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Giovanni Sgobba

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Se esistesse un vocabolario prettamente sportivo, alla voce “bandiera” trovereste un numero davvero esiguo di calciatori. Ma loro due sicuramente sarebbero tra i nomi più rappresentativi. Due icone di fedeltà, due leggende in grado di attraversare più decenni calcistici, reggendo ai cambiamenti di regole, l’evoluzione del calcio, subendo infortuni, uno, due, tre, ma rialzandosi sempre.

Uno bandiera del Milan, Paolo Maldini. L’altro l’ottavo re di Roma, Francesco Totti. Chi, col proprio club ha vinto praticamente tutto; chi ha vinto poco, ma. Uno il Mondiale ha provato a vincerlo in quattro occasioni, arrivandoci vicinissimo in una, nel 1994, e chiudendo come divinità mortale quello del 2002. Chi, invece, proprio nell’edizione successiva, è riuscito nell’impresa di sollevare il prestigione trofeo luccicante.

Quello di domenica 1° ottobre 2017, è il primo Roma-Milan senza Maldini e Totti nelle due formazioni. E’ il segno del tempo che, inesorabilmente, trascorre. Con la consapevolezza che non rivedremo più facilmente due giocatori così legati visceralmente al proprio club (non è un accenno di critica, sia chiaro), blocchiamo per un’istante l’orologio e forzando le lancette, riavvolgiamole per ricordare qual è stata l’ultima partita con i due in campo.

Era la 27esima giornata della stagione 2008-2009. Non assolutamente una partita qualsiasi: era l’ultima a San Siro proprio del numero 3 rossonero, Paolo Maldini. I rossoneri si stavano giocando la qualificazione alla Champions League e, nella festa d’addio al calcio de capitano del Milan, fu l’altro capitano, Totti, a far la parte da guastafeste. Finì 3-2 per i giallorossi, con le reti di Riise, Menez, doppio Ambrosini e del capitano romanista, su punizione, a cinque minuti dal termine.
Lacrime, delusione e anche qualche fischio incommentabile. La luce di Maldini si eclissò da San Siro.

Ma abbiamo parlato di Mondiali e per un certo senso Maldini e Totti condividono anche in maglia azzurra una stessa analogia. Con la maglia azzurra Paolo ha disputato 126 partite, di cui 74 come capitano, realizzando 7 gol. Nei campionati del mondo ha collezionato 23 presenze (seconda prestazione di sempre dopo le 25 partite di Lothar Matthäus che però giocò 5 edizioni contro le 4 di Maldini), in queste ha stabilito il record assoluto per i minuti giocati: 2.216.
E vi ricordate l’ultima partita in Nazionale con Maldini e Totti assieme? Anche in questo caso si tratta dell’ultima del capitano milanista. E sì,   ottavi di finale contro la Corea del Sud, Mondiale del 2002. Suo, il nefasto errore che permette all’attaccante Ahn Jung-Hwan di realizzare il golden gol che vale ai coreani l’accesso ai quarti.
Gli piovvero così tante critiche che, al termine della manifestazione decise di dire addio alla maglia azzurra. 

Ma sappiamo tutti cos’altro ha vinto dal 2003 al 2009.

La sconfitta senza attenuanti per 3-0 del Bayern Monaco contro il Paris Saint Germain è stata troppo pesante per non avere ripercussioni. E come succede spesso in queste circostanze, la prima testa a saltare è quella dell’allenatore. Anche se si chiama Carlo Ancelotti.
Lui, giramondo vincente, che tra Milan, Chelsea, Real Madrid e PSG ha vinto e rivinto tutto quello che era possibile, è scivolato proprio a causa del match della competizione che l’ha portato nell’elite del calcio mondiale: la Champions League.

Ma guardando la carriera di Carletto, possiamo esser sereni: lui è uno dei migliori prodotti calcistici che l’Italia ha esportato in giro per Europa. E sulle sue orme (si spera solo di successi e non di licenziamenti) c’è anche Antonio Conte che ha sbalordito la Premier League con il suo Chelsea.

Il campionato inglese è terra complessa, ardua, che mette alla prova l’abilità e la bravura non solo dei calciatori, ma anche dei tecnici, o per dirla all’inglese, dei manager. E di italiani nell’ultimo periodo che hanno liberato la loro scrivania con un “arriverci e grazie” ce ne sono parecchi.
Su tutti, il 2016 è stato un annus horribilis: via Walter Zenga dal Wolverhampton, club di Championship, via Francesco Guidolin, esonerato dallo Swansea, via Roberto Di Matteo, esonerato dall’Aston Villa. E non dimentichiamoci dell’ultimo, Walter Mazzarri che, dopo aver condotto il Watford alla salvezza nella Premier League dell’anno scorso, ha salutato, di comune accordo, la società. Watford che già qualche anno prima, nel 2013, aveva provato l’Italian style con Giuseppe Sannino, anche lì, però, esperienza non molto fortunata.

