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Davide Ferracin

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Alessio Cerci mentre i colchoneros affrontano il Barcellona è a spasso per Madrid con la moglie, la stessa che…

Nel 2014 dopo due anni incredibili al Torino viene acquistato dall’Atletico Madrid. La moglie Federica Riccardi posta: “Saluti Serie A noi ce ne andiamo nel calcio che conta”.

Domenica Cerci anzichè in campo (Atletico superato nel finale 2 a1 dal Barca) era con la bella Federica e il figlioletto Leonardo in passeggiata nel centro della capitale spagnola, lanciando tramite il suo profilo Instagram, al pari di un fashion blogger d’annata, una carrozzina per vip.

L’INIZIO DELL’incubo

Un italians pronto ad esplodere in una ribalta internazionale, che è invece imploso con le sole 6 presenze ed 1 gol al suo arrivo in terra iberica nel 2014. Anche in questo caso con un giallo social: l’attaccante esterno infatti, durante l’estate, si lasciò sfuggire un tweet che preannunciava il suo passaggio agli allora campioni di Spagna:

“Accordo raggiunto con l’Atletico. Ringrazio Torino e i suoi tifosi”. 

 

Il giorno successivo ritrattò: “Stavo giocando alla Playstation, qualcuno è entrato su Twitter e ha scritto una cosa falsa. Quel tweet non l’ho scritto io”.

15 giorni dopo firmò un triennale con l’Atletico.

La presentazione in pompa magna

A gennaio (2015) il ritorno nella tanto bistrattata Italia, al Milan. Ma in rossonero non incide. Perde anche la Nazionale. Nel maggio 2016 dopo la sconfitta col Bologna e le tante critiche (unite agli insulti) chiude i suoi account Facebook, Twitter, rendendo privato Instagram.

A gennaio (2016) il passaggio al Genoa, dove con 11 presenze e 4 gol riesce a dare qualche segnale di ripresa.

Ma è pur sempre in prestito dall’Atletico, e con un ingaggio importante. E’ probabilmente il suo ostacolo più grande, oltre ad un infortunio al ginocchio che gli pregiudica il passaggio al Bologna: non passa le visite mediche.

2,7 milioni di euro a stagione

Torna a Madrid, si cura, recupera, ma non gioca. Mai. Una sola breve apparizione in Coppa del Re in dicembre (primo turno): mezzora contro il Guijuelo. Non sembra nei radar del Cholo Simeone, neanche questa volta.

Cerci appare nella rosa presente nel sito internet dei colchoneros; è stato inserito dopo una settimana dalla fine del calciomercato: solo un caso?

A gennaio (2017) si fa avanti il Bologna, poi la Lazio, e anche il Granada; nulla di fatto, Cerci guadagna troppo nonostante la disponibilità a ridursi l’ingaggio.

Nel frattempo riappare nei social. Se ne va a spasso con moglie e figlio. E al Vicente Calderón non ci mette nemmeno più piede. Nè in campo, nè sugli spalti.

Che triste storia!

Questa è la storia di un talento nascosto, un calciatore che a 20 anni ha deciso, non riuscendo a sfondare nel proprio paese, di lasciare la sua comfort zone per cercare altrove la sua America, diventando di fatto cittadino del mondo. Questa è la storia di Stefano Napoleoni.

Romano di Tor di Quinto, classe 1986, Stefano calca sin dall’infanzia i campi di calcio della provincia di Roma, alimentando la sua innata passione per il calcio, sempre indossando il numero di maglia di chi, durante una partita, sa di dover sempre determinare con qualità e fantasia: il numero 10.

A 19 anni, Napoleoni è la star della squadra Juniores del Tor di Quinto. Con Francesco Morga, altro talento mai veramente sbocciato, forma una coppia d’attacco formidabile che fa ammattire le difese avversarie a suon di gol fino a portare la squadra laziale alla conquista dello Scudetto Nazionale Juniores nel 2005/2006.

Un talento, quello di Stefano, che non era però mai stato notato da squadre professionistiche del Belpaese e che rischiava di rimanere intrappolato tra le maglie strette dei difensori nei polverosi campi della Promozione laziale.

