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Ci siamo andati veramente vicino a vedere un ‘Millenials’ ai Mondiali ma non è stato così, il titolo di giocatore più giovane a partecipare alla kermesse intercontinentale va al centrocampista del Melbourne City Daniel Arzani, il quale difenderà i colori dell’Australia. La sua storia è particolare e curiosa: il giovane ‘kangaroo‘, infatti, è nato a Khorramabad, città di quasi 350.000 abitanti collocata nell’Iran Occidentale ma è ben presto tornato nell’isola dell’Oceania dove si è perdutamente innamorato del pallone.

A sette anni lascia l’Iran con i suoi genitori e suo fratello Ben senza però dimenticare il persiano, lingua che parla tutt’ora molto bene. Arrivato a Sydney, inizia a giocare a calcio nel 2009 e dopo quattro anni in squadre locali (Coogee United, Eastern Suburbs) arriva finalmente la chiamata del Sydney FC. Il Melbourne City posa gli occhi su di lui e non se lo fa scappare: il 6 gennaio 2018 esordisce con la nuova squadra subentrando e risultando subito decisivo con due assist; una stagione in crescendo terminata con il titolo di miglior giovane della A-League e la convocazione ai Mondiali. Ora sono tutti curiosi di vedere cosa saprà fare con la maglia dell’Australia

In vista dell’inizio dei Mondiali di Russia 2018 si torna a parlare del Perù. Ancora in crisi per l’esclusione clamorosa del suo capitano Paolo Guerrero, di cui non accennano a diminuire petizioni e ricorsi per una sospensione temporanea della squalifica, la nazionale peruviana decide però di andare avanti e lo fa mettendo in risalto l’orgoglio di un paese che non partecipa ai Mondiali di calcio dal 1982.

Si tratta di 36 anni di attesa e di speranze, che non possono non fare sentire il proprio peso adesso che finalmente il Perù ha ottenuto la qualificazione per la fase finale che comincerà a breve in Russia.

C’è grande rispetto tra le avversarie del Girone C, come hanno già dimostrato i capitani avversari della Danimarca, Francia e Australia che hanno voluto dire la propria nel caso “Guerrero” chiedendo una sua riammissione in squadra. Ed è anche questa una delle ragioni che ha spinto la blanquirroja a realizzare un video, carico di emozioni, rivolto proprio a loro, come messaggio di presentazione.

Si tratta di un racconto di sé in cui il Perù si mette a nudo, tra problemi e gioie, tra avversità e lotta per il successo.

Un’idea pensata e voluta dalla nazionale peruviana per mostrarsi senza ombre a chi dovrà affrontarli nelle prossime gare, evidenziando i drammi del passato, le difficoltà di oggi e le speranze per il domani.

Si tratta di un unico messaggio trasmesso sui social e rivolto alle tre nazioni sfidanti, diverso solo per i sottotitoli presenti.

Per la Francia:

 

Per la Danimarca:

Per l’Australia:

Come non rimanere colpiti dall’orgoglio nazionale del Perù? I video, che stanno facendo il giro del mondo, sono la dimostrazione evidente di come il calcio è molto di più che un semplice sport e spesso e volentieri serve a rinnovare ideali e valori di un paese che cerca il suo momento di gloria, ma senza scavalcare nessuno e soprattutto nel pieno rispetto delle sue avversarie in campo.

La vicenda della prolungata squalifica di Guerrero, che gli impedisce di partecipare ai Mondiali di Russia 2018, non poteva non avere conseguenze.

La decisione del Tas, su richiesta dell’Agenzia Mondiale antidoping, è stata considerata da più parti troppo severa. Nonostante le proteste dello stesso giocatore, per lui rimane solo il sogno infranto di non potere coronare la sua carriera entrando in campo con il suo Perù a giocarsi il titolo mondiale.

Ma dalla Fifpro (Federazione Internazionale Calciatori Professionisti) arriva un colpo di scena che potrebbe anche cambiare le sorti del capitano peruviano.

Sono proprio i suoi diretti avversari che stavolta decidono di prendere la parola per incitare la Fifa a dare una seconda chance a Guerrero, con tanto di lettera firmata.

Australia, Danimarca e Francia: le tre squadre che insieme al Perù si batteranno nel girone C, si ritrovano concordi nel protestare contro questa decisione ingiusta e rivogliono Guerrero in campo.

