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Doveva essere uno dei suoi momenti più felici e invece il calciatore David Silva sta vivendo un incubo. Da poco tempo è nato il suo bambino, Mateo, ma a causa di un parto prematuro si trova ancora a lottare per sopravvivere.

Il dramma che sta vivendo il calciatore del Manchester City è stato reso pubblico per sua volontà. Attraverso i social ha voluto condividere questo momento con le persone che lo seguono e motivare anche la sua assenza dai campi di calcio.

Come avviene spesso in questi casi si è vociferato a lungo sulla sua lontananza dai campi e Silva ha ritenuto opportuno dare qualche spiegazione, per poi ritirarsi in privato lontano dai riflettori per stare vicino alla sua famiglia e al suo bambino.

Ecco le sue parole pubblicate su Twitter:

Voglio ringraziare tutti voi per l’amore e gli auguri ricevuti in queste settimane, specialmente i miei compagni di squadra, l’allenatore e tutto il club per aver compreso la mia situazione. Voglio condividere con voi la nascita di mio figlio Mateo, che è nato estremamente prematuro e sta lottando giorno per giorno con l’aiuto dei medici

Il comunicato ufficiale è stato pubblicato proprio ieri 3 gennaio e in molti hanno sentito il dovere di fargli sentire il suo affetto e tutta la solidarietà di cui il calciatore adesso ha tanto bisogno per fronteggiare questo difficile momento.

I compagni e l’allenatore sono i primi che hanno fatto sentire il proprio affetto al calciatore spagnolo. Pep Guardiola, ct del City, ha detto in conferenza stampa:

Ho detto a David di rientrare solo quando se lo sentirà e sappiate che non m’importa nulla se senza di lui perderemo punti. David è libero di scegliere se restare con noi o meno, ma sappia che la cosa più importante della vita è la famiglia 

Il calciatore è noto non solo per essere un giocatore di punta del Manchester City ma anche per essere titolare della nazionale spagnola. Nel 2010 insieme alla sua squadra fu uno dei protagonisti della vittoria del Mondiale in Sudafrica, dove per la prima volta la Spagna conquistò il titolo di campione del mondo.

Oggi, però, David Silva deve mettere da parte momentaneamente il pallone per dedicarsi al piccolo Mateo, che seguito costantemente dal personale medico risulta ancora sotto osservazione e necessita di attenzioni continue.

Ha lasciato Milanello con non poche critiche, è stato esonerato dalla società rossonera del Milan per gli scarsi risultati ottenuti sul campo, dopo una campagna acquisti a suon di milioni l’estate scorsa.

Ovviamente stiamo parlando di mister Vincenzo Montella che ora si è trasferito in Andalusia per guidare il Siviglia FC, uno dei club più importanti di Spagna vincitrice soprattutto in Europa: conquistando tre delle ultime quattro edizioni dell’Europa League.

Poche settimane senza squadra dunque per l’ex aeroplanino, che “è volato” in Liga in cerca di riscatto dopo una prima parte di stagione fallimentare nel Milan.

Ringrazio la società per avermi offerto questa grande occasione. Sono ambizioso, voglio vincere da allenatore e farlo con le mie idee e questa è la squadra ideale per il mio modo di vedere il calcio.

Inculcare la sua idea di calcio non sarà semplice in poche sedute di allenamento. Domani c’è già il debutto in Coppa del Re contro il Cadice nel match d’andata degli ottavi di finale, mentre sabato prossimo ci sarà la sfida contro i cugini del Betis, in un derby che si annuncia caldissimo al Sánchez-Pizjuán.

La squadra viene da un periodo difficile. I risultati sono stati altalenanti: in Liga sono quinti alle spalle di Barcellona, Atletico, Valencia e Real. Ma deve stare attenta al ritorno del Villareal e della sorpresa Eibar. L’esonero di Eduardo Berizzo e l’arrivo di Montella sta proprio nel dare una scossa allo spogliatoio Rojiblancos.

