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Giovanni Sgobba

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Taglio della linea di meta contemporaneo per Stephan Morgenthaler (Sui) e Jurij Vidic (Slo). Terzo posto per Pierre Remy (Fra). Tra le donne, prima l’autrasliana Kari Ellis.  

Ancora un’ottima giornata di gara, quella di mercoledì 12, per i piloti che si stanno contendendo il titolo di campione del mondo. Con 73,9 chilometri percorsi tutti nella vallata feltrina e buone condizioni di volo, ben 115 hanno centrato l’obiettivo chiudendo la task di giornata senza particolari difficoltà.

Tagliano la linea di goal simultaneamente, per primi, lo svizzero Stephan Morgenthaler e lo Sloveno Jurij Vidic che già nel giorno prima aveva condotto un’ottima gara chiudendo in terza posizione la task. La terza posizione del podio di questa ottava giornata di gara appartiene invece al francese Pierre Remy. L’australiana Kari Ellis conferma le ottime prestazioni dei giorni precedenti e oggi chiude prima tra le donne, interrompendo la serie della francese Fukuoka Naville.

Una gara compatta dove i percorsi scelti dai piloti si sono discostati solo in brevissimi tratti.  Lo start alle 13.00 sopra Pedavena, il gruppo è compatto e dopo il via si muove velocemente, aggira la prima boa sopra Pullir e altrettanto veloce si dirige alla seconda boa che aggira sopra il monte Vallorca, a sud di Fonzaso.
Sulla via della terza boa, da aggirare sopra Santa Giustina, in prossimità della linea di decollo i piloti si prendono un momento per fare termica e riconquistare quota. È a questo punto che un gruppo di sei si stacca e parte velocissimo, subito dietro il resto dei piloti: una parte costeggia i monti e passa sopra San Gregorio e mantiene facilmente quota e velocità. Una parte sceglie di passare sopra Cesiomaggiore e resta un po’ più indietro.

Dopo la boa di Santa Giustina il gruppo comunque si ricompatta, la ventina di piloti che aveva scelto la via di San Gregorio si trova in leggero vantaggio. Tutti gli altri inseguono. Direzione Arten, aggiramento dell’ultima boa, poi taglio della meta sopra il Boscherai, disimpegno su Col Melon e atterraggio al Boscherai.

Uno spettacolo davvero suggestivo, tantissimi i piloti arrivati a meta in un susseguirsi omogeneo di vele colorate che una dopo l’altra hanno toccato terra tra gli applausi dei presenti.

 

Classifica provvisoria dell’ottava task  in attesa degli accertamenti tecnici:

Uomini: Jurij Vidic (SLO), Stephan Morgenthaler (SUI), Pierre Remy (FRA)

Donne: Kari Ellis (AUS), Laurie Genovese (FRA), Seiko Fukuoka Naville (FRA)

Classifica generale provvisoria, in attesa degli accertamenti tecnici:

Overall: Pierre Remy (FRA), Jurij Vidic (SLO), Luc Armant (FRA)

Donne: Seiko Fukuoka Neville (FRA), Kari Ellis (AUS), Silvia Buzzi Ferraris (ITA)

Squadre: Francia, Svizzera, Slovenia

Cosa si può fare in 11 ore e 5 minuti? Per esempio, se avete un lavoro impiegatizio, potete lavorare otto canoniche ore e poi avere il tempo per una passeggiata, per fare la spesa, per giocare con i vostri figli o andare in giro con il cane. Si può dormire serenamente, svegliarsi, fare colazione, andare a mare o fare un rapidissimo salto in montagna. Oppure si può stare attaccati alla tv e gustarsi le maratone elettorali di Mentana su La7.

John Isner e Nicolas Mahut, invece, nel 2010, hanno pensato di giocare a tennis (quasi) ininterrottamente.
E’ la partita di tennis più lunga della storia, forse irripetibile, certamente entusiasmante e a tratti drammatica con i giocatori esausti e provati, ma anche consci di entrare nei record dei record.
Ben 11 ore e 5 minuti con il punteggio di 6/4 – 3/6 – 7/6 – 6/7  e…70/68 in favore di Isner.

