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Gianmarco Galli

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Il Mondiale regala sempre aneddoti e curiosità capaci di farci sorridere: a partire dalla capriola per la rimessa laterale di Mohammadi, giocatore dell’Iran, che ci ha ripensato all’ultimo scatenando l’ironia del web, fino ad arrivare alla meravigliosa danza post-gol di Niang del Senegal nella sfida contro la Polonia. La Coppa del Mondo, però, ci permette di avvicinarci anche a realtà ‘lontane’ dalla nostra almeno nel pensiero dalla e conoscere i problemi sociali che attanagliano quelle popolazioni: è questo il caso della giornalista iraniana Samira e del movimento delle donne arabe desiderose di andare allo stadio (nei paesi di provenienza è proibito per loro, mentre in Russia possono sedersi sugli spalti esattamente come gli uomini).

 

Luca Bianchin, giornalista della Gazzetta dello Sport, mostra su Twitter l’accredito in possesso di Samira, unica giornalista iraniana di sesso femminile ad essere partita alla volta della Russia: è una notizia epocale per il mondo arabo. La donna ha portato avanti il proprio messaggio rivoluzionario posando davanti alle telecamere senza l’usuale velo che è costretta ad indossare nel proprio paese natale. Può essere questo il primo passo verso un sensibile cambiamento per le donne musulmane? Ci auguriamo di sì ma non è stata l’unica iniziativa portata avanti in questa Coppa del Mondo.

I movimenti di protesta sono iniziati lo scorso 30 aprile quando cinque donne iraniane sono entrate allo stadio travestendosi da uomini: per loro è vietato l’accesso a qualunque manifestazione sportiva dalla rivoluzione del 1979. Jafar Panahi, noto regista iraniano, ha raccontato nel suo film ‘Offside‘ cosa significa per il gentil sesso essere estromesso dallo stadio e di come lo sport, e in particolare il calcio,  sia visto come attività maschile in molti paesi arabi.  La motivazione ufficiale diramata dallo stato riguardo il ban femminile è la seguente: proteggere le donne dalla “natura violenta” di questo genere di manifestazioni intrise di linguaggio offensivo e negare loro la visione di uomini in pantaloncini.

Samira
Photo credit: ibtimes.co.in by PAUL ELLIS/AFP/Getty Images)

Mentre tutto il mondo si domanda riguardo le possibili ripercussioni che dovranno subire queste cittadine iraniane, augurandosi che tutto si risolva nel migliore dei modi, la protesta va avanti anche in questa edizione dei Mondiali: tantissime le donne di religione musulmana a popolare gli stadi russi durante le partite delle proprie selezioni nazionali e tutte, o quasi, senza indossare il velo. In occasione della sfida contro la Spagna le autorità iraniane per la prima volta nella storia hanno consentito alle donne di assistere alla manifestazione, una vittoria su ogni fronte che potrebbe essere l’inizio di un cambiamento necessario nel mondo arabo, come sottolinea l’avvocato Tayebeh Siavoshi all’agenzia ISNA. Il calcio continua ad essere un mezzo in grado di dare voce a chi ne ha bisogno, di superare le barriere etniche e di genere, un riflesso della società che ci permette di conoscerla e capirla nella sua totalità: smettiamola di avere pregiudizi verso il pallone ed anzi guardiamo questo sport con la consapevolezza che può rappresentare il cambiamento.

