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Redazione mondiali.it

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L’Italia di Carmine Nunziata manca l’approdo alle semifinali dei Mondiali Under 17 in Brasile. Gli Azzurrini perdono infatti per 2-0 contro i padroni di casa verdeoro, non senza rimpianti. Patryck porta in vantaggio i suoi già al 6′, l’Italia costruisce diverse occasioni per il pari, ma subisce il raddoppio di Peglow al 40′. Nel finale Gnonto potrebbe riaprire tutto, ma sciupa. Ora per il Brasile c’è la Francia, che travolge per 6-1 la Spagna.

Finisce a Goiania, nel cuore del Brasile, il sogno mondiale dei ragazzi di Carmine Nunziata che cadono al cospetto dei padroni di casa e abbandonano la competizione al termine di una partita già chiaramente indirizzata dopo il primo tempo, ma in cui non mancano i rimpianti. Nonostante la presenza in campo dal primo minuto di tutti i protagonisti delle vittorie su Isole Salomone e Messico nel girone e Ecuador negli ottavi (i due attaccanti Cudrig e Gnonto, Tongya a supporto e capitan Panada in cabina di regia), gli Azzurrini si fanno infatti schiacciare fin dai primissimi minuti e il Brasile passa dopo appena 6 minuti. Merito di Patryck, che trova spazio sulla fascia sinistra e libera un mancino su cui il portiere azzurro Molla si fa sorprendere. Il Brasile segna al primo tiro in porta, poi l’Italia cresce ma pur giocando anche meglio rispetto ai padroni di casa non ne approfitta: Tongya spaventa Donelli, ma il suo destro a giro finisce di poco sul fondo. Il portiere di casa, quindi, si oppone al gran colpo di testa di Dalle Mura su calcio d’angolo. Brentan sfiora la traversa su calcio di punizione e su un altro calcio da fermo il colpo di testa di Gnonto è alto di un soffio. L’Italia crea molto, ma a segnare è il Brasile: al 40′ Pedro Lucas verticalizza in maniera splendida per Peglow, che incrocia il rasoterra e raddoppia.

Italy and Brazil make their way out for the start in Goiania - FIFA U-17 World Cup Brazil 2019

Il secondo gol del Brasile inevitabilmente fiacca l’Italia, che nella ripresa ci mette più di dieci minuti a raccapezzarsi. Ma la partita rimane stregata: Cudrig prova a chiamare la carica con una prima iniziativa sulla fascia che non trova compagni pronti, quindi proprio lui in spaccata sfiora di nuovo il gol su palla di Ruggeri proveniente dalla sinistra. Nunziata si gioca la carta di Oristanio, ma nemmeno l’uomo della vittoria sull’Ecuador riesce a cambiare il senso della partita. Anzi, è il Brasile a tornare ad affacciarsi dalle parti di Molla, che si deve impegnare per evitare il tris di Veron. Lo stesso portiere azzurro nega quindi la doppietta a Patryck, pericoloso dalla distanza, e l’ingresso di un altro attaccante come Capone non ha frutti. L’ultima grande occasione è infatti di Gnonto, che all’82’ potrebbe riaprire tutto grazie a una fuga solitaria con il pallone, stroncata però dalla puntuale uscita di Donelli.

Christian Dalle Mura of Italy reacts to a near chance against Brazil - FIFA U-17 World Cup Brazil 2019

L’Italia lascia il Mondiale, quello del Brasile continua contro la Francia che nell’altra partita dei quarti demolisce la Spagna per 6-1. Gli iberici si portano anche in vantaggio con Valera al 9′, ma poi vengono travolti: già il primo tempo si chiude con i Blues in vantaggio (Kouassi segna al 21′, Mbuku al 36′), nella ripresa arrivano altri quattro gol segnati da altrettante giovani promesse del calcio transalpino. Apre infatti Lihadji al 46′, poi arrivano le firme anche di Pembelé (54′), Rutter (59′) e Aouchiche (93′).

Potrà essere Nazionale maggiore, Under 21 o, come in questo caso Under 17, ma Italia-Brasile è una partita in grado di polarizzare sempre l’attenzione dei tifosi. Cresce l’attesa per i quarti di finale dei Mondiali Under 17 in corso di svolgimento proprio in Brasile. Per gli azzurri è probabilmente la squadra più competitiva della manifestazione che potrà contare anche sul supporto del proprio pubblico:  i verdeoro hanno inanellato quattro vittorie con 12 gol fatti e 3 subiti. 

