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Dario Sette

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È stato uno dei talenti delle giovanili della Juventus, con la quale ha vinto anche un campionato con gli Allievi e una Supercoppa Italiana Primavera. Da qualche settimana si è trasferito in Polonia per vestire la maglia del Legia Varsavia con cui si sta giocando la qualificazione per la prossima Champions League.

Stiamo parlando di Cristian Pasquato, attaccante tecnico (all’evenienza trequartista) classe ‘89, che, dopo diversi anni in giro per alcune squadre italiane e l’ultima stagione in Russia nello Krylya Sovetov Samara, ha deciso di trasferirsi in una delle squadre più blasonate e trionfanti della storia del calcio polacco.

Numero 10 dotato di piedi molto buoni e specialista anche dei calci di punizione, Pasquato ha intenzione di lasciare il segno a Varsavia e il video di presentazione già significa molto. Il primo obiettivo stagionale da raggiungere è sicuramente il girone della Coppa dei Campioni. Dopo aver eliminato in maniera netta il Mariehamn (squadra finlandese) ora deve rincorrere la squadra kazaka dell’Astana che, nella gara d’andata, è passata per 3-1. Nell’occasione l’italiano Pasquato è entrato nella ripresa per dare una scossa aiutando i compagni a segnare la rete per accorciare le distanze. Tuttavia il ritorno in casa, seppur con due gol di svantaggio, potrà essere determinante per il passaggio del turno.

La decisione di lasciare l’Italia per volare in Polonia è stata una scelta presa abbastanza facilmente da Cristian Pasquato, data anche l’esperienza già in Russian Premier League.
A Torino è rientrato da esubero e, non appena si è presentata un’offerta importante ha deciso prima di valutarla per poi trasferirsi definitivamente.

Decisione affrettata l’ha presa qualche anno fa quando era un giovane promessa della Juventus. La Vecchia Signora era allenata da Antonio Conte il quale aveva fatto avvicinare il baby talento alla prima squadra. Pasquato era riuscito ad entrare nelle gerarchie del mister fino a quando la società non acquistò altri 3 giocatori d’attacco e il giovane Pasquato, in fretta e furia, decise di chiedere il trasferimento altrove per cercare una maglia da titolare. Il trasferimento a Lecce prima e a Torino, sponda granata, non sortirono risultati che sperava.

Dopodiché diversi giri in molte piazze calcistiche italiane di Serie A e B: Udinese, Bologna, Padova, Livorno e Pescara. Stagioni anche abbastanza positive per il numero 10 Pasquato che però non riesce a trovare una concretezza nei progetti del squadra che lo acquistano.

Da queste esperienze, scatta l’idea di provare un’avventura estera. Il Krylya Sovetov Samara decide di tesserarlo in prestito dalla Juventus dopo una buona stagione. Venticinque presenze con i russi e 5 reti all’attivo.

Tuttavia a fine stagione il ritorno a Torino e ora la nuova avventura in Polonia con il sogno di poter giocare la Champions League.

Dario Sette

Il calcio americano oramai da anni parla italiano e, dalla Major League Soccer sino alle serie minori, alcuni giocatori nostrani decidono di volare negli States per un’avventura sportiva tutta da raccontare.

Uno di questi Italians volati in Usa è sicuramente Jacopo Camilli, attaccante romano classe ’86, che milita nel Miami United Fc (un’altra squadra di Miami dopo quella allenata da Alessandro Nesta).

Camilli con il suo Miami United sono nel campionato di National Premier Soccer League, abbreviata in NPSL.

Come procede l’avventura americana e il campionato a Miami?

La mia avventura a Miami sta andando alla grande. Sono stato accolto benissimo e mi trovo bene con tutto l’ambiente. Il campionato l’abbiamo chiuso al secondo posto a 2 punti dai nostri rivali dei Miami Fusion.

Come mai hai deciso di volare in America e giocare a Miami?

Sono stato qui a Miami già 3 anni fa vincendo un campionato. Qui ho lasciato un pezzo di cuore, a gennaio sono stato ricontatto dall’attuale presidente del club, l’italiano Roberto Sacca, il quale mi ha voluto fortemente. Ho chiesto il permesso alla società italiana in cui giocavo, di poter finire il campionato anticipatamente  e così sono ritornato.

