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Napoli – Empoli è la sua partita, anche se lui sarà impegnato nella sfida di domenica al Crystal Palace. Maurizio Sarri, oggi tecnico del Chelsea, probabilmente questa sera accomodato sul suo divano londinese a godersi il match tra le sue ex squadre. Per i partenopei il match precede la gara spareggio di Champions League contro il Paris Saint Germain. I tre punti in campionato sono però fondamentali per non perdere la scia della Juventus a -6 e non farsi staccare dall’Inter, appaiata a pari merito a 22 punti. I toscani, reduci dalla sconfitta proprio contro i bianconeri, continuano a ricevere tanti applausi che non portano punti. Giocano bene pur non avendo nomi altisonanti, ma devono fare i conti con una classifica deficitaria (terz’ultimi a 6 punti).

Il Napoli post sarrista – L’era d.S., dopo Sarri, ha un generale di lungo corso e blasone come Carlo Ancelotti dopo l’epoca del comandante ex impiegato in banca. E proprio in conferenza stampa pre Empoli, Ancelotti è tornato sulla metafora militare:

Come diceva Napoleone, meglio avere generali fortunati che bravi. Probabilmente io ho avuto culo.

Di certo, quelli bravi sono anche fortunati. Ma non è solo con la buona sorte che si vincono, ad esempio, cinque Champions League tra giocatore e allenatore. Ancelotti ha ereditato una squadra depressa dopo aver centrato con Sarri 91 punti, senza riuscire a vincere lo scudetto “perso in albergo” a Firenze e poi finito a Torino. Fare meglio dell’ex tecnico empolese ha un solo verbo: vincere. E nonostante la Juve pigliatutto, Carlo sta tenendo botta con una filosofia diversa rispetto a Sarri. Turnover, valorizzazione dell’organico, proiezione europea. Ancelotti sta lavorando su quei (pochi) difetti che Maurizio aveva lasciato irrisolti a Napoli. Pur avendo un calendario complicato finora, la squadra ha tenuto botta. Mentre in Champions si sta giocando alla grande le sue chance nel girone “della morte” con Liverpool e Psg.


Da Giampaolo ad Andreazzoli – Gli azzurri toscani sono tornati in questa stagione in serie A dopo la retrocessione del 2017. Un’annata davvero balorda quella con Martusciello in panchina, conclusasi con la salvezza del Crotone all’ultima giornata e il conseguente ritorno in B. Un finale amaro dopo gli anni, indimenticabili di Sarri. Grazie al comandante sono esplosi giocatori ormai affermati come Rugani, Saponara, Tonelli, Hysaj, Valdifiori e Zielinski. Alcuni di questi si sono poi consacrati definitivamente proprio a Napoli. La prima era post Sarri è stato felicemente guidata da Marco Giampaolo, decimo posto in serie A con la ciliegina del derby vinto contro la Fiorentina al “Castellani”. Poi la sfortunata annata con Giovanni Martusciello, la parentesi Vincenzo Vivarini in B prima dell’approdo di Aurelio Andreazzoli. Con l’ex tecnico giallorosso è subito arrivata la promozione in A al termine di un campionato dominato con la coppia CaputoDonnarumma. In questa stagione l’Empoli ha continuato a mostrare il suo bel gioco, fatto di buone trame offensive e un’apprezzabile manovra corale. Tuttavia, alla bellezza estetica non è spesso corrisposta una concretezza in termini di risultato, come dimostra l’ultima sconfitta contro la Juventus.

 

Roberto Mancini, ct dell’Italia, ci stava pensando da un po’, ma è arrivata, prontamente, la contromossa della Nazionale brasiliana: il commissario tecnico Tite, infatti, ha convocato Allan che finalmente farà il suo esordio con maglia verdeoro per la prima volta nelle amichevoli contro Uruguay, il 16 novembre, e Camerun, il 20 dello stesso mese.

