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Redazione mondiali.it

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Inizia oggi l’avventura di Gabigol al Mondiale per club per conquistare la vetta del pianeta. La rassegna iridata entra nel vivo con la prima semifinale tra il Flamengo – dove gioca appunto l’attaccante di proprietà dell’Inter – e l’Al Hilal, la squadra del nostro Sebastiano Giovinco rimasto in panchina nel match vinto nei quarti di finale contro l’Esperance Tunisi (ore 18.30).

In viale Liberazione guardano con attenzione alle prestazioni di Gabigol, vero trascinatore del Flamengo in Coppa Libertadores, che sogna di regalare il titolo alla sua squadra: manca dal 1981 (3-0 al Liverpool, ma era l’Intercontinentale), ai tempi di Zico, uno dei miti del calcio brasiliano che in Italia ha vestito la maglia dell’Udinese. Con altre prestazioni importanti, ed è quello che si augura Beppe Marotta, può lievitare il prezzo del suo cartellino e l’Inter spera di incassare tanti soldi da una sua cessione da investire poi per esaudire le richieste di Antonio Conte nel mercato di gennaio.

L’altra semifinale è Liverpool-Monterrey (mercoledì 18 dicembre ore 18.30). I Reds debuttano così nel Mondiale per club: Jurgen Klopp vuole regalare il primo titolo iridato agli inglesi, per loro una sorta di maledizione avendo perso le finali Intercontinentali del 1981 e del 1984 e del Mondiale per club nel 2005. Salah e compagni cercheranno di sfatare il tabù. Il loro cammino inizierà contro il Monterrey, che in semifinale ha battuto 3-2 l’Al Sadd in una gara ricca di emozioni.

Le squadre europee hanno vinto le ultime sei edizioni della Coppa del Mondo per club, con quattro trionfi per il Real Madrid.

Albo d’Oro Coppa del Mondo FIFA per club

Real Madrid 4 (2014, 2016, 2017, 2018)
Barcelona 3 (2009, 2011, 2015)
Corinthians 2 (2000, 2012)
AC Milan 1 (2007)
Bayern München 1 (2013)
Internacional 1 (2006)
Internazionale Milano 1 (2010)
Manchester United 1 (2008)
São Paulo 1 (2005)

Titoli mondiali per club*

Real Madrid 7 (1960, 1998, 2002; 2014, 2016, 2017, 2018)
AC Milan 4 (1969, 1989, 1990; 2007)
Barcelona 3 (2009, 2011, 2015)
Bayern München 3 (1976, 2001; 2013)
Boca Juniors 3 (1977, 2000, 2003)
Internazionale Milano (1964, 1965; 2010)
Nacional 3 (1971, 1980, 1988)
Peñarol 3 (1961, 1966, 1982)
São Paulo 3 (1992, 1993; 2005)

*Coppa Intercontinentale e Coppa del Mondo FIFA per club

Il cielo è azzurro sopra St. Moritz. In una giornata che poteva essere a rischio causa maltempo, spunta il sole per l’Italia dello sci, che piazza una fantastica doppietta nel SuperG femminile sulle nevi svizzere: torna a vincere Sofia Goggia col crono di 1’12″96, precedendo di un solo centesimo la compagna di squadra Federica Brignone. Sul podio sale anche la statunitense Mikaela Shiffrin in ritardo di 0″13, poi quarta è l’austriaca Nicole Schmidhofer (+0″30) e quinta l’altra svizzera Lara Gut a 72 centesimi dall’azzurra.

Undicesima doppietta azzurra al femminile

Per Sofia si tratta del settimo sigillo in Coppa del Mondo (terzo successo nel superG), la prima vittoria della stagione, arrivata dopo una trasferta americana non soddisfacente, ma la campionessa esce proprio nel momento del bisogno. Secondo podio per Brignone, che replica il secondo posto nel gigante di Killington due settimane fa dove trionfò Marta Bassino. L’Italia celebra l’86esimo successo nella CdM femminile: si tratta dell’undicesima volta nella storia della Coppa del Mondo femminile che almeno due azzurre arrivano davanti a tutta la concorrenza. E andando indietro nel tempo, proprio in SuperG a St.Moritz, ci sono state due doppiette tutte italiane: Karen Putzer e Alessandra Merlin nel 1999 e ancora Karen Putzer davanti a Daniela Ceccarelli nel 2001.