Chi invece non viene licenziato, ma ha il carisma di decidere il proprio destino e di dimettersi anzitempo è Fabio Capello: storica la sua mossa, nel febbraio 2012, di lasciare l’incarico di ct dell’Inghilterra dopo la decisione della Federazione di togliere la fascia di capitano a John Terry a seguito dell’accusa al calciatore britannico di aver rivolto insulti razzisti ad Anton Ferdinand.
Don Fabio, impeccabile fino alla fine, lasciò l’Inghilterra con il record di allenatore della Nazionale inglese con la più alta percentuale di vittorie (66%) sul numero di partite disputate. Dopo decise di provare un’altra avventura su una panchina nazionale e volò in Russia. Per lui Mondiali (modesti) nel 2014 e  separazione consensulae nel luglio 2015.

Ora è in Cina, sulla panchina dello Jiangsu Suning. Nel paese orientale, Fabio Cannavaro sta provando ad ottenere credibilità e successi. Con fasi alterne. Nel novembre 2014 diventò allenatore del Guangzhou Evergrande, su richiesta di Marcello Lippi passato nel ruolo di direttore tecnico del club. Il 4 giugno 2015, con la squadra al primo posto in campionato e ai quarti di Champions, venne esonerato e sostituito da Luiz Felipe Scolari. In totale su 23 partite ne ha vinte 11, pareggiate 7 e perse 5.
Il 26 ottobre dello stesso anno venne ingaggiato dai sauditi dell’Al-Nassr, freschi campioni in carica, con cui firma un contratto di otto mesi fino a fine stagione.

E Cesare Prandelli? Le esperienze estere dell’ex allenatore della Fiorentina e commissario tecnico dell’Italia ai Mondiali in Brasile sono forse i maggiori flop:a luglio 2014 è ingaggiato dai turchi del Galatasaray, ma nonostante i 5 milioni a stagione, debuttò perdendo in Supercoppa contro il Fenerbahçe ai rigori, venendo esonerato dopo pressoché quattro mesi dopo la sconfitta in trasferta con l’Anderlecht nella fase a gironi di Champions League.

Dopo 2 anni di inattività, il 28 settembre 2016 firmò un contratto biennale con il Valencia, ma anche qui la sua avventura finì in maniera brusca: il 30 dicembre si dimisi per divergenze di mercato con 6 punti conquistati in 8 partite (1 vittoria, 3 pareggi e 4 sconfitte).

 

Ieri si è conclusa la terza giornata dedicata ai Mondiali di canottaggio 2017. Oltre alle batterie e ai recuperi previsti, a Sarasota tutti attendevano con ansia il grande debutto del Para-rowing sui 2000 metri, per la prima a livello mondiale.

Anila Hoxha e Simone Baldini avevano grandi aspettative per la loro prova, ma nessuno dei due è riuscito ad ottenere i risultati sperati.
Il singolo PR1 femminile ha visto un’atleta in forma che ha fatto davvero il possibile per raggiungere l’obiettivo della finale, ma sfortunatamente è riuscita a classificarsi solo terza con un tempo di 12’14″00. In ogni caso ottima prova e ottimo tempo per Anila Hoxha, che la fa balzare al primo posto fra le imbarcazioni in gara nella prossima competizione di giovedì.

Simone Baldini, nel singolo PR1 maschile, si classifica invece in terza posizione con un tempo di 10’50″46. L’azzurro si aspettava direttamente la semifinale, ma nonostante la delusione del momento non demorde e nel ripescaggio di domani parte dalle prime posizioni per tentare di ottenere un risultato migliore e raggiungere l’obiettivo.

Il para-canottaggio ieri ha visto scendere in acqua anche Paola Protopapa, Lucilla Aglioti, Tommaso Schettino, Luca Agoletto e Gaetano Iannuzzi, nella specialità quattro con PR3 misto, che hanno dato prova delle loro capacità nell’Exhibition race.

Il vero successo della giornata di mondiali appena trascorsa spetta, però, agli otto senior maschile che arriva in finale con l’acclamazione di tutti. I nostri Cesare Gabbia, Emanuele Liuzzi, Luca Parlato, Paolo Perino, Bruno Rosetti, Mario Paonessa, Davide Mumolo, Leonardo Pietra Caprina ed Enrico D’Aniello, protagonisti dell’impresa in questa specialità olimpica, sono arrivati primi in 5’32″39.