Wimbledon è il palcoscenico perfetto per entrare nella storia: il 22 giugno 2010, alle ore 18.18, inizia il match tra l’americano John Isner e il francese Nicolas Mahut. E’ solo il primo turno e nemmeno un incontro di cartello, Mahut è numero 148 del ranking Atp e si ritrova nel tempio del tennis inglese dopo due incontri di qualificazione. Il luogo dell’eroica disputa è il campo secondario numero 18.

Nulla, all’inizio, lascia presagire l’epicità del match: tutto scorre in maniera lineare, il primo set dura 32’, il secondo 29’, molto rapidi, il terzo 49’ e il quarto 64’. Poi è il momento del quinto set. Durata? Quattrocentonovantuno minuti. Interminabili (provate a dirlo con la voce narrativa di Fantozzi).

Come detto, l’incontro iniziò martedì 22 giugno alle 18.18, venne poi sospeso una prima volta alle 21.07 per la troppa oscurità; venne ripreso mercoledì 23 alle 14.05 e già alle 17.45 Isner e Mahut entrarono nella storia come match più lungo di sempre, superando  le 6 ore e 33 minuti del match Fabrice Santoro – Arnaud Clément al Roland Garros nel 2004.

Ma siamo solo a metà: alle 21.13, l’incontro viene sospeso per il secondo giorno consecutivo sul punteggio di 59-59 del quinto set. Si arriva a giovedì 24 e la contesa dura circa un’ora: inizia alle 15.40 e termina alle 16.48 con la vittoria di Isner.

John McEnroe, esaltato come tutti dall’incontro storico, chiese di far spostare i due tennisti sul campo centrale, ma non se ne fece nulla. Durante la seconda giornata, inoltre, il tabellone Ibm che segnava il punteggio, rimase bloccato sul 47-47 prima di spegnersi. Furono gli stessi programmatori a spiegare che il tabellone era settato al massimo con tale punteggio.

Se 11 ore e 5 minuti possono solo rendere una parziale idea dell’impresa, ecco altri numeri e record: sono 183 i game giocati, (112 era il precedente nel match tra Pancho Gonzales e Charlie Pasarell nel 1969); 215 gli ace, di cui 112 di Isner e 103 di Mahut (il precedente era fermo a 96 ace nel match Ivo Karlović e Radek Štěpánek); set più lungo della storia con 8 ore e 11 minuti.

Al termine dell’incontro, è stato consegnato a entrambi i giocatori un riconoscimento speciale da parte dell’All England Club. Lo stesso club ha, inoltre, posto una speciale placca commemorativa del match nel campo 18: the longest match.

 

Vi risparmiamo tutto il match. Qui potete vedere l’ultimo game e il match point decisivo, la gioia di Isner, lo sconforto di Mahut e la premiazione:

IL PILOTA PIÚ GIOVANE

Si chiama Tyr Goldsmith Tyr, ha 19 anni, arriva dall’Islanda, gareggia con il numero 139 ed è il più giovane tra i piloti in gara.
Ha cominciato a volare quando aveva appena 14 anni, grazie anche alla passione trasmessa dal padre Bruce Goldsmith, a sua volta parapendista, di origine britannica, campione del mondo nel 2007. Tyr si racconta:

All’inizio quando ero piccolo ho cominciato con il kite surf, poi un giorno ho provato il parapendio e ho visto i miglioramenti che facevo giorno per giorno. A quel punto ho capito le possibilità che questo sport poteva aprirmi e da allora è diventato il mio sport. Quest’area è davvero eccezionale per il volo, si può passare dalle montagne alla pianura davvero in poco tempo, con un’ottima varietà di paesaggi e condizioni. Spero di imparare molto in questo campionato, ho la possibilità di competere con i migliori piloti del mondo e capire meglio come gestire gare di alto livello

 

 

IL PILOTA PIÚ ANZIANO

Non ci dice quanti anni ha, ma ci racconta che vola da quando aveva 16 anni e ormai sono quasi 44 anni che vola. Lunga esperienza quindi per il lussemburghese Etienne Coupez, unita a grande senso dell’ironia.
Gareggia con il numero 146 ed è l’unico pilota in gara a difendere i colori del Lussemburgo. Le sue parole:

