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Non poteva esordire nel migliore dei modi Zlatan Ibrahimovic in Major League Soccer.

Si sa che lo svedese non è mai banale e lo ha dimostrato ancora una volta anche al popolo americano. Pochi minuti per sottolineare che Ibra non è finito e che è volato in America per lasciare il segno così come è ha fatto in Europa.

Due reti all’esordio nel derby losangelino tra Los Angeles Galaxy e Los Angeles Fc, il primo un vero capolavoro che ha lasciato tutti di stucco e ha fatto subito parlare del gigante svedese.

Il suo arrivo a Los Angeles è stato spettacolare tanto che non è stata la città a dare il benvenuto a Ibrahimovic ma è lo svedese che ha dato il benvenuto alla metropoli americana, dopo la sua grande carriera tra le big squadre europee.

Dopo tante vittorie e tanti trofei vinti in Svezia, Olanda, Italia, Spagna, Francia e Inghilterra, Ibra ha deciso di continuare le sue conquiste oltreoceano.

La sua prima partita non poteva che essere coi fiocchi, un gol da cineteca ha dato il via alla ripresa dei Galaxy nel derby losangelino.

Un gol alla Ibra in cui sono compresi genio e spregiudicatezza per quello che è considerato uno dei migliori centravanti degli ultimi anni.

Ma gol di questa fattura ne sono stati fatti veramente tanti sin da giovane, nei club e in nazionale.

MALMO

Sin dai tempi quando militava nel campionato svedese, Ibra ha dimostrato di avere un piglio diverso dagli altri. Tanti i gol messi a segno sin da giovane. Uno dei tanti bei gol messi a segno con gli scandinavi è stato contro l’Aik nel 2001.

AJAX

Nel 2003 quando era il centravanti degli olandesi dell’Ajax mise in mostra il suoi piedi ed è lui che rimise in carreggiata i lancieri contro il Groningen. Un secco tiro dal limite dell’area di rigore e fu subito 1-1.

JUVENTUS
Dopo l’acquisto da parte dei bianconeri, erano tante le aspettative intorno al gigante svedese. Il gol all’esordio contro il Brescia scacciò qualsiasi dubbio nei suoi confronti e un gol in amichevole nell’estate del 2005 che gli spalancò le porte all’Europa che conta. Una traiettoria imprendibile per il portiere lusitano.

INTER

Passato all’Inter ha contribuito alla vittoria dei scudetti targati Roberto Mancini. Con l’Inter ha segnato molti gol in vari modi e ovviamente anche dalla distanza. Uno di questi è sicuramente la staffilata messa a segno nell’ultima di campionato contro il Parma al Tardini che ha regalato il successo ai nerazzurri in campionato dopo tanti anni. Ma il grande gol contro il Palermo che ricordiamo con rabbia e determinazione.

BARCELLONA

In Spagna sperava di poter vincere la Champions League, sogno infranto a causa della vittoria proprio della sua ex squadra, l’Inter. In Liga però non ha mai smesso di fare il suo dovere tanto da segnare tanto e vincere il titolo. Grande la punizione messa a segno al Camp Nou contro il Real Saragozza.

MILAN

Tornato a Milano, ma in sponda rossonera, Ibra torna a vincere lo Scudetto in Serie A e tra le varie perle, mise a segno una grande rete contro il Lecce al Via del Mare.

PARIS SAINT GERMAIN

Gli anni trascorsi sotto la Tour Eiffel sono stati ricchi di successi nazionali con vittorie di Ligue 1 e coppe francesi. Non è riuscito a vincere la Champions League ma ha realizzato reti come queste che entrano di diritto tra quelle più belle messe a segno in Europa. Vittima: i tedeschi del Bayer Leverkusen.

NAZIONALE SVEDESE

Zlatan Ibrahimovic ha fatto il suo anche con la maglia della nazionale svedese. In amichevole contro l’Inghilterra salì in cattedra con una prestazione di pregevole fattura. Indimenticabile la sua rete in rovesciata da molti metri lontano dalla porta. Battuto il portiere Joe Hart e vittoria svedese.