Goggia: “Sofia c’è, mi godo questa bella giornata”

“Oggi mi godo questa bella giornata, dopo i dubbi che ci sono stati a Lake Louise: ‘Sofia c’è, Sofia non c’è..’ e invece eccomi. Speriamo di vivere altre emozioni come quella di oggi”. Queste le parole di Sofia Goggia dopo la vittoria in Svizzera. La bergamasca, scesa in pista con il pettorale numero sedici, è riuscita a fare la differenza nel salto finale, dove ha anche perso un bastoncino a otto porte dal traguardo, ma ha maturato una velocità tale da riuscire a finire davanti alla connazionale, che invece era stata un po’ più prudente in quella fase. “L’ho perso in atterraggio del salto – ha ammesso l’azzurra ai microfoni di Raisport – ho messo talmente forza che ho mollato le mani. Se sono risultati importanti per il gruppo? Sì, ci danno spinta perché alla fine viviamo insieme tanti giorni all’anno”. Domani Goggia tornerà in pista per lo slalom parallelo: “Farò il mio esordio in questa nuova disciplina, è uno slalom con porte da gigante e ti costringe ad avere un tempismo molto breve”.

Brignone: “Brucia un centesimo, è un soffio…” 

“Mi brucia il centesimo, è un soffio. Ci stavo quasi credendo ma sapevo che Sofia poteva arrivarmi davanti, penso comunque di aver sciato bene e sono soddisfatta”. Ecco il commento a caldo di Federica Brignone al termine del SuperG di St. Moritz, chiuso al secondo posto. “Sul salto sono arrivata lunga – ha proseguito l’azzurra ai microfoni di Raisport – mi ha permesso di fare la parte finale molto forte ma lì ho perso e potevo fare qualcosina in più”. Un risultato che dà continuità in una stagione davvero positiva, sin qui, per i colori italiani: “E’ un’altra bella doppietta, chi vince ha sempre ragione, è positivo quando hai una squadra che funziona bene, tutto il team spinge e tutti si lavora per lo stesso obiettivo”, ha chiosato la 29enne nata a Milano. Anche il resto della squadra italiana si è comunque ben comportato: Elena Curtoni è 15esima con un ritardo di 1″06 sulla Goggia, 17esima Francesca Marsaglia (+1″27), 18esima Marta Bassino (+1″51) e 23esima Nicol Delago a +1″86.

Shiffrin leader in classifica, salgono le due azzurre

In classifica generale Mikaela Shiffrin vola a quota 532, davanti a Viktoria Rebensburg che ha solamente meno della metà dei suoi punti (262), mentre Federica Brignone sale al terzo posto con 241. Balzo in avanti anche per Sofia Goggia, che risale in settima piazza frutto dei suoi 186 punti. Domenica tutte di nuovo in pista per il primo slalom parallelo della stagione, ma intanto si festeggia: a St.Moritz l’Italia risponde presente.

Ho avuto il tumore, l’ho sconfitto e oggi vivo di felicità

Francesca Schiavone l’affida ai social la sua intima confessione, un gesto di liberazione e di vittoria: 55 secondi per rendere pubblico il male, perché dopo mesi di assenza l’ex campionessa del tennis azzurro riappare e senza nascondere un briciolo di emozione, col viso provato, ma sereno, racconta la battaglia contro il male, ma soprattutto la vittoria. La sua più bella, lei che sui campi in terra o in cemento di tutto il mondo ha fatto grande l’Italia rosa della racchetta, lei capace di arrivare ai piedi del podio della classifica mondiale (4/a, solo Adriano Panatta era arrivato a tanto), lei che ha conosciuto nel trionfo al Roland Garros 2010 il punto più alto della sua carriera. Poi il ritiro, l’attività da allenatrice: adesso la parentesi buia rivelata a partita vinta.