Un contratto fino al 2019 per l’ex tecnico di Milan e Fiorentina che nel suo staff ha deciso di avere un altro Italians: l’ex centrocampista Enzo Maresca, uno che Siviglia la conosce bene dopo aver trascorso 4 stagioni e vinto molto.

La decisione del presidente Josè Castro di puntare sull’allenatore campano è stata ponderata e voluta al appieno.

Montella è sempre stata la prima scelta dei nostri dirigenti. Siamo davvero contenti di averlo portato qui.

Tra poche ore si affronteranno le due squadre più forti di Spagna per una partita non come le altre. Andrà in scena il primo Clasico della stagione 2017/2018 in cui si affronteranno Real – Barcellona ma con un umore di classifica nettamente diverso. I blaugrana vogliono vincere per “ammazzare” il campionato, i blancos, freschi vincitori del Mondiale per Club, vogliono riaprirlo.
Mai come quest’anno, inoltre, la rivalità calcistica ha una forte pressione anche politica. I poteri del Governo centrale di Madrid contro l’indipendenza della Catalogna.

Noi di Italians, però, abbiamo voluto fare un passo indietro e vedere chi e quanti sono stati gli italiani che hanno preso parte a questo importante match della storia del calcio.

Gli Italians che sono scesi in campo con le due maglie sono quattro ma ci sono anche due allenatori.

Il primo italiano che ha indossato la maglia dei blancos è stato l’ex difensore e attuale ct dell’Albania, Cristian Panucci nel 1997. L’ex terzino di Roma, Inter e Milan è l’italiano con il maggior numero di presenze contro il Barcellona: ben otto, di cui 5 in Liga. In totale ha raccolto 5 sconfitte, due pareggi e una sola vittoria. Un successo pesante però: il 4-1 nella finale di ritorno della Supercoppa spagnola 1997/98.

Primo invece italiano blaugrana a sfidare i madrileni (nel 2001/02) è stato un altro difensore: Francesco Coco. Tre apparizioni contro il Real senza mai vincere: un pareggio e una sconfitta in campionato, un altro pareggio nella semifinale di ritorno di Champions League (2-0 Real all’andata).

Nell’estate del 2006, dopo la parentesi di Calciopoli e il Mondiale vinto dall’Italia, c’è stato un esodo da parte di due protagonisti della vittoria azzurra in Germania: Fabio Cannavaro e Gianluca Zambrotta.

L’ex capitano della Nazionale è volato al Santiago Bernabeu, mentre il terzino ha preferito il Camp Nou.

Tra il 2006/07 e il 2008/09, il neo tecnico del Guangzhou Evergrande ha incrociato i catalani in 4 gare: 2 vittorie e 2 sconfitte, l’ultima nello storico 6-2 esterno firmato dall’allora formazione di Pep Guardiola.

Con Rijkaard in panchina, il campione del mondo 2006 ha disputato in tutto tre gare contro i blancos: per lui però solo sconfitte, due delle quali proprio contro Cannavaro.

In realtà oltre a questi quattro italiani ce ne sono stati anche altri due che hanno vestito la maglia di Real Madrid e Barcellona, senza però mai disputare un Clasico. Tra i blancos c’è stato Antonio Cassano. El Pibe de Bari in tre occasioni avrebbe potuto affrontare il Barça ma tra tribuna e panchina non c’è stata occasione. Nel Barcellona ha invece giocato l’ex Milan, Demetrio Albertini. L’ex regista chiuse la carriera al Camp Nou nel 2005 (con tanto di trionfo in campionato), ma senza mai scendere in campo contro il Real.

 

La sfida del Clasico, però, l’affrontano anche gli allenatori. Ora la sfida è tra Zidane e Valverde, ma in passato ci sono stati anche allenatori italiani, entrambi però solo sulla panchina madrilena: Fabio Capello e Carlo Ancelotti.

Don Fabio è stato capace di vincere la Liga per due volte, a distanza di dieci anni esatti: la prima nel 1997, la seconda nel 2007. Nel corso di questa doppia avventura, ha affrontato il Barça in 6 occasioni: 4 volte in campionato, 2 in Coppa del Re.