Si conclude la prima giornata di tutti e gli otto i gruppi di questo Mondiale ed inizia la seconda, la musica però non cambia: è il Mondiale degli upset, sono sempre di più le squadre in grado di ribaltare il pronostico e questo non fa che aumentare le emozioni di questa competizione. La prima gara odierna ha visto il Giappone imporsi sulla Colombia, rimasta in inferiorità numerica poco dopo il fischio d’inizio; nella gara delle 17 la Polonia è caduta sotto i colpi del Senegal, apparso in splendida forma;

Esordio incredibile per il Giappone che nella prima gara del proprio Mondiale è riuscito ad ottenere il bottino pieno contro quella che sulla carta doveva essere la squadra migliore del girone H: la Colombia. A pesare eccessivamente sul risultato finale c’è il cartellino rosso che Carlos Sanchez si è visto sventolare in faccia dopo neanche quattro minuti di gioco per aver salvato con la mano un pallone destinato a finire in rete: la combo rigore più uomo in meno ha spianato la strada ai nipponici che sono stati rimontati alla fine del primo tempo ma grazie ad un secondo tempo di buon livello hanno raggiunto quota tre punti.

L’ultimo raggruppamento si conferma il più equilibrato di questi Mondiali ed anche nell’altra partita arriva una ‘sorpresa’: il Senegal supera 2-1 la più quotata Polonia e raggiunge il Giappone in testa alla classifica. Successo molto più che meritato per gli uomini guidati da Cissé, allenatore decisamente istrionico: gli africani si sono portati avanti nella prima parte di gara grazie ad una sfortunata autogol di Thiago Cionek, difensore della Spal, ed hanno raddoppiato con un’altra conoscenza del calcio nostrano, Mbaye Niang. Inutile la rete finale di Krychowiak, bianco-rossi rimandati.

I padroni di casa della Russia sono ad un passo dall’essere la prima squadra a qualificarsi agli ottavi di finale di questo Mondiale (se l’Arabia Saudita non dovesse vincere domani ne sarebbero certi): dopo un primo tempo particolarmente noioso, gli uomini di Cherchesov vengono fuori nella seconda parte di gara e nel giro di un quarto d’ora mettono ko l’Egitto con tre gol, il primo è una fortunata autorete ma il secondo di Cheryshev ed il terzo di Dzyuba sono di pregevole fattura. Salah rende meno amaro il passivo trasformando un calcio di rigore assegnato dal Var. La variabile ‘entusiasmo’ potrebbe aiutare l’ex URSS.

Nella giornata di domani si concluderà la seconda tornata di partite dei Gironi A e B: si inizia alle 14:00 con Portogallo-Marocco (visibile su Italia 1), con Cristiano Ronaldo chiamato a dar seguito alla tripletta contro la Spagna; iberici impegnati invece nella sfida serale (Italia 1) contro la prima in classifica, l’Iran di Queiroz; in mezzo (17:00, su Italia 1) c’è spazio per l’Uruguay di Tabarez che in caso di vittoria con l’Arabia Saudita sarebbe già qualificato agli ottavi di finale.

Probabili formazioni:

Portogallo: Rui Patricio; Cedric, Pepe, Fonte, Guerreiro; William Carvalho, Joao Moutinho; Bernardo Silva, Guedes, Bruno Fernandes; Cristiano Ronaldo. All. Santos
Marocco: Munir; Hakimi, Benatia, Saiss; Harit, El Ahmadi, Ziyech, Boussoufa; Belhanda, Kaabi, S. Amrabat. All. Renard

Iran: Beiranvand; Haji Safi, Cheshmi, Pouraliganji, Rezaeian; Shojaei, Ebrahimi, Ansarifard, Amiri, Jahanbakhsh; Azmoun. All. Carlos Queiroz
Spagna: De Gea; Nacho, Piqué, Ramos, Jordi Alba; Busquets, Iniesta; Koke, Isco, David Silva; Diego Costa. All. Fernando Hierro

Uruguay: Muslera; Varela, Gimenez, Godin, Caceres; Nandez, Vecino, Bentancur, De Arrascaeta; Cavani, Suarez. All. Tabarez.
Arabia Saudita: Al-Maiouf; Alburayk, Os. Hawsawi, Om. Hawsawi, Al-Shahrani; Otayf, Al-Dawsari, Al-Faraj, Al-Jassam; Al-Shehri, Al-Sahlawi. All. Pizzi.

