Author

Vincenzo Pastore

Browsing

Il quotidiano sportivo argentino “Olè” ha fatto la sintesi perfetta sul caos River Plate Boca Juniors. “Perdimos”, abbiamo perso, ha titolato in prima pagina. Ha perso il calcio, ha perso lo sport, ha perso tutto il Paese albiceleste dopo gli scontri di sabato scorso. La Conmebol, la federazione calcistica sudamericana, ha deciso. La finale di Coppa Libertadores si giocherà, ma non in Argentina. Di certo, e neanche quella con assoluta precisione, c’è la data. Otto o nove dicembre, ma non si sa dove. E non si neanche con chi. Il Boca vuole la vittoria a tavolino, il River vuole giocare a casa sua.


Scrive “Olè”:

Ha perso il River. Non giocherà la finale con la sua gente in tribuna. Sarà l’8 o il 9 dicembre all’estero (Qatar?). E non avrà pari condizioni. Ha perso il Boca, che voleva la Coppa sulla scrivania dopo la brutale aggressione ma dovrà accettare di giocare. Ha perso il Paese la possibilità di vivere una festa a causa della negligenza e l’incapacità delle forze dell’ordine e la violenza dei vandali. Abbiamo perso noi tifosi: ci hanno tolto la speranza, la voglia, l’entusiasmo di sfruttare la passione in una finale unica. Siamo quelli maggiormente puniti e siamo in lutto.

Buenos Aires e tutto il popolo argentino sono ancora increduli per quanto avvenuto. L’assalto al pullman del Boca, la mamma che riempie la figlia di una cintura di bengala per entrare allo stadio. Il forte sospetto che dietro ci sia la criminalità organizzata, dal peso notevole nel controllo delle tifoserie negli stadi argentini. La partita del secolo, com’era stata soprannominata, resterà comunque tale, ma per altri motivi. Forse anche la stampa ha avuto un ruolo nel caricare eccessivamente la finale di Libertadores.


Ora è caccia alla location. La Conmebol ha proposto il Paraguay con Asuncion, stadio Defensor del Chaco. Ma è una scelta che non sembra convincere. Non è chiaro se il match sarà comunque a porte chiuse, anche se fuori dai confini argentini. Le ipotesi si susseguono, dagli Usa al Qatar, da Abu Dhabi fino all’Italia. Boca Juniors e River Plate hanno infatti entrambe origine da emigranti genovesi. E così il comune ligure offre la disponibilità di “Marassi” come sede della finale. L’ipotesi del consigliere delegato allo Sport, Stefano Anzalone, è suggestiva, ma chissà se sarà presa in considerazione dalla Conmebol. Di mezzo ci sarebbe anche il Mondiale per club, in programma negli Emirati Arabi dal 12 al 22 dicembre.

Un record tira l’altro. Cristiano Ronaldo non è mai sazio. Dopo aver collezionato primati di ogni genere (fino all’ultimo guinness su instagram), ha fatto 100. Di gol e presenze ne ha superati già da un po’. La cifra tonda si riferisce alle vittorie in Champions League. È il primo calciatore a riuscirci da solo nella storia. Basti pensare che la Juventus in totale ha vinto 91 partite nella massima competizione europea. Ronaldo l’ha aiutata a conquistare le ultime quattro, come quella con il Valencia che è valsa la qualificazione agli ottavi.


Quello che all’andata l’arbitro Brych gli aveva tolto, Cristiano se l’è ripreso con gli interessi. L’ingiusta espulsione per tocco di capelli su Murillo è un lontano e sbiadito ricordo. CR7 è il leader incontrastato di questa Juve. 10 gol più 6 assist. Il portoghese è entrato nel 44% delle marcature stagionali dei bianconeri in campionato e Champions (16 su 36). Nove i gol in campionato, uno in coppa, quello bellissimo e inutile nella gara beffa con il Manchester United. E quando non segna fa segnare. Chiedere informazioni a Mandzukic, a segno contro il Valencia per la settima volta in stagione, su assist del fuoriclasse di Funchal.

