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C’è un’Italia che bette un colpo nel mondo della ginnastica artistica agli Europei che si stanno disputando a Stettino in Polonia.

I volti sorridenti sono quelli di Alice D’Amato e di Marco Lodadio, rispettivamente medaglia di bronzo alle parallele e d’argento agli anelli.

Oltre ai due grandi podi ci sono delle buone risposte da una buona parte del team azzurro volato in Polonia: record di finali di specialità per quanto riguarda gli uomini, ben 5 mai cos’ negli ultimi 20 anni e buona prova delle fate della classe 2003 con tre atti conclusivi ai singoli attrezzi.

La giovanissima Alice D’Amato, sedicenne genovese, ha da poco iniziato la carriera tra le grandi, dopo un periodo buio a causa di due infortuni e aver conquistato un oro continentale a squadre a Glasgow 2018 tra le juniores.

Marco Lodadio, 27enne romano, è tra i grandi da diversi anni facendo la voce grossa con un bronzo lo scorso anno ai Mondiali.

A sei mesi dai Mondiali di Stoccarda, qualificanti per i Giochi di Tokyo 2020, non possiamo che essere soddisfatti, in attesa di altre sorprese.

Oltre 200 medaglie conquistate col sudore e con la grinta di un vero atleta. Jury Chechi, ex ginnasta campione olimpico 1996 ad Atlanta, continua a essere il campione che è sempre stato.

Stavolta a far parlare di sé non è stata una performance agli anelli ma un gesto di gran cuore per salvare la palestra Etruria di Prato, dove Chechi ha mosso i primi passi. Il campione ha messo all’asta tutti trofei vinti durante la sua gloriosa carriera pur di dare un contributo concreto al salvataggio di questa storica struttura.

Nella cittadina toscana è andata di scena un vera e propria asta in cui la Reale Foundation si è aggiudicato il tutto per 70mila euro, lasciando poi i trofei in dono alla palestra.

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I tanti trofei di Chechi messi all’asta

All’evidente problema che ha colpito l’impianto Etruria, l’oro olimpico non ha esitato a mettersi a disposizione offrendo quello di cui più caro ha: i suoi premi (200 tra coppe e medaglie).
Per partecipare all’asta, occorreva versare una base minima di 19,96 euro, prezzo che simbolicamente è l’anno in cui Chechi è diventò per tutto il mondo il “Signore degli Anelli”.

Un gesto unico per aiutare tutti le ginnaste e i ginnasti che si allenano in questa palestra pratese. Giovani che inseguono un sogno, lo stesso sogno che ha inseguito Jury Chechi fino ai trionfi mondiali e olimpici.

 

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Grazie a tutti!!!😀 . . #jurychechi #prato #etruria #ginnasticaartistica

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Era il 1976 e Chechi aveva solo sette anni. In quell’anno e in quella palestra il piccolo ginnasta pratese ha vinto la sua prima coppa un po’ a sorpresa, tanto che nemmeno i suoi genitori erano presenti all’evento. E proprio quella coppa, con la targhetta “S.G. Etruria”, risulta tra le tante presenti.

Oggi l’Etruria ospita gli allenamenti di 90 ragazze e ragazzi dai 6 ai 16 anni e, finalmente, grazie ai finanziamenti della Real Foundation avranno un nuovo impianto elettrico e di riscaldamento.

Se devo scegliere tra collezionare anelli di campioni Nba o trofei in una stanza, o dare a dei bambini l’opportunità di cambiare le loro vite, la scelta è molto semplice: vendi tutto

Kareem Abdul-Jabbar c’avrà anche rimuginato a lungo ma alla fine lo ha fatto per davvero: ha messo all’asta quasi tutti i suoi trofei, compresi i quattro anelli di campione Nba vinti coi Lakers (eccezion fatta per il primo, quello vinto con Milwaukee), e ha raccolto quasi tre milioni di dollari, la maggior parte dei quali destinati alla sua associazione benefica, la Skyhook Foundation, che ha come obiettivo quello di aiutare bambini di realtà disagiate ad imparare matematica, scienza, tecnologia e ingegneria.

La collezione Abdul-Jabbar includeva 234 lotti. Il più prezioso si è rivelato l’anello di campione 1987, venduto per 398.937,50 dollari. Il simbolo del titolo 1985 si è “fermato” a 343.700 dollari, gli anelli del 1980 e 1988 sono stati venduti per 245.500 dollari ciascuno. Nella top 5 dei cimeli più venduti entra anche il pallone usato nella sua 1560a partita Nba, nel 1989, autografato e venduto per 270.050 dollari. Hanno raccolto oltre 100.000 dollari ciascuno anche i tre trofei di mvp messi in vendita: quello del 1972, il secondo dei 6 vinti da Abdul-Jabbar in carriera, ha raccolto 123.977,50 dollari; quelli del 1974 e 1974 sono stati venduti per 122.750 ciascuno. Il 71enne leggendario inventore dello Skyhook, tutt’ora miglior realizzatore della storia Nba con 38.387 punti, aveva annunciato qualche settimana fa la decisione di mettere in vendita tutti i suoi trofei per aiutare la sua fondazione.

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«Quando uno sportivo famoso annuncia la decisione di vendere tutto quello che ha vinto in carriera, i tifosi di solito pensano al peggio. Non è il mio caso – ha spiegato Kareem motivando la sua decisione – Sono da sempre un collezionista: di tappeti orientali, di armi del Vecchio West, di monete dal mondo, tutti oggetti che mi hanno permesso di capire meglio il posto da cui venivano. I miei trofei sportivi hanno una storia: la mia storia. Ma invece di crogiolarmi nel luccichio di un trofeo che celebra qualcosa che ho fatto molto tempo fa, preferisco guardare la faccia deliziata di un bambino che tiene in mano la sua prima gru giocattolo e pensare a cosa posso fare per aiutare il suo futuro. perché quella è una storia che non ha prezzo».

Lui di vittorie sulla sirena ne ha vista tante, tantissime in carriera, ma questa davvero le batte tutte.

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