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Vincenzo Pastore

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Non c’è solo la Juventus di Cristiano Ronaldo e mister Allegri, di Dybala e Mario Mandzukic. C’è anche un’altra Juve, di Pereira e mister Zironelli, Del Favero, Alcibiade e Kastanos. E’ la squadra under 23 che milita nel campionato di serie C, girone A. I bianconeri non sono la formazione che domina da anni in Italia, ma stazionano al 12mo posto in classifica a 4 punti, in attesa del match di stasera delle 20.45 contro la Pro Patria (diretta Raisport). L’impianto casalingo non è l’Allianz Stadium, ma lo stadio “Giuseppe Moccagatta” di Alessandria.

Ecco la Juventus Under 23

E’ l’anno zero delle seconde squadre, l’esperimento voluto dalla Federazione per dare nuova linfa ai settori giovanili. Sul modello già sperimentato soprattutto in Spagna, soltanto la società di Andrea Agnelli in Italia ha aderito alla proposta federale. Ad agosto è nata così la Juventus Football Club U23 che si allena a Vinovo, l’ex centro sportivo della prima squadra poi approdata alla Continassa. Il tecnico è Mauro Zironelli, reduce dall’esperienza a Mestre con la promozione in serie C prima della parentesi a Bari poi travolto dal fallimento. Il preparatore dei portieri è l’ex numero 1, tra le altre, di Roma e Chievo, Cristiano Lupatelli. Dal mercato, last minute, è arrivato nelle ultime ore Lorenzo Del Prete, ex giocatore del Perugia oggi svincolato.

Il tecnico Mauro Zironelli

L’obiettivo è quello di formare giocatori già pronti per il calcio professionistico, in grado di ripercorrere la scia dei vari Marchisio, Giovinco, De Ceglie. Gli ultimi ad aver avuto una storia significativa, dalla Primavera alla Juventus prima squadra. Dopo un avvio stentato, i bianconeri ospitano la Pro Patria nelle cui fila gioca Mario Alberto Santana, esterno offensivo 36enne con un passato blasonato in serie A tra Palermo, Chievo, Fiorentina, Napoli, Torino e Genoa. L’argentino può quindi vantare di aver sfidato Madama sia in serie A che in C con la seconda squadra. Ecco le sue parole riportate da Tuttojuve.com

Anche se non sarà la prima squadra, la Juventus è sempre la Juventus e i loro giocatori hanno quel qualcosa in più che gli permette di vestire questa maglia. La sensazione è che sarà una partita bella e importante per tutti, noi siamo molto carichi e ci stiamo preparando nel migliore dei modi

Anche Carlo Ancelotti ha il suo neologismo. Dopo il “sarrismo”, entrato addirittura nel vocabolario della Treccani, potremmo coniare l’ancelottismo. Ovvero la gestione chirurgica dell’organico in modo da giostrare l’intera rosa a disposizione. Per la decima partita stagionale il tecnico del Napoli pensa alla decima formazione diversa da schierare contro il Sassuolo di De Zerbi.

Probabili formazioni:

NAPOLI (4-4-2): Ospina, Malcuit, Maksimovic, Koulibaly, Hysaj, Diawara, Zielinski, Verdi, Callejon, Insigne, Mertens. All. Ancelotti

SASSUOLO (3-4-3): Consigli, Marlon, Magnani, Ferrari, Lirola, Bourabia, Magnanelli, Rogerio, Berardi, Boateng, Di Francesco. All. De Zerbi

ARBITRO: Di Bello (Meli-Cecconi, IV: Giua, VAR: Mariani, AVAR: Fiorito)

E’ l’antitesi del metodo Sarri, intransigente e fedele al suo calcio con il rischio di spremere gli stessi undici anzitempo. Straordinario come insegnante di calcio, meno come gestore in una grande squadra. E’ stato questo, forse, il limite più grande dell’era Sarri a Napoli. Lo dimostrano le eliminazioni precoci in Europa per una squadra che in campionato ha dato il meglio di sé. Carlo Ancelotti, invece, sa come si fa. Ha allenato e vinto dappertutto. Milan, Chelsea, Paris Saint Germain, Real Madrid, Bayern Monaco. Ha il primato, condiviso con Bob Paisley (Liverpool) e Zinedine Zidane (Real Madrid), di aver trionfato in Champions League prima come giocatore e come allenatore. Ora la grande sfida all’ombra del Vesuvio dopo la delusione in Germania con un esonero probabilmente frettoloso.