La Juve accede agli ottavi, per il primo posto matematico le basterà vincere in Svizzera tra due settimane contro lo Young Boys. Per Allegri è la nona qualificazione consecutiva alla fase a eliminazione diretta. Quattro volte con il Milan, cinque con la Juve. Ogni volta che il tecnico livornese ha partecipato al trofeo, ha sempre superato la prima fase. Ma quest’anno non basta. L’obiettivo, non troppo velato, è il Wanda Metropolitano di Madrid il 1° giugno 2019. Con questo Ronaldo la strada sembra meno impervia. Soprattutto nella mentalità e nella consapevolezza dei propri mezzi, come lo stesso Allegri ha ammesso:

Siamo cresciuti in tante cose, poi Ronaldo ci dà grande sicurezza. Ci vuole pazienza in partite come questa, ma con la testa siamo riusciti a vincere

L’incantesimo è stato rotto. Paulo Dybala ci è riuscito dopo 18 partite, Mauro Icardi dopo 8. Per entrambi quasi sempre spezzoni di match. Contro il Messico, nell’amichevole disputata a Mendoza, i due attaccanti di Juventus e Inter sono andati entrambi a segno per la prima volta con la maglia dell’Argentina. Le loro reti sono state decisive per la vittoria dell’Albiceleste di Scaloni. Mauro ha sbloccato il match dopo 70 secondi, azione personale dopo l’assist di Lamela. Paulo ha chiuso i giochi all’87’ dopo essere subentrato proprio al capitano dell’Inter. Inter e Juventus si sfregano le mani pensando al loro ritorno in campionato.

Icardi – Il feeling dell’attaccante nato a Rosario nel 1993 con la sua Nazionale non era mai sbocciato. In eterno ballottaggio con Higuain, criticato dal vate Maradona per le sue vicende extracalcistiche, Icardi non ha mai avuto la reale possibilità di dimostrare il suo valore con la Seleccion. Dopo il debutto a 20 anni nel 2013 contro l’Uruguay, il capitano interista è stato escluso dai convocati per quasi 4 anni. E nonostante il titolo di capocannoniere della scorsa serie A (in coabitazione con Immobile), l’ex ct Sampaoli non ha ritenuto di convocarlo per i (fallimentari) mondiali in Russia. Ora il neo tecnico Scaloni sembra dargli la prima vera opportunità che Icardi ha tutta l’intenzione di cogliere al volo.


Dybala – Se il suo collega in attacco era in duello con Higuain, Dybala ha sempre dovuto convivere con l’ombra di Lionel Messi. I paragoni con il fenomeno del Barcellona si sono sprecati in questi anni. Accostamenti che non hanno fatto troppo bene a Paulo, il cui unico limite oggi è la discontinuità nelle prestazioni. Con l’Argentina il numero 10 della Juve ha giocato 18 volte. Il debutto nel 2015 in Paraguay. Poi una serie di presenze a singhiozzo, partendo dalla panchina. La convivenza in campo con Messi è spesso stata difficoltosa. Dybala ha partecipato allo scorso Mondiale ma non ha lasciato tracce significative, avendo giocato solo una ventina di minuti contro la Croazia. Il primo squillo con l’Albiceleste può essere l’alba di una nuova era per lui in patria.

Al 94’ di Italia Stati Uniti, Marco Verratti ha deciso che il ricamo poteva bastare. Era giunto il momento di innescare finalmente una rete italiano, spezzando il lungo digiuno azzurro. Imbeccata per Gagliardini dal limite dell’area di rigore, poi l’asse nerazzurro con Politano ha firmato il gol vittoria allo scadere contro gli americani. Esulta Mancini in panchina, esultano i giocatori, gonfia il petto anche il 26enne pescarese. È finalmente arrivato il momento di prendersi definitivamente la Nazionale dopo anni di grandi promesse non mantenute.

Non mi sono mai trovato così bene in Nazionale. Con Mancini esprimiamo al meglio tutte le nostre qualità

Marco Verratti da sei anni regala sprazzi di grande calcio a Parigi. Il salto all’ombra della Torre Eiffel arriva nel 2012, a 19 anni. Il presidente Al-Khelaïfi e l’allora direttore sportivo Leonardo restano impressionati dai numeri del centrocampista con il Pescara di Zeman in serie B. Un po’ Xavi, un po’ Pirlo, un po’ Iniesta. Paragoni ingombranti che però non scuotono Marco. Passa in Ligue 1 senza aver mai giocato un minuto nella massima serie italiana. È il paradosso che tuttora accompagna il numero 6 del Paris Saint Germain.

