Author

Dario Sette

Browsing

Tra le protagoniste del Mondiale in Russia 2018 ci sarà anche la Polonia, guidata dal capitano e capocannoniere Robert Lewandowski.

Dodici anni dopo l’ultima apparizione, era da Germania 2006 che i polacchi non si affacciavano a una fase finale, la prossima edizione sarà quella della conferma per una nazionale che tanto bene ha fatto durante la fase di qualificazione e che dispone di molti giocatori interessanti.

Su tutti proprio il bomber del Bayern Monaco, Robert Lewandowski, il quale cercherà di seguire le orme di un altro grande calciatore polacco che nel 1982 tanto bene fece al Mondiale in Spagna e che guidò i biancorossi alla conquista del terzo posto, Zbigniew Boniek.

Proprio il talentino dai capelli rossi, che durante il mondiale spagnolo era poco più che 26enne e sconosciuto alla massa, si mette in mostra a suon di giocate e di grandi prestazioni che gli permettono di essere al centro della cronaca sportiva anche in Italia.

Una nazionale mediocre quella polacca al Mondiale iberico che però è riuscita a puntare tutto sul proprio talento, superando così le due fasi a gruppi, perdendo solo in semifinale contro l’Italia.

Il numero 20 dai folti baffi, in quella specifica edizione, timbra il cartellino per quattro volte, diventando così il terzo miglior marcatore del torneo dopo Rossi e Rummenigge.

Due sono gli episodi che segnano il Mondiale della Polonia e di Zibì Boniek.
In maniera positiva, da ricordare è sicuramente la tripletta messa a segno dal trequartista contro il Belgio nel match contro il Belgio e, in maniera negativa, l’espulsione rimediata nei minuti finali contro l’Urss che gli ha impedito di giocare la semifinale contro gli azzurri.

Quella contro il Belgio è stata la partita che ha segnato la carriera del polacco.

I belgi sono i vice-campioni d’Europa e nella prima fase hanno battuto l’Argentina. Ma al Camp Nou di Barcellona va in scena uno spettacolo di Boniek e un trionfo della Polonia. La partita termina 3-0, con tripletta di Zibì variamente assortita: il primo è una splendida sassata da fuori area, defilato; il secondo è realizzato di testa a scavalcare il portiere; il terzo grazie a un dribbling sull’estremo difensore, seguito da comodo tocco in rete.

 

Una vittoria che apre a grandi scenari, così com’è capitato 8 anni prima, nel 1974, in cui la nazionale polacca è giunta sul gradino più basso del podio.

Il talento di Boniek fa sperare in bene, soprattutto nel contro l’Urss in cui sarebbe bastato un pareggio per strappare il pass per la semifinale. Partita non solo calcistica ma anche “politica” dati i continui contrasti dovuti al passato tra le due nazioni a forte impronta comunista.

La partita si conclude 0-0 e la Polonia vola a giocarsi un posto in finale contro l’Italia. Peccato che però all’88esimo minuto del match contro i sovietici il numero 20 polacco si fa cacciare dal match e si trova costretto a saltare la partita più importante.

Partita che, col senno di poi, risulta fatale per il destino della nazionale la quale esce sconfitta per 2-0 contro l’Italia del ct Bearzot.

Oggi parte il Mondiale russo anche per la nazionale giapponese.

Gli asiatici sfideranno la Colombia in un girone che comuqnue si prevede equilibrato con Polonia e Senegal.

Il Giappone e’ alla sua sesta presenza in un Campionato del Mondo. In effetti i Samurai, dopo la prima apparizione nel 1998, hanno sempre centrato la qualificazione per la fase finale.

I risultati non sono sempre stati positivi. I migliori sono stati centrati nel 2002 e nel 2010, quando la formazione nipponica e’ riuscita a strappare il pass per gli ottavi di finale.

In Italia, se pensiamo al calcio giapponese, un riferimento lo facciamo sicuramente al cartone animato “Holly e Benji” i quali un Mondiale di calcio l’hanno vinto.