Allan, uno dei protagonisti del Napoli degli ultimi anni

E per fare un grande Napoli non si può prescindere dal turn over. I soli Koulibaly e Insigne, quest’ultimo trasformato da Ancelotti in punta centrale con gol a raffica, hanno il posto assicurato. Gli altri sono tutti in ballottaggio, a cominciare dal portiere in cui si alternano Ospina e Karnezis, con Meret fermo ai box. In difesa è stato ripescato Maksimovic, titolare con il Liverpool dopo essere stato dimenticato da Sarri. Probabile esordio dal primo minuto per il terzino ex Lilla, Kevin Malcuit. Anche il giovane Sebastiano Luperto sta avendo le sue occasioni. A centrocampo c’è maggiore rotazione con i vari Rog, Zielinski, Fabian Ruiz e Diawara. Davanti nel tridente Milik è stato spesso preferito a Mertens, con Verdi jolly dalla panchina. Ecco l’ancelottismo, la Treccani è avvisata.

Riparte la serie A di basket con la caccia all’Olimpia Milano. Avellino Cantù, in programma questo pomeriggio alle 18, taglia il nastro della massima divisione italiana, dominata lo scorso anno dalla squadra del patron Armani. L’altro anticipo della giornata è Trento Cremona, alle 20.30. L’intero campionato sarà trasmesso in esclusiva da Eurosport, mentre la Rai offrirà ai suoi telespettatori il posticipo domenicale.

Tutti in fila, quindi, dietro coach Pianigiani e i sui ragazzi. I campioni uscenti, freschi vincitori della Supercoppa italiana in finale contro Torino, hanno rafforzato un roster già fortissimo, in grado di competere sia in Italia che in Eurolega. All’Armani sono arrivati il play Mike James da Atene e la guardia Nemanja Nedovic da Malaga, al pari dell’ala americana Jeff Brooks. L’azzurro Amedeo Della Valle impreziosisce un organico che deve sfatare il tabù del secondo anno dopo lo scudetto, storicamente ostico per la società lombarda. L’esordio per Milano sarà in casa contro Brindisi.

Coach Simone Pianigiani

L’idea ci stimola, siamo l’Olimpia e questo è il sale dello sport. In Italia vogliamo fare qualcosa per cui essere ricordati. Il Triplete non capita spesso, nemmeno ai top club supervincenti (Simone Pianigiani a Gazzetta.it)

Dietro Milano la prima delle inseguitrici è la Reyer Venezia di coach De Raffaele. Presenza costante nei quartieri alti del torneo, roster esperto e talentuoso, i veneti sono stati campioni in carica nel 2017 ed eliminati alle semifinali durante la scorsa stagione. Sono rimasti i big come Austin Daye, Mitchell Watt, MarQuez Haynes, a cui si aggiunge l’ex Julyan Stone, tornato in Laguna dopo l’esperienza in Nba con Charlotte Hornets.

Subito dopo Milano e Venezia un gruppetto di outsider di livello. Si parte da Trento, finalista negli ultimi due campionati. Poi Avellino con Norris Cole, play americano proveniente da Tel Aviv, Brescia con l’arrivo della stella Nba Jordan Hamilton, la Virtus Bologna di coach Sacripanti e del play/guardia Kevin Punter. La curiosità è tutta su Torino del santone americano Larry Brown, l’unico tecnico ad aver vinto un campionato universitario NCAA e il titolo NBA, e coach degli Usa alle Olimpiadi di Atene 2004. La sua mano nell’Auxilium è già evidente visto che i piemontesi sono arrivate in finale di Supercoppa, poi persa con Milano.

Coach Larry Brown, un mostro sacro del basket internazionale

Trieste, Pesaro e Pistoia sono le candidate a giocarsi la permanenza nella categoria che quest’anno prevede una retrocessione con tre promozioni dall’A2. L’anno prossimo si passerà da 16 a 18 squadre.

L’Italvolley femminile non si ferma più, ma vista la recente esperienza dei colleghi maschi, è preferibile mantenere i piedi per terra. Le ragazze di coach Mazzanti fanno 5 su 5 nei Mondiali in corso in Giappone. Le azzurre liquidano anche la Cina campione olimpica 3-1 (20-25, 26-24, 25-16, 25-20) e volano a punteggio pieno al secondo round della competizione. L’esordio nella seconda fase sarà il 7 ottobre contro Azerbaigian (ore 9.40, diretta Raidue).