Verratti con Cavani e Neymar al Psg

Oltralpe Verratti sta facendo collezione di trofei nazionali. Cinque campionati (il sesto sarà una formalità), sei supercoppe, cinque coppe di Lega, quattro coppe di Francia. Ha giocato al fianco di fuoriclasse come Ibrahimovic, Neymar, Cavani e Mbappè con la naturalezza di un veterano. Per anni i suoi fidi scudieri in mezzo al campo sono stati Thiago Motta e Matuidi. Un po’ quello che oggi sono in Nazionale Jorginho e Barella. La maglia azzurra rappresenta, fino all’approdo di Mancini, il grande cruccio del centrocampista.

Debutta nel 2012 con Prandelli, va al Mondiale brasiliano nel 2014, salta Euro 2016 per la pubalgia. Naufraga con Ventura nello spareggio maledetto con la Svezia, anche se nel match di ritorno a San Siro è squalificato. Ora con Mancini sembra aver preso per mano la squadra. A 26 anni è giunto il momento di compiere l’ultimo definitivo salto per la consacrazione in Nazionale. Con il Psg la sfida più grande è replicare anche in Europa quanto ammirato in patria. In attesa di un ritorno in Italia e di un esordio in serie A da veterano.

L’esperimento è riuscito. La fumata bianca definitiva sulla Nations League è arrivata dopo l’ultima giornata di calendario. Risultati in bilico, verdetti in rapido cambiamento, nessuna voglia di sfigurare. E così il nuovo torneo varato dall’Uefa, in attesa dell’atto finale nella prossima estate, ha soddisfatto le aspettative. Al posto di noiose quanto inutili amichevoli tra squadre di rango diverso, abbiamo un trofeo in palio con gironi equilibrati e super sfide tra grandi d’Europa. Ecco tutti i risultati definitivi.

Lega A

Accedono alle final four: Svizzera, Portogallo, Inghilterra, Olanda.

Retrocedono in Lega B: Islanda, Polonia, Croazia, Germania

La retrocessione della Germania e dei vicecampioni del mondo croati, lo stallo di Spagna e Italia, la rinascita dell’Olanda. La Lega A ridisegna parzialmente le gerarchie del calcio europeo. Conferma i progressi messi in mostra dall’Inghilterra durante Russia 2018. Boccia i tedeschi, mettendo fine per il momento alla celebre massima di Gary Lineker secondo cui alla fine vincono sempre loro. Tutto il podio degli ultimi Mondiali è fuori dalle final four, colpisce il crollo del Belgio. La fase finale si disputerà in Portogallo, (Porto e Guimarães), dal 5 al 9 giugno. Il sorteggio si svolgerà il 3 dicembre a Dublino.

Lega B

Promosse in Lega A: Danimarca, Bosnia, Svezia, Ucraina

Retrocedono in Lega C: Turchia, Eire, Irlanda del Nord, Slovacchia

Lo spareggio Svezia Russia, decisivo per l’accesso in Lega A, va agli scandinavi con Lindeloef e Berg. Russi rimandati a un altro anno in Lega B. Semaforo verde anche per la Bosnia di Pjanic e Dzeko così come per i danesi di Eriksen. Bene anche l’Ucraina di Schevchenko in panchina. Bocciate le due Irlande, la Turchia di Under e Chalanoglu e la Slovacchia di Hamsik.

Lega C

Promosse in Lega B: Serbia, Norvegia, Scozia, Finlandia

Retrocedono in Lega D: Lituania, Slovenia, Cipro, Estonia

Una tripletta di Forrest regala il successo promozione alla Scozia nel match spareggio con Israele. Avanti anche la Serbia di Ljajic e Mitrovic a scapito della Romania. Panucci ringrazia Cipro che salva la sua Albania dalla retrocessione. Vanno giù i ciprioti come peggiori terzi.

Lega D

Promosse in Lega C: Macedonia, Kosovo, Bielorussia, Georgia

Qui la notizia è il super girone vinto dal Kosovo, che nell’ultimo match demolisce 4-0 le ultime speranze di promozione dell’Azerbaigian. Segnali positivi anche dalla Macedonia di Pandev e Nestorovski.

A 25 anni farà il suo esordio in Nazionale, da semisconosciuto con la maglia numero 10. Vincenzo Grifo da Pforzheim, cittadina tedesca a una trentina di chilometri da Stoccarda, si appresta a vivere la sua notte magica. A Genk, in amichevole contro gli Stati Uniti. Un italiano di Germania che debutta in Belgio. Non sarà probabilmente l’unica matricola lanciata da Mancini. Probabili anche gli innesti di Sensi e Tonali. Dall’altra parte il ct Dave Sarachan si affida a Timothy Weah, figlio di George, davanti mentre in panchina andrà il portiere Jonathan Klinsmann, figlio di Juergen.