Diamo un po’ di numeri…

Questa settimana è stata ricca di partite amichevoli in vista del Mondiale russo 2018.

In questi match molti traguardi sono stati raggiunti e a noi piace elencarli.

Il capitano della Spagna, Sergio Ramos, ha raggiunto quota 150 presenze con le Furie Rosse, mentre il serbo Branislav Ivanovic ha raggiunto 102 presenze con la nazionale serba a una sola presenza dal leader Dejan Stankovic. Riuscirà a raggiungerlo e magari superarlo?

22 sono le partite in cui il Brasile non esce sconfitto. Vicini al record tra il 1978 e 1981.

Sono solo 18 anni e 38 giorni e per il giovanissimo americano Tim Weah è già tempo di esordire con la nazionale maggiore degli Usa. Il gioiellino del Paris Saint Germain è il primo 2000 a esordire con la nazionale maggiore a stelle strisce. È il nono più giovane della storia.

Erano 11 partite consecutive che Gibilterra subiva sconfitte subendo 52 reti e realizzandone solo 3. Nella loro prima partita a Gibilterra, però, hanno avuto modo di vincere il match contro la Lettonia per 1-0.

10 ore e 24 minuti senza subire gol, ma poi è arrivato Lorenzo Insigne. L’Inghilterra di Southgate è una fortezza. Non è riuscita a subire gol nemmeno da Germania, Brasile e Olanda. A Wembley il napoletano ha rotto l’incantesimo mettendo a segno il rigore che permesso l’Italia di pareggiare il match.

Numeri da capogiro per l’attaccante marocchino Ayoub El Kaabi. Il 24enne ha messo a segno 10 gol nelle sue prime sei partenze con la nazionale. Grazie alle sue reti, la nazioanle africana ha battuto la Serbia e l’Uzbekistan, raggiungendo lo score di 15 partite senza sconfitta (12 vittorie, tre pareggi).

Sono invece 3 le vittorie consecutive del Kosovo (le ultime con Madagascar e Burkina Faso) dopo una serie di 9 sconfitte consecutive.

Invece sono tante le colpe della difesa dell’Argentina rea di aver subito 6 reti dalla Spagna in amichevole. La peggior sconfitta della storia della nazionale Albiceleste.

Le ultime amichevoli delle nazionali prima del Mondiale 2018 di Russia del prossimo giugno hanno aperto una serie di pensieri che hanno visto protagonisti molti giocatori.

Tra le delusioni maggiori sicuramente c’è l’Argentina del ct Sampaoli che è uscita nettamente sconfitta nel confronto contro la Spagna. L’uomo delle Furie Rosse è stato sicuramente Isco. Il centrocampista del Real Madrid, con una bella tripletta, ha dimostrato ancora una volta il suo valore. Se Cristiano Ronaldo domina nei Blancos, lui non è da meno.

Molti allenatori hanno eseguito esperimenti dal punto di vista difensivo. Il ct Soutghate contro l’Olanda ha inserito il terzino inglese in una difesa a tre. Walker infatti ha sì difeso ma comunque ha avuto la possibilità di potersi inserire a centrocampo quando ci fossero i presupposti. La Spagna ha fatto esperimenti con Marcos Alonso, mentre il ct francese Dechamps ha provato Benjamin Pavard come terzino destro, solitamente gioca centrale.

Se le difese sono ancora da collaudare, per Russia 2018 saranno gli attaccanti che vorranno fare una bella figura. Tra questi sicuramente i giovanissimi Gabriel Jesus (Brasile), Kylian Mbappé (Francia) e Timo Werner (Germania). L’enfant progodige transalpino ha messo a segno una doppietta contro la Russia in amichevole, così come ha segnato l’attaccante del City Jesus contro la Germania. Un altro Under21 è Breel Embolo. Lo svizzero contro Panama ha dimostrato il suo valore. Daranno spettacolo in Russia.