 

Francesca Schiavone si era ritirata a settembre 2018, agli Us Open: congedandosi dal tennis giocato aveva detto col sorriso «ho realizzato i miei sogni». Sulla scena internazionale che conta e prima azzurra a vincere un torneo dello Slam battendo in finale a Parigi l’australiana Samanta Stosur (la seguirà nel 2015 Flavia Pennetta conquistando l’Open americano, e proprio la pugliese inonda di cuori il post dell’ex compagna), Francesca Schiavone si è conquistata sul campo il soprannome di Leonessa. E con la grinta di sempre deve aver combattuto, così come i tanti campioni che per una vita hanno giocato, perso, vinto e all’improvviso hanno dovuto fare i conti con la malattia. Senza mai arrendersi, con 8 tornei WTA in singolare e 7 in doppio in bacheca, il nuovo ruolo di allenatrice, alla soglia dei 40 anni ha sconfitto il rivale più temibile. Ma è già ripartita:

 Ci rivedremo presto, felice di quello che sono oggi

Mercoledì 11 dicembre, la commissione Bilancio del Senato ha approvato un emendamento alla manovra che equipara le sportive ai loro colleghi uomini. Anche le atlete, dunque, diventano delle professioniste. Tale emendamento va infatti a estendere le tutele previste dalla legge sulle prestazioni di lavoro sportivo e, proprio al fine di promuovere il professionismo nello sport femminile, introduce un esonero contributivo al 100 per cento per tre anni per le società sportive femminili che stipulano con le atlete contratti di lavoro sportivo.

Una novità che rappresenta un passo avanti importantissimo non solo per le calciatrici, ma naturalmente anche per tutte le atlete italiane che praticano altre discipline. Fino ad oggi le donne atlete erano soggette alla legge 91/1981, la quale non concedeva loro lo status di professioniste.

Con l’introduzione di questo agognato riconoscimento in Legge di Bilancio, quindi, le società sportive non avranno nemmeno più quegli alibi che finora gli consentivano di non assumere le atlete: con il nuovo scivolo di tre anni per il pagamento dei contributi opporsi ancora al professionismo diventerebbe “davvero impopolare”, come fa notare il Corriere. Ora sta alle singole Federazioni sportive deliberare in consiglio per le loro tesserate lo status giuridico: si tratta di passaggi tecnici e formali determinanti perché la legge, una volta approvata, trovi la sua concretizzazione pratica.

L’apertura al professionismo femminile riguarda non solo i quattro grandi sport di squadra – calcio, basket, volley e rugby – ma tutte le discipline sportive, e il budget stanziato dall’esecutivo per l’esonero contributivo è di venti milioni per il prossimo triennio (4 per il 2020, 8 per il 2021 e 2022). Tali contributi saranno a carico dello Stato fino a un massimo di 8 mila euro a stagione (pari a un lordo di 30 mila, il tetto massimo degli stipendi in Italia).

Katia Serra, responsabile per il calcio donne dell’Assocalciatori, ha detto:

Un passo storico e rivoluzionario che risolverebbe il problema della sostenibilità nei grandi sport di squadra. Ora tocca alle singole federazioni a deliberare il professionismo. Faccio fatica a immaginare, se l’emendamento dovesse passare, a quale altro alibi i presidenti dei club potrebbero appigliarsi

 

 