Riescono con astuzia a mantenere un’andatura non eccessiva per non osare troppo ma che risulta comunque vincente e gli permette di battere anche Usa e Romania che fino all’ultimo hanno tentato invano di volare in pole position.

L’Italia non smette di dare grandi soddisfazioni in questo mondiale di Sarasota e altri due azzurri si classificano primi nella specialità non olimpica due senza pesi leggeri maschile. Si tratta di Giuseppe Di Mare e Alfonso Scalzone che arrivano direttamente in finale con un tempo di 6’40″42.

Giornata ricca di ripescaggi, sia nella categoria due con senior maschile che in quella doppio pesi leggeri femminile.
Nel primo gruppo, Jacopo Mancini, Vincenzo Abbagnale e Riccardo Zoppini conquistano la finale classificandosi terzi con un tempo di 7’01″43.
Nel secondo gruppo, invece, Allegra Francalacci e Valentina Rodini arrivano in semifinale grazie ad un secondo posto ottenuto totalizzando un tempo di 7’01″65.

Dunque, tre finali e una semifinale è il bilancio della terza giornata mondiale dell’Italia, che ha un ruolo da protagonista in questa competizione 2017.

Quarta giornata dei Mondiali di canottaggio 2017. Ancora azzurri in gara, che anche oggi cercheranno di regalare all’Italia delle grandi soddisfazioni come nei giorni scorsi, a partire da Simone Baldini.
Proprio lui, infatti, è protagonista dei ripescaggi odierni relativi alla disciplina singolo PR1 maschile nell’ambito del para-canottaggio. Seconda giornata per questa disciplina sui 2000 metri che rappresenta la grande novità di questa competizione mondiale.

Simone Baldini cerca a tutti i costi la semifinale e c’è grande attesa per la sua prova.

Diversi gli atleti italiani che oggi dovranno affrontare i ripescaggi, tra cui gli equipaggi delle specialità due senza senior rappresentata da Broggini Ilaria, Calabrese Veronica e quello dei quattro senza senior con Pelacchi Giorgia, Rocek Aisha, Pappalardo Carmela, Searafini Ludovica.

Un recupero tutto al femminile, dunque, che accompagnerà anche le prove di Lorenzo Galano, atleta del singolo pesi leggeri maschile, che a partire dalle ore 18 (ora italiana) si giocherà i suoi quarti di finale di categoria e la prova delle ore 16.30 di Salvatore Monfrecola, che cercherà di rientrare nella top 25.

Appuntamento, invece, alle ore 19.30 (ora italiana) per non perdere l’Exhibition Race dei quattro senza pesi leggeri maschile, con i nostri azzurri in gara: Duchich Federico, Barbaro Leone, Tedesco Lorenzo, Sfiligoi Piero.

Ecco alcune dichiarazioni a caldo di Sfiligoi dopo la prova del campo di regata:

Dopo quasi due mesi senza gareggiare, è stato piacevole fare una tirata, anche se solo di prova. Non eravamo ancora nel pieno della forma, ma siamo riusciti ad esprimerci abbastanza bene, adesso aspettiamo la preliminary race per poterci confrontare con tutti gli equipaggi, compresi quelli che non hanno preso parte al test race

Anche gli altri membri dell’equipaggio condividono il suo pensiero e si dicono soddisfatti della compattezza del gruppo. Attendono con ansia la preliminary race e sperano di arrivare in alto.

 

Ecco il programma di oggi 27 settembre delle batterie di para-canottaggio:

Ore 16.00-16.20 PR1 M1x, con il ripescaggio di Simone Baldini

Ore 16.21-16.33 PR3 Mix 2x, con l’Exhibition Race

Di seguito, invece, i recuperi di canottaggio e le batterie odierne:

16.34-16.58 M1x (Semifinali E/F/G, MONFRECOLA Salvatore)
16.59-17.14 LM2x (Semifinali C/D, -)
17.15-17.24 W2- (Ripescaggi, BROGGINI Ilaria, CALABRESE Veronica)
17.25-17.34 W4- (Ripescaggi, PELACCHI Giorgia, ROCEK Aisha, PAPPALARDO Carmela, SERAFINI Ludovica)
17.35-17.44 M2x (Ripescaggi, -)
17.45-17.49 W2x (Ripescaggi, -)
17.50-18.15 W1x (Ripescaggi, -)
18.16-18.40 LM1x (Quarti di finale, GALANO Lorenzo)
18.41-19.35 M1x (Quarti di finale, -)
19.36-19.45 LM4- (Exhibition race, DUCHICH Federico, BARBARO Leone, TEDESCO Lorenzo, SFILIGOI Piero)

È possibile guardare le gare a partire dalle ore 16 ora italiana (10.00 ora locale) dal sito www.worldrowing.com in diretta streaming. Ricordiamo che a partire da domani 28 ottobre, si potrà seguire la diretta su Rai Sport, fino alla fine del Mondiale 2017. Anche chi si è perso qualche appuntamento può recuperare guardando le repliche che saranno trasmesse fino a giorno 7 ottobre.

