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Dario Sette

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Ultimo appuntamento della stagione di MotoGp. Tutto oramai definito già da diverse settimane con il dominio di Marc Marquez su Honda, vincitore del Mondiale con molte gare d’anticipo.

Gli ultimi gran premi sono stati più che altro di “passerella” e di voglia di riscatto. Riscatto per Valentino Rossi che però partirà dalla 16esima posizione a Valencia al Gp spagnolo della Comunità Valenciana, a causa di una brutta caduta durante le qualifiche.

Decisamente meglio per il suo compagno di squadra Viñales che invece partirà primo in griglia di partenza, davanti a un sorprendente Rins e al ducatista Andrea Dovizioso. Quinto il campione del Mondo in carica che si è dovuto arrendere agli altri dopo le ottime libere.

Sarà un Gran Premio speciale per diversi piloti: chi come Jorge Lorenzo che saluterà il box Ducati per accasarsi alla Honda Hrc a cui ha ceduto il posto lo spagnolo Dani Pedrosa che invece ha detto addio al motomondiale dopo 18 anni di carriera.

Una vita in sella alla Honda in cui è cresciuto e con cui ha ottenuto tre titoli (uno in 125 nel 2003 e due in 250 nel 2004 e 2005) e 54 vittorie complessive. Proprio per questo la MotoGP lo ha inserito nella MotoGP Legends una sorta di hall of fame dei piloti più forti della storia.

Dani Pedrosa premiato con l’ingresso nella MotoGP Legends

Anche il Team Rapsol ha voluto omaggiare lo spagnolo per gli anni trascorsi nel gruppo. Un lungo applauso per il protagonista all’ingresso nel box. Ovviamente per Dani commozione e qualche lacrimuccia.

Sensazioni bellissime provate in pista dove Pedrosa è praticamente cresciuto e dove ha potuto dare il contributo per migliorare le prestazione della moto, oramai quasi imbattibile. I ringraziamenti per i consigli e per qualche insegnamento sono arrivati anche dal compagno di squadra Marc Marquez.

Proprio in vista dell’ultimo gp, un casco celebrativo è stato realizzato per il numero 26. Sulla parte posteriore una foto che ritrae Pedrosa sul primo podio da bambino.

Sarà addio anche per Jorge Lorenzo che invece non saluta la pista ma solo il team Ducati dopo due stagioni, in cui a brillare è stato più il compagno di squadra Dovizioso. Vola in Honda per sfidare Marquez e per dire ancora la sua com’è stato in Yamaha.

Farà il grande salto anche Danilo Petrucci, il quale dall’anno prossimo diventerà pilota ufficiale in Ducati Team, accanto ad Andrea Dovizioso. Lascia quindi Pramac Racing, sua squadra da ben quattro stagioni, e lo fa con un casco sul quale sono scritte poche semplici parole, ma significative: “Grazie per tutto”.

Il casco celebrativo di Danilo Petrucci per ringraziare il team Pramac Racing

Sarà una partita con una cornice di pubblico mozzafiato quella che andrà di scena stasera tra Italia – Portogallo allo stadio san Siro di Milano. Oltre 73mila spettatori per fare il tifo azzurro dopo la sciagurata ultima partita nello stadio milanese contro la Svezia nello spareggio Mondiale.

Sarà sicuramente una partita al quanto speciale per il capitano Giorgio Chiellini. In primis perché torna al Meazza dopo i pianti contro gli scandinavi ma soprattutto perché raggiunge quota 100 gettoni con la maglia della nazionale e stabilmente presente al settimo posto alle spalle di Dino Zoff con 112.

Ora come ora il numero 3 azzurro, con otto reti all’attivo, è anche il miglior marcatore tra i convocati per le due partite in programma, e ciò spiega quanto siamo ancora in difficoltà in fase realizzativa. Servono appunto i gol per cercare di continuare a sognare a una qualificazione alle Final Four.