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Un ottimo inizio per il percorso in #CoppaItalia, con una prestazione pulita che ci permette di raggiungere i quarti di finale di questa importante competizione👍 E ugualmente oggi è un ottimo principio per temi ancora più rilevanti. È passato durante l’esame della Legge di Bilancio l’emendamento a firma del Senatore @tommaso.nannicini per lo sgravio su contributi assistenziali e previdenziali per le società sportive #femminili per le prossime tre stagioni. Siamo #professioniste oggi dopo questo? No. È l’inizio di una partita che va giocata con nuovi inserimenti e vinta? Sì. È nelle Federazioni che si decide in merito allo status delle atlete e così sarà in #Figc, dove ne discuteremo assieme ai nostri club. Troviamo assieme la via migliore per un obiettivo che oggi è più vicino. Un ringraziamento alle diverse forze politiche che si sono unite per affrontare un tema trasversale come il nostro👏 #LiveAhead #Juventus #AtletePro #Professionismo

Un post condiviso da Sara Gama (@saragama_ita) in data:

Sara Gama, capitana della Nazionale femminile, ha scritto sul suo profilo Instagram:

Siamo professioniste oggi dopo questo? No. È l’inizio di una partita che va giocata con nuovi inserimenti e vinta? Sì. È nelle Federazioni che si decide in merito allo status delle atlete e così sarà in Figc, dove ne discuteremo assieme ai nostri club. Troviamo assieme la via migliore per un obiettivo che oggi è più vicino. Un ringraziamento alle diverse forze politiche che si sono unite per affrontare un tema trasversale come il nostro

 

E’ durata 120′, più di quanto si potesse immaginare, la favola dei dilettanti dell’Hienghène Sport club al Mondiale per club iniziato mercoledì 11 dicembre in Qatar con la gara d’esordio tra i padroni di casa dell’Al-Sadd Sports Club e la squadra della Nuova Caledonia, vincitrice della coppa d’Oceania. La formazione allenata dall’ex Barcellona Xavi si è imposta 3-1, ma solo ai supplementari e ora se la vedrà contro i messicani del Monterrey.

 

Un sogno sfumato sul più bello per la formazione composta da pescatori, cacciatori e surfisti che, dopo il vantaggio dei padroni di casa al 26′ con Baghdad Bounedjah (conclusione da posizione ravvicinata), avevano trovato uno storico pareggio con Antoine Roine in avvio di ripresa, al 46′, su assist del capitano Betrand Kai, responsabile della mensa scolastica a tempo pieno e cacciatore e pescatore nel tempo libero. Gol poi confermato dopo il ceck del VAR. Un’esplosione per i poco meno 3 mila abitanti del paesino di Hienghène, nel nord della Nuova Caledonia, isola di 250 mila cittadini.

 

Il muro della formazione oceanica resiste fino al 90′, poi si va ai supplementari e al 100′ Hassan fa esplodere il “Jassim Bin Hamad Stadium” portando in vantaggio gli arabi capitalizzando una punizione a due in area. Al 114′ il tris dei padroni di casa firmato Pedro. Ora la sfida al Monterrey, chi vince si regalerà il Liverpool in semifinale. Applausi, invece, per la squadra della Nuova Caledonia che si è ritrovata in un sogno dopo esser riuscita a vincere la OFC Champions League 2019 (la Coppa dei Campioni dell’Oceania, solitamente vinta da squadre neozelandesi) battendo in finale i compatrioti del Magenta.

 

L’Atalanta fa l’impresa vincendo per 3-0 sul campo dello Shakhtar Donetsk, all’ultima giornata della fase a gruppi della Champions League, e stacca un incredibile pass per gli ottavi di finale con sette punti totalizzati. Ma a rendere ancor più epica l’impresa degli uomini di Gasperini è un dato: è infatti la seconda squadra a centrare la qualificazione del turno nonostante zero punti collezionati nelle prime tre gare del girone. L’ultima, e unica, a farlo era stata il Newcastle di Shearer nel 2002, nello stesso girone della Juventus. E se estendiamo lo sguardo dopo le prime quattro giornate, con l’1-1 dell’Atalanta sul Manchester City, solo la Lokomotiv Mosca sempre nel 2002-2003 riuscì ad andare oltre pur avendo un solo punto nelle prime quattro.