Ecco qui il programma completo di Rai Sport: http://www.canottaggio.org/1_news/2017_1news/0925_sarasota_TV.shtml

 

 

Proprio in occasione dei Mondiali di canottaggio 2017 che si stanno svolgendo questa settimana a Saratona in Florida è d’obbligo ricordare uno dei nomi più illustri della storia del canottaggio non solo italiano, ma anche internazionale.

Parliamo di Daniele Gilardoni, pluri-premiato canottiere che vanta un record ufficiale: aver vinto in assoluto più medaglie nel canottaggio mondiale. Oggi può godersi un meritato riposo dopo una carriera onorevole e guardare al suo passato da atleta con enorme soddisfazione.

Ripercorriamo insieme le fasi e i suoi più prestigiosi premi vinti durante i suoi anni d’oro. Daniele Gilardoni detiene il primato assoluto per aver vinto per ben 11 volte la medaglia d’oro (più un argento e un bronzo sempre ai mondiali) Un risultato che non ha eguali, visto che l’ultimo che ci è andato vicino, Matthew Pinsent, non supera le 10 medaglie.
L’atleta, undici volte campione del mondo, ha cominciato la sua carriera da giovanissimo sulle orme del padre che gli ha trasmesso la passione per lo sport in generale. Il canottaggio è stato scoperto quasi per caso ma da quel momento il campione ha capito quale fosse la sua strada e non l’ha lasciata più, diventandone protagonista in più occasioni.

Il suo primo trofeo lo conquista nel 1998 con il bronzo nei Campionati Mondiali di Colonia, nella categoria otto pesi leggeri. Ma è solo l’inizio: la sua corsa verso il successo è appena cominciata e lo porterà a collezionare un premio dopo l’altro, fino al 2008. Proprio nel 2008, e anche nel 2000, si aggiudica la medaglia d’argento rispettivamente nei Mondiali di Atene e Zagabria.
Il resto delle onorificenze è tutto di oro: le medaglie conquistate arrivano nei mondiali di: St. Catharines nel 1999, Lucerna nel 2001, Siviglia nel 2002, Milano nel 2003, Banyoles nel 2004, Gifu nel 2005, Eton nel 2006, Monaco di Baviera nel 2007, Ottensheim nel 2008, Poznan nel 2009 e Bled nel 2011.

Nonostante sia il campione più iridato del mondo del canottaggio, Gilardoni non ha mai perso la sua umiltà e anche ora che si è ritirato continua a seguire attivamente le gare. Inoltre, si impegna moltissimo nelle attività sociali, soprattutto verso i giovani. Proprio a loro dedica la sua carriera e la usa come modello per spingerli a seguire le proprie passioni e realizzare i propri sogni.

Gilardoni non ha dimenticato nulla del suo passato da campione del mondo ed è questo l’episodio che ricorda con più piacere e soddisfazione:

Il ricordo più bello della mia carriera è aver vinto il mio primo mondiale in Canada quando nessuno scommetteva una lira su di me. Altro bel ricordo è sicuramente l’ultimo mondiale, quello dei record, dove mi davano per spacciato un anno prima 

Ma la sua carriera è stata anche oscurata da periodi bui che lo hanno costretto a stare per un po’ lontano dall’acqua. In alcuni momenti ha pensato addirittura di lasciare lo sport, ma la forza della sua famiglia e l’amore per il canottaggio gli ha permesso di rimettersi in carreggiata e regalare ancora grandi successi all’Italia.

 

 

 

 

 

A partire dalle ore 16 qui in Italia potremo assistere alla terza giornata di questo mondiale di canottaggio 2017 che si sta svolgendo nella citta di Sarasota, in Florida. Fino a questo momento la gara è stata ampiamente soddisfacente per i nostri azzurri che si sono messi in gioco nelle diverse specialità olimpiche e paraolimpiche.