In questi casi, per uscire dall’anonimato serve una scintilla, una miccia che faccia deflagrare il talento nella giusta direzione. Questa miccia, nel caso di Stefano, non la accende un carneade: la accende Zbigniew Boniek, per tutti “Zibì”.

Boniek ai tempi della Roma

Lo vede giocare e ne rimane folgorato. Due chiacchiere con lui nel dopopartita e la classica offerta che non si può rifiutare.

Napoleoni lascia il Tor di Quinto con un biglietto di sola andata dall’Italia e dalla sua Roma, con direzione Polonia, Lodz, città del Widzew. Nel suo piccolo, un record: è il primo calciatore italiano a firmare per una squadra polacca. Una scelta di pancia, quella di Stefano, che vede l’occasione di uscire dall’oblio e decide di agguantarla al volo.

Benvenuto a Lodz

E’ l’estate 2006, tutto l’italico mondo festeggia la vittoria degli Azzurri a Berlino ma per Napoleoni il periodo non è dei più facili, l’ambientamento nel freddo ambiente polacco non è immediato, l’integrazione con i compagni più dura del previsto.

Widzew

Se Napoleoni è turbato, tuttavia, non lo dà a vedere sul campo. Esordio in campionato contro il Gornik Łęczna: gol. Seconda di campionato contro il quotato Lech Poznan: gol. Sembra proprio che l’intuizione di Boniek sia stata geniale: il talento e la velocità di tocco del 20enne laziale fanno la differenza in un calcio fatto di fisicità e ritmi compassati come quello della Ekstraklasa.

Dopo un inizio scoppiettante, la stagione si chiude bene: 5 reti al primo anno da professionista per Stefano e 12° posto finale per il Widzew, appena promosso dalla serie cadetta.

LA B Polacca

La stagione 2007/2008 non è altrettanto serena. La squadra naviga in cattive acque e i 7 gol segnati da Napoleoni in 27 partite non bastano al Widzew per rimanere nell’olimpo del calcio polacco.

Il Lodz precipita nel baratro della serie B e, complice il cambio di proprietà, con un presidente votato ad una squadra di soli polacchi, per Napoleoni non c’è più posto.

Dalla Polonia alla Grecia

Ma il mondo è grande per chi non ha confini e a gennaio 2009, il Leviadakos, squadra della serie A greca con chiaro obiettivo salvezza, lo ingaggia dopo un provino. In Beozia, Stefano non è titolare fisso ma dà il suo contributo con 4 reti in 8 partite e la squadra si salva comodamente. Tutto sommato, un successo.

Anche in Grecia, però, il secondo anno è uno scoglio più arduo da superare: Napoleoni, raramente titolare, garantisce come sempre il suo contributo con ben 7 reti in 17 presenze ma il suo gruzzolo non basta per salvare la squadra da un’amara retrocessione nell’inferno della Beta Ethniki.

LA B Greca

La serie B greca è il campionato che ogni calciatore di qualità vorrebbe evitare. Tatticismo esasperato, poco spazio all’iniziativa individuale e contrasti da codice penale. Nonostante questo, il centravanti italiano riesce a determinare e, dopo una stagione da titolare, con 8 reti in 35 presenze, riporta la squadra in massima serie.

L’anno successivo è uno dei più belli della storia della compagine beota, che sfiora la zona play-off per qualificarsi all’Europa League. Napoleoni si ritaglia uno spazio importante, che lo consacra nell’olimpo dei migliori attaccanti del campionato greco: 8 reti realizzate in 19 presenze, di cui una decina da titolare.

Napoleoni e quEL flirt con le italiane

Ed ecco che, finalmente, nel gennaio 2013 anche i riflettori del calcio italiano si accendono su Napoleoni: prima il Siena, in serie A, poi il Modena e il Novara in B vorrebbero assicurarselo ma non hanno fatto i conti con lo spirito libero del romano che non cede alle lusinghe del calcio di casa, con il rischio di essere un mero comprimario, e decide di firmare con un’altra squadra greca, sicuramente più “piccola” e forse meno stimolante, ma dove può essere più decisivo: l’Atromitos. Bilancio con il Leviadakos? 95 presenze, 28 gol. Non male.