Il centrocampista del Napoli è da un paio di stagioni al top della sua condizione e uno dei calciatori con il più alto rendimento in Serie A: già con Sarri si è ritagliato un ruolo imprescindibile nel centrocampo azzurro sia come incontrista e spezza-azioni avversarie sia come costruttore della manovra. Con Ancelotti, Allan sta mantenendo lo stesso alto e proficuo rendimento (chiede al Paris Saint-Germain e a Mbappè, in Champions League) e, ovviamente, i radar della Seleção si sono attivati.

 

«Il modulo tattico del Napoli di Sarri era molto simile al nostro», ha detto Sylvinho, ex membro dello staff dell’Inter, ora assistente di Tite, che ha osservato vari giocatori in Europa. «Con Ancelotti è cambiato poco. Allan è molto dinamico nella gestione del gioco a centrocampo». Inevitabile la soddisfazione del giocatore per la sua prima chiamata con il Brasile: «È una gioia immensa, sono emozionatissimo per questa convocazione. Ringrazio tutto il Napoli: la società, il mister e il gruppo con i quali condivido la mia felicità».

La caparbietà ammirata in campo del centrocampista ex Udinese è anche la dimostrazione della sua forza di volontà nel continuare a credere e a inseguire una convocazione arrivata, forse, per il rotto della cuffia. A gennaio, il ragazzo nato a Rio de Janeiro, compirà 28 anni e dopo anni di impegno e sacrifici, ecco la grande soddisfazione. Un punto di partenza per ruggire e sovrastare a centrocampo, anche con la maglie del Brasile.

Anche Carlo Ancelotti ha il suo neologismo. Dopo il “sarrismo”, entrato addirittura nel vocabolario della Treccani, potremmo coniare l’ancelottismo. Ovvero la gestione chirurgica dell’organico in modo da giostrare l’intera rosa a disposizione. Per la decima partita stagionale il tecnico del Napoli pensa alla decima formazione diversa da schierare contro il Sassuolo di De Zerbi.

Probabili formazioni:

NAPOLI (4-4-2): Ospina, Malcuit, Maksimovic, Koulibaly, Hysaj, Diawara, Zielinski, Verdi, Callejon, Insigne, Mertens. All. Ancelotti

SASSUOLO (3-4-3): Consigli, Marlon, Magnani, Ferrari, Lirola, Bourabia, Magnanelli, Rogerio, Berardi, Boateng, Di Francesco. All. De Zerbi

ARBITRO: Di Bello (Meli-Cecconi, IV: Giua, VAR: Mariani, AVAR: Fiorito)

E’ l’antitesi del metodo Sarri, intransigente e fedele al suo calcio con il rischio di spremere gli stessi undici anzitempo. Straordinario come insegnante di calcio, meno come gestore in una grande squadra. E’ stato questo, forse, il limite più grande dell’era Sarri a Napoli. Lo dimostrano le eliminazioni precoci in Europa per una squadra che in campionato ha dato il meglio di sé. Carlo Ancelotti, invece, sa come si fa. Ha allenato e vinto dappertutto. Milan, Chelsea, Paris Saint Germain, Real Madrid, Bayern Monaco. Ha il primato, condiviso con Bob Paisley (Liverpool) e Zinedine Zidane (Real Madrid), di aver trionfato in Champions League prima come giocatore e come allenatore. Ora la grande sfida all’ombra del Vesuvio dopo la delusione in Germania con un esonero probabilmente frettoloso.

Allan, uno dei protagonisti del Napoli degli ultimi anni

E per fare un grande Napoli non si può prescindere dal turn over. I soli Koulibaly e Insigne, quest’ultimo trasformato da Ancelotti in punta centrale con gol a raffica, hanno il posto assicurato. Gli altri sono tutti in ballottaggio, a cominciare dal portiere in cui si alternano Ospina e Karnezis, con Meret fermo ai box. In difesa è stato ripescato Maksimovic, titolare con il Liverpool dopo essere stato dimenticato da Sarri. Probabile esordio dal primo minuto per il terzino ex Lilla, Kevin Malcuit. Anche il giovane Sebastiano Luperto sta avendo le sue occasioni. A centrocampo c’è maggiore rotazione con i vari Rog, Zielinski, Fabian Ruiz e Diawara. Davanti nel tridente Milik è stato spesso preferito a Mertens, con Verdi jolly dalla panchina. Ecco l’ancelottismo, la Treccani è avvisata.