Partita speciale non solo per il traguardo ma anche perché come oggi, 14 anni fa, Giorgio Chiellini esordiva con la nazionale maggiore nell’amichevole vinta 1-0 contro la Finlandia allo stadio san Filippo di Messina.
A convocarlo il ct Marcello Lippi, aveva 21 anni, giocava nella Fiorentina nel ruolo di terzino sinistro. Quel giorno sostituì Alessandro Parisi poco dopo l’inizio del secondo tempo.

Il primo gol con la maglia azzurra arriva qualche anno più tardi, precisamente il 21 novembre 2007, contro le isole Far Oer in un match di qualificazione a Euro2008 nello stadio Alberto Braglia di Modena. Chiellini realizza il gol del momentaneo 3-0 al 41esimo minuto con un bel sinistro secco da fuori area dopo una bella accelerazione. Un gol non proprio alla Chiellini.

Inizia a giocare con più costanza e si affaccia come uno dei leader del gruppo all’Europeo 2008 in Austria-Svizzera. Tre partite su quattro in campo per Chiellini. Salta la prima per scelta tecnica nel 3-0 perso contro l’Olanda, ma poi resta inchiodato al centro della difesa negli altri match, fornendo anche l’assist a Panucci per il momentaneo vantaggio contro la Romania. Gli azzurri vengono eliminati dalla Spagna solamente ai calci di rigore ai quarti di finale.

Giorgio Chiellini in azione contro la Romania a Euro2008

Sciagurate le due esperienze sudafricane con in panchina il ct Lippi: la Confederations Cup del 2009 e il Mondiale 2010.

Sicuramente meglio l’Europeo 2012 e la Confederations Cup 2013 con Cesare Prandelli alla guida della nazionale. Al torneo continentale, Chiellini guida un gruppo più giovane che vuole cancellare gli incubi sudafricani. Gruppo che riesce ad arrivare fino in finale, persa nettamente contro la Spagna per 4-0 dopo un trionfante cammino. Bene anche al torneo premondiale in Brasile, con l’Italia che chiude al terzo posto.

Altra delusione il Mondiale del 2014. Sempre titolare, durante la negativa esperienza, per Chiellini c’è stato lo storico episodio del morso subito da Luis Suarez nel match decisivo per la qualificazione, perso contro l’Uruguay.

Giorgio Chiellini mostra i segni del morso subito da Luis Suarez ai Mondiali 2014

Nella cavalcata a Euro2016 con Antonio Conte. Giorgio Chiellini segna il gol dell’1-0 contro i campioni in carica della Spagna negli ottavi di finale. In Francia, il numero 3 gioca da titolare quattro partite su cinque, con la squadra azzurra che arriva fino ai quarti di finale poi persi ai rigori contro la Germania.

Dopo la mancata qualificazione al Mondiale russo aveva pensato di lasciare la maglia azzurra:

Un anno fa è stato il punto più basso della mia carriera in Nazionale, una delusione enorme per tutti noi perché fino all’ultimo eravamo convinti di riuscire a strappare la qualificazione per il Mondiale.

Tuttavia la voglia di risollevare la nazionale è forte ed è per questo che ora continua a guidare la difesa in vista del futuro.

Per alcuni sembra che venga da un’altra generazione calcistica: capello lungo, sbarbato e sguardo serio, e invece è solo un classe 2000, il primo millienial a essere convocato nella nazionale maggiore.

È Sandro Tonali, centrocampista 18enne del Brescia, fresco di prima chiamata da commissario tecnico Mancini per l’importante partita contro il Portogallo di Nations League in programma domani sera a san Siro.

Sandro Tonali a Coverciano sotto l’attenta guida di Roberto Mancini

Un vero e proprio colpo di scena per questo ragazzo che ben sta figurando in Serie B con la maglia delle rondinelle e che ha già stregato i dirigenti di molte big italiane.

Primo calciatore della nuovo millennio con la maglia della nazionale maggiore, battuto anche il più favorito Moise Kean, attaccante della Juventus: primo italiano classe 2000 a esordire in Serie A e in Champions League.