L’Atromitos

Best goal della Super League greca 2014

Con la maglia biancoblù degli alfieri di Peristeri, il centravanti si gioca il posto con la consueta grinta e riesce a contribuire con le sue reti, ben 13 nella stagione 2014/2015, a due qualificazioni all’Europa League (nel 2013/2014 e nel 2014/2015).

Ma dopo 3 anni pieni di soddisfazioni è giunto il momento di cambiare. D’altronde Napoleoni è un nomade, un cittadino del mondo e il suo desiderio di conoscere nuove realtà ha la meglio anche in questo caso.

IL NOMADE DEL GOL SBARCA IN TURCHIA

La scheda di Stefano Napoleoni

Dopo 81 presenze e 24 gol, nel gennaio 2016 lascia la Grecia e si accasa ad Istanbul, al Basaksehir. Rimandando ancora una volta il rientro a casa.

Un post condiviso da Stefano Napoleoni (@stenapoleoni18) in data:

Ma Stefano Napoleoni sarà mai protagonista in Italia? Bella domanda.

Il talento capitolino e il campionato italiano sembrano due rette parallele che non si incrociano mai. La loro è una storia d’amore mai sbocciata, un matrimonio mai celebratosi ma che sarebbe bello si concretizzasse.

Ma si sa, nemo propheta in patria e la storia del bomber con la valigia non sembra fare difetto.

Michele De Martin

Massimo Barbolini è l’artefice del miracolo Pomì Casalmaggiore, la squadra che ha vinto la Champions League di volley femminile 2016, da matricola e contro i pronostici.

La Champions vinta con Casalmaggiore

Il coach modenese, 51 anni, ha sempre fatto gola alle squadre straniere, anche da tecnico della nazionale azzurra (due europei e due coppe del mondo).

Quel suo amore per la Turchia è stato corrisposto in più occasioni: guida il Galatasaray dal 2012 al 2015 e poi la nazionale turca dal 2013 al 2015.

Estate 2016

La presentazione di Barbolini ad Istanbul

Una trattativa lampo lo ri-porta ad Istanbul. Lo chiama l’Eczacibasi, top-team con giocatrici stellari (tra le altre Ognijenovic, Boskovic, Kosheleva) dove vince subito il mondiale per club sconfiggendo in finale al tie-break, fatalità, Casalmaggiore.

Selfie per il mondiale per club

Alla Gazzetta dello Sport nel giugno 2016 dichiara: “Torno in Turchia per divertirmi”.

Chissà se oggi ripeterebbe quelle stesse parole entusiastiche.

Quello che è successo nell’ultimo anno in Turchia deve avere condizionato perlomeno il suo stato d’animo.

Le stragi

Sono state ben 8 le stragi negli ultimi 12 mesi; una catena di sangue e terrore, senza contare il tentato golpe militare di luglio per rovesciare il presidente Erdogan.

L’attentato all’aeroporto Ataturk

17 febbraio 2016

Autobomba in centro ad Ankara: 28 morti e 60 feriti.

13 marzo 2016

Altra autobomba ad Ankara: 38 morti.

28 giugno 2016

Attacco Isis all’aeroporto di Istanbul: 42 morti.

30 luglio 2016

Miliziani curdi attaccano una base dell’esercito turco: 43 morti.

20 agosto 2016

Un kamikaze si fa esplodere a un matrimonio a Gaziantep: 51 morti.

10 dicembre 2016

Doppio attacco fuori dallo stadio di calcio del Besiktas: 44 morti.

20 dicembre 2016

L’ambasciatore russo viene freddato in diretta televisiva da un poliziotto che vuole vendicare i morti di Aleppo.

2 gennaio 2017

Poco dopo la mezzanotte in una famosa discoteca, il Reina, uno o più uomini armati uccidono 39 persone ferendone almeno 70. Attacco rivendicato dall’Isis.

Queste le parole del tecnico, dopo l’ultimo della serie di attentati.