Non è la prima che voli all’estero. Dove sei stato?

Sono stato a Malta e anche lì è stata una bella esperienza calcistica nel Birkirkara. Proprio grazie alla squadra maltese sono riuscito a partecipare a una partita dei preliminari di Champions League al primo anno, e quelli di Europa League al secondo. Le vetrine europee riescono a offrire una grande visibilità.

Rifaresti la scelta di volare altrove?

Certo! Rifarei tutte le scelte prese fino ad ora perché grazie ad esse ho avuto la possibilità di interfacciarmi con nuove culture e modi di pensare. Devo dire che proprio queste situazioni mi hanno aiutato molto anche nel vita di tutti i giorni extracalcistica.

Dal punto di vista personale e umano, come si trova nel contesto culturale americano?

È un contesto in cui vale la meritocrazia. Riesci ad emergere se sei più bravo degli altri. All’inizio di quest’anno ho fatto un po’ più di fatica ad ambientarmi a differenza del primo anno di Miami . Durante la prima parentesi eravamo sette italiani, mentre ora solo uno è rimasto a Miami: Marco Viviano. Quest’anno sono l’unico italiano ad eccezione del mister Stefano Agresti. L’allenatore è una persona eccezionale professionista esemplare però, posso confermare, che quando giochi bene e fai gol le cose scivolano con più facilità. Qui vivo con la mia ragazza Roberta e con il mio cane Ruggero e il tempo libero lo dedichiamo alla visita di posti.

Hai avuto anche un’esperienza nel Cervia di “Campioni il Sogno”, come la valuti?

L’esperienza fatta a Cervia la tengo custodita come un bellissimo ricordo anche se, per un brutto infortunio che mi ha tenuto lontano dai campi per circa un anno, mi ha fatto concludere prima l’avventura. Mi sento fortunato di esser stato protagonista di quel gruppo, tanti ragazzi avrebbero voluto stare al mio posto.

La preparazione è simile a quella del calcio europeo?

Dire di sì. Dato che il mister è italiano, abbiamo una preparazione molto all’italiana. Cambia solamente la routine nello spogliatoio. C’è sempre la musica e prima di ogni gara e allenamento preghiamo tutti insieme. Ciò aiuta anche nel migliorare il feeling tra i compagni.

Le piacerebbe tornare in Italia?

L’Italia è nel mio cuore. Il resto dovrà essere vissuto per poter essere scritto.

Dario Sette

Fioccano le soddisfazioni agli Europei U23 e Juniores che si stanno disputando ad Anadia in Portogallo.
Stavolta a portare un sorriso all’Italia è Letizia Paternoster che all’Inseguimento Individuale 2 km su pista ha conquistato l’oro ottenendo anche il record del mondo di categoria.

La giovane trentina ha stabilito il miglior tempo, chiudendo la gara con uno spettacolare 2’20”927, che abbassa addirittura di 1”384 il precedente primato della lituana Olivlia Baleisyte , fatto segnare a Montichiari 2016.

Paternoster ha poi battuto in finale la russa Maria Novolodskaya (con il crono di 2’22”140) conquistando il suo terzo oro di questa edizione dopo eliminazione e inseguimento a squadre.

In effetti la 18enne ciclista è già salita altre due volte sul gradino più alto del podio in questo Europeo. Il primo successo l’ha ottenuto nell’Inseguimento a squadre, mentre il secondo nell’Eliminazione. Terzo oro consecutivo è stato proprio l’Inseguimento individuale.

Sorride anche il quartetto femminile. Infatti le ragazze Martina Alzini, Elisa Balsamo, Marta Cavalli e Francesca Pattaro hanno ottenuto l’oro battendo la Polonia. La nazionale polacca è stata addirittura doppiata dalle ragazze azzurre.

Le vittorie sinora conquistate sono state tutte dedicate alla ciclista Claudia Cretti che, dopo il grave incidente durante il Giro Rosa, sta combattendo la sua battaglia in ospedale.

Successo da sogno anche per Rachele Barbieri, la quale si conferma la leader da battere nello Scratch. La giovane atleta di Stella di Serramazzoni dunque aggiunge al suo palmares l’Europeo, dopo il Mondiale vinto nell’aprile scorso.