Si parla tanto bene di lui ed è per questo che il ct Mancini ha voluto prima seguirlo e poi convocarlo. Centrocampista dai piedi buoni, dalla visione di gioco, dal tocco semplice e polmoni da mediano. I paragoni con altri campioni del recente passato, ovviamente, sono già partiti. Lui non ne vuole nemmeno sentir parlare, soprattutto se il nome più chiacchierato è quello di Andrea Pirlo, genio che è partito proprio da Brescia.

Per la maturità dimostrata in campo, il suo ex allenatore Roberto Boscaglia diceva “di aver di fronte un fenomeno con il cervello da 50enne ma col corpo da 18enne”.  

Gli appassionati di calcio e gli addetti ai lavori hanno potuto ammirare la classe di Tonali già nell’Europeo Under 19, dove da playmaker ha trascinato gli azzurri in finale, persa contro il Portogallo; destino ha voluto che la sua prima convocazione “maggiore” sia avvenuta proprio contro i lusitani.
Tuttavia, salvo ulteriori sorprese, il debutto avverrà in amichevole contro gli Stati Uniti a Genk, in Belgio.

Sandro Tonali con la nazionale Under19 durante l’Europeo di categoria

Per Roberto Mancini è un calciatore che ha grande tecnica e qualità e sembra logico che tra il mercato invernale e quello estivo venga fuori una vera e propria asta per chi lo volesse in squadra.

Sa di avere un gioiello il presidente del Brescia, Massimo Cellino, il quale però ha ribadito che non sarà una questione di soldi ma che lo cederà a chi dimostrerà più amore.

Intanto non ci resta che attendere il suo debutto con la maglia azzurra e sperare che sia nata una nuova stella del calcio italiano, che possa offrire qualità al gioco, così come ha fatto un altro campione da Brescia, ma noi non vogliamo fare nomi.

Torna la Nations League e tornano anche le belle partite tra le varie nazionali europee, se l’Italia se la vedrà con il Portogallo sabato 17, oggi iniziano diversi match tra cui l’affascinante Croazia – Spagna allo stadio Maksimir di Zagabria.Una partita prestigiosa per due nazionali che in questo 2018 hanno avuto un andamento un po’ altalenante.

La Croazia ha una forte impronta “italiana” grazia alla folta presenza di giocatori che militano in Serie A, è stata protagonista al Mondiale di Russia, arrivando fino in finale, battuta solo dalla Francia, ma in Nations League ha raccolto solo un misero punto finora e rischia la retrocessione in Serie B.
La partita più significativa è stata il roboante 6-0 subito proprio contro la Spagna.

La Spagna, insieme alla Germania, è stata la delusione del Mondiale iniziata con l’esonero di Lopetegui pochi giorni prima del torneo. In Nations League è partita con un altro appeal, anche se la sconfitta contro l’Inghilterra ha rievocato brutti incubi.

Come detto la Croazia questa sera cercherà di fare il risultato per rialzare la testa ed evitare la retrocessione. Tra protagonisti ci saranno proprio gli otto calciatori della nostra Serie A.
Il ct Dalic ha convocato gli interisti Vrsaljko, Brozovic e Perisic, il laziale Badelj, il napoletano Rog, l’atalantino Pasalic, il cagliaritano Bradaric e il viola Pjaca.
Non convocato lo juventino Mandzukic dato che ha dato l’addio agli scaccati poco dopo il Mondiale.

Per Dalic il centrocampo resta comunque l’arma in più della nazionale con tanta qualità e quantità. La qualità è quella di capitan Modric, di Rakitic e di Marcelo Brozovic, perno imprescindibile degli undici nerazzurri di mister Spalletti. C’è chi in estate ha sognato un trasferimento anche del numero dieci del Real Madrid ad Appiano Gentile.

La quantità è dettata da Badelj e Rog. Il centrocampista della Lazio non è ancora al 100% a causa di piccoli infortuni che lo hanno un po’ limitato in questa prima parte di stagione, mentre Marko Rog, nonostante non abbia molti minuti nelle gambe a causa del continuo turn over di Carlo Ancelotti al Napoli, ha ben figurato quando ha giocato. In panchina saranno anche il regista Bradaric e Mario Pasalic. Per il cagliaritano sarà comunque un modo per “rubare” altri consigli a due campioni come Modric e Rakitic.