“Il momento è complicato, quindi è normale che susciti un po’ di preoccupazione. Penso e spero che la situazione sia sotto controllo. Questi attentati si stanno verificando un po’ in tutto il mondo, qui sicuramente sta avvenendo un po’ troppo spesso. Il Reina è un locale famosissimo, tra i più frequentati dai turisti, quindi penso si sia trattato di un attacco mirato a colpire sopratutto persone straniere” dichiara Barbolini a Modena Radio City.

“E’ chiaro che sarebbe meglio se ci fosse la tranquillità di Modena. Ma da qui a pensare di abbandonare Istanbul ce ne passa. Spero che aumentino i controlli e che la situazione possa migliorare, anche se riconosco che è molto difficile”.

Una storia di italians con l’elmetto, in una polveriera che ha ben poco a che vedere con i valori dello sport, colpendo di riflesso professionisti veri come Barbolini, che solo in casi decisamente estremi decidono di ritornare a casa.

La speranza è che la tranquillità modenese regni finalmente anche su Istanbul, e si possa riparlare di Barbolini per le sue vittorie sul campo, quelle che ha sempre ottenuto con indiscutibile classe.

Davide Ferracin
@davideferracin

Avete presente quelli che lavorano dietro le quinte?

Ecco, prenderemo il caso di uno che si è sempre preso in carico la gestione completa del backstage delle squadre di calcio. Uno di quelli che finiscono poco in copertina, ma fanno il lavoro di più persone messe assieme.

Andrea Butti non vi dirà nulla come nome: non è uno di quei manager sulla cresta dell’onda. I prezzemolini del mestiere.

Magari l’avete visto di riflesso in qualche foto o video.

Nel curriculum ha un’incisione che gli resterà scolpita a vita e si chiama triplete.

Perchè se nel 2010 in formazione c’erano degli eroi, magari lo si può dire altrettanto per i dirigenti della grande Inter 2.0 targata Mourinho. Butti era il team manager di una squadra che andò in all in e vinse tutto.

Per lui poi ci sono state le esperienze all’estero, e proprio per questo Andrea Butti calza a pennello nella categoria italians, perchè com’è normale per un manager (fuori dall’Italia), con l’avanzare della sua carriera, gli incarichi e le responsabilità sono aumentate, in Francia e in Inghilterra.

Zenga e Butti con il capitano dei Wolves Batth, dopo il rinnovo fino al 2020

Partiamo dalla descrizione del ruolo. Il team manager fondamentalmente è il tramite tra la squadra e la società, il responsabile della logistica, quindi delle trasferte e degli spostamenti, l’uomo che si rapporta anche con i direttori di gara.

3 motivi per i quali giudicarlo un bravo team manager: 

1. jose’ mourinho

L’allenatore meno gestibile del pianeta: mettiamoci nei suoi panni, lì al suo fianco, pronto per fare una sostituzione, con Mou che mostra le manette al mondo intero.

2. Mario Balotelli

Il giocatore meno gestibile del pianeta. Metti che perda la testa, ed è successo spesso, come nella semifinale d’andata della Champions League 2010; Mario butta la maglia a terra, con uno spogliatoio, e un popolo, pronti ad aggredirlo.

3. Zlatan Ibrahimovic

Gli anni della gestione Ibra, un ciclone, l’uomo dal mal di pancia facile, delle pillole tipo: “Non mi serve il Pallone d’Oro per sapere di essere il migliore al mondo”.

Monaco

Andrea Butti allo stadio di Monte Carlo, lo stade Louis II

Dopo 12 anni di Inter (prima da addetto stampa, poi da team manager) va in Francia, al Monaco, dove resta per 3 stagioni. Molto legato e stimato in UEFA (lavorò nello staff degli Europei 2007 U21 e degli Europei 2008 in Svizzera), è responsabile organizzativo del club.

22 aprile 2015, lo 0-0 regala alla Juve la semifinale dopo 12 anni

Lavora con mister Ranieri. A livello sportivo la squadra si batte alla grande dietro il Psg. Non vince (gli tolgono alla spicciolata Falcao, James Rodriguez, Abidal, Kondogbia) ma è sempre lì: secondi nel 2014, terzi nel 2015 e 2016. In Champions nel 2015 arriva ai quarti con la Juve.

