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Vincenzo Pastore

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L’ultimo bellissimo gesto di Zlatan Ibrahimovic non è un gol impossibile, magari con una mossa pari a quella di taekwondo. L’attaccante svedese ha regalato una gradita sorpresa a un gruppo speciale di suoi fan. Durante la trasmissione americana “The Ellen DeGeneres Show” il campione dei Los Angeles Lakers ha fatto il suo ingresso trionfale in studio. Ha trovato ad attenderlo gli occhi pieni di meraviglia dei 12 ragazzi thailandesi intrappolati per 18 giorni in una grotta nel loro Paese, insieme al loro allenatore.

L’ex centravanti, tra le altre, di Juventus, Inter e Milan ha regalato al gruppo della squadra “Wild Boars” una sua maglietta per ogni ragazzo, invitando anche i suoi piccoli tifosi a un allenamento dal vivo dei suoi Lakers. Ibrahimovic ha commentato così la sua speciale esperienza in tv:

Pensavo di essere coraggioso ma questa squadra lo è più di me. I ragazzi hanno mostrato spirito di squadra e avuto pazienza confidando pure negli altri. Questa è probabilmente la migliore squadra del mondo

Ellen Degeneres è un’attrice americana che dal 2003 conduce un talk show basato su interviste, monologhi comici e intrattenimento musicale. Su twitter ha voluto esprimere tutta la sua emozione per aver ospitato nella sua trasmissione i 12 ragazzi thailandesi

I giovani calciatori thailandesi avevano lasciato il mondo con il fiato sospeso dal 23 giugno al 10 luglio scorsi. Erano rimasti intrappolati, con il loro allenatore 25enne, nella grotta di Tham Luand. Hanno tutti tra gli 11 e i 16 anni. Nonostante la loro giovane età, sono riusciti a mantenere la calma e ad attendere i soccorsi, abbandonando la grotta al termine delle operazioni di salvataggio. Negli ultimi giorni, i Cinghialetti, così come sono stati soprannominati, sono stati invitati a partecipare anche alle Olimpiadi giovanili di Buenos Aires, giocando contro i coetanei del River Plate.

Il salvataggio dei ragazzi thailandesi nella grotta

Negli ultimi giorni anche Rafa Nadal si è reso protagonista di uno splendido gesto di solidarietà, aiutando direttamente le popolazioni colpite dall’alluvione di Maiorca, in Spagna.

Il Madagascar è nella storia. Per la prima volta l’isola più grande del continente si qualifica alla Coppa d’Africa che si disputerà in Camerun nel 2019 dal 15 giugno al 13 luglio. La squadra allenata dal ct francese Nicolas Dupuis ha sconfitto 1-0 in trasferta all’Estadio de Bata la Guinea Equatoriale. Gli scorpioni, così come vengono soprannominati, sono la prima squadra a qualificarsi alla competizione continentale oltre al Camerun padrone di casa. Il Madagascar guida il gruppo A di qualificazione a quota 10 punti in un girone in cui ci sono anche Senegal e Sudan. Guadagnato il passo per la Coppa d’Africa con due giornate di anticipo, migliaia di tifosi si sono riversati per strada nella capitale Antananarivo per festeggiare lo storico risultato.


Fin qui le note liete per lettore e scrivente. Perché le note dolenti arrivano ora. I nomi dei calciatori sono quasi impossibili da leggere, più semplici da scrivere con un semplice copia incolla. Iniziamo dal match winner contro la Guinea: Nijva Rakotoharimalala, centrocampista di 26 anni che gioca in Thailandia con il Sukhothai. Poi ci sono Ando Rakotondrazaka e Pascal Razakanantenaina, Lalaina Nomenjanahary (gioca nel Paris Fc, in Ligue 2) e Zotsara Randriambololona. Piccolo sospiro di sollievo quando siamo di fronte a Marco Ilaimaharitra che gioca in Belgio con lo Charleroi. Paulin Voavy è il calciatore che più si avvicina foneticamente ai canoni internazionali.


