Basket

Enes Kanter, il cestista turco voce fuori dal coro contro Erdogan

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Enes Kanter non abbassa la testa e non indietreggia. Il cestista dei Boston Celtics, nato 27 anni fa da genitori turchi, è lo sportivo che più si sta battendo per contrastare il presidente Recep Tayyip Erdogan, una voce fuori dal coro e scomoda soprattutto se relazionata al saluto militare, attestato di stima di molti calciatori della Nazionale della Turchia . Rischiando in prima persona.

Kanter, in occasione del match della pre-season contro Cleveland ha indossato un paio di scarpe con scritto “Freedom”. Poi, su Twitter, ha citato Martin Luther King: «La nostra vita comincia a finire il giorno in cui restiamo in silenzio sulle cose che contano». Di fronte ai fatti degli ultimi giorni, dall’escalation di violenza da parte dei militari turchi contro la popolazione curda, Kanter ha espresso le sue posizioni anche con un tweet.

Non vedo e non parlo con i miei genitori da 5 anni. Hanno imprigionato mio padre. I miei fratelli non riescono a trovare lavoro. Il mio passaporto è revocato. E’ stato emesso un mandato di arresto internazionale. La mia famiglia non può lasciare il Paese. Ogni giorno ricevo minacce di morte. Sono attaccato, molestato. Hanno cercato di rapirmi in Indonesia. LA LIBERTA’ NON E’ GRATUITA

 

L’8 agosto 2016 la polizia ha fatto irruzione nella casa della sua famiglia a Istanbul, perquisendola e requisendo tutti gli apparecchi elettronici, dai cellulari ai computer. Kanter non ha più il numero di telefono di nessun familiare. Il fratello Kerem, dopo avere vinto l’Europeo Under 18 nel 2013, è stato bandito dalle nazionali turche, adesso vive e gioca a Badalona. Il padre è stato portato in carcere per 5 giorni, i loro passaporti sono stati annullati e non possono mai più lasciare la Turchia. Dopo qualche mese la sua famiglia ha disconosciuto Enes come figlio.

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Nell’estate del 2017, mentre era in Indonesia, Paese legato alla Turchia, per sostenere le sue attività benefiche in un campus di basket, lo hanno avvertito che le autorità locali lo stavano cercando per catturarlo: è scappato in taxi all’aeroporto, prendendo il primo volo per l’Europa. Arrivato a Bucarest, in Romania, ha scoperto che la Turchia gli ha “cancellato” il passaporto e ha emesso un mandato di cattura. Solo grazie all’intervento dei senatori dell’Oklahoma riesce a rientrare negli Usa. Da questo momento è un apolide: non ha più alcuna cittadinanza.

In Turchia non vengono trasmesse le sue partite Nba da 3 anni e qualche giorno fa a Boston, conclusa la preghiera del venerdì insieme al compagno di squadra Tako Fall, è stato aggredito e minacciato da degli uomini di fede islamica, al grido di “traditore”.

 

 

 

Giornalista professionista, cura “Curiosità sportive”, rubrica-memorabilia di aneddoti, storie e miti legati allo sport, riavvolgendo le lancette del tempo perché il suo cuore è ancora fermo sulla traversa dove si è stampato il rigore tirato da Di Biagio nel Mondiale del ’98.

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