Author

Redazione mondiali.it

Browsing

Urna fortunata a Bucarest per l’Italia nel sorteggio dei gironi della fase finale di Euro 2020. Inseriti nel Gruppo A, gli azzurri hanno pescato infatti Svizzera, Turchia e Galles.  L’Italia affronterà tutte e tre le gare del raggruppamento davanti al proprio pubblico, allo stadio Olimpico di Roma (gara inaugurale il 12 giugno Italia-Turchia). Evitate Portogallo e Francia, che invece sono finite insieme alla Germania nel Gruppo F.

Da Bucarest, dunque, arrivano solo buone notizie per Mancini. L’Italia ha evitato gli spauracchi del sorteggio, assicurandosi un girone alla portata. Nel girone gli azzurri dovranno vedersela contro la Turchia di Under e Demiral il 12 giugno, poi dovranno affrontare la Svizzera dell’ex laziale Petkovic il 17 giugno e il 21 giugno il Galles di Bale Ramsey. Tutte e tre le gare si disputeranno all’Olimpico di Roma. Detto del girone di ferro della Germania, per quanto riguarda invece gli altri gruppi l’Inghilterra ha pescato la Croazia, mentre la Spagna dovrà vedersela la Polonia.

A Bucarest gli Azzurri pescano Svizzera, Turchia e Galles

I GIRONI DI EURO 2020

GRUPPO A (Roma, Baku)
– Turchia
 Italia
– Galles
– Svizzera

GRUPPO B (San Pietroburgo, Copenaghen)
– Danimarca
– Finlandia
– Belgio
– Russia

GRUPPO C (Amsterdam, Bucarest)
– Olanda
– Ucraina
– Austria
– Vincente Playoff A (solo se Romania) o Vincente Playoff D (Georgia/Macedonia del Nord/Kosovo/Bielorussia)

GRUPPO D (Londra, Glasgow)
– Inghilterra
– Croazia
– Vincente Playoff C (Scozia/Norvegia/Serbia/Israele)
– Repubblica Ceca

GRUPPO E (Bilbao, Dublino)
– Spagna
– Svezia
– Polonia
– Vincente Playoff B (Bosnia /Slovacchia/Irlanda/Irlanda del Nord)

GRUPPO F (Monaco, Budapest)
– Vincente Playoff A (Islanda/Bulgaria/Ungheria) o D (Georgia/Macedonia del Nord/Kosovo/Bielorussia)
– Portogallo
– Francia
– Germania

 

L’Italia del beach soccer è in finale mondiale, per la seconda volta nella sua storia, al termine di un’autentica battaglia sotto il nubifragio di Asuncion. 39 minuti di agonia, la Russia si inginocchia 8-7, esplode la Nazionale di Del Duca. Ma onore delle armi agli avversari: se la squadra di Likhachev ha eliminato i campioni del mondo in carica del Brasile ci sono tutte le ragioni: quadrata, tecnica, fa valere il fisico e i calci piazzati.

Così la pioggia battente tradisce presto Del Mestre, che buca l’intervento sulla punizione centrale di Novikov per il primo vantaggio russo. Dall’altra parte si instaura un bel duello tra Palmacci e Chuzkhov, con il portiere che si esalta due volte sulle rovesciate dell’attaccante. L’Italia rischia, poi colpisce. Del Mestre stavolta è provvidenziale, deviando sulla traversa il piazzato di Skharin: sul ribaltamento di fronte arriva il corner e lo stacco perfetto di Corosiniti per il pareggio. Azzurri in fiducia, la Russia accusa il colpo. Il caparbio pressing di Ramacciotti su Makarov, ultimo uomo, vale il micidiale uno-due Italia con cui si chiude la prima frazione.

Fedor Zemskov of Russia celebrates a goal 

Partita senza padroni, i russi fanno valere chili e centimetri, lo stesso Makarov si riscatta insaccando sotto misura il gol del 2-2. Ma è ancora Ramacciotti, a riportare avanti l’Italia deviando di petto il tiro dalla distanza di Josep Jr. Reazione Russia: solo il palo salva Del Mestre dalla conclusione di Shishin, poi c’è l’esterno della rete mosso da Poporotnyi. Il gol però è nell’aria e arriva al 22′ con una bella rovesciata di Zemskov, che poi firma la beffa del 3-4, in mischia, sul gong del secondo periodo.