Wolverhampton

E poi arriva l’estate 2016, con la chance di seguire Walter Zenga ai Wolves, nella Championship inglese, squadra nel bel mezzo di un cambio proprietà. Ruolo: general manager. Mica male.

Le cose non vanno come si spera, la squadra, allestita per il salto in Premier, fa un filotto negativo di 1 pari e 4 sconfitte e Zenga viene esonerato e dopo poco più 3 mesi, a fine ottobre, fa le valigie anche Butti. Lo si considera parte dello staff dell’ex “Uomo ragno”, o perlomeno optano per questa versione i tabloid inglesi.

Ed ora?

Un dirigente del genere può soddisfare l’appetito di molti club, tanto che Butti, con l’esonero di Frank De Boer, venne fatto salire sul treno (sarà poi vero?) che avrebbe portato Guus Hiddink sulla panchina dell’Inter. Non se ne fece nulla.

Che poi: siamo sicuri voglia tornare in Italia? Specialmente in ambito dirigenziale, è raro vedere cavalli di ritorno, ma non si sa mai.

Davide Ferracin
@davideferracin

Trovare l’ambiente perfetto senza andare troppo distante. Che sia bella, non c’è alcun dubbio, che sia una GRANDE pallavolista nemmeno.

Veronica Angeloni di società ne ha girate tante, specialmente in Italia; nel 2015 le è capitata l’occasione di andare a giocare in Francia: campionato competitivo dove fino al 2016 ha regnato il Cannes.

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Il porto di Saint Raphael

Lei è finita a Saint Rapahel, cittadina di poco più di 40mila abitanti, a pochi chilometri dalla città regina incontrastata della pallavolo femminile transalpina, appunto Cannes, per 18 anni dominatrice del campionato.

C’è più Italia a Saint Rapahel che in tante società di Serie A italiane

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Coach Giulio Bregoli

A Saint Raphael si insedia una vera e propria colonia italiana; da coach Giulio Bregoli, alle colleghe Letizia Camera, Irene Gomiero e Sara Menghi. E la scuola pallavolistica del Belpaese, si sa, ha quel qualcosa in più. La bella schiacciatrice di Massa non può che essere l’asso nella manica per Bregoli.

IL PERIODO NERO

Ma come in tante storie di sport c’è un capitolo buio e triste: proprio dopo qualche mese dal suo arrivo, in ottobre, il suo ginocchio fa crac (rottura del crociato). Una brutta caduta durante una semplice amichevole contro Le Cannet: è buio pesto.

“Lo sport insegna a non mollare mai…” raccontava sui social. E così è stato. Dopo l’operazione, la riabilitazione, i sacrifici, la voglia immensa di tornare. Resta fuori tutta la stagione fino ai playoff, quando poco prima della finale scudetto 2016 eccola lì di nuovo a disposizione, a combattere per il titolo.

GOSSIP E DINTORNI

Una foto pubblicata da Veronica Angeloni (@veroangeloni) in data:


Pallavolo si, ma anche e soprattutto pettegolezzi e cronaca rosa. Della Angeloni se n’è parlato molto di più nei siti e settimanali rosa che nella “rosea” Gazzetta.

Veri o presunti, sono i flirt ad averla resa celebre. La sua vita fuori dal campo. Per niente sregolata, perchè Veronica è una lottatrice, una gran professionista. L’aurea della dea “angelica” ha infranto il cuore di tanti sportivi.

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L’ultimo flirt con il rugbista Martin Castrogiovanni

Christian Vieri, Mario Balotelli, Mario Alberto Santana, Pippo Pozzato, Martin Castrogiovanni, Stefano Mancinelli, Aldo Montano, Danilo Gallinari: che sia tutto vero?

L’apice della popolarità (ai più) è arrivato nel 2014 quando è salita sul palco del festival di Sanremo al fianco di Fabio Fazio.

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Fabio Fazio, Veronica, e Luciana Littizzetto

L’APOTEOSI A PARIGI

Al termine della regular season Saint Raphael è settimo. Poi ai playoff torna LEI e la squadra va in finale. Veronica non gioca perchè ancora non al top ma fa come sempre la dea (bendata). A Parigi allo stadio Pierre De Coubertin si disputa l’ultimo atto contro Cannes in gara secca. E la strepitosa cavalcata finale viene completata con uno scudetto meritato quanto insperato.

