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Quello che affascina di Mario Mandzukic è questa continuità assurda nell’esserci dentro la partita, è assurda, cioè, non è croato, noi non siamo così. Tedesco? Peggio, come gli inglesi, quelli pazzi che rincorrono tutti.

Parola di Zvonimir Boban, leggenda del calcio croato che ben descrive cosa rappresenta il numero 17 della Juventus. Ancora decisivo per le sorti bianconere dopo il gol dell’1-0 contro l’Inter. Settimo gol in campionato, mai così bene da quando è in Italia in termini realizzativi. Merito del nuovo compagno in attacco, non uno qualsiasi (Cristiano Ronaldo). Merito delle scorribande sulla fascia di Joao Cancelo. Merito di una leadership offensiva che Mandzukic si è preso dopo la cessione di Higuain. A 32 anni il centravanti nato a Slavonski Brod sta vivendo la fase migliore della sua carriera, dopo i tempi del Bayern Monaco.

Fu proprio in Baviera, dopo i due anni al Wolfsburg, che l’attaccante si consacrò a livello internazionale. Alla sua prima stagione vince il triplete, con gol in finale di Champions League contro il Borussia Dortmund. Lo stesso Allegri lo ha ricordato dopo la gara con i nerazzurri.

Se è uno dei giocatori a cui non rinuncerei mai? Io guardo a chi vince e mi sembra che da quando sia andato via dal Bayern, ad esempio, i tedeschi non abbiano vinto più nulla in Europa. Era lui il centravanti del Bayern che vinse il Triplete. Sono giocatori ‘pesanti’, che stanno dentro la partita con fisicità

L’arrivo di Guardiola al Bayern fa scalare il croato nelle gerarchie offensive, soprattutto con l’acquisto di Lewandowski. Il tiki taka dello spagnolo poco si combina con le caratteristiche di Mandzukic. Così il croato fa le valigie e va a Madrid, sponda Atletico dove vive una stagione poco fortunata con Simeone. La rinascita avviene a Torino con la Juventus.

Allegri stravede per lui, nelle battaglie non può prescindere da Mandzukic. L’attaccante gioca da tuttocampista. Non è solo il puntero in attacco, ma dà un enorme contributo in fase di non possesso. Così Mario lo puoi trovare sulla fascia, a centrocampo, in difesa. La sua grinta e la sua dedizione conquistano il pubblico bianconero. Mister No Good è determinante nei momenti chiave, segna forse poco ma è pedina irrinunciabile. Fa centro, in ogni caso, anche nella dolorosa sconfitta in finale di Champions contro il Real Madrid.

La sua maturazione definitiva porta fieno anche alla causa della Nazionale, con cui centra uno storico titolo di vicecampione del mondo in Russia. Poi la scelta di ritirarsi dai colori croati e dedicarsi esclusivamente alla Juventus. Con Cristiano Ronaldo e Dybala è il perno dell’attacco juventino. Va a segno nelle partite che contano, dal Napoli al Valencia, dal Milan all’Inter. Ma potreste ritrovarlo anche a rincorrere in scivolata un avversario al 90’ nella propria metà campo. Mario è fatto così, un po’ tedesco, un po’ inglese.

Quello che andrà di scena a san Siro sarà un bel big match tra Milan – Juventus. Una partita sempre prestigiosa per la storia di entrambe le squadre e per le loro tifoserie.

Il Milan dopo una partenza un po’ a singhiozzo ha ritrovato punti e gol che gli hanno permesso di risalire in classifica fino al quarto posto.

La Juve guida da grande leader la classifica della Serie A con dieci vittorie e un solo pareggio.

Sarà la partita dei grandi ex: Gonzalo Higuain e Leonardo Bonucci.

L’argentino sfida per la prima volta quella che è stata la squadra per tre anni e che è stato costretto a lasciare per fare spazio a Cristiano Ronaldo.

Bonucci invece non avrà un’accoglienza da red carpet da quelli che sono stati i tifosi per un anno, prima di rientrare a Torino. Proprio per questo motivo, il tecnico Max Allegri potrebbe lasciarlo in panchina per far giocare il marocchino Benatia.

Decisione simile a quella presa da Luciano Spalletti qualche settimana fa per il difensore De Vrij. L’olandese, infatti, non ha giocato contro la Lazio nella trasferta vincente all’Olimpico di Roma.

Una scelta dovuta dall’ambiente caldo che avrà il Meazza contro l’ex capitano rossonero. Allegri e Bonucci pare che abbiano avuto un confronto che ha portato a questa conclusione.

