Calcio

Champions League: “Benvenuti all’inferno”, il Napoli al Marakanà di Belgrado

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Il Marakanà di Belgrado non è come l’omonimo di Rio de Janeiro. E’ anche peggio, e non è solo questione di “k” al posto della “c”. L’esordio del Napoli di Carlo Ancelotti in Champions League (ore 21 diretta Sky) nel girone C (in contemporanea c’è Liverpool Psg) coincide con il ritorno a grandi livelli della Stella Rossa, nobile decaduta del calcio europeo, vincitrice della Coppa dei Campioni nel 1991, in finale a Bari contro il Marsiglia. I serbi non partecipano alla Coppa dalle grandi orecchie dall’edizione 1991-1992.

La Stella Rossa vince a Bari la Coppa dei Campioni nel 1991

La storia del calcio – Lo stadio Rajko Mitić di Belgrado è un vero e proprio spauracchio per tutti gli avversari della Stella Rossa. Inaugurato nel 1963, ha fatto la storia del calcio europeo: qui si sono giocate una semifinale la finale degli Europei del 1976 (vinti dalla Cecoslovacchia ai rigori contro la Germania, quando fu inventato il rigore a cucchiaio dal giocatore ceco Antonin Panenka), una finale di Coppa dei Campioni (Ajax Juventus 1973), una finale di Coppa Uefa (Stella Rossa Borussia Mönchengladbach 1979), il Milan di Sacchi salvato dalla “nebbia di Belgrado” nel 1988 (tra i rossoneri a centrocampo c’era Carlo Ancelotti, stasera sulla panchina del Napoli).

Il primo cucchiaio della storia: il rigore di Panenka al Marakanà durante la finale degli Europei contro la Germania

Benvenuti all’inferno – Un catino infuocato da tutti conosciuto come Marakanà: nel 1964 ben 108mila spettatori assistettero al derby storico del calcio serbo, quello tra Stella Rossa e Partizan. Nel 1975 si arrivò a 110mila per la partita tra i padroni di casa e gli ungheresi del Ferencváros. Poi i lavori di ammodernamento dell’Uefa hanno ridotto la capienza a 55mila spettatori, ma non hanno diminuito passione ed entusiasmo. E soprattutto non hanno cancellato l’incubo numero 1 per ogni calciatore avversario.

Il tunnel del Marakanà è la discesa tutt’altro che simbolica all’inferno dello stadio: largo un paio di metri, lungo circa 75 passi, non finisce praticamente mai, visto che quando sembri essere arrivato sul prato verde ci sono alcune scalette. Quattro gradini a sinistra, poi 19 sulla destra, il percorso si fa più stretto e angusto, prima sui muri c’erano incise alcune scritte in cirillico decisamente poco carine per gli ospiti del match. Oggi quei graffiti sono stati cancellati, ma la sensazione di terrore sportivo che ti assale quando esci finalmente in campo e ti ritrovi alle spalle il frastuono assordante della curva Nord di casa rimane.

Il tunnel del Marakanà, prima di essere ripulito dai graffiti

Billy Costacurta, difensore del Milan nella stagione 1988-1989, torna indietro con la mente come riportato dalla Gazzetta dello Sport:

Ricordo i poliziotti che nel tunnel ci guardavano male e muovevano i manganelli in modo intimidatorio. Poi non fecero nulla di male, ma la sensazione mi restò dentro. Durante i festeggiamenti fui pure morso da un cane lupo. C’è qualcosa di diverso in quello stadio, un calore particolare che noti già nel riscaldamento. Ai miei compagni dissi che il Marakana ti fa diventare squadra e credo sia proprio così

 

Giornalista, nato e cresciuto nella provincia barese con pezzi di cuore sparsi tra Roma e Liverpool, a metà tra Penny Lane e Strawberry Fields. Segue il calcio da quando Andrè Escobar segnava nella propria porta a Usa ‘94 mentre Roberto Baggio riceveva palla da «un’iniziativa di Mussi sulla fascia destra» . SCOPRI LO SCONTO UTILIZZANDO IL COUPON: VINCENZOP

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