Grifo gioca in Bundesliga con l’Hoffenheim, 8 partite e un gol finora in questa stagione. Mamma pugliese, papà siciliano, il neo numero 10 azzurro muove i primi passi prima nella squadra della sua città e poi a Karlsruhe. Il passaggio all’Hoffenheim è nel 2012, a 19 anni, che lo strappa alla Lazio. “Volevo restare vicino casa, ma chissà, un giorno giocherò in Italia». Trequartista o esterno offensivo, va a giocare prima nella squadra B, poi Dinamo Dresda, Francoforte e Friburgo, dove segna 14 gol con 15 assist contribuendo alla promozione in Bundesliga.


Vincenzo Grifo tifa Inter, il suo idolo da bambino è Roberto Baggio, si è sempre sentito italiano sognando la Nazionale. Nel 2017 il passaggio al Borussia Monchengladbach, dove però non brilla. Quest’anno il ritorno all’Hoffenheim dove tutto era iniziato nel 2012. Nel frattempo Grifo inizia le sue trasferte a Coverciano, nelle giovanili azzurre. Prima nell’under 20 con Evani e poi con l’under 21 di Di Biagio. Arriva così la chiamata da Mancini, da semisconosciuto nelle latitudini italiane. L’occasione per mettersi in mostra si chiama Genk, Belgio contro gli Stati Uniti. Per un globetrotter del pallone non dovrebbe essere un problema.

Il sospetto è divenuto fondato dopo le ultime gare di Nations League: forse la Nazionale ha un po’ sottovalutato la nuova competizione dell’Uefa? In fondo poteva essere una buona opportunità di rivincita dopo la delusione mondiale. Non solo, il gruppo 3 della Lega A con Polonia e Portogallo (privo di Ronaldo) non sembrava impossibile. Basta dare una rapida occhiata agli altri gironi per rendersi conto delle differenze di livello. Nel gruppo 1 ci sono Francia, Germania e Olanda. Nel gruppo 4 Inghilterra, Spagna e Croazia. Solo il gruppo 2 era abbordabile come il nostro con Svizzera, Belgio e Islanda.

Chiesa e Insigne contro il Portogallo

La sensazione è che l’Italia di Mancini abbia affrontato il torneo un po’ come i club nostrani snobbano l’Europa League. In tempi di magra europea, da quando l’Europa League ha sostituito la vecchia Coppa Uefa, nessuna squadra italiana è riuscita a vincerla o ad arrivare in finale. Gli ultimi sigilli tricolori nelle sorelle meno nobili della Champions League risalgono al Parma (Coppa Uefa 1999) e alla Lazio (Coppa delle Coppe 1999) nello stesso anno.

Basti vedere come, invece, le altre nazionali hanno affrontato le ultime gare di Nations League. Inghilterra Croazia, remake della semifinale di Russia 2018, è stata una formidabile altalena di emozioni. Con la Spagna spettatrice interessata, a Wembley è successo tutto nel secondo tempo. Col pareggio (0-0) che ha retto fino al 57’, Furie Rosse qualificate. Poi il vantaggio della Croazia al 57’ con Kramaric e vicecampioni del mondo avanti. Infine il ribaltone: al 78’ pari di Lingaard (e iberici ancora qualificati), all’85’ il definitivo vantaggio di Kane che spedisce gli inglesi alle final four e retrocede in Lega B i croati.


Emozioni in serie anche a Lucerna nello spareggio Svizzera Belgio del gruppo 2, con l’Islanda da tempo fuori dai giochi. La gara d’andata era finita 2-1 per gli uomini di Martinez, che vanno avanti anche al ritorno con un blitz nei primi minuti dell’Hazard piccolo, Thorgan (0-2 al 17’). Gli elvetici firmano una rimonta capolavoro già nel primo tempo con il milanista Rodriguez e la doppietta di Seferovic, che si ripete dopo l’intervallo per il suo tris dopo il quarto gol di Elvedi. La squadra di Petkovic va avanti, il Belgio si mangia le mani per quello che poteva essere.