Si riparte, e succede di tutto. Gori, a mezzo servizio dopo l’infortunio contro la Svizzera, impatta subito in rovesciata, poi Romanov ripaga con la stessa moneta. Il capocannoniere del mondiale non ci sta e insacca il diagonale vincente dalla destra: sono passati appena 45 secondi. Il diluvio rende tutto più imprevedibile, ogni azione è un potenziale pericolo e ad approfittarne è ancora l’Italia, ancora con Ramacciotti dopo l’azione insistita di Josep Jr. La Russia non molla: altro palo di Shishin. La tripletta di Tin Tin Gori su punizione illude gli azzurri sul +2, perché Romanov in contropiede riporta subito a contatto la squadra di Likhachev. L’Italia si chiude, regge fino al 34′ quando ancora Makarov indovina la giocata vincente dalla destra.

Francesco Corosiniti of Italy celebrates a goal

7-7, tempi supplementari e forse è giusto così. Nell’extra time, Zurlo diventa ancora l’uomo della provvidenza azzurra: rigore guadagnato e trasformato, 8-7 Italia. Sarà la giocata decisiva, perché nei due minuti rimanenti la Russia tenta il tutto per tutto con il portiere volante ma non riesce più a battere Del Mestre. Avanzano gli azzurri, a un passo dal tetto del mondo: stasera, contro il Portogallo, in diretta su Sky Sport Uno, Sky Sport Collection e su RaiSport alle 22.

Sinisa Mihajlović, allenatore serbo del Bologna, ha tenuto venerdì 29 novembre una conferenza stampa nel centro sportivo del club con i medici dell’Ospedale Sant’Orsola che lo hanno seguito nelle cure dopo la leucemia acuta mieloide diagnosticatagli la scorsa estate: un modo per sancire il suo progressivo riavvicinamento al calcio. Le cure, infatti, procedono bene. Il recente trapianto di midollo osseo ha funzionato e non ci sono state complicazioni. Le sue condizioni sono soddisfacenti, ma occorre ancora molta cautela per via della fragilità del suo nuovo sistema immunitario: potrà riavvicinarsi alla squadra e al calcio, ma con ritmi ancora ridotti e senza frequentare posti affollati, stadi compresi, almeno per le prossime settimane.

Mihajlović ha ringraziato i dottori, il club, gli amici e la famiglia, commuovendosi più volte. Ha voluto mandare un messaggio di sostegno a tutti i malati che si stanno curando, dicendogli di non perdere mai la voglia di vivere. Ha parlato di tutte le fasi della malattia, di essere dimagrito nove chili e di aver perso il senso del gusto: tutte condizioni che però torneranno lentamente alla normalità. Dopo aver parlato degli ultimi mesi, ha detto di non voler sentire più parlare di malattia ed è passato ai temi calcistici, dicendo subito di essere «incazzato nero» per le recenti prestazioni deludenti del Bologna e di aver anche parlato con Zlatan Ibrahimović circa un un suo possibile trasferimento al Bologna: Mihajlović lo ritiene possibile.

Così è ancora più bello vincere! Frastornata in alcuni momenti, con il capocannoniere Gori che fa male alla caviglia ed esce in lacrime, quando i rigori sono a un passo, ecco che l’Italia del beach soccer risponde sul più bello. Batte 5-4 la Svizzera e acciuffa le semifinali del Mondiale (sabato 30 novembre contro la Russia alle 20.15 italiane) all’ultimo secondo grazie a Emanuele Zurlo, proprio l’uomo chiamato a sostituire il bomber infortunato. Come in un film. Drammatico, per la Svizzera, che a lungo accarezza il colpaccio trascinata dalle giocate del suo numero 10. Quel Noel Ott che subito rompe l’equilibrio con un destro chirurgico dopo 5′.

Partita aperta, le due squadre se la giocano, l’Italia impatta dopo una bella azione personale del classe 2000 Josep Junior Gentilin. Gori avrebbe subito l’occasione per portare gli azzurri in vantaggio, ma spara alto il rigore del possibile 2-1. Gol sbagliato, gol subito: altro lancio a pescare la micidiale volée di Ott e Svizzera di nuovo avanti in chiusura di primo tempo. Occasioni da una parte e dall’altra anche nella seconda frazione: clamorosa, quella capitata a Gori al 15′ ma il capocannoniere del mondiale si fa ipnotizzare da Eliott a tu per tu con il portiere. La Svizzera blocca le iniziative azzurre e colpisce ancora di qualità: cross di Borer, sforbiciata spettacolare di Mo Jaeggy, biancorossi a +2.

