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Napoli fidati di Ancelotti: in Champions come nel girone del Milan del 2002-2003
Champions League

Napoli fidati di Ancelotti: in Champions come nel girone del Milan del 2002-2003

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Scegliere “Preferisco la coppa” come titolo della propria personale prima autobiografia ben manifesta lo spirito ironico, pungente, ma anche determinato e deciso di Carlo Ancelotti. Pubblicata nel 2009, racconta la sua capacità sia da giocatore che da allenatore di vincere la Champions League e, al contempo, di essere un buongustaio a tavola. Nel suo palmarès, nel frattempo, ha aggiunto anche titoli e coppe nazionali tra Chelsea, Paris-Saint Germain e Bayern Monaco, ma al Real Madrid si è superato vincendo la Coppa dalla grandi orecchie dopo un lungo digiuno per la storia del club spagnolo.

Difficile racchiudere in istanti e schemi tattici il suo percorso più volte perfetto in Europa, ma se ci discostiamo dalle luccicanti vittorie, roboanti e spettacolari, c’è un aspetto molto più pragmatico e cinico nella mente dell’allenatore di Reggiolo. E su questo il Napoli e i napoletani devono star tranquilli e lasciarsi guidare perché, a voler trovare analogie, confortano numeri e simili approcci.

Dobbiamo riavvolgere, e di molto, le lancette e andare nel 2002, anno della prima Champions League con il Milan. Perché quel Milan non era certamente tra i candidati principali ad arrivare a Manchester per alzare il trofeo, così come non lo è attualmente il club partenopeo. Al tempo, la struttura del cammino verso la finale era differente: c’erano due fasi a gironi con quattro squadre e poi si arrivava direttamente ai quarti da giocare tra andata e ritorno. A sorprendere fu la gestione del secondo girone, quello in cui c’era da battagliare tra Real Madrid, detentori del titolo, Borussia Dortmund e Lokomotiv Mosca.

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Quel Milan era senz’altro meno rodato rispetto all’attuale Napoli: certo dietro c’erano Maldini e Nesta che troneggiavano, ma c’era anche un Dida alla prima stagione da titolare e investito di piena fiducia. C’era un Gattuso che correva per tre, ma c’era anche un Pirlo messo in quel ruolo lì su palcoscenici importanti. Ecco, quel girone, fu la prima grande dimostrazione dell’acume tattico mista a furbizia di Carletto Ancelotti: prime quattro partite, quattro vittorie, quattro gol fatti, zero subiti. Dodici punti e qualificazione archiviata con le ultime due partite che non contano nulla. In buona sostanza quattro successi di fila per 1-0, con diamanti incastonati nella storia milanista come l’1-0 a San Siro contro il Real di Raul, Figo e Zidane o il successo, con lo stesso risultato, nella gelida trasferta al Signal Iduna Park.

Il Napoli la sua partita vinta per 1-0 “alla Real Madrid” l’ha già ottenuta, il 3 ottobre, al 90’ contro il Liverpool che, forse è passato troppo inosservato, è vicecampione in carica. E il girone di ferro anche perché la Stella Rossa in casa, alla fine, si è dimostrata meno superficiale di quanto si potesse pensare. E il pragmatismo ancelottiano si sta manifestando anche se certamente nella sua tabella di marcia, avrebbe preferito arrivare a Liverpool, ultima del raggruppamento, con la qualificazione già in tasca. Ma è primo con 9 punti e zero sconfitte e l’allenatore cinque volte campione d’Europa è un attento calcolatore e, in queste situazioni, sa come rispondere: «abbiamo due risultati su tre».

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Certo, questo costerà dei sacrifici e delle scelte di cammino: nel 2003, il Milan a marzo mollò in campionato il duello con la Juventus, arrivando terzo dietro anche l’Inter. E mentalmente, durante tutto il periodo sotto la guida di Carletto, ci si concedeva della pause (apparentemente illogiche o inaspettate) con dei pareggi o delle  sconfitte in Serie A (qualcosa vi dice lo 0-0 del Napoli contro il Chievo Verona?) con tanto di tiritera dei “giocatori che si esaltano quando sentono la musichetta della Champions”.

Ma ricordatevi questo: nel ritorno dei quarti di finale contro l’Ajax, quella del 3-2 con il tocco di Tomasson e il fiato sospeso per un eventuale fuorigioco, Ancelotti, dovendo rinunciare a Gattuso squalificato e ad alcuni infortunati tra i quali Seedorf, Pirlo e Serginho, buttò nella mischia una difesa con Dida tra i pali, Simic e Costacurta esterni, Nesta e Maldini centrali, Brocchi, Rui Costa, Ambrosini e Kaladze a centrocampo e in avanti la coppia Inzaghi e Shevchenko.

Sì, preferisce davvero la coppa…e contro il Liverpool è un conto sempre aperto.

Giornalista professionista, cura “Curiosità sportive”, rubrica-memorabilia di aneddoti, storie e miti legati allo sport, riavvolgendo le lancette del tempo perché il suo cuore è ancora fermo sulla traversa dove si è stampato il rigore tirato da Di Biagio nel Mondiale del ’98.

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