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Veronica in primo piano assieme alle sue compagne dopo lo scudetto

E’ la vittoria del gruppo e della determinazione, e in ottobre, al rientro, arriva anche la Supercoppa di Francia dove Veronica può finalmente essere protagonista in campo. Cannes è detronizzata 3-0.

Una foto pubblicata da Veronica Angeloni (@veroangeloni) in data:

Ed ora un’altra stagione da protagonista la attende. Le domande sorgono spontanee:

-> Riuscirà a riconquistare un posto in Nazionale azzurra?

-> Quale sarà il prossimo flirt?

Non chiamatelo “formica atomica“, ormai non lo conosce più nessuno con questo soprannome. Nei giornali e per le strade del Canada è “the atomic ant”, anche se traducendo, il significato rimane il medesimo.

Non è variata poi così molto la vita di Sebastian Giovinco. E’ cambiata solo una cosa. Tutto.

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Nel gennaio 2015 alla Juventus lo fischiano. Gioca poco. Allegri non lo vede.

Nel dicembre 2016 è bomber e leader del Toronto Fc, squadra che nella notte tra il 10 e l’11 dicembre si giocherà il titolo MLS nella finale playoff contro i Seattle Sounders.

L’ esultanza di Giovinco con il “motorino”

Un evento di portata storica: per la prima volta una franchigia canadese si gioca una finale MLS.

Trovare l’America, in Canada

Giovinco è il primo protagonista della nostra rubrica Italians, dedicata agli sportivi italiani nel mondo.

Inizio 2015. Succede che il suo agente, Andrea D’Amico, parla con i vertici dell’MLS, il massimo campionato di Stati Uniti e Canada, una lega in piena crescita, arrivata alla terza fase del suo sviluppo.

“Prima hanno puntato sui miti a fine carriera, poi hanno richiamato in patria i giocatori americani, ora hanno bisogno di «uomini immagine», grandi calciatori europei” spiega lo stesso D’Amico in un’intervista a Libero. “Mi viene in mente Toronto, una città con un milione di italiani, chiamo i miei contatti, parliamo, non c’è bisogno di trattare: sono entusiasti da subito”.

Stadi pieni, entusiasmo alle stelle, un modello di business che pare funzionare (nel 2017 entreranno due nuove franchigie, Atlanta e Minnesota United); questo è lo stato di salute attuale del calcio d’Oltreoceano: pimpante.

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Il BMO Field, stadio del Toronto Fc

E l’accoglienza è da re: sono in mille ad attenderlo all’aeroporto a caccia di selfie e autografi. E se poi arrivano anche i gol e il bel gioco, la sua America Giovinco può dire di averla trovata per davvero.

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Statistiche

2015
34 presenze, 22 gol -> MVP della MLS

2016
33 presenze, 21 gol -> Top-11 della MLS

Stipendio

giovinco-kakaAnche a livello economico the atomic ant non se la passa male. Dietro a Kakà è il secondo giocatore più pagato di tutta la MLS, dove tralaltro è previsto un salary cap. Giovinco è uno dei cosiddetti designated players e può sfondare il tetto, guadagnado più di gente del calibro di Gerrard, Lampard e Pirlo (fonte: mlsplayers.org). Il suo contratto – blindatissimo (con bonus) – scadrà nel 2019.

  1. Ricardo Kakà (Orlando City) – 7.167.500 $
  2. Sebastian Giovinco (Toronto Fc) – 7.115.555 $
  3. Michael Bradley (Toronto FC) – 6.500.000 $

Si tratta del secondo calciatore italiano più pagato al mondo dietro a Pellè (Shandong Lunen, Cina) che viaggia a 15 milioni a stagione: niente male per uno scarto della Serie A.

LA CORSA VERSO IL TITOLO

Se il 2015 è la stagione dei gol e della palma di miglior giocatore della MLS, nel 2016 arrivano i risultati di squadra, tanto che Toronto centra la finale di Eastern Conference e batte il Montreal Impact di Didier Drogba qualificandosi all’ultimo atto.