 Facendo pero’ un salto a 16 anni fa, il Giappone (durante il Mondiale giocato in casa) e’ riuscito nell’impresa di superare il girone al primo posto e accedendo quindi agli ottavi di finale contro la Turchia.

Quella partita poi e’ stata una beffa per la nazionale nipponica che e’ uscita sconfitta a causa del gol del centrocampista Umit Davala.

Una doppia beffa per il Giappone che oltre all’eliminazione ha dovuto subire la forte presenza della Corea del Sud (altro Paese ospitante) che invece si e’ giocata la finalina per il terzo posto.  

In quella nazionale spiccava il talento di Hidetoshi Nakata (famoso soprattutto per aver vestito in Italia le maglie di Perugia, Roma, Parma e Bologna).

Proprio contro la Tunisia nel match piu’ importante della fase a gironi il fantasista nipponico con la numero 7 va in rete grazie a un potente colpo di testa su assist di Ichikawa.

La vittoria contro gli africani ha permesso di raggiungere un risultato storico per quella che fino ad allora era stata un miraggio per il calcio nipponico.

Questa sera i pronostici sono tutti dalla parte dei Cafeteros, ma sappiamo benissimo che in un Campionato del Mondo tutto e’ possibile.

In questi primi giorni di Mondiale certo non sono mancate le sorprese: la sconfitta della Germania, campione del Mondo 2014, i pareggi sofferti di Brasile e Argentina e le vittorie per il rotto della cuffia di Francia e Uruguay.

Risultati che hanno un po’ spiazzato tutti, soprattutto avvenute contro nazionali molto abbordabili. Questa sera torna in campo, dopo 12 anni dall’ultima volta, la Tunisia che tanto bene ha fatto nella Coppa d’Africa 2017, sconfitta in semifinale contro il Burkina Faso.

La Tunisia sfidera’ l’Inghilterra in quello che puo’ definirsi un altro match in cui ci potrebbero essere delle sorprese.

Proprio la nazionale delle Aquile di Cartagine e’ stata la prima formazione africana a ottenere una vittoria in un match Mondiale. Dobbiamo fare un salto ad Argentina 1978, quando i nordafricani sconfissero il Messico per 3-1, grazie alle reti di Kaabi, Ghommidh e Dhouieb.

In effetti sino proprio a quell’edizione, il continente africano contava le presenze solamente di Egitto (2-4 dall’Ungheria nel 1934) e Marocco (un pareggio e due sconfitte a Messico 1970), oltre che la sciagurata edizione del 1974 in cui lo Zaire si trovo’ a vivere una bruttissima situazione a causa delle ire del dittatore Mobutu Sese Seko.

In Argentina la nazionale tunisina arrivo’ certo non sprovveduta ma comunque con tutti i pronostici a sfavore, data la presenza di formazioni molto piu’ blasonate e storicamente forti.

Ma la Tunisia oltre alla vittoria contro il Messico riusci’ addirittura a fermare anche la Germania Ovest (campione del Mondo 1970) sullo 0-0. Risultato che pero’ non riusci’ a dare la possibilita’ di passare il turno, a causa della sconfitta patita contro la Polonia per 1-0.

Tuttavia per il calcio tunisino la vittoria ottenuta il 2 giugno  ’78 contro i messicani resta comunque una data importante e storica.
Davanti a 17mila spettatori al Gigante de Arroyito di Rosario, riusci’ a dare una scossa al Mondiale. Quella nazionale  era guidata dal commissario tecnico Abdelmajid Chetali e dal talento Dhiab Tarak, nominato pallone d’oro africano per l’anno 1977 . Tarak era dotato di un piede raffinatissimo in grado di mettere davanti alla porta i propri compagni di squadra. Da notare anche il portiere Mokhtar Naili, discreta tecnica tra i pali anche se con qualche limite.

Quella contro El Tricolor fu una partita in salita per gli africani, dato che i primi a passare furono proprio i messicani grazie alla rete su calcio di rigore di Vázquez Ayala.

