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Dario Sette

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Certo non poteva immaginarselo migliore l’esordio nel campionato di Football NFL più importante del pianeta. Ingresso in campo da titolare e 14 punti in saccoccia per l’italiano, Giorgio Tavecchio, kicker dei Oakland Raiders.

Sei anni d’attesa per il giocatore milanese che è in America già da qualche anno ma che non era mai riuscito a prendere parte a un match del campionato americano di NFL. In poche ore, il sogno si è concretizzato, complice l’infortunio del 39enne, Sebastian Janikowski.

Giorgio Tavecchio, 27 anni lo scorso luglio, ha esordito per Oakland alla prima giornata di stagione, nel successo dei Raiders 26-16 a Nashville contro i Titans Tennessee. Per lui oltre al fatto che nessun italiano prima di lui era riuscito nell’impresa di giocare una partita di football in Usa, è stato il primo anche a mettere a segno dei punti. Sono stati 14 per l’esattezza. Tra questi un 4/4 nel calci piazzati (due da 52 yards) e un ottimo 2/2, nei punti addizionali.

Il kicker numero 2 ha giocato con personalità e consapevolezza dei propri mezzi, lasciando da parte l’emozione personale per un traguardo raggiunto. In effetti quello di esordire in NFL non deve essere un traguardo per l’italiano, ma un nuovo inizio per una carriera che può essere fiorente.

Il coach di Oakland, Jack Del Rio, lo ha voluto omaggiare del pallone come miglior in campo. Tavecchio ha ringraziato tutto il team nello spogliatoio.

Giorgio Tavecchio è nato a Milano da padre italiano e mamma americana.  Cresciuto tra Italia e America, per via del lavoro della madre come impiegata del governo americano, Giorgio si sente per metà statunitense e per metà italiano. Da piccolo si è prima avvicinato al calcio (il soccer americano), sognando di essere come Pirlo o Totti. Giocava da centrocampista centrale e pare che abbia avuto anche un’ottima visione di gioco e un bel lancio. Forse proprio per questo motivo ha saputo poi confermarsi come kicker nel football. L’approccio con la palla ovale è aumentato negli atenei americani dove ha spiccato per bravura, tanto da segnare ben 256 punti nella California Berkeley University, una delle più prestigiose di tutta America.
Quello di giocare in NFL è stato un sogno che lui ha sempre voluto realizzare. Non è facile ritagliarsi un posto nel campionato americano di Football. Ci sono stati periodi in cui bisogna cercarsi un lavoro alternativo quando sei fuori dalla rosa dei 53. Oltre agli allenamenti il giovane Tavecchio ha fatto il tutor universitario, l’allenatore e l’impiegato per un’azienda di sport marketing.

Tuttavia dopo tanta pazienza, il giorno dell’esordio è arrivato e se l’è goduto appieno. Ora non resta che cresce e attendere, intanto la sua squadra quest’anno punta al Super Bowl.

Ad Oakland l’hanno già rinominato come l’Italian Stallion.

#Goat #ItalianStallion #Tavecchio #Raiders

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Dario Sette

 

Toscano dalla nascita, il 27enne calciatore Alessio Lava, dal 2015 ha parte del suo cuore in Costa Rica. Partito con la sua ragazza costaricana, per l’isola centramericana, ha deciso di restarci e fare quello che gli usciva meglio: giocare a calcio. La passione per il pallone era più che viva in Italia. In seguito, con la decisione di trasferirsi in America, Alessio Lava ha pensato bene di accasarsi per un club calcistico del posto. Attualmente è l’attaccante del Municipal Liberia, squadra che milita nel massimo campionato costaricano. In rosa oltre a un folto gruppo di costaricani sono presenti anche tre serbi.

Come sei passato dai campi della Toscana, alla Serie A costaricana?

Nel 2015 ho conosciuto a Firenze la mia attuale ragazza Daniela originaria della Costa Rica. Siamo stati un anno insieme e quando lei ha terminato gli studi abbiamo deciso di partire. Devo ammettere che per me non  è stata una scelta facile, perché ho dovuto lasciare la mia famiglia, la mia casa e tutti gli amici che conoscevo da una vita.

Il calcio è sicuramente differente da quello italiano, com’è il livello?

Il livello del calcio, dopo il mondiale del 2014 dove la Costa Rica ha raggiunto i quarti di finale, si è alzato tantissimo. Ci sono calciatori provenienti da tutta l’America: Argentini, brasiliani, americani, che contribuiscono a rendere il calcio molto più appassionante.  Inoltre negli ultimi anni si stanno mettendo in mostra molti giovani talenti e che ne sentiremo parlare in futuro.