Stessa squadra, stesso posto, stesso score. Mutuando gli 883 (Max Pezzali, 51 anni mercoledì, auguri), gli anni della Nazionale trascorrono, a prima vista, in modo uguale. Come il 13 novembre 2017, gli Azzurri impattano 0-0 a San Siro, questa volta con il Portogallo, e vengono eliminati. La competizione, però, è la Uefa Nations League e non una partecipazione mondiale. Fa meno male, anche perché qualcosa, risultato a parte, si muove.

Cosa va – Dopo lo sciagurato 0-0 contro la Svezia, l’Italia ha cambiato volto. In panchina c’è Roberto Mancini, che sta tentando l’ardua impresa di dare un’idea di gioco diversa alla sua squadra. Possesso palla, aggressività, stretta rete di passaggi, intensità. Un modello che si ispira a Guardiola e Sarri, lontano anni luce dal metodo tutto italiano difesa e ripartenza (ovvero il contropiede 2.0). In otto partite l’ex bandiera della Sampdoria ha convocato 54 giocatori. Via i senatori o aspiranti tali (Buffon, Barzagli, De Rossi, Candreva, Eder, Parolo). Spazio a tanti esordienti (gli ultimi, in ordine di tempo, Tonali, Grifo, Sensi, Mancini Gianluca e Kean). L’ossatura di base del Mancio sta trovando una quadra più o meno stabile. Donnarumma in porta. Bonucci, Chiellini (Romagnoli) Florenzi e Biraghi dietro. Barella, Jorginho, Verratti (Cristante, Pellegrini, Bonaventura). Insigne, Bernardeschi, Immobile (Chiesa, Verdi). Il gioco c’è, lo dimostrano il 70% di possesso palla contro il Portogallo e i 15 tiri (di cui solo 3 in porta) a 9. Il neo è la fase realizzativa.


Cosa non va – La Nazionale gioca molto il pallone, aggredisce il portatore avversario non appena perde la sfera, ma segna poco. E non crea molto, vista la mole di gioco prodotta. Nelle 8 partite di Mancini in panchina, gli Azzurri hanno fatto solo 7 gol con 7 marcatori diversi, solo una volta più di 1 (nel 2-1 in amichevole contro l’Arabia Saudita all’esordio). Le ultime reti sono state un centro allo scadere di Biraghi, un tiro deviato di Bernardeschi e un rigore di Jorginho. Gli attaccanti latitano: un gol a testa per Balotelli, Belotti, Zaza e Bernardeschi. Il ct non ha ancora trovato il suo bomber, Immobile è a secco, Balotelli non è affidabile (non è una novità), Belotti e Zaza non stanno attraversando un grande momento. Lo stesso Insigne, micidiale nel Napoli di Ancelotti, non trova la porta. Così Mancini sta rimescolando le carte, cercando il punto giusto con i vari Berardi, Giovinco, Lasagna, Pavoletti, Cutrone, Kean, Pellegri. Nel frattempo siamo arrivati secondi su tre in un girone non impossibile, perdendo una buona occasione di rivincita nella Nations League dopo il mancato accesso ai Mondiali.

Nulla di preoccupante, il 2 dicembre ci sarà il sorteggio dei gironi di qualificazione a Euro 2020. Il vero obiettivo della Nazionale di Mancini. La strada imboccata sembra buona, ma manca il gol. E non è poco.

A settemila punti dalla vetta di ogni tempo, 6962 per l’esattezza. Con i 44 segnati a Portland Lebron James entra nella top five dei marcatori all time dell’Nba. L’ala di Los Angeles ha sfiorato la tripla doppia (44 10 rimbalzi e 9 assist) trascinando i Lakers alla vittoria per 126 – 117. Lebron ha superato Wilt Chamberlain in questa speciale classifica, issandosi solitario al quinto posto:

  1. Kareem Abdul-Jabbar, 38.387 punti in 1560 partite
  2. Karl Malone, 36.928 punti in 1476 partite
  3. Kobe Bryant, 33.643 punti in 1346 partite
  4. Michael Jordan, 32.292 punti in 1072 partite
  5. Lebron James, 31.425 punti in 1157 partite
  6. Wilt Chamberlain, 31.419 punti in 1045 partite
  7. Dirk Nowitzki, 31.187 punti in 1471 partite
  8. Shaquille O’Neal, 28.586 punti in 120 partite
  9. Moses Malone, 27.409 punti in 1329 partite
  10. Elvin Hayes, 27.313 punti in 1303 partite