C’è da scommettere che il prossimo giugno, quando inizierà la Coppa d’Africa, telecronisti e commentatori piomberanno nella disperazione durante le partite del Madagascar. Discorso simile per gli habitué di twitter. Nome e cognome di un calciatore occupano una bella fetta dei 240 caratteri disponibili. Ma non è il primo caso di calciatori impronunciabili: basti pensare al portiere della Juventus, Wojciech Szczęsny. Più difficile da scrivere che da leggere. Poi c’è Jakub Błaszczykowski, ex centrocampista della Fiorentina ora al Wolfsburg. Non male anche l’iraniano Reza Ghoochannejhad o Jamaldin Khodjaniyazov, difensore originario del Turkmenistan.

Qui dove c’è una partita di calcio, prima c’era una battaglia militare, una rivalità storica, un’antipatia secolare. Francia Germania è tutto fuorché un semplice match tra due Nazionali. La gara è in programma questa sera alle 20.45 allo Stade de France di Saint Denis. E’ la terza giornata del gruppo 1 della fascia A di Nations League, in cui l’Olanda riposa in questo turno. I tedeschi rischiano una clamorosa retrocessione dopo la pesante sconfitta per 0-3 ad Amsterdam sabato scorso. Al momento sono ultimi in classifica a quota 1 punto e a Berlino c’è addirittura chi parla di una panchina a rischio per il tecnico Joachim Löw. I campioni del mondo del neo 50enne Didier Deschamps sono primi a 4 punti, reduci da un rocambolesco pareggio in amichevole per 2-2 contro l’Islanda (all’86’ i vichinghi erano avanti 2-0). Il match di andata a Monaco di Baviera era terminato 0-0.

La prima pagina dell’Equipe

La notte di Siviglia – Il precedente più famoso è la semifinale del Mondiale di Spagna ’82. L’8 luglio, allo stadio Ramon Sánchez Pizjuán di Siviglia, la gara termina 3-3 alla fine dei tempi supplementari. Ai rigori prevalgono i tedeschi 5-4 che approdano in finale, poi persa, contro l’Italia. Nella Germania Ovest (il Muro era ancora saldamente in piedi) ci sono, tra gli altri, Breitner, Briegel, Magath, Littbarski, Rummenigge, Hansi Müller, Stielike e il portiere Schumacher. Di fronte, tra i galletti francesi, troviamo il “quadrato magico” che avrebbe portato Les Bleus al titolo europeo nel 1984. Bernard Genghini del Sochaux, Jean Tigana e Alain Giresse del Bordeaux, Michel Platini del Saint-Etienne ma in procinto di giocare nella Juventus la stagione successiva. La partita, finita 1-1 al 90’, è ricordata per la clamorosa rimonta della Germania ai supplementari dopo il break francese con Tresor e Giresse (1-3 al 98’, poi 3-3 al 120’).

La semifinale di Spagna ’82

Ma la semifinale è passata alla storia soprattutto per il terribile scontro di gioco tra il portiere tedesco Schumacher e il terzino francese Battiston. Quest’ultimo, entrato al 50’, viene travolto pochi minuti dopo dall’uscita killer dell’estremo difensore avversario. Battiston aveva anticipato Schumacher dopo essere stato imbeccato da un lancio di Platini. Il francese perde tre denti, resta a terra incosciente per un paio di minuti ed entra in coma. Si risveglierà qualche giorno dopo. Schumacher invece viene molto criticato per il suo atteggiamento apparentemente disinteressato alle sorti del collega. L’arbitro olandese Corver giudica fortuito l’incidente e non ritiene di fischiare alcun fallo. Il gioco riprenderà con una rimessa dal fondo per la Germania.