Momento durissimo per l’Italia: al 21′ Gori appoggia male la caviglia ed è costretto a uscire in lacrime. Ma la Nazionale di Emiliano Del Duca è viva, è squadra e trova risorse preziose in Zurlo, che dopo il tacco di Corosiniti si inventa dal palleggio la rovesciata del 2-3 a pochi secondi dal terzo tempo. Si riparte, ancora nel segno degli azzurri: Del Mestre apre per Ramacciotti, sinistro incrociato e palla all’angolino. Il numero 7 è on fire, due minuti più tardi solo la traversa gli nega la doppietta, reggono la Svizzera e la parità. Ora i ritmi sono altissimi, potrebbe vincerla chiunque: Del Mestre al 28′ è super su Hodel, che spreca da due passi. A sparigliare le carte ci pensa ancora Zurlo, ancora in rovesciata, ma la gioia dura pochissimo perché appena un secondo dopo Borer sorprende la difesa azzurra e firma il 4-4.

Finale thrilling, altra rovesciata di Zurlo e Ramacciotti sbatte di nuovo sulla traversa da zero metri. L’Italia ci crede di più, ma l’ultima palla sembra per gli svizzeri con i rigori alle porte. Il tiro di Elliott finisce fuori, Del Mestre rilancia in velocità e Zurlo in girata infila il buzzer beater che vale la semifinale.

Anni fa una bambina le ha chiesto: «Ma tu sei una Barbie vivente? Perché hai le braccia e le gambe di plastica…». Lei non si è offesa: «I bambini non hanno filtri e dicono quello che pensano. Va bene così! Dovete piantarla di pensare che noi disabili siamo fatti di cristallo». Oggi la Barbie-Bebe Vio esiste davvero.

All’atleta 22enne, campionessa paralimpica mondiale ed europea in carica di fioretto individuale, è stato assegnato a Milano, a conclusione delle celebrazioni per il 60esimo compleanno della fashion doll, il più alto riconoscimento concesso dal brand Mattel: una Barbie «one of a kind», una bambola in copia unica con le sue sembianze, «al fine di celebrare il ruolo che ha avuto nell’aumentare la consapevolezza delle infinite possibilità a disposizione per le bambine di tutto il mondo».

Appassionata di scherma fin da piccola, Bebe (all’anagrafe Beatrice Maria Adelaide Marzia) a 11 anni è stata colpita da una meningite fulminante, in seguito alla quale ha dovuto subire l’amputazione di avambracci e gambe. Sembrava la fine del suo sogno sportivo, perché all’epoca non esistevano protesi per le braccia adatte alla scherma. Ma lei non si è arresa: grazie alla protesi su cui innestare il fioretto, ideata da suo padre, ha cominciato a competere nella scherma in carrozzina, diventando la prima atleta al mondo con il braccio armato protesizzato. Tra i suoi successi le Paralimpiadi di Rio de Janeiro nel 2016, i Mondiali di Roma nel 2017 e gli Europei di Terni nel 2018. Ora si sta allenando per i prossimi Giochi Paralimpici di Tokyo, l’anno prossimo. Nel 2009, con la sua famiglia, ha fondato “art4sport”, una onlus di sostegno all’integrazione sociale tramite la pratica sportiva dei bambini che hanno subìto amputazioni.

In Italia, lo stesso riconoscimento è stato assegnato quest’anno alla chef stellata Rosanna Marziale, alla cantautrice Elisa, all’astrofisica Sandra Savaglio e alla stilista Alberta Ferretti. Mattel si propone, con questa e altre iniziative, di combattere il «dream gap», il meccanismo psicologico che si verifica solitamente nelle bambine intorno ai 5 anni e «blocca» i loro sogni sul futuro. A differenza dei maschietti, intorno a quest’età smettono di credere di poter intraprendere alcune carriere: ecco perché è importante mostrare loro modelli di donne che si sono realizzate nella loro professione, raggiungendo grandi traguardi.