Va da sé che gli azzurrini hanno vinto e convinto contro l’Ecuador e vogliono far valere le loro legittime ambizioni di passaggio del turno. I ragazzi di Carmine Nunziata se vogliono raggiungere la semifinale devono necessariamente tenere alta la guardia in fase difensiva e magari sfruttare qualche lacuna in fase di non possesso dei padroni di casa.

Brazilian players celebrate a goal in U17 FIFA World Cup

Il ct. azzurro, com’è accaduto anche nelle precedenti partite, si affiderà ai suoi punti fermi come Molla in porta. Dalle Mura-Pirola a comporre la coppia centrale di difesa. In mediana ci saranno Panada e Brentan, con lo juventino Tongya a dare fantasia. In attacco la rivelazione Gnonto insieme a Cudrig. Senza dimenticare le tante opzioni che potrebbe entrare a gara in corso come Oristanio decisivo agli ottavi. Proprio il giocatore della primavera dell’Inter, sul sito di Fifa.com, ha rilasciato una breve intervista:

«Poco prima del fischio dell’arbitro ho deciso di provarci. In allenamento faccio sempre un lavoro extra per migliorare sui calci di punizione. E’ stata una rete molto importante ma siamo stati anche fortunati sulla decisione del rigore non assegnato in seguito alla decisione del Var. Contro il Brasile, lo stadio sarà pieno e tutti tiferanno per la squadra di casa. Ma abbiamo il talento per batterli e possiamo andare avanti»

Il quarto di finale tra Italia-Brasile sarà trasmesso in diretta tv su Sky, in diretta streaming su Sky Go a partire dalle 00.00 di martedì 12 novembre.

L’Italia va, non si ferma ai Mondiali di calcio under-17 in terra brasiliana. I ragazzi di mister Carmine Nunziata volano ai quarti di finale a 32 anni di distanza dall’ultima apparizione in questa manifestazione tra le prime otto, dopo una spettacolare e tesissima partita con l’Ecuador negli ottavi: gli azzurrini si sono imposti per 1-0 con una rete stupenda di Oristanio in un match nel quale la tensione è stata alta fin dall’inizio. Ora la sfida ai padroni di casa del Brasile, con la consapevolezza di essere un gran gruppo e di non avere nulla da perdere.

Dopo qualche minuto di studio tra le due compagini iniziano ad arrivare le occasioni. Al 27′ Cudrig ha sul piede la palla giusta, ma da posizione favorevole centra l’estremo difensore ecuadoriano. L’opportunità clamorosa però arriva sui piedi di Gnoto al 37′: il portiere Lopez sbaglia il rinvio dal fondo, l’attaccante azzurro ci prova di prima battuta ma mette a lato incredibilmente con tutto lo specchio della porta sguarnito. Ci provano anche i sudamericani con Vite che tenta dalla distanza, ma Molla è reattivo.

Anche nella ripresa è l’Italia a tenere in mano il pallino del gioco (azzurri soprattutto superiori nel possesso palla). Al 58′ ci prova Brentan ad andare al tiro, ma Lopez risponde al meglio. Al 63′ la risposta ecuadoriana: Mina ci prova addirittura d’esterno, ma Molla ancora una volta si fa trovare pronto. Episodio importante al 72′: Cabezas se ne va sulla sinistra, Ruggeri lo tocca e l’arbitro fischia rigore per i sudamericani, che viene però tolto dopo il consulto con il VAR. Neanche il tempo di metabolizzare e arriva un gol clamoroso per l’Italia: calcio di punizione da 30 metri, botta da lontanissimo di Oristanio (subentrato al 46′ per Cudrig) e rete eccezionale che vale l’1-0. L’Ecuador con orgoglio si spinge in avanti, ma gli Azzurrini si chiudono al meglio, resistono nei 6′ di recupero e possono esultare.

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Si è delineato, così, il tabellone dei quarti di finale:le quattro partite si giocheranno tra domenica 10 e lunedì 11 novembre e decreteranno quali saranno le quattro semifinaliste della rassegna iridata di categoria. L’Italia affronterà il Brasile alla mezzanotte italiana di lunedì 10 novembre, gli azzurrini cercheranno l’impresa contro i fortissimi padroni di casa e vogliono proseguire l’avventura nel torneo con l’obiettivo di incrociare poi la vincente di Spagna-Francia nelle semifinali. Dall’altra parte del tabellone attesa la sfida tra Olanda e Paraguay oltre alla sfida tra le rivelazioni Corea del Sud e Messico.