È molto bello volare qui: ci sono montagne bellissime e pianure che lanciano grandi sfide. E i paesaggi che possiamo vedere dall’alto sono davvero molto interessanti. Negli anni passati avevo volato nelle zone di Bassano, ma ora con questo Mondiale ho l’opportunità di conoscere da vicino anche questa zona

 

LA RIVELAZIONE TRA LE DONNE

È australiana la donna rivelazione di questo Mondiale. Kari Ellis gareggia con il numero 61 e, con grande sorpresa di tutti (sua per prima), sta insidiando da vicino, nella categoria donne, la campionessa del mondo in carica Seiko Naville Fukuoka e la nostra Silvia Buzzi Ferraris posizionandosi nel terzo gradino di un podio che da anni ormai apparteneva a Francia e Italia. Il suo sguardo ci fa capire la differenza tra Italia e Australia:

È la prima volta che volo nelle Alpi ed è in assoluto la prima volta che sorvolo montagne grandi come queste. In Australia abbiamo grandi pianure e montagne molto piccole. Ironicamente, tuttavia, la cosa più difficile in questi giorni è stato proprio sorvolare i tratti di pianura, perché presenta condizioni assolutamente diverse da quelle australiane

 

Fonte: comunicato stampa

Fu il giorno in cui la prosa umiliò la poesia. Una generazione cresciuta con racconti sfocati senza mai aver vissuto il Maracanazo, si ritrovò incollata alla tv o allo stadio ad assistere un nuovo passaggio storico, il Mineirazo. L’8 luglio 2014 è stato il giorno più nero per gli appassionati di calcio in Brasile e, per contraltare, l’esaltazione massima per il popolo tedesco: Brasile – Germania 1-7. Nel Mondiale giocato in casa, nel Mondiale di Neymar e della possibile sesta Coppa del mondo, tutta una nazione implose smarrita nella notte più oscura di sempre.

Una semifinale mai esistita, il peggior incubo. Ancora in casa, come il Mondiale del 1950, acciuffato dall’Uruguay nella finale allo stadio Maracanã, davanti a quasi 200mila spettatori increduli, sbigottiti. In precedenza, il Brasile aveva perso una sola volta con un simile scarto di gol, nel 1920 perse 6-0 contro l’Uruguay, e non aveva mai subito sette reti in una partita mondiale.
Il Mineirão diventò la tomba per i calciatori carioca, l’altare della gloria per i teutonici: Müller, Klose, due volte Kroos, Khedira e due volte Schürrle annientarono i sogni di gloria di un paese che a cicli alterni, si ritrova invischiato in scandali, corruzione e lotte tra trafficanti. Oscar, al 90’, piazzò la rete della bandiera, una bandiera maciullata, vilipesa.
Miroslav Klose, con il gol del 2-0, raggiunse le 16 reti nelle fasi finali di un mondiale, divenendo il miglior marcatore nella storia del torneo, superando proprio il brasiliano Ronaldo.

E’ una delle tante, tantissime storie snocciolate dopo l’impresa tedesca. Gli appassionati di statistica, subito dopo il triplice fischio finale, hanno riavvolto le loro menti, i ricordi e sfogliato tutti i dati per trovare altre sconfitte roboanti nelle quali era necessario l’utilizzo del pallottoliere. E ce ne sono: ecco i match finiti in goleada:

10- Turchia – Corea del Sud 7-0, 1954

Sette gol nel Mondiale in Svizzera nel 1954 messi a segno dalla nazionale turca alla sua prima apparizione mondiale. Il turco Burhan Sargun segnò una tripletta , ma quella sconfitta non fu la peggiore subita dai coreani ai Mondiali di Svizzera;

 

9- Uruguay – Scozia 7-0, 1954

Ancora in Svizzera, un’edizione ricca di gol. Gli scozzesi subirono la loro peggior sconfitta nella storia del torneo iridato al St. Jakob Stadium di Basilea, alla loro prima partecipazione. Tripletta di Carlos Borges e due doppiette, quella di Oscar Miguez e di Julio Abbadie;

 