Piu’ volte i messicani provarono a chiudere il match ma, come spesso accade nel calcio, i tunisini riuscirono prima a pareggiarla e poi addirittura a vincerla dopo che gli americani continuarono a divorarsi occasioni nitide davanti al portiere Naili.

Grande prima vittoria per una nazionale africana in un Mondiale e stasera proveranno a ripetersi.

Il Mondiale 2018 ha da poco alzato il sipario e sono già tante le emozioni e provato dentro e fuori dal campo.

Tra le celebri routine che da molti anni a questa parte accompagnano la Fifa World Cup ci sono sicuramente gli inni ufficiali che, nel giro di pochi mesi, diventano veri e propri tormentoni musicali. In effetti questa tradizione è iniziata oramai dal lontano 1962 nell’edizione cilena del Mondiale.

Per questa edizione russa il compito di spopolare con la canzone rappresentativa del Campionato del Mondo è stato affidato al cantante Jason Derulo che con Colors sta già iniziando a spopolare su YouTube. Il testo è stato scritto in collaborazione con Maluma.

Come già detto il primo inno risale a Cile ’62 con la canzone El Rock del Mundial dei Los Ramblers.

Un Rock and Roll che ha accompagnato tutti gli appassionati di calcio in quel torneo.
Qualche anno più tardi, nell’edizione di Messico 1970, a scrivere e interpretare il pezzo Fútbol Mexico 70 è il cantante Roberto do Nascimento. Pelé e compagni saliranno sul tetto del Mondo proprio con questa canzone.

Facendo un salto di 8 anni, ad Argentina 1978, troviamo un marchio di fabbrica tutto italiano nella composizione dell’inno al mondiale sudamericano. È il maestro Ennio Morricone ad incaricarsi della stesura delle note di questa edizione. Una sinfonia dal nome El Mundial.

Nel 1982 a spingere l’Italia alla vittoria Mondiale contro la Germania è Placido Domingo con la sua Mundial ’82. Un vero e proprio inno spagnolo che ha caricato gli azzurri fino al trionfo finale.

Tra gli inni più nostalgici non può che esserci Un’estate italiana di Edoardo Bennato & Gianna Nannini del Mondiale di Italia ’90. Un brano che ha accompagnato tutti i tifosi di calcio nelle Notti Magiche. Una vera e propria canzone che ha caricato la nazionale azzurra in tutto il percorso Mondiale, finito ai rigori contro l’Argentina al San Paolo di Napoli.

All’edizione di Francia ’98 è l’artista portoricano, Ricky Martin, a cantare La Copa de la Vida. Testo che porta sicuramente fortuna alla Francia che andrà poi a vincerlo quel Mondiale giocato in casa.

Per l’Italia vincente del 2006 i tifosi certo ricordano più il tormentone targato The White Stripes intitolato Seven Nation Army cantato anche negli stadi tedeschi in tutto il cammino azzurro fino alla vittoria finale a Berlino, anziché l’inno ufficiale Celebrate the Day – Herbert Grönemeyer feat. Mali Amadou & Mariam.

Il Waka Waka di Shakira ha fatto ballare tutto il mondo nel 2010. Al primo Mondiale in Africa la cantante colombiana ha cantato un inno che legasse tutti gli abitanti del Mondo al continente africano.

Particolare, quanto sciagurata, è stata però la decisione della Coca Cola (sponsor ufficiale del torneo) di “appoggiare” l’idea di sostenere un altro inno per quella edizione, la canzone Wavin’ Flag di K’Naan.

Pittbull con Jennifer Lopez hanno accompagnato il Mondiale 2014 in Brasile con la loro We Are One (Ole Ola).

In Italia però è a spopolare anche la canzone di Emis Killa – Maracanà.

Il palcoscenico del Mondiale è anche un modo per mettere in mostra non solo le abilità calcistiche e atletiche dei calciatori che ne prendono parte.