Ha dimostrato di poterci stare a Russia 2018 il Perù. I sudamericano hanno battuto i più accreditati croati 2-0 e contro l’Islanda per 3-1. Potrebbero essere la cenerentola del 2018, dopo quasi 40 anni.

A Valencia è diventato una vera e propria bandiera durante i suoi 9 anni di permanenza al Mestalla. È stato uno dei primi italiani a vestire la maglia dei Taronges e la fascia da capitano.

Nato e cresciuto calcisticamente ad Arezzo, si è affermato a Roma dove ha giocato con i giallorossi per sette anni.

È l’ex difensore, Amedeo Carboni, classe 1965 è stato un vero e proprio Italians dato che ha esportato in Liga il carisma e l’italianità calcistica.

Al Mestalla ha avuto modo di giocare anche con altri italiani come Di Vaio, Corradi e Tavano, oltre che avere come allenatore Claudio Ranieri.

A differenza di questi nomi importanti del calcio italiano, quasi sicuramente Carboni è stato quello che ha avuto modo di mettersi in mostra oltre che a vincere molti titoli.

Con la squadra iberica vince la Coppa di Spagna nel 1999. È due volte vicecampione della Uefa Champions League e vince due titoli nazionali (2001/2002 e 2003/2004). Nel 2004 vince la Coppa Uefa e la Supercoppa europea.

L’ex difensore giallorosso è stato molto amato e rispettato dai supporter dei Taronges durante la lunga permanenza nella comunità valenciana.

Dopo la carriera da calciatore, l’ex terzino ha avuto modo di entrare anche nella società come direttore sportivo tra il 2006 e il 2007.

Da calciatore ha anche giocato anche in Nazionale. Con gli azzurri ha disputato l’Europeo 1996 in Inghilterra.

È stato escluso dalla Nazionale per le due prestigiose amichevoli contro Argentina e Inghilterra per fine marzo, ma lui ha voluto dimostrare che poteva esserci e poteva essere utile agli azzurri.

È l’Italians Simone Zaza che, dopo un periodo un po’ opaco, è tornato a fare la differenza in Liga con il suo Valencia.

Nell’ultimo match, l’attaccante lucano ha messo a segno una rete e un assist contro l’Alaves.

Una dimostrazione maiuscola che cancella un po’ la delusione riguardo la mancata convocazione con la Nazionale del ct, Gigi Di Biagio.

Il successo ha permesso, alla squadra guidata dall’allenatore Marcellino, di guadagnare punti utili per la lotta Champions League, sempre più avvincente in Liga dati i problemi anche del Real Madrid.

Con la rete messa a segno, l’ex attaccante di Juventus e Sassuolo ha raggiunto quota 12 reti in campionato. La squadra valenciana, tuttavia, ha anche altri calciatori ad aver segnato in doppia cifra. Solamente il Paris Saint Germain, tra i cinque maggiori campionati europei, ha mandato finora in doppia cifra tre giocatori.

Per il lucano ci sarà modo di farsi ancora vedere così che o Gigi Di Biagio o il nuovo commissario tecnico potranno convocare l’attaccante emigrato in Spagna.

Il calore e le emozioni che offrono le panchine delle nazionali sono al centro dei pensieri di molti allenatori di varie discipline sportive.

Ed è quello che ha provato anche e soprattutto l’ex coach della Nazionale azzurra, Andrea Anastasi, il quale ha deciso di accettare la proposta di guidare il Belgio.

Un contratto di due anni per l’attuale coach della squadra polacca del Danzica che allena dal 2014. Quella del Belgio sarà la quarta selezione nazionale per il tecnico originario di Poggio Rusco, dopo Italia (con cui ha vinto un Europeo, due World League e un bronzo olimpico a Sydney), Spagna e Polonia.

Qui sono a casa mia, ormai è un nido per me. Mi mancava l’esperienza internazionale. Il Belgio è stata un’ottima chance, i collegamenti sia con l’Italia che con la Polonia sono facili e il Belgio ha comunque una buona squadra. Certo, so che non partiamo fra le squadre vincenti ma si può fare un buon lavoro.