Cert, però, il centrale viterbese non si è mai tirato indietro quando si è reso protagonista di momenti “accesi”. Proprio l’anno scorso, a testa alta, si è presentato all’Allianz Stadium da leader del gruppo rossonero, segnando anche una rete con tanto di esultanza.

Uno è nella parte finale della sua carriera, l’altro è un giovane emergente. Massimiliano Allegri e Gennaro Gattuso sono stati compagni di squadra a Perugia tra il 1995 e il 1997. I due tecnici impegnati nel big match della giornata tra Milan e Juventus si conoscono sin da quando erano giocatori. Entrambi in Umbria, entrambi a centrocampo con profili diversi. Allegri, piedi buoni e visione di gioco, ma poca abnegazione e voglia di migliorare. La lacuna che ha colmato da allenatore e che gli ha impedito una carriera migliore da calciatore. Gattuso, limiti tecnici ma predisposizione al sacrificio e la lavoro. La dote che gli ha permesso di diventare campione del mondo di club e con la Nazionale.

Perugia 1995-1996: Allegri è il primo in piedi a destra

Lui è stato un mio ex compagno a Perugia. Io avevo 16 anni e lui era il mio capitano, mi ha sempre rispettato, mi ha sempre dato i premi, mi ha trattato come un giocatore vero, non l’ho mai dimenticato

Nel 1995 Max Allegri ha 28 anni, è reduce da una girandola di maglie tra cui Pescara e Cagliari. Gattuso è agli esordi, 17 anni e due scudetti con la Primavera umbra. Il Perugia, in serie B, ottiene la promozione in serie A dopo 17 anni. Dopo Walter Novellino, il tecnico che porterà la squadra al terzo posto è Giovanni Galeone, mentore di Allegri. L’attuale allenatore della Juve è protagonista della stagione con 26 presenze e 7 gol, per Gattuso invece solo le briciole, evidentemente ritenuto troppo acerbo (2 presenze).

L’anno successivo, quello nella massima serie, si rivela piuttosto tribolato. Il presidente Luciano Gaucci non riesce a trovare la quadra in panchina. Si alternano Galeone e poi Nevio Scala, ma i risultati non cambiano. Nonostante l’annata da protagonista di Marco Negri (15 gol) gli umbri si classificano al 16mo posto e retrocedono. Le strade di Allegri e Gattuso si separano a stagione in corso. Nel gennaio 1997 il centrocampista livornese va a Padova in serie B. Dopo qualche mese anche Rino fa le valigie ed emigra in Scozia nei Glasgow Rangers.

Gattuso con la maglia dei Glasgow Rangers

I due si ritroveranno al Milan anni dopo. Allegri allenatore, Gattuso in campo. Non mancheranno le scintille soprattutto perché Ringhio è a fine carriera. L’attuale tecnico rossonero non gradisce le poche presenze e decide di andarsene al Sion, sbattendo la porta. Poi, recentemente, c’è stato il chiarimento come lo stesso Gattuso ha ammesso.

Da allenatore devo ringraziarlo perché aveva ragione. Ci siamo chiariti, gli ho chiesto scusa e da qualche anno a questa parte c’è un grandissimo rapporto. Gli invidio la bravura

Allegri e Gattuso al Milan

“La banda di Allegri affonda i bianconeri”. A dirlo oggi risulta disorientante, Allegri è la Juventus, eppure più o meno così intitolavano i giornali il giorno dopo 31 gennaio 2009, il giorno dopo la sconfitta rumorosa della Vecchia Signora, in casa, contro il Cagliari. Il Cagliari pimpante di “Acciughina” che riuscì a imporsi per 3-2 sugli uomini di Ranieri.

Un’era fa, ma anche quel tonfo segnò un momento importante: la formazione sarda espugnò la casa della Juventus (allora era l’Olimpico di Torino) dopo 41 anni. C’era Conti playmaker, c’erano Jeda, Acquafresca, Cossu e Matri. Prim’ancora di andare proprio alla Juventus e poi girare per mezza Serie A.

Risultati immagini per juventus cagliari 2-3

Dall’altra parte, per dirne un paio, Cristiano Zanetti, Mellberg e Sissoko. Uno stop che rallentò la corsa della Juventus verso lo scudetto, poi conquistato dall’Inter e mentre il Cagliari si godeva un inatteso nono posto, a Torino il peggio lo si vedrà negli anni successivi con due settimi posti consecutivi prima dell’era Conte e del dominio che tutt’oggi ancora continua, grazie anche a Max Allegri stesso.