Tra le spettacolari quanto bislacche “sceneggiate” ci sono le capigliature che alcuni giocatori hanno messo in mostra durante un Campionato del Mondo.

Tra i goleador più forti di tutti i tempi c’è Bobby Charlton, il quale nel 1966 ha trascinato la nazionale dei Tre Leoni alla vittoria del primo e sinora unico Mondiale. Il bomber inglese durante il torneo (svoltosi in Inghilterra). I suoi gol hanno fatto la storia così come la sua stempiatura. Capelli al vento durante i match hanno fatto sì che Charlton diventasse un  calciatore famoso non solo per i gol messi a segno.

Continuando a parlare di stempiatura, come non citare l’ivoriano Gervinho a Brasile 2014. Come Bobby Charlton la stempiatura è evidente ma l’africano, durante tutta la sua carriera, ha cercato di mascherarla. Spesso però tale trucchetto non è servito e anche durante un match di campionato di Serie A con la Roma è andata di scena una gaffe clamorosa.

Alternativa è stato anche il look messo in mostra da Trifon Ivanov, difensore bulgaro a Usa 1994. Con grande autostima si è presentato con una capigliatura stile Benicio Del Toro nel film “Wolfman”. Forse per incutere paura agli avversari?

Un altro inglese, ma al Mondiale 1990, che si è mostrato al mondo intero con un look shock è stato Chris Waddle a Italia ’90. Capello corto nella parte superiore e lungo nella parte posteriore, non certo un bel vedere.

Sempre in Italia, anche il tedesco Rudi Voeller ha mostrato un capello lungo capello riccio con il solito baffo che lo ha sempre contraddistinto anche a Roma.

Restando in tema “riccio” e a Italia ’90 come non citare i due colombiani Rene Higuita e Carlos Valderrama. Capelli biondi stile afro per il numero 10, capelli lunghi e folta chioma per il portiere.

Tra gli italiani è doveroso citare le treccine di Roberto Baggio a Usa ’94. Addirittura i barbieri italiani in quel periodo sono andati letteralmente in crisi a causa della numerosissima richiesta dei ragazzini ad avere lo stesso look del Divin Codino.

Dalle treccine di Baggio al “triangolo” di Ronaldo. Il Fenomeno si è presentato con un look veramente particolare, quanto impresentabile, al fischio d’inizio della finale del 2002 contro la Germaia. Solo qualche mese fa è stato svelato il segreto di quella capigliatura. Ronaldo sapeva che non era al 100% e i giornalisti continuavano a parlare della sua condizione fisica. A quel punto la punta brasiliana decise di tagliare i capelli in quel modo così che i giornalisti abbiano iniziato a parlare d’altro.

Oh e a proposito dei Mondiali del 2002 in Corea e Giappone e di Germania…a voi il patriottismo di Christian Ziege. I colori della nazionale e un taglio da Mohicani. Cosa volere di più?

Se pensiamo ai Mondiali di calcio non possiamo che fare collegamenti diretti a quelli che sono i ricordi di ognuno di noi. Un gol che ci ha fatto saltare di gioia, un rigore sbagliato che ci ha fatto piangere o una parata miracolosa che ci ha fatto tenere il cuore in gola.

Il Mondiale di calcio è questo, un andirivieni di emozioni continue.

L’emblema del sentimento calcistico però è il gol. Ci sono gol come quello di Tardelli o quello di Fabio Grosso, ci sono i gol di Pelè, di Ronaldo, di Maradona e tanti tanti altri. Una serie innumerevoli di marcature che si sono susseguite dall’inizio del torneo calcistico più seguito al mondo.

Gli ultimi ad esultare per un gol vittoria sono stati i tedeschi che, grazie alla rete di Mario Goetze al minuto 113 dei tempi supplementari, hanno vinto il Mondiale 2014 in Brasile.
Proprio il gol di Goetze è stato l’ultimo in ordine cronologico ad essere segnato in una fase finale dei Mondiali, ma chi è stato il primo a segnare la prima storica rete in un campionato del mondo?