Dopo il bel mondiale 2014, alcuni calciatori costaricani sono arrivati in Europa, tu hai fatto il viaggio inverso. Come ti hanno accolto?

Ahimè in Italia non ho mai avuto procuratori e conoscenze giuste. Ho sempre creduto nelle mie potenzialità, ma nessuno mi ha mai dato la possibilità di giocare nel calcio che conta e così ho voluto prendere una strada più difficile ed in salita. Tuttavia ora mi sento gratificato e sto ottenendo risultati per tutti i sacrifici che ho fatto.
Qui in Costa Rica mi hanno accolto alla grande, la gente mi ha apprezzato e mi sta apprezzando per la persona umile e semplice che sono. Non mi reputo né un calciatore famoso né una star, ma un normale calciatore che si alza ogni giorno e lavora duro per cercare di raggiungere gli obiettivi che mi sono imposto, fino a che Dio mi darà la forza e la salute.

Come sta procedendo la stagione? Qual è l’obiettivo del Municipal?

Il campionato non è iniziato da molto e ci sono molto squadre nel giro di pochi punti. L’obiettivo del Municipal Liberia è di fare un buon campionato, la squadra è formata da ottimi giocatori di esperienza con un mix di giovani di grandi aspettative.

La preparazione alle gare è simile al metodo italiano?

Personalmente non mi sono mai allenato così forte, prima di arrivare in Costa Rica. Gli allenamenti sono ben studiati dall’allenatore e da tutto il suo staff, al fine di tirar fuori il massimo da ogni singolo giocatore. Dal mio punto di vista, gli allenamenti sono differenti da quelli italiani.

Il pubblico è appassionato? Ci sono molti tifosi che seguono la squadra?

Si! Qui il calcio è lo sport principale ed è molto seguito, non solo dal genere maschile. In effetti c’è un alto livello anche di calcio femminile. Gli stadi sono quasi sempre pieni e i tifosi sostengono molto la squadra sia in casa che in trasferta, questa è una delle cose che più mi ha impressionato in positivo.

Cosa fai nel tempo libero?

Nel mio tempo libero lontano dal calcio, faccio esercizi fisici per avere una condizione fisica migliore sul campo e, prima di andare a dormire, studio. Inoltre prego molto, tante volte al giorno, per me è diventata ormai una abitudine a cui non posso fare a meno.

Ti manca l’Italia? Segui le partite di Serie A?

La cosa che più mi manca dell’ Italia è la mia famiglia, sto facendo tutto questo anche per loro, per cercare di dargli felicità con i miei risultati e farli sentire orgogliosi di me, siamo sempre in contatto e li penso sempre. Quando posso, tempo permettendo, cerco di seguire qualche partita di Serie A.

Cosa credi che manchino ai giovani calciatori italiani per spiccare il volo?

Credo che in Italia i calciatori abbiano tanta qualità per arrivare lontano, forse la cosa che più manca è la mentalità di sacrificio. Non bisogna dare il 100% solo nella partita, ma anche durante tutti gli allenamenti della settimana. Penso che sia questo il segreto per arrivare più in alto possibile.

Qual è il tuo sogno ne cassetto?

Non nascondo il fatto che da quando sono arrivato in Costa Rica, sono riuscito a raggiungere degli obbiettivi importanti che mai avrei pensato di ottenere, uno di questi era di riuscire a giocare nel campionato principale.
Ovviamente come lo è un po’ per tutti i calciatori, il sogno è quello di giocare nei campionati più importanti del mondo: Serie A, Liga, Premier ecc… Devo ammettere però che un mio grande sogno sarebbe quello di riuscire in futuro, tramite la mia storia calcistica, a trasmettere alle persone che nella vita, qualsiasi sia l’obiettivo da raggiungere, si deve fare di tutto per coglierlo, anche a costo di andare a vivere dall’altra parte del mondo in un Paese con lingua, tradizione, cultura e mentalità completamente differente dalla nostra.

Dario Sette

La finestra di calciomercato estiva si è chiusa con molti colpi di scena. Se a Parigi si è conclusa la telenovela Mbappé dal Monaco al Psg, sull’asse Torino – Londra c’è stato un affare che si è deciso e definito in poche ore: il passaggio dell’ex terzino granata, Davide Zappacosta, alla corte di Antonio Conte al Chelsea.

Un trasferimento che ha del clamoroso, proprio perché mai si era pensato di un possibile acquisto da parte della squadra di patron Abramovich per il difensore ex Toro.

