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Giovanni Sgobba

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Sono solo tre gli atleti azzurri impegnati nella settima giornata dei Mondiali di atletica leggera, in corso a Londra. Nella serata di giovedì 10 agosto riflettori puntati sulla qualificazione del salto in alto femminile. Alle 20.10 sia Alessia Trost che Erika Furlani proveranno ad accedere alla finale.

Per la friulana, la qualificazione alla finale dovrebbe essere l’obiettivo minimo con promozione diretta fissata a 1.94, il suo punteggio stagionale. Per la giovane atleta romana, invece, il suo best score stagionale si è fermato a 1.92, ma ha tutte le carte per giocarsi al meglio la qualificazione.

La terza atleta azzurra è l’italo-cubana Yusneysi Santiusti impegnata, alle ore 20.52, nella quarta batteria degli 800m. Ricordiamo che passano alle semifinali le prime tre di ogni serie e i sei migliori tempi.

 

Copertura televisiva

Raisport: dalle 19.30;
Rai Due: dalle 21.05;
Eurosport: dalle 19.30

Un Destriero a galoppo, solcando l’oceano e spingendosi laddove nessuno aveva ancora osato. E’ un’impresa che, mischiando letteratura navale, epopea e racconti da vascello, fa il solco alla storia. Una storia tutta italiana, affascinante e sospesa che, ancora oggi, ritorna come la risacca a riva.
Il Destriero, un monoscafo in alluminio con carena a V profondo con propulsione a idrogetti che il 9 agosto 1992 percorse 3.106 miglia nautiche senza rifornimento sull’oceano Atlantico. Partito dal faro di Ambrose Light, New York, al faro di Bishop Rock nelle Isole Scilly, in Inghilterra.
Impiegò 58 ore, 34 minuti e 50 secondi, alla velocità media di 53,09 nodi (98,323 km/h). Ecco il record di velocità nella traversata atlantica. Un record tuttora inviolato. Con qualche se e qualche ma.

Era l’alba del 9 agosto e il personale del faro inglese si sentì dire al telefono gracchiante: «Buongiorno, qui è la nave Destriero, siamo partiti da New York, grazie per registrare data e ora del nostro passaggio». La risposta fu: «Buongiorno Destriero, non vi attendevamo così presto…». Sì perché Destriero impiegò esattamente 21 ore e mezza in meno del precedente record appartenuto al catamarano inglese Hoverspeed Great Britain.

Orgoglio, lungimiranza ed efficacia italiana. Paese di navigatori che si spingono oltre l’immaginario. La voce gracchiante era di Cesare Fiorio, responsabile e organizzatore di un team composto pressoché da italiani. Costruito da Fincantieri, il Destriero era nato da un progetto dello studio navale Donald L. Blount and Associated, ma l’impresa fu voluta e patrocinata da Karim Aga Khan, ricco uomo d’affari e principe ismailita, e appoggiata dalla Fiat di Gianni Agnelli e dall’Iri di Franco Nobili.

C’era da conquistare il prezioso Nastro Azzurro, la Blue Riband, il riconoscimento che veniva attribuito alla nave passeggeri che deteneva il record di velocità media di attraversamento dell’Atlantico, in regolare servizio e senza scali di rifornimento. C’era da emulare le gesta del transatlantico Rex, la prima nave italiana in grado di fregiarsi del Nastro Azzurro che nel 1933, partendo da Gibilterra, impiegò 4 giorni, 12 ore e 53 minuti per raggiungere il faro di Ambrose, a una media di 28,92 nodi.

Il lungo fiocco garrisce ancora l’albero di Destriero. Seppur simbolicamente. Perché come qualsiasi avventura mitologica c’è sempre l’antieroe di turno. Gli storici navali o almeno alcuni. Le cause imputate: una unità che nel tentativo di record non stava svolgendo regolare servizio passeggeri sull’Atlantico. Due, l’impresa si è compiuta sulla rotta New York – Bishop Rock (da Ovest verso Est) invece che da Est verso Ovest, come avveniva per le grandi navi di linea.