articolo completo su Sky Sport

Una vita a mezz’aria, i piedi al posto della testa, senza vedere dove finisce il pallone. Ma il più delle volte basta l’urlo dello speaker: Gabriele Gori, ancora, gol per l’Italia. In questi Mondiali in corso in Paraguay ne ha messi a segno 13, in tre partite. Più della metà sono arrivati in rovesciata: preparata dal palleggio, sul cross di un compagno, invenzione senza senso. Un marchio di fabbrica che vale un soprannome: “Una volta, giocando con gli amici si era deciso che prima di tirare dovevamo dire la prima cosa che ci veniva in mente”, spiegava l’attaccante dopo un torneo a Jesolo nel 2014. “Mi arrivò un cross e mentre preparavo la rovesciata urlai ‘tin tin’: la palla finì sotto l’incrocio e da allora mi hanno sempre chiamato così”. Guai se no: nel frattempo, Tin Tin Gori è diventato il miglior marcatore di sempre in maglia azzurra (in 163 partite 289 gol, di cui 79 nel solo 2019), si è laureato campione d’Europa nel 2018 e quest’anno, per la seconda volta, è stato nominato tra i tre giocatori più forti al mondo, insieme al brasiliano Rodrigo e al portoghese Jordan. E pensare che il 32enne viareggino ci è entrato quasi per caso.

“Ormai sono passati dieci anni, da quando mi chiesero di fare un tentativo lì a Viareggio”, inizia a raccontare l’attaccante in esclusiva per Sky Sport. “Io ero un po’ scettico, anche perché non conoscevo questo sport. Invece è andata bene e adesso siamo arrivati fin qua”. Ma se l’inizio è a sorpresa, sul luogo non ci sono dubbi: la città di Gori è quella del Carnevale, del Torneo under 19 e delle spiagge sul Tirreno. Unisci gli ultimi due punti, ed ecco la roccaforte del beach: “Ma non ho mai mollato il calcio a 11!“, esclama Gabriele, una vita in Eccellenza toscana, l’ultima stagione con la maglia del Castelnuovo Garfagnana. “Anche lì, qualche rovesciata la provo: non è facile come su sabbia, ma ogni tanto sono riuscito a segnare”. Richiamo irresistibile, portato avanti nel suo Viareggio. Dove quest’anno, da vicecampione d’Italia, Gori ha indovinato forse la più bella rete della sua carriera.

Beach, calcio, ma non solo. Perché finita la bella stagione, parliamo di un vero factotum: Gori è anche geometra e negli ultimi tempi ha intrapreso la carriera di agente immobiliare. Fa un certo effetto immaginarselo in giacca e cravatta: “Di solito riesco a stare dietro a tutto, ma ultimamente non è facile“, ammette il giocatore. “Una stagione di beach soccer dura tre o quattro mesi, ma quest’anno, tra i Giochi a Doha e il mondiale, è la prima volta che siamo impegnati da aprile a dicembre”. Dulcis in fundo, papà a tempo pieno: “Ora c’è anche mio figlio, che quando tornerò a dicembre farà due anni: sto già cercando di fare appassionare al calcio anche lui“. Piccoli Gori crescono, mamma permettendo. “Eh sì, lei mi mette un po’ i freni e sostiene che il bambino dovrà fare quello che vuole. Io dico di sì, però continuo a passargli il pallone”. Magari non in rovesciata, ancora per qualche anno. Quelle teniamole per l’Italia.

Martedì 26 novembre è venuto a mancare Bruno Nicolè, ala della Juventus a cavallo tra gli anni Cinquanta e Sessanta. Aveva 79 anni. Nato a Padova il 24 febbraio del 1940, Nicolè è stato il marcatore e il capitano più giovane della Nazionale italiana: segnò il primo gol (che poi si tramutò in doppietta) in maglia azzurra a 18 anni e 258 giorni, indossò la fascia a 21 anni e 61 giorni. Però smise presto di giocare, a soli 27 anni, e fece l’insegnante di educazione fisica.