Gigi Riva, “Rombo di Tuono”, record imbattuto di reti nella Nazionale con 35 in 42 partite, l’attaccante formidabile che nel 1970 ha regalato l’unico scudetto al Cagliari e alla Sardegna in un campionato di cui si ricorda ancora il siluro sinistro ai danni del Milan trasformato in gol a 130 chilometri orari. Ecco lui, con la sua posa plastica, potrebbe essere il primo italiano al quale verrà dedicata una statua da vivo.

L’iniziativa «Una statua per Gigi Riva» è nata nel 2018 da un’idea di Pietro Porcella, insegnante cagliaritano residente in Florida, presidente del Comitato di cui fanno parte anche Nicola, primogenito del bomber nato a Leggiuno, e Adriano Reginato, il portiere del Cagliari oggi 81enne con il quale «Rombo di Tuono» cominciò la carriera. La proposta prende forma attraverso l’azionariato popolare per finanziare l’opera e sul web ha dato il via a un crowdfunding sociale su GoFundMe (qui il link).

Una statua, alta tre metri e 60 cm, che raffigurerà Gigi Riva nel suo famoso tiro mancino, il suo marchio di fabbrica. Eretta a Cagliari, sul lungomare Sant’Elia, davanti al Lazzaretto. E in deroga alla legge 1188 del 1927, articolo 3 , la quale dice che “Nessun monumento, lapide o altro ricordo permanente può essere dedicato in luogo pubblico o aperto al pubblico, a persone che non siano decedute da almeno dieci anni”. 

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«Stiamo rifiutando qualsiasi forma di sponsorizzazione o affiliazione con enti pubblici o società», si legge sulla loro pagina GoFundMe. L’obiettivo è quello di raggiungere 100.000 euro per costruire la statua del campione. E c’è già chi ha messo sul piatto, da solo, 500 euro. «L’eventuale surplus di denaro a operazioni finite sarà destinato a un’opera di bene legata al calcio – dichiarano gli organizzatori – come ad esempio istituire delle giornate di festa alla scuola calcio, dove vengono fatti scendere in campo e assistiti dagli istruttori persone poco dotate tecnicamente o con disabilità, che provano a calciare o colpire di testa».

Se in giro per il mondo, pullulano statue dedicate a giocatori ancora in attività, l’ultimo per esempio è Ibrahimovic in Svezia, Gigi Riva potrebbe essere il primo italiano al quale verrà dedicata una statua da vivo.

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L’articolo completo è su Il Post

Andrew Keh, il corrispondente sportivo internazionale del New York Times, ha raccontato un evento piuttosto bizzarro a cui ha partecipato: la finale del campionato mondiale di sigari, chiamato anche campionato mondiale di fumo lento. La finale si è svolta a Spalato, in Croazia, lo scorso agosto: l’obiettivo è fumare un sigaro di una certa dimensione (129 mm per un diametro di 16,7 mm) nel tempo più lungo possibile ma senza riaccenderlo mai, ed evitando il più possibile la caduta della cenere.

Il campionato è arrivato alla sua decima edizione ed è stato inventato da Marko Bilic, il proprietario di un club di sigari di Spalato. Alla prima competizione parteciparono 17 persone, lo scorso agosto erano invece presenti circa 250 partecipanti con smoking e abiti da sera, in rappresentanza di più di 40 paesi. I partecipanti avevano preso parte a uno dei 34 eventi di qualificazione che si erano svolti in tutto il mondo durante l’anno: a Miami, in Russia, Repubblica Dominicana, Germania, Regno Unito e anche in Italia, a Ischia.

«I fumatori hanno acceso i loro fiammiferi. La stanza è diventata silenziosa. L’orologio è partito da zero, e per le successive ore i concorrenti sono rimasti seduti lì, fissando le loro braci, osservandole silenziosamente bruciare». Igor Kovacic è l’uomo che detiene il record mondiale di fumo di sigaro lento: 3 ore, 52 minuti e 55 secondi.

