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È un’Italia trionfante quella che si sta mettendo in mostra agli Olympic Special World Games di Abu Dhabi, con tante medaglie già intascate dal folto gruppo azzurro presente.

Siamo agli sgoccioli e si stanno tenendo le ultime gare di quella che è stata una manifestazione unica e bellissima da vivere. Gli atleti italiani stanno ben figurando in tantissime delle discipline in corso.

Uno degli ultimi successi in ordine cronologico è stato Federico Badessi, nuotatore 24enne che ha conquistato la medaglia d’argento nei 100m stile libero.
Un grandissimo traguardo per il giovane romano che ha trovato nello sport un ulteriore mezzo di integrazione e di relazione con gli altri. Papà Stefano ha raccontato che:

In piscina è entrato da piccolissimo, ma si è appassionato anche di altri sport come lo sci e la vela!

Emozionante è stato anche il terzo posto nella gara degli 800m piani di Devis D’Arpino. Da Latina è partito con la voglia di dimostrare che avrebbe potuto farcela e così è stato.

La pioggia di medaglie non si è fermata e c’è stato il trionfo anche nel tennis: con l’oro nel doppio unificato di Elia Sumba Mangar e Stefano Barausse, sulla terra rossa.

Sempre nel nuoto, oltre a Badessi, hanno vinto la medaglia d’argento Alessandro Angelotti negli 800m e Marina Vettoretto nei 100m stile (la prima medaglia azzurra di questa edizione), mentre Marco Basso ha chiuso terzo la gara degli 800m.

Successo anche nel calcio a 5 con il bronzo azzurro nella finalina vinta contro il Portorico 5-1; sorrisi anche sulla pista da bowling, nel doppio, Fabio Borgognoni e Adriano Ottaviani che hanno vinto l’argento così come il team unificato bocce.

Per quanto riguarda l’Italia a squadre, hanno ottenuto il secondo posto anche la pallavolo unificata e il basket tradizionale. Invece la pallacanestro unificata ha ottenuto un altro bronzo.

Qualche giorno fa è stato il turno anche della ginnastica. Gli atleti Giacomo Bacelle e Veronica Paccagnella hanno chiuso a medaglia.

Infine da brividi sono stati i successi in atletica leggera da parte di Nicolò Armani,argento nei 10mila metri, e Michael Bertozzi bronzo negli 800m. Gare da brividi che sottolineano l’amore per lo sport.

Non è una trovata pubblicitaria né una bufala: da qualche giorno si parla in maniera sempre più concreta del microchip per atleti.

Questa bizzarra proposta arriva dall’Associazione mondiale olimpionici (World Olympians Association- WOA), che vuole mettere la parola fine alle problematiche legate al doping fra gli atleti.

È lo stesso Mike Miller, direttore generale, che spiega il perché di questa idea di impiantare dei microchip a chi deve gareggiare, con queste parole:

Mettiamo dei chip ai nostri cani e non sono certo nocivi. Allora perché non metterli anche agli uomini? Dobbiamo combattere chi vuole imbrogliare e un modo per eliminare il doping dallo sport è sicuramente quello di utilizzare dei microchip muniti delle tecnologie più avanzate sui nostri atleti

Ma l’iniziativa non ha riscosso molto successo, soprattutto tra i diretti interessati che si sentono in questo modo deprivati della loro privacy.

Il fenomeno del doping nel mondo dello sport è considerato una vera piaga che getta ombre sulla trasparenza di una gara e stravolge in modo ingiusto le sorti di competizioni di grande importanza. Secondo l’Associazione mondiale olimpionici tutti dovrebbero appoggiare questa proposta, perché è un modo per assicurare la correttezza di tutti gli atleti e i risultati e i riconoscimenti ottenuti.

Ecco come replica Miller alle accuse di violare la privacy:

Dobbiamo affrontare i truffatori. Nel tentativo di sradicare il fenomeno doping dovremmo usare microchip dotati delle ultime e più avanzate tecnologie. Alcuni ritengono sia una violazione della privacy, io dico che è un club e coloro che non vogliono essere soggetti alle regole del club non possono farne parte

Attraverso il microchip sottopelle sarebbe possibile scoprire tutte le truffe in atto o passate degli atleti che fanno i furbi e l’obiettivo è non soltanto quello di smascherare gli scorretti ma anche monitorare tutta la categoria.

Gli ex partecipanti ai giochi olimpici che rappresentano i membri di questa associazione ne sono convinti: il doping va fermato con ogni mezzo, anche se si tratta di utilizzare mezzi tanto radicali e per alcuni anche estremi.

Non solo gli atleti, però, hanno reagito male di fronte questa eventualità del microchip. Nemmeno l’amministratore delegato dell’anti-doping britannico, Nicole Sapstead, approva l’idea perché lo ritiene un metodo troppo invasivo.

Ecco la sua replica:

Accogliamo con favore gli sviluppi verificati nella tecnologia che potrebbero aiutare la lotta contro il doping. Tuttavia, non potremmo mai essere sicuri che questo tipo di metodologie non possano essere manomesse. Esiste un equilibrio tra il diritto alla privacy e la dimostrazione che sei pulito. Noi incoraggiamo attivamente ricerche più precise e meno invasive che possano aiutare le organizzazioni anti-doping nei loro sforzi

Si preannuncia una questione scottante che sicuramente non sarà risolta in breve tempo: troppe opinioni discordanti e troppi interessi in gioco ruotano attorno alla lotta contro il doping. Nel frattempo che si decidono le sorti degli atleti, si continuerà con i classici controlli ai quali sono da sempre sottoposti gli sportivi prima e dopo ogni competizione.