La sera del Bataclan – La sera del 13 novembre 2015 Parigi viene colpita da una serie di attacchi terroristici ad opera dell’Isis con 137 vittime e oltre 300 feriti. E’ l’azione militare più grave in Francia dalla fine della II guerra mondiale. L’episodio più sanguinoso si verifica al teatro Bataclan durante il concerto degli Eagles of Death Metal con 90 persone uccise. Uno degli attacchi dei terroristi si verifica nella zona dello Stade de France, a Saint Denis, dove in quel momento si sta svolgendo l’amichevole tra Francia e Germania. A causa delle tre esplosioni ci sono tre morti. L’azione terroristica inizia alle 21.25, quando la partita è al 20’ del primo tempo. All’interno dello stadio, con circa 80mila spettatori, c’è anche il presidente francese Francoise Hollande.

I tifosi in campo alla fine del match

Le esplosioni vengono nitidamente percepite all’interno dell’impianto di gioco, ma la partita prosegue per motivi di sicurezza (vincerà la Francia per 2-0). Qualcuno nello stadio scambia le bombe per petardi, gli allenatori Deschamps e Löw, vengono avvisati di quanto sta accadendo ma non comunicano nulla ai loro giocatori fino alla fine del match. Hollande lascia lo stadio solo a mezzanotte, quando vengono fatti evacuare anche i tifosi che lasciano Saint Denis cantando la Marsigliese. La Francia abbandonerà lo stadio solo a notte fonda per motivi di sicurezza.

La Spagna a un punto dal primo posto di fatto, l’Inghilterra per non retrocedere in Lega B. Il match di questa sera al Benito Villamarin di Siviglia è uno spareggio per le Nazionali che compongono, assieme alla Croazia, il gruppo 4 della Lega A di Nations League. Le Furie Rosse, rigenerate dalla cura Luis Enrique, possono chiudere i conti dopo la vittoria nella gara d’andata (2-1) e lo show per 6-0 contro i vicecampioni del mondo croati. I Tre Leoni sono fermi a un punto ottenuto dopo lo 0-0 di Rijeka di sabato scorso.

E’ tutta un’altra Spagna rispetto all’estate russa, con il caos Lopetegui, l’arrivo lampo di Hierro e la eliminazione ai rigori contro i padroni di casa al Luzhniki di Mosca. Luis Enrique ha ridato ordine alla squadra, restituendole quei principi di gioco cari agli iberici. Possesso palla, gioco orizzontale e predominio territoriale. Con “Lucho” finora 3 vittorie su 3, 12 gol fatti e 2 subiti. Lì dove c’erano Xavi e Iniesta, ora ci sono Busquet e Thiago Alcantara. Caratteristiche diverse, classe un po’ inferiore, ma più equilibrio e polmoni. Davanti poi la qualità abbonda: Saul Niguez, Isco (out per infortunio), Asensio, Paco Alcacer (in un momento d’oro al Borussia Dortmund), Rodrigo, Iago Aspas. Senza dimenticare Suso e Morata, che farebbero le fortune di qualsiasi altra Nazionale come titolari inamovibili. La Spagna non perde un match nei 90 minuti dall’ottavo di finale contro l’Italia a Euro 2016. Basterà anche un pareggio per assicurarsi il passo praticamente certo alla fase successiva.

La prima pagina di As

Momento diametralmente opposto contro l’Inghilterra. Il bel Mondiale, culminato con il quarto posto, sembra giù lontano. Harry Kane non segna più, è all’asciutto da sei gare in Nazionale. Diversi gli assenti, tra squalificati e infortunati: Henderson, Stones, Dele Alli, Lingard, Rose, Welbeck e Shaw. Proprio quest’ultimo è stato sfortunato protagonista di un brutto infortunio durante la gara d’andata. Il ct Southgate ha un solo risultato a disposizione, visto che la sua squadra ha un punto in classifica al cospetto di una Spagna a punteggio pieno. In caso di ko, la lotta sarebbe con la Croazia per evitare la retrocessione in Lega B. In attacco, oltre al capitano del Tottenham, ci saranno Sterling e Rashford.