Cinque volte invece Ancelotti ha sfidato i blaugrana (quattro volte in campionato e una in Coppa del Re). Proprio in coppa la vittoria più ella in finale e successiva conquista del titolo nel 2014.

L’Inghilterra torna a festeggiare un altro grande trionfo: dopo la vittoria degli Under 20 ecco che arriva un’altra conferma del talento dei giocatori inglesi.

I giovanissimi della squadra dell’Inghilterra Under 17 sono i nuovi Campioni del mondo!

La finalissima tra Inghilterra e Spagna, che si è svolta ieri in india, non è stata per niente scontata, anzi inizialmente la squadra vincitrice era addirittura in svantaggio. L’Iniziale 2-0 per la squadra spagnola sembrava far pensare che l’incontro avesse già preso una direzione precisa.

È, invece, già prima del termine del primo tempo gli inglesi cominciano una rimonta che ha dell’incredibile e li porta a vincere il match per 5-2. Non è bastata, dunque, la doppietta di Sergio Gomez per realizzare il sogno della Spagna che da anni cerca di innalzare la Coppa del Mondo Under 17.

i protagonisti della Coppa del Mondo 2017

Ma chi sono i grandi protagonisti dell’impresa storica? Il primo nome che salta subito all’occhio è quello del capocannoniere Brewster, autore del primissimo gol che dà il via al grande sorpasso inglese. Le reti successive sono state messe a punto da Gibbs White, Guehi, e doppietta di Foden.

La grande sfida, che si è svolta in India, a Kolkata, ha eletto l’Inghilterra come campione FIFA U-17 World Cup India 2017 e Brewster come il migliore marcatore.

Sono stato felice di segnare il mio ottavo gol del torneo e vincere 5-2. Ho apprezzato ogni momento di questo torneo. È stato un grande mese.

Queste le parole del grande giocatore che ha segnato la svolta della partita cruciale per aggiudicarsi l’ambito titolo. Tra i suoi compagni, anche il giocatore Foden ha ottenuto un riconoscimento importante: l’adidas Golden Ball come il miglior giocatore del torneo. Anche il Brasile può comunque gioire non soltanto per il terzo posto conquistato per aver battuto il Mali, ma anche per il trofeo che si è aggiudicato Gabriel Brazao come miglior portiere.

Insomma, possiamo dire che è stato un successo su tutti i fronti e l’Inghilterra si conferma una potenza mondiale nel calcio dei giovanissimi, con gli Under 20 e gli Under 17 in cima al podio per trionfare come campioni assoluti. Segno evidente che il calcio inglese ha ottime chance per far sentire ancora il suo nome nelle prossime competizioni.

Ci mostra che il calcio in Inghilterra sta evolvendo, siamo tecnicamente e tatticamente buoni, e abbiamo combattimento. Questo è quello che vedremo dalle squadre inglesi in futuro

Come si intuisce dalle parole di Brewster iIl futuro sembra roseo per l’Inghilterra e sembra che la corsa verso il successo sia al momento inarrestabile, come dimostrano i risultati di questo match appena concluso nel territorio indiano.

Per la Spagna, invece, si conclude un altro mondiale con l’amaro in bocca: neanche stavolta è riuscita ad andare fino in fondo, nonostante la determinazione dei giocatori e di tutto il team e soprattutto nonostante l’enorme vantaggio che aveva ottenuto ad inizio partita. Purtroppo non è riuscita ad approfittare della situazione: si è scontrata con un’avversaria realmente temibile e deve accettare un secondo posto comunque meritatissimo.

Dal 6 ottobre, in India si sta disputando il Mondiale di calcio under 17 che si concluderà sabato 28 ottobre.

Le squadre dei giovanissimi calciatori si sono affrontate nella cornice degli stadi più grandi e importanti dell’India: Salt Lake Stadium di Calcutta, Jawaharlal Nehru Stadium di Kochi, Jawaharlal Nehru Stadium di Nuova Delhi, DY Patil Stadium di Navi Mumbai, Indira Gandhi Athletic Stadium di Guwahati e Fatorda Stadium di Margao.