Ottima plusvalenza per Urbano Cairo che, reggendo il pressing su Belotti di molte squadre europee, ha invece preferito cedere il laterale, sostituendolo con il terzino Ansaldi dall’Inter e il centrocampista offensivo Niang dal Milan.

La decisione di Antonio Conte di affidarsi a Zappacosta è stata sicuramente dettata dal modulo tattico che predilige l’ex ct della Nazionale. Le doti sia difensive che offensive del laterale permette maggiore possibilità e vari cambiamenti. In effetti con Zappacosta in campo, il mister salentino potrà comodamente utilizzare una difesa a quattro utilizzandolo come terzino, oppure, in una difesa a tre, lo può schierare come quinto di centrocampo così come avviene con Marcos Alonso.

Proprio come l’ex difensore della Fiorentina, l’acquisto di Zappacosta ha fatto storcere un po’ il naso ai tifosi blues che magari sognavano un nome più altisonante. Tuttavia il terzino spagnolo ha, sin da subito, dimostrato di essere all’altezza della squadra londinese e ora è imprescindibile per il gioco di Conte. Stesso destino spera anche Zappacosta.

Sui social network i supporters del Chelsea si sono sbizzarriti appena saputa la notizia dell’arrivo di Zappacosta.

Non poche sono state le polemiche da parte della tifoseria inglese che, in questo caso, è sembrata un po’ troppo maliziosa, dato che conoscono bene il proprio allenatore e sa che non fa nulla per sbaglio. Chissà che invece l’ex Torino e Atalanta non diventi proprio un uomo indispensabile per gli schemi adoperati da Conte.

Tuttavia per stemperare i toni c’è chi ha ironizzato puntando sulla punzecchiatura nei confronti di un altro “Costa” presente nella rosa del Chelsea. Dopo il battibecco con il mister pugliese, l’attaccante Diego Costa è stato messo fuori rosa e c’è chi ha riciclato la sua maglia per aggiornarla con il neo acquisto.

Dal Blues all’azzurro. Prima dell’esordio con la nuova maglia, il laterale è stato chiamato dal ct Gampiero Ventura per la gara contro Israele valida per le Qualificazioni al Mondiale 2018, in sostituzione all’infortunato Spinazzola.

Dario Sette

 

È successo tutto in pochi mesi. In breve tempo la vita della giovane cestista, Cecilia Zandalasini è completamente cambiata. In estate l’esordio all’Europeo femminile con la magia della Nazionale azzurra, questa notte i primi passi nel grandissimo palcoscenico americano della WNBA con la maglia delle Minnesota Lynx.

Un esordio mozzafiato con le compagne che ambiscono alla vittoria dell’Anello. “The Dream is Real” aveva postato sul suo profilo Instagram qualche giorno fa e in effetti è stato così. Non è da tutte raggiungere i parquet americani; solo altre sei ci sono riuscite.

. mi sveglio, guardo l’ora, sono le 5 e mezza. fuori c’è buio, ma non troppo. sta arrivando l’alba. la mia preferita. mi chiedo perché sono già sveglia, come mai non riesca più a prendere sonno. la sveglia è alle 7, ma non mi ricordo cosa devo fare. mentre ci penso la stanza si illumina, il sole sorge e questa dove sono non è la mia camera. mi alzo, di corsa, ho un attimo di panico. guardo fuori dalla finestra: grattacieli. Minneapolis. Minnesota. America. esco sul balcone. fa freddo, ma non mi importa. sono in America. chiudo gli occhi e la respiro, a pieni polmoni. ero solo una bambina che voleva imitare suo fratello con un pallone da basket. ero solo una bambina quando ho preso in mano il pallone. ora guarda dove sono. the dream is real. . ???? . I wake up. looking at the time, it says 5:30am. it’s not that dark outside. the dawn is coming. my favorite time of the day. I wonder why I’m already up, why I can’t fall asleep anymore. the alarm clock is set at 7, but I just can’t remember what I have to do. while I think about it, the room lights up, the sun rises and I suddenly realize that this is not my room. I stand up. very quickly. I’m in panic. I look out of the window: skyscrapers. Minneapolis. Minnesota. America. I go out on the terrace. it’s cold, but I couldn’t care less. here I am, in the States. time to close my eyes. I take a deep breath. I was just a little girl who wanted to emulate her brother and play basketball. I was just a little girl when I first put my hands on a basketball. now look where I am. the dream is real. . . #GoFar

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Per Zandalasini e compagne la gara si è conclusa con una vittoria ai danni di Indiana Fever per 80-69. Per la guardia lombarda in totale 6 minuti di match in cui ha collezionato un tiro sbagliato e una palla persa per un -6 di plus-minus. Le battute finali del primo quarto e a cavallo del secondo sono servite per rompere il ghiaccio con un palcoscenico nettamente diverso. Poi altri due minuti nella fase conclusiva della partita, a risultato ormai acquisito.