Il ct ammette inoltre di aver ricevuto anche altre offerte importanti come dalla federazioni pallavolistiche asiatiche, ma ha preferito restare in Europa, con lo scopo di fare bene l’Europeo 2019 che si disputerà proprio in Belgio e poi magari a provare a qualificarsi per l’Olimpiade di Tokyo 2020.

Per chi queste partite le ha viste dal vivo e, oggi, le ricorda con un pizzico di magone che si trattiene in gola. Per chi non era ancora nato e guarderà i prossimi Mondiali in Russia per la prima volta da vero appassionato di calcio. Per chi può dire “io c’ero” e chi, invece, “ci sarò”. Il 14 giugno prossimo, con il match inaugurale tra Russia e Arabia Saudita, prenderà ufficialmente il via la 21a edizione dei Campionati mondiali di calcio e con Facebook e i social che, anche solo rispetto a quattro anni fa, sono entrati ancor più nella nostra quotidianità perché non rivivere alcune vecchie partite del torneo “iridato”?

Così la Fifa, sulla pagina Facebook ufficiale del Mondiale in Russia 2018, a partire dal pomeriggio di venerdì 16 marzo trasmette, per nove settimane, altrettante partite amarcord che in qualche maniera hanno segnato la proseguo della storia dei Mondiali e di noi stessi.
E l’inizio, per noi italiani, è col botto: la prima partita, infatti, è Italia – Brasile, di Spagna 1982. Il match, giocato il 5 luglio, allo stadio Sarriá di Barcellona, vede gli azzurri, trascinati da “Pablito” Rossi, imporsi per 3-2 sulla Nazionale Verdeoro: tale partita, considerata da alcuni come uno dei più grandi incontri di calcio di tutti i tempi, segna l’eliminazione della nazionale brasiliana dalla competizione e viene definita dalla stampa verdeoro “Tragedia del Sarriá”.

Qui potete vedere il cammino delle due squadre prima dello scontro diretto:

 

E’ possibile seguire la diretta dell’intero incontro all’interno di questo articolo a partire da venerdì 16 marzo. Per l’occasione, Mondiali.it vi fa entrare nell’atmosfera di quel caldissimo pomeriggio spagnolo grazie a un racconto di chi, in quello stadio, c’è stato e ricorda splendidi ricordi e qualche cimelio prezioso:

🔶 QUEL GIORNO HO VINTO ANCH’IO

🔶 DURA UN ATTIMO, LA GLORIA. DINO ZOFF E LA PARATA CONTRO IL BRASILE

🔶LE CURIOSITA’ E LE STORIE DEI MONDIALI

Ecco la partita integrale:

 

 

Qui potete vedere le prossime partite in programma. Avete segnato la data?

Si chiamerà Internazionale, perché noi siamo fratelli del mondo

In una sala del ristorante milanese L’Orologio, la sera del 9 marzo 1908, riecheggiano queste parole. Con moto d’orgoglio e fierezza, a pronunciarle è Giorgio Muggiani, socio fondatore di un nuovo club meneghino: il Football Club Internazionale Milano. Fratelli del mondo, sì perché a creare questa squadra sono 44 dirigenti dissidenti del Milan, ribellati al divieto imposto dei rossoneri di tesserare altri calciatori stranieri oltre a quelli già presenti nella rosa.

E’ questo impulso, quest’ideologia da preservare che porta alla nascita dell’Internazionale ed è lo stesso Muggiani, con l’estetica da pittore qual è, a scegliere i colori: nero e azzurro, simbolicamente in opposizione al rosso, dicotomia classica come si vede ancora oggi in qualche biliardino di periferia.