Ormai siamo quasi giunti alla fine di questa competizione che ieri ha disputato le semifinali. Le squadre che si contendevano il pass per la grande finale erano da una parte Brasile e Inghilterra e dall’altra Mali e Spagna.

Il primo incontro, che si è concluso per 1-3 per la squadra inglese, ha visto primeggiare l’Inghilterra per tutto il match su un Brasile incredulo e poco grintoso. La vittoria è arrivata grazie alla tripletta dell’attaccante Rhian Brewster. Il calciatore, punta di diamante della squadra, ha realizzato un’impresa che porta lui e i suoi compagni verso la finalissima di sabato. L’obiettivo è di vincere proprio come i colleghi dell’Under 20.

Ecco le parole di Joel Latibeaudiere, il capitano della squadra:

Il pensiero è sempre stato quello di arrivare dove siamo ora e, speriamo, vincere il trofeo. Gli U-20 lo hanno fatto e questa è solo una motivazione per noi. Essere nella finale è solo gioia, felicità. È solo una sensazione fantastica

La seconda semifinale ha visto sfidarsi il Mali contro una Spagna agguerrita e decisa a vincere, che raggiunge il suo obiettivo con un risultato pari a quello della partita inglese, 1-3.

Grande gioco di squadra e ottima tattica di gioco hanno permesso agli spagnoli di arrivare dritti in finale, grazie al talento di giovani promesse del calcio come Abel Ruiz, protagonista di due gol del match, e Gelabert, che così commenta la vittoria:

Non dirò mai, “sì, ho giocato bene”. Penso sempre alla squadra. Se la squadra mi aiuta, allora posso fare meglio

E con questo spirito si appresta a giocare con i suoi compagni l’ultima e decisiva partita che decreterà i Campioni del mondo 2017.

Nella quindicesima edizione del torneo internazionale di calcio giovanile le finaliste sono dunque Inghilterra e Spagna. Per la squadra inglese è la prima volta in finale mentre gli spagnoli ritentano nuovamente per la quarta volta di alzare in segno di vittoria la coppa del mondo.

La finalissima avrà luogo in India il 28 ottobre alle ore 16.30 in un match che promette di regalare un grande spettacolo tra due squadre che non intendono rinunciare al titolo di campione del Mondo Under 17 del 2017.

Sono stati sorteggiati a Londra, nella sede della Federazione Internazionale Tennis, i tabelloni del World Group e del World Group II della Fed Cup 2018. E’ stata la mano di Mary Pierce a determinare gli accoppiamenti: dunque l’Italia, vincitrice su Taipei nello spareggio play-off dello scorso aprile a Barletta, nel febbraio 2018 ripartirà dal World Group II affrontando in casa la Spagna (10-11 febbraio), proprio la nazionale che nel 2016 aveva sancito la retrocessione delle azzurre dal World Group imponendosi nel play-off disputato a Lleida nel mese di aprile dello scorso anno.

In caso di vittoria la squadra capitanata da Tathiana Garbin potrà riprovare la scalata al World Group. “Non è stato certo un sorteggio fortunato, la Spagna è una formazione fortissima. Però noi abbiamo una squadra giovane e con grande entusiasmo e sono sicura che le ragazze daranno il massimo per vincere”, il primo commento della capitana azzurra di Fed Cup.

Sono ben sette i precedenti tra le due nazioni e il bilancio vede la Spagna in vantaggio per 4 a 3. E – come accennato sopra – l’ultima sfida non è certo un bel ricordo in chiave tricolore: ad aprile del 2016, nel playoff sulla terra rossa di Lleida, le azzurre (Roberta Vinci, Sara Errani poi costretta a fare da spettatrice per un infortunio muscolare, Francesca Schiavone e Karin Knapp) furono messe ko da Garbine Muguruza e Carla Suarez Navarro, punte di diamante della formazione guidata da Conchita Martinez, che meno di una settimana fa è stata sollevata dal suo incarico (decisione che non è stata presa bene dall’ex campionessa di Wimbledon, nel 1994).