8- Polonia – Haiti 7-0, 1974

Sempre con uno scarto di sette reti, Haiti venne demolita alla sua prima e tutt’oggi unica apparizione. Il polacco Andrzej Szarmach, all’Olympiastadion di Monaco di Baviera, segnò tre gol. Eppure il paese caraibico, all’esordio contro l’Italia riuscì addirittura a passare in vantaggio (poi perse 3-1) con Sanon, che pose fine all’imbattibilità di Dino Zoff arrivata a 1.143 minuti;

 

7- Portogallo – Corea del Nord 7-0, 2010

Quello del 2010 in Sudafrica, fu uno strano Mondiale per il Portogallo. Inserito nel girone assieme Costa d’Avorio, Brasile e Corea del Nord, i portoghesi superarono il turno arrivando secondi e perdendo poi contro la Spagna per 1-0, grazie a due 0-0 contro Brasile e Costa d’Avorio e demolendo per 7-0 gli asiatici. Insomma, tutti i gol segnati dal Portogallo furono realizzati in un solo match anche se, alla fine del primo tempo, il risultato era ancora sull’1-0;

6- Svezia – Cuba 8-0, 1938

Solita storia che si ripete alle nazionali alla prima partecipazione in assoluto. Cuba fu distrutta nei quarti di finale dalla Svezia, grazie alle due triplette di Harry Andersson e Gustav Wetterstrom;

 

5- Uruguay – Bolivia 8-0, 1950

Altro match con otto gol di scarto, derby tutto sudamericano. L’Uruguay che poi vincerà quell’edizione nel famigerato Maracanazo, a Belo Horizonte demolì la Bolivia per 8-0. Tra i protagonisti, Oscar Miguez, autore di una tripletta;

 

4- Germania – Arabia Saudita 8-0, 2002

Partita dai pronostici abbastanza morbidi e larghi, i sauditi non riuscirono a reggere il confronto contro la squadra che arrivò in finale contro il Brasile nel Mondiale giocato in Giappone e Corea. Miroslav Klose realizzò una tripletta completata dalle reti di Michael Ballack, Carsten Jancker, Thomas Linke, Oliver Bierhoff e Bernd Schneider;

3- Ungheria – Corea del Sud 9-0, 1954

Si sale sul gradino più basso del podio. E torna la Corea del Sud che, dopo i sette gol subiti contro la Turchia nello stesso Mondiale, ne prende ben nove, tre giorni dopo, dall’Ungheria. Mattatori furono Sandor Kocsis e Ferenc Puskas che realizzarono due triplette;

2- Jugoslavia – Zaire 9-0, 1974

Lo Zaire ai Mondiali del 1974 verrà ricordato per sempre dalla punizione “al contrario” calciata come urlo liberatorio dal difensore Ilunga Mwepu, contro il Brasile. Ma quell’episodio storico ha un antefatto: il larghissimo e umiliante risultato contro la Jugoslavia. Fu lo stesso Mwepu a spiegare la drammatica esperienza che vissero i calciatori dello Zaire: «Pensavamo che saremmo diventati ricchi, appena tornati in Africa, ma dopo la prima sconfitta venimmo a sapere che non saremmo mai stati pagati e quando perdemmo 9-0 con la Jugoslavia gli uomini di Mobutu ci vennero a minacciare. Se avessimo perso con più di tre gol di scarto col Brasile, ci dissero, nessuno di noi sarebbe tornato a casa»;

1- Ungheria – El Salvador 10-1, 1982

E’ il match dove venne registrata la più grande sconfitta nella storia dei Mondiali. Il Mondiale di Spagna ’82, felice per noi italiani, fu lo scenario della mattanza ungherese: Laszlo Kiss diventò il primo giocatore, subentrato dalla panchina, a segnare una tripletta al Mondiale, mentre Luis Ramirez Zapata segnò l’unico gol di El Salvador in quella partita e l’unico in assoluto nella storia dei salvadoregni in una fase finale.

La pianura povera di termiche ha messo a terra molti tra i più titolati. Completano il percorso solo in sei.

Dopo i due stop dei giorni precedenti, finalmente una giornata di gara portata a termine. Molti però i piloti che non sono riusciti a completare il percorso, alla linea di goal arrivano infatti solo in sei.
Anche la quinta giornata di gara della 15eisma edizione del Mondiale di parapendio ha messo alla prova pensiero strategico, resistenza mentale e perseveranza dei 150 in lizza per il titolo di campione.