Il Destriero, infatti, provò a stabilire il record all’andata, ma incappò in una tempesta e arrivò in America con dopo più di 100 ore. Ma la storia è anche originalità, proprio come l’assegnazione dello stesso fiocco. E’ lo stesso Fiorio a raccontarlo:

Avevamo il nastro già a bordo e delle giuste dimensioni. Infatti c’è una vecchia formula che il comandante Mancini aveva scovato su documenti antichi che stabilisce le dimensioni esatte di questo nastro in base alla lunghezza della nave, alla sua altezza e alla velocità media. Da questa formula veniva fuori che per il Destriero il Nastro Azzurro dovesse consistere in un pennello, cioè in una striscia di seta azzurra alta 30 centimetri sul bordo d’attacco, e che si assottiglia all’altra estremità dopo una lunghezza di 8 metri e 25 centimetri. Siccome la velocità abbiamo potuto stabilirla solo in vista del traguardo, in quel momento abbiamo tagliato il nastro alla lunghezza esatta. Ad attribuircelo è stata la storia, nel senso che dalla prima metà del secolo scorso le navi

di varie nazionalità conquistavano automaticamente questa prestigiosa insegna sulla base di un cronometraggio certo

 

 

I Mondiali 2017 di atletica leggera entrano nel vivo con la sesta giornata di gare allo stadio Olimpico di Londra. Oggi, mercoledì 9 agosto, saranno cinque gli atleti azzurri a scendere in pista. Occhi puntati, ovviamente, sulla semifinale maschile dei 200m dove ci sarà Filippo Tortu (21.55 ora italiana) che proverà a strappare un pass per la finale.

Il giovane velocista milanese è, in realtà, l’ultimo tra gli italiani a gareggiare: la serata si apre con Laura Strati chiamata alle qualificazioni nel salto in lungo (20.10) e successivamente sarà il turno di Marco Lingua con il lancio del martello, sempre turno di qualificazione (20.20).

Francesca Bertoni, invece, inaugurerà le batterie dei 300m siepi alle 20.41, mentre sempre nella categoria lancio del martello Simone Falloni si piazzerà in pedana alle 21.50.

Copertura televisiva

Raisport: a partire dalle 19.30;
Rai Due: a partire dalle 21.05;
Eurosport: a partire dalle 19.30

Sono quattro gli atleti italiani impegnati oggi, martedì 8 agosto, nella quinta giornata di gare dei Mondiali di atletica, in corso a Londra.

La prima a scendere, alle 21.10 ore italiane, è Irene Siragusa nella batteria di qualificazione dei 200m. Sempre nei 200m e con la speranza di strappare un pass per le semifinali, alle 21.18 sarà il turno di Gloria Hooper. Sono previste sette batterie con accesso alle semifinali per le prime 3, più 3 migliori tempi di recupero.

Grande attesa, invece, per le altre due atlete azzurre: Ayomide Folorunso e Yadisleidy Pedroso, rispettivamente in gara alle 21.45 e 21.55, si giocano un posto nella finale dei 400m. Compito arduo per loro: accedono all’ultimo turno le prime 2 di ogni semifinale e 2 tempi di recupero.

Copertura televisiva

RaiSport: 19.55-21.05
Rai 2: 21.05-23.15

In pochi possono dire “io c’ero” quel pomeriggio di un anonimo 14 luglio 2001, nello stadio di Debrecen, la seconda città più importante in Ungheria. C’erano pochi spettatori ai Mondiali di atletica della categoria Allievi – per intenderci – quelli riservati agli Under 18. E quei pochi che erano presenti videro, ignari, passare davanti ai loro occhi un ragazzotto che segnerà il futuro e la storia dell’atletica leggera mondiale.

Non era Allyson Felix, quattrocentista americana, o il mezzofondista kenyano Brimin Kipruto. Tutti ragazzi forti, fortissimi che avrebbero fatto il salto di qualità. C’era anche il sedicenne Andrew Howe che nel salto in lungo conquistò il bronzo e l’unica medaglia per l’Italia.