Dopo poche giornate della rassegna continentale è quindi di 7 ori, 2 bronzi e un record del mondo conquistato.

Dario Sette

Un argento dal sapore amaro è quello conquistato dai ragazzi della Nazionale italiana Handball a Mondiali Under 17 in Argentina.

I giovani, guidati dal mister Vincenzo Malatino, hanno perso la finale contro la forte Spagna (due volte campione d’Europa) agli shoot-out con la sola differenza di un punto (7-6).

Nonostante la sconfitta però gli azzurrini si possono ritenere super soddisfatti per come hanno interpretato tutto il torneo mondiale.

Tuttavia la soddisfazione massima è, oltre alla medaglia d’argento la prima tra i maschi, la qualificazione per i Giochi Olimpici giovanili del 2018 a Buenos Aires, la prima da quando esiste il Movimento italiano.

Un doppio traguardo storico per la Beach pallamano italiana maschile che, con questo risultato, mettono in bacheca una bella medaglia. In passato, appunto, solo le donne erano riuscite a conquistare delle medaglie (Euro 2009 e Mediterranei 2015).

La finale è stata una partita combattutissima e solamente due parate miracolose del portiere iberico hanno fatto sì che il gradino più alto del podio fosse occupato dalle Furie rosse.

Con questo risultato il medagliere italiano in questa disciplina si arricchisce ancora. L’argento rappresenta la seconda medaglia di questa formazione – dopo il bronzo dell’estate scorsa agli Europei -, ma anche l’ottava complessiva targata Italia tra il 2004 e oggi (2 ori, 1 argento e 5 bronzi).

Una gran bella soddisfazione sono anche i premi individuali che la Nazionale ha ottenuto durante la manifestazione. Davide Notarangelo è stato premiato come miglior ala sinistra del Mondiale, mentre Marco Mengon è stato nominato miglior difensore.

Per il prossimo anno la Federazione auspica che la prima apparizione olimpica non sia una sola passeggiata ma che la Nazionale possa giocarsela tutte le partite per poter ottenere i giusti risultati.

Dario Sette

Ancora belle notizie dai Campionati Mondiali di nuoto di Budapest 2017. Le gioie sono nuovamente dal fondo. Le acque del lago Balaton regalano altre due medaglie, entrambe dalla 25 km.

Il veneto Matteo Furlan ha ottenuto la medaglia d’argento, mentre la nuotatrice Arianna Bridi s’è dovuta accontentare del bronzo.

La gara è stata lunga e difficile da interpretare. Cinque lunghissime ore per gli atleti che bracciata dopo bracciata hanno tagliato il traguardo .

La gara maschile è stata avvincente fino agli ultimi metri. Nel finale, infatti, dei quattro pretendenti all’oro presenti ben due italiani: appunto Furlan e il campione del mondo Simone Ruffini.

Per Furlan è stato un piacevole trionfo per, invece, Ruffini una grossa amarezza dato che ha chiuso al quarto posto alle spalle del francese Axel Reymond.

Tra le donne spicca la seconda medaglia di Arianna Bridi la quale si aggiudica il bronzo. Glissato il terzo posto ottenuto nella 10 km. Vince la Cunha davanti all’olandese Van Rouwendaal, quarto posto per Martina Grimaldi. Proprio quest’ultima è stata spesso in testa al gruppo, ha pagato però il cambio di ritmo ed è progressivamente scivolata indietro.
Dopo l’accelerata finale degli uomini, le tre sono rimaste da sole a contendersi le medaglie. È stata sempre Van Rouwendaal a dettare il ritmo, con Bridi in scia e Cunha, sorniona come suo solito in scia. L’azzurra, prima dell’ultima boa di virata, ha provato l’allungo, affiancando l’olandese. Ben presto però, è venuta fuori la campionessa in carica: Cunha ha prima affiancato le due rivali e le ha poi staccate involandosi verso il secondo oro mondiale consecutivo, il terzo della sua carriera.

Dario Sette

Un’amichevole dal sapore di partita europea di Champions League quella tra Inter e Schalke 04 valida per l’International Champions Cup 2017 in Asia. La gara si è chiusa con un pareggio 1-1. Al vantaggio iniziale dell’italotedesco Caligiuri, ha risposto Murillo con un bel tiro dalla distanza.