L’articolo completo è su Il Post

In Sicilia era l’eroe del “Clamoroso al Cibali”, l’urlo di Sandro Ciotti entrato nelle case di milioni di italiani e nel gergo calcistico. Era il 4 giugno 1961 e la storia racconta che Todo Calvanese sia corso a palleggiare nei pressi della panchina nerazzurra per prendersi gioco dei suoi acerrimi rivali. Calvanese, autore del secondo gol con cui la squadra siciliana sconfisse l’Inter per 2-0, è scomparso in Argentina, martedì 5 novembre, all’età di 84 anni dopo una breve malattia. Pochi mesi fa era morta la moglie, e Salvador non ha retto al dolore e si è spento. La notizia è rimbalzata in Italia e a Catania anche i tifosi che non hanno mai visto giocare il toro argentino hanno postato ricordi e aneddoti di un campione che al pari di Prenna, Michelotti, Vavassori, batteva le grandi squadre agli ordini del tecnico Carmelo Di Bella e del presidente Ignazio Marcoccio.

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Catania-Inter si disputò il 4 giugno 1961, in occasione dell’ultima giornata del campionato di Serie A. I milanesi, secondi a due lunghezze dalla Juventus, si erano visti annullare a sorpresa il giorno prima la vittoria ottenuta a tavolino, per invasione di campo dei tifosi bianconeri, nello scontro diretto del 16 aprile precedente. I nerazzurri, malgrado si fossero ritrovati di punto in bianco dall’essere primi in classifica, in coabitazione con i torinesi, al secondo posto con due punti di ritardo, erano ancora in gioco per la conquista dello scudetto dovendo recuperare proprio la suddetta gara contro gli juventini, per la quale la Federcalcio aveva disposto la ripetizione.

Ma ecco che l’incubo prese forma nello stadio Cibali davanti a 30 mila spettatori. Il Catania, ormai salvo, passò in vantaggio con Castellazzi al 25’, poi al 70′, in contropiede Calvanese s’involò solitario verso la porta, raggiunto da Facchetti che stese l’attaccante etneo e il portiere meneghino: il più veloce a rialzarsi fu il giocatore del Catania, che recuperò il pallone e segnò a porta sguarnita il definitivo 2-0.

A seguito del contestuale pareggio interno, per 1-1, contro il Bari, la Juventus ampliò a tre i punti il margine sui rivali, laureandosi matematicamente campioni d’Italia e rendendo di fatto ininfluente il recupero dell’incontro con l’Inter, disputato sei giorni più tardi.

La stagione tennistica 2019 resterà negli annali della storia del movimento italiano. E a irrobustire questa convinzione convergono più storie, più notizie: l’ultima è che, dopo la storica qualificazione alle Atp Finals di Londra, Matteo Berrettini si gode il suo nuovo best ranking, salendo all’ottavo posto della classifica mondiale. Il 23enne romano, il terzo italiano per record in classifica dietro Panatta (numero 4) e Barazzutti (numero 7), è già sicuro di chiudere il 2019 tra i primi dieci, il primo italiano a riuscirci 41 anni dopo Barazzutti.

Il merito è anche e soprattutto per l’accesso alle Atp Finals in programma a Londra dal 10 novembre. E‘ il terzo italiano della storia, dopo Adriano Panatta (1975 a Stoccolma) e Corrado Barazzutti (1978 a New York) e, per il 23enne romano, è il culmine di un finale di stagione spettacolare iniziato con la semifinale Slam agli US Open e proseguito con l’ingresso nei Top Ten della classifica mondiale. Berrettini dunque si divertirà con gli altri ‘Maestri’ come Nadal, Djokovic, Federer, Medvedev, Thiem, Tsitsipas e Zverev. Non male per l’intero movimento azzurro, che ha potuto registrare l’ingresso di otto italiani nei primi 100 del mondo, la vittoria di Fabio Fognini al Master 1000 di Montecarlo e ora anche la partecipazione di Jannik Sinner al Next Gen di Milano, e il 18enne della val Pusteria è l’ultimo campione annunciato.