E poi c’era un ragazzo di quasi 15 anni, magro e alto, tanto magro e alto quanto inizialmente spaesato e nervoso. Fece un po’ di stretching e si presentò ai blocchi di partenza indossando la maglia della Giamaica. Postazione numero 3, Usain Bolt.
Chiuse i 200m in poco più di 21 secondi, davanti a tutti. Primo a tagliare il traguardo come avverrà successivamente nel 2008 o nel 2009 e poi ancora nel 2012 o nel 2016. Tutto secondo uno spartito che abbiamo imparato a conoscere e ad amare: partenza lenta, poi attimo dopo attimo, al battito di ciglia aumentò la sua progressione e a metà della corsa era davanti a tutti gli avversari. Lui ad ampie falcate, gli altri boccheggiando furiosi. Lui che si invola verso il finish e rallenta la sua falcata ormai sicuro del successo.

Bolt aveva vinto la sua prima gara internazionale. Prima delle medaglie d’oro alle Olimpiadi di Pechino o di Londra e Rio, prima dei successi e dei record ai Mondiali di Berlino o di Mosca. Tutto ha un inizio e per Lightning Bolt, per il fulmine, tutto ebbe inizio il 14 luglio 2001.

Il velocista giamaicano ha spezzato un equilibrio solido e decennale: laddove l’atletica era un’esibizione di muscoli pompati, lui ci ha messo grazia ed eleganza. Con un fisico diverso da tutti gli altri atleti: alto 1,95 metri e con delle gambe esageratamente lunghe. Una storia straordinaria resa speciale non solo per non avere il canonico physique du rôle, ma anche perché è rimasto re delle competizioni per oltre un decennio: in molti hanno provato a detronizzarlo, ma nessuno ci è mai realmente riuscito per 10 anni, quando la media di altri atleti è di 3-4 anni sulla cresta dell’onda.

Una saetta sin dalla nascita, verrebbe da dire. Eppure secondo la madre Jennifer, l’unica volta in cui il figlio sarebbe stato lento è stato il giorno della nascita quando, il 21 agosto 1986, è arrivato con una settimana di ritardo rispetto al previsto.

 

Penultima giornata del fantastico campionato mondiale di beachvolley disputato alla Donauinseln, sulle rive del Danubio, dove i tifosi si sono messi diligentemente in fila fin dalle 7 di mattina per assicurarsi un posto a sedere.
Lo Stadio centrale ha cominciato a riempirsi e, subito, tra il numeroso pubblico di tutto il mondo si son fatti sentire con canzoni allegre, cori e anche magliette gialle e cappellini verdi i molti tifosi brasiliani, accorsi numerosi per assistere alle due partite dei loro beniamini e delle loro beniamine: incontri giocati entrambi contro il Canada.
La partita maschile si è risolta con la vittoria dei ragazzi, Andrè e Levandro che si sono così aggiudicati un posto nei quarti di finale di domani e con la sconfitta delle ragazze Talita e Larissa, che sono quindi arrivate terze.

Ma è stata Germania – America il match più aspettato della giornata perché si è trattato della finale femminile.
E’ Ludwig – Walkenhorst contro Ross e Fendrick. Le quattro pallavoliste hanno offerto agli spettatori un gioco davvero grandioso con tanti recuperi mozzafiato fuori campo in tuffo e ottime schiacciate.Entrambe le squadre si sono dimostrate molto forti ma sono state le ragazze americane a chiudere il primo set per 21-19.
È stato nel secondo set che Walkenhorst è venuta fuori con delle ottime performance grazie alle quali è riuscita ad ottenere un netto vantaggio sulle avversarie anche di 7 punti. La tedesca è riuscita a tirar fuori un’ incredibile grinta e ha fatto un punto dopo l’ altro e ha chiuso con un sorriso il secondo set per 21-13.
Nel terzo set le tedesche hanno iniziato alla grande, mettendo subito in difficoltà le americane che non hanno avuto più scampo davanti ai “mostri sacri“ della beachvolley di scuola alemanna che hanno conquistato la medaglia d’oro.