Terzo giorno del Mondiale e, ancora una volta, emozioni a non finire nelle gare disputate oggi: a mezzogiorno una Francia molto poco brillante si è imposta 2-1 sull’Australia; nel primo pomeriggio ha finalmente esordito l’Islanda (e che esordio!) fermando l’Argentina e Lionel Messi (che ha fallito un calcio di rigore); il Perù ha dominato la gara delle 18 ma a sorridere è stata la Danimarca, tre punti fondamentali; la Croazia supera una Nigeria abbastanza deludente con un gol per tempo, la formazione di Dalic domina il Girone D. 

Una Australia molto combattiva è costretta ad arrendersi alla Francia al termine di una partita non emozionante ma modello del calcio moderno: a decidere i due gol realizzati dai transalpini è infatti stata la tecnologia. Nel primo caso il Var ha assegnato il primo calcio di rigore della storia dei Mondiali (fallo su Griezmann), nel secondo la Goal Line Technology ha convalidato il tiro sporcato di Pogba. Bene solo il risultato per la squadra allenata da Didier Deschamps che deve ancora oliare diversi ingranaggi, a partire da un centrocampo che, al netto di Kanté migliore in campo, non è riuscito a costruire molto.

Contro i pronostici e con grande orgoglio l’Islanda alza il muro contro l’Argentina e la costringe al pareggio. Eppure le cose non erano iniziate come previsto: Aguero aveva aperto le marcature con un gran gol ma alla prima occasione avuta Finnbogason ha punito la difesa avversaria e Caballero, riportando la parità. Secondo tempo totalmente a tinte bianco-celesti ma la diga non ha ceduto, se non in un’occasione valsa il calcio di rigore per la selezione sudamericana: dagli undici metri Messi si è fatto ipnotizzare da Halldorsson (migliore in campo). Per la formazione di Sampaoli c’è tanto da lavorare per evitare di fare una figuraccia ‘mondiale’ uscendo al girone di qualificazione.

Partita che ha dell’incredibile quella tra Perù e Danimarca: i primi costruiscono azioni su azioni, divorando gol incredibili (e un calcio di rigore), i secondi puniscono alla prima occasione con Poulsen, decisivo anche nel secondo tempo con un salvataggio di testa sulla linea. Gareca lascia Guerrero in panchina per un’ora abbondante ma appena entra el Depredador (non chiamatelo barbaro!) dà nuova linfa alla manovra offensiva bianco-rossa e sfiora un pareggio clamoroso con un colpo di tacco. I sudamericani devono per forza vincere contro la Francia altrimenti il Mondiale rischia di finire già alla seconda partita per loro; i danesi, contro l’Australia, hanno il primo match point del proprio girone, una vittoria vorrebbe dire ottavi di finale.

Partita non particolarmente emozionante quella tra Croazia e Nigeria ma gli uomini di Dalic riescono comunque a spuntarla e prendono il primo posto nel Gruppo D. Primo tempo per nulla esaltante ma gli slavi riescono a trovare il vantaggio: Mandzukic colpisce di testa un pallone proveniente da un calcio d’angolo, il pallone impatta contro Etebo che lo mette nella sua porta, autogol molto sfortunato.  Nella ripresa controllano bene il match i croati che raddoppiano sugli sviluppi di un altro calcio piazzato dove Mandzukic viene steso da un difensore nigeriano: dagli undici metri Modric non perdona. Questo è il Mondiale dei rigori!

Anche domani il piatto Mondiale è molto, molto ricco con l’esordio di due delle squadre più accreditate per la vittoria finale: ad aprire i giochi ci penseranno Costa Rica e Serbia (ore 14:00, Italia 1), mine vaganti del Girone E; alle 17:00 è il momento della Germania chiamata subito ad una sfida ardua contro il Messico; a concludere il programma ci sarà il primo Brasile di Tite che scenderà in campo nella gara serale (20:00, Italia 1) contro la Svizzera, partita che si annuncia scintillante!