Oggi sarà la prima volta anche per il Para-Rowing sui 2000 metri, molto atteso dagli appassionati, che disputa le sue prime prove qui a Sarasota.
Vediamo adesso chi saranno gli azzurri in gara che si contendono le gare di oggi. In particolare gli italiani saranno protagonisti dei ripescaggi. Gli equipaggi che dovranno affrontare il recupero sono tre e comprendono le specialità del due con senior, due senza pesi leggeri maschile e doppio pesi leggeri femminile.

Nella prima categoria troviamo carichi e ottimisti gli italiani Jacopo Mancini, Vincenzo Abbagnale e Riccardo Zoppini. Nella seconda vedremo Giuseppe Di Mare ed Alfonso Scalzone e nella terza le azzurre Allegra Francalacci e Valentina Rodini.

Non solo ripescaggi oggi al centro della scena: le batterie continuano e vedranno entrare in acqua la specialità degli otto senior maschile.

Nel para-canottaggio si contenderanno le prime posizioni le gare di singolo PR1 femminile e maschile. Nel primo gruppo spicca il nome di Anila Hoxha, che farà di tutto per arrivare in finale, e nel secondo gruppo invece troviamo un italiano, Simone Baldini, che vuole giungere a tutti i costi in semifinale.

Infine, per oggi è prevista l’Exhibition race, categoria nella quale ci sono solo cinque equipaggi partecipanti.

 

Il programma di martedì 26 settembre:

ore 16.00: singolo PR1 con HOXHA Anila
ore 16.30: singolo PR1 con BALDINI Simone
ore 16.55: PR2 con l’Exhibition race

ore 17.05: PR3 Mix 2x
ore 17.25: PR3 Mix4+ Exhibition race

Per quanto riguarda invece i recuperi di canottaggio e le batterie gli orari sono i seguenti:

17.38-17.43 LW4x (-)
17.43-17.48 M2+ (MANCINI Jacopo, ABBAGNALE Vincenzo, ZOPPINI Riccardo)
17.48-17.53 LM2- (DI MARE Giuseppe, SCALZONE Alfonso)
17.53-18.03 LM1x (-)
18.03-18.08 LW1x (-)
18.08-18.24 LM4x (-)
18.24-18.34 M2- (-)
18.34-19.00 LM2x (-)
19.00-19.10 LW2x (FRANCALACCI Allegra-RODINI Valentina)
19.10-19.15 M4- (-)
19.15-19.20 W4x (-)
19.20-19.25 M4x (-)
19.25-19.35 W8+ (Batterie, -)
19.35-19.45 M8+ (Batterie – GABBIA Cesare, LIUZZI Emanuele, PARLATO Luca, PERINO Paolo, ROSETTI Bruno, PAONESSA Mario, MUMOLO Davide, PIETRA CAPRINA Leonardo, D’ANIELLO Enrico)

È possibile guardare le gare a partire dalle ore 16 ora italiana (10.00 ora locale) dal sito www.worldrowing.com in diretta streaming. Dal giorno giovedì 28 ottobre, invece, è in arrivo una grande novità per gli appassionati: si potrà, infatti, seguire la diretta su Rai Sport, fino alla fine del Mondiale 2017, con una serie di appuntamenti che permetteranno anche di visionare le repliche dei vari eventi, fino a giorno sette ottobre.

Ecco qui il programma completo di Rai Sport: http://www.canottaggio.org/1_news/2017_1news/0925_sarasota_TV.shtml

 

Possiamo archiviare anche la seconda giornata dei Mondiali di canottaggio 2017 con un ottimo successo dei nostri azzurri in gara. Ieri, 25 settembre, si sono svolte le gare che hanno visto come protagonisti i nostri Mondelli e Rambaldi e tra le donne Tontodonati e Gobbi.
La sfida che ha portato in acqua ben sei imbarcazioni italiane ha visto passare i turni eliminatori a quattro di loro.

Accede alla finale il quattro di coppia leggero femminile, formato da Asja Maregotto, Paola Piazzolla, Federica Cesarini e Giovanna Schettino. Questa specialità non olimpica è stata rappresentata in una gara condotta in modo brillante dalle azzurre, che ha delineato la vittoria già da metà gara, quando hanno effettuato lo stacco decisivo e hanno seminato definitivamente le nazioni avversarie.

Giungono, invece, in semifinale, le categorie dei due doppi Senior, maschile e femminile, e i quattro di coppia Pesi Leggeri maschile. La disciplina dei doppi Senior, specialità olimpica, ha riscontrato dei grandi successi nella giornata di prove mondiali di ieri, sia nella categoria delle donne che in quella degli uomini del nostro paese.