Sabato 29 settembre in Serie A si è giocato l’attesissimo big match della settima giornata, tra Juventus e Napoli. All’Allianz Stadium i bianconeri hanno vinto per 3-1 rimontando l’iniziale svantaggio messo a segno dal Mertens per lo 0-1 napoletano.

La doppietta di Mandzukic e il gol di Bonucci (con due assist di Cristiano Ronaldo) hanno permesso ai ragazzi di Allegri di vincere la settimana partita su sette incontri in Serie A e di portarsi a 21 punti, a +6 proprio dal Napoli di Carlo Ancelotti.

A fine partita l’allenatore di Reggiolo non le ha mandate a dire commentando i cori offensivi della tifoseria juventina rivolti a lui:

I soliti cori…mi consolerò guardando in bacheca la coppa del 2003

Ancelotti, ex allenatore per due stagione alla Juve dal 1999 al 2001 con cui è arrivato due volte secondo in campionato, fa riferimento alla Champions League vinta nel 2003 all’Old Trafford di Manchester quando sedeva sulla panchina del Milan. I rossoneri vinsero ai rigori in quella che fu la prima storica finale tutta italiana.

 

Un nervo scoperto per i tifosi della Juventus che da anni sperano di poter vedere la propria squadra alzare la Coppa dalle grandi orecchie. Un sogno sfumato nel 2015 e nel 2017. Nella sua carriera, Ancelotti invece,  ha vinto la Coppa dei Campioni/Champions League due volte da calciatore (con il Milan) e tre volte da allenatore (due con il Milan e una con il Real Madrid), stabilendo in questo caso un record condiviso solo con Bob Paisley e Zinedine Zidane. La conquista della coppa con la stessa squadra sia in campo che in panchina è riuscita anche a Miguel Muñoz, Josep Guardiola e Zinedine Zidane, mentre con squadre diverse è riuscita anche a Giovanni Trapattoni, Johan Cruijff e Frank Rijkaard.

Juventus Napoli, l’eterna sfida al titolo è il piatto forte di un sabato che ha come antipasto il derby di Roma. Anche se siamo solo a settembre, i partenopei sembrano essere l’unica vera squadra a poter insidiare il dominio bianconero. L’arrivo di Carlo Ancelotti ha normalizzato un ambiente che viveva dei proclami, legittimi, del “Comandante” Maurizio Sarri. E’ mancato solo il guizzo finale, quello che il tecnico di Reggiolo spera di compiere ai danni di Max Allegri.

Due allenatori, entrambi centrocampisti, entrambi ad aver lambito sul proprio percorso professionale gli universi calcistici di Juventus e Napoli.

La figurina di Allegri quando giocava a Napoli

Massimiliano Allegri era un calciatore dotato di grande talento e visione di gioco, ma con una testa abbastanza diversa rispetto a quella che ha oggi in panchina. Lo ha ammesso lui stesso:

Se avessi avuto la testa che ho ora forse sarei arrivato in Nazionale. Sono stato un giocatore mediocre e senza rimpianti

Nel 1997 il centrocampista livornese ha 30 anni, una carriera a buoni livelli tra B e A con Pescara (dal suo maestro Galeone), Cagliari e Perugia e l’approdo in una prima (e unica) grande piazza: Napoli. Solo che in quell’anno nel capoluogo campano i fasti di Maradona erano un lontano ricordo: si alternano ben 4 allenatori in panchina (Mutti, Mazzone, lo stesso Galeone e Montefusco) ma la squadra di Ferlaino retrocede in serie cadetta dopo 33 anni. Allegri disputa solo 7 partite, in una stagione in cui brilla la stella del giovane Claudio Bellucci. A fine campionato “Acciughina” torna a Pescara.