Some Vrsaljko con la maglia della nazionale croata

Titolarissimi saranno gli altri due interisti Vrsaljko e Perisic. I due sono stati altri importanti protagonisti dell’exploit in Russia, purtroppo però non si sono ancora visti al massimo con la maglia dell’Inter in questa stagione. Il terzino è stato prelevato dall’Atletico Madrid per sostituire Cancelo, fino a causa anche di molti acciacchi non ha reso come ci si aspettava.
Discorso abbastanza simile per Ivan Perisic, l’esterno non ha dato quell’incisività offensiva che si attende da lui per dare il giusto supporto al capitano nerazzurro Mauro Icardi.

Panchina invece per il numero 10 della Fiorentina Marko Pjaca. Dopo una partenza positiva, il talento croato ha perso un po’ la bussola così come tutta la viola che non riesce più a vincere. Difficile il suo impiego dal primo minuto, ma forse il ct Dalic darà a lui una possibilità a partita in corso anche in base al risultato.

Per le Furie Rosse solamente un italiano tra i convocati ed è il milanista Suso. La qualità per i spagnoli è dettata soprattutto dai madridisti e dai catalani.

Un po’ a chiunque sarà capitato di commettere errori nell’invio di una mail: per esempio chi ha scritto in maniera errata l’indirizzo o chi ha dimenticato di inserire l’allegato. 

Un grave errore l’ha commesso con il proprio indirizzo di posta elettronica la federazione calcistica senegalese in occasione delle convocazioni per il prossimo match di qualificazione alla prossima Coppa d’Africa

La vittima dell’errore commesso dalla federazione è stato il calciatore dell’Inter: Keita Baldé. L’attaccante non è stato convocato dalla nazionale senegalese, non per scelta tecnica ma per uno sbaglio burocratico.

La federazione del Paese africano ha sbagliato indirizzo email, inviando la comunicazione della convocazione dell’attaccante ex Lazio, al vecchio indirizzo di posta dell’Inter.

Per Keita dunque niente nazionale ma soprattutto niente partecipazione all’importante partita di sabato 17 contro la Guinea Equatoriale valida per le qualificazioni alla Coppa d’Africa 2019.

Dal club nerazzurro nessuna comunicazione e tanta delusione per l’attaccante, che già non sta trascorrendo un grandissimo periodo dal punto di vista realizzativo e ambientale ad Appiano Gentile.

Keita Baldé con la maglia dell’Inter

A spiegare il qui pro quo è stato direttamente il vicepresidente della FSF, Addoulaye Sow, affermando che il club interista ha inviato la comunicazione di aver cambiato indirizzo mail attraverso una lettera. Lettera che però, evidentemente, non è stata presa in considerazione che ha poi costato il forfait di Keita.

Una vicenda al termine della quale sono arrivate alla società nerazzurra anche le scuse da parte di Augustin Senghor, presidente della FSF.

Per Keita Baldé ci sarà modo di lavorare a Milano con tranquillità per ritrovare la giusta serenità e la freschezza atletica dopo gli impegni del Mondiale e il fatto che sia arrivato alla corte di Spalletti solamente a metà agosto.

Quando Leandro Paredes è stato espulso nel match del campionato russo tra Zenit e Akhmat c’è chi aveva ipotizzato che il centrocampista si fosse fatto espellere volontariamente per saltare la partita contro il Cska Mosca e volare a Buenos Aires per gustarsi il Superclasico alla Bombonera tra Boca – River.

Beh è andata così!

L’ex calciatore della Roma ha postato un suo selfie allo stadio del Boca Juniors tra i tifosi in tribuna. Il numero 5 dello Zenit, però, aveva già anticipato la sua presenza allo stadio a una trasmissione tv argentina, affermando che il tutto era stato concordato con la società russa e che non vi fossero alcun problema. I tifosi però non l’hanno preso proprio bene, a maggior ragione perché lo Zenit ha perso 2-0 in trasferta a Mosca.