 

Era la stagione 2002-2003: tre ko all’andata e tre vittorie al ritorno, con i magpies a qualificarsi come secondi nel Gruppo E alle spalle della Juventus e davanti a Dynamo Kiev e Feyenoord. Era il Newcastle United di Alan Shearer con Bobby Robson in panchina. Dopo le sconfitte contro Dynamo Kiev (2-0 fuori), Feyenoord (1-0 in casa) e Juventus (2-0 fuori), sembrava impossibile poter pensare di accedere alla seconda fase a gironi (quella era l’ultima stagione con i doppi gironi prima dei quarti di finale).

E invece, arrivarono tre vittorie consecutive: proprio contro la Juventus la prima della clamorosa rimonta con la rete di Andry Griffin al St James’ Park (1-0). Poi il 2-1 casalingo contro la Dynamo Kiev, e l’impossibile successo in casa del Feyenoord per 3-2. Impossibile perché il gol qualificazione venne realizzato da Craig Bellamy all’89’: e dire che in quella stessa partita, gli olandesi erano riusciti a rimontare dallo 0-2 iniziale. Una rimonta sulla rimonta. Quel Newcastle si qualificò quindi alla fase successiva, ma non riuscì ad approdare ai quarti venendo eliminati nel girone con Inter, Barcellona e Bayer Leverkusen.

Ansu Fati sta aggiornando le statiche e i record del calcio. Una conferma arrivata anche martedì 11 dicembre, nella partita di Champions League a San Siro contro l’Inter. La rete al minuto 86 del giovane attaccante del Barcellona ha condannato i nerazzurri all’eliminazione dalla competizione, usciti sconfitti per 2-1, e gli ha permesso di stabilire un nuovo primato.

Con il gol messo a segno, infatti, Ansu Fati è diventato il marcatore più giovane di sempre della storia del massimo torneo continentale, piazzando il nuovo limite a 17 anni e 40 giorni. Un altro tassello della sua personale collezione avviata questa stagione, quando il ragazzo 17enne (compiuti lo scorso 31 ottobre) nato in Guinea (ma naturalizzato spagnolo) si è messo in luce sfruttando l’infortunio di Messi. E’ diventato il secondo giocatore più giovane ad esordire con il Barcellona (superando anche lo stesso argentino) lo scorso agosto e qualche mese più tardi, precisamente il 15 ottobre 2019, ha debuttato con l’Under 21 spagnola quando la carta d’identità contava appena 16 anni e 249 giorni.

Con la rete segnata all’Osasuna, poi, si è laureato il più giovane marcatore della storia del Barcellona (a 16 anni e 304 giorni), terzo considerando l’intera storia della Liga, piazzandosi alle spalle di Fabrice Olinga (16 anni e 98 giorni) e Iker Muniain (16 anni e 289 giorni).

 

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Il 2019 è stato un anno importante per il calcio femminile, complice l’edizione più seguita dei Mondiali e in cui molti campionati europei hanno assistito a un rapido aumento di interesse e popolarità. Italia compresa. Così il Guardian ha realizzato una lista delle 100 migliori calciatrici del 2019 e, anche se l’edizione della Coppa del Mondo francese ha visto il predominio degli Stati Uniti, il tabloid inglese ha premiato l’attaccante australiana Samantha Kerr, il cui recente trasferimento al Chelsea è stato uno dei più costosi nella storia dei campionati femminili. Classe 1993, è la calciatrice più pagata al mondo con 600 mila dollari d’ingaggio e un totale di 2 milioni, bonus compresi. Megan Rapinoe, recente vincitrice del Pallone d’oro, si è piazzata al terzo posto, dietro l’inglese Lucy Bronze, difensore dell’Olympique Lione campione d’Europa in carica da quattro anni.

