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Se il Mondiale del 1998 non si fosse giocato in Francia, probabilmente non avremmo mai assistito al leggendario gol di Dennis Bergkamp contro l’Argentina. Vale sempre la pena rivederlo:

E’ una rete metafisica che si pone al di là della realtà per equilibrare il giusto senso delle cose. Perché è arrivata al minuto 89 di una partita tosta, bloccata sull’1-1. Perché erano i quarti di finale contro la Nazionale sudamericana. Perché se si segna una prodezza del genere, in un Mondiale, sei destinato a rimanere scolpito nei ricordi dei bambini che crescono con la magia negli occhi e la tramandando, da adulti, ai loro figli o nipoti.
C’è il lancio tagliente di Frank de Boer, c’è lo stop irreale dell’ex Ajax, Inter e Arsenal, c’è la palla che muore lì, in quell’istante, uncinata dal piede destro, c’è il tocco a rientrare che manda in tilt il difensore Ayala, uno dalla marcatura stretta e rognosa, e c’è il colpo d’esterno a trafiggere il portiere Roa.
C’era tutto, ma mancava solo una cosa: lo spazio per poter fare un’azione del genere.

Ma soprattutto, per fortuna, c’era Dennis Bergkamp. La carriera calcistica dell’olandese è legata alla sua aerofobia, ovvero la paura di viaggiare in aereo. Un trauma che si è manifestato in un altro Mondiale, quello precedente del 1994 negli Stati Uniti d’America.
La Nazionale Oranje era in volo, assieme a staff tecnico e giornalisti e proprio uno di questi, tra scherzo e goliardia, disse: «C’è una bomba». Non c’era, forse, da dargli troppo peso, volarono qualche risata, qualche parolaccia, passato lo spavento iniziale. Ma da quel momento, Bergkamp non avrebbe più preso un volo.

Un trauma sul quale pesava una brutta esperienza giovanile. Durante una tournée con l’Ajax, nei pressi del vulcano Etna, ci fu una massiccia turbolenza: l’aereo precipitò, seppur per frammenti di secondo, per poi riprendere quota. Un fatto che aveva segnato il giovane biondo olandese glaciale sul campo. Panico e stress che diventarono successivamente fobia con l’episodio del 1994.

Ed è per questo che riuscì a essere presente al Mondiale francese ed è anche per questa sua paura che saltò il Mondiale del 2002, quello in Corea del Sud e Giappone, quando aveva ancora 32 anni dato che era impossibile organizzare uno spostamento via terra.
Se nella mitologia folcloristica intere pagine sono state scritte sul vascello fantasma, il tetro Olandese Volante, nel calcio Dennis Bergkamp verrà per sempre ricordato come “l’olandese non volante”.

Ad Amsterdam nel 1996 è stato inaugurato uno degli stadi europei più all’avanguardia. Orgoglio del paese, oggi si trova nuovamente sotto i riflettori per rappresentare con il suo nome il volto del più grande campione olandese.

Lo stadio dell’Ajax, da Amsterdam Arena diventerà a breve Johan Cruijff Arena.

Ma chi era per l’Olanda Johan Cruijff?

Eletto secondo calciatore del secolo XX, Johan Cruijff era dietro solo al grande Pelè, di cui ha preso anche il soprannome. Alcuni, infatti, erano soliti chiamarlo Pelè bianco e altri, tra cui Sandro Ciotti, lo soprannominavano invece il Profeta del gol.

Johan Cruijff è stato uno dei più forti calciatori al mondo negli anni 1960/70, con tre palloni d’oro vinti e ben 9 titoli nel campionato olandese. Ma non è tutto: sei Coppe d’Olanda, un campionato spagnolo, una Coppa di Spagna, tre Coppe dei Campioni, una Supercoppa europea e una Coppa Intercontinentale completano il quadro di un fuoriclasse come pochi.

Dopo aver appeso le scarpette al chiodo ha continuato a dare tanto al mondo del calcio diventando allenatore e riscuotendo altrettanti successi come quando si trovava in prima linea in campo. In questa sua nuova veste ha vinto due Coppe d’Olanda, una Coppa di Spagna, quattro campionati spagnoli, tre Supercoppe spagnole, due Coppe delle Coppe, una Coppa dei Campioni e una Supercoppa europea.

L’olanda è fiera di essere stata rappresentata da un talento del suo calibro e quando, nel 2016, a causa di una malattia, è scomparso prematuramente, il dolore dei tifosi e del suo pubblico ha scosso tutto il paese.

Il club dell’Ajax è fortemente legato a questa figura che ha dato tanto alla squadra, sia come giocatore che come dirigente, e la decisione di dedicargli lo stadio ha riscosso consensi da ogni parte.

Alla gioia della famiglia di Cruijff che ha commentato così:

Siamo felici che lo stadio prenda il nome di Johan

si aggiunge anche il pensiero di Edwin Van der Saar, ex portiere della squadra olandese:

È il campione più grande della storia del club, conosciuto in patria e nel mondo anche grazie a lui

 La società biancorossa non ha ancora svelato il logo, ma l’attesa durerà ancora per poco. La data di inaugurazione del volto del nuovo stadio è fissata per il 25 aprile. Una data non scelta casualmente ma legata direttamente al calciatore scomparso, nato proprio il 25 aprile del 1947. Un grande omaggio per un calciatore che è diventato anche un simbolo, entrando prepotentemente nella storia del calcio olandese, ma ammirato in tutto il mondo.