Calcio

Mario Mandzukic, mister no good è l’uomo decisivo della Juventus

Google+ Pinterest LinkedIn Tumblr

Quello che affascina di Mario Mandzukic è questa continuità assurda nell’esserci dentro la partita, è assurda, cioè, non è croato, noi non siamo così. Tedesco? Peggio, come gli inglesi, quelli pazzi che rincorrono tutti.

Parola di Zvonimir Boban, leggenda del calcio croato che ben descrive cosa rappresenta il numero 17 della Juventus. Ancora decisivo per le sorti bianconere dopo il gol dell’1-0 contro l’Inter. Settimo gol in campionato, mai così bene da quando è in Italia in termini realizzativi. Merito del nuovo compagno in attacco, non uno qualsiasi (Cristiano Ronaldo). Merito delle scorribande sulla fascia di Joao Cancelo. Merito di una leadership offensiva che Mandzukic si è preso dopo la cessione di Higuain. A 32 anni il centravanti nato a Slavonski Brod sta vivendo la fase migliore della sua carriera, dopo i tempi del Bayern Monaco.

Fu proprio in Baviera, dopo i due anni al Wolfsburg, che l’attaccante si consacrò a livello internazionale. Alla sua prima stagione vince il triplete, con gol in finale di Champions League contro il Borussia Dortmund. Lo stesso Allegri lo ha ricordato dopo la gara con i nerazzurri.

Se è uno dei giocatori a cui non rinuncerei mai? Io guardo a chi vince e mi sembra che da quando sia andato via dal Bayern, ad esempio, i tedeschi non abbiano vinto più nulla in Europa. Era lui il centravanti del Bayern che vinse il Triplete. Sono giocatori ‘pesanti’, che stanno dentro la partita con fisicità

L’arrivo di Guardiola al Bayern fa scalare il croato nelle gerarchie offensive, soprattutto con l’acquisto di Lewandowski. Il tiki taka dello spagnolo poco si combina con le caratteristiche di Mandzukic. Così il croato fa le valigie e va a Madrid, sponda Atletico dove vive una stagione poco fortunata con Simeone. La rinascita avviene a Torino con la Juventus.

Allegri stravede per lui, nelle battaglie non può prescindere da Mandzukic. L’attaccante gioca da tuttocampista. Non è solo il puntero in attacco, ma dà un enorme contributo in fase di non possesso. Così Mario lo puoi trovare sulla fascia, a centrocampo, in difesa. La sua grinta e la sua dedizione conquistano il pubblico bianconero. Mister No Good è determinante nei momenti chiave, segna forse poco ma è pedina irrinunciabile. Fa centro, in ogni caso, anche nella dolorosa sconfitta in finale di Champions contro il Real Madrid.

La sua maturazione definitiva porta fieno anche alla causa della Nazionale, con cui centra uno storico titolo di vicecampione del mondo in Russia. Poi la scelta di ritirarsi dai colori croati e dedicarsi esclusivamente alla Juventus. Con Cristiano Ronaldo e Dybala è il perno dell’attacco juventino. Va a segno nelle partite che contano, dal Napoli al Valencia, dal Milan all’Inter. Ma potreste ritrovarlo anche a rincorrere in scivolata un avversario al 90’ nella propria metà campo. Mario è fatto così, un po’ tedesco, un po’ inglese.

Redazione mondiali.it

Write A Comment