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Gli Stati Uniti, però, sono la Nazionale più rappresentata, con diciannove giocatrici in lista, seguiti da Francia, Inghilterra, Svezia e Germania, che non a caso sono i paesi europei con i campionati femminili più competitivi. È calato invece il Brasile, la cui prima giocatrice in classifica è Debinha al ventiduesimo posto seguita da Marta Da Silva, miglior marcatrice nella storia dei Mondiali, al ventiseiesimo. L’Italia e la Serie A sono rappresentate soltanto dall’attaccante della Juventus Barbara Bonansea, in cinquantatreesima posizione. Il Guardian ha spiegato che la capitana della Nazionale Sara Gama ha ricevuto molte preferenze, ma non abbastanza da entrare nella classifica.

Il Mondiale di club femminile all’Imoco Conegliano, quello maschile a Civitanova. E l’Italia piazza un bottino pieno ai Mondiali per club di pallavolo. A Betim, in Brasile, la Lube sconfigge in quattro set il Sada Cruzeiro (25-23 19-25 31-29 25-21) e conquista il titolo, dopo le due finali perse nel 2017 e nel 2018. Civitanova mette in bacheca l’unico trofeo che le mancava e completa un 2019 pazzesco, con le vittorie anche dello scudetto e della Champions League.  

Juantorena lo indica ancora con la coppa tra le mani: per lui è il quinto Mondiale per club della carriera, per la Lube Civitanova è invece la prima affermazione della storia, per una bacheca già ricca a cui mancava il sigillo mondiale per essere davvero completa. Lube che dimentica così le due finali perse nel 2017 e nel 2018, quando fu Trento a portare in Italia il titolo che così resta azzurro, pur cambiando destinazione. La squadra di De Giorgi completa una giornata memorabile per il volley italiano, con Conegliano in grado di conquistare il titolo tra le donne per una doppietta fantastica. Tripletta invece per la Lube, con Scudetto e Champions League a impreziosire un 2019 pazzesco.

Lube che aveva già battuto il Sada Cruzeiro durante il round robin, una finale però è tutta un’altra cosa, sotto ogni punto di vista. Si gioca sempre o quasi sul filo dell’equilibrio, in bilico tra grandi giocate e piccoli errori che potrebbero essere fatali. Primo set dove si va sul 19-16 Lube con un pallone spedito letteralmente in tribuna da Otavio che sbaglia il tempo del tentativo di schiacciata. Cruzeiro che però rosicchia un punticino alla volta, Evandro trova il tocca a muro e la Lube si ritrova così i brasiliani attaccati nel punteggio sul 23-23, con il pubblico che si scalda e Simon che chiede ai compagni di mantenere la calma. Proprio Simon indica la strada, due punti filati con un ace in campo anche dopo il controllo del challenge e la Lube si prende il primo set 25-23. 

Secondo parziale che si indirizza ancora nella seconda parte del suo svolgimento. Otavio mura Simon e il Cruzeiro è avanti 15-13, Filipe trova due ace consecutivi e va a raccogliere l’ovazione dei tifosi brasiliani, deliranti per questo momento così favorevole. Juantorena cerca di tamponare la situazione, Leal però si becca due muri prepotenti dal Cruzeiro che in estasi agonistica avanza sul 20-14. Lube che non esce da un momento negativo, brasiliani che implacabili arrivano fino in fondo al parziale 25-19 con l’ennesimo servizio sbagliato da Civitanova. 

Lube che si ritrova subito a rincorrere anche nel terzo set. Leal commette fallo in attacco come evidenzia il challenge e il Cruzeiro ha la testa avanti sul 6-3, con Civitanova che continua a mandare segnali come di una sorta di appannamento generale. Juantorena è forse l’unico ad avere un pizzico di continuità per la squadra di De Giorgi: muro, punto personale numero 14 e il punteggio è 8-8. Arriva poi il turno di Leal che si riattiva in attacco e a servizio e con un punto di pura sensibilità di tocco conserva un importante vantaggio per la Lube sul 20-18. Finale punto a punto, Lube che avanza sul 23-21 per un fallo di seconda linea contestatissimo dato a Conte dopo un check, Evandro va lungo con il servizio, poi rimedia in attacco e si va ai vantaggi. Se possibile il livello del gioco sale ancora, tutti giocano al limite su ogni punto in un crescendo di emozioni sportive che alla fine vedono prevalere Civitanova 31-29 grazie a un ace di Leal e un tocco di Juantorena su cui pasticcia la difesa del Cruzeiro. 