Filippo Mondelli e Luca Rambaldi, doppio senior maschile, si aggiudicano un degno secondo posto dopo la Gran Bretagna. I campioni in carica hanno dimostrato ancora una volta la loro voglia di vincere e accedono in semifinale con grande ottimismo per la prossima gara.

Kiri Tontodonati e Stefania Gobbi, doppio senior femminile, arrivano seconde solo alla Nuova Zelanda, dopo una gara molto combattuta che le ha viste gareggiare in quarta posizione per tutto il tempo. Lo scatto finale è stato decisivo per gettare le sorti del risultato finale.

Matteo Mulas, Catello Amarante, Martino Goretti e Andrea Micheletti, rappresentanti della specialità olimpica del quattro di coppia pesi leggeri maschile, giungono in semifinale tagliando il traguardo per primi. Con il loro tempo di 6’01″73 sono riusciti a stare in testa per tutto il tempo a squadre come la Cina, vincendo senza difficoltà particolari.

Devono invece accontentarsi dei recuperi Ilaria Broggini e Veronica Calabrese, della specialità olimpica dei due senza senior femminile, e anche Giorgia Pelacchi, Aisha Rocek, Carmela Pappalardo e Ludovica Serafini della categoria quattro senza senior femminile.

Grande delusione invece per l’azzurro Salvatore Monfrecola, che parte per gareggiare nel suo recupero ma non riesce a fare la differenza e chiude la batteria in terza posizione. Deve così aspettare la finaline senza riuscire, dunque, a passare il recupero.
Nei recuperi, si qualificano invece il messicano Cabrera e il coreano Kim, lo svedese Backeus e il brasiliano Ferreira, il giapponese Arakawa e il sudafricano Schoonbee, l’americano Michael e il francese Antognelli, che sono arrivati nelle prime due posizioni delle cinque batterie che concludono questa fase della giornata di ieri a Sarasota.

Oggi vedremo ancora diverse batterie e qualche recupero, ma soprattutto è il grande giorno dell’inizio di un’altra disciplina attesissima qui a Sarasota: il Para-rowing sui 2000 metri.

 

Possiamo archiviare anche la seconda giornata dei Mondiali di canottaggio 2017 con un ottimo successo dei nostri azzurri in gara. Ieri, 25 settembre, si sono svolte le gare che hanno visto come protagonisti i nostri Mondelli e Rambaldi e tra le donne Tontodonati e Gobbi.
La sfida che ha portato in acqua ben sei imbarcazioni italiane ha visto passare i turni eliminatori a quattro di loro.

Accede alla finale il quattro di coppia leggero femminile, formato da Asja Maregotto, Paola Piazzolla, Federica Cesarini e Giovanna Schettino. Questa specialità non olimpica è stata rappresentata in una gara condotta in modo brillante dalle azzurre, che ha delineato la vittoria già da metà gara, quando hanno effettuato lo stacco decisivo e hanno seminato definitivamente le nazioni avversarie.

Giungono, invece, in semifinale, le categorie dei due doppi Senior, maschile e femminile, e i quattro di coppia Pesi Leggeri maschile. La disciplina dei doppi Senior, specialità olimpica, ha riscontrato dei grandi successi nella giornata di prove mondiali di ieri, sia nella categoria delle donne che in quella degli uomini del nostro paese.

Filippo Mondelli e Luca Rambaldi, doppio senior maschile, si aggiudicano un degno secondo posto dopo la Gran Bretagna. I campioni in carica hanno dimostrato ancora una volta la loro voglia di vincere e accedono in semifinale con grande ottimismo per la prossima gara.

Kiri Tontodonati e Stefania Gobbi, doppio senior femminile, arrivano seconde solo alla Nuova Zelanda, dopo una gara molto combattuta che le ha viste gareggiare in quarta posizione per tutto il tempo. Lo scatto finale è stato decisivo per gettare le sorti del risultato finale.

Matteo Mulas, Catello Amarante, Martino Goretti e Andrea Micheletti, rappresentanti della specialità olimpica del quattro di coppia pesi leggeri maschile, giungono in semifinale tagliando il traguardo per primi. Con il loro tempo di 6’01″73 sono riusciti a stare in testa per tutto il tempo a squadre come la Cina, vincendo senza difficoltà particolari.

Devono invece accontentarsi dei recuperi Ilaria Broggini e Veronica Calabrese, della specialità olimpica dei due senza senior femminile, e anche Giorgia Pelacchi, Aisha Rocek, Carmela Pappalardo e Ludovica Serafini della categoria quattro senza senior femminile.