Non penso che il mio livello si sia abbassato. E ‘ stato difficile non aver riposato molto dopo la Coppa del Mondo, ma penso di essermi comportato bene, sono rimasto in forma e sono rimasto in salute 

Harry Kane

Harry Kane dopo un gol

Olanda Germania non sarà mai una partita come le altre. Per il blasone delle due squadre, per la storia che le accompagna, per la rivalità nata dopo il 1974. Il match in programma stasera alle 20.45 alla Johan Cruijff Arena di Amsterdam, per il gruppo 1 della League A, dirà qualcosa in più su due Nazionali che vivono un periodo opaco.

Gli orange sono in piena crisi dal 2014, dalla loro ultima partecipazione a una grande competizione (Coppa del Mondo in Brasile). Da lì solo delusioni, con le assenze agli Europei 2016 e Russia 2018. La Federazione si affida all’esperienza di Ronald Koeman in panchina, bandiera del calcio olandese e allenatore con un passato, tra le altre, al Feyenoord, Southampton ed Everton. Lontani dai fasti del calcio totale, i tulipani sono un gruppo di buoni giocatori (Cilessen in porta, Van Dijk De Vrij in difesa, Strootman, Wijnaldum e Depay a centrocampo, Babel davanti) a cui manca la stella per il salto di qualità. L’Olanda è ultima in classifica a 0 punti dopo la sconfitta per 1-2 in Francia.

Il ct dell’Olanda, “Rambo” Ronald Koeman

La Germania del confermato Joachim Löw è chiamata a risalire la china dopo la delusione mondiale. L’ultimo posto nel girone con Svezia, Messico e Corea del Sud brucia ancora. I tedeschi ripartono da Leroy Sanè, non convocato in Russia, e dalla voglia di riscatto dei senatori come Neuer, Boateng, Hummels, Kroos e Thomas Müller. In panchina lo juventino Emre Can. I quattro volte campioni del mondo sono secondi in classifica (1 punto) dietro la Francia prima a 4 punti.

La gara di questa sera ad Amsterdam è sicuramente in tono minore rispetto alle grandi classiche del passato. La finale di Germania ’74 in primis, quando i padroni di casa infransero i sogni di gloria dell’Olanda totale di Johan Cruijff. O il quarto di finale di Italia ’90 passato alla storia per lo sputo di Rijkaard a Völler.

A Trnava, alle 15, va in scena il derby tra Slovacchia e Repubblica Ceca, una partita che va oltre il mero significato sportivo. E’ un vero e proprio spareggio tra due squadre ferme a 0 punti nel gruppo 1 della League B dominato dall’Ucraina a punteggio pieno a 6 punti. Fino al 1993 sarebbe stata una partita con una sola Nazionale, la Cecoslovacchia, campione ad Euro ’76, poi scioltasi dopo la dissoluzione dell’Unione Sovietica.

La Cecoslovacchia campione d’Europa nel 1976

La Repubblica Ceca arriva con un nuovo allenatore, Jaroslav Šilhavý, designato dopo l’esonero di Karel Jarolim all’indomani della pesante sconfitta per 1-5 contro la Russia in amichevole a settembre. I cechi si affidano agli “italiani” Jankto, Barak e Schick, quest’ultimo chiamato a ritrovarsi dopo il boom nella Sampdoria e l’andamento deludente a Roma.

Nella Slovacchia del ct Jan Kozak, i sempreterni Hamsik e Kucka proveranno ad accorciare le distanze dall’Ucraina capolista, per avere ancora la speranza di un passaggio del turno.

L’Olimpia Milano riprende la sua corsa all’Eurolega. La squadra di Pianigiani ricomincia dal Montenegro nella massima competizione europea della palla a spicchi. Alle 18.45 la sfida è in trasferta sul campo del Buducnost per giocare da protagonisti una competizione diventata tabù. L’ultimo successo finale di Milano in Eurolega, infatti, risale alla stagione 1987-1988 quando era targata Tracer. L’ultima vittoria italiana, invece, è della Virtus Kinder Bologna nel 2001.