I due gol del record in azzurro, che resiste tutt’ora, li realizzò il 9 novembre 1958, allo stadio di Colombes, in amichevole, contro la Francia terza al Mondiale di pochi mesi prima. Francesi avanti con Vincent, poi tra il 57’ e il 65’ si scatenò Nicolè. Che tempo dopo raccontò:

Il primo su angolo battuto da Bean, testa di Galli, il portiere Colonna respinge corto e io la butto entro, sempre di testa. Il secondo: Segato mi passa la palla, prolungo sulla sinistra per Bean che me la ridà sul lato corto dell’area. Appena dentro, destro incrociato, molto forte. Sul 2-1 ho anche preso un palo, forse sarebbe stato il gol più bello. A fine partita un signore mi mette in mano un bigliettino. Grazie a nome di tutti i minatori veneti che lavorano in Francia, c’era scritto

La Francia pareggiò alla fine con Fontaine. Dopo quei gol, però, diventò celebre e Gianni Brera lo paragonò a Silvio Piola, titolando sul Guerin Sportivo: “Habemus Piolam: Ni-co-lè?”. Nicolè debuttò in A da sedicenne nel Padova di Nereo Rocco e dopo un solo campionato Giampiero Boniperti lo prese per 70 milioni e il prestito di Hamrin. Con la Juventus conquistò 3 scudetti e 2 Coppe Italia. Dal ‘63 al ‘65 cambiò 4 squadre: Mantova, Roma (un’altra Coppa Italia vinta), Sampdoria e Alessandria, dove concluse la carriera nel ‘67. In Nazionale giocò soltanto 8 partite, ma il suo record resiste ancora.

Da giovedì 21 novembre, a Luque, nell’area metropolitana di Asunción, in Paraguay, si sta disputando la decima edizione del Mondiale di beach soccer. Organizzato dalla Fifa, il torneo si conclude il 1° dicembre e vede 16 squadre, suddivise in quattro gironi, contendersi il trofeo.

L’Italia, inserita nel raggruppamento B, si è qualificata ai quarti di finale grazie alle due vittorie centrate contro Tahiti, 12-4 ne match d’apertura e contro il Messico, 6-2 nell’ultima sfida. La sconfitta di misura per 3-4 contro l’Uruguay è stata pressoché indolore perché, complici gli altri risultati, gli Azzurri ha conquistato il primo posto del girone B e saranno chiamati ad affrontare la Svizzera nel primo match a eliminazione diretta. La sfida contro gli elvetici è in calendario giovedì 28 novembre alle ore 23.25. I ragazzi del ct Emiliano Del Duca hanno tutte le carte in regola per avere la meglio contro gli elvetici e regalarsi una scoppiettante semifinale in programma per la serata di domenica. L’Italia potrebbe infatti trovarsi di fronte il Brasile detentore del trofeo, la grande favorita della vigilia che sulla carta sembra imbattibile.

Gli Azzurri hanno centrato il traguardo dei quarti di finale per la sesta volta nella storia, la terza consecutiva dopo le edizioni del 2015 e del 2017. La migliore avventura mondiale resta quella del 2008: undici anni fa, a Marsiglia, l’Italia fu sconfitta in finale dal Brasile per 5-3. Da allora, gli Azzurri hanno raggiunto due volte il quarto posto, proprio nelle ultime due edizioni: nel 2015, in Portogallo, l’eliminazione in semifinale è arrivata per mano di Tahiti; due anni fa, alle Bahamas, è stato ancora il Brasile (poi campione del Mondo) a battere l’Italia.

L’uomo simbolo di questa nuova Italia è Gabriele Gori: contro il Messico, il 32enne numero 10 degli Azzurri ha realizzato cinque gol, la stessa cifra del match d’apertura contro Tahiti, mentre contro l’Uruguay ha piazzato una tripletta. Queste 13 marcature (attuale capocannoniere del torneo) portano il suo score totale in Nazionale a 289, di cui 39 nella competizione iridata.

Continua a inanellare successi il globetrotter Sebastian Giovinco. I sauditi dell’Al Hilal festeggiano la terza Champions asiatica della loro storia trascinati dalla “Formica Atomica”. Contro i giapponesi dell’Urawa Red Diamonds finisce 2-0, Seba firma l’assist per l’1-0 firmato Dawsari, nel finale, poi, è arrivato il raddoppio di Gomis, ex attaccante – tra le altre – di Lione, Marsiglia e Galatasaray. A Saitama, di fronte a quasi 59.000 spettatori, l’Al Hilal allenato da Razvan Lucescu (figlio dell’ex tecnico di Brescia, Inter e Shakhtar Donetsk Mircea) bissa quindi il successo dell’andata (1-0 a Riad).

