Francia 2019

Sara Gama, gli occhi della tigre: «Contro Giamaica nessuna deconcentrazione!»

Google+ Pinterest LinkedIn Tumblr

Poche storie, è la partita. Alle 18, Stade Auguste-Delaune di Reims, l’avversaria è la Giamaica. Milena Bertolini e Sara Gama non sembrano le tipe che cedono alle vanità: la ct è molto pragmatica anche se è una che ama il bel gioco, la capitana non ha la faccia della persona soddisfatta dopo vittorie ed elogi. Dopo i sobri festeggiamenti per il compleanno di Barbara Bonansea, via all’allenamento nel pomeriggio, poi l’incontro con i giornalisti e la passeggiata sul campo che ospiterà la partita con la Giamaica. «Se farò qualche cambio perché la Giamaica è una squadra fisica? Anche l’Australia lo è, e in ogni caso ho un’idea ce l’ho, ma è mia abitudine decidere la mattina della partita. Non so neppure quali cambiamenti aspettarmi dalla Giamaica, che è una squadra che conosciamo poco, ma sappiamo che ha giocatori forti fisicamente, veloci e anche di qualità. I complimenti di questi giorni ci fanno piacere, ma dobbiamo rimanere concentrare perché dall’inizio del percorso abbia immaginato questa come una gara-chiave, quelle nella quale potevamo provare a prendere punti. La Giamaica non ha il blasone dell’Australia, non è sesta nel ranking, è la squadra di quarta fascia del gruppo. Ma non dobbiamo sottovalutarla e non lo faremo». E Gama ribadisce il concetto: «Non c’è pericolo di andare in campo deconcentrate, anche perché sappiamo dove siamo. E se restiamo ancora possiamo fare un grande passo avanti».

 

Le centro-americane sono 53esime nel ranking mondiale e sono alla sua prima presenza a un Mondiale. Jody Brown ha solo 17 anni, è del 2002 e gioca ancora nella Montverde Academy, scuola del Florida, in America. Ha talento, gioca in attacco, e si messa in mostra nei tornei giovanili Concacaf. Nel primo match la Giamaica ha perso 3-0 contro il Brasile, ma ha lasciato alle spalle ansie e paure da prima da debuttante. Ma l’Italia è dentro la partita, imbattute da 10 gare consecutive, fedeli a sé stesse, senza far calcoli sulle giocatrici diffidate (tre, e tutte piuttosto importanti: Gama, Girelli, Cernoia) o su come si comporteranno le avversarie. «Certo, nel corso di una partita si fanno degli aggiustamenti, ma io non faccio mai calcoli», dice la Bertolini. «Non li faccio per carattere, e poi la mia esperienza mi ha insegnato che nel femminile fare calcoli davvero non conviene mai. La nostra forma mentale è giocare, si gioca perché è così che bisogna fare».

 

Sul Mondiale che propone un generale rispetto delle gerarchie, a parte la sorpresa Italia (e Australia, in negativo) la ct azzurra ha una sua idea: «È così dal punto di vista del risultato, ma ripensando a come sono arrivati certi successi, e mi riferisco all’Olanda o alla Germania, si capisce come non ci siano in questo torneo partite scontate. Sono state tutte combattute, a parte quella degli Usa con le thailandesi, ma quella gara è un caso a sé». Un caso a sé con tanti gol che però ha lasciato nella Bertolini anche qualche perplessità: «Non ho capito l’esultanza sul 12 0 13 a zero. Il business, va bene, ma lo sport ha anche un lato umano da non dimenticare».

Redazione mondiali.it

Comments are closed.