Paredes è cresciuto nelle giovanili degli Xeneizes e da sempre è innamorato dei colori del Boca Juniors e della propria tifoseria. L’argentino è comunque rimasto in patria dato che da lì a poco ha ricevuto la chiamata dal commissario tecnico della Selección, Lionel Scaloni, in vista della doppia amicheveole contro il Messico del 17 e del 20 novembre.

La gara di ritorno della Coppa Libertadores è in programma sabato 24 novembre al Monumental e, complice anche il divieto di trasferta ai tifosi gialloblu, Paredes credo se la gusterà sul divano di casa.

Il gran premio di Formula 1 a San Paolo ci ha lasciato altre impressioni: un Lewis Hamilton già campione che continua a vincere, una Mercedes sempre forte e che grazie ai suoi piloti ha vinto anche il titolo costruttori e un Max Verstappen sempre più protagonista del circus.

Il pilota olandese infatti, dopo la grande gara in Messico si è ripetuto sul circuito brasiliano che per poco non ha vinto. Per poco perché a rovinargli la festa è stato il pilota della Racing Point Force India, Esteban Ocon, reo di aver speronato Verstappen da doppiato quando l’olandese era leader della gara; per la cronaca poi la gara l’ha vinta Hamilton superando proprio il pilota della Red Bull andato in testacoda.

Da questa azione è scaturita una lite post gara in cui Verstappen ha più volte spintonato il francese durante le fasi di pesatura. Ai microfoni, inoltre, ha rincarato la dose dicendo di “esser stato buttato fuori da un idiota”. Il transalpino ha poi ribattuto: “Rifarei la stessa manovra, anzi allungherei la staccata ancora di più!”.

A causa della reazione avuta, il giovanissimo Verstappen è stato punito dalla FIA a due giorni di lavori socialmente utili da scontare entro sei mesi.

Non è la prima volta che in Formula 1 avvengono questi tipi di litigi tra piloti.

SALAZAR – PIQUET 1982

Uno scontro che è rimasto nella storia della Formula 1. Il pilota Piquet guida indisturbato la gara ad Hockenheim in Germania. Un po’ com’è successo a Verstappen a rovinarglia la festa è stato un doppiato. Il cileno Eliseo Salazar, invece di far passare il leader del Gp chiude improvvisamente sulla Brabham guidata da Piquet, ponendo fine alla gara per entrambi. La reazione del francese è stata ripresa da tutte le tv mondiali: sceso dalla vettura Piquet cerca subito il faccia a faccia con Salazar, il quale si prende due pugni sul casco e schiva pure un calcio.

SCHUMACHER – SENNA 1992

Puramente nostalgica è stato lo scontro verbale tra il compianto Ayrton Senna e l’allora giovanissimo e inesperto Michael Schumacher. Al Gp di Magny-Cours, il tedesco manda fuori gioco il campione del mondo in carica al primo giro. Il brasiliano si presenta sulla griglia di partenza in borghese e si avvicina al giovane Schumacher, il quale viene “bacchettato” dallo stesso brasiliano, ma con toni pacati.

La ramanzina di Senna a un giovane Schumacher per del Gp di Francia

SCHUMACHER – COULTHARD 1998

Meno pacato è stato invece lo scontro tra Schumi e il pilota McLaren David Coulthard al Gran Premio del Belgio a Spa del ’98. Il ferrarista era al comando della gara e una vittoria avrebbe riaperto i discorsi in ottica campionato, complice il forfait di Mika Hakkinen. Il tedesco compie il sorpasso di doppiaggio sul britannico, il quale però frena di colpo, distruggendo la Rossa del tedesco e la sua monoposto. Per Schumacher addio vittoria. Al rientro nei rispettivi box, Schumi scende dalla sua F300 per si dirige in quello McLaren arrabbiato più che mai e intenzionato a risolvere la faccenda con lo scozzese. Memorabili sono i tentativi di Jean Todt e Stefano Domenicali per cercare di calmare il tedesco. I due si rappacificarono qualche giorno più tardi in pubblico.