Nonostante sia stata una partita estiva è stato un match speciale per il neotecnico dei Knappen, Domenico Tedesco. Il mister che si è seduto sulla panchina dello Schalke è un 31enne italiano che, per la prima volta, seppur in amichevole, si è trovato di fronte proprio una squadra italiana.

Il suo anagrafe è stato un po’ bizzarro dato che è italiano di origine ma Tedesco di cognome e d’adozione. La storia personale dell’allenatore è ovviamente caratteristica di tutta quella gente che decide di partire dall’Italia per trovare più fortuna all’estero, soprattutto in Germania. La famiglia Tedesco è stata una di queste.
I genitori, infatti, decidono di lasciare Rossano Calabro (Cs) per la Germania per avere una stabilità economica e lavorativa migliore. Il piccolo Domenico di soli due anni si trova subito catapultato in un’altra realtà ben diversa dalla regione meridionale.

Secondo il quotidiano Stuttgarter Zeitung, la sua famiglia si era trasferita dalle parti di Esslingen, a pochi chilometri da Stoccarda, per ricongiungersi col padre, che aveva trovato lavoro come stampatore per un quotidiano locale, Esslinger Zeitung.
Proprio nello stesso giornale, Domenico ottiene un periodo di stage nella redazione sportiva.

In effetti contemporaneamente alla vita scolastica, Domenico dedica il suo tempo libero al mondo dello sport e del calcio. Da giovanissimo gioca in piccole rappresentative calcistiche ma non ha mai esordito a livello professionistico. Pian pianino nella sua mente si presenta l’idea lasciare il scarpe con i tacchetti per tenersi più a bordo campo e sedersi in panchina.

Alternando lavoro e hobby, mr Tedesco prende in mano alcune squadre di ragazzi sino a raggiungere il settore giovanile dello Stoccarda, ad allenare i ragazzi dell’Under 17. Proprio a Stoccarda Domenico lavora come ingegnere nella casa automobilistica Mercedes Benz. Dopo alcuni anni e con l’avanzare sempre più incalzante dell’attività sportiva, decide di lasciare l’azienda d’auto per buttarsi a capofitto con il calcio.

L’esperienza a Stoccarda dura fino al 2015, dopodiché viene chiamato all’Hoffenheim prima tra i ragazzini e poi all’Under 19. Intanto decide di prendere (con il massimo dei voti) il patentino necessario ad allenare una squadra pro.

Domenico Tedesco, però, non sapeva che prima o poi sarebbe arrivata la grande occasione, che,  puntualmente arriva l’8 marzo 2017. La società dell’Aue Erzgebirge militante in Zweite Liga (seconda divisione del campionato tedesco) lo chiama affidandogli il compito di portare il club alla salvezza.
Sebbene la situazione della squadra fosse deficitaria, in undici partite mr Tedesco (alla sua prima esperienza da professionista) riesce a conquistare la bellezza di venti punti centrando salvezza con lo stupore di tutti.

L’ascesa dell’allenatore di origine calabrese però non finisce qui. A puntare su di lui e sul suo talento è lo Schalke 04. Lo storico club di Gelsenkirchen decide di affidargli la panchina per sostituire Markus Weinzierl. Quest’anno il club non disputerà nessuna competizione europea e per questo motivo si punterà a fare bene in Bundesliga e in DFB Pokal (la coppa di Germania). Un’emozione per mr Tedesco sarà sicuramente l’esordio in casa alla Veltins-Arena contro il Lipsia e il derby della Ruhr contro il Borussia Dortmund.

Dario Sette

Il Mondiale di nuoto a Budapest porta all’Italia un’altra medaglia. Si tratta del bronzo conquistato, nel fondo, dalla squadra mista nella staffetta 5 chilometri.

Nelle acque ungheresi del lago di Balaton, Rachele Bruni, Giulia Gabbrielleschi, Federico Vanelli e Mario Sanzullo hanno chiuso la gara al terzo posto giungendo a 25 secondi dai campioni francesi e a 12 secondi dagli americani.
Per l’Italia si tratta della terza medaglia ottenuto nel fondo, dopo l’argento dello stesso Sanzullo nella 5 chilometri e il bronzo si Arianna Bridi nella 10 chilometri.