A livello personale le soddisfazioni se le è levate tutte: miglior debuttante della MLS, capocannoniere 2015, miglior assist-man, gol dell’anno, oltre al già citato titolo di MVP (quest’anno conquistato da David Villa del New York).

Anche la Juventus pare non essersi dimenticata di un torinese cresciuto nella sua cantera.

VITA PRIVATA

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Una foto pubblicata da Sebastian Giovinco (@sebagiovincoofficial) in data:

Un appartamento vicino al centro, a mezz’ora dal campo d’allenamento (il favoloso Kia Training Ground), in uno dei grattacieli che contraddistinguono la downtown, dove vive con la moglie di origini argentine Shari e con il figlio di due anni e mezzo Jacopo. La sua è una vita da “major” of Toronto.

Giovinco, il sindaco, idolatrato dalla foltissima comunità italiana, con un inglese che nonostante non sia ancora fluente a poco a poco migliora.

Ma tanto che importa, è pieno di italiani no? Toronto è tricolore: vi ha sede un congresso nazionale italo-canadese, una camera di commercio italiana, c’è anche una tv italiana (Telelatino).

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Giovinco “fa impazzire” i tifosi

Tempo libero? Sebastian è stato più volte avvistato all’Air Canada Centre, stratosferica arena da 20mila posti in centro-città, tra concerti, partite dei Raptors (NBA) e dei Mafle Leafs (NHL); e anche lì l’accoglienza è sempre la stessa: da star.

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Atlanta Hawks-Toronto Raptors: ovazione per Sebastian Giovinco

“Inebriatti” da sebastian

Dal giorno successivo alla qualificazione dei Reds in finale, i 33mila posti del BMO Field sono già esauriti. A sostenere the atomic ant e compagni ci saranno gli “Inebriatti“, il gruppo di tifosi più caldi del Toronto Fc.

Si ispirano agli ultras europei, sono gemellati con la curva del Genoa, e sono a tutti gli effetti una tifoseria organizzata.

Gli Inebriatti vivono visceralmente la squadra, la sostengono sugli spalti con tamburi e cori (magari tratti da vecchie canzoni italiane), cantando per esempio “It happened without warning”. Avete presente “Un giorno all’improvviso”?

E ORA La finale PER ENTRARE NELL’OLIMPO

Sabato notte (alle 2 italiane live su Eurosport) ci sarà la finalissima con Seattle, in gara secca, con una temperatura prevista di -5° che soltanto the atomic ant potrà riscaldare. Serve l’ultimo sforzo.

Davide Ferracin
@davideferracin

Sono tanti, e portano quasi sempre con orgoglio l’etichetta di sportivi “italiani” all’estero.

L’attenzione su di loro scema un pò e forse troppo spesso vengono dimenticati.

Ma ovunque vadano, che sia nella lontana Australia o nella vicina Francia, sono rispettati, adorati, ed esportano quel qualcosa che è anche un pò di tutti noi.

Sono gli italians, i nostri italiani nel mondo.

Mondiali.it inaugura questa rubrica per accendere o riaccendere i riflettori su di loro, per commentare i loro successi o gli insuccessi, per parlare a ruota libera degli sportivi italiani all’estero.

Davide Ferracin

Strafavorita l’Italia nelle quote in vista della partita di questa sera valida per le qualificazioni mondiali

Sembra quasi impossibile che la Macedonia riesca a fare il colpaccio: dopotutto ha vinto soltanto due match ufficiali negli ultimi due anni.

Le quote dicono che l’Italia, data a 1.26 può garantire una facile vincita, al contrario dei padroni di casa.

Over (2.5) a 2.03: facile dunque che la gara regali gol e spettacolo. La Macedonia in attacco ha i propri giocatori più forti, Pandev e Nestorovkj.

Secondo i bookmakers il risultato più probabile potrebbe essere lo 0-2, dato a 4.25 come risultato esatto: la premiata ditta Belotti-Immobile starà affilando le armi?

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Battuta la Russia 5 a 4 in un’incredibile finale

La serie A sta per abbracciare 5 iridati argentini, pronti a dare lustro alla regular season, ormai prossima al via.