Il muro azzurro in azione

Alle cinesi la Nazionale ha concesso il primo e unico set di un campionato del mondo ai limiti della perfezione. Finora sono arrivate solo vittorie e tutte per 3-0, tranne appunto quella con la squadra campione di Londra 2016. Al tappeto sono finite, nel girone B, Bulgaria, Canada, Cuba e Turchia. Il successo contro Cina proietta da prime del girone le ragazze italiane a Osaka, nella pool F. Dal 7 all’11 ottobre, infatti, parte la seconda fase mondiale in cui giocarsi l’accesso alla Top six contro Thailandia, Stati Uniti, Russia e Azerbaigian.

Brilla la stella di Paola Egonu, a segno 29 volte nel match contro Cina. La schiacciatrice di Novara è però in buona compagnia. Myriam Silla, Lucia Bosetti, Cristina Chirichelli e Anna Danesi assicurano qualità e sacrificio, ben guidate dal libero Monica De Gennaro e dalla palleggiatrice Ofelia Malinov. Osaka chiarirà le ambizioni di un gruppo che sta facendo dimenticare la delusione della Nazionale maschile ai Mondiali italiani dello scorso settembre.

Paola Egonu

 

Dategli un pallone e Cutrone lo metterà in rete. Due tiri, due gol. Ancora dalla panchina, ancora decisivo: l’attaccante rossonero entra al 63’ di Milan Olympiacos che in quel momento vedeva i greci avanti 1-0 con gol di Guerrero. In un quarto d’ora la partita è ribaltata. Apre e chiude Patrick da Como, in mezzo Gonzalo Higuain, che del talento ventenne può essere a buon titolo un prezioso mentore. La squadra di Gattuso vince 3-1 e vola a punteggio pieno nel gruppo F di Europa League grazie anche alle prodezze del suo numero 63.

Dopo 52 partite e 21 gol, Cutrone è una piacevole certezza della società milanista. Tre i gol quest’anno, tutti decisivi. La doppietta europea arriva dopo il gol all’ultimo secondo nella sfida con la Roma a San Siro. L’assist, neanche a farlo apposta, è del Pipita che con il suo giovane collega sembra aver già maturato un feeling speciale.

Cutrone festeggiato dopo il gol al 95′ contro la Roma

Sembra già passata una vita dall’esordio di Patrick in prima squadra dopo aver completato la trafila nelle giovanili rossonere. Agosto di un anno fa: il guizzo in Europa League contro il Craiova e il primo gol in serie A a Crotone. Cutrone a Crotone, uno scioglilingua che poteva essere di casa se il calciatore avesse accettato il trasferimento in prestito in Calabria. Invece no, preferisce giocarsi il suo spazio nella sfortunata stagione al Milan con Kalinic e André Silva.

Il mio gol più bello? So solo che voglio farne altri

Ha ragione lui: finisce l’anno con 10 gol in campionato, 18 totali. E’ spesso preferito da Gattuso, subentrato a Montella, ai ben più blasonati colleghi d’avanti. Una tendenza confermata anche all’inizio di questa stagione. Ha accanto Higuain, uno dei più forti al mondo nel reparto. Ora sogna la Nazionale maggiore, dopo la prima convocazione con Di Biagio a marzo. Patrick ha fame, tanta fame di gol proprio come un centravanti che al Milan ha vinto tutto segnando in qualsiasi modo. Aveva la maglia numero 9, oggi allena a Bologna, lo chiamavano Superpippo.

PIppo Inzaghi in maglia rossonera

 

Le italiane fanno poker in Champions League. Quattro vittorie su quattro nel martedì e mercoledì di Coppa, non accadeva da ben 13 anni, nel 2005. Nell’anno della mancata qualificazione ai Mondiali di calcio, i club di casa nostra sembrano ritrovare una nuova primavera. Certo gli anni Novanta, quelli d’oro per il football tricolore, sono lontani, certo siamo solo alla seconda giornata della fase ai gironi, ma i segnali sono incoraggianti. E può sorridere anche il ranking Uefa: superata momentaneamente l’Inghilterra, l’Italia rincorre la Spagna padrone dell’Europa per club negli ultimi anni.

Italia al II posto nel ranking Uefa per club

Le vittorie di Juventus e Roma erano ampiamente previste, almeno sulla carta. Non sempre in passato, tuttavia, le squadre italiane hanno così passeggiato su avversari di rango nettamente inferiore. Invece bianconeri e giallorossi si sono liberati agevolmente di Young Boys e Viktoria Plzen con le prove super di Dybala e Dzeko, autori di una tripletta a testa.