Ancelotti in panchina alla Juve sotto la pioggia fatale di Perugia

Carlo Ancelotti era l’allenatore designato dalla Triade (Moggi – Giraudo – Bettega) a ereditare il ciclo vincente di Marcello Lippi alla Juventus alla fine degli anni ’90. L’epopea del tecnico viareggino si interruppe bruscamente, però, nel febbraio 1999 dopo una sconfitta interna contro il Parma. Proprio i gialloblù, nei quali Ancelotti aveva iniziato la carriera di allenatore dopo la Reggiana. Carlo, a stagione in corso, porta la Juventus alla semifinale persa contro il Manchester United e a uno spareggio Uefa perso contro l’Udinese dopo il quinto posto in classifica. Nei due anni successivi totalizza ben 144 punti ma non bastano: nel 2000 soccombe nella pioggia di Perugia che porta al titolo la Lazio. La stagione successiva si classificherà alle spalle della Roma di Capello. Lascia Torino nel 2001, al termine di un biennio in cui non viene mai particolarmente amato dall’ambiente (fu accolto con lo striscione degli ultras “Un maiale non può allenare”) e con qualche incomprensione tattica, come aver schierato un giovane Thierry Henry terzino.

La Juve fa parte del mio passato, non lo considero un neo. Fu negativa per risultati, ma mi aiutò a crescere e a capire come funziona l’organizzazione societaria.

Lo striscione di “benvenuto” durante l’esordio di Ancelotti alla Juve a Piacenza

La morte di Azeglio Vicini ci ha riportato con la mente a quelle notti magiche di Italia ’90, guardando con nostalgia ad una nazionale italiana in grado di farci sognare ed emozionare.

Ecco perché vogliamo rivolgere uno sguardo al passato per ricordare i grandi eroi di quel mondiale e conoscere la svolta che ha avuto la loro vita dopo di allora. Sono 22 ex giocatori, alcuni dei quali hanno intrapreso la carriera di allenatore, altri quella della televisione e altri ancora si sono allontanati dal calcio.

Eccoli al completo, partendo da chi la passione per il calcio non l’ha mai abbandonata e ha deciso per questo di rimanere in campo ad allenare: Zenga, Ferrara, Vierchowod, Ancelotti, Donadoni, Mancini e Pagliuca.

Walter Zenga, portiere ai Mondiali del 1990, ha intrapreso la carriera di allenatore una decina di anni dopo e ha seguito le squadre del Brera, National Bucarest, Steaua Bucarest, Stella Rossa Belgrado, Gaziantepspor, Al-Ain e Dinamo Bucarest. Nel 2008 diventa allenatore del Catania in serie A, poi dopo una breve esperienza nel Palermo e negli Emirati Arabi approda alla Sampdoria. Si sposta nuovamente all’estero con il Wolverhampton e oggi è allenatore del Crotone.

Ciro Ferrara dopo la sua brillante carriera di giocatore diventa allenatore di squadre come la Juventus e la nazionale Under-21. La sua esperienza continua con la Sampdoria e infine con una squadra della divisione cinese, Wuhan Zall. Attualmente è un allenatore senza panchina, come il collega Carlo Ancelotti, che nella sua carriera ha seguito squadre di grande spessore, come Juventus, Milan, Chelsea, Paris Saint Germain, Real Madrid e Bayern Monaco. Oggi è uno dei probabili candidati per diventare il ct della nazionale italiana.

Un altro ex giocatore che ha deciso di scegliere di fare l’allenatore, anche se al momento non ha un incarico, è Pietro Vierchowod, dopo aver militato nel Catania, nel Florentia Viola e nella Triestina. Un ex giocatore che attualmente allena ancora è Roberto Donadoni, che è il ct del Bologna. Lo ricordiamo anche per essere stato il tecnico della nazionale italiana dal 2006 al 2008. Dopo l’esperienza con l’Italia, ha seguito Napoli, Cagliari, Parma e infine Bologna, dove si trova attualmente.

Roberto Mancini, anche lui probabile candidato come ct dell’Italia, ha allenato Fiorentina, Lazio, Inter, Manchester City, Galatasaray e Zenit San Pietroburgo, dove si trova attualmente.

Gianluca Pagliuca da portiere ha scelto di allenare proprio chi ha intrapreso questa stessa strada ed oggi lo ritroviamo a guidare i portieri della primavera del Bologna FC.