Quattordici anni trascorsi con quella maglia sulle spalle, rappresentando il proprio Paese e inseguendo un sogno: trascinare la nazionale peruviana ai Mondiali. In Russia, tra qualche settimana, il Perù disputerà il campionato del mondo, dopo un’astinenza durata ben 36 anni. In campo, però, non ci sarà il suo capitano, Paolo Guerrero

Queste solo alcune parole scritte da Mile Jedinak, Simon Kjaer e Hugo Lloris, che rivolgendosi direttamente al segretario generale della Fifa, vogliono far riflettere l’intero comitato sullo sbaglio commesso nell’escludere un capitano dalla sua squadra, dopo ben 36 anni dall’ultima qualificazione e dopo i molteplici gol segnati da Guerrero con la maglia del Perù.

Non accennano a placarsi, quindi le polemiche, né in Perù né altrove. Questa nuova protesta si aggiunge ai ricorsi già in atto presentati dalla Federazione peruviana contro il provvedimento disciplinare nei confronti del giocatore.

L’oggetto della lettera è sempre lo stesso: “urgente richiesta di clemenza, affinché la squalifica di Guerrero sia temporaneamente interrotta, per la durata dei prossimi Mondiali in Russia, fino al momento dell’eliminazione del Perù dalla suddetta competizione”.

Che la Fifa decida di sospendere o meno la pena di Guerrero, per il calciatore peruviano rimane la soddisfazione di avere non solo gli amici, ma anche gli avversari, dalla sua parte, come segno di grande rispetto per ciò che ha rappresentato nel panorama calcistico degli ultimi tempi.

Probabilmente saranno protagonisti del prossimo Mondiale con le rispettive nazionali. Certamente sarà per loro l’ultima occasione per scalfire il proprio nome nella storia della Coppa del Mondo.
L’addio al Barcellona di Andés Iniesta dopo 22 stagioni tra giovanili e prima squadra ha anticipato anche il ritiro dell’Illusionista dalla Spagna: fra qualche mese, infatti, terminata la spedizione in Russia, si concluderà anche la sua straordinaria avventura con le Furie Rosse.

Iniesta non sarà solo e non sarà l’unica leggenda a congedarsi per sempre dai palcoscenici internazionali: volgendo uno sguardo ai giocatori che prenderanno parte alla competizione, è in buona compagnia assieme a Rafael Marquez (Messico), Tim Cahill (Australia) e Javier Mascherano (Argentina). E leggendari, secondo noi, non è un aggettivo pompato. Ecco perché:

Andrés Iniesta, 34 anni

È il giocatore spagnolo più talentuoso di tutti i tempi

Xavi, ex compagno di squadra di Barcellona e Spagna

22:37 ora locale, stadio Soccer City, Johannesburg. Questo è stato il momento esatto in cui Iniesta è salito nell’Olimpo della Coppa del Mondo, un posto assicurato per l’eternità. Mentre le generazioni future potrebbero ricordarlo per il suo gol ai tempi supplementari contro l’Olanda, Don Andrés nella memoria dei contemporanei è oltre, è il giocatore in grado di trasformare un’azione in una performance artistica.

E pensare che il suo debutto nella Spagna se l’è guadagnato più o meno una quindicina di giorni prima del Mondiale del 2006 in Germania: l’allora ct Luis Aragonés lo fece entrare a inizio secondo tempo al posto di Fabregas nel match pareggiato 0-0 contro la Russia. E sarà proprio in terra sovietica che ci regalerà le sue ultime magie.

Esordio in Coppa del Mondo: Arabia Saudita – Spagna 0-1, 23 giugno 2006

Edizioni: 2006, 2010, 2014

Presenze: 10

Momento indimenticabile: il gol ai supplementari nella finale del 2010 contro l’Olanda

Rafael Marquez, 39 anni

Non credo che ci siano abbastanza parole per descrivere ciò che rappresenta per tutti i giocatori messicani: se avessi dovuto cedergli il mio posto, lo avrei fatto

Carlos Vela, compagno di squadra nel Messico

Dopo essersi ritirato ad aprile con l’esperienza nei club, chiudendo all’Altas, squadra nella quale ha iniziato la sua carriera da professionista 22 anni fa, il Mondiale in Russia sarà davvero l’ultima occasione per veder giocare “El Kaiser”. Marquez, se effettivamente dovesse giocare, eguaglierà il record di cinque Coppe del Mondo disputate, raggiungendo il connazionale Antonio Carbajal e il tedesco Lothar Matthaus.