Grande delusione invece per l’azzurro Salvatore Monfrecola, che parte per gareggiare nel suo recupero ma non riesce a fare la differenza e chiude la batteria in terza posizione. Deve così aspettare la finaline senza riuscire, dunque, a passare il recupero.
Nei recuperi, si qualificano invece il messicano Cabrera e il coreano Kim, lo svedese Backeus e il brasiliano Ferreira, il giapponese Arakawa e il sudafricano Schoonbee, l’americano Michael e il francese Antognelli, che sono arrivati nelle prime due posizioni delle cinque batterie che concludono questa fase della giornata di ieri a Sarasota.

Oggi vedremo ancora diverse batterie e qualche recupero, ma soprattutto è il grande giorno dell’inizio di un’altra disciplina attesissima qui a Sarasota: il Para-rowing sui 2000 metri.

 

Dalle serie televisive al cinema, passando per musica e anche fumetti, il “crossover” è un espediente narrativo che consiste nell’unire o meglio nell’intrecciare diverse ambientazioni o personaggi in un’unica storia. Letteralmente “crossover” deriva dall’inglese “to cross over” ovvero passare dall’altra parte e questa indicazione ben si addice anche per i diversi sportivi che, nella loro carriera, hanno abbandonato lo sport con cui sono cresciuti e si sono affermati vincendo per provare a sfondare in altre competizioni.

L’ultimo in ordine di tempo è stato Gianmarco Tamberi, il primatista italiano di salto in alto che, il 23 settembre, si è tolto proprio un bello sfizio: lui, super appassionato di basket, ha giocato una partita versa a contatto con la Serie A.
Infatti Gimbo è stato prima aggregato alla Soundreef Siena e poi è sceso sul parquet nei minuti conclusivi dei primi tre quarti contro The Flexx Pistoia, per il memorial Bertolazzi. Maglia numero 4 addosso per il marchigiano e il fascino di giocare con la Mens Sana, squadra di Serie A2.
Del resto Gimbo ha più volte detto di sentirsi un cestista prestato al salto in alto…e qualcosa vorrà pur dire, lui che ha portato a casa un Mondiale indoor e un Europeo. Ma nessun tradimento: il basket per lui, al momento, resta una bella passione.

Nel recente passato anche un altro atleta ha avuto un serio tentennamento: Usain Bolt, che da anni sogna di giocare con la sua squadra del cuore, ovvero il Manchester United, si è allenato qualche giorno con il Borussia Dortmund. Dalla Premier League alla Bundesliga, soprattutto con la maglia dei gialloneri, il compromesso non è così malaccio. E come non ricordare la passione “rossa Ferrari” di Valentino Rossi? Il campione di MotoGp, ha dimostrato negli anni non solo di essere a suo agio in sella a una moto, ma di saperci fare anche all’interno di un abitacolo. Più volte ha partecipato a gare di rally, nel 2008, invece, fece qualche test alla guida della monoposto di Maranello e tutti i tifosi sognavano un suo passaggio nella scuderia Ferrari.

Danny Ainge è legato all’Nba, in particolar modo ai Boston Celtics. In questa franchigia a cavallo degli anni Ottanta ha vinto due anelli accanto a Larry Bird, mentre nel 2008 ha trionfato come general manager. Una grande giocatore di basket, ma a un bivio adolescenziale della sua vita, Danny poteva scegliere di essere ricordato anche in alti due sport: Ainge è, infatti, tuttora il primo e unico atleta dello sport americano a essere entrato nella miglior squadra di basket, football e baseball a livello di high school. Non solo: tra il 1979 e il 1981, prima di dedicarsi definitivamente alla palla a spicchi, ha giocato diverse partite coi Toronto Blue Jays, nella Mlb.

Non dimentichiamoci di Tim Wiese, ex-portierone del Werder Brema, classe 1981, che ha appeso i guanti al chioso per mettersi qualche kilo in più e provare l’adrenalina della carriera da wreslter. Soprannominato “The Machine”, Tim si è ritirato dal calcio nel 2014, poi si è dedicato al body-building e, 30 kg, è stato notato da Triple H, leggenda del wrestling, che l’ha introdotto alla Wwe. Ma Wiese, dopo tre anni di assenza per provare l’emozione del ring, è tornato brevemente a difendere la porta nelle file del Dillingen, squadra ultima in classifica nella sesta categoria tedesca.

E che dire di Alex Zanardi? Il simbolo del riscatto e della rinascita, un uomo e un atleta dal cuore d’oro che si è reinventato dopo il tremendo incidente che lo vide coinvolto nel settembre del 2001. Prima aveva partecipato a 44 Gp di Formula 1 e a diversi Cart; poi nell’handbike ha distrutto ogni record: quattro ori paralimpici e otto ori mondiali.