Medaglia entusiasmante, ho messo tutte le energie in acqua!

ha ribadito con soddisfazione l’atleta campano Sanzullo.

La staffetta si è suddivisa in 4X1,25 km per atleta. L’Italia è partita un po’ in sordina ma pian pianino ha risalito prima la china con la Gabrielleschi per poi ricucire il gap con Vanelli. Proprio Vanelli con una prestazione di 13’23’’ ha reso possibile agli azzurri di portarsi in terza posizione a 50’’ dalla Gran Bretagna e a 13” dalla Francia. I britannici nell’ultima frazione hanno ceduto sia ai francesi che agli italiani che però alle ultime bracciate sono state sorpassati dagli americani.

Nulla da fare invece per la Cerruti nel sincro femminile che, seppur con un ottimo esercizio, non va oltre il quinto posto.
Peccato anche per gli italiani dei tuffi dal trampolino di 3m. Tocci e Cristofori sono fuori dalla competizione. Per il primo decisivo ai fini dell’eliminazione un beffardo tuffo nullo.

Il sogno per un’altra medaglia è quella che si potrebbe ottenere dalle vasche della pallanuoto. Il setterosa e il settebello (che ha strappato un ottimo pareggio 9-9 contro l’Ungheria) hanno serie possibilità di andare avanti in questo mondiale.

Dario Sette

Lipsia, in Germania, per una settimana è la patria della scherma mondiale. In effetti nella città tedesca si stanno tenendo i Mondiali di categoria e gli azzurri presenti proveranno a dare gioia all’Italia intera.

Si entra subito nel vito con fioretto femminile dove l’Italia può addirittura sognare di portare quattro azzurre in semifinale. Toccherà appunto ad Arianna Errigo, Martina Batini, Alice Volpi e Camilla Mancini a coltivare questo desiderio così che l’Italia possa diventare Paese regina del fioretto.

Da sottolineare anche la pedana di sciabola maschile. Gli azzurri puntano su Luca Curatoli, Luigi Samele, Enrico Berrè ed Aldo Montano.

I leader da battere sono sicuramente l’ungherese campione olimpico, Aron Szilagyi e il fresco campione europeo, il tedesco Max Hartung.
Proprio il campano Luca Curatoli è la punta di diamante della squadra italiana e, dopo una buona stagione (con tanto di bronzo all’Europeo in Georgia), cercherà di dare del filo da torcere ai favoriti.
I fari sono puntati anche su Aldo Montano. Il livornese ha esperienze e il Mondiale di Lipsia potrà essere una delle sue ultime vetrine internazionali.

Nel femminile i sciabola sono Rossella Gregorio ed Irene Vecchi che proveranno ad andare avanti nel tabellone anche se la concorrenza è accesa.

Ok le ragazze della spada. Alberta Santuccio, Mara Navarria e Giulia Rizzi hanno superato tutte e tre le qualificazioni, accedendo così al tabellone principale della spada femminile. Una di loro si scontrerà con la già qualificata Rossella Fiammingo.

Dario Sette

Sulle montagne più sacre del Tour de France, l’italiano Fabio Aru, lascia parecchi secondi sia sul leader Froome che sugli inseguitori, tanto da cadere giù dal podio.

Il ciclista sardo ha stretto i denti fino all’arrivo in discesa dopo la scalata del Galibier (la salita mitica che fece da trampolino alla vittoria di Pantani nel 1998), ma all’arrivo è giunto con 31 secondi di ritardo (35″ calcolando l’abbuono) che in classifica generale significa meno 53” dal campione britannico in maglia gialla e quarto posto. A vincere la tappa è stato Primoz Roglic, dopo una fuga di 100 km, giungendo solo al traguardo di Serre Chevalier.

Quando hanno attaccato: non ho avuto le energie per rispondere!

Il “Cavaliere dei 4 Mori” sa di aver perso e certo non è contento del risultato della tappa di montagna, tuttavia non getta la spugna ed è convinto che fino all’arrivo sugli Champs Élysées a Parigi qualcosa si possa ancora fare.

Il Tour de France del campione italiano è stato comunque da incorniciare. Ha indossato per diversi chilometri la maglia gialla e lo ha fatto praticamente senza compagno di squadra a supporto. È proprio questa la vera differenza con i diretti concorrenti alla vittoria del giro francese. Il campione Chris Froome tuttora ha uomini che lo sostengono in tappa, così come il transalpino Bardet.