Le iberiche si erano imposte anche nel 2008 a Napoli (3-2) grazie ai punti in singolare di Nuria Llagostera Vives e Anabel Medina Garrigues, vendicando così la sconfitta in semifinale due anni prima a Saragozza (3-1 per l’Italia).
La Spagna, attualmente al 13esimo posto nel ranking ITF (l’Italia è invece decima), vanta nella propria bacheca cinque Fed Cup – 1991, 1993, 1994, 1995 e 1998 – ed occupa il quarto posto nella classifica delle Nazioni più vittoriose: nell’edizione 2017 al primo turno del World Group è stata sconfitta per 3-2 in Repubblica Ceca e poi, senza le sue punte di diamante, è stata battuta 4-0 dalla Francia nel playoff di aprile, scivolando così di nuovo nel World Group II.

Per quanto riguarda l’Italia, ha conquistato quattro Fed Cup (2006, 2009, 2010 e 2013) e giocato un’altra finale (2007) oltre a tre semifinali (2011, 2012 e 2014).

Quando in una partita di calcio della nazionale un gol diventa fondamentale, anche i telecronisti spesso si fanno prendere dalla gioia nel commentarla. È successo a grandi cronisti italiani come Nando Martellini al gol di Tardelli in finale al Mondiale 1982, è successo a Sandro Ciotti alla rete del pareggio di Roberto Baggio contro la Nigeria agli ottavi di finale a Usa ’94.

C’è chi però ha esultato con grande entusiasmo al 93esimo minuto per il gol della Siria che ha regalato al Paese mediorientale la possibilità di volare a Russia 2018 affrontando i tanto insperati playoff. È successo al telecronista siriano che stava commentando la partita della sua nazionale. Proprio a pochi secondi dal fischio finale il gol di Omar Al Soma ha fatto letteralmente saltare dalla sedia il giornalista come un vero e proprio tifoso da stadio. Un urlo di quasi un minuto che sottolinea l’importanza del gol. Rete che ha permesso appunto la Siria di disputare i prossimi playoff. Evento storico per una nazione che non ha mai disputato un campionato Mondiale di calcio e che da anni vive nella guerra. La nazionale, inoltre, sono sei anni che non disputa una gara ufficiale nei propri confini, ma sono costretti a disputare le gare casalinghe in Malesia.

All’Europeo 2016 una delle protagoniste principali è stata l’Islanda. La nazionale baltica e i suoi tifosi hanno appassionato tutti con la gran voglia di calcio. A fine gara la celebre “Geyser Sound” che gli ha resi famosi in tutto il mondo e un telecronista che va in visibilio al gol partita di Traustason al minuto ’94 contro l’Austria.

In Italia invece le emozioni che ci hanno regalato i campionati del Mondo sono state uniche. Come dimenticare l’esplosione del telecronista alla rete del 3-1 di Marco Tardelli alla finale di Madrid del Mondiale 1982, contro la Germania Ovest. La gioia del giornalista Nando Martellini ha accompagnato le storiche immagini dell’esultanza del centrocampista, che ha percorso decine e decine di metri gridando “Goal! Goal”, rendendo felici milioni di italiani.

Un altro nostalgico cronista della nazionale azzurra è stato sicuramente Sandro Ciotti. Con la sua voce rauca è entrato nelle case degli italiani durante l’estate del 1994 per il campionato del Mondo in Usa. Il suo “Santo Dio, era ora!” è entrato di diritto tra le frasi più celebri delle telecronache sportive. Quasi una vera e propria liberazione, per un’Italia che sino a quel momento non era riuscita a brilla. Proprio quel gol di Baggio sbloccò la situazione tanto da portare gli azzurri in finale, poi persa ai rigori ai danni del Brasile.