Le ultime due edizioni per l’Olimpia sono state molto deludenti: ultima nel 2017 e penultima nella scorsa stagione. La lunga scalata ai campioni uscenti del Real Madrid riparte con un girone all’italiana di andata e ritorno, con 30 partite durante la regular season. Un vero e proprio campionato europeo per club in cui si qualificano ai playoff le prime otto nei quarti di finale al meglio delle 5 partite. Chi vince passa alle Final Four che l’anno prossimo si disputeranno a Vitoria, in Spagna. Questa formula è adottata dalla stagione 2016-2017.

Ecco i risultati di ieri:

Cska Mosca-Barcellona 95-75, Panathinaikos-Maccabi Tel Aviv 98-84, Bayern Monaco-Efes 71-90, Real Madrid-Darussafaka 109-93

Il programma di oggi

Buducnost-Milano,  Khimki-Olimpiacos, Zalgiris-Vitoria, Fenerbahce-Gran Canaria

Le parole di coach Pianigiani alla vigilia dell’esordio in Eurolega:

Chiedo ai miei giocatori di avere un po’ di faccia tosta ed orgoglio nel portare avanti il nostro progetto Siamo consapevoli che inizierà in questi giorni un tritacarne mentale e fisico. Vorremmo grattare qualcosa in più rispetto all’anno scorso, dove abbiamo giocato tante partite alla pari per poi perderle, e invece vorrei vincerne qualcuna di più

Il basket internazionale, intanto, è in lutto per la morte a 96 anni di Tex Winter, uomo fondamentale per i successi di coach Phil Jackson. Inventò, infatti, il celebre “triangolo offensivo”, la chiave delle vittorie per i Chicago Bulls e Los Angeles Lakers. Assieme a Phil Jackson Winter ha vinto da assistente sei titoli Nba con Chicago e tre con Los Angeles.

Tex Winter, a destra, in panchina con Phil Jackson

E proprio le stelle di Bulls e Lakers hanno ricordato il tecnico statunitense. Ha detto Michael Jordan:

Era un pioniere, ho imparato tanto da lui. Un lavoratore instancabile, concentrato sui dettagli e sulla preparazione, il suo metodo triangolo è stata una componente fondamentale per i nostri titoli vinti. E’ stato un grande maestro: sono fortunato ad aver giocato per lui

Gli ha fatto eco su twitter Kobe Bryant:

Mi ha insegnato come studiare ogni singolo dettaglio, è stato il mio mentore. Era un genio del basket, mi mancherà tantissimo. Grazie Tex: senza di te non sarei arrivato dove sono oggi

 

 

Il Chelsea dichiara guerra al razzismo. Il club di Roman Abramovich allontanerà i tifosi responsabili di comportamenti xenofobi a Stamford Bridge oppure li inviterà a corsi di recupero come, ad esempio, una visita ai campi di concentramento di Auschwitz. Punizione e rieducazione. I blues dicono quindi basta a quei cori a sfondo antisemita che spesso si levano dalle tribune dell’impianto londinese. La notizia è stata riportata nelle ultime ore dal tabloid britannico “Sun”.

Non si rischierà solo una sorta di daspo inglese dallo stadio. Il Chelsea inviterà i propri supporter a recarsi in uno dei simboli dell’eccidio nazifascista durante la II Guerra mondiale. I campi di concentramento nella cittadina polacca di Auschwitz in cui, secondo le ricostruzioni storiche, morirono circa un milione di persone deportate. Le ragioni del provvedimento sono state spiegate dal presidente della squadra, Bruce Buck:

Allontanare le persone dallo stadio non è sufficiente, non cambierà il loro comportamento. Questa politica dà invece ai tifosi la possibilità di capire quello che hanno fatto e di doversi comportare meglio. In passato li avremmo individuati prima di allontanarli dallo stadio fino a tre anni. Il nostro augurio è che anche altre società possano prendere sul serio la questione

Il campo di concentramento di Auschwitz

Nonostante il calcio inglese sia spesso proposto come modello di civiltà e organizzazione sugli spalti, resistono ancora frange di tifo intollerante e antisemita. Lo scorso anno, durante il derby tra Chelsea e Tottenham (la squadra del quartiere ebraico di Londra), i sostenitori di Hazard e compagni intonarono cori razzisti nei confronti degli ebrei. Scenario simile che si ripresentò al King Power Stadium di Leicester dopo un gol di Alvaro Morata. Lo stesso attaccante spagnolo prese le distanze da questo tipo di tifo, chiedendo il rispetto per tutti. Magari una visita ad Auschwitz potrà aprire la mente i più stupidi e ignoranti che si definiscono tifosi.