Lebron entra nell’Olimpo dei grandi con una prestazione monstre, infiammando lo Staples Centre di Los Angeles come mai aveva fatto da quando è stato ingaggiato dai Lakers. Il numero 23 è quasi infallibile dal perimetro (5/6 da tre, 13/19 al tiro), dando il proprio contributo in difesa con 3 stoppate. Il cestista di Akron ha così superato una leggenda senza tempo come Wilt Chamberlain al quinto posto, un’altra leggenda della storia dei Lakers. Il campione americano, scomparso nel 1999, detiene però lo storico record di punti in una singola partita. Il 2 marzo 1962 Chamberlain segnò 100 punti contro i New York Knicks, nella gara vinta 169-147. Nel solo secondo tempo segnò 59 punti.


Considerando la media di 27 punti a partita tenuta da Lebron, avvicinare e superare il primato di Kareem Abdul-Jabbar non sembra fantascienza. Se dovesse mantenere questo trend a canestro, già nel prossimo aprile metterebbe Kobe Bryant nel mirino, avendo già superato Michael Jordan. A dicembre compirà 34 anni e il suo contratto firmato con i Lakers questa estate è quadriennale. Ciò significa che il fuoriclasse statunitense potrebbe entrare nella gloria assoluta nella stagione 2021-2022. A 38 anni, senza alcuna intenzione di fermarsi.


 

 

 

La Germania in Lega B. Fa un certo effetto leggerlo (e scriverlo) dopo l’eliminazione ai Mondiali, ma è il verdetto clamoroso della serata di Uefa Nations League. In attesa di capire se l’Italia potrà avere chance di vincere il suo girone, i tedeschi finiscono matematicamente all’ultimo posto del gruppo 1. La vittoria per 2-0 dell’Olanda contro la Francia ha fatto fuori la Mannschaft, retrocessa senza scendere in campo. Il successo degli Orange pone in discussione anche il primato del girone. Si decide tutto nell’ultimo turno: alla squadra di Koeman basta un pareggio per vincere il raggruppamento con le ultime squadre campioni del Mondo. In quel caso sarebbe decisivo lo scontro diretto a favore con la Francia (1-2, 2-0).

La partita – A Rotterdam la nuova emergente Olanda ha maltrattato i galletti di Deschamps. I tulipani, reduci da due mancate qualificazioni a Euro 2016 e Russia 2018, sembrano aver imboccato la strada giusta per riemergere. De Ligt e Van Dijk dietro, De Jong e De Roon a centrocampo, Babel e Depay davanti: l’asse portante degli olandesi si basa su questa ossatura. Nonostante diversi big in campo (Mbappè, Griezmann, Kantè, Giroud, Matuidi, Varane, Lloris) i campioni del mondo non riescono quasi mai a impensierire il portiere di casa Cilessen. Il vantaggio è firmato da Wijnaldum al 44’ che trafigge in rete la palla respinta da Lloris. Depay a tempo scaduto sigilla il 2-0 con un cucchiaio su rigore. La vittoria dell’Olanda fa fuori aritmeticamente la Germania all’ultimo posto e riapre i giochi per il primo posto.

Gruppo 1

Francia 7

Olanda 6

Germania 1

Gli altri gironi – In Lega B la Danimarca ottiene il matematico passaggio nella Lega A. Eriksen e compagni si impongono 2-1 a Cardiff, in Galles, nel gruppo 4. Joergensen apre le danze al 42’, poi succede tutto nel finale: Braithwaite chiude la partita all’88’, Bale prova invano a riaprirla un minuto dopo. Nel gruppo 1 Slovacchia a valanga (4-1) sull’Ucraina già qualificata, con protagonista l’ex milanista Kucka. In Lega C doppio 1-1 tra Cipro Bulgaria e Slovenia Norvegia nel gruppo 3. Norvegia e Bulgaria si giocano il primo posto all’ultimo turno (Cipro Norvegia e Bulgaria Slovenia). Infine, in Lega D nel gruppo 4,, Armenia a valanga (6-2) in Gibilterra con poker di Yuri Movsisyan, centravanti dei Chicago Fire. Vittoria esterna della Macedonia (2-0) in Liechtenstein. Alla squadra di Pandev basta un punto con Gibilterra per vincere il girone e accedere in Lega C.