Quella del 2009 è l’unica sconfitta casalinga della Juventus nelle ultime 32 gare di Serie A contro il Cagliari (19 vittorie e 12 pareggi) ed  è imbattuta nelle ultime otto partite interne di campionato contro i sardi, grazie a cinque vittorie e tre pareggi. Estendendo lo sguardo, i bianconeri hanno vinto il 50 percento del totale delle partite di Serie A contro il Cagliari (37 su 74): 26 pareggi e 11 successi sardi. Solo il Milan, con 39, ha vinto più partite contro il Cagliari rispetto alla Juventus, 37, in Serie A.

Una curiosità: Leonardo Pavoletti ha segnato 19 gol di testa in Serie A e dalla sua prima marcatura, nel maggio 2015, a oggi solo un altro giocatore vanta così tanti gol di testa nei top-5 campionati europei, Cristiano Ronaldo, anche lui con 19 reti.

Juventus Napoli, l’eterna sfida al titolo è il piatto forte di un sabato che ha come antipasto il derby di Roma. Anche se siamo solo a settembre, i partenopei sembrano essere l’unica vera squadra a poter insidiare il dominio bianconero. L’arrivo di Carlo Ancelotti ha normalizzato un ambiente che viveva dei proclami, legittimi, del “Comandante” Maurizio Sarri. E’ mancato solo il guizzo finale, quello che il tecnico di Reggiolo spera di compiere ai danni di Max Allegri.

Due allenatori, entrambi centrocampisti, entrambi ad aver lambito sul proprio percorso professionale gli universi calcistici di Juventus e Napoli.

La figurina di Allegri quando giocava a Napoli

Massimiliano Allegri era un calciatore dotato di grande talento e visione di gioco, ma con una testa abbastanza diversa rispetto a quella che ha oggi in panchina. Lo ha ammesso lui stesso:

Se avessi avuto la testa che ho ora forse sarei arrivato in Nazionale. Sono stato un giocatore mediocre e senza rimpianti

Nel 1997 il centrocampista livornese ha 30 anni, una carriera a buoni livelli tra B e A con Pescara (dal suo maestro Galeone), Cagliari e Perugia e l’approdo in una prima (e unica) grande piazza: Napoli. Solo che in quell’anno nel capoluogo campano i fasti di Maradona erano un lontano ricordo: si alternano ben 4 allenatori in panchina (Mutti, Mazzone, lo stesso Galeone e Montefusco) ma la squadra di Ferlaino retrocede in serie cadetta dopo 33 anni. Allegri disputa solo 7 partite, in una stagione in cui brilla la stella del giovane Claudio Bellucci. A fine campionato “Acciughina” torna a Pescara.

Ancelotti in panchina alla Juve sotto la pioggia fatale di Perugia

Carlo Ancelotti era l’allenatore designato dalla Triade (Moggi – Giraudo – Bettega) a ereditare il ciclo vincente di Marcello Lippi alla Juventus alla fine degli anni ’90. L’epopea del tecnico viareggino si interruppe bruscamente, però, nel febbraio 1999 dopo una sconfitta interna contro il Parma. Proprio i gialloblù, nei quali Ancelotti aveva iniziato la carriera di allenatore dopo la Reggiana. Carlo, a stagione in corso, porta la Juventus alla semifinale persa contro il Manchester United e a uno spareggio Uefa perso contro l’Udinese dopo il quinto posto in classifica. Nei due anni successivi totalizza ben 144 punti ma non bastano: nel 2000 soccombe nella pioggia di Perugia che porta al titolo la Lazio. La stagione successiva si classificherà alle spalle della Roma di Capello. Lascia Torino nel 2001, al termine di un biennio in cui non viene mai particolarmente amato dall’ambiente (fu accolto con lo striscione degli ultras “Un maiale non può allenare”) e con qualche incomprensione tattica, come aver schierato un giovane Thierry Henry terzino.

La Juve fa parte del mio passato, non lo considero un neo. Fu negativa per risultati, ma mi aiutò a crescere e a capire come funziona l’organizzazione societaria.

Lo striscione di “benvenuto” durante l’esordio di Ancelotti alla Juve a Piacenza

Juventus Bologna è, anche, Max Allegri contro Filippo Inzaghi. La sfida di questa sera all’Allianz Stadium è un confronto tra due tecnici che non si sono mai amati troppo sin dai tempi del Milan. Oggi Max procede a gonfie vele con la Juve, avendo vinto tutto quello che poteva vincere in bianconero, a caccia della Champions sfuggita due volte in finale. SuperPippo è tornato in una panchina di serie A dopo la sfortunata esperienza in rossonero e i due anni a Venezia. In laguna Inzaghi ha conseguito una promozione in serie B, una coppa Italia di Lega Pro e una semifinale playoff di B lo scorso anno.