Rafa Nadal dal cuore d’oro. Il tennista spagnolo ha offerto il proprio aiuto agli sfollati di Maiorca dopo le piogge torrenziali che hanno colpito l’isola iberica delle Baleari. Nelle ultime l’alluvione ha causato nove morti, decine di dispersi e centinaia di sfollati, circa 200.

Il numero 1 al mondo non è rimasto a guardare, anzi è sceso direttamente in strada a spalare il fango presente nelle case colpite.

Nativo di Manacor, dove vive attualmente, Nadal ha aperto, inoltre, le porte della sua accademia a tutti coloro rimasti senza un alloggio. Lo stesso sportivo ha pubblicato su twitter un post sulla situazione:

È un giorno triste per Maiorca, tutte le mie condoglianze vanno ai famigliari delle vittime dell’alluvione. La mia vicinanza alla città di San Llorenc. Vista la situazione, abbiamo deciso di aprire le porte della Rafa Nadal Academy a tutti gli sfollati e ha chi ha bisogno di un posto dove stare

Le piogge hanno interessato particolarmente la città di Sant Llorenç des Cardassar, a 60 km da Palma di Maiorca, in cui sono morti due turisti inglesi, annegati in un taxi. Sono centinaia le richieste di aiuto arrivate alle forze dell’ordine e alla Protezione civile spagnola. Ben 80 militari sono stati impiegati nelle zone più colpite, con sette veicoli di emergenza e 100 soccorritori al lavoro per spalare fango e cercare di arginare la conta dei danni. Le scuole sono state chiuse in almeno tre città dell’isola e diversi sfollati hanno trovato riparo all’interno di un palazzetto dello sport e di un ippodromo. Ora molti di loro potranno essere aiutati dalla generosità di Nadal.

L’Italia femminile di pallavolo è tra le migliori sei al mondo. Ancora una nuova grande prestazione delle ragazze azzurre ai Mondiali in Giappone: a Osaka sconfitta 3-1 la Russia (22-25, 25-20, 25-18, 25-22) e ottava vittoria consecutiva per una Nazionale in rosa ancora imbattuta. L’Italia è così matematicamente qualificata alle Final Six di Nagoya tra il 14 e il 16 ottobre. Domani l’Italvolley sarà impegnata contro gli Stati Uniti per giocarsi il primo posto nella Pool F (ore 9.10).

 

Il simbolo delle ragazze di Davide Mazzanti è Paola Egonu, devastante contro le russe con 29 punti (25 diretti, 2 muri, 2 aces). Ma è l’intero gruppo a meritare gli applausi, da Sylla a Chirichella passando per Bosetti e Malinov. La partita contro la Russia ha lo stesso copione di quella vinta contro la Cina. Dopo il primo set perso, le azzurre non si perdono d’animo, iniziando lentamente ma inesorabilmente la rimonta.

Paola Egonu

Primo parziale punto a punto, le russe confermano la loro grande tradizione pur prive di Kosheleva e Goncharova. L’Italia resta incollata al punteggio, ma pecca in attacco, lasciando via libere alle avversarie (22-25). Nel secondo set, l’inerzia non sembra cambiare. La Russia gioca bene, senza impacci, la Nazionale di Mazzanti si aggrappa a Egonu ma non è sufficiente. E’ solo, però, un’impressione. Sull’11-16, break decisivo delle azzurre che risalgono la china con Egonu e Sylla piazzando un filotto di 8-0 fino al 23-19 (25-20 il finale).

 

Il muro che chiude il secondo set è il prologo del Paola Egonu show nel terzo. La schiacciatrice di Novara è un rullo compressore, salgono in cattedra anche De Gennaro in difesa, Bosetti al servizio, Sylla al muro. Le russe non ci capiscono più niente e il punteggio ne è la conseguenza (25-18).