Un altro Diego, quello cresciuto sui banchi di Coverciano, completa il suo capolavoro alla prima esperienza da ct di una Selecciòn. Che supera 5-4 la Russia e si consacra alla storia.

Highlights

LA “GARRA”

Eder Lima rompe l’equilibrio, ma l’Albiceleste pareggia 26” dopo, con un tap in di Alamiro Vaporaki, chiudendo avanti 2-1 all’intervallo, grazie a un tiro libero di Cuzzo.

Tre reti nei primi 2’33” della ripresa. Eder Lima si ripete. L’Argentina reagisce ancora da big: Brandi ne fa uno appresso all’altro. Al resto ci pensa la “garra” di una squadra a immagine e somiglianza di Giustozzi. L’Albiceleste a 8’40” dal termine esaurisce il bonus falli, tiene botta al 5 vs 4 russo, pescando il 5-2 con Kiki Vaporaki.

I vice campioni d’Europa se la giocano fino alla fine. Lyskov e ancora Eder Lima siglano i gol che riaprono il match a 19”. Non c’è più tempo. La Russia perde la sua quarta finale di fila fra Mondiale ed Europeo.

L’Argentina è campione per la prima volta.

#ArgentinaCampeón ? Metete en la intimidad del festejo de Argentina. La copa, protegida por los cracks. Postal para el recuerdo ?

Una foto pubblicata da Selección Argentina (@afaseleccion) in data:

ITAL-ARGENTINA

Giustozzi è diventato un tecnico a Coverciano.

Borruto ha vinto tutto in Italia, con tanto di Uefa Futsal col Montesilvano e in Colombia ha raggiunto Sanchez, Pichichi dell’Argentina al Mondiale.

Taborda ha disputato una kermesse iridata pazzesca.

Cuzzolino eliminato l’Ucraina e steso Portogallo e Russia.

Battistoni risposto sempre presente e Alan Brandi – bis in finale – giocherà con l’Acqua&Sapone.

Aggiungiamoci pure che Wilhelm, Pallone d’Oro 2016, è uno dei figli del Belpaese.

Sì, chiamatela ItalArgentina.

Russia-Argentina, una delle due alzerà la Coppa del Mondo

La prima volta non si scorda mai. Al Coliseo di Cali il mondo del futsal mondiale festeggia un campione iridato diverso, non brasiliano, nemmeno spagnolo.

Questa sera dalle ore 21.15 su Eurosport (pacchetto Sky e Mediaset Premium).

E’ la finale inedita fra Russia e Argentina (foto: fifa.com). Skorovich contro un allenatore nato sui banchi di Coverciano, una vecchia conoscenza del calcio a 5 del Belpaese: Diego Giustozzi.

5 ITALIANI

Per la stampa sudamericana la Russia è favorita, ma dicevano la stessa cosa per il Portogallo contro l’Argentina.

La Selecciòn dei 5 italiani di serie A, Cuzzolino, Borruto, Battistoni, Taborda e Brandi, otto considerando Stazzone, Rescia e Wilhelm, invece, testimonia un lato positivo del prodotto del Belpaese.

Che avrà pure perso male e chiuso un ciclo cadendo con il modesto Egitto, ma che comunque avrà perfino un commissario tecnico in panchina, che ha preso il patentino a lezione di Menichelli.

L’Argentina è fortissima, ma se la giocherà alla pari contro un’autentica Armata Russa.

EN PLEIN

I vice campioni d’Europa, infatti, sono l’unica ad aver vinto tutte le partite disputate, chiudendo primi nel girone con la Thailandia di Miguel Rodrigo (in Italia con Luparense e Padova) quell’Egitto castigatore dell’Italia negli ottavi, e Cuba; liquidando la pratica Vietnam, sconfiggendo per la prima volta la Spagna entro i 40’ e domando il coriaceo Iran in semi.

Vanno a caccia del settebello (di successi), magari con un gol di Eder Lima, pronto a entrare nei primi tre cannonieri, dove ci sono già Ricardinho e Falcao. Skorovich ritrova Romulo ed è pronto a sfatare il tabù finale.

Chi più ne ha, più ne metta: sarà un partidazo.