Dzeko e Dybala, triplette e pallone a casa

Le imprese sono targate Napoli e Inter. Gli azzurri di Ancelotti hanno domato il Liverpool vicecampione in carica. Al San Paolo i partenopei hanno avuto il solo demerito di aver sbloccato la gara solo al 90’ con Lorenzo Insigne. Un pari sarebbe stato stretto per le occasioni create, con una traversa di Mertens e un salvataggio sulla linea su tiro di Callejon. Napoli clamorosamente primo in classifica dopo due giornate nel gruppo di ferro con Liverpool, Paris Saint Germain e Stella Rossa.

Lorenzo Insigne trafigge Alisson e la difesa del Liverpool

Semaforo verde anche per l’Inter che, al Philips Stadion di Eindhoven, rimonta i padroni di casa con i colpi piazzati da Nainggolan e Icardi. Nerazzurri a punteggio pieno in classifica con il Barcellona, Psv e Tottenham ferme al palo a 0 punti. E pensare che la squadra di Spalletti all’85’ della gara interna contro Harry Kane e compagni era a un passo dal baratro. Poi l’uno due Icardi-Vecino ha ribaltato questa prima parte di stagione con 5 vittorie consecutive.

Il gol di Icardi in Olanda

L’ultima volta di un bottino pieno per le italiane in Champions era datato tra il 22 e 23 novembre 2005: la Juve di Capello vinceva 1-0 contro il Bruges, il Milan dominava per 4-0 in Turchia contro il Fenerbahce con poker di Shevchenko, punteggio fotocopia dell’Inter contro l’Artmedia Bratislava e infine successo dell’Udinese che ad Atene superava 2-1 il Panathinaikos.

L’esultanza di Sheva dopo i 4 gol in Turchia nel 2005

 

Paulo Dybala alla terza. Trybaldo. Lo young boy dell’Allianz Stadium è l’attaccante juventino che proietta i bianconeri alla vetta solitaria del gruppo H, complice il pareggio tra Manchester United e Valencia. Non è l’unica “joya” per Allegri che si gode il ritorno del suo numero 10 dopo un avvio di stagione un po’ appannato. Tre gol, un palo, un rigore netto negato. Dybala è tornato quel giocatore immarcabile che spesso è stato paragonato al suo connazionale con il numero 10 in patria. Tripletta per l’ex Palermo in Champions, solo altri tre giocatori nella storia della Juve ci erano riusciti prima.

Paulo Dybala si porta il pallone a casa dopo il tris allo Young Boys

Il primo a realizzare una tripletta nella versione moderna della coppa dei Campioni è Filippo Inzaghi, in ben due occasioni. Il 18 marzo 1998 la Juventus di Marcello Lippi scende in campo a Kiev per la gara di ritorno dei quarti di finale: l’andata si era conclusa sull’1-1. La Dinamo del leggendario colonnello Lobanovskyi è trafitta da Superpippo, autore delle tre reti che, assieme al gol di Del Piero, portano la Juve in semifinale.

Due anni dopo, ancora Inzaghi, ancora Juve, un anno prima del suo passaggio al Milan. Il 13 settembre 2000 la squadra allenata da Carlo Ancelotti fa il suo debutto in Coppa al Volksparkstadion di  Amburgo. Gara pirotecnica terminata 4-4, con Madama avanti 1-3 poi rimontata 4-3 con gol del portiere Butt su rigore. Rimedia ancora Inzaghi per il tris che vale il pari finale.

Torniamo alla Champions 1998. Dopo aver eliminato la Dinamo Kiev, la Juve sfida il Monaco di Jean Tigana, Barthez e Trezeguet (Henry saltò l’andata). L’andata è al Delle Alpi di Torino con Alessandro Del Piero mattatore: 4-1 con tripletta del numero 10 (due gol su rigore). Il quarto gol sarà opera di Zinedine Zidane. I bianconeri si qualificheranno per la finale (persa con il Real Madrid) nonostante la sconfitta per 2-3 nel match di ritorno.

In epoca più recente, Arturo Vidal ha firmato da centrocampista una tripletta il 27 novembre 2013 nella partita allo Juventus Stadium contro il Copenaghen. L’hattrick del cileno (due su rigore) sembra avvicinare la squadra di Antonio Conte agli ottavi di finale. Non sarà così perché due settimane dopo Tevez e compagni scivoleranno nella neve di Istanbul contro il Galatasaray, perdendo il pass per la fase a eliminazione diretta.