In realtà, avrebbe già potuto raggiungere e superare questo record, avendo fatto il suo debutto assoluto con i messicani nel 1997, salvo poi non essere convocato a Francia ’98 quando aveva 19 anni. Un esordio “mondiale” rinviato solo di quattro anni: nel 2002, in Corea e Giappone, guidava già la difesa con la fascia di capitano sul braccio. E l’ha mantenuta per tutti i quattro Mondiali, diventando il primo nella storia del Messico per longevità.

Esordio in Coppa del Mondo: Messico – Croazia 1-0, 3 giugno 2002

Edizioni: 2002, 2006, 2010, 2014

Presenze: 16

Momento indimenticabile: il gol del pareggio nel match di apertura di Sudafrica 2010.

 

Tim Cahill, 38 anni

Timmy era Timmy, ecco perché è il più grande di sempre

Ange Postecoglou, ex ct dell’Australia dopo che Cahill ha portato i Socceroos agli spareggi per Russia 2018

Il vero pilastro dell’Australia nell’era moderna della Coppa del Mondo, Cahill non ha perso tempo per diventare un eroe in patria, trascinando l’Australia alla prima vittoria in un Mondiale grazia alla sua doppietta contro il Giappone, nel 2006. E come se non bastasse, i Socceroos non hanno mai vinto quando Tim non ha segnato.
Cinque le reti per lui e con quella realizzata contro il Cile nell’edizione del 2014 l’ha reso il primo australiano a segnare in tre Mondiali differenti.

Esordio in Coppa del Mondo: Australia – Giappone 3-1, 12 giugno 2006

Edizioni: 2006, 2010, 2014

Presenze: 8

Momento indimenticabile: la sua sassata al volo contro l’Olanda, nel 2014.

 

Javier Mascherano, 33 anni

Javier è uno dei giocatori più intelligenti che abbia mai visto nella mia carriera

Pep Guardiola, ex allenatore del Barcellona

Mentre alcune persone possono trascurare il valore di Mascherano, per ricordare il suo ruolo fondamentale nell’Albiceleste basta dire che ha giocato ogni minuto degli ultimi Mondiali con la maglia dell’Argentina. Diego Maradona, prima di diventare ct della nazionale, aveva descritto la squadra come “Mascherano più altri dieci”, consegnando poi al centrocampista – poi diventato difensore – la fascia da capitano.
Unica consolazione per Javier: a questo Mondiale mancherà Götze che ha castigato lui e i suoi compagni argentini nella finale del 2014.

Esordio in Coppa del Mondo: Argentina – Costa d’Avorio 2-1, 10 giugno 2006

Edizioni: 2006, 2010, 2014

Presenze: 16

Momento indimenticabile: la scivolata al 90° per negare ad Arjen Robben il gol vincente nella semifinale del Mondiale Brasile 2014.

 

Fonte: Fifa.com

In Australia, nello slang sportivo e colloquiale, si è diffusa l’espressione “doing a Bradbury”, un modo ironico per parlare di una vittoria inattesa, al limite del miracolo e dell’impossibile. Chi interpella il divino, chi la buona sorta, ma dal 2002, Steven Bradbury, pattinatore professionista australiano di short track, è l’atleta a cui è legata la rimonta e l’impresa sportiva più bizzarra e assurda di sempre. Il simbolo di chi, nemmeno quotato tra i possibili vincitori, sorprese tutti (e, forse, anche se stesso). A metà tra lo scandalo, la truffa, la favola e il romanticismo.

Durante le Olimpiadi invernali di Salt Lake City, nel 2002, Bradbury vinse la medaglia d’oro nei 1000 metri semplicemente perché rimase in piedi per ultimo. Una serie di rocambolesche coincidenze gli garantirono non solo l’accesso, insperato, in finale, ma anche la possibilità di salire sul gradino più alto del podio.

Dopo aver vinto la propria batteria, infatti, arrivò terzo nei quarti di finale e venne eliminato perché nello short track accedono alla fase successiva solo i primi due. Ma il giapponese Naoya Tamura, arrivato secondo, a sette decimi avanti a lui, fu squalificato, dando così all’atleta australiano la possibilità di essere ripescato in semifinale.
Qui, come se non bastasse, avvenne qualcosa di ancor più insolito: Steven, ampiamente quinto e ultimo, era staccato dal gruppo quando mancava un giro al termine. A un tratto, il coreano Kim Dong-Sung, secondo, perse l’equilibrio e finì a terra e poco dopo, lungo il rettilineo finale, scivolò anche il giapponese Satoru Terao portandosi con sé il canadese Mathieu Turcotte. Incredibilmente, da ultimo, Bradbury si ritrovò a entrare in finale come secondo.