Molti ex giocatori delle notti magiche, invece, hanno abbandonato il campo da gioco per commentarlo dall’esterno e sono diventati opinionisti e commentatori sportivi. Tra loro ci sono Giuseppe Bergomi, Giancarlo Marocchi, Gianluca Vialli che lavorano per Sky Sport e Aldo Serena per Sport Mediaset.

Riccardo Ferri, oltre a ricoprire il ruolo di responsabile dell’area tecnica del Vicenza, è opinionista per Mediaset. Ruoli di opinionisti in diverse trasmissioni televisive sono ricoperti anche da Nicola Berti e Stefano Tacconi, che ha avuto anche delle esperienze di reality.

Nel settore sportivo, ma con altre mansioni, sono rimasti anche Franco Baresi, che oggi è l’ambasciatore nel mondo per l’AC Milan, Luigi De Agostini, che è responsabile dell’organizzazione in Italia dei “camp” giovanili del Real Madrid, Paolo Maldini, che ha fondato il Miami FC, Giuseppe Giannini, che è direttore del settore giovanile del Latina e Andrea Carnevale, che è il responsabile osservatori dell’Udinese.

E il grande Totò Schillaci? Lavora attualmente come direttore a Palermo del centro sportivo per ragazzi “Louis Ribolla”, da lui stesso fondato.

Infine, al di fuori del mondo calcistico ritroviamo gli ex giocatori Roberto Baggio, che è ambasciatore dell’Unicef e Fernando De Napoli, che è dedito al settore dei vini.

Nonostante gli anni, ognuno di loro ricorda con piacere a quel 1990 che ha segnato un momento importante nella storia calcistica italiana e nella loro carriera, e soprattutto che li lega fortemente alla figura del loro ct Azeglio Vicini.

La panchina dell’Italia è alla ricerca del suo futuro. Dopo il flop Mondiale e il licenziamento di Gian Piero Ventura, il numero uno della Figc Carlo Tavecchio resta al suo posto e pensa al successore del commissario tecnico della Nazionale.

Carlo Ancelotti è sempre più vicino alla panchina dell’Italia: secondo i rumors, le trattative sono già state avviate e a spingere l’ex tecnico di Juventus, Milan, Chelsea, Paris Saint-Germain, Real Madrid e Bayern Monaco ci ha pensato stamattina anche il presidente del Coni Giovanni Malagò:

“A chi è che non piace Ancelotti? Nessun italiano può avere dubbi sul suo nome. Ben venga se fosse lui il nuovo ct”.

E su Tavecchio, Malagò aggiunge:

“Nell’interesse di Tavecchio stesso e in quello del suo movimento presentarsi da dimissionario al Consiglio federale sarebbe stata la cosa più saggia. Aspettiamo che succederà lunedì”.  Non dimettersi era un suo diritto, anche di questo ne prendiamo atto”.

 

 

Secondo Sky L’allenatore emiliano, candidato numero uno per il post Ventura, che attualmente si trova a Vanocuver, sta riflettendo. Molto dipenderà da quello che la Federcalcio gli proporrà. Ancelotti vuole deleghe totali sulla parte sportiva, anche su figure “alla Maldini”. L’allenatore ex Bayern non ha detto sì, ma i contatti sono intensi e si sta cercando a convincerlo ad accettare l’incarico.

Il proprietario del Leicester, Vichai Srivaddhanaprabha, è stato chiaro: dopo il licenziamento di Craig Shakespeare, che nella scorsa stagione aveva preso il posto del campione d’Inghilterra Claudio Ranieri, il club è in cerca di un allenatore di peso, in grado di tirare su la squadra dalle sabbie mobili della bassa classifica.

Le ‘Volpi’ si trovano attualmente al terz’ultimo posto in Premier, davanti solo a Bournemouth e al Crystal Palace. Il primo nome di una lista di tecnici che il patron sta vagliando – secondo quanto riferisce Sport – è quello di Carlo Ancelotti, che ieri sera ha assistito dalla tribuna alla sfida di Champions fra Chelsea e Roma.

le alternative

Difficile che l’ex trainer del Bayern accetti un eventuale incarico, visto che ha sempre dichiarato di non voler prendere alcuna squadra a stagione iniziata.