Se consideriamo tutte le competizioni internazionali, ci sono altri 4 giocatori nel club dei triplettisti: Omar Sivori (Coppa Campioni 1958, Juventus Wiener Sportklub 3-1); Roberto Bettega (Coppa Uefa 1971, Juventus Rapid Vienna 4-1); Paolo Rossi (Coppa Campioni 1984, Ilves Juventus 1-4); Roberto Baggio (Coppa delle Coppe 1990, Juventus Austria Vienna 4-0).

Roberto Baggio con la maglia della Juve

 

 

 

 

 

I primi Young Boys sono stati loro: Max Schwab, Hermann Bauer, Franz Kehrli e Oskar Schwab. Studenti delle scuole superiori di Berna che il marzo 1898 fondano il club Berner Sport Club Young Boys, ispirato agli Old Boys di Basilea, nati quattro anni prima. Dici Svizzera e pensi al Basilea, al Grasshoppers, allo Zurigo e al San Gallo. Eppure i campioni uscenti elvetici sono loro, impegnati stasera all’Allianz Stadium alle 18.55 contro la Juventus nel secondo match del gruppo H.  La squadra di Berna ha perso 0-3 all’esordio in casa in Champions contro il Manchester United.

La prima partita della storia della squadra giallonera si disputa il 17 giugno 1898 contro l’FC Viktoria. I primi anni di vita sono caratterizzati da un acceso dibattito su un eventuale fusione con l’altro club della capitale, l’Fc Berna. Ipotesi che viene scartata in difesa della propria identità. Il primo titolo nazionale arriva nel 1903, ripetuto tra il 1909 e 1911.  La prima coppa di Svizzera è del 1930 mentre dopo la II guerra mondiale retrocede per la prima volta nella seconda serie (1947).

La sconfitta in semifinale di Coppa dei Campioni nel 1959

Gli anni d’oro dello Young Boys sono il decennio tra il 1950 e 1960. Quattro campionati di seguito, due coppe nazionali e l’esordio nelle competizioni internazionali nel 1957. Nella stagione 1958-1959 arriva il miglior risultato europeo nella storia degli svizzeri. La semifinale di Coppa dei Campioni, persa contro i francesi dello Stade de Reims.

Seguono anni bui per quasi un trentennio. La squadra torna a vincere il titolo di campione di Svizzera solo nel 1986, con Supercoppa e Coppa nazionale l’anno successivo. Alla fine degli anni ’90 il club retrocede nuovamente per due volte in seconda serie, prima di tornare stabilmente nella Lega A nel 2001.

L’esordio in Europa League è nella stagione 2012-2013. Il girone è lo stesso di Liverpool e Udinese, gli svizzeri si qualificano al terzo posto (battendo due volte i friulani), ma sono eliminati dall’Anzi, club del Daghestan, che si piazza al secondo posto dietro i Reds.

La sfida in Europa League contro l’Udinese di Benatia

Il nuovo trionfo in campionato è arrivato lo scorso aprile. Dopo otto campionati consecutivi vinti dal Basilea, lo Young Boys ha interrotto il dominio rossoblu vincendo il proprio 12mo titolo nazionale. L’esultanza dei tifosi è stata memorabile con annessa invasione di campo allo Stade de Suisse.

Durante il torneo in corso, la squadra fa un po’ la parte della Juventus di Svizzera: punteggio pieno con 9 vittorie, ben tredici punti di vantaggio sul Thun.

Un mese fa, il sindaco di Berna, Alec Von Graffenried ha proposto di cambiare nome alla formazione oggi allenata da Gerardo Soane, inserendo il nome della capitale. Da Young Boys a YB Berna, per dare maggiore visibilità alla città visto il profilo europeo raggiunto dal club. Bisognerà capire come la prenderanno i tifosi gialloneri.

L’invasione di campo per celebrare il titolo di Campione di Svizzera lo scorso aprile

Il vecchietto delle due ruote si è preso l’oro. Alejandro Valverde ha vinto il Mondiale di ciclismo su strada in programma in Austria a Innsbruck. Il 38enne corridore spagnolo ha battuto in volata, al termine di 259 chilometri, il francese Romain Bardet, il canadese Michael Woods e l’olandese Tom Dumoulin, partiti insieme in fuga. Il primo degli italiani è stato Gianni Moscon, che ha chiuso al quinto posto.