Sopra di tutti, però, c’è Jim Thorpe. Nato a Prague il 28 maggio 1887 e morto a Lomita il 28 marzo 1953), Jim è da considerarsi come un eclettico multiplista, giocatore di football americano e giocatore di baseball statunitense, fra i più versatili dello sport moderno. Vinse due ori olimpici nel pentathlon e nel decathlon, fu una stella del football americano a livello universitario e professionistico e giocò nella Mlb. Fu anche il primo presidente della Nfl, la lega di football americano.
Ma con una beffa: i titoli olimpici gli furono ritirati proprio per aver giocato a baseball da professionista, ma gli vennero riconosciuti postumi dal Comitato olimpico internazionale solo il 18 gennaio 1983, quando avvenne la restituzione dei suddetti titoli ai figli dell’atleta oramai deceduto quasi 30 anni prima.

Abbiamo aperto con il basket e con il basket concludiamo citando l’esperienza, diciamo poco azzeccata e decisamente impropria, di Michael Jordan. Icona mondiale dello sport, celebrità nei Chicago Bulls, dopo tre anelli e tre titoli di Mvp, MJ decise di cambiare sport, ma non città: un anno e mezzo da dimenticare nel baseball coi Chicago White Sox. Poi nel marzo del 1995 ci ripensò, tornò a giocare a basket e i Bulls vinsero altri tre titoli Nba. Il resto è leggenda.

Il pugilato o la boxe, se vogliamo dare un accento internazionale, è una miniera d’oro di istantanee in bianco e nero o a colori di storie legate a imprese o sconfitte all’interno del ring. Se molti appassionati hanno stampato nei loro occhi l’immagine di Muhammad Alì che sovrasta dominante Sonny Liston, un’altra immagine accompagna la carrellata di foto: Jake LaMotta grondante di sangue in volto, distrutto, che si appoggia sfinito sulle corde.

Giacobbe La Motta, nato a New York il 10 luglio 1921 e morto a 96 anni in Florida il 19 settembre 2017 a causa di una polmonite, è stato uno dei pugili statunitensi più rappresentativi, campione mondiale dei pesi medi e icona controversa (immischiato in giri legati alla mafia all’interno del pugilato) al punto da ispirare il regista Martin Scorsese la realizzazione nel 1980 del film Toro scatenato, una delle pellicole più riuscite anche grazie alla grande interpretazione di Robert De Niro che vinse anche l’Oscar.

Di origine italiana – il padre, infatti, era nato a Messina – Jake LaMotta ha avuto diversi soprannomi come da copione nell’universo della boxe: Torno scatenato, come detto, e il Toro del Bronx. Ha disputato 106 incontri, vincendone 83 (di cui 30 per Ko), pareggiandone quattro e perdendone 19 (quattro Ko). LaMotta conquistò il titolo mondiale il 16 giugno 1949 a Detroit, strappandolo al francese Marcel Cerdan, un altro pugile da film, così bello e sfrontato da far impazzire d’amore la cantante Edith Piaf: la rivincita, fissata per dicembre, non ebbe mai luogo, perché Cerdan morì in ottobre in un incidente aereo alle Azzorre, mentre era diretto a New York per incontrarsi con la sua amante.
LaMotta difese la corona contro l’italiano Tiberio Mitri e il francese Laurent Dauthuille, ma il 14 febbraio 1951 fu costretto alla resa da Sugar “Ray” Robinson, in un match passato alla storia come il “Massacro di San Valentino”.

14 febbraio 1951, al Chicago Stadium, si affrontano Sugar “Ray” Robinson e Jake LaMotta. In palio, il titolo mondiale dei pesi medi. Non una sfida inedita, anzi: i due si conoscevano molto bene essendo, infatti, la sesta volta che si ritrovavano uno contro l’altro sul ring. Nei precedenti incontri, Robinson aveva trionfato per quattro volte, mentre l’italo-americano, che tra l’altro fu il primo a sconfiggere Ray, aveva trionfato nel secondo incrocio.

Il match è durissimo e quella foto che immortala LaMotta esausto è la reale testimonianza: Jake aggredisce, va sotto, ma Robinson non concede nulla e risponde con jab e combinazioni di ganci e montanti. Poi, la svolta arriva all’undicesimo round: Robinson esplode, carica LaMotta e lo massacra con colpi accaniti. Alla ripresa numero 13, l’arbitro, vedendo le condizioni di Toro scatenato, decreta la fine della sfida.

Toro scatenato fino alla fine.