La giovanissima talentuosa cestista azzurra è scesa in campo con la maglia numero 9 dei Lynx e d’ora in poi darà un grosso contributo alla squadra per vincere il campionato, per poi tornare in Italia con uno dei trofei più ambiti dalle cestiste del mondo.

Le grandi prestazioni con la nazionale italiana allo sfortunato Europeo in Repubblica Ceca hanno permesso di farsi notare in tutto il basket mondiale e la voglia di rivalsa è enorme. In effetti, la 21enne lombarda ha ancora il boccone amaro a causa dell’inesistente fallo antisportivo che le venne comminato sul possesso decisivo di Italia-Lettonia, spareggio per volare ai Mondiali. Tuttavia con 19 punti a partita ha avuto la sua consacrazione a livello mondiale tanto da essere inserita nel quintetto ideale del torneo.

La chiamata dagli Stati Uniti è un orgoglio per tutto il basket italiano e Cecilia dovrà mostrare tutto il suo talento per poi tornare a Schio e affrontare la stagione con la sua squadra, magari con l’anello WNBA al dito. In effetti con i Minnesota Lynx l’ala ha firmato un contratto valido fino ai playoff. Ora sotto con il prossimo match che i Minnesota disputeranno contro i Chicago Sky. Cecilia si augura di poter giocare qualche minuto in più per acquisire più consapevolezza e confidenza con la WNBA.

In passato anche altre atlete azzurre hanno avuto la possibilità di volare in America. Catarina Pollini, Susanna Bonfiglio, Francesca Zara, Raffaella Masciadri, Laura Macchi e Kathrin Ress, in diverse squadre hanno avuto l’onore di giocare nel torneo di pallacanestro più importante del mondo.

Dario Sette

Tra i campionati di calcio europei più belli e importanti c’è sicuramente la Liga spagnola. Tanti sono i campioni presenti nel calcio spagnolo attuale, così come sono stati tanti i fenomeni che hanno avuto modo di misurarsi in Spagna.

Dal passato al presente sono stati molti i calciatori italiani che hanno voluto misurarsi nel campionato iberico da Amedeo Carboni a Bobo Vieri, da Christian Panucci a Giuseppe Rossi. Tante storie di tanti calciatori che hanno avuto tanta o poca fortuna in un torneo sempre ricco di gol e di entusiasmo.

Attualmente il numero degli italiani non è elevatissimo e solo poche giorni fa si è aggiunto un altro nella lista: il neoacquisto del Las Palmas, Alberto Aquilani.

Il centrocampista 33enne cresciuto nella Roma ha deciso di firmare un biennale con la squadra delle Canarie dopo gli ultimi anni passati in molte piazze calcistiche come Sassuolo, Pescara, Fiorentina, Milan e Juventus oltre a due esperienze estere prima a Liverpool e poi allo Sporting Lisbona.
Aquilani è pronto a rilanciarsi in un campionato in cui il Las Palmas la scorsa stagione è stata la rivelazione. Dalla prossima partita sarà pienamente a disposizione della squadra.

¡El saludo de Alberto Aquilani para la afición! ?? #PíoPío

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Dal Las Palmas a Villareal ci sono ben tre italiani che vestono la maglia del Submarino Amarillo (Sottomarino Giallo): il difensore Daniele Bonera, il centrocampista Roberto Soriano e l’attaccante Nicola Sansone.

Il primo a trasferirsi nel club in cui è stato grande protagonista Giuseppe Rossi (soprannominato Pepito), è stato Bonera dopo gli anni trascorsi al Milan. Il trasferimento avviene a costo zero all’età di 34 anni. Ora che le primavere sono 36, per Bonera non c’è continuità nella titolarità nelle partite però è un buon ripiego per far ruotare i compagni di reparto, soprattutto in Coppa del Re.

¡Buongiorno, Italia??! ¡Buongiorno, Inter de Milán! ???

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Titolari inamovibili sono certamente Roberto Soriano e Nicola Sansone, giunti in Spagna nel calciomercato estivo del 2016. Alla loro prima stagione non hanno certo sfigurato. Il centrocampista è una pedina fondamentale per il gioco di mr Fran Escribá oltre che un buon finalizzatore date le 10 reti segnate in 40 presenze. Una botta al ginocchio subita in allenamento lo terrà lontano dai campi per tre settimane (saltando così anche l’impegno della Nazionale azzurra per i match validi per le Qualificazioni ai Mondiali di Russia 2018).

