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2019

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È un vero e proprio team special quello dei 115 atleti italiani che voleranno ad Abu Dhabi per gli Special Olympics World Games tra il 14 e il 21 marzo prossimo.

La nazionale, che è stata ospitata dal presidente della Camera, Roberto Fico, e dal premier, Giuseppe Conte, presenta un foltissimo gruppo di atleti (il più ampio della storia) che si sfideranno nelle 24 discipline sportive, in una settimana ricca di appuntamenti.

Il presidente del Consiglio, nell’augurare il meglio, ha anche assicurato che chiederà in maniera insistente che la Rai possa trasmettere le gare in chiaro sui propri canali televisivi.

Centosettanta Paesi si sono dati appuntamento negli Emirati Arabi per quella che è una manifestazione sportiva e colturale di rilievo, a dimostrazione che pregiudizi, divisioni e barriere possono essere cancellati e abbattuti.

Quella che si sposterà ad Abu Dhabi sarà una vera e propria macchina organizzativa per quello che sarà il più grande evento sportivo e umanitario dell’anno. Inoltre, è la prima volta che la regione del Medio Oriente e del Nord Africa ospita questa competizione che, tra l’altro, va a braccetto con l’«Anno della tolleranza», inaugurato da papa Francesco lo scorso febbraio con la visita negli Emirati.

 

Per la manifestazione ci saranno ben 7mila atleti, 2500 coach e 20mila volontari, con una stima di oltre 500mila spettatori. Un vero e proprio boom.

La squadra azzurra conta 115 atleti e 39 tecnici. Il team Italia avrà modo di mettere in campo nella stessa squadra atleti con e senza disabilità intellettive in sport come: il basket, le bocce, il bowling, il calcio e la pallavolo.

Tra coloro che sostengono l’Italia c’è una grande ex pluricampionessa come Valentina Vezzali:

Mi sento vicinissima a questa iniziativa perché si parla di sport non solo come veicolo per accrescere il benessere fisico ma anche per consentire alle persone con disabilità intellettive di poter sviluppare abilità e poter raggiungere risultati, che fino a poco tempo fa erano insperati, con coraggio facendo accrescere la loro autostima!

Non ci resta che gustarci le gare e “Forza Italia!”.

È successo, il Qatar ce l’ha fatta! È campione d’Asia.

La nazionale araba è riuscita a battere i pronostici che davano per certa la vittoria del Giappone. I qatarioti, invece, hanno giocato una grande finale, battendo i nipponici con un secco 3-1.

Un trionfo che segna molto la storia calcistica: perché è il primo trionfo del Qatar; perché dopo due edizioni in cui hanno vinto Australia e Giappone, il trofeo torna in mano a un paese arabo (l’ultimo a vincere è stato l’Iraq nel 2007); perché lo ha fatto in maniera impeccabile con 19 reti fatte e solo una subita (in finale proprio contro i giapponese) e perché è il futuro Paese ospitante del Mondiale 2022 e ora ha un buon motivo per mostrarsi al mondo in maniera migliore.

Il Qatar è un paese che, calcisticamente parlando, è cresciuto tanto negli ultimi anni. Se si pensa che il miglior risultato raccolto prima del successo in Coppa d’Asia 2019 sono stati due quarti di finale (una nel 2000 e una nel 2011) con zero presenze mondiali, ora il Qatar è concretamente un’altra realtà.
Il sogno della nazionale vincitrice proseguirà con la partecipazione non solo del Mondiale 2022 che si giocherà in casa, ma anche della Coppa America. Il prossimo giugno, infatti, in Brasile si terrà la 47esima edizione del torneo sudamericano. Oltre alle dieci nazionali che si sono qualificate durante la fase a gironi, ci saranno anche Qatar e Giappone. Per i Samurai sarà la seconda partecipazione dopo quella del 1999. Lo scopo di questa decisione da parte della Conmebol è quella di contribuire allo sviluppo del calcio a livello mondiale.

Tornando alla vittoria della Coppa d’Asia, il merito va sicuramente alla federazione qatariota che ha saputo investire molto, grazie soprattutto alle floride casse della famiglia reale, su impianti sportivi e uomini. Nonostante gli scandali dovuti all’assegnazione del torno iridato e qualche mugugno legato ai tesseramenti dei calciatori, il calcio dell’emirato comunque è andato avanti.
Tra i calciatori con doppio passaporto c’è l’attaccante, Almoez Ali, assoluto protagonista del torneo, grazie alle nove reti messe a segno in sette presenze totali. Con una rovesciata ha spianato la strada anche in finale.