Le probabili formazioni:

Costa Rica: Keylor Navas; Gamboa, Acosta, Gonzalez, Duarte, Oviedo; Ruiz, Borges, Guzman, Campbell; Urena. All. Ramirez.
Serbia: Stojkovic; Rukavina, Ivanovic, Tosic, Kolarov; Matic, Milivojevic; Tadic, Milinkovic-Savic, Ljajic; Mitrovic. All. Krstajić.

Germania: Neuer; Kimmich, Hummels, Boateng, Hector; Khedira, Kroos; Muller, Ozil, Draxler; Werner. All. Löw.
Messico: Ochoa; Salcedo, Alvarez, Moreno, Layun; J. Dos Santos, Guardado, Herrera; Corona, Hernandez, Lozano. All. Osorio.

Brasile: Alisson; Danilo, Miranda, Thiago Silva, Marcelo; Paulinho, Casemiro, Fernandinho; Coutinho, Gabriel Jesus, Neymar. All. Tite.
Svizzera: Sommer; Lichtsteiner, Schar, Akanji, Rodriguez; Xhaka, Zakaria; Shaqiri, Dzemaili, Zuber; Seferovic. All. Petkovic.

Emozioni a non finire nelle tre gare del Mondiale disputate oggi: subito dopo pranzo Gimenez ha avuto il suo World Cup-Moment regalando tre punti all’Uruguay dopo una partita difficile; la partita delle 17 ha visto l’Iran superare il Marocco grazie all’autorete allo scadere di Bouhaddouz; Cristiano Ronaldo scrive un’altra pagina di storia firmando la tripletta che permette al suo Portogallo di pareggiare contro la Spagna.

Il Girone A regala sorprese: dopo la larghissima vittoria della Russia nella gara contro l’Arabia Saudita, l’Uruguay fatica più del dovuto e riesce a superare l’Egitto solamente grazie a Gimenez che, all’ultimo minuto, fa impazzire i tifosi della Celeste. Grandissima prova dell’estremo difensore africano El-Shenawy, monumentale sia su Cavani che su Suarez. Il primo ha comunque fatto una buona partita, soprattutto al servizio del secondo che invece ha sprecato tre palle gol ghiotte: l’attaccante del Barcellona non sembra essere nella miglior condizione possibile. Grande assente Mohammed Salah, preservato da Hector Cuper in vista delle sfide decisive con le altre due formazioni: a preoccupare gli egiziani, però, è l’incapacità nel costruire manovre offensive pericolose, l’apporto del fenomeno del Liverpool potrebbe ribaltare tutto.

Clamoroso a San Pietroburgo! L’Iran ribalta tutti i pronostici e, al 95′, porta a casa tre punti fondamentali grazie all’autorete di Bouhaddouz, subentrato nella ripresa. Sfida non particolarmente frizzante: ad un buon primo tempo risponde una ripresa soporifera dove entrambe le squadre hanno paura di perdere. Ci si aspettava sicuramente di più da parte della selezione di Renard che ha disputato una partita decisamente piatta con poche fiammate, tutte sventate dall’estremo difensore asiatico Beiranvand, uno dei grandi protagonisti. La formazione di Queiroz è una delle squadre più quadrate viste fino ad ora: nonostante il talento sia quello che sia, il tecnico è stato bravissimo a lavorare con il materiale a disposizione.

La gara più emozionante della giornata è quella tra Portogallo e Spagna terminata 3-3 e che, probabilmente, ci ha già regalato la miglior prestazione di un singolo nella competizione: si parla ovviamente di Cristiano Ronaldo capace di tenere a galla i lusitani con una tripletta fantascientifica (uno dei tre gol è viziato da un bruttissimo scivolone di De Gea). La Spagna gioca il solito gran calcio di sempre, è uno spettacolo vederli scambiare palla a terra, la difesa da però meno garanzie e non solo per le reti subite: gli iberici lasciavano sempre troppo spazio ai rosso-verdi abilissimi a muoversi nei buchi. Il Mondiale sta entrando sempre più nel vivo e questa gara è già storia!