Si è invece ripreso da poco da un infortunio, Nicola Sansone. L’attaccante ex Sassuolo e Parma ha giocato gli ultimi dieci minuti della partita persa contro la Real Sociedad, ma piano piano ritornerà a riprendersi il posto da titolare. La sua velocità e il suo dribbling aiuteranno di certo la fase offensiva della squadra che, nonostante lo strapotere di Real Madrid e Barcellona, cerca di piazzarsi tra le prime sei della classifica.

A guidare l’attacco del Valencia, invece, c’è Simone Zaza. L’ex calciatore di Sassuolo e Juventus ha intrapreso l’avventura spagnola dopo l’Europeo 2016. Dal suo arrivo al Mestalla i tifosi hanno apprezzato sacrificio, buona volontà e gol. La passione per la squadra bianconera è cresciuto sempre di più tanto che in campo ha fatto qualcosa di molto particolare.

Dario Sette

Nato in Italia ma cresciuto in America, in diversi via vai, attualmente, è uno dei perni della Nazionale italiana di basket.

Stiamo parlando di Daniel Hackett. Classe 1987, il playmaker azzurro, insieme a Belinelli e Datome, sono i leader della squadra italiana che prenderà parte all’Europeo che inizierà il 31 agosto prossimo.

L’italiano d’orine americana, da qualche settimana, si è trasferito in Germania per vestire la maglia del Brose Bamberg(una delle squadre più vincenti delle ultime stagioni) guidata dal tecnico italiano, Andrea Trinchieri.

Daniel Hackett cercherà di guidare l’Italia alla competizione continentale per scacciar via i mugugni delle ultime settimane, partendo dai discussi forfait di Gallinari e Gentile sino alla sconfitta subìta dalla Serbia qualche giorno fa.

L’esordio con gli Israeliani a Tel Aviv sa già di prova del nove. Il playmaker proverà a dare le giuste geometrie per cercare di mettere la gara sui binari giusti.

Dopo le ultime stagioni in Grecia con la maglia del Olympiacos cui ha vinto un campionato nella stagione 2015/2016, Hackett ha deciso di volare in Germania per abbracciare un nuovo progetto europeo, per provare a fare bene anche in Eurolega.

Il grave infortunio al tendine d’Achille subìto nel dicembre 2016 sembra ormai alle spalle e proprio sulle sue spalle, Daniel Hackett cercherà di prendersi la Nazionale. Con l’Italia ritrova il ct Messina che tanto gli è stato vicino nel momento dell’infortunio e nella lenta ripresa.

La concentrazione è tutta per il torneo europeo prima di focalizzarsi al Bamberg dove ha firmato un contratto di due anni con uno stipendio superiore a 1,2 milioni di euro.

Il play cercherà di fare del bene in Germania dopo le belle stagioni in Italia con Pesaro e Siena (oltre alla parentesi di due anni a Milano). La vittoria dei campionati di Serie A avvengono con l’Olimpia Milano nel 2013/2014 e con la Mens Sana Siena nel 2012/2013. Proprio con la squadra toscana ottiene anche una Coppa Italia e una Supercoppa Italiana (entrambe nel 2013).

A livello personale, proprio grazie alla grandissima stagione a Siena, Daniel Hackett ottiene il titolo di MVP di Coppa Italia, delle finali Serie A e della Supercoppa.

La prossima stagione una nuova avventura estera per chi come Hackett che però non è alla prima esperienza. Il play della Nazionale, infatti, è cresciuto in America e si è fatto le ossa proprio nelle squadre giovanili statunitensi, prima a Braves e poi nei Trojans.

Dario Sette

Italia – Germania è da sempre una partita di calcio diversa dalle altre. Storicamente la Nazionale azzurra ha dato filo da torcere ai tedeschi che, in rare volte, sono riusciti a batterci.

Tuttavia negli anni la rivalità calcistica si è trasformata, tanto che molti calciatori italiani hanno deciso di trasferirsi in club della Bundesliga. In passato il primo grande trasferimento fu quello di Ruggiero Rizzitelli, che fu acquistato nel 1996 dal Bayern Monaco guidato da Trapattoni. Nella storia più recente, inevce, ci sono stati i passaggi del bomber Toni e Immobile e dei difensori Barzagli, Zaccardo e Oddo.