Sorte, caso e caos divennero, in buona sostanza, la strategia del pattinatore anche in finale: attendere in fondo al gruppo e sperare in un contatto e in una caduta. Sempre all’ultimo giro, dopo una gara tesissima e disputata sul minimo equilibrio nonostante la velocità del percorso, l’effetto domino tanto ambito arrivò, ormai, quasi inesorabilmente. Il cinese Li Jiajun inciampò dopo un contatto con l’americano Apolo Anton Ohno, primo in quel momento. Jiajun, nel cadere, toccò il pattino del coreano Ahn Hyun-Soo, che riuscì a rimanere in piedi solo per una frazione di secondo, prima di andare a sbattere contro l’americano. Tutti e due a terra, così, poco dopo, il canadese Mathieu Turcotte che arrivava dalle retrovie se li ritrovò davanti e non riuscì a scansarli. In un battito d’occhio, in meno di un secondo, Bradbury, passato indenne dalla mattanza sportiva, fu l’unico a emergere in piedi e a tagliare il traguardo. Medaglia d’oro, la prima nelle Olimpiadi invernali nella storia dell’Australia.

Nella beffa, nell’incredulità generale, la vittoria a sorpresa di Bradbury, forse, è un merito alla sua determinazione a non mollare mai: una promessa negli anni ’90 (vinse tre medaglie mondiali nei 5000 metri staffetta, un oro nel 1991, un bronzo ne 1993 e un argento nel 1994, oltre alla medaglia di bronzo alle Olimpiadi invernali di Lillehammer nel 1994), ma una carriera compromessa per un gravissimo infortunio.
A Montréal, nella Coppa del Mondo, subì una lacerazione profonda all’arteria femorale, causata dalla lama di un altro pattino; perse quattro litri di sangue, rischiava di morire e ci vollero 111 punti di sutura e 18 mesi di riabilitazione.  Nel 2000, un altro infortunio, frattura al collo, sembrava interrompere la sua carriera. Ma nonostante questo, nonostante fosse atleticamente lontano da buoni livelli, decise di partecipare ai Giochi del 2002.
In un’intervista disse:

Non ero sicuro se avessi dovuto festeggiare oppure andare a nascondermi in un angolo. Non ero certamente il più veloce, ma non penso di aver vinto la medaglia col minuto e mezzo della gara. L’ho vinta dopo un decennio di calvario

Le gare cominceranno a gennaio, ma si parla già tanto del Beach volley World Tour 2018, di cui sono state rese ufficialmente note le date del calendario.

E nel frattempo a Sydney gli azzurri sono in corsa per le qualificazioni e per il momento vanno avanti con grande soddisfazione per il nostro paese.

Le coppie azzurre che gareggiano sono Tiziano Andreatta e Andrea Abbiati e Matteo Galli ed Emanuele Monduzzi, che con grande determinazione stanno affrontando la competizione per arrivare al world tour.

Nel primo giorno di gare l’Italia può contare sull’ottima performances della coppia Andreatta/Abbiati e meno su quella Galli/Monduzzi.

È stato il Giappone finora a dare del filo da torcere ai nostri connazionali, che si sono prima battuti contro Shimizu/Tsuchiya e poi contro Hasegawa/Koshikawa. La prima coppia giapponese è stata battuta dagli azzurri con facilità, con un risultato netto di 21-11 nel primo set e di 21-15 nel secondo.

Passati al turno successivo si sono imbattuti contro l’altra coppia proveniente dal Giappone, molto più forte della prima. Ma i nostri azzurri hanno realizzato una vera e propria impresa, con una vittoria di 21-19 nel primo set e di 21-13 nel secondo. La prima parte del match è stata sicuramente più complicata per la coppia Andreatta/Abbiati, ma poi hanno acquisito un certo vantaggio che li ha condotti alla vittoria finale per 2-0.

Adesso possono dire di aver centrato la qualificazione nel tabellone principale del 2 stelle di Sydney.

Per l’altra coppia di italiani in corsa per le qualificazioni, Galli/Monduzzi, invece, nulla di fatto. Non riescono a superare il primo turno e sono sconfitti dalla coppia statunitense Wienckowski/Partain per 2-0. È giusto, però, spezzare una lancia in loro favore che hanno condotto una sfida non brillante anche a causa di problemi fisici che creavano delle difficoltà ad entrambi. Un pizzico di sfortuna ha poi avuto la sua parte: i due azzurri avrebbero dovuto gareggiare con un’altra coppia meno forte ma un cambiamento dell’ultimo minuto ha poi influito sul risultato finale.