Questo “piccolo” record lo detiene un francese, Lucien Laurent, primo marcatore nella gara inaugurale del Mondiale 1930: Francia – Messico. La gara si disputò allo stadio Pocitos di Montevideo domenica 13 luglio, davanti a poco più di 500 spettatori.

Il centrocampista transalpino al minuto 19 del primo tempo insacca la palla alle spalle dell’incolpevole portiere messicano Oscar Bonfiglio, con un bel tiro al volo.

Lo stesso Laurent, invece, ha più volte ribadito che

il gol non è stato nulla di speciale!

In realtà bella o non bella è stata la rete che ha segnato la storia del calcio mondiale e della vecchia Coppa Rimet.


Lucien Laurient nacque il 10 dicembre 1907 in Val de Marne. Dopo alcuni anni in cui militò tra le fila dei semiprofessionisti del Cercle Athletique de Paris, decise di passare al Sochaux, espressione calcistica della Peugeot, per la quale lavorava e ottenne uno specifico permesso. Ovviamente in quei tempi, nessuno era calciatore professionista.

Gli undici titolari della Francia al Mondiale 1930

La trasferta in Uruguay fu effettuata con la nave “Conte Verde” con a bordo la nazionale romena, quella francese e jugoslava, tre arbitri europei e il presidente Fifa Jules Rimet che con sé portava la Coppa. Si partì il 21 giugno da Genova per poi arrivare in Uruguay il 4 luglio.

Trascorremmo 15 giorni nel Conte Verde per raggiungere il Sud America. Gli esercizi di base li facevamo di sotto e ci allenavamo sulla coperta della nave. Il nostro allenatore non ci parlò mai di tattica. C’era anche una piscina, era come un villaggio turistico. Non capivamo pienamente la grandezza del motivo per cui stavamo andando in Uruguay. Solo anni e anni dopo ci siamo resi conto del nostro posto nella storia. In quel momento era solo avventura. Eravamo giovani che si stavano divertendo. (L. Laurent)

Prima del fischio d’inizio le due nazionali entrarono in campo con le proprie bandiere.

Dopo meno di 20 minuti il primo gol del Mondiale. La partita si concluse con un netto 4-1 per i francesi che con Maschinot realizzarono anche una storica prima doppietta. Anche se il record di Laurent sarà per sempre negli annali del calcio.

Ogni Mondiale ha la sua storia ricca di momenti significativi e che sono rimasti indelebili nella memoria degli appassionati.

Tra le curiosità che sono saltate fuori proprio durante un Campionato del Mondo, ci sono sicuramente le esultanze.

Ne abbiamo viste di tutti i tipi e di tutte la sfaccettature ma solo alcune sono entrate di diritto negli annali della Fifa.

In questo viaggio fatto di sorrisi e di urla dopo un importante gol vogliamo partire dal brasiliano Falcao che, nel Campionato del Mondo 1982 in Spagna, ha segnato una rete contro l’Italia. Marcatura seguita da una storica corsa verso la panchina con il sorriso stampato sul volto. L’icona della classica esultanza dopo un gol importante.

Un altro fermo immagine che ricordiamo sicuramente è quello legato al Pibe de Oro al Mondiale di Usa ’94 dopo la rete contro la Grecia. Un’esultanza rabbiosa proprio vicino alla telecamera. Qualche giorno dopo sarà sospeso per doping.

Se vogliamo pensare a qualche esultanza a ritmo di danza, possiamo far riferimento ai Cafeteros. La Colombia, nel Mondiale 2014 in Brasile, ha messo in mostra una danza simpatica che ha fatto appassionare chiunque. James Rodriguez e compagni ad ogni rete realizzata hanno festeggiato con tutto il calore sudamericano.

Dai Colombiani a Fabio Grosso. Due esultanze troppo importanti per l’Italia. Le lacrime dell’ex terzino azzurro, eroe di Germania 2006, sono ancora presenti nei nostri ricordi. Quel “non ci credo” che ha fatto il giro del Mondo in pochi secondi.