 

Natascia De Franceschi – Inviata

Penultima giornata del fantastico campionato mondiale di beachvolley disputato alla Donauinseln, sulle rive del Danubio, dove i tifosi si sono messi diligentemente in fila fin dalle 7 di mattina per assicurarsi un posto a sedere.
Lo Stadio centrale ha cominciato a riempirsi e, subito, tra il numeroso pubblico di tutto il mondo si son fatti sentire con canzoni allegre, cori e anche magliette gialle e cappellini verdi i molti tifosi brasiliani, accorsi numerosi per assistere alle due partite dei loro beniamini e delle loro beniamine: incontri giocati entrambi contro il Canada.
La partita maschile si è risolta con la vittoria dei ragazzi, Andrè e Levandro che si sono così aggiudicati un posto nei quarti di finale di domani e con la sconfitta delle ragazze Talita e Larissa, che sono quindi arrivate terze.

Ma è stata Germania – America il match più aspettato della giornata perché si è trattato della finale femminile.
E’ Ludwig – Walkenhorst contro Ross e Fendrick. Le quattro pallavoliste hanno offerto agli spettatori un gioco davvero grandioso con tanti recuperi mozzafiato fuori campo in tuffo e ottime schiacciate.Entrambe le squadre si sono dimostrate molto forti ma sono state le ragazze americane a chiudere il primo set per 21-19.
È stato nel secondo set che Walkenhorst è venuta fuori con delle ottime performance grazie alle quali è riuscita ad ottenere un netto vantaggio sulle avversarie anche di 7 punti. La tedesca è riuscita a tirar fuori un’ incredibile grinta e ha fatto un punto dopo l’ altro e ha chiuso con un sorriso il secondo set per 21-13.
Nel terzo set le tedesche hanno iniziato alla grande, mettendo subito in difficoltà le americane che non hanno avuto più scampo davanti ai “mostri sacri“ della beachvolley di scuola alemanna che hanno conquistato la medaglia d’oro.

 

Natascia De Franceschi – Inviata

La Ferrari, quest’anno, sta andando davvero bene e sta alimentando l’entusiasmo sempre più coinvolgente di tanti supporter. La doppietta rossa al Gp d’Ungheria di domenica 30 luglio, poi, ha elettrizzato ancor di più l’ambiente: Sebastian Vettel è arrivato primo al termine di una gara da brividi, nella quale è stato a lungo alle prese con grossi problemi allo sterzo. Il tedesco della Ferrari ha siglato un capolavoro anche e soprattutto grazie al compagno finlandese Kimi Raikkonen che lo ha difeso, da buon gregario, scortandolo per tutto il tracciato.

Un’autentica impresa e tra chi si è complimentato con i due piloti, nel pomeriggio domenicale c’era anche Leonardo Bonucci, il difensore che ha infiammato il calciomercato passando dalla Juventus al Milan. Ecco il suo post su Facebook:

Tra vari hashtag ed emoji di rito, Bonucci ha definito Vettel e Raikkonen “stoici” aggettivo che riferendosi storicamente alla stoa, cioè alla scuola filosofica fondata da Zenone di Cizio, per estensione significa coloro che dimostrano fortezza d’animo dinanzi alle avversità. Tipo Vettel e il problema allo sterzo.
Tutto chiaro, no? Macché! Molti utenti di Facebook, la maggior parte juventini ancora infuriati/delusi e con la bile carica di frustrazione, hanno iniziato a ironizzare e sbeffeggiare il centrale difensivo perché, a loro giudizio, si sarebbe dimenticato la lettera erre. Insomma no “stoici”, bensì “storici”.

Oltre a sfottò da bontemponi misti a gravi offese, strappa più di un sorriso leggere certi commenti (tutti visibili sotto il post di Bonucci). Tipo Giulio Guidobaldi che dice: “Da quando sei del milan non sai più neanche scrivere”. Dario Maulini, invece, vede strane connessioni con la Cina: “Hai dimenticato la “L” di “STOLICI” #bilancinese #madeinchina”.
Come un disco rotto, l’accostamento con la nuova proprietà orientale è in loop: Antonio Lubraco commenta con “Un mese al milan già ha preso l’accento cinese #stoici”; poi c’è quello che, da fine conoscitore della lingua italiana, fa notare l’errore, lo corregge, scivolando, a sua volta, su una buccia di banana, tipo Giovanni Tamburrino: “Storici se mai Leo”. Semmai, Giovanni, semmai!