 

In testa alla classifica mondiale torna a distanza di un anno e per l’ottava volta in carriera Rafa Nadal. Secondo numero 1 più vecchio di sempre a 33 anni (meglio ha fatto solo Federer, a 36 nel 2018), il maiorchino cercherà di difendere il primato fino a fine anno da Novak Djokovic, scalzato sì ma in grande forma come dimostra il successo di Parigi-Bercy. Sale di una posizione anche Tsitsipas (6°) che scavalca Zverev, l’uscita di Khachanov dalla Top Ten permette il ritorno fra i primi dieci al mondo di Gael Monfils dopo quasi due anni. Stabile Fabio Fognini al 12esimo posto, l’Italia si gode altri sei tennisti fra i primi cento al mondo: Lorenzo Sonego (53°, +1), Marco Cecchinato (72°, -1), Andreas Seppi (74°), Stefano Travaglia (86°, +2), Jannik Sinner (95°, -2) e Salvatore Caruso (97°, -1).

 

Col successo alle Wta Finals, Ashleigh Barty consolida il suo primo posto nella classifica mondiale. L’australiana prende il largo, con quasi duemila punti di vantaggio su Karolina Pliskova, mentre Naomi Osaka deve guardarsi dal ritorno di Simona Halep: appena 34 i punti che le separano. La rumena ha approfittato del ritiro a Shenzhen della Andreescu, mentre risale di due posti Elina Svitolina, da ottava a sesta grazie alla finale raggiunta nell’appuntamento cinese. Dietro l’ucraina ci sono Kvitova e Bencic, mentre Kiki Bertens si appropria della nona posizione a scapito di Serena Williams. La migliore delle azzurre resta Camila Giorgi che, però, scivola indietro di altre quattro posizioni ed è 98^. In leggero calo anche Jasmine Paolini (da 115^ a 117^), bel salto in avanti per Sara Errani ed Elisabetta Conciaretto, finaliste ad Asuncion: la romagnola risale 39 posti (200^), per la giovane marchigiana scalata di 60 posizioni per diventare numero 215 del mondo.

La lesione midollare non è completa. Una notizia pazzesca, come tutto quello che ho fatto in questi nove mesi e ho sempre voluto tenere per me. Quando si parla di cose di cui non si è sicuri, con la medicina è sempre meglio andarci con calma

Lo ha detto Manuel Bortuzzo, il nuotatore triestino vittima di una sparatoria alla periferia di Roma nel febbraio 2019 che gli ha provocato una lesione midollare, a Che Tempo che fa su Rai 2. A nove mesi dalla sparatoria che lo ha fatto finire in sedia a rotelle, Manuel Bortuzzo, giovane promessa del nuoto in lizza per un posto alle Olimpiadi, si racconta nel libro “Rinascere”, edito da Rizzoli, in libreria dal 5 novembre. «Eccomi qui, a raccontare di me, sperando di poter essere d’aiuto a chi ha dovuto far cambiare rotta ai propri sogni», dice il nuotatore che con la sua forza di volontà ha conquistato il cuore di milioni di italiani.

 

Nel libro, Manuel ha voluto annotare tutti i suoi progressi, i suoi miglioramenti, ricordando che si era dato 10 anni per tornare a camminare.  «Mio padre mi sostiene nella vita e mi sostiene anche in piedi», ha poi aggiunto il giovane atleta, commentando una foto pubblicata su Instagram, in cui il padre lo aiuta a stare in piedi.

Nato a Trieste nel 1999, Bortuzzo si allenava al Centro Federale di Ostia con campioni del calibro di Gabriele Detti e Gregorio Paltrinieri fino al giorno del tragico incidente del 2 febbraio 2019, alla periferia di Roma, in cui, per uno scambio di persona, è stato colpito alla schiena da un proiettile che gli ha provocato una lesione midollare. Oggi il suo sogno non è più partecipare alle Olimpiadi, ma ricominciare a camminare. “Rinascere” racconta ciò che di Manuel non sappiamo: la sofferenza, lo sconforto, la rabbia dopo “quella notte”, e più ogni altra cosa la forza che ha dovuto trovare dentro di sé, quello che ha imparato da questa vicenda, la determinazione dello sportivo e del ragazzo speciale che ha dimostrato di essere. Sono 176 pagine di dolore e di gioia incontenibile.

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Uno, due, tre, quattro, cinque e sei. Lewis Hamilton ha conquistato il suo sesto titolo mondiale in Formula 1. Al pilota Mercedes è bastato il 2° posto nel GP degli Stati Uniti per laurearsi aritmeticamente campione e avvicinarsi a – 1 dal record assoluto di Michael Schumacher. Ad Austin la vittoria è andata all’altra Mercedes di Bottas, con la Red Bull di Verstappen a completare il podio. Giornataccia per la Ferrari: 4° Leclerc, ritiro per uno sfortunato Vettel.

