Russia 2018

Cosa rappresenta la nazionalità per i calciatori moderni?

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Troppo spesso siamo sommersi da quella bassissima retorica che punta il dito contro i calciatori perché, a detta loro, stupidi e talmente ricchi da restare al di fuori di tutto ciò che accade nel mondo. Ovviamente non è vero, anzi, sono molti i giocatori impegnati nel sociale ed altrettanti quelli che ancora percepiscono il valore di indossare una certa maglia, discorso che si amplifica quando si veste la casacca della propria nazionale, da sempre motivo d’orgoglio. Con l’incremento dei flussi migratori degli ultimi anni si sono venuti a creare molti casi nei quali un giocatore con la doppia nazionalità doveva prendere una decisione su quali colori indossare: la CNN ha intervistato Ghoddos, Zaha e Kompany per capire cosa ha determinato le loro scelte.

Nazionalità
Fonte foto: youtube.com

Fin da quando ero bambino ho posto sia la bandiera svedese che quella iraniana sopra il letto” esordisce così Saman Ghoddos, attualmente in forza all’Ostersunds. Le sue buone prestazioni nel 2017 gli sono valse la convocazione con la Svezia: il tecnico Andersson lo ha schierato nelle sfide amichevoli con la Costa d’Avorio e la Slovacchia, non compromettendo una sua futura decisione di vestire la maglia dell’Iran, nazione da dove provengono i suoi genitori. Ed è ciò che è avvenuto: “Il Ct Queiroz mi ha contattato dicendomi che gli piaceva il mio stile di gioco. Ai tempi non riuscivo a scegliere, la situazione era in equilibrio: amo entrambe le nazioni e credo di rappresentarle entrambe. L’Iran però si è mostrato realmente interessato a me e ciò ha fatto pendere l’ago della bilancia“. Ghoddos è stato decisivo per l’approdo degli asiatici al Mondiale e le sue prestazioni gli sono valse un posto nei ventitré che giocheranno la Coppa del Mondo in Russia.

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Fonte foto: saharareporterssport.com by Richard Heathcote/Getty Images

Un altro caso di doppia nazionalità è quello riguardante Wilfried Zaha che inizia dichiarando di non avere “alcun tipo di rimpianto“. La stella del Crystal Palace è nata in Costa d’Avorio ma all’età di 4 anni si è trasferito nel Regno Unito, come conferma egli stesso: “Tutto ciò che conosco riguarda l’Inghilterra“. La sua scelta iniziale fu di vestire la maglia dei Tre Leoni dove fece diverse presenze con l’Under 21 e un paio di amichevoli con la nazionale maggiore ma il rapidissimo esterno ha scelto la selezione africana: “Non ho ricevuto considerazione dall’Inghilterra per ben quattro anni, questo ha ovviamente influenzato la mia decisione. Gli ivoriani, invece, nonostante i miei ripetuti rifiuti iniziali hanno sempre cercato di portarmi dalla loro parte facendomi sentire importante“. Drogba ha avuto un ruolo importante in tutto ciò: l’ex centravanti del Chelsea ha ricordato a Zaha come è andato via dal suo paese natale non essendo nessuno e ci sarebbe tornato come eroe. Una favola che valeva la pena vivere.

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Fonte foto: eurosport.com

Il capitano del Manchester City, Vincent Kompany, si sente “100% belga e 100% congolese”. La sua scelta è stata quella di vestire la maglia della selezione europea ma secondo il difensore: “Spero che molte persone in Congo si sentano orgogliose delle mie prestazioni con la casacca del Belgio“.  Il centrale ha svelato un aneddoto particolare: “Nelle vie di Manchester associano me e Kevin (de Bruyne) al Belgio e a me questo fa piacere. Non bisogna mai rinnegare le proprie origini io rappresento la mia eredità familiare che attinge da tutte e due i paesi“.

Cresciuto con il pallone più in testa che tra i piedi, quando tutti sognavano di essere calciatori lui voleva essere un allenatore. Vive di flashback nei quali Krul continua a parare rigori alla Costarica.

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