Hanno, quindi, perso il primo set per 21-7 e poi hanno cercato la rimonta nel secondo ma senza risultato, perdendo per 21-16.

La coppia Galli/Monduzzi però, insieme ad Abbiati e Andreatta si confermano comunque come dei veri sportivi, che pur di partecipare alle qualificazioni hanno affrontato di tasca propria tutte le spese del viaggio in Australia, per passione e per amore dello sport. Peccato per la sconfitta, ma resta la soddisfazione di aver fatto il possibile per essere presente anche in questa competizione a rappresentare l’Italia.

C’è chi ai Mondiali non può partecipare per non essersi riuscito a qualificare e chi, invece, non andrà per scelta personale.

E’ il caso del ct dell’Australia, Ange Postecoglou, che ha deciso di rassegnare le dimissioni una settimana dopo avere staccato il biglietto – alla guida dei ‘socceroos’ – per Russia 2018. Una decisione che ha colto tutti di sorpresa, dopo il successo sull’Honduras nello spareggio intercontinentale.

Da quattro anni Postecoglou, vittorioso della Coppa d’Asia 2015, era alla guida della Nazionale australiana di calcio, che adesso dovrà affrontare i Mondiali con un’altra guida tecnica.

“Dopo una lunga riflessione ho deciso di concludere la mia avventura alla guida della Nazionale – ha dichiarato in conferenza stampa – Come ho detto altre volte, è stato il più grande privilegio della mia vita e probabilmente non il finale che avevo previsto quando abbiamo iniziato. Ma, al tempo stesso, so che è la decisione giusta per me. Ho speso troppo a livello mentale e nervoso, non me la sento di continuare – le parole che il ct dimissionario ha affidato al sito ufficiale della Federcalcio australiana.

L’Australia ha strappato la qualificazione dopo aver battuto allo spareggio l’Honduras: 0-0 in trasferta e 3-1 in casa. Da quattro anni Postecoglou, vittorioso della Coppa d’Asia 2015, era alla guida della Nazionale australiana di calcio, che adesso dovrà affrontare i Mondiali con un’altra guida tecnica.

È andato via dall’Italia con un po’ di amarezza, con la delusione per i tanti anni trascorsi ad Empoli, dov’era diventato il simbolo calcistico e con la tristezza di un uomo che lascia il suo paese dove è sempre voluto restare.

Parliamo dell’Italians, Massimo Maccarone che, da qualche mese è in Australia a migliaia di chilometri di distanza dalla Toscana, regione che lo ha accolto e cresciuto dal punto di vista calcistico.

Una retrocessione inaspettata del suo Empoli nella scorsa stagione ha rotto l’incantesimo che legava Big Mac alla provincia toscana. Di conseguenza al divorzio c’è stata l’idea di intraprendere un’esperienza diversa: continuare a giocare a calcio, ma farlo in un campionato differente da quello italiano.

La proposta del Brisbane Roar, squadra militante nell’Australian League, è stata allettante e l’ex punta azzurra ha accettato, nonostante le 38 primavere e il cambio vita.

Una cosa però è certa, Massimo Maccarone non ha smesso di fare quello che ha sempre fatto: gol. In effetti nelle prime 4 apparizioni nel nuovo campionato, il “novello” Big Mac ha già segnato tre volte tenendo a galla la sua squadra. L’esperienza ma anche la voglia di mettersi sempre alla prova, fanno di Maccarone un grande professionista e questo in Australia l’hanno già capito. La squadra e l’allenatore John Aloisi sanno di poter far affidamento sull’attaccante italiano e lo stesso bomber cercherà di continuare a far bene con la maglia dei “Leoni australiani”, al fine di far risalire la squadra in classifica.

In passato, Massimo Maccarone ha vestito la maglia del Middlesbrough in Premier League  tra il 2005 e il 2007. Un’esperienza non proprio positiva tanto che poi è rientrato in Italia (nello specifico in Toscana) e ha ripreso a fare gol prima a Siena e poi a Empoli.

Dario Sette

Si chiude definitivamente il cerchio delle Qualificazioni ai Mondiali di Russia 2018, con le due partite tra sudamericane e oceaniche.