Nella stagione appena partita, sono diversi gli italiani che stanno prendendo parte a questa Bundesliga 2017/2018.

Simbolo dell’Italia in Germania attualmente è Carlo Ancelotti. L’allenatore italiano è uno dei più vincenti della storia calcistica europea. Il mister è sicuramente l’orgoglio sportivo nostrano in terra tedesca.
Tuttavia, ma come ora il numero degli italiani è aumentato, sia in campo che in panchina. L’ex allenatore di Milan, Chelsea, PSG e Real Madrid è pronto per un’altra stagione esaltante con l’obiettivo di vincere un’altra Champions League (sarebbe la terza personale).

Proseguendo dalla panca, dopo il grande Ancelotti, ha ottenuto il ruolo di mister dello Schalke 04: l’italiano Domenico Tedesco. Figlio di emigrati calabresi, il giovane tecnico è già partito alla grande con i Knappen. Mister Tedesco è alla sua prima esperienza in Bundesliga dopo la breve ma felice parentesi in Zweite Liga con l’Aue Erzgebirge. Salvezza ottenuta in largo anticipo e chiamata dal club di Gelsenkirchen.

Werder Brema e Mainz hanno voluto affidare la propria difesa agli italiani. L’ex capitano della primavera interista, Luca Caldirola, dal 2013 è a Brema, dopo che il club milanese ha deciso di non puntare su di lui. La scorsa stagione è andato in prestito allo Darmstadt, dove ha disputato tutte le gare di campionato. Quest’anno il centrale lombardo proverà ad aiutare la squadra a disputare un campionato migliore rispetto alle ultime stagioni.

Stessa sorte anche per un altro ex interista Primavera. Il terzino destro classe ‘90, Giulio Donati, si è accasato lo scorso anno con la maglia del Magonza, dopo aver trascorso tre stagioni nel Bayer Leverkusen. Terzino di spinta, Donati si è ben messo in mostra in Bundesliga, tanto da essere apprezzato da tifosi e appassionati di calcio. L’obiettivo di giocatore e club è quello di riscattarsi da un’annata così così chiusasi con un insolito 15esimo posto in classifica.

Di spinta e di sostanza è anche un altro italiano che però è cresciuto in Germania. Stiamo parlando di Vincenzo Grifo, ala e mezzala sinistra del Borussia Mönchengladbach, classe 1993. Originario della Sicilia, Grifo è cresciuto a Pforzheim, tira i primi calci al pallone nella sua città natale prima di trasferirsi alle giovanili del Karlsruhe.  Il debutto in Bundes avviene nel 2012 con la maglia dell’Hoffenheim. In questa finestra di mercato estiva è arrivata la chiamata dal Gladbach.

Di talento e di forza è anche Daniel Caligiuri. L’esterno offensivo dello Schalke 04 ha disputato grandi stagioni nel Wolfsburg tanto da far pensare una sua convocazione nella nazionale azzurra. Il ct Ventura sta valutando l’idea, in passato anche Conte l’ha convocato per un stage in vista di Euro 2016. Ala destra dotata di ottimi piedi, pronti a sfornare assist per i compagni.

Discorso a parte bisogna fare per i cosiddetti “oriundi”. In Bundesliga ci sono molti calciatori con origine italiana, magari nonni o bisnonni. Tedeschi con passaporto italiano sono Diego Demme e Marco Terrazzino, mentre Franco Di Santo, David Abraham e Filipe sono sudamericani.

Diego Demme del Lipsia e Marco Terrazzino del Friburgo hanno origine italiane di famiglie che si sono trasferite in Germania nel dopoguerra per trovare fortuna e lavoro. I due calciatori hanno esordito con la maglia della nazionale tedesca e pertanto non possono più prendere parte alla selezione azzurra.

Di Santo (Schalke 04), Abraham (Eintracht Francoforte) e Filipe (Hannover 96) sono sudamericani che hanno passaporto italiano per via di avi remoti.

Dario Sette

A poche ore dall’inizio della Vuelta di Spagna sono tanti i pronostici riguardo i favoriti della vittoria. In questa edizione 2017 ci sono molti big che, nonostante la partecipazione a Giro d’Italia e Tour de France, non hanno voluto mancare alla corsa spagnola.

Tra i favoriti c’è l’italianissimo Vincenzo Nibali che, dopo la vittoria del 2010 vuole riproporsi tra i papabili vincitori di quest’anno. Il ciclista siciliano, capitano della squadra Bahrein Merida, cercherà di riappropriarsi della maglia rossa del giro spagnolo dopo il forfait al Tour de France.