Pippo Inzaghi a Venezia

Gli attriti tra i due sono iniziati nella stagione 2011/2012: Max è sulla panchina del Milan, ha appena vinto uno scudetto e una Supercoppa italiana. Pippo, 38 enne, è reduce da un grave infortunio al legamento crociato. Si dice pronto per tornare in campo in quella stagione ma Allegri lo esclude dalla lista Champions. Quella sarà l’ultima stagione da calciatore per l’attaccante, motivo per cui Inzaghi porterà dietro con sé tutto il suo disappunto per la scelta del tecnico livornese.

Inzaghi in campo con Allegri alla guida del Milan

L’anno dopo, nel 2012, Inzaghi inizia la sua carriera da allenatore sulla panchina degli Allievi Nazionali del Milan. Allegri non inizia bene la stagione e il nome di Pippo è tra i papabili per la successione alla guida tecnica. In un pomeriggio di settembre inoltrato, Max e Pippo si incrociano al Centro sportivo “Vismara” dove giocano gli Allievi rossoneri. L’attuale tecnico della Juve saluta Inzaghi, ma le cronache di quei giorni raccontarono di una mancata risposta del secondo. «Per me non esisti», furono le parole bisbigliate da Inzaghi ad Allegri che va su tutte le furie. «Il vostro tecnico è un pezzo di m….», esclamò Max furibondo davanti ai ragazzi del vivaio milanista.

Stretta di mano tra Inzaghi e Allegri quando Pippo allenava il Milan

Le indiscrezioni sul litigio raggiungono subito i piani alti di Milanello. La società, guidata ancora da Berlusconi e Galliani, è costretta a mobilitare il canale tematico ufficiale per sancire la “pace” tra i due. Da allora si sono incontrati due volte in panchina, nella stagione 2014-2015, con due vittorie della Juve di Allegri sul Milan di Inzaghi. Oggi Pippo proverà a vendicarsi sportivamente contro l’ultimo allenatore della sua incredibile carriera da calciatore.

“Ambisco alla panchina della Nazionale ma non ora, ho un contratto con la Juventus e dobbiamo ancora raggiungere tante cose e obiettivi importanti, oltre a costruire una squadra per il futuro”. Così l’allenatore della Juventus Massimiliano Allegri in merito a un suo possibile approdo sulla panchina della Nazionale per sostituire l’esonerato Gian Piero Ventura.

“Alla Nazionale ci penserò quando mi chiameranno, se lo faranno, sennò andrò al mare -aggiunge Allegri in conferenza stampa alla vigilia del match con la Sampdoria-. Io ho sentito parlare anche di drammi ma i drammi sono altri nella vita, è stato un evento straordinario che purtroppo ha lasciato l’Italia fuori dal Mondiale”.

Poi rivela che i giocatori tornati dalla sfida persa contro la Svezia potrebbero non giocare:

“Non giocano Buffon e Barzagli. Stanno smaltendo la delusione. Credo che i giocatori di quel livello lì ambiscano sempre a giocare il Mondiale. Ci vorrà il tempo necessario ma entrambi stanno bene. Buffon sta molto bene fisicamente, ha avuto una bella reazione. E’ un evento straordinario che purtroppo ha lasciato l’Italia fuori dal Mondiale. Quando succedono queste cose ci sappiamo rialzare e ripartire”.

Intanto Ancelotti continua ricevere endorsment da parte di molti addetti ai lavori, ultimo dei quali l’allenatore del Toro Sinisa Mihajlovic

“Ancelotti sulla panchina dell’Italia? Carlo ha grande esperienza, tutti lo rispettano. Ha vinto molto ovunque, anche se la Nazionale è un’altra cosa. Ma sarebbe un’ottima scelta”.

Un paragone per evidenziare i potenziali rallentamenti e le interruzioni di gioco. Senza troppa ironia, ma un’uscita che a molti è sembrata infelice e fuori luogo. La scorsa domenica, 1° ottobre, dopo il pareggio 2-2 della Juventus sul campo dell’Atalanta, Massimiliano Allegri in conferenza stampa ha criticato ed espresso giudizi perplessi sull’utilizzo del VAR. Ecco quello che ha detto:

Per il calcio secondo me non va bene. Perché altrimenti bisognerebbe mettere i falli intenzionali, il gioco effettivo, e quindi poi si diventa come il baseball in America, si sta dieci ore allo stadio si mangiano le noccioline, si fa una azione ogni quarto d’ora

Apriti cielo per il riferimento al baseball e alla durata delle gare da 10 ore. Con tanto di noccioline da sgranocchiare. Ecco allora che il presidente della Federazione Italiana Baseball Softball, Andrea Marcon, ha scritto la seguente lettera aperta al mister Allegri, già recapitata all’ufficio stampa del club torinese. Una risposta con piacevoli riferimenti alla qualità di questa disciplina e aneddoti storici.