Nella giornata di domani avremo ben quattro gare in contemporanea: si parte subito forte a mezzogiorno con l’esordio della Francia che sfida l’Australia (visibile su Italia 1) in un match che sulla carta sembra palesemente squilibrato a favore dei transalpini; l’altra gara del Girone C è decisamente imprevedibile, Perù e Danimarca (ore 18:00, Italia 1) si giocano molto probabilmente il secondo posto. In mezzo alle due gare arriverà finalmente il momento della prima partita dell’Islanda (ore 15:00, Italia 1) chiamata subito all’impresa contro la prima forza del Gruppo D, l’Argentina, mentre alle 21:00 sempre su Italia 1 potremo assistere a Croazia-Nigeria che già promette scintille.

Le probabili formazioni:
Francia: Lloris; Pavard, Varane, Umtiti, Mendy; Poga, Kante, Matuidi: Griezmann: Mbappe, Dembele. All. Deschamps.
Australia: Ryan; Risdon, Salinsbury, Jurman, Behich; Jedinak, Mooy; Leckie, Rogic, Nabbout; Juric. All. Van Marwijk.

Perù: Gallese; Advincula, Rodriguez, Ramos, Trauco; Yotun, Tapia; Farfan, Cueva, Flores; Guerrero. All. Gareca.
Danimarca: Schmeichel; Dalsgaard, Kjaer, Christensen, Stryger; Kvist, Delaney; Poulsen, Eriksen, Sisto; Jorgensen. All.Hereide

Argentina: Caballero; Otamendi,  Mascherano, Fazio; Salvio,  Biglia, Meza, Tagliafico; Messi, Di Maria; Aguero. All. Sampaoli.
Islanda: Halldorsson; Saevarsson, R. Sigurdsson, Arnason, Magnusson; Gudmundsson, Hallfredsson, Gunnarsson, Bjarnason; G. Sigurdsson; Finnbogason. All. Hallgrimsson.

Croazia: Subasic; Vrsaliko, Corluka, Lovren, Strinic; Badelj, Rakitic; Perisic, Modric, Rebic; Manduzkic. All. Dalic.
Nigeria: Uzoho; Shehu, Trost Ekong, Balogun, Idowu; Onazi, Obi Mikel, Ndidi; Moses, Ighalo, Iwobi. All. Rohr.

Ci siamo, le ore scorrono molto poco frettolosamente e noi siamo qua in attesa che arrivino le 17:00 e che l’arbitro decreti l’inizio di Russia-Arabia Saudita e, più generalmente, dei Mondiali 2018. Inganneremo il tempo sedendoci davanti al televisore con una mezz’ora d’anticipo per assistere alla cerimonia di presentazione: davanti agli 80.000 dello Stadio Luzhniki di Mosca (dove verrà disputata anche la finale) il celebre cantante pop Robbie Williams e la soprano Aida Garifullina daranno vita ad un concerto che  ci accompagnerà fino a poco prima del fischio d’inizio. Come se non bastasse c’è anche ‘O’ Fenomeno’ Ronaldo a rendere ancora più sconvolgente questa manifestazione.

 

Trenta minuti di spettacolo circa e poi si passerà al calcio giocato: la gara inaugurale non è il massimo che si possa chiedere ad un Mondiale ma intorno alla Russia, padrona di casa, c’è tantissima attesa e la sfida con l’Arabia Saudita rappresenta già un crocevia decisivo per Dzagoev e compagni. Gli asiatici non sono venuti a fare la comparsa e nonostante non partano con i favori del pronostico venderanno cara la pelle cercando di compiere il primo upset della competizione.