Prontamente e con tanta ironia, altri utenti hanno fatto notare l’esistenza dell’aggettivo “stoici”. Insomma, deliri domenicali causa assenza pennichella. Come fece Alessandro Manzoni con i suoi “Promessi sposi, forse un sarebbe opportuno “sciacquare i panni in Arno”. Sperando che non venga fraintesa pure questa.

 

Per uno sportivo conquistare una medaglia è il coronamento di tanti sacrifici e tanta dedizione. Valerio Catoia, 17 anni e con la sindrome di Down, ha passato tutta la sua giovane vita in acqua. Da quando ha tre anni, da quando i medici consigliarono i genitori di fargli fare nuoto per irrobustire un corpo gracile.
Ancora oggi, a Latina, si allena quattro giorni alla settimana, la sua passione è cresciuta sempre più e ha iniziato a gareggiare, diventando un tesserato della Fisdir (Federazione Italiana Sport Disabilità Intellettiva Relazionale) e vincendo la medaglia d’argento ai campionati nazionali.

Ma questa volta la medaglia che gli ha consegnato il ministro dello sport, Luca Liotti, è speciale, unica: non ha un valore metallico, né oro o bronzo, ma su di essa c’è scritto “Valerio, il nostro campione”.
Sì perché Valerio ha compiuto un gesto da piccolo grande eroe. Il 12 luglio era con la sua famiglia alla spiaggia La Bufalara di Sabaudia, non lontano da Latina quando ha visto una bambina di 10 anni che rischiava seriamente di affogare. Mentre si agitava e andava sott’acqua, Valerio e il padre si sono tuffati, ma è stato il ragazzo, senza averci pensato su due volte, ad afferrare la bambina e a riportarla a riva, dove poi sono arrivati i bagnini.

«Valerio sei uno sportivo straordinario, hai messo al servizio degli altri la tue abilità da nuotatore e per questo ti siamo riconoscenti», ha detto il ministro Lotti, durante la speciale “premiazione”. Il giovane nuotatore, forse, non si è ancora reso conto del gesto eroico e impavido che ha compiuto e, per questo, sono arrivati dei speciali messaggi: a sorpresa, infatti, direttamente dal Mondiale di Budapest, Federica Pellegrini, Gabriele Detti, Gregorio Paltrinieri e l’ex campione Massimiliano Rosolino hanno salutato Valerio, complimentandosi per quello che ha fatto.

Campione dello sport e campione della vita con tanto di invito speciale: Rosolino, accanto a Detti e Paltrinieri, ha chiesto al 17enne di fare un paio di vasche assieme ai due nuotatori che hanno annuito.

Orgoglio anche da parte di Luca Pancalli, presidente del Comitato Italiano Paralimpico:

Con coraggio e altruismo si è buttato in mare per salvare una bambina in difficoltà. Si tratta di una delle tante straordinarie storie che vedono protagonisti gli atleti paralimpici, spesso capaci di azioni di grande valore etico e sociale. Valerio Catoia ha compiuto un gesto esemplare che conferma quanto sia importante essere campioni nello sport e nella vita

 

E’ ancora una medaglia d’oro, ancora nell’arco. Ai World Games 2017 che si stanno disputando a Breslavia (Wrocław), in Polonia, è arrivata la seconda medaglia d’oro, la terza in totale, grazie a Cinzia Noziglia che ha trionfato nell’arco nudo. L’azzurra battuto la svedese Lina Bjorklund con il punteggio di 49-45, dopo aver sconfitto in semifinale la ceca Martina Mackova 47-39.

Sia in finale che in semifinale, l’arciere ligure ha avuto qualche difficoltà nella prima sessione di tiro, per poi riprendersi e crescere costantemente piazzando la rimonta e il sorpasso.

Dopo la medaglia d’oro di Amedeo Tonelli e il bronzo di Jessica Tomasi nel ricurvo, ecco arrivare un’altra soddisfazione per l’Italia.