Calcio

La promessa mantenuta di Mihajlovic: dall’ospedale alla panchina per il suo Bologna

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Alla prima giornata di Serie A, abbiamo già un vincitore. Non della partita, ma dell’intera stagione. Anche se la battaglia è personale, intima. Un paio d’ore prima della partita la sorpresa: aveva promesso ai suoi ragazzi di esserci, solo lui sa quanto gli sarà costato essere di parola. La vittoria più bella della prima domenica di campionato è il ritorno in panchina di Sinisa Mihajlovic, meno di un mese e mezzo dopo l’inizio della battaglia contro la leucemia. Arrivato allo stadio con la mascherina, eccolo in panchina al fischio d’inizio: cappellino in testa e cerotto sul lato sinistro del collo, segnato nel corpo dalla battaglia che la vita lo ha chiamato a combattere, trovandosi di fronte un leone.

Bologna lo aspettava, nello store in città c’è una maglia dedicata a lui e al suo numero 11. E seduto Mihajlovic resiste poco: dialoga coi vice Tanjga e De Leo, lascia il connazionale davanti alla panchina a guidare la squadra, quando nelle pause i giocatori passano davanti dà disposizioni, impassibile al rigore trasformato da Sansone, poi comincia a saltare su a ogni azione e ben presto in piedi ci resta lui e si riprende il timone anche fisicamente. Fino alla fine. Fino al 92’, quando Sinisa abbandona il campo con un paio di minuti di anticipo sulla fine del recupero. Poi, di nuovo mascherina al viso, lascia lo stadio per tornare in ospedale: era la sua giornata libera.

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Giornalista professionista, cura “Curiosità sportive”, rubrica-memorabilia di aneddoti, storie e miti legati allo sport, riavvolgendo le lancette del tempo perché il suo cuore è ancora fermo sulla traversa dove si è stampato il rigore tirato da Di Biagio nel Mondiale del ’98.

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