Una task partita sopra Passo Croce D’Aune: i piloti riescono a fare quota facilmente e aggirano tutti senza problemi la prima boa (Le Buse) per dirigersi Verso il Nevegal. Un gruppo di testa, dove si trovavano anche italiani, francesi e sloveni, parte velocissimo, ma sopra la piana di Villabruna molti finiscono per perdere quota, non trovano termiche per risalire e sono costretti ad atterrare. Tra questi anche il campione del mondo in carica Honorin Hamard (Fra).

La fretta del gruppo di testa è stata però propizia a tutti quelli rimasti indietro che, vista la parata delle prime linee hanno scelto di puntare più a nord per dirigersi verso la seconda boa costeggiando la montagna. Strada più lunga, ma più ricca di correnti ascensionali.
La gara a questo punto è aperta su due fronti: sotto montagna lo svizzero Morgenthaler guida un gruppo che ha scelto il percorso più lungo, ma che ha mantenuto quota con maggior facilità, che deve tuttavia fermarsi a fare quota a nord di Belluno, più a sud invece un gruppo di piloti resiste alla mancanza di termiche, cercando di recuperare poco a poco quota sopra Villabruna. Tra i secondi i nostri italiani Biagio Alberto Vitale e Luca Donini e i francesi Seiko Fukuoka Naville e Pierre Remy.

Del gruppo “arenato” nella piana di Villabruna una parte riesce e fare quota e prendere il nord per aggirare la boa del Nevegal, come fatto in precedenza dal gruppo guidato da Morgenthaller (tra questi Donini e Fukuoka), gli altri (Vitale e Remy) riescono a fare termica in pianura e raggiungono e aggirano la boa del Nevegal da sud.
A questo punto direzione comune Cesiomaggiore e qui sopra i tre filoni di gara si ricongiungono e si dirigono ad aggirare la boa di Villabruna. In aria restano circa 30 piloti. Il percorso continua con l’aggiramento di boa sopra Salmenega, poi Monte Aurin e taglio della linea di fine gara sopra il Boscherai.

Chiude la manche per primo Adrian Hachen (Sui). Tra le donne nessuna taglia il traguardo. Per gli italiani la miglior posizione di giornata appartiene al trentino Luca Donini che chiude in 2^ posizione.

Classifica provvisoria della task dell’8 luglio, in attesa degli ultimi recuperi e degli accertamenti tecnici è la seguente: per gli uomini Adrian Hachen (Sui), Luca Donini (Ita) e Von Kanel Patrick (Sui) e per le donne: Kari Ellis (Aus) e Seiko Fukuoka Naville (Fra) a pari punteggio, in terza posizione Khobi-Jane Bowden (Rsa)

Classifica generale provvisoria, in attesa degli ultimi recuperi e degli accertamenti tecnici è la seguente: per gli uomini Pierre Remy (Fra), Dusan Oroz (Slo), Honorin Hamard (Fra) e per le donne Seiko Fukuoka Naville (Fra), Silvia Buzzi Ferraris (Ita), Kari Ellis (Aus). Squadre: Svizzera, Francia e Slovenia.

Fonte: comunicato stampa

Stoppato però prima della conclusione per la formazione improvvisa di una cellula temporalesca a nord di Castel Tesino

Un percorso di gara sviluppato tra Veneto e Trentino, con partenza dal Monte Avena in direzione del Lago di Caldonazzo e rientro verso la vallata feltrina attraversando la Valsugana.
Alle 13.00 lo start e poi tutti i piloti girati verso ovest per raggiungere la prima boa in prossimità di Levico Terme. Attorno alle 13.40 un numeroso gruppo di testa è già alle porte della Valsugana pronto a incontrare la prima boa di giornata. I più veloci hanno scelto di volare a ridosso delle cime, per trovare maggiori correnti e mantenere quota.  Poco dopo le 14.00 i primi piloti superano la prima boa: davanti a tutti Simon Arnold (AUT) inseguito da un numeroso gruppo che a quel punto ha preso direzione Santa Giustina per incontrare la seconda boa.