Tornando al famoso Mondiale ’94 in Usa, i tre scatenati Mazinho, Bebeto e Romario sono stati protagonisti di una bislacca esultanza: mimare il gesto dello cullare un bambino per ricordare la fresca paternità del centrocampista Bebeto. Ah, adesso il ragazzo è cresciuto…e gioca anche lui a calcio!

Se pensiamo allo sfogarsi con il ballo facciamo riferimento anche ad altre culture, soprattutto anche quelle dell’Africa.

Dalla Nigeria, nel 2002 ci si ricorda delle acrobazie di Julius Aghahowa in particolare nel match contro la Svezia e l’esultanza fatta di 7 capriole mortali.

Altrettanto particolare è stata l’esultanza al Mondiale 1990 in Italia da parte dell’attaccante camerunense, Roger Milla. La punta africana si è avvicinata alla bandierina del calcio d’angolo dello stadio San Nicola dopo la rete segnata contro la Colombia di Higuita.

Anche il Senegal nel 2002 ha mostrato la sua “sregolatezza” nell’esultanza contro la Francia alla partita inaugurale del Mondiale nippocoreano. Il marcatore Bouba Diop ha deciso bene di sfilarsi la maglia e metterla a terra. Insieme ai compagni hanno poi ballato una simpatica danza.

Ma nel cuore degli italiani, grandi e piccini c’è Marco Tardelli. Il centrocampista azzurro che ha messo a segno il 2-1 contro la Germania Ovest si lascia andare in un urlo liberatorio che è rimasto nella mente di tutti. Un mix perfetto tra felicità e rabbia che gli ha permesso di urlare a squarciagola per decine di metri senza sosta. Urlo che è stato accompagnato anche dagli italiani.

Hanno fatto vedere al mondo una danza speciale con sorrisi e con tutto l’entusiasmo del mondo. Il Senegal ha avuto i riflettori addosso nella partita inaugurale del girone A del Mondiale 2002 contro la fortissima Francia, campione uscente del 1998.

Un destino storico per due nazioni che hanno comunque vissuto in relazione dal punto di vista politico, a causa proprio della colonizzazione transaplina del Paese africano in cui la lingua ufficiale è proprio il francese.

Un intero Paese africano il 31 maggio 2002 ha festeggiato, quasi come fosse festa nazionale, la vittoria della partita da parte dei Leoni del Teranga. Vittoria ottenuta proprio all’esordio in un Mondiale, contro Zidane e compagni.

Una nazionale che ha impressionato tutti, con calciatori talentuosi e con la gran voglia di dimostrare che il calcio africano era in fase di crescita. Su tutti la stella di El Hadji Diouf, talentuoso attaccante che ha avuto modo di giocare anche in Europa, in Premier League, Ligue 1 e Scottish Premier League.

Alla prima apparizione, però, non è il solo Diouf a brillare ma tutta la nazionale africana e, ciliegina sulla torta, il trionfo grazie al gol vittoria di Bouba Diop alla mezz’ora del primo tempo.

Durante il caldo all’ora di pranzo italiana, la freccia con i capelli biondo platino Diouf con la maglia numero 11 si mangia tutta la fascia sinistra. Mette in mezzo un pallone e Diop raccoglie, conclude a rete, si fa respingere il tiro, ma poi ribadisce in porta. Il gigante Diouf scappa verso la bandierina, si toglie la maglia, la mette a terra, danza in cerchio con i compagni attorno a quella maglia.

Una vittoria storica davanti al pubblico sudcoreano di Seul e davanti ai milioni di spettatori collegati da tutto il mondo.

Uno degli artefici di quella sorprendente nazionale è stato il commissario tecnico Bruno Metsu. Allenatore francese che con la sua mentalità aperta ha dato una speranza intera.

