Calcio

La sedia di Amsterdam è rimasta in alto: un anno senza Mondonico

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La sedia di Amsterdam ha perso da un anno il suo padrone. Il 29 marzo 2018 se ne andava Emiliano Mondonico a 71 anni dopo aver lottato contro un grave male. Pioniere del calcio pane e salame, antitesi di quello robotico del calcio totale ieri e del tiki taka oggi. Il suo Mondo di Rivolta D’Adda lo ricorda con una messa, lui che non ha mai troncato il suo legame con la terra natia. Negli ultimi anni, infatti, allenava una formazione di ex tossicodipendenti e alcolisti. Lui che aveva girato l’Italia in panchina, ma non aveva mai reciso il cordone ombelicale con Rivolta.

Da Cremona ad Amsterdam

Cremonese, Como, Atalanta, Torino, Napoli, Fiorentina, Cosenza, Albinoleffe, Novara. Trentacinque anni di panchina, da stratega metodico del calcio più essenziale. Quello catenacciaro all’italiana, per i suoi detrattori. Quello che ci ha fatto vincere quattro Coppe del Mondo, puntando sugli uomini e non sugli schemi. Vincono i giocatori, non i moduli. E non è un reato portare a casa il risultato con un po’ di difesa e contropiede, soprattutto se alleni la squadra più debole tecnicamente.


Eppure Mondonico aveva fiuto per il talento. Basti pensare a Vialli e Inzaghi, lanciati quando allenava Cremonese e Atalanta. Lui li scovava sin da quando erano ragazzini che giocavano all’oratorio. Non a caso il Mondo era testimonial del progetto calcio del Centro sportivo italiano. Perché sapeva cosa significa arrivare in alto, quanto sacrificio occorreva. Lo sapeva anche quella sera ad Amsterdam nel 1992, quando con il suo Toro sfiorò il momento più alto della sua carriera. La vittoria in Coppa Uefa contro l’Ajax, sfumata anche per una discutibile direzione di gara. Domenica il calendario ha voluto che si incontrassero proprio Fiorentina e Torino in campionato. Le sue due squadre del cuore assieme all’Atalanta. Sul maxischermo del “Franchi”, alle 15, ci sarà un omaggio a Mondonico. Il tempo di un morso a un panino col salame e via con il match. Il Mondo approverebbe.

Giornalista, nato e cresciuto nella provincia barese con pezzi di cuore sparsi tra Roma e Liverpool, a metà tra Penny Lane e Strawberry Fields. Segue il calcio da quando Andrè Escobar segnava nella propria porta a Usa ‘94 mentre Roberto Baggio riceveva palla da «un’iniziativa di Mussi sulla fascia destra» . SCOPRI LO SCONTO UTILIZZANDO IL COUPON: VINCENZOP

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