Risultato immagini per sebastian giovinco al hilal"

Per Giovinco è l’undicesimo titolo in carriera (prima un campionato di Serie B, due Supercoppe italiane, due Scudetti, tre Canadian Championship con il Toronto, una Mls Supporters’ Shield e un titolo di Mls), e chissà che il prossimo Mondiale per Club non possa regalargli il numero dodici: l’Al Hilal, infatti, a dicembre raggiungerà il Qatar insieme al Flamengo, fresco vincitore della Coppa Libertadores.

 

 

Visualizza questo post su Instagram

 

Conquering one continent at a time

Un post condiviso da Sebastian Giovinco (@sebagiovincoofficial) in data:

La Copa Libertadores 2019 va incredibilmente al Flamengo, nel nome di Gabigol. L’attaccante brasiliano, in prestito al club carioca ma di proprietà dell’Inter, decide infatti la finale di Lima che termina 2-1 per il Mengão. Sconfitto il River Plate, che aveva condotto la partita per oltre un’ora: al vantaggio firmato al 14′ da Rafael Borre risponde infatti Gabigol con un’incredibile doppietta all’89’ e al 92′, prima di essere espulso al 95′.

L’Estadio Monumental di Lima suggella la stagione magica del Flamengo e del suo nuovo eroe, quel Gabriel Barbosa che da oggetto misterioso e poi equivoco di mercato dell’Inter si è tramutato nell’uomo dell’anno. Gabigol arriva infatti incredibilmente a quota 40 gol segnati in stagione decidendo la finale della Copa Libertadores, con il River Plate che era già pronto a sollevare il trofeo per la quinta volta nella sua storia e per la seconda stagione di fila. E chissà dove si trovava il ritrovato campione del calcio verdeoro in quel lontano 1999, vent’anni fa, quando ancora doveva compiere tre anni e il Manchester United di Ferguson riuscì in un’impresa simile al Camp Nou, ribaltando a tempo scaduto la finale di Champions League contro il Bayern Monaco.

Ma la copertina di questa Libertadores si arricchisce di un altro protagonista perché vincere la Copa Libertadores, una delle competizioni più importanti del mondo, non è un’impresa semplice. Diventare campioni del Sudamerica e conquistare anche la Champions League è un privilegio riservato a pochi eletti nella storia del calcio.

Rafinha, al secolo Márcio Rafael Ferreira de Souza, una vita in Germania tra Schalke 04 e Bayern Monaco, con una parentesi in Italia, nel Genoa, è salito sul tetto d’Europa nel 2013 vestendo la maglia dei bavaresi e grazie allo scettro conquistato con il Flamengo  si aggiunge a un elenco ristretto, formato ora da soli undici calciatori. Ecco chi sono:

Marcos Cafù – L’ex terzino di Roma e Milan ha vinto la Copa Libertadores nel 1992 e nel 1993 con il San Paolo e la Champions nel 2007 con la maglia del Milan.

Juan Pablo Sorin – Il suo è un record unico: nel 1996 vince la Champions con la Juventus (seppur da comprimario) e la Libertadores con il River.

Nelson Dida – L’ex portiere del Milan, campione d’Europa nel 2003 e nel 2007, aveva conquistato la Libertadores nel 1997 con il Cruzeiro.

Risultato immagini per cafu sao paulo"

Roque Juniior – Un altro a vincere la Coppa dalle grandi orecchie in rossonero (2003). Prima, nel 1999, aveva trionfato in Sudamerica con il Palmeiras.

Santiago Solari – Nel 1996 si impone con il River, poi vince da protagonista con il Real Madrid nel 2002.

Walter Samuel – The Wall, in Italia con Inter e Roma, vince la Champions nel 2010 con i nerazzurri, a dieci anni di distanza dalla Libertadores con il Boca.

Carlos Tevez – A proposito di Boca, l’Apache è protagonista nella finale del 2003. Poi trascina il Manchester United nel 2008, con Cristiano Ronaldo.

Danilo – Il terzino della Juventus, come Dida, ha in bacheca due Champions (2016 e 2017, vinte col Real Madrid di Zidane) e una Libertadores (Santos, 2011).

Risultato immagini per samuel libertadores boca"

Neymar – Nel Santos campione nel 2011 sbocciava anche il talento dell’attuale attaccante del PSG, capace poi di vincere in Europa, nel 2015, con la maglia del Barcellona.

Ronaldinho – È l’unico ad essere stato prima profeta all’estero e poi in patria. Dominatore nella Champions 2006, vince la Libertadores nel 2013 con l’Atletico Mineiro.