Debutto anche per la squadra italiana degli arbitri: Massimiliano Irrati al Var e Daniele Orsato all’Avar mentre a dirigere la sfida ci sarà l’argentino Néstor Pitana. Le due formazioni dovrebbero schierarsi in maniera più o meno speculare: in numeri, la Russia si disporrà con il classico 4-5-1 mentre i sauditi giocheranno con un 4-2-3-1 con due centrocampisti in posizione arretrata.

Le probabili formazioni:
Russia: Akinfeev; Mario Fernandes, Kutepov, Ignashevich, Zhirkov; Samedov, Gazinsky, Dzagoev, Zobnin, Golovin; Smolov. All. Stanislav Cherchesov
Arabia Saudita: Al-Owais; Al-Shahrani, O.Hawsawi, M.Hawsawi, Al-Harbi; Al-Faraj, Otayf; Al-Dawsari, Al-Muwallad, Al-Jassim; Al-Sahlawi. All. Juan Antonio Pizzi

Juan Antonio Pizzi (ct. Arabia Saudita)
Stanislav Cherchesov (ct. Russia)

Troppo spesso siamo sommersi da quella bassissima retorica che punta il dito contro i calciatori perché, a detta loro, stupidi e talmente ricchi da restare al di fuori di tutto ciò che accade nel mondo. Ovviamente non è vero, anzi, sono molti i giocatori impegnati nel sociale ed altrettanti quelli che ancora percepiscono il valore di indossare una certa maglia, discorso che si amplifica quando si veste la casacca della propria nazionale, da sempre motivo d’orgoglio. Con l’incremento dei flussi migratori degli ultimi anni si sono venuti a creare molti casi nei quali un giocatore con la doppia nazionalità doveva prendere una decisione su quali colori indossare: la CNN ha intervistato Ghoddos, Zaha e Kompany per capire cosa ha determinato le loro scelte.

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Fonte foto: youtube.com

Fin da quando ero bambino ho posto sia la bandiera svedese che quella iraniana sopra il letto” esordisce così Saman Ghoddos, attualmente in forza all’Ostersunds. Le sue buone prestazioni nel 2017 gli sono valse la convocazione con la Svezia: il tecnico Andersson lo ha schierato nelle sfide amichevoli con la Costa d’Avorio e la Slovacchia, non compromettendo una sua futura decisione di vestire la maglia dell’Iran, nazione da dove provengono i suoi genitori. Ed è ciò che è avvenuto: “Il Ct Queiroz mi ha contattato dicendomi che gli piaceva il mio stile di gioco. Ai tempi non riuscivo a scegliere, la situazione era in equilibrio: amo entrambe le nazioni e credo di rappresentarle entrambe. L’Iran però si è mostrato realmente interessato a me e ciò ha fatto pendere l’ago della bilancia“. Ghoddos è stato decisivo per l’approdo degli asiatici al Mondiale e le sue prestazioni gli sono valse un posto nei ventitré che giocheranno la Coppa del Mondo in Russia.

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Fonte foto: saharareporterssport.com by Richard Heathcote/Getty Images

Un altro caso di doppia nazionalità è quello riguardante Wilfried Zaha che inizia dichiarando di non avere “alcun tipo di rimpianto“. La stella del Crystal Palace è nata in Costa d’Avorio ma all’età di 4 anni si è trasferito nel Regno Unito, come conferma egli stesso: “Tutto ciò che conosco riguarda l’Inghilterra“. La sua scelta iniziale fu di vestire la maglia dei Tre Leoni dove fece diverse presenze con l’Under 21 e un paio di amichevoli con la nazionale maggiore ma il rapidissimo esterno ha scelto la selezione africana: “Non ho ricevuto considerazione dall’Inghilterra per ben quattro anni, questo ha ovviamente influenzato la mia decisione. Gli ivoriani, invece, nonostante i miei ripetuti rifiuti iniziali hanno sempre cercato di portarmi dalla loro parte facendomi sentire importante“. Drogba ha avuto un ruolo importante in tutto ciò: l’ex centravanti del Chelsea ha ricordato a Zaha come è andato via dal suo paese natale non essendo nessuno e ci sarebbe tornato come eroe. Una favola che valeva la pena vivere.