8 su 8 finora per l’Italvolley in Giappone

 

Nell’ultimo set la squadra di coach Pankov parte bene, cercando di restare nel match (9-12). Ma contro la difesa italiana, con una super Chirichella al muro, c’è poco da fare. Ancora Paola Egonu e ancora Miriam Sylla. Nonostante qualche errore di troppo nel finale, l’Italvolley chiude la gara sul 25-22.

 

È pieno di errori da ambo le parti l’avvio del quarto set. La Russia mantiene un buon +3 fino al 9-12, Chirichella impatta con l’ennesimo muro e sorpassa in attacco. Sylla torna protagonista per il 20-17, Egonu stende Startseva con il 21-19 e fa l’ace del 22. Ancora suo il 24 prima di tre errori che rimettono in gioco le russe che poi sbagliano il servizio: 25-22, 3-1 e Final Six garantite.

 

 

 

 

Una Nazionale non è per sempre, l’ultimo caso è quello di Geoffrey Kondogbia.

L’ex centrocampista dell’Inter, oggi al Valencia, lascia la Francia per giocare nella selezione della Repubblica Centrafricana, il Paese nativo dei suoi genitori. Un addio che fa rumore visto che il calciatore, 25enne, è stato campione del mondo con la Francia under 20 nel 2013 sconfiggendo ai rigori in finale l’Uruguay.

In quella Nazionale transalpina giocavano, tra gli altri, Pogba, Umtiti, Areola, Digne, Veretout e Lemina. Anche quest’ultimo ha poi lasciato i galletti e oggi gioca nel Gabon, mentre Pogba ha i fratelli che indossano la maglia della Guinea, Umtiti più volte è stato corteggiato dal Camerun.

Kondogbia disputerà le gare di qualificazione alla Coppa d’Africa della Repubblica Centrafricana: primo match contro la Costa d’Avorio. Dimenticato da Deschamps, è sceso in campo con i campioni del mondo solo 5 volte, tutte in amichevole, tra il 2013 e il 2015.

L’ex interista non è un caso isolato. Le regole Fifa in materia sono diventate più severe. Dal 2004 non basta solo avere la nazionalità del Paese che si vuole rappresentare in campo, ma occorre anche “un chiaro collegamento” con quella nazione. Ad esempio un parente originario di quel territorio o l’averci vissuto per almeno 5 anni.

Gli antenati di Kondogbia sono numerosi. Il grande Alfredo Di Stefano ha giocato sia per l’Argentina in cui è nato che, dal 1957, per la Spagna. Discorso simile per Ferenc Puskas, compagno di squadra della Saeta Rubia nel Real Madrid: 85 presenze con l’Ungheria e 4 con la Spagna.

Nell’Italia che partecipò ai Mondiali cileni del 1962 i casi erano addirittura molteplici: Omar Sivori, che nel 1957 aveva vinto il Campionato sudamericano (Coppa America) con l’Argentina; Josè Altafini, che con il suo Brasile aveva trionfato nei Mondiali svedesi del 1958; Humberto Maschio, che con Sivori e Angelillo (per quest’ultimo “solo” 2 amichevoli con l’Italia) formava il trio degli “angeli dalla faccia sporca”; Angelo Sormani, che però non venne mai convocato dal suo Brasile. Andando ancora più indietro nel tempo ci fu Raimundo “Mumo” Orsi, argentino poi campione del mondo con l’Italia nel 1934.

Più recenti, infine, sono i casi di Thiago Motta (Brasile e Italia), Diego Costa (Brasile e Spagna), Franco Vazquez (solo un’amichevole con l’Italia e poi Argentina), Florent Malouda (Francia e poi Guyana Francese, anche se è Nazionale non affiliata alla Fifa), Carles Puyol e Gerard Piqué (Spagna e poi Catalogna, non riconosciuta dalla Fifa), Jocelyn Angloma (Francia e Guadalupa, non affiliata alla Fifa).