Stimatissimo mister Allegri,

 

è stato molto bello sentirla, domenica sera, pronunciare quella frase: “Sennò, diventiamo come il baseball”. Non aveva nessuno lì, di fianco a lei, ma il tono era quello di uno che sta dando di gomito al vicino di posto. “Si sta dieci ore allo stadio… si mangiano le noccioline…si fa un’azione ogni quarto d’ora.”

Ho il piacere di dirle che 10 ore è un po’ esagerato, ma in effetti dai noi si gioca finché ce n’è bisogno e, prima e dopo la partita, si sta molto bene nella festa di sport che quotidianamente viene organizzata. E c’è anche il vantaggio che nessuno s’arrabbia per la durata del tempo di recupero. Ma sono sottigliezze.

La sua frase mi ha fatto sorridere. Era una riflessione che sottendeva un giudizio, negativo e del tutto lecito; mi viene però il sospetto che sia dettato dalla scarsa conoscenza della materia. Peccato: Lei è livornese, città che ha una bella tradizione del nostro sport. A Livorno è stata giocata la prima partita di baseball sul suolo italiano: marinai della fregata Lancaster contro marinai della corvetta Guinnebaug. Era il 23 gennaio 1884.

Il sospetto che Lei conosca poco il nostro Gioco mi è venuto quando lo ha accostato ai concetti di ‘fallo intenzionale’ e ‘tempo effettivo’ che, come sa, appartengono al basket. Ma anche questi sono dettagli. Ugualmente il Suo tono canzonatorio ha un po’ indisposto molti di noi. Migliaia di appassionati in Italia si sono sentiti offesi, e per milioni di altri nel mondo sarebbe stato lo stesso, se avessero assistito alla diretta tv: l’allenatore della Juventus, una squadra celeberrima in tutti i continenti, che sembra sbeffeggiare milioni di sportivi…Non tanto bello, ne converrà.

Le garantisco che anche nel nostro baseball italiano – e ancora di più nel baseball americano da Lei citato – in molti avrebbero da dire su tanti aspetti del calcio, che mai e poi mai vorrebbero mutuare nel nostro Gioco. Ma in generale le donne e gli uomini di baseball, come si conviene alla gente di sport, non mancano di rispetto a nessuno.

Quindi, la prego, venga a vedere una nostra partita. Della nostra Nazionale magari. Potrebbe scoprire che le pause, da noi, hanno ognuna il proprio bel significato. Magari poi non apprezzerà, ma qualche spunto interessante lo troverà sicuramente. E forse si stupirà nel constatare che da noi l’allenatore è vestito come i suoi giocatori. Sono certo che afferrerebbe il significato della cosa.

Andrea Marcon
Presidente FIBS

P.S. Le noccioline le porto io.

 

Arriverà la risposta di Allegri? E andrà a vedere una partita su invitp di Marcon?

Alla viglia della Finale di Champions League di domani sera a Cardiff, hanno parlato alla stampa i protagonisti di casa Juve.

mister allegri

“In questo momento la squadra ha la cattiveria e la convinzione giuste per portare a casa la Champions. Dovremo pensare solo a fare le cose giuste nella finale, senza pensare a cosa è successo 20 anni fa, o 10 anni, o 50….”. Così Massimiliano Allegri. “La Juventus è cresciuta molto, rispetto a due anni fa la convinzione è diversa”.

dani alves

“Giocheremo senza avere alcuna paura del Real, della sua storia, del suo palmares. Giocheremo per vincere, con allegria”. Lo dice Dani Alves, terzino brasiliano della Juve, prima della finale Champions di Cardiff.
“Non e’ una sfida tra me e il Real – ha aggiunto Alves, che ha gia’ vinto la Champions col Barcellona – Certo per me sarebbe la ciliegina sulla torta. Siamo a un passo dal sogno, vogliamo entrare nella storia”.

buffon

“Per me la finale di domani è una partita più speciale che per altri, per questione di età. La voglio quindi giocare senza potere avere nessun tipo di rimpianto, questo è il mio imperativo”. Così Gigi Buffon. “So che una mia ottima prestazione potrebbe aiutare la squadra: è il regalo più grande che potrei farei compagni”.