I regnanti hanno voluto fortemente la nascita di un centro sportivo invidiabile e così è stato. Il capocannoniere del torneo è figlio dell’Aspire Academy, accademia fondata dalla famiglia reale in cui si formano tanti campioni, tra cui Mutaz Barshim, medaglia d’oro di salto in alto.

Le congratulazioni vanno anche al commissario tecnico della nazionale, lo spagnolo Felix Sanchez. Chiamato dal direttore dell’Aspire, Ivan Bravo, ex dirigente del Real Madrid.

Un mix di figure che hanno saputo dare la giusta quadratura al piano sportivo presente e futuro. Ciò che, ad esempio, non è stato realizzato dalla federazione cinese che, nonostante avesse Marcello Lippi in panchina, non è riuscita a essere competitiva nel corso degli anni.

Il calcio arabo è in crescita e forse la presenza del Qatar al prossimo Mondiale non sarà solo un’apparizione.

È stata sin qui una piacevole sorpresa e, contro il Giappone, non ha intenzioni di gettare la spugna facilmente.

È il Vietnam che ha sconfitto negli ottavi di finale la Giordania ai calci di rigore per 4-2 dopo l’1-1 dei tempi regolamentari.

Tra i trascinatori della nazionale dei Draghi d’oro c’è sicuramente il numero dieci Nguyen Cong Phuong. Classe 1995, prima dell’inizio della Coppa d’Asia lo avevamo già inserito nell’elenco dei talenti da seguire e così è stato. L’attaccante dello Hoàng Anh Gia Lai sta ben figurando e, grazie alle sue belle prestazioni, sicuramente ha aiutato la sua nazionale prima a passare come miglior terza nella fase a gironi e poi l’ottavo di finale.

Grazie alla rete segnata al 51esimo, la punta vietnamita ha permesso di agguantare il momentaneo vantaggio giordano. Un bel gol da rapace d’area, un guizzo che ha sorpreso portiere e difesa avversari.
Il resto l’hanno poi fatto i suoi compagni, in particolare il portiere Dang Van Lam, autore di una serie di parate durante i calci di rigori finali.

I pronostici per la prossima partita sono tutti pendenti per il Giappone che vanta una rosa molto più forte e collaudata, con diversi calciatori che giocano in Europa come: Nagatomo (Galatasaray), Yoshida (Southampton) e Kagawa (Borussia Dortmund).
Tuttavia il Vietnam sa che, a questo punto, può giocarsela contro chiunque e l’allenatore Park Hang Seo inserirà la miglior formazione possibile. Ovviamente davanti ci sarà proprio Nguyen Cong Phuong.

La Coppa d’Asia può essere una vetrina importante in cui giocatori come il numero 10 vietnamita hanno la possibilità di mettersi in mostra e, perché no, cercare di farsi adocchiare da qualche club europeo.

Per quanto riguarda l’Italia, bene Zaccheroni e Lippi che hanno ottenuto la qualificazione ai quarti rispettivamente con gli Emirati Arabi Uniti e Cina.

Si è chiusa la fase a gironi della Coppa d’Asia 2019 che si sta tenendo negli Emirati Arabi Uniti. Il quadro delle sedici squadre che si affronteranno negli ottavi di finale è al completo: poche reali novità riguardo le nazionali più accreditate, qualche sorpresa tra le squadre esordienti.

Dopo l’Uae di Alberto Zaccheroni, anche la Cina di Lippi vola alla seconda fase seppur dietro la Corea del Sud. I Dragoni, infatti, sono stati sconfitti per 2-0 dai sudcoreani, nello scontro diretto.

Passano il turno anche Thailandia, Giordania, Australia (campione uscente del 2015), Iran, Iraq, Qatar, Arabia Saudita, Giappone e Uzbekistan.
A queste si aggiungono quattro migliori terze che sono: Bahrain, Oman, Kyrgyzstan e Vietnam.

Il quadro degli ottavi è definitivo e si parte domenica 20 con la Cina di mister Marcello Lippi contro la Thailandia. Un match comunque alla portata per la nazionale cinese che, grazie alle geometrie del commissario tecnico viareggino, potrebbe avere qualche chance in più.

 

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Round of 16 line-up confirmed. Who will go on to be the #AsianCup2019 champions?