Quarto set in cui il Cruzeiro sembra accusare con il passare delle azioni il peso, soprattutto mentale, di un terzo set perso dopo una maratona sportiva. Civitanova invece comincia ad assaporare la grande gioia, intuendo come dall’altra parte ci sia un calo da sfruttare immediatamente. Muro Rychlicki e 20-17 Civitanova, Cachopa cerca di rinvigorire il pubblico per provare a trascinare in ultimo sforzo il Cruzeiro verso il quinto set, ma la risposta è tiepida, raffreddata ulteriormente da Simon che inchioda il primo tempo del 21-18 Lube. Evandro sbaglia ancora in battuta, la festa Lube può iniziare grazie all’attacco di un grande Leal che chiude i conti sul 25-21.

Sono passati 27 anni dall’ultima volta in cui una squadra italiana ha conquistato il Mondiale di volley per Club: era il 1992 e sul tetto del mondo saliva la Teodora Ravenna di Bernardi e Benelli, fino ad ora prima e unica. La competizione, rinata nel 2010 dopo una parentesi di soli tre anni nel vecchio millennio, è stata appannaggio quasi esclusivo delle corazzate turche – prima Fenerbahce, poi Eczacibasi e infine Vakifbank – ma è stata l’Imoco Conegliano, in Cina, a riportare la bandiera tricolore al vertice del volley mondiale.

Le “Pantere” di Daniele Santarelli hanno sconfitto proprio le ultime due dominatrici del torneo, e dopo aver piegato la resistenza del Vakif nell’epica semifinale del sabato annullando ben 9 match ball, hanno completato il lavoro dominando l’Ecza in un 3-1 senza storia: ceduto il solo primo set, 22-25, Conegliano ha staccato nettamente le avversarie coi parziali di 25-14, 25-19 e 25-21. Migliore in campo, sempre lei: Paola Egonu, autrice di 34 punti e nominata MVP della manifestazione mentre le altre tre “Pantere” che hanno ottenuto premi individuali sono Joana Wolosz, miglior palleggiatrice, Robin De Krujiff, miglior centrale, e Kimberly Hill, miglior schiacciatrice.

Proprio Egonu è stata protagonista di una vittoria nella vittoria, quella sulle più forti attaccanti di palla alta del mondo surclassate una dopo l’altra: battuta per ben due volte Tijana Boskovic, l’incubo della Nazionale azzurra capace di batterla sia nell’ultima finale mondiale che nell’ultima semifinale europea; ma anche l’ex Scandicci Isabelle Haak, dominata dall’opposta dell’Imoco proprio nel tie break della semifinale; infine le stelle brasiliane Gabi e Natalia, e la cinese Zhu Ting – neppure affrontata, ma eliminata dall’altra italiana, Novara, già nel girone assieme al suo Tianjin Bohai.

Quanto a Novara, la Igor arrivava incerottata e ancora in cerca di identità al Mondiale per Club dopo aver perso in estate proprio Egonu e Francesca Piccinini, ritiratasi dal volley. Le campionesse d’Europa in carica hanno tuttavia sovvertito ogni pronostico, sfiorando l’accesso in finale nonostante l’infortunio della centrale Veljkovic nell’ultima gara del girone. Novara ha ceduto a Eczacibasi in semifinale solo al tie break, perso 15-13, e ha chiuso al quarto posto perdendo per 0-3 la finalina contro il Vakif. Ciò nonostante, il volley femminile italiano si ricolloca al centro della scena internazionale. Il 2019 verrà ricordato come l’anno del poker di coppe: a Busto Arsizio la Coppa Cev, a Monza la Challenge, a Novara la Champions e ora, sul finire, a Conegliano il titolo mondiale.