Curiosità Mondiali

Le mani di Pickford, gli incubi di Southgate: l’Inghilterra sfata il tabù rigori

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Jordan Pickford nell’estate 1996 è un bambino inglese di poco più di due anni, non sa ancora e non può sapere chi sarà e cosa sarà della sua vita. Gareth Southgate ha 25 anni, è un difensore di buon livello dell’Aston Villa ed è al suo primo torneo internazionale con l’Inghilterra, gli Europei del 1996 disputati in casa.

Gareth è titolare della Nazionale dei Tre Leoni allenata da Terry Venables che sta provando a vincere per la prima volta il trofeo continentale. E’ il 26 giugno, è il giorno della semifinale con la Germania, ancora i tedeschi, sfida infinita resa ancor più incandescente dopo il precedente di Italia ’90, in cui la squadra di Beckenbauer guadagnò il pass per la finale vincendo ai rigori al Delle Alpi di Torino. L’inizio di un incubo per i sudditi di Sua Maestà.

Anche quella sera a Wembley si decide tutto dagli 11 metri: al gol di Shearer (capocannoniere di quel torneo con 5 reti ) dopo 3 minuti, ha risposto Kuntz al 16’. 1-1, risultato immutato anche dopo 120 minuti nonostante il debutto della regola fatale del golden goal (che poi deciderà la finale tra tedeschi e Repubblica Ceca con gol di Bierhoff).
Jordan Pickford non ha cognizione di quello che sta vedendo, è ancora troppo piccolo. I suoi genitori e la sua famiglia probabilmente sono incollati alla tv, in trepidante attesa prima di capire se la loro Inghilterra arriverà in finale.

Ai rigori segnano tutti, 5 su 5, va a bersaglio anche Stuart Pearce, che nel 1990 si era fatto parare il penalty da Bode Illgner. Inizia la serie a oltranza, da centrocampo si avvicina all’area di rigore Gareth Southgate. Sa che non può sbagliare, sa che la finale è un passo, sa che se segna mette una pressione incredibile all’ultimo tiratore tedesco.

Di fronte ha Andreas Köpke, portiere di discreto livello dell’Eintracht Francoforte, ma che in quell’Europeo è già diventato protagonista parando un rigore a Gianfranco Zola nella fase a gironi contro l’Italia. A causa di quell’errore, gli Azzurri di Sacchi furono eliminati dalla competizione.
Fischia l’arbitro Sandor Puhl, uno dei migliori al mondo in quegli anni. Parte Gareth, inizia la sua rincorsa poco fuori dall’area di rigore. Decide di tirare il pallone basso, rasoterra, alla destra del portiere. Il problema è che Köpke ha già capito tutto e respinge il tiro.

In quell’attimo ti crolla addosso il mondo intero, torni a centrocampo e speri che il tuo errore non sia decisivo, speri che David Seaman possa aiutarti e parare il rigore di Andy Moeller. Non sarà così, l’ex attaccante della Juventus va a segno e porta la Germania in finale, ultimo scoglio prima di salire sul tetto d’Europa grazie a Oliver Bierhoff.

La sera sfortunata di Wembley perseguiterà Southgate per tutta la sua carriera. Addirittura diventerà il protagonista di uno spot della Pizza Hut in compagnia di Stuart Pearce e Chris Waddle, i suoi compagni di avventura nella saga del rigore sbagliato iniziata contro i tedeschi a Italia ’90. La rock band The Business ne fece anche una canzone, “Southgate (Euro ’96)”.

Jordan Pickford inizia pian piano a crescere, sogna di diventare portiere e di interrompere quella maledizione che colpisce l’Inghilterra ogni volta che una gara a eliminazione diretta finisce dagli 11 metri. Vittime delle loro stesse creazioni: hanno inventato il calcio, hanno codificato nel 1891 l’idea dei rigori venuta a un irlandese, William McCrum, un anno prima.

Italia ’90 ed Euro ’96 sono solo il prologo. Francia ’98, out contro l’Argentina agli ottavi di finale, nonostante il rigore di Alan Shearer che la scienza brevettò come il rigore perfetto. Euro 2004, out contro il Portogallo ai quarti di finale, quando il portiere Ricardo parò l’ultimo rigore senza guanti a Vassell prima di andare a trasformare quello decisivo.

Germania 2006, sempre i lusitani, sempre quarti di finale, ancora l’incubo Ricardo in porta. Fuori con l’ultimo rigore trasformato da un giovane Cristiano Ronaldo. Euro 2012, derby della sfortuna contro l’Italia, altra Nazionale che vive gli undici metri come un’ossessione (ko per 3 edizioni consecutive ai Mondiali, tra il 1990 e il 1998, prima di prendersi la rivincita nella finale di Berlino nel 2006). Fuori dopo il cucchiaio di Pirlo.

Russia 2018, 3 luglio, Spartak Stadium di Mosca.

Jordan Pickford ha 24 anni, gioca nell’Everton ed è il portiere titolare della squadra di Sua Maestà. Gareth Southgate è il commissario tecnico da due anni, promosso dall’Under 21 dopo lo scandalo che coinvolse il suo predecessore, Sam Allardyce.

Ottavi di finale contro la Colombia, 1-1 dopo 120’, perfetta parità prima degli ultimi rigori. Hanno sbagliato Henderson e Uribe. Alle 22.50 Carlos Bacca si presenta sul dischetto, di fronte a lui Pickford. Jordan lo guarda, si butta alla sua destra ma con la mano di richiama riesce a intercettare il rigore centrale dell’ex milanista. E’ per te Gareth, è per te che vivi un’ossessione da 22 anni, è per te l’ultimo penalty trasformato da Eric Dier. Southgate può correre a centrocampo ad abbracciare i suoi ragazzi, a ringraziare Jordan che nel 1996 aveva poco più di 2 anni e non sapeva chi sarebbe diventato.

Oggi è l’uomo che fa esplodere Londra e Manchester, Liverpool e Birmingham. Dopo 12 eliminazioni su 14 ai rigori, l’Inghilterra può finalmente festeggiare. Ora c’è la Svezia ai quarti di finale, anche i rigori non fanno più paura.

 

Giornalista, nato e cresciuto nella provincia barese con pezzi di cuore sparsi tra Roma e Liverpool, a metà tra Penny Lane e Strawberry Fields. Segue il calcio da quando Andrè Escobar segnava nella propria porta a Usa ‘94 mentre Roberto Baggio riceveva palla da «un’iniziativa di Mussi sulla fascia destra» . SCOPRI LO SCONTO UTILIZZANDO IL COUPON: VINCENZOP

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