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Tra le sfide più accattivanti c’è sicuramente Giappone – Arabia Saudita, due grandi del calcio asiatico. I nipponici, finora imbattuti, hanno sconfitto nell’ultimo match anche l’Uzbekistan di Hector Cuper per 2-1. La vincente sfiderà una tra Giordania e Vietnam. Proprio i Draghi d’oro sono riusciti nell’impresa di qualificarsi agli ottavi come ultima miglior terza, a discapito del Libano. Per una serie di combinazioni, le due nazionali si sono trovate appaiate in classifica con entrambe 3 punti, con la stessa differenza reti e gol segnati. Il passaggio del turno, così com’è stato già allo scorso Mondiale, è stato decretato dal punteggio fair play: i numeri di cartellini gialli e rossi. Proprio come è accaduto al Senegal in Russia, il Libano non ce l’ha fatta a passare il turno per un cartellino giallo in più rispetto alla nazionale vietnamita, ma non è tutto. L’ultima ammonizione ricevuta, nella sfida vinta contro la Corea del Nord per 4-1, è stata comminata dal direttore di gara al minuto 99 del match.

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Mohamad Haidar al termine del match contro la Corea del Nord

A farne le spese è stato il numero dieci, Mohamad Haidar, per aver protestato contro l’arbitro riguardo ai minuti di recupero concessi. Una vera e propia beffa, oltre che un’ingenuità clamorosa del giocatore, che forse non aveva considerato questa possibilità, ma che in sostanza ha sancito l’uscita dei Cedri dalla Coppa d’Asia. Tra le altre curiosità di questa Coppa d’Asia, nell’ultimo turno ha fatto molto discutere un calcio di rigore assegnato alla Siria contro l’Australia.

L’arbitro messicano Ramos ha concesso un penalty inesistente alla nazionale siriana, trasformato da Omar Al Soma. La decisione è stata fortemente criticata dai Socceroos che però non hanno potuto far nulla. Il Var non è ancora presente dato che la confederazione ha deciso di inserirla solamente dai quarti di finale.

È bastato un pareggio ad Alberto Zaccheroni per strappare il pass per gli ottavi di finale della Coppa d’Asia 2019.

La nazionale degli Emirati Arabi Uniti, paese ospitante del torneo, ha chiuso il girone al primo posto con 5 punti, grazie a una vittoria e due pareggi, l’ultimo contro la Thailandia per 1-1. A passare in vantaggio sono proprio gli emiratini con il gol di Mabkhout, prima del pareggio thailandese di Paungchan.

Un gran bel risultato per il tecnico romagnolo il quale, dopo lo 0-0 del match inaugurale, è riuscito a ottenere il massimo dalla sua squadra. Nello stesso girone passano il Bahrein, che ha battuto l’India per 1-0, e la Thailandia, come migliore terza.

Ora per la nazionale araba c’è l’attesa per scoprire l’avversaria, sicuramente sarà una seconda o forse una delle altre tre migliori terze.

Oggi si chiude il girone B con l’Australia, vincitrice nel 2015, che ha bisogno di una vittoria contro la Siria per superare il turno. Il gruppo è guidato dalla Giordania che se la vedrà contro la Palestina ferma a un punto.

Nel gruppo C è in programma lo scontro al vertice tra la Cina di Marcello Lippi e la Corea del Sud. Entrambe appaiate a sei punti e già qualificate, la nazionale dei Dragoni dovrà battere i sudcoreani se vuole passare il turno come prima. Nel secondo match la Cina ha ben figurato contro le Filippine di Sven Goran Eriksonn, battute con un netto 3-0.

Stessa situazione negli altri raggruppamenti in cui ci sono le prime due squadre a sei punti, già agli ottavi, e le altre ferme a zero. Queste ultime, possono ancora giocarsi un posto agli ottavi come migliori terze. Infatti quattro su sei hanno ancora una possibilità.

Per caratteristiche e movimenti in molti lo paragonano all’egiziano Momo Salah, ma lui si sente semplicemente Musa Al Taamari.

Classe ’97, l’esterno offensivo della Giordania sta ben figurando in questa prima parte di Coppa d’Asia 2019 che si sta tenendo negli Emirati Arabi Uniti. La sua nazionale è a punteggio pieno dopo le prime due partite della fase a girone della competizione.

Dopo aver battuto a sorpresa l’Australia, i giordani hanno sconfitto per 2-0 anche la Siria. Sugli scudi proprio il talento di proprietà dell’Apoel Nicosia grazie a un gol e un assist contro i siriani e un altro passaggio vincente nel match del debutto contro i Socceroos.

Il dribbling e la velocità sono le armi in più del 21enne, il quale sogna il salto di qualità. In passato è stato cercato da diverse squadre europee, tra cui anche il Cagliari del patron Giulini, nella partita contro la nazionale siriana pare siano stati presenti diversi osservatori, anche quelli della Fiorentina.

