cross. E al 66′, Monica realizza un autogol che, suo malgrado, completa il ribaltone dell’Australia. Ora la classifica dice che le ragazze di Milicic, in attesa di conoscere il risultato di Giamaica-Italia, sono prime a pari punti con il Brasile e con le azzurre. Per l’Italia un successo equivarrebbe praticamente (ma non aritmeticamente) a passare il turno.

Classifica gruppo C: Brasile 3, Italia 3, Australia 3, Giamaica 0.

SUDAFRICA-CINA 0-1

In serata si è invece chiusa la seconda giornata del girone B, quello che si era aperto con la vittoria di misura della Germania sulla Spagna. In una sfida che sostanzialmente avrebbe dato l’ultima speranza di passaggio del turno alla vincente, la Cina è riuscita a strappare i tre punti in un match contratto contro il Sudafrica: a spostare gli equilibri è bastato il bel gesto tecnico di Li Ying, molto abile ad allungare il sinistro e deviare al volo un lancio profondo di Zhang Rui. Lunedì la sfida tra le asiatiche e la Spagna avrà il sapore di scontro diretto per l’accesso agli ottavi di finale.

Classifica gruppo B: Germania 6, Spagna 3, Cina 3, Sudafrica 0.

È già una partita da dentro o fuori per l’Australia che contro il Brasile è costretta a vincere se vuole ancora sperare nella qualificazione agli ottavi di finale del Mondiale femminile in Francia. Siamo nel gruppo C quello dell’Italia che domani affronta la Giamaica.

Non è certo la prima volta che le Matildas sfidano la Seleção in un Campionato del Mondo: per ora i numeri sono dalla parte delle brasiliane con due vittorie su tre.

Per la partita di oggi sicuramente l’attaccante Sam Kerr cercherà di mettere in difficoltà il Brasile come ha già fatto in passato.

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L’esultanza della Kerr dopo il gol contro l’Italia

In effetti se facciamo un salto nel 2018, l’Australia ha battuto le Seleção nel Torneo delle Nazioni. Un secco 3-1 per le Matildas con un prestazione maiuscola della 28enne Kerr, autrice di una rete.

In ordine cronologico l’ultimo successo è proprio delle oceaniche e potrebbe far ben sperare per il match di quest’oggi. Durante il Mondiale 2015 a Moncton, in Canada, il gol di Simon al minuto 80 ha dato il via libera per il passaggio dal turno successivo; una beffa per le sudamericane che comunque hanno sempre avuto un buon organico (c’era anche Formiga).

Due vittorie brasiliane risalgono al 2011 e al 2007. In Germania le due squadre sono state nuovamente nello stesso girone e un gol di Rosana al 54esimo regalò il successo alle verdeoro. Scoppiettante, invece, è stato il quarto di finale a Cina2007. Partita terminata 3-2 con un gol della veterana Formiga.

Esordio incredibile al Mondiale per le ragazze di Milena Bertolini: allo Stade de Hainault di Valenciennes contro le fortissime australiane (seste nel ranking Fifa) , l’Italia rimonta lo svantaggio e vince 2-1 la partita inaugurale del Girone C. Ci provano Kerr e Mauro in avvio, gol annullato a Bonansea. La sblocca Kerr al 22′ dopo il rigore respinto da Giuliani. Traversa di Van Egmond, Logarzo sfiora il bis. A inizio ripresa, pericolosa Foord, poi sale in cattedra l’Italia, pareggia Bonansea al 56′ e rete in offside di Sabatino. Sofferenza nei 5 minuti di recupero finali, ottima prestazione per il portiere Giuliani. E poi al 95′ arriva la doppietta di Barbara Bonansea! Prossimo impegno con la Giamaica, venerdì alle 18.00 a Reims.

QUI IL  RACCONTO DELLA PARTITA

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Esordio incredibile al Mondiale per le ragazze di Milena Bertolini: allo Stade de Hainault di Valenciennes contro le fortissime australiane (seste nel ranking Fifa) , l’Italia rimonta lo svantaggio e vince 2-1 la partita inaugurale del Girone C. Ci provano Kerr e Mauro in avvio, gol annullato a Bonansea. La sblocca Kerr al 22′ dopo il rigore respinto da Giuliani. Traversa di Van Egmond, Logarzo sfiora il bis. A inizio ripresa, pericolosa Foord, poi sale in cattedra l’Italia, pareggia Bonansea al 56′ e rete in offside di Sabatino. Sofferenza nei 5 minuti di recupero finali, ottima prestazione per il portiere Giuliani. E poi al 95′ arriva la doppietta di Barbara Bonansea! Prossimo impegno con la Giamaica, venerdì alle 18.00 a Reims.

QUI LE IMMAGINI E GLI HIGHLIGHTS

Le azzurre di Milena Bertolini partono bene e l’Italia trova anche il gol con un bell’inserimento della Bonansea, ma il Var annulla per un fuorigioco millimetrico. Al 22′ Sara Gama trattiene vistosamente la Kerr in area su di un cross proveniente dalla destra. Per l’arbitro Borjas è rigore. La stessa Kerr si presenta sul dischetto: para la nostra Giuliani, ma sulla respinta l’attaccante australiana è rapida a ribadire in rete. Sotto di un gol, le azzurre soffrono. La Giuliani ci mette una pezza sulla Logarzo, mentre uno spiovente della van Egmond colpisce la traversa.

Anche nella ripresa il portiere delle azzurre è subito protagonista, respingendo alla grande sul tiro ravvicinato della Foord. Al 56′ clamoroso errore della Polkinghorne in palleggio e Barbara Bonansea ne approfitta per pareggiare i conti, rientrando sul destro e piazzando la palla all’angolo opposto. L’1-1 mette fretta all’Australia, che però finisce anche per scoprirsi, lasciando spazio al contropiede azzurro. La partita diventa apertissima. All’80’ la neo entrata Sabatino raddoppia, ma anche stavolta il Var evidenzia il fuorigioco e annulla. Nel finale forcing australiano, ma la difesa italiana regge e al 95′, sulla punizione della Giacinti, colpo di testa vincente della Bonansea a griffare l’incredibile vittoria azzurra.

AUSTRALIA-ITALIA 1-2

22′ Kerr (A), 56′ – 90’+5′ Bonansea (I)

AUSTRALIA (4-1-4-1): Williams; Carpenter, Polkinghorne, Kennedy, Catley; Van Egmond; Raso (70′ Gorry), Yallop (83′ Kellond-Knight), Foord, Logarzo (60′ De Vanna); Kerr. Ct Milicic

ITALIA (4-3-1-2): Giuliani; Bergamaschi (77′ Giacinti), Gama, Linari, Guagni; Cernoia, Giugliano, Galli (46′ Bartoli); Girelli; Mauro (59′ Sabatino), Bonansea. Ct Bertolini

AmmonitiGama (I), Girelli (I), Cernoia (I), De Vanna (A)