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Fonte foto: eurosport.com

Il capitano del Manchester City, Vincent Kompany, si sente “100% belga e 100% congolese”. La sua scelta è stata quella di vestire la maglia della selezione europea ma secondo il difensore: “Spero che molte persone in Congo si sentano orgogliose delle mie prestazioni con la casacca del Belgio“.  Il centrale ha svelato un aneddoto particolare: “Nelle vie di Manchester associano me e Kevin (de Bruyne) al Belgio e a me questo fa piacere. Non bisogna mai rinnegare le proprie origini io rappresento la mia eredità familiare che attinge da tutte e due i paesi“.

Tra le tante meravigliose storie dei Mondiali c’è sicuramente quella della Svezia ad USA 1994, capace di arrivare terza ed uscita in semifinale contro il Brasile, vincitore della competizione. Tra le leggende di quella squadra non si può non menzionare Roland Nilsson, difensore nativo di Helsingborg e perno della formazione del Goteborg che vinse la Coppa Uefa, oltre ad essere secondo per numero di presenze con la maglia della nazionale. Una carriera gloriosa che ha raggiunto il suo momento più alto proprio nella kermesse statunitense dove arrivò la medaglia di bronzo al termine della finalina stravinta contro la Bulgaria.

Nilsson
Fonte foto: svenskafans.com

Nilsson ha concesso una lunga intervista in esclusiva ai microfoni della Fifa ricordando i bei momenti del 1994 e facendo il punto sulle ambizioni della Svezia verso Russia 2018. Nel corso della sua carriera ha partecipato a due Mondiali giocando tutti i 930 minuti a sua disposizione. “La prima esperienza, quella del 1990 in Italia, è stata difficile. Tornavamo a giocare la Coppa del Mondo dopo dodici anni, molte cose non andarono per il verso giusto. Abbiamo imparato dai nostri errori: già ad Euro ’92 disputammo una buona competizione, più passava il tempo più eravamo pronti e maturi per USA ’94. Tutta la nostra preparazione era focalizzata sul nostro calcio, non ci siamo distratti, è stato un periodo fantastico: l’atmosfera, gli stadi, i campi mi portano alla mente dei ricordi così belli“.

La partita che ricordo con più gioia è il quarto di finale con la Romania (2-2; 5-4 d.c.r.). Nei tempi supplementari eravamo sotto 2-1 e con un uomo in meno: il nostro spirito combattivo è uscito fuori proprio in quel momento e Kennet Andersson ha realizzato il gol del pareggio (su assist proprio di Nilsson). Ai calci di rigore le parate di Ravelli ci hanno salvato: è stato incredibile“. Ha continuato l’ex difensore della nazionale che poi è uscita contro il Brasile in semifinale: “Nella fase a gironi avevamo pareggiato ma loro erano uno squadrone. Abbiamo giocato per mezz’ora in inferiorità numerica ma siamo riusciti a non concedere nulla tranne un piccolo spiraglio ad un attaccante magnifico come Romario che ci ha puniti“.

Riguardo i Mondiali che verranno, Nilsson ha poi aggiunto: “Oggi vale esattamente quello che valeva allora: è fondamentale iniziare bene, la Svezia deve battere la Corea del Sud. La squadra è buona, lavora sodo e si è qualificata brillantemente ai playoff contro l’Italia. Sappiamo che sarà difficile fare quello che noi abbiamo fatto nel 1994 ma con un po’ di fortuna possono farcela”.