A volare in Russia la prossima estate saranno anche il Perù  e Australia che, nella doppia sfida dello spareggio, hanno battuto Nuova Zelanda e Honduras.

Dopo il doppio 0-0 delle gara d’andata, spettacolo e gol nei match di ritorno. I Socceroos hanno chiuso con un secco 3-1 con reti realizzate tutte da calcio piazzato, mentre i peruviani hanno surclassato gli All Whites per 2-0. Ma andiamo con ordine.

All’ANZ Stadium di Sydney gli australiani centrano la quinta qualificazione alla fase di un Mondiale della sua storia. Nulla da fare per la nazionale Bicolor che, in Oceania ha messo in evidenza tutti i suoi limiti calcistici, cosa che nella gara d’andata non si erano tanto notati.

Protagonista indiscusso del match, il 33enne centrocampista dell’Aston Villa, Mile Jedinak, autore di tre reti, tutte nel secondo tempo e da calcio piazzato: la punizione che ha aperto il match e due calci di rigore.

Se il capitano Tim Cahill era stato l’uomo copertina che ha dato la possibilità ai “Canguri” di giocarsi il Mondiale ai playoff, Jerdinak è diventato l’eroe che ha permesso di stappare il pass per Russia 2018.

E ora sono disposti a conquistare il Mondo!

Storica è invece la qualificazione del Perù che, dopo 35 anni, tornano a disputare una fase finale di Coppa del Mondo. Risale infatti al Mondiale di Spagna 1982 l’ultima apparizione della Blanquirroja.

A permettere ciò sono state le reti segnate da Farfan e Ramos che hanno piegato i neozelandesi nella ribollente cornice dello stadio Nacional di Lima dopo il pareggio a reti inviolate dell’andata.

Con l’assenza del giocatore peruviano più importante, Paolo Guerrero, il ct Ricardo Gareca, si è affidato proprio ai due marcatori. Farfan ha segnato dopo una bella combinazione con Cueva e poi è scoppiato in lacrime dedicando il gol all’amico Guerrero. Ramos ha poi chiuso i conti con un guizzo su calcio d’angolo. Solo un tentativo per gli oceanici con Chris Wood a pochi minuti dal 90esimo.

Al fischio finale è partita la festa per i sudamericani che sognavano da anni una serata simile. Il Governo ha dato l’ok per la festa nazionale, infatti i festeggiamenti iniziati nella notte proseguiranno per tutta la giornata di oggi sia lungo le strade della capitale Lima ma in tutti i centri peruviani.

Non solo spareggi in Europa, questa notte si sono disputati i due incontri oltreoceano tra Nuova Zelanda – Perù e Honduras – Australia.

Entrambi i match sono terminati con un pareggio a reti bianche e quindi il tutto si deciderà nei 90 minuti finali della gara di ritorno.

A Wellington in Nuova Zelanda, i peruviani, privi di Guerrero, hanno provato a sbloccare il risultato in 2/3 occasioni, ma la retroguardia degli All Whites si è difesa più che bene e al 34esimo del primo tempo ha avuto anche una ghiotta occasione con l’attaccante Kosta Barbarouses che ha non ha centrato la porta all’interno dell’area piccola, sfiorando il palo.

Tutto da rifare in Perù, con una gara che si preannuncia caldissima anche dal punto di vista del pubblico.

Stesso risultato per 0-0 nell’altro incontro tra Honduras – Australia. Allo stadio honduregno Olímpico Metropolitano di San Pedro Sula, la favorita Australia non è riuscita ad abbattere il muro Bicolor. Partita molto nervosa con parecchi falli soprattutto da parte dei Socceroos. L’arbitro italiano Orsato, infatti, ha tirato fuori molti cartellini gialli. Il capitano australiano Tim Cahill non ha preso parte alla partita a causa di un infortunio.

Pass per il Mondiale da conquistarsi nella gara di ritorno in Australia all’ANZ Stadium di Sidney.

La grande sorpresa arriva dall’Africa dove il Senegal ha battuto il Sudafrica per 2-0 e ha strappato il pass per il Mondiale russo. Sarà la seconda partecipazione per il paese africano dopo il Mondiale di Corea del Sud – Giappone del 2002. Il match, dominato dai Leoni del Tengara, era il remake di quello annullato dalla Fifa. Nello specifico si è rigiocato il match del 12 novembre 2016 che la federazione mondiale ha cancellato, perché falsata dall’arbitro ghanese Lamptey, che aveva alterato volontariamente il risultato della partita e per questo poi radiato a vita.