Un osservatore dei viola è venuto a vedermi contro la Siria nella partita che abbiamo giocato negli Emirati Arabi. C’erano diverse squadre a seguirmi, ma la Fiorentina era il club più importante.

Un futuro dunque in Italia. Beh non è da escludere dato che la viola è sempre alla ricerca di nuovi talenti e non sarebbe la prima volta perPantaleo Corvino che in Italia ne ha portati di calciatori dell’est.
In passato, quando era al Lecce, due come Bojinov e Vucinic, ma anche nella sua prima esperienza in viola con Jovetic, Ljajic e Nastasic. Ora, ivnece, spicca su tutti il nome del difensore Milenkovic.

Se ciò dovesse accadere, Al Taamari sarà il primo calciatore giordano in Serie A. Il valore di mercato attuale non è altissimo però, quasi sicuramente, grazie alle buonissime prestazioni nel torneo continentale asiatico il prezzo potrà lievitare in maniera sostanziale. Proprio per questo il direttore tecnico Corvino dovrà decidere in fretta.

I ciprioti dell’Apoel Nicosia lo hanno acquistato durante lo scorso mercato estivo, prelevandolo dai giordani del Shabab Al-Ordon che lo aveva girato in prestito anche ai più blasonati dell’Al-Jazeera di Amman.

Quest’anno ha trovato quella continuità che gli hanno permesso di essere notato. Con l’Apoel ha giocato 11 partite in campionato, segnando 7 reti, oltre a sei partite di qualificazione all’Europa League (con un assist) e due di qualificazione alla Champions League.

Con la sua nazionale ha disputato 21 partite, in cui ha messo a segno 4 reti, una proprio contro la Siria e un’altra il 28 dicembre scorso contro la Cina in un match d’amichevole prima della Coppa d’Asia.

Arriva un punto della vita in cui i genitori si mettono l’anima in pace lasciando ai propri figli la libertà di tappezzare i muri della stanzetta con poster, immagini, scritte e quant’altro. Nella cameretta di ogni adolescente c’era, c’è e ci sarà il volto di un personaggio di un fumetto, di un cartone animato, del proprio idolo sportivo. E di certo, le riviste con gli inserti speciali e i calciatori a grandezza naturale non aiutavano.

Kylian Mbappé lo scorso 20 dicembre 2018 ha compiuto 20 anni, è ancora un ragazzino anche se per lui l’anno appena concluso l’ha consacrato come il talento più cristallino non solo in prospettiva, ma letale e decisivo anche declinando il tempo al presente. Veloce, tecnico, rapido nello stretto, funambolico e letale sottoporta, l’ex ragazzotto cresciuto nel Monaco, si è affermato al Paris Saint-Germain e con la Nazionale francese vincendo da protagonista il Mondiale in Russia.

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Negli ultimi due-tre anni la vita dell’esterno/punta nato a Bondy è letteralmente andata di corsa, spedita  come quando sul campo accelera e lascia le fiamme dietro di sé: era solo un bambino, un adolescente con i propri idoli appiccicati sulla parete della cameretta. Anzi l’idolo era solo uno: Cristiano Ronaldo. Nel 2013 il giornale France Football ha scattato una foto di Mbappé, quando aveva soltanto 14 anni, nella sua stanza, con felpa e sguardo sognante e alle spalle decine di immagini del portoghese, idolo della sua infanzia.

Ora, però, sul suo profilo Instagram, per augurare a se stesso e a tutti un 2019 quanto meno positivo come l’anno appena compiuto, ha pubblicato una foto nel quale ha “cancellato” dal muro le foto di CR7 piazzando gli istanti più iconici del suo anno incredibile che, oltre ad averlo visto sollevare la Coppa del Mondo, si è arricchito di una Ligue1, Coppa di Lega, Coppa di Francia, Supercoppa, riconoscimento come miglior giovane del Mondiale, nell’All Star team di Russia 2018 e vincitore del Trofeo Kopa come miglior under-21 al mondo. E una copertina del Time.

 

 

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• 2018 🏆🎉✅ • 2019…..❓❓❓ 🥳HAPPY NEW YEAR🥳

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Un fotomontaggio, ovviamente nulla contro Cristiano Ronaldo, solo un messaggio chiaro: è cresciuto, ha realizzato in un batter ciglio i suoi sogni, raggiungendo traguardi che altri calciatori non raggiungerebbero nemmeno in una carriera intera. Ora il mito del giovane Kylian è Mbappé stesso.