Lo Squalo dello Stretto da qualche mese ha deciso di lasciare la sua vecchia squadra, l’Astana, con cui ha trionfato nei tre maggiori tour mondiali (la Vuelta a España 2010, i Giri d’Italia 2013 e 2016 e il Tour de France 2014).

I successi con la squadra kazaka sono stati numerosi, grazie anche all’aiuto di squadra di compagni come Fabio Aru. Proprio lo scalatore sardo ora è punto fermo del team Astana dopo l’addio del messinese.

Con il team Bahrein sinora ha vinto il Giro di Croazia 2017, un terzo posto al Giro d’Italia numero 100 con vittoria della sedicesima tappa vinta al traguardo di Bormio.

La Vuelta arriva al momento giusto per Nibali, un modo per rimettersi in mostra dopo un periodo così così.

Boia che caldo !!! ?????????☀️☀️???

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A sfidare lo scalatore siciliano, l’ex compagno di squadra Fabio Aru e il vincitore del Tour de France 2017, Chris Froome. Il campione britannico vuole ripetere quanto fatto di buono alla corsa gialla, per tentare di vincere il suo primo giro spagnolo dopo tre secondi posti (nel 2011, 2014 e 2016).

Vincenzo Nibali è stato ed è tra i ciclisti italiani più vincenti della storia più recente, dopo i trionfi di Marco Pantani. Lo Squalo è riuscito, infatti, a conquistare una storica vittoria al Tour dopo i successi del Pirata del 1998, diventando il settimo italiano ad aver vinto la Grande Boucle.

Inoltre c’è da dimenticare la delusione a Rio 2016 con una caduta che ha infranto il sogno medaglia olimpica.

Ora le montagne della Spagna aspettano lo Squalo che cercherà di riprendersi la scena magari scalzando il favoritissimo Chris Froome.

Dario Sette

Nel campionato di calcio più bello del mondo tra i protagonisti ci sono anche gli italiani, sia nel rettangolo verde che in panchina.

Alla prima uscita stagionale c’è chi ha brillato e chi invece è stato surclassato in maniera netta, ricevendo anche critiche molto pesanti. Ma andiamo per gradi.

Gli italiani che ora sono in Premier League cercano di lasciare il segno magari pensando a vecchie glorie come Gianfranco Zola o Gianluca Vialli che hanno lasciato un ricordo indelebile nella storia del loro club di appartenenza e nel cuore dei tifosi.

Partendo dalla retroguardia difensiva.

Sta cercando di farsi amare come lo hanno amato i tifosi granata, Matteo Darmian. Il terzino della nazionale, pagato 25 milioni dalla società dello United per strapparlo dal Torino, dopo un periodo di ambientamento, ha ripreso continuità nelle prestazioni ed è un titolare nella difesa di Mourinho. Il numero 36 alterna copertura e attacchi con costanza, chiave principale per lo schema di gioco dell’allenatore portoghese. Il primo trofeo stagionale (la Supercoppa Europea) è sfumato e per questo i Red Devils hanno l’obbligo di tornare protagonista in campionato e in Champions League; Matteo Darmian darà il suo contributo in vista anche di una sua convocazione per il Mondiale 2018 in Russia.

Training face!! ⚽ #MUTOUR

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A Londra, sponda West Ham, è presente un altro difensore roccioso italiano, anch’egli ex Torino: Angelo Ogbonna. Il centrale è arrivato nella capitale britannica nell’estate del 2015 per 11 milioni dalla Juventus e ora è uno dei perni principali della difesa degli Hammers almeno per molte stagioni dato che l’anno scorso ha rinnovato il contratto fino al 2022. Il difensore inoltre, non vuole uscire dai radar della Nazionale per Russia ’18.

A centrocampo non c’è nessun italiano che smista palla, mentre c’è abbondanza in attacco con Manolo Gabbiadini che gioca nel Southampton e Stefano Okaka nel Watford.

Due punte giovani e che tanto bene stanno facendo in due squadre che puntano a stupire in campionato dopo il dominio delle big.

Il calciatore ex Roma e Anderlecht, Okaka, questa stagione è partito col piede giusto segnando una rete nel rocambolesco 3-3 alla prima giornata contro il Liverpool. La squadra di proprietà della famiglia Pozzo, dopo il divorzio con Walter Mazzarri, ha chiamato il lusitano Marco Silva. Il bomber d’origine nigeriane è la prima punta degli Hornets e come tale proverà a fare parecchi gol.