Se Ancelotti rifiutasse, l’alternativa per il proprietario di Leicester sarebbe Sam Allardyce o il gallese Chris Coleman, reduce dalla mancata qualificazione con la Nazionale ai Mondiali. Possibili alternative sono quelle di David Wagner, Huddersfield, Sean Dyche, Burnley, Roy Hodgson, Ryan Giggs o Martin O’Neil.

La sconfitta senza attenuanti per 3-0 del Bayern Monaco contro il Paris Saint Germain è stata troppo pesante per non avere ripercussioni. E come succede spesso in queste circostanze, la prima testa a saltare è quella dell’allenatore. Anche se si chiama Carlo Ancelotti.
Lui, giramondo vincente, che tra Milan, Chelsea, Real Madrid e PSG ha vinto e rivinto tutto quello che era possibile, è scivolato proprio a causa del match della competizione che l’ha portato nell’elite del calcio mondiale: la Champions League.

Ma guardando la carriera di Carletto, possiamo esser sereni: lui è uno dei migliori prodotti calcistici che l’Italia ha esportato in giro per Europa. E sulle sue orme (si spera solo di successi e non di licenziamenti) c’è anche Antonio Conte che ha sbalordito la Premier League con il suo Chelsea.

Il campionato inglese è terra complessa, ardua, che mette alla prova l’abilità e la bravura non solo dei calciatori, ma anche dei tecnici, o per dirla all’inglese, dei manager. E di italiani nell’ultimo periodo che hanno liberato la loro scrivania con un “arriverci e grazie” ce ne sono parecchi.
Su tutti, il 2016 è stato un annus horribilis: via Walter Zenga dal Wolverhampton, club di Championship, via Francesco Guidolin, esonerato dallo Swansea, via Roberto Di Matteo, esonerato dall’Aston Villa. E non dimentichiamoci dell’ultimo, Walter Mazzarri che, dopo aver condotto il Watford alla salvezza nella Premier League dell’anno scorso, ha salutato, di comune accordo, la società. Watford che già qualche anno prima, nel 2013, aveva provato l’Italian style con Giuseppe Sannino, anche lì, però, esperienza non molto fortunata.

Chi invece non viene licenziato, ma ha il carisma di decidere il proprio destino e di dimettersi anzitempo è Fabio Capello: storica la sua mossa, nel febbraio 2012, di lasciare l’incarico di ct dell’Inghilterra dopo la decisione della Federazione di togliere la fascia di capitano a John Terry a seguito dell’accusa al calciatore britannico di aver rivolto insulti razzisti ad Anton Ferdinand.
Don Fabio, impeccabile fino alla fine, lasciò l’Inghilterra con il record di allenatore della Nazionale inglese con la più alta percentuale di vittorie (66%) sul numero di partite disputate. Dopo decise di provare un’altra avventura su una panchina nazionale e volò in Russia. Per lui Mondiali (modesti) nel 2014 e  separazione consensulae nel luglio 2015.

Ora è in Cina, sulla panchina dello Jiangsu Suning. Nel paese orientale, Fabio Cannavaro sta provando ad ottenere credibilità e successi. Con fasi alterne. Nel novembre 2014 diventò allenatore del Guangzhou Evergrande, su richiesta di Marcello Lippi passato nel ruolo di direttore tecnico del club. Il 4 giugno 2015, con la squadra al primo posto in campionato e ai quarti di Champions, venne esonerato e sostituito da Luiz Felipe Scolari. In totale su 23 partite ne ha vinte 11, pareggiate 7 e perse 5.
Il 26 ottobre dello stesso anno venne ingaggiato dai sauditi dell’Al-Nassr, freschi campioni in carica, con cui firma un contratto di otto mesi fino a fine stagione.

E Cesare Prandelli? Le esperienze estere dell’ex allenatore della Fiorentina e commissario tecnico dell’Italia ai Mondiali in Brasile sono forse i maggiori flop:a luglio 2014 è ingaggiato dai turchi del Galatasaray, ma nonostante i 5 milioni a stagione, debuttò perdendo in Supercoppa contro il Fenerbahçe ai rigori, venendo esonerato dopo pressoché quattro mesi dopo la sconfitta in trasferta con l’Anderlecht nella fase a gironi di Champions League.