14 nerazzurri italiani hanno vinto un Mondiale

Dopo 110 anni di storia, una cosa è certa: sfogliando i libri cartacei (pochi) e virtuali (molti) di statistica, l’Inter non ha perso il suo allure internazionale. Se il club neroazzurro è, di fatto, il secondo ad aver “fornito” i propri tesserati alla Nazionale italiana (109 calciatori – sopra c’è solo la Juventus), ben 14 di questi hanno anche vinto un Mondiale. Giuseppe Meazza, a dire il vero, ha alzato la coppa Rimet due volte al cielo, nel 1934 e nel 1938.

Nel 1934, i quattro convocati azzurri sono Luigi Allemandi, Armando Castellazzi, Attilio Demaría e il già citato Meazza; quattro anni dopo, nel 1938, sono addirittura cinque con Giovanni Ferrari, Pietro Ferraris (conosciuto anche come Ferraris II per distinguerlo da Mario), Ugo Locatelli, il “solito” Meazza e Renato Olmi.

Il vuoto plurigenerazionale di assenze di successi viene colmato nel 1982, in Spagna, e anche qui l’Inter consegna a Enzo Bearzot cinque tasselli fondamentali come Alessandro Altobelli, Beppe Bergomi, Ivano Bordon, Gianpiero Marini e Gabriele Oriali. Il quattordicesimo è anche l’ultimo italiano a segnare in un finale mondiale durante i tempi regolamentari: siamo nel 2006, siamo a Berlino e parliamo di Marco Materazzi.

Ci sono anche 5 stranieri sul gradino più alto del mondo

Ma che Internazionale sarebbe senza prendere in considerazione i giocatori stranieri? Ecco, infatti, che l’Inter è al terzo posto nella particolare classifica dei club che vantano giocatori campioni del mondo con la propria Nazionale. Oltre ai 14 italiani già citati, ci sono cinque stranieri: Andreas Brehme, Jürgen Klinsmann e Lothar Matthäus, campioni nel 1990 con la Germania; Youri Djorkaeff campione nel 1998 con la Francia e, infine, Ronaldo campione nel 2002 con il Brasile. Sono 19 in tutto, solo Juventus (con 24) e Bayern Monaco (23) hanno fatto meglio.

L’Inter è sempre in finale dal 1982 a oggi

Quattro o cinque giocatori in meno che hanno alzato il trofeo iridato, d’accordo, ma nel complesso, stando all’ultima edizione del Mondiale, quella del 2014, in Brasile, l’Inter può gonfiare il petto per essere il club che ha dato il maggior numero di giocatori alle rispettive nazionali, durante i vari campionati del mondo, bene 114 e di saperci fare anche sotto porta: i calciatori nerazzurri, infatti, hanno anche realizzato il maggior numero di reti nella manifestazione, 68.

Di queste sessantotto, sette (ed è record anche questo) sono pesantissime perché segnate proprio in finale: Roberto Boninsegna in Brasile-Italia 4-1 del 1970 (gol del momentaneo 1-1); Alessandro Altobelli in Italia-Germania 3-1 del 1982 (gol del momentaneo 3-0); Karl-Heinz Rummenigge in Argentina-Germania 3-2 del 1986 (gol del momentaneo 2-1); Andreas Brehme in Germania-Argentina 1-0 del 1990 (gol del definitivo 1-0 su rigore); Ronaldo in Brasile-Germania 2-0 del 2002 (doppietta decisiva) e Marco Materazzi in Italia-Francia del 2006, vinta dagli azzurri 6-4 dopo i calci di rigore (gol del definitivo 1-1).

A proposito di finali, ultima statistica (promesso): dalla finale del 1982 ad oggi, i tifosi interisti hanno visto un loro giocatore giocare la finale di un Mondiale. Per nove edizioni consecutive, striscia da record e tutt’ora aperta: Altobelli, Bergomi e Oriali nel 1982, Rummenigge nel 1986, Brehme, Matthaus e Klinsmann nel 1990, Berti nel 1994, Ronaldo e Djorkaeff nel 1998, Ronaldo nel 2002, Materazzi nel 2006, Sneijder nel 2010 e Palacio nel 2014.

Insomma, non vorremmo mica tradire lo spirito di Giorgio Muggiani proprio ai Mondiai di Russia 2018?

Si è conclusa con la prima storica vittoria del Portogallo l’undicesima edizione degli Europei di Futsal, disputatasi all’Arena Stožice di Lubiana dal 30 gennaio al 10 febbraio. Sono stati gli Europei con un pubblico incredibile e sportivo, della stella Ricardinho, del Kazakistan e del suo super portiere Higuita ma anche del flop azzurro.

Noi di Mondiali.it nella giornata finale eravamo lì a Lubiana a goderci uno spettacolo dentro e fuori il campo con un’Arena gremita con un tripudio di colori e bandiere di ogni nazione d’Europa. Prima la finalina per il terzo posto vinta dalla Russia sul Kazakistan e poi la finalissima tra Portogallo e Spagna, il meglio che il Futsal continentale possa offrire.

LA FINALE

La Spagna non riesce a conquistare l’ottavo titolo europeo e si arrendere a 55” dalla fine del secondo tempo supplementare a un tiro libero di Bruno Coelho che con una doppietta nella finalissima manda in estasi il popolo lusitano.

Riavvolgiamo il nastro, ci mette appena un minuto la stella assoluta di EuroFutsal 2018 Ricardinho a sbloccare la finale e portare in vantaggio il Portogallo. La partita è combattuta ed equilibrata ma sulla distanza emerge il talento e l’esperienza della Spagna che prima pareggia con Toirà a 1’06” dall’intervallo e poi passa in vantaggio con Lin a metà ripresa. Miguelin sbaglia il tiro libero del 3-1 e a 2 minuti dalla sirena Bruno Coelho fa 2-2 e porta la finale ai supplementari. All’inizio del secondo supplementare la svolta: Ricardinho viene steso da Pola e sbatte contro i cartelloni pubblicitari. Attimi di paura. Rimane per 2′ fuori dal campo, medicato dallo staff sanitario portoghese. Poi si rialza, non riesce a camminare e ha una vistosa fasciatura sulla caviglia destra. Non ce la fa. Applausi da parte di tutti. Va a sedersi sugli spalti, a due passi dalla tribuna stampa. Un storia già vista, il Portogallo senza l’uomo simbolo in una finale di un Europeo. Era successo il 10 luglio 2016 a Parigi con Cristiano Ronaldo costretto ad uscire dopo 25′ e la storia si ripete il 10 febbraio 2018 a Lubiana. L’esito è lo stesso perché a 55” dai tiri di rigore Solano commette fallo su Pedro Cary, Bruno Coelho realizza il tiro libero e il Portogallo è per la prima volta Campione d’Europa di Futsal.

LA STELLA

La stella di questo Europeo non può che essere lui Ricardo Filipe da Silva Braga, meglio conosciuto come Ricardinho, O Mágico.

Capocannoniere con 7 gol è diventato con 22 reti totali il miglior marcatore della storia degli Europei. In finale ha dovuto alzare bandiera bianca per un infortunio alla caviglia ma questo non gli ha impedito di ricevere il premio come miglior giocatore del torneo. Che sarebbe stato il suo Europeo lo si era capito fin dalla partita d’esordio contro la Romania, 1-0 di rabona che rimarrà scolpito nella storia del torneo.

LA SORPRESA

Tra le promosse dell’Europeo c’è sicuramente il Kazakistan, già terzo nel 2016 a Belgrado, che si è arreso solamente in semifinale, ai tiri di rigore davanti allo spagnolo Paco Sedano, il miglior portiere al mondo.

I ragazzi di Cacau hanno vinto il girone davanti alla Russia e superato la Serbia ai quarti prima di cedere il passo ai 7 volte campioni europei. Nella finalina per il terzo posto sono usciti sconfitti proprio da Russia per 1-0 ma la loro assenza sul podio finale non cancella quanto di buono fatto vedere per tutta la durata della competizione. Il trascinatore della squadra non può che essere Higuita, un nome una certezza. Un portiere universale, capace di giocare il pallone come un calciatore di movimento. Meraviglioso il suo gol alla Spagna con un destro dritto sotto l’incrocio. Ottimo anche Taynan, che ha saltato la prima gara per problemi legati al visto ma poi è stato un leader in campo, al pari di Douglas Jr.

IL FLOP

Nell’anno in cui l’Italia del calcio non si qualifica ai Mondiali dopo 60 anni per la Nazionale del Futsal era un’occasione speciale per allargare le spalle della popolarità e invece niente, è arrivata un’umiliante eliminazione ai gironi dopo non essere riuscita a vincere nessuna delle due gare.

Pareggio in extremis contro la Serbia e sconfitta, dopo essere stati avanti, contro la Slovenia. Un fallimento, visti i valori in campo ed il fatto che solo 4 anni fa ad Anversa questo gruppo si laureava campione d’Europa. Tanti non si sono espressi secondo le proprie possibilità e non c’è mai stata la sensazione di un gruppo ben dentro la partita. Troppi errori tecnici e due gare giocate con poca personalità e cattiveria, un peccato visto che questa Russia non era imbattibile ai quarti. Come per l’Italia del calcio è arrivato un segnale forte e chiaro che c’è bisogno di una rifondazione che deve partire in primis da una nuova guida tecnica.

È stato sancito l’accordo fra la Spagna e l’Arabia Saudita: nove giocatori arabi giocheranno nei club spagnoli.

Si parla di una sorta di prestito per 6 mesi che ai giocatori della nazionale straniera servirà come master in vista dei prossimi Mondiali di Russia 2018.

L’accordo è stato preso con la Federcalcio Saudita e la General Sports Authority del Paese arabo, per motivi puramente economici a favore della Spagna. Infatti, il campionato spagnolo è molto seguito nel territorio arabo e con questo gemellaggio la sua posizione si consoliderà ancora di più. Inoltre, tutte le spese saranno affrontate dall’Arabia Saudita, che continuerà a pagare gli stipendi dei suoi rappresentanti.

Ecco chi sono i giocatori arabi coinvolti nella transazione e dove giocheranno:

Yahya Al-Shehri e Marwan Othman nel Leganes

Salem Al Dawsari nel Villareal A e Jabor Issa nel Villareal B

Fahad Al-Muwallad nel Levante

Nooh Al Mousa nel Real Valladolid

Abdulmajeed Al Sulayhi nel Rayo Vallecano

Ali Al Namer nel Numancia

Abudallah Al Hamdan nello Sporting Gijon

Per questi giocatori l’opportunità è grande perché avranno modo di confrontarsi con una realtà calcistica superiore alla loro e sarà un’ottima palestra per affrontare in piena forma i prossimi Mondiali 2018. L’Arabia Saudita, infatti, non superava le qualificazioni da ben dodici anni!

Turki bin Abdulmohsen Al-Sheikh, della General Sports Authority così spiega i motivi della collaborazione con la Spagna:

Il nostro obiettivo a lungo termine è quello di innalzare il livello del calcio nel nostro Paese. La Liga è il campionato estero più popolare in Arabia Saudita e questo progetto aumenta il pubblico e le opportunità commerciali nella regione. La nostra Federcalcio darà vita anche a delle academy, sotto il brand e la supervisione tecnica della principale lega spagnola

Un accordo che lascia soddisfatte entrambe le parti. Ma, nonostante l’arrivo degli arabi nel calcio spagnolo sia fonte di guadagno e notorietà per la società madrilena, pare che non tutti siano d’accordo con questa scelta.

Il presidente dell’Afe (il sindacato calciatori spagnolo), David Aganzo, ha affermato:

Questo è un accordo che privilegia l’aspetto economico rispetto a quello sportivo, sacrificando l’essenza dello sport e dando la precedenza agli affari sulla formazione dei nostri giovani

Polemiche a parte, l’accordo è già stato raggiunto e i giocatori sono già in arrivo. Vedremo se questa scelta saprà portare anche dei vantaggi in campo e regalare spettacolo al calcio spagnolo.