Il conto alla rovescia era iniziato ormai da tempo e al Circuit of the Americas si è infine interrotto. Hamilton è campione del mondo per la sesta volta in carriera, la terza consecutiva. Un titolo arrivato al termine dell’ennesima stagione di dominio per la Mercedes, in cui il fuoriclasse di Stevenage ha portato a casa 10 vittorie e 4 pole position, su un totale di 14 e 9 per il team. La nota stonata, per un perfezionista come il britannico, è che ancora una volta non è riuscito a festeggiare con una vittoria nella gara decisiva, com’era accaduto anche nel 2017 e nel 2018. Poco male per Lewis, che già nel 2020 potrà mettere nel mirino quel settimo titolo che lo porterebbe a eguagliare il mito di Schumi.

C’è stata gloria per Bottas nella domenica di Austin: il finlandese è stato autore di una partenza impeccabile dalla pole e la strategia a due soste (contro quella singola del compagno) alla fine lo ha premiato. Si è dovuto accontentare invece del terzo posto Verstappen, che nel finale non è riuscito a infilare Hamilton nonostante la differenza di ritmo, anche a causa di una bandiera gialla nel secondo settore che non gli ha permesso di attaccare.

Domenica totalmente da dimenticare per la FerrariVettel è stato autore di una partenza disastrosa, dovuta a qualche evidente problema tecnico sulla sua SF90. Si è ritrovato 7° dopo un paio di giri ed è stato poi costretto al ritiro a causa di un incredibile cedimento della sospensione posteriore destra sulla sua vettura; Leclerc ha invece chiuso 4°, la sua posizione di partenza, con il “contentino” del giro veloce, senza però mai dare l’impressione di poter tenere il ritmo dei tre davanti. Ennesima prova di come, tanto in termini di affidabilità quanto in termini di passo, la Ferrari abbia ancora un evidente gap da colmare nei confronti della Mercedes.

Alle spalle di Leclerc ha chiuso l’altra Red Bull di Albon, seguito dalla Renault di un super Ricciardo. In settima e ottava posizione le McLaren di Norris e Sainz, a conferma del ruolo di “best of the rest” per il team britannico. A chiudere la top 10 Hulkenberg con l’altra Renault e Kvyat con la Toro Rosso.

Il Sudafrica è campione del mondo di rugby. Gli Springboks hanno conquistato la Rugby World Cup 2019 dopo aver battuto 32-12 l’Inghilterra nella finale di Yokohama. Per il Sudafrica si tratta del terzo titolo mondiale (in altrettante finali) dopo quelli del 1995 (reso famoso da Clint Eastwood nel film ‘Invictus’) e del 2007, arrivato proprio contro il XV di Sua Maestà. Il Sudafrica esulta, con Kolisi che diventa il primo capitano di colore ad alzare la Coppa del mondo. Gli inglesi invece lasciano per strada la terza finale dopo quelle del 1991 e del 2007, con il solo successo che resta quello timbrato dal drop di Wilkinson nel 2003.

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Partita molto spezzettata e che concede poco allo spettacolo, specialmente nel primo tempo, chiuso senza mete e con gli Springboks avanti 12-6 grazie ai quattro piazzati di Pollard. Nella ripresa il copione non cambia, con le difese che prevalgono costantemente sugli attacchi. Al motto “prima non prenderle”, sono ancora i calciatori ad avere oneri e onori, con Pollard (miglior marcatore del match con 22 punti) e Farrell che rispondono colpo su colpo e gli Springboks sempre a portata di meta (12-18 al 60′). La svolta arriva al 66′, quando Mapimbi e Am confezionano una splendida ripartenza, concretizzata con la prima meta del match (la prima anche dei sudafricani nelle tre finali giocate). Pollard non sbaglia dalla piazzola (12-25), l’Inghilterra ci prova ma nel finale viene ancora punita da Kolbe, che chiude i conti per il 32-12 finale.

Marcatori:  Pollard (cp 10′, 26′, 39′, 43′, 46′, 58′, tr 67′, 75′),  Farrell (cp 23′, 35′, 52′, 60′), Mapimbi (m 66′), Kolbe (m 74′)