Ci siamo andati veramente vicino a vedere un ‘Millenials’ ai Mondiali ma non è stato così, il titolo di giocatore più giovane a partecipare alla kermesse intercontinentale va al centrocampista del Melbourne City Daniel Arzani, il quale difenderà i colori dell’Australia. La sua storia è particolare e curiosa: il giovane ‘kangaroo‘, infatti, è nato a Khorramabad, città di quasi 350.000 abitanti collocata nell’Iran Occidentale ma è ben presto tornato nell’isola dell’Oceania dove si è perdutamente innamorato del pallone.

A sette anni lascia l’Iran con i suoi genitori e suo fratello Ben senza però dimenticare il persiano, lingua che parla tutt’ora molto bene. Arrivato a Sydney, inizia a giocare a calcio nel 2009 e dopo quattro anni in squadre locali (Coogee United, Eastern Suburbs) arriva finalmente la chiamata del Sydney FC. Il Melbourne City posa gli occhi su di lui e non se lo fa scappare: il 6 gennaio 2018 esordisce con la nuova squadra subentrando e risultando subito decisivo con due assist; una stagione in crescendo terminata con il titolo di miglior giovane della A-League e la convocazione ai Mondiali. Ora sono tutti curiosi di vedere cosa saprà fare con la maglia dell’Australia

In attesa che inizi il Mondiale c’è una squadra che è già riuscita a convincere addetti ai lavori e non: la Nigeria. La selezione africana non ha messo d’accordo tutti non grazie allo stile di gioco o ai ventitré convocati ma per la bellezza delle due maglie che indosserà nella massima rassegna intercontinentale per club. Entrambe riprendono i colori della bandiera nigeriana ma sono i dettagli ad aver già fatto entrare queste due ‘jersey’ nella storia delle più belle della Coppa del Mondo.

Nigeria
Fonte foto: gianlucadimarzio.com

Non dovrete stupirvi, dunque, che i negozi targati Nike e lo store online siano stati presi d’assalto dai tifosi della Nigeria ma anche da amanti del football provenienti dalle più diverse latitudini e abbiano terminato tutti i kit in meno di tre ore. Le maglie di calcio fanno tendenza e stanno entrando sempre più a contatto con la moda: questi sono i risultati.

 

La storia di Gabriel Jesus è quella che accomuna molti giovani brasiliani innamorati del pallone ma costretti ad abitare nelle zone malfamate della propria città: infanzia difficile, problemi economici, etica del sacrificio per raggiungere il proprio sogno. Quella del centravanti del Manchester City, però, è diversa e ancora più emozionante: in vista dei Mondiali brasiliani del 2014 l’ex Palmeiras accettò di dipingere i muri di San Paolo pur di aiutare economicamente la famiglia; ai tempi si parlava già bene di lui ma nessuno immaginava potesse avere una crescita del genere.

 

In quattro anni ha sbaragliato la concorrenza: si è prima caricato il Palmeiras sulle spalle, in quel di Manchester ha soffiato il posto da titolare ad Aguero in più occasioni ed ora farà parte della selezione brasiliana che disputerà la prossima Coppa del Mondo in Russia.  Una bella rivincita che non ha montato la testa al sudamericano il quale ha ricordato spesso le sue umili origini sia sui suoi profili social che in alcune interviste, sottolineando ancora una volta quanto sia forte il legame di questi giocatori con la propria terra d’origine

Il ‘barrio’ Jardim Peri, dove Gabriel Jesus è cresciuto umanamente e calcisticamente, è sempre stato molto orgoglioso del talento brasiliano e, in collaborazione con l’Adidas, ha voluto omaggiare la stella del Manchester City dipingendo uno splendido murales proprio all’interno della favela. Il calcio regala ancora una volta storie a lieto fine ma per gli abitanti di Jardim Peri non basta: vogliono che il numero 9 porti il Brasile sul tetto del mondo.