Poi, quando il gruppo di testa si trovava sopra Castel Tesino, il Direttore di gara ha decretato lo stop. La terza manche del mondiale si è quindi interrotta alle 15.15. La formazione improvvisa di una cellula temporalesca ha infatti imposto di dare precedenza alla sicurezza. Il giudizio tecnico di Maurizio Bottegal, direttore di gara:

In questi casi i piloti hanno l’obbligo di raggiungere terra nel minor tempo possibile e in sicurezza. Nessuno ha interesse a cercare di prolungare la permanenza in aria perché comunque il conteggio dei chilometri percorsi, valido per accumulare punti, viene, in situazioni come questa, calcolato tracciando la posizione che ciascun pilota aveva cinque minuti prima dello stop

Una situazione inaspettata quella che si è verificata durante la terza manche, tanto più che la zona a nord-est di Cima D’Auda solitamente non è tra i punti sensibili che generano condizioni temporalesche. Continua Bottegal:

A volte anche solo due gradi di temperatura in più dal suolo possono generare situazioni impreviste ma al meteo non si comanda. Le interruzioni di manche possono capitare, dispiace, ma fa parte del gioco. C’è un rammarico in più perché molti dei piloti che gareggiano in questo mondiale non hanno mai volato verso ovest, verso Levico, sarebbe stato interessante portare a compimento questo percorso inedito

Pochi i piloti atterrati al Boscherai quindi, solo quelli che erano nelle posizioni più avanti verso Santa Giustiana. Per tutti gli altri si è messa in moto la macchina straordinaria dei recuperi che tutti i giorni lavora silenziosamente per riportare al campo base tutti i piloti che non riescono a completare la task e atterrano quindi lungo il percorso. Matteo Di Brina, presidente del Comitato organizzatore:

Il lavoro oggi per le squadre di recupero è stato straordinariamente più intenso ma siamo preparati e perfettamente coordinati, pronti per gestire anche queste situazioni

Unico particolare da segnalare tra i recuperi quello dello slovacco Jaroslav Janduch che, probabilmente alla ricerca di correnti ascensionali, si è ritrovato a volare troppo a ridosso di un costone montuoso restando impigliato tra le cime di un albero. Nulla di grave, solo un recupero insolito tra quelli avvenuti in giornata.

Classifica provvisoria della task, in attesa degli ultimi recuperi e degli accertamenti tecnici: per gli uomini Stefan Wyss (Sui), Idris Birch (Gbr) e Xevi Bonet Dalmau (Esp) e per le donne Seiko Fukuoka Naville (Fra), Silvia Buzzi Ferraris (Ita) e Kari Ellis (Aus)

Classifica generale provvisoria, in attesa degli ultimi recuperi e degli accertamenti tecnici:

Uomini: Pierre Remy (Fra), Honorin Hamard (Fra), Duan Oro (Slo)

Donne: Seiko Fikuoka Neville (Fra), Silvia Buzzi Ferraris (Ita), Kari Ellis (Aus)

Squadre: Francia, Slovenia, Italia

 

Fonte: comunicato stampa

Ha toccato gran parte della vallata feltrina, con grande gioia della gente, ma ha messo a dura prova l’abilità tecnica e la resistenza dei piloti: 91 km di percorso e più di 4 ore di volo hanno permesso a dura prova anche i migliori.
Di 150 piloti infatti circa 80 sono arrivati a meta. I primi tre a concludere la manche di oggi sono stati nell’ordine Honorin Hamard (Fra), attuale campione del mondo in carica, Duan Oro (Slo) e Simon Arnold (Aut). Tra le donne il primato oggi aspetta a Seiko Fukuoka Naville (Fra), attuale campionessa del mondo, che ha scelto di difendere il titolo in solitaria, permettendo in questo mondo alla connazionale Laurie Genovese di gareggiare nella nazionale francese.

«Una task davvero lunga, che mi ha messo alla prova» ha dichiarato la Fukuoka, le fa eco Honorin: «Un percorso difficile, soprattutto per le parti sopra la pianura fino a metà della gara sembrava che gli spagnoli fossero in netto vantaggio, ma poi siamo riusciti a sfruttare bene le correnti vicino alle montagne e alla fine li abbiamo superati.”
Il primo tra gli italiano oggi è stato invece Biagio Alberto Vitale che ha tagliato la linea di goal con un ottimo piazzamento in 13 posizione.