FISICHELLA – VILLENEUVE 2006

Durante le qualifiche del Gp d’Europa a Nürburgring va in scena un siparietto acceso tra il pilota romano della Renault Giancarlo Fisichella e Jacques Villeneuve su Bmw Sauber. L’italiano accusa il canadese, reo di aver rallentato il giro lanciato, restando fuori dai primi 10 in griglia. “Fisico” si presenta nei box Sauber insultando in maniera palese Villeneuve.

MASSA – ALONSO 2007

Sempre a Nürburgring un anno più tardi, i protagonisti di un battibecco furono Alonso e Massa. Lo spagnolo della McLaren durante l’ultimo giro si tocca con il ferrarista e, prima della premiazione sul podio, accusa il brasiliano di aver cercato volontariamente la collisione. Massa non accetta l’accusa e tra i due volano insulti in lingua italiana, con il brasiliano che sembra più nervoso.

VETTEL – WEBBER 2013

Al Gran Premio di Sepang in Malesia i due piloti della Red Bull sono rivali per il titolo. L’australiano guida la gara e il muretto ordina a Vettel di non attaccare. Il tedesco, però, non rispetta l’ordine ed effettua il sorpasso pericoloso andando a vincere la gara. Il loro rapporto si rompe e la tensione nel box Red Bull sarà palpabile fino al termine del campionato (vinto da Vettel).

Vettel vince il Gp di Sepang davanti a un visibilmente arrabbiato Mark Webber

VETTEL – HAMILTON 2017

A Baku duello tra Vettel e Hamilton. Il britannico guida la gara in regime di safety car. Il tedesco lo segue alle spalle. Dopo una curva Hamilton frena, secondo il ferrarista in maniera troppo brusca, e Vettel lo tampona danneggiando la sua Ferrari. Il tedesco perde le staffe e si affianca alla Mercedes dell’inglese, insultandolo e speronandolo con le gomme anteriori.

Quello che andrà di scena a san Siro sarà un bel big match tra Milan – Juventus. Una partita sempre prestigiosa per la storia di entrambe le squadre e per le loro tifoserie.

Il Milan dopo una partenza un po’ a singhiozzo ha ritrovato punti e gol che gli hanno permesso di risalire in classifica fino al quarto posto.

La Juve guida da grande leader la classifica della Serie A con dieci vittorie e un solo pareggio.

Sarà la partita dei grandi ex: Gonzalo Higuain e Leonardo Bonucci.

L’argentino sfida per la prima volta quella che è stata la squadra per tre anni e che è stato costretto a lasciare per fare spazio a Cristiano Ronaldo.

Bonucci invece non avrà un’accoglienza da red carpet da quelli che sono stati i tifosi per un anno, prima di rientrare a Torino. Proprio per questo motivo, il tecnico Max Allegri potrebbe lasciarlo in panchina per far giocare il marocchino Benatia.

Decisione simile a quella presa da Luciano Spalletti qualche settimana fa per il difensore De Vrij. L’olandese, infatti, non ha giocato contro la Lazio nella trasferta vincente all’Olimpico di Roma.

Una scelta dovuta dall’ambiente caldo che avrà il Meazza contro l’ex capitano rossonero. Allegri e Bonucci pare che abbiano avuto un confronto che ha portato a questa conclusione.

Cert, però, il centrale viterbese non si è mai tirato indietro quando si è reso protagonista di momenti “accesi”. Proprio l’anno scorso, a testa alta, si è presentato all’Allianz Stadium da leader del gruppo rossonero, segnando anche una rete con tanto di esultanza.

In un pomeriggio di sabato ci possono essere tante cose da fare come andare a fare shopping o una corsetta al bosco. Per chi ama il calcio però sa benissimo che oggi in Germania c’è una partita non come le altre, c’è Dortmund – Bayern alle 18.30.

I tedeschi l’hanno ribattezzata il “Der Klassiker”, un vero e proprio big match in cui, dopo diverse stagioni, torna a essere importante anche per la classifica. I gialloneri sono primi a quattro punti di distanza sui bavaresi che quest’anno sono partiti un po’ più a singhiozzo a differenza dei ragazzi guidati dal tecnico Lucien Favre.