Oggi c’è un’altra tappa dura sul colle dell’Izoard e lo scalatore italiano sa che può fare bene se la pedalata è quella giusta. Aru proverà a rifarsi sotto e guadagnarsi il podio verso Parigi che sarebbe strameritato, per come si sono evolute le situazioni in tre settimane di corsa.

Tra gli sfortunati della tappa montuosa, Marcel Kittel. Il tedesco, vincitore di cinque tappe e maglia verde, è caduto tanto da comunicare il ritiro dalla corsa gialla.

La stanchezza nei corridori si sente come ha ben testimoniato la foto di Pawel Poljanski ha postato sul suo profilo Instagram, e dopo l’arrivo a Parigi per molti ci sarà meritato riposo, per altri riprenderà la preparazione in vista della Vuelta di Spagna dove sicuramente sarà presente Vincenzo Nibali.

Dario Sette

Abbandonare  una città in cui hai lascito il segno per anni, dove i tifosi ti hanno amato e ti ricorderanno per sempre, non è una situazione semplice, ma quando un ciclo è finito è giusto che si vada via.

È l’epilogo di Massimo Maccarone, per tutti Big Mac, attaccante classe ’79 a Empoli. La punta, dopo l’ultimo campionato di Serie A con i toscani, chiusasi con la beffarda retrocessione all’ultima giornata, ha deciso di lasciare l’Italia per volare a migliaia di chilometri di distanza: l’Australia.

A quasi 38 anni l’ex numero 7 azzurro, uno dei più grandi goleador della squadra toscana con oltre 100 reti all’attivo in 280 presenze, ha optato per una scelta drastica, in grossa parte dovuta anche dalla società. Come si legge dalla lettera scritta dall’attaccante e indirizzata ai tifosi:

Giusta la rifondazione voluta dalla società, ma si doveva partire dai dirigenti!

Da qui appunto l’idea di cambiare Paese e calcio, così come è successo qualche anno fa ad Alex Del Piero dopo che non rinnovò il contratto con la Juventus. L’allora ex numero 10 bianconero si trasferì a Sydney, mentre Big Mac ha optato per Brisbane.
Gli arancioneri hanno fortemente voluto l’ex goleador empolese per riproporsi come una delle protagoniste principali del campionato di Australian League.

Ho trascorso gran parte della mia carriera a difendere questi colori, che oramai sento e ho stampati sulla pelle e avrei continuato a farlo anche a fine carriera dando il mio contributo per la crescita dei giovani.

Tono nostalgico ma anche un po’ polemico con una società che ha deciso di tagliarlo fuori.

La nuova avventura in Oceania però apre una nuova partentesi di vita per Big Mac, uno che ha già provato un’esperienza calcistica fuori dai confini nazionali.

Nel 2005, dopo due buonissima annate con l’Empoli in Serie B venne acquistato dagli inglesi del Middlesbrough squadra di Premier  League per una cifra pari a 13 milioni di euro.

L’esperienza inglese però non è stata certo una delle migliori per l’attaccante originario di Galliate (No). In effetti con i Boro non va oltre le 24 reti in 102 presenze, e quindi la decisione di ritornare in Italia dove la sua situazione calcistica personale è nettamente differente.

In Serie A, infatti, Maccarone non ha mai smesso di fare ciò che gli usciva meglio: segnare molti gol. A Siena e proprio a Empoli vive le sue migliori annate. La stagione 2015/16 con 13 reti contribuisce in maniera superlativa alla salvezza degli azzurri di mister Giampaolo.

Big Mac bene ha fatto anche con la maglia azzurra. Dopo quasi tutte le trafile, è nella Nazionale Under 21 che mostra il suo talento. Undici reti in 15 presenze con gli azzurrini e capocannoniere dell’Europeo di categoria del 2002 in Svizzera.

Ripartire non è semplice ma per uno che ha sempre tirato calci a un pallone non sarà del tutto complicato. Il suo sogno, a quasi 38 primavere, è fare bene in Australia, contribuendo con i suoi gol alla vittoria del campionato e magari festeggiando nuovamente così!

Dario Sette