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Si è dovuta arrendere alla numero 4 del mondo nonché sua connazionale, Elina Svitolina, per rompere l’incantesimo agli Australian Open. Si tratta della quindicenne Marta Kostyuk, la prima tennista del 2002 a giocare un terzo turno in un torneo del Grande Slam.

Nata a Kiev il 28 giugno 2002, la giovanissima Marta è riuscita a giocarsi un posto per gli Ottavi di finale dopo aver battuto atlete molto più forti e blasonate di lei come la cinese Peng Shuai (n° 25 del tabellone) e la ceca Barbora Krejcikova (n° 13 del tabellone).

Nonostante la sconfitta però, la giovanissima Kostyuk ha un gran futuro davanti a sé, tant’è che si parla di baby fenomeno.

L’anno scorso proprio sul terreno di Melbourne ha vinto il torneo a livello Juniores. Qualche mese più tardi ha trionfato anche agli Us Open nel doppio, oltre a parecchi tornei sempre prestigiosi.

Poco più che adolescente, la giovanissima Marta Kostyuk ha cercato di cogliere tutto il meglio che un torneo come quello australiano ha saputo offrirle. Ha acquisito più consapevolezza dei mezzi oltre che un pizzico di esperienza e malizia che nello sport non guasta.

La Kostyuk gioca a tennis da piccolina e lo ha fatto per stare più vicina alla madre (anche lei tennista) la quale lavorava moltissimo.

Mia madre lavorava molto quando ero piccola, non ricordo bene, ma mi disse che avrei dovuto giocare a tennis per vederla di più.
Ho altre due sorelle, una più grande e una più piccola. Era il periodo in cui mia madre lavorava di più, non la vedevo molto ma io volevo stare con lei, perciò ho iniziato ad allenarmi. In estate stavo in campo dalle 8 del mattino alle 20 di sera, dall’età di 4 o 5 anni.

Ha anche confessato che il tennis non l’è mai realmente piaciuto, ma che tutto sommato è sempre stata brava.

Ora si sente soddisfatta di essere entrata tra le professioniste, perché per lei il lavoro è importante.

Prima di Marta Kostyuk anche altre tenniste adolescenti si sono trovate catapultate in un torneo del Grande Slam.

È stata la più giovane al terzo turno di uno Slam dal 1997, dalla prima storica semifinale di Mirjana Lucic, allora non ancora coniugata Baroni, allo Us Open. Ma Kosyuk non è una quindicenne come le altre, e ai primati lei non ci pensa.  Inoltre con questo piccolo exploit la giovane ucraina entrerà tra le 250 del WTA femminile (prima di Melbourne era partita come 520esima).

Tuttavia il record di precocità lo detiene l’ex tennista svizzera Martina Hingis, la quale nel 1997 a soli 16 anni e 4 mesi riuscì a vincere un torneo del Grande Slam, proprio gli Open di Australia. In quello stesso anno riuscì ad arrivare in finale anche negli altri tre torni del circuito del Grande Slam, perdendo solo a Parigi al Roland Garros. Record quasi imbattibile.

Comunque quando Martina Hingis trionfava a Melbourne, Marta Kostyuk aveva solo 4 anni e mezzo. 

È stato un pilota che ha corso tanto e in tante squadre diverse. Molti titoli in bacheca, ta cui la famosa vittoria delle 24ore di Le Mans del 1967, in coppia con AJ Foyt al volante della Ford GT40 Mk IV.

È scomparso Dan Gurney, storico pilota anche di Formula 1, a bordo della Ferrari. Proprio con la scuderia di Maranello si è fatto notare per la sua grandissima cultura motoristica, lo stesso presidente Enzo Ferrari lo definì “Marine”. La carriera in F1 però non è stata esaltante dato che i suoi migliori piazzamenti sono stati nel 1961 e 1965, entrambi un quarto posto.
Tuttavia con la Ferrari ha avuto un grande risultato nella 12 Ore di Sebring del ’59 con la 250 Testa Rossa.

Daniel Gurney, però, è stato un grande innovatore. Un pilota moderno sia dal punto di vista della sicurezza che dal punto di vista dello spettacolo.

Nel 1968 a Zandvoort è stato il primo a introdurre il casco integrale che oggi indossano tutti per questioni di sicurezza. In quell’anno fu una vera e propria scoperta che di seguito fu presa in considerazioni da tutti. In effetti, nei cinque anni successivi al suo debutto, il casco integrale divenne elemento imprescindibile delle corse automobilistiche.

Un’altra novità fu inventata da Dan Gurney. Durante i festeggiamenti per la vittoria della 24ore di Le Mans del ’67, il pilota americano ha dato vita all’abituale gesto di festeggiare la vittoria spruzzando lo champagne. Gesto che oggi è una vera e propria abitudine ma che fino a quel momento non era stata mia pensata; un po’ come il “Winning Salute” inventato dall’ex capitano brasiliano Bellini durante i festeggiamenti del Mondiale 1958.

Una decisione presa con un po’ di dispiacere, ma la voglia di mettersi in gioco è tanta, così come la voglia di vincere.

Stiamo parlando della cestista Giorgia Sottana, la guardia azzurra che, dopo una prima parte di stagione nel campionato di basket francese nel Montpellier, ha deciso di volare in Turchia nel Fenerbahce.

Ho lasciato la Francia con dispiacere. Sono però altrettanto consapevole che questa