In effetti se il Bayern dovesse uscire sconfitto la distanza aumenterà a sette lunghezze, un divario importante e difficile da rimontare anche se ancora c’è più di un girone da giocare e non bisogna dare per morto il Bayern Monaco.

Alla sfida arriva meglio il Dortmund dato che in questa prima parte di stagione la prima sconfitta (indolore) è arrivata solamente martedì sera in Champions League contro l’Atletico Madrid.

La squadra ha sempre mostrato grande forma durante le partite, segnando molti gol e subendo anche poco. In Bundesliga, infatti, sono stati realizzati ben 30 reti (dodici in più rispetto ai bavaresi) subendone soltanto 10 (uno in meno del Bayern e uno in più del Lipsia, miglior difesa).

La squadra allenata da Kovac arriva senza aver brillato molto sia in campionato che in Champions. Pare che il gruppo abbia perso l’identità e la sicurezza che ha sempre avuto sotto la gestione Jupp Heynckes. In campo si gioca a sprazzi, in base alle giocate dei singoli talenti. Lewandowski non ha mai perso il vizio del gol, mentre c’è stato un calo vistoso dei veterani Robben e Ribery, oramai in fase calante della loro carriera. Manca molto Thomas Muller, molto al di sotto dei suoi canoni e lo stesso Kovac dovrebbe lasciarlo in panchina a favore di Gnabry e Goretzka. Il colombiano James Rodriguez è stato lasciato a riposo per il match di Champions League e dovrebbe far parte degli undici titolari. Il condizionale però è d’obbligo perché il numero 10 si presentato in ritardo all’allenamento di rifinitura e ci potrebbe essere una sorprendente esclusione.

Per i padroni di casa dovrebbe tornare Piszczek in difesa, con spostamento a sinistra del marocchino Hakimi. Dubbio Diallo, con eventualmente Zagadou pronto a subentrare. Davanti solo l’imbarazzo della scelta per il tecnico Favre. Lo spagnolo Paco Alcacer è quello più in forma con una media realizzativa importante, mentre dovrebbero agire alle sue spalle il giovanissimo Sancho, Bruun Larsen e capitan Reus.

Se pensiamo al fioretto azzurro non possiamo che far riferimento alla protagonista principale degli ultimi anni: Bebe Vio.

E proprio lei, la pluricampionessa di scherma ha aggiunto un’altra medaglia d’oro alla sua già ricca bacheca, laureandosi leader nella Coppa del Mondo di fioretto paralimpico a Tblisi, in Georgia.

La fiorettista azzurra ha battuto nettamente in finale la russa Irina Mishurova 15-5 e coppa aritmeticamente nelle sue mani, la quarta consecutiva dal 2015.

Ovviamente grande soddisfazione per Bebe che però non molla la concentrazione dato che domenica prossima c’è la gara a squadre (assieme a Loredana Trigilia ed Andrea Mogos) e non vuole farsi trovare impreparata. Lei che è sempre attenta a dare il massimo sia in allenamento che in gara.

La preparazione in vista della tappa di Tbilisi è stata dura con esercizi sia in palestra che in pedana. Ovviamente il tutto è stato preparato per il meglio e i risultati sono stati ottimi.

Dal primo trionfo mondiale 2015, ma soprattutto dopo l’exploit ai Giochi Paralimpici di Rio2016, la nostra Bebe Vio non si è mai fermata collezionando successi su successi.
A livello internazionale, infatti, è imbattuta dal settembre 2016 con 11 trionfi in altrettante apparizioni, per un totale di 89 incontri vinti. Proprio dal 2011 ha vinto 36 competizioni su 37 con 27 ori, 6 argenti e 3 bronzi, restando ad altissimi livelli.

La tappa georgiana di Tbilisi ha, inoltre, aperto la fase di qualificazione per le prossime Paralimpiadi di Tokyo2020 dove, ovviamente, Bebe vuole parteciparvi e provare a vincere qualche altra medaglia.