Una manche partita dal decollo del Monte Avena con start alle 13.45, prima boa da aggirare sopra Cesiomaggiore poi via in direzione Belluno dove i piloti hanno aggirato la seconda boa a circa 6 km dal centro. Da lì aggiramento della terza boa sopra Trichiana (raggio di 12km sulla boa di Cison Di Valmarino) e poi rientro verso i costoni montuosi e aggiramento della quarta boa su Roncoi di San Gregorio Nelle Alpi (raggio di 18 km sulla boa di Agordo). Meta successiva dei piloti in direzione del Lago Di Arsiè, aggiramento della quinta boa sopra Rocca Di Arsiè procedendo poi per raggiungere e aggirare l’ultima boa di giornata sopra Feltre (raggio di 8 km sulla boa di Busche) con chiusura di gara in atterraggio al #Boscherai tra gli applausi dei molti accorsi a godersi lo spettacolo.

Una giornata importante anche per l’organizzazione questa, perché il regolamento vuole che per convalidare l’edizione di un Mondiale almeno un pilota totalizzi 1.500 punti. Il commento di Maurizio Bottegal:

Potrebbe essere considerata una formalità, ma con oggi entriamo ufficialmente negli annali dei mondiali riconosciuti. E con margine ampissimo infatti dopo questi due straordinari giorni di gara, con i punteggi totalizzati oggi, i piloti di gara che hanno raggiunto e/o superato la soglia dei 1.500 punti sono circa 120

Fonte: comunicato stampa

 

Il primo ad arrivare a meta il francese Pierre Remy, tra le donne, invece, l’italiana Silvia Buzzi Ferraris

Con 120 piloti a meta, condizioni meteo che hanno consentito una disputa di manche sopra le aspettative e puro spettacolo in fase di atterraggio, la 15esima edizione del Mondiale di parapendio si apre sotto i migliori auspici.
Primo ad arrivare a meta il francese Pierre Remy  e immediatamente alle sue spalle lo svedese Lars Anders Jonsson e l’altro transalpino Honorin Hamard. Tra le donne ad avere la meglio è stata invece l’italiana Silvia Buzzi Ferraris.

Il meteo incerto nell’area del Monte Avena ha spinto gli organizzatori a scegliere di spostarsi nella pedemontana bassanese; per garantire ai piloti migliori condizioni di volo si è scelto il decollo di Rubbio (località Brombe –Vi), qui i piloti hanno cominciato a prendere posizione in una finestra di decollo aperta dalle 12.15 alle 13.15.
A quel punto lo start tanto atteso e la prima manche del campionato ha preso il via: 150 vele si sono girate all’unisono e hanno cominciato a guadagnare cielo in direzione della prima boa che è stata aggirata tra Crespano e San Zenone in uno spettacolo mozzafiato, perfettamente visibile anche da Bassano del Grappa.

L’aggiramento della seconda boa è avvenuto sopra Calvene, da lì la manche è proseguita in direzione Montebelluna, con aggiramento della terza boa sopra Onè. Linea di goal a Borso del Grappa, all’atterraggio di Garden Relais. Il commento di Maurizio Bottegal, direttore di gara:

Una gara straordinaria, una giornata mitica per il volo libero: i piloti hanno coperto 80 km con medie di velocità attorno i 33-34 km/h. Una manche assolutamente al di sopra delle nostre aspettative, siamo entusiasti. Sensazionale anche l’atterraggio, con i piloti che sono arrivati vicinissimi, di fatto possiamo dire che i primi 50 sono atterrati quasi contemporaneamente a pochissimi secondi di distanza l’uno dall’altro, uno spettacolo anche per noi che li aspettavamo a terra

Un commento anche sulla Nazionale italiana:

La nostra Nazionale si è comportata benissimo, sono tutti arrivati nel gruppo di testa e che dire della straordinaria Silvia Buzzi Ferraris che è stata la prima tra le donne. I giochi sono aperti, l’Italia c’è. Unico rammarico non aver potuto disputare la prima giornata di gara nei cieli sopra casa nostra, il bellunese. Ma con tutta probabilità ci rifaremo domani

Fonte: comunicato stampa

Ultimo giorno di prove per i piloti che da domani saranno impegnati nelle manches ufficiali valide per l’assegnazione dei punteggi per questo 15° Mondiale.
Dopo la grande emozione della cerimonia di apertura, con oggi i sentimenti cedono il passo alla concentrazione: i piloti sono saliti al decollo del Monte Avena e lì si sono visti assegnare la prima task (di allenamento) dal direttore di gara Maurizio Bottegal.