Quella nazionale, infatti, riuscì a raggiungere i quarti di finale del Campionato del mondo, sorprendendo davvero tutti e andando ben oltre qualsiasi aspettativa.

La retroguardia era solida con il capitano Aliou Cissé a guidare tutta la fase difensiva. Il centrocampo con Bouba Diop e le frecce Diouf e il numero 10 Fadiga sulle fasce.

Dopo quella storica vittoria contro i transalpini sono arrivati due pareggi contro Danimarca e Uruguay. Contro la Celeste uno scoppiettante 3-3 dopo che gli africani conducevano 3-0 al 38esimo del primo tempo. Il ritorno dell’Uruguay fino al pari siglato da Recoba su rigore ha lasciato un intero Paese in sospeso, fino al fischio finale dell’arbitro Wegereef.

Agli ottavi di finale gli africani hanno superato la Svezia. L’attaccante scandinavo Larsson porta in vantaggio i gialloblu, ma Henri Camara s’inventa un gol favoloso: stop di petto, controllo di destro, palla spostata un metro più in là, fucilata di destro all’angolino. Pari. È una furia, Camara. Un motorino instancabile, su quella fascia destra corre come non ci fosse un domani, corre come se fosse l’unica cosa possibile da fare per continuare a campare. Il portiere Tony Sylva continua a dire di no a tutto, e si va ai supplementari.

Un palo salva gli africani al quinto minuto del primo extratime (con golden gol). Palo invece che aiuta i senegalesi a vincere quel magico match. Pape Thiaw si inventa un colpo di tacco che spiazza tutta la difesa svedese. Lascia palla a Camara che fa partire un sinistro sporco. La palla rotola verso il palo e poi s’insacca in rete per il gol qualificazione.

Il Golden gol però nel match successivo contro la Turchia sarà fatale per i Leoni del Teranga, i quali saranno beffati dalla rete di Mansiz al 94esimo.

Certo però nulla può cancellare il grande Senegal visto in Corea e Giappone, per quella che è stata una piacevole sorpresa in Oriente.

È stata definita la generazione d’oro perché non si era mai vista una Colombia così ricca di talento. E così, dopo 28 anni dall’ultima volta nel 1990, i Cafeteros raggiungono la qualificazione alla fase finale di un Mondiale di calcio.

In effetti era proprio a Cile ’62 che la nazionale colombiana si è affacciata nel calcio che conta.

Era la generazione dei campioni come il portiere Rene Higuita, i centrocampisti Carlos “El Pibe” Valderrama e Leonel Alvarez e l’attaccante Fredy Rincon. Una nazionale ricca di “pazzia” che ha espresso un gioco tecnico chiamato “toque-toque sotto l’ex allenatore dell’Atletico Nacional, Francisco Maturana.

Il loro approccio a Italia ’90 non è stato per niente semplice dato che si è ritrovata nel girone dei futuri campioni del mondo della Germania, la Jugoslavia e gli Emirati Arabi Uniti, debuttante nella competizione.

Primo match al Bentegodi di Bologna contro gli arabi. Match vinto per 2-0 dai sudamericani grazie alle reti di Bernardo Redin del Deportivo Cali che ha aperto le marcature al minuto 50, grazie all’assist di Alvarez.

A quattro minuti dalla fine è il turno del capitano Valderrama che chiude i conti regalando così la prima vittoria della “Tricolor” in un Campionato del Mondo.

Festa in Colombia tra le vie di Bogotá, per quella che è stata una vittoria storica per quella che era una nazionale spesso criticata dal fatto che fosse “controllata” dal narcocalcio.

Il secondo match contro la Jugoslavia è un remake di quella che era stata una pesante sconfitta da parte dei colombiani (5-0 a Cile ’62). L’esito è però simile, sconfitta per 1-0 contro i balcanici e tutto rimandato all’ultimo match del girone contro la Germania Ovest di capitan Matthäus.