Dopo 2 anni di inattività, il 28 settembre 2016 firmò un contratto biennale con il Valencia, ma anche qui la sua avventura finì in maniera brusca: il 30 dicembre si dimisi per divergenze di mercato con 6 punti conquistati in 8 partite (1 vittoria, 3 pareggi e 4 sconfitte).

 

Fatale è stata la sconfitta in trasferta al Parco dei Principi di Parigi. Carlo Ancelotti è stato esonerato dalla panchina tedesca del Bayern Monaco dopo poco più di un anno.

In effetti manca solo l’ufficialità del club, ma oramai la decisione sarebbe più che definitiva.

Gli ingranaggi con la squadra iniziavano ad andare a intermittenza da qualche settimana e ciò lo si era notato anche in campionato. In effetti, i bavaresi, durante le ultime due uscite in Bundesliga, hanno raccolto la miseria di un punto: sconfitta in trasferta contro l’Hoffenheim  e pareggio contro il Wolfsburg all’Allianz Arena per 2-2.

Neymar e compagni, nella seconda gara del girone di Champions, hanno fatto sì che la società bavarese optasse per questa decisione.

Dopo il ko europeo, infatti, la società tedesca, capeggiata dal presidente Rumenigge, ha deciso di riunirsi per un vertice d’emergenza, al fine di trovare la giusta strategia. Mister Ancelotti ha prima pensato alle dimissioni, ma alla fine le parti hanno convenuto per un esonero precoce, prima di Natale, cosa che al Bayern non accadeva dal 1991, quando fu Jupp Heynckes ad essere mandato a casa dopo un pessimo inizio di stagione.

Ad Ancelotti, oltre allo scarso rendimento in campo, è stato difficile reggere i comportamenti all’interno dello spogliatoio, situazioni che il tecnico di Reggiolo è sempre riuscito a gestire nei grandi club in cui allenato. Le frizioni con Robben, infatti, vanno ad aggiungersi a quelle recenti con Ribery, Lewandowski e Muller. I senatori della squadra, non proprio gli ultimi arrivati. Una spaccatura non risanata dentro e fuori dal campo.

Proprio il numero 10 olandese al termine del match aveva espresso il disappunto per la sua assenza tra gli undici titolari e della disfatta bavarese a Parigi:

Meglio non commentare le scelte, ogni parola detta in più sarebbe di troppo!

Dopo la vittoria di un Meisterschale e di due Supercoppa di Germania (l’ultima ottenuta all’inizio di questa stagione ai danni del Borussia Dortmund)l’avventura di Carlo Ancelotti in Baviera è giunta al capolinea.

Intanto è partito già il toto allenatore per sostituire il tecnico emiliano. Per ora la squadra è stata affidata al vice di Carletto, Willy Sagnol, ma la vera candidatura alla successione del tecnico italiano sarebbe Thomas Tuchel, ex allenatore del Dortmund.

Situazione simile a quella di Ancelotti, la sta vivendo Andrea Stramaccioni a Praga. Al quarto posto a dieci punti dal primo, l’allenatore dello Sparta non se la passa benissimo e già i tifosi gli hanno dato il ben servito.

Meglio va sicuramente ad Antonio Conte al Chelsea e a Claudio Ranieri che, dopo una partenza a singhiozzo, è riuscito a trovare i giusti equilibri a Nantes.

In Liga è appena sbarcato Gianni De Biasi che, dopo l’esperienza come ct dell’Albania, ha accettato l’incarico difficile all’Alaves, squadra ferma ancora a 0 punti dopo sei partite. Sarà un vero e proprio miracolo riuscire a salvare la squadra basca.

In Russia, è tornato a dominare lo Zenit San Pietroburgo grazie alla guida tecnica di Roberto Mancini, mentre lo Spartak Mosca di Carrera deve gestire bene il doppio impegno campionatoChampions League.

Fabio Cannavaro in Cina è quarto con il suo Tianjin Quanjian a pochi punti dal terzo posto.

Difficile la vita di un allenatore italiano all’estero.

Dario Sette