Ma CR7 rimane l’idolo del giovane francese e il calcio, nell’ultimo anno, ci ha nuovamente sorpreso con il passaggio del portoghese alla Juventus. Mbappé sogna in grande, sogna da ragazzo di 20 anni e chissà cosa gli regalerà questo 2019…

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Un po’ a chiunque sarà capitato di commettere errori nell’invio di una mail: per esempio chi ha scritto in maniera errata l’indirizzo o chi ha dimenticato di inserire l’allegato. 

Un grave errore l’ha commesso con il proprio indirizzo di posta elettronica la federazione calcistica senegalese in occasione delle convocazioni per il prossimo match di qualificazione alla prossima Coppa d’Africa

La vittima dell’errore commesso dalla federazione è stato il calciatore dell’Inter: Keita Baldé. L’attaccante non è stato convocato dalla nazionale senegalese, non per scelta tecnica ma per uno sbaglio burocratico.

La federazione del Paese africano ha sbagliato indirizzo email, inviando la comunicazione della convocazione dell’attaccante ex Lazio, al vecchio indirizzo di posta dell’Inter.

Per Keita dunque niente nazionale ma soprattutto niente partecipazione all’importante partita di sabato 17 contro la Guinea Equatoriale valida per le qualificazioni alla Coppa d’Africa 2019.

Dal club nerazzurro nessuna comunicazione e tanta delusione per l’attaccante, che già non sta trascorrendo un grandissimo periodo dal punto di vista realizzativo e ambientale ad Appiano Gentile.

Keita Baldé con la maglia dell’Inter

A spiegare il qui pro quo è stato direttamente il vicepresidente della FSF, Addoulaye Sow, affermando che il club interista ha inviato la comunicazione di aver cambiato indirizzo mail attraverso una lettera. Lettera che però, evidentemente, non è stata presa in considerazione che ha poi costato il forfait di Keita.

Una vicenda al termine della quale sono arrivate alla società nerazzurra anche le scuse da parte di Augustin Senghor, presidente della FSF.

Per Keita Baldé ci sarà modo di lavorare a Milano con tranquillità per ritrovare la giusta serenità e la freschezza atletica dopo gli impegni del Mondiale e il fatto che sia arrivato alla corte di Spalletti solamente a metà agosto.

Non ha resistito al ritorno in panchina e, non appena è arrivata una proposta, ha detto di sì.

È Alberto Zaccheroni che, dopo una parentesi come commentatore tecnico Rai per la partite della Nazionale italiana, ha dato il suo benestare alla nazionale degli Emirati Arabi Uniti. Il tecnico romagnolo sarà dunque selezionatore della federazione del Paese arabo.

Benvenuto Capitano”, l’annuncio sui vari social network da parte della nazionale.

Un invito particolare per mister Zaccheroni, il quale sarà il vero capitano degli Emirati Arabi. Una sorta di guida, di faro per una nazionale che ha perso la sua “rotta” e il pass per volare ai Mondiali di Russia 2018.

In effetti il commissario tecnico argentino fresco di esonero, Edgardo Bauza, è stato sollevato dall’incarico proprio a causa del flop nel girone di qualificazione per il prossimo campionato del Mondo.

Per Zaccheroni quindi serve innanzitutto rimettere in ordine idee e giocatori per cercare di creare le condizioni per far crescere la Nazionale araba e quindi porsi degli obiettivi. Il primo è sicuramente la Coppa d’Asia 2019, che sarà ospitata proprio dagli Emirati Arabi, il secondo la qualificazione al Mondiale 2022 in Qatar.

Ancora Asia nella carriera di Zac che ha già allenato il Giappone (con la quale ha vinto Coppa d’Asia 2011 e Coppa d’Asia Orientale 2013) e il Beijing Guoan (club cinese di Pechino che milita in China Super League). Quest’ultima esperienza non è andata come ci si aspettava a causa della mancanza di risultati e difficoltà nel mettere in mostra il proprio gioco.

Con la Nazionale del Sol Levante, invece, ha tagliato molti traguardi oltre che ha ottenuto tanti successi dal 2010 al 2014. L’ultima gara disputata sulla panchina nipponica è stata al Mondiale in Brasile del 2014, prima di decidere di non rinnovare il contratto.

Ora un nuovo percorso e un nuovo progetto sportivo l’aspetta. La nazionale emiratina si è affidata all’esperienza di mister Zac per provare a fare bene. Gli allenatori italiani all’estero sono sempre e comunque stimati.

Dario Sette