Manolo Gabbiadini ha lasciato l’Italia lo scorso gennaio accettando l’offerta del Southampton. Nelle prime giornate di Premier ha subito dimostrato di poter stare appieno nel campionato inglese. L’esperienza a Napoli è stata altalenante a causa delle numerosissime panchine alle spalle prima di Gonzalo Higuain e poi di Milik e Mertens. Nei Saints vuole affermarsi cercando di strappare la convocazione per il prossimo Mondiale e diventare punto di riferimento sia per l’Italia che per l’Europa.

About last training ?? ⚽️ #SaintsFC ⚪️?? #mg20 #mtm

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Dalla panchina , invece, l’unico “superstite” italiano è Antonio Conte. Nonostante le voci di mercato che lo hanno visto vicino all’Inter, il tecnico salentino ha deciso di continuare l’avventura al Chelsea dopo la prima grande stagione, chiusa con la vittoria del campionato. 11 milioni di euro di contratto e una gran voglia di giocare la Champions League hanno aiutato Conte a decidere di restare alla panchina dei Blues. L’inizio della stagione è stato negativo con la sconfitta ai rigori in Community Shield contro l’Arsenal e il tonfo in casa alla prima di campionato contro il Burnley. Strada in salita per l’ex ct della Nazionale il quale deve cercare ben altro per poter essere protagonista in questa stagione.

In questo momento sono 5 gli italiani in Inghilterra, ma fino alla chiusura del mercato tutto può ancora succedere.

Dario Sette

La colonia degli italiani all’estero si arricchisce sempre di più e inoltre si può certamente dire che è l’Europa dell’est che ingolosisce gli allenatori italiani.

Dopo Andrea Stramaccioni allo Sparta Praga e Devis Mangia all’Universitatea Craiova, anche un ex mister della Serie A approda nella zona orientale del vecchio continente: Delio Rossi.

L’allenatore romagnolo ha accettato la proposta del Levski Sofia, la squadra della capitale bulgara con più tifosi e con la storia più importante.

Una nuova sfida per il mister ex Lazio e Fiorentina che, dopo due anni di pausa, ha ripreso l’attività in panchina. Il compito sarà quello di portare il Levski nella parte alta della classifica del campionato bulgaro. La partenza nelle prime tre giornate è stata incostante, così come negativa è stato il secondo turno di qualificazione all’Europa League. Il Levski, infatti, è uscito sconfitto dalla doppia sfida con i croati dell’Hajduk Spalato, ed è per questo che la società ha deciso di voltare pagina e affidare la prestigiosa panchina bulgara ad un allenatore d’esperienza come è Rossi.

L’ultima partita ufficiale di Rossi allenatore risale al 28 ottobre 2015, quando il suo Bologna perde in casa contro l’Inter e con il misero bottino di 6 punti in dieci giornate di campionato.

Ora la prima esperienza all’estero per un allenatore che comunque in Italia ha fatto bene. Dopo le stagioni positive a Lecce e a Bergamo nell’Atalanta, viene chiamato alla guida della panchina biancoceleste della Lazio del presidente Lotito. In tre stagioni nella capitale riesce a vincere la Coppa Italia nel 2008/2009.

La stagione successiva è quello dello sbarco in Sicilia, a Palermo. Il presidente “mangiallenatori”, Maurizio Zamparini, lo vuole fortemente alla guida dei rosanero. Per lui Rossi e il Palermo, la prima stagione è da incorniciare. Quinto posto in classifica e qualificazione storica all’Europa League. L’anno seguente il club decide addirittura di offrirgli la responsabilità dell’intero settore tecnico rosanero, con l’obiettivo primario di permettere un rapido ingresso dei giovani in prima squadra.
La seconda stagione però parte male con un girone d’andata da dimenticare. Viene esonerato e al suo posto arriva Serse Cosmi. Pochi mesi e Zamparini richiama alla base Rossi per cercare di raccogliere una situazione critica. La squadra raccoglie una meritata salvezza e vola anche in Coppa Italia. In finale, infatti, viene sconfitta solamente dall’Inter che passa per 3-1.

Dai rosanero alla Viola. Il tecnico di Rimini, dopo la galoppata con il Palermo, decide di volare a Firenze. L’esperienza con la società dei Della Valle è altalenante. L’addio è ancora più rumoroso a causa di fatti successi in campo.

Le ultime due esperienze in Serie A sono con Sampdoria e Bologna, non proprio due avventure da ricordare positivamente.

Ora il riscatto parte dalla Bulgaria, perché Delio Rossi vuole dimostrare di saper far bene il suo mestiere.

Dario Sette