Contro i tedeschi sarebbe bastato solo un pareggio e così è. I Cafeteros riescono a strappare l’1-1 a pochi minuti dal fischio finale dopo il vantaggio siglato da Pierre Littbarsky. A salvare Higuita e compagni è stato l’attaccante Rincon che ha superato agilmente il portiere tedesco Illgner. Un gol che porta la Colombia direttamente agli ottavi di finale di Italia ’90.

La gioia per aver passato per la prima volta il girone in una fase finale ai Mondiali. Agli ottavi i sudamericani se la vedono contro un’altra rivelazione del Mondiale italiano, il Camerun.
Il match tra le due scoperte è avvincente. Al san Paolo di Napoli si va oltre i minuti regolamentari. A sbloccarla però sono gli africani con il subentrante Roger Milla al 106esimo.
Lo stesso Milla si ripete qualche minuto più tardi su una grave ingenuità del portiere colombiano Higuita.
Quella dell’estremo difensore sudamericano si è rilevata come una vera e propria pazzia. Non era certo la prima volta che il numero 1 dai capelli ricci si è addentrava in avventure rischiose. Quella degli ottavi è stata una scelta sbagliata, quanto sfortunata.

Il gol di Rincon permette solamente di pensare ai rimpianti per un match buttato via con sregolatezza. Quella partita è stata quella della beffa per la generazione d’oro, per quella che è stata considerata come la Colombia più forte di tutti i tempi.

Le vittorie, nelle partite di calcio, maturano non solo grazie alle reti degli attaccanti ma anche delle parate dei portieri. Questa regola vale anche nei Mondiali di calcio. Se pensiamo alle parate di Dino Zoff nel 1982 e di Gigi Buffon nel 2006, non possiamo che avere conferma.
Una parata però è entrata di prepotenza nella storia dei Mondiali di calcio.

Messico 1970 e la partita in questione è Brasile – Inghilterra. I carioca sono favoritissimi per la vittoria, tant’è che poi vinceranno il titolo ai danni dell’Italia per 4-1. Tra le fila verdeoro spicca il talento e la forza di Pelé oltre che i gol di Jairzinho. L’Inghilterra invece risponde con una difesa tosta e difficile da penetrare. Nella retroguardia inglese c’è il portiere 33enne, Gordon Banks, estremo difensore dello Stoke City. Da quel giorno il portiere Banks si è fatto conoscere in tutto il mondo.

Al 15esimo minuto, su un cross dalla destra di Jairzinho, Pelé si alza indisturbato e di testa schiaccia la palla all’angolo opposto al portiere inglese. Non si sa come, non si sa il perché, ma il portiere Banks si ritrova sulla zolla d’erba d’impatto della palla. Una specie di carrellata in stile calcio balilla da destra verso sinistra, e il guanto ferma la sfera sulla linea di porta. Il Telstar (il pallone usato al mondiale di Messico ’70) s’inarca oltre la traversa.

Il numero 10 brasiliano rimane di sasso, convinto di aver sbloccato il risultato, ma in quel caso fu il portiere inglese Banks ad avere la meglio. Convinti del gran gesto atletico, i compagni di squadra si complimentarono con il numero 1 britannico, mentre i 70mila dello stadio Jalisco di Guadalajara rimasero meravigliati.

Gordon Banks però non esultò e forse è uno dei suoi rimpianti.

Rimasi a terra seduto accanto al palo con la testa bassa. Nelle foto sembro uno sconfitto, e una foto è per sempre. Ero esausto e se devo dirla tutta non sapevo neppure dove fosse finita la palla. Non mi ero accorto di aver evitato il gol.
Avevo sentito Pelé gridare: Goool. E poi il boato della folla. Non capii nulla fino ai complimenti dei compagni. Fu allora che mi voltai e vidi il pallone sui cartelloni pubblicitari, non in fondo alla rete. Il boato era per me. Cooper mi passò un mano tra i capelli. Pelé disse, Ti odio. Bobby Moore mi fece ridere, Stai diventando vecchio Banksy, un tempo l’avresti bloccata