Finestra di decollo dalle 12.00 alle 13.45 a quel punto taglio della linea di start verso la prima boa da aggirare sopra Cesiomaggiore, poi via verso Boscon dove hanno aggirato la seconda boa all’altezza di Sedico. Da qui aggiramento della terza sopra Arten/Fonzaso, poi via in direzione Asiago e aggiramento di boa su Primolano. A seguire in ritorno nuovamente Arten, Col Melon e chiusura della task con atterraggio a Boscherai.

Erano 72 i chilometri che i piloti dovevano coprire nel rispetto del tracciato di gara, per andare a goal. Complice il cielo sereno, la task in un primo momento poteva sembrare relativamente semplice, poco prima della partenza però il cielo si è coperto e questo ha richiesto ai piloti di tirare fuori le abilità che li hanno portati fin qui, a contendersi un titolo mondiale. Spiega Maurizio Bottegal:

Mentre la stavamo tracciando ci aspettavamo una task molto molto veloce poi però la meteo, che è signora indiscussa in questa disciplina è improvvisamente cambiata e ha costretto tutti a rallentare. Ci aspettavamo una velocità media attorno ai 30km/h probabilmente invece è stata di inferiore, perché le termiche all’inizio erano deboli e di conseguenza fare quota diventava difficile. Ma verso le 14.45 le condizioni sono cambiate nuovamente e i piloti hanno potuto riprendere velocità. Di fatto però, volare oggi è stato complicato, basti pensare che su 150 piloti circa 25 hanno potuto completare correttamente la task. Per domani stiamo monitorando la situazione meteo perché nella zona del feltrino danno temporali quindi è molto probabile che si scelga di andare in Pedemontana del Grappa, nella zona di Bassano o di Marostica

Hector Bellerin ha un cuore d’oro. Il terzino spagnolo in forza all’Arsenal, sul suo profilo Twitter aveva annunciato, prima dell’inizio dell’Europeo Under-21, un’azione in favore delle vittime del tremendo rogo alla Grenfell Tower di Londra.
Un’azione diretta, ma anche un invito a tutti a dare una mano, lui che abita nella capitale inglese da luglio 2011: 50 sterline donate per ogni minuto giocato nella competizione.

 

Per lui il sogno di salire sul tetto d’Europa con la Roja si è spezzato proprio in finale con la rete di Weiser che ha consegnato lo scettro alla Germania.
Ma Bellerin, delusione sportiva a parte, può ritenersi un vincitore dal punto di vista umano: con i suoi 381 minuti disputati, il terzino ha raccolto 19.050 sterline, circa 23mila euro, che andranno direttamente nella casse della Croce Rossa inglese.
Unica nota stonata è stata la panchina nel match contro la Serbia, voluta dal ct della Spagna Under-21, come turnover per far rifiatare i giocatori in attesa della semifinale contro l’Italia.

 

L’incendio della Grenfell Tower, un grattacielo di 24 piani, è divampato nella notte del 14 giugno. Oltre 80 persone hanno perso la vita nelle fiamme, mentre sono 70 le persone sono rimaste ferite.
La polizia di Londra ha, inoltre, dichiarato che il bilancio definitivo delle vittime non sarà disponibile prima del 2018, a causa delle difficoltà nell’identificazione dei cadaveri e nel definire l’esatto numero di persone presenti nella torre al momento dell’incendio.

Ma nel lutto e nelle lacrime che hanno coinvolto Londra e l’Inghilterra, ci sono stati anche forti gesti come l’incessante e estenuante lavoro dei vigili del fuoco e atti di umanità come quello del calciatore spagnolo classe 1995. Complimenti Hector!