Il tabù iridato è stato violato. “El Himbatido” ha finalmente coronato il sogno della sua vita, sfuggito per ben sei volte in passato. Valverde aveva infatti centrato due secondi posti (2003-2005) e quattro medaglie di bronzo (2006-2012-2013-2014) nei Mondiali. La maledizione è stata infranta a 38 anni e 5 mesi, per soli tre mesi non è il campione più vecchio di sempre. Il primato resta nelle mani dell’olandese Joop Zoetemelk, che nel 1985 diventa numero uno al mondo a 38 anni, 8 mesi e 28 giorni nella prova di Giavera del Montello.

Valverde in volata ha battuto Bardet, Woods e Dumoulin

Dopo la partenza da Kufstein, Valverde ha superato le Alpi tirolesi con l’infernale salita di Höttinger Höll a 30 km dal traguardo (3 km di ascesa con pendenza media dell’11,5% e massima del 28%) prima dell’arrivo in volata a Innsbruck. Lo spagnolo corona così una carriera da urlo. Una Vuelta nel 2009, un terzo posto al Giro d’Italia nel 2016, bronzo anche al Tour del 2015, 5 Freccia Vallone (record), 4 Liegi Bastogne Liegi e 16 tappe nei tre grandi giri.

Con un palmares così, Valverde non poteva che ricevere una premiazione speciale. A consegnagli lo scettro è stato lo slovacco Peter Sagan, campione uscente e vincitore degli ultimi tre Mondiali consecutivi. Una staffetta iridata inedita che suggella il trionfo del ciclista spagnolo.

Il campione uscente Peter Sagan premia Valverde sul podio

L’Italia si lecca le ferite dopo l’ennesimo appuntamento deludente. Gli Azzurri del ct Cassani  non vincono la medaglia d’oro dal 2008 con Alessandro Ballan, esattamente dieci anni fa. Deluso il commento di Moscon, piazzatosi al quinto posto, come riporta Gazzetta.it

Ho fatto il possibile. Ho disputato una bella corsa. All’ultimo giro avevo azzeccato le azioni giuste. Peccato per la scarsa collaborazione. Ho provato a gestirmi, anche quando abbiamo preso la corsa in testa. Sull’ultimo muro ho stretto i denti. Nel finale non avevo gambe

Gianni Moscon

Ci era riuscito solo Arne Selmosson. Fino al gol di Alexander Kolarov, che ha permesso alla Roma di tornare in vantaggio e poi di vincere 3-1 con l’inzuccata di Fazio il derby contro la Lazio. Solo lo svedese negli anni ’50 era riuscito a segnare nella stracittadina della capitale con entrambe le maglie prima del terzino serbo.

“Raggio di luna”, così come era soprannominato, firmò addirittura 5 reti nel derby di Roma. Due con la maglia biancoceleste (Roma Lazio 2-2 il 3 marzo 1957 e Lazio Roma 2-1 nel marzo 1958), tre con quella giallorossa (Lazio Roma 1-3 nel novembre 1958, Roma Lazio 3-0 il 12 aprile 1959 e Roma Lazio 3-0 il 18 ottobre 1959).

Lo svedese Salmosson con le maglie di Roma e Lazio

Arne Salmosson, attaccante svedese classe 1931 scomparso nel 2002, ha giocato in Italia con le maglie di Udinese, Lazio e Roma. Tre stagioni sia con una che con l’altra squadra capitolina: 31 gol con i biancocelesti, 30 con la squadra giallorossa. Il suo trasferimento dalla Lazio alla Roma costò 135 milioni di lire. Con la maglia della Nazionale svedese è stato vicecampione durante i Mondiali in casa del 1958.

Alexander Kolarov, 32 anni, ha giocato per tre stagioni nella Lazio, dal 2007 al 2010. L’11 aprile 2009 segna un gran gol nel derby vinto 4-2 contro la Roma: lunga cavalcata di 70 metri prima di trafiggere Muslera. Lascia l’Italia per approdare nel Manchester City dove resta per 7 anni fino al 2017 prima di tornare nella capitale, ma con la maglia della Roma.

Kolarov, che nel dopo partita era perfettamente consapevole della particolare statistica, si è mostrato certo che questo gol sarebbe prima o poi arrivato:

Sapevo che avrei segnato nel derby contro la Lazio prima o poi

Kolarov ai tempi della Lazio