In un presente tecnologico e all’avanguardia in cui viviamo adesso, non potremmo mai immaginare di lasciar andare un gol irregolare, soprattutto durante una partita del Mondiale di calcio. Con il VAR o con tutti gli arbitri presenti in campo, viene difficile pensarlo.

Fino ad ora la “moviola in campo” sta facendo il suo dovere nei maggiori campionati di calcio europei e sarà utilizzato anche al Mondiale di Russia 2018, come ha più volte confermato il presidente FIFA, Gianni Infantino.

Fino a qualche anno fa, questa rivoluzione non era stata presa in considerazione e se facciamo un salto indietro, nel 1982 al Mondiale spagnolo, c’è chi ha messo in pratica una VAR a modo suo.

Siamo a Valladolid allo stadio José Zorrilla, 21 giugno 1982, e si sta disputando il match Francia – Kuwait, valida per la prima fase a gironi. I francesi sono largamente favoriti rispetto ai kuwaitiani e poi tra le file bleus ci sono campioni, su tutti Michel Platini.
La squadra dell’emirato, allenata dal commissario tecnico brasiliano Carlos Alberto Perreira, schiera in campo quattro giocatori appartenenti all’esercito nazionale. Nella gara d’esordio, gli arabi hanno ottenuto un buon punto contro la Cecoslovacchia e possono giocarsi una miracolosa qualificazione proprio contro i francesi.

La partita scorre in maniera agevole dalla parte dei transalpini che all’80esimo minuto sono su un rassicurante 3-1, grazie alle reti di Genghini, de “Le Roi” Platini e Six; gol della bandiera per Abdullah Al-Buloushi.
Al minuto 81, l’episodio che non ha segnato solamente quel Mondiale, ma la storia degli annali calcistici.
I francesi segna la quarta rete: Platini serve una gran palla ad Alain Giresse, che non deve far altro che insaccarlo in rete alle spalle del portiere Ahmad Al-Tarabulsi. Al momento dello stop del centrocampista francese, però, i difensori in maglia rossa sembrano fermarsi un attimo, per poi cercare di chiudere invano su Giresse.
L’arbitro sovietico, Miroslav Stupar, convalida la marcatura e indica il centrocampo. Qualcosa però sembra non andare per il verso giusto: i calciatori kuwaitiani circondano il direttore di gara per contestare la rete francese. Gli arabi, infatti, rivelano di essersi completamente fermati per aver sentito un fischio. A fischiare però non è stato l’arbitro Stupar, ma un tifoso in tribuna. Il direttore di gara convalida il gol, ma sempre in tribuna comincia ad agitarsi lo sceicco Fahad Al Ahmed, presidente della Federazione nonché fratello del re del Kuwait. Al Ahmed scende addirittura in campo per parlare con l’arbitro riguardo questo episodio, il tutto davanti ai calciatori francesi e ai quasi 30mila spettatori presenti sugli spalti.
Dopo 7 minuti d’interruzione e di viavai, l’arbitro Stupar decide di annullare il gol francese e decide di far ripartire il match da una palla contesa.

Dopo quella partita le polemiche non si placarono. La decisione di non convalidare il gol di Giresse costò caro a Miroslav Stupar, dal momento che quella fu la sua ultima direzione internazionale e venne poi radiato. Per la federazione calcistica del Kuwait, invece, la punizione della Fifa fu consistente per i tempi (10mila dollari), ma praticamente simbolica per l’immensa facoltà economica dello sceicco.

Per li Kuwait fu l’unica apparizione a un Mondiale di calcio, ma quella partita l’ha fatta entrare di diritto nella storia.

Costa cara la sconfitta con la Spagna all’Italia di Ventura, che perde cinque posizioni e scivola al 17esimo posto del ranking Fifa: era dall’ottobre 2015 che gli azzurri non si trovavano così in basso.
Cambio della guardia invece al comando dove torna la Germania, scalzando il Brasile mentre sul gradino più basso del podio ecco il Portogallo, in ascesa di tre posti.

I lusitani scavalcano così l’Argentina mentre è quinto il Belgio, che recupera ben 4 piazzamenti. A seguire Polonia, Svizzera (un mese fa quarta), Francia, che risale di due posizioni, Cile e Colombia mentre resta ancora fuori dalla Top Ten la Spagna, stabile all’undicesimo posto. Incredibile balzo in avanti per Capo Verde (67^, +47 posizioni), Lussemburgo (101^, +35 dopo aver fermato la Francia sullo 0-0), Bolivia (46^, +22) e Danimarca (26^, +20). Il Lussemburgo è anche una delle quattro nazionali ad aver raggiunto anche il suo best ranking oltre a Perù (12^), Irlanda del Nord (20^) e Siria (75^).

1. Germania        1606 punti (+1)
2. Brasile         1590 punti (-1)
3. Portogallo      1386 punti (+3)
4. Argentina       1325 punti (-1)
5. Belgio          1265 punti (+4)
6. Polonia         1250 punti (-1)
7. Svizzera        1210 punti (-3)
8. Francia         1208 punti (+2)
9. Cile            1195 punti (-2)
10. Colombia        1191 punti (-2)

17. ITALIA          1035 punti (-5)

Per un calciatore di qualsiasi categoria o nazione, i fischi fanno parte di un contesto molto presente nei rettangoli di gioco.
È una forma di contestazione frequente da parte dei tifosi, soprattutto in periodo di crisi di risultati o di scarsità di gioco. I fischi sono sovente rivolti anche ai calciatori cosiddetti “traditori”, un esempio recentissimo può essere Higuain, passato dal Napoli alla Juventus con tanti rumors; è successo a Ronaldo il fenomeno, trasferitosi al Milan dopo gli anni trascorsi all’Inter.

Negli ultimi tempi fortissimi fischi sono rivolti ad alcuni calciatori quando indossano la maglia della propria Nazionale. Mugugni e critiche non per la scarsità d’impegno in campo ma disapprovazioni legati proprio al fatto di indossare quella specifica maglia.

Un caso molto attuale è legato all’attaccante tedesco, Timo Werner. La punta centrale della nazionale tedesca, con ben sei reti realizzate nelle ultime cinque apparizioni con la nazionale tedesca, viene puntualmente punzecchiato dai supporters tedeschi non appena entra in campo. Il motivo? Semplice. Il giovane calciatore classe ’96 è reo di essersi trasferito nel RasenBall Lipsia dallo Stoccarda. Il RB Lipsia è una delle squadre più odiate di Germania per via della proprietà del club in mano alla Red Bull. È una squadra che, per i puristi del calcio tedesco, non rappresenta l’integrità del calcio tedesco. Werner ha preso la decisione di lasciare lo Stoccarda (la squadra della sua città) nel 2016 per accasarsi nel club più odiato del Paese.

Sorte simile è capitata al brasiliano ma con passaporto spagnolo, Diego Costa. L’attuale attaccante del Chelsea, dopo le strabilianti stagioni a Madrid sponda Atletico, dinanzi al bivio nazionale Brasile – Spagna, ha scelto di accasarsi  con le Furie Rosse. Le prestazioni poco esaltanti non hanno certo aiutato il bomber a trovare feeling con la nazionale iberica e i suoi ex tifosi brasiliani ci hanno riso su. In effetti, sin dalle prime apparizioni, Diego Costa è stato sommerso di fischi da parte dei tifosi brasiliani sugli spalti oltre che da insulti con l’invito di starsene in Spagna e rinnegare le sue origini.

Anche per un calciatore della nazionale italiana c’è stato un caso di questo genere. Il protagonista in questione è l’italobrasiliano, Thiago Motta. Durante il Mondiale 2014 in Brasile è stato letteralmente immerso di fischi da parte dei suoi ex connazionali. Il centrocampista del Paris Saint Germain non ha mai rivolto parole velenose nei confronti del suo paese natio, semplicemente ha più volte sottolineato di sentirsi italiano e quindi onorato di indossare la maglia azzurra. I fischi non l’hanno colpito più di tanto, “Mi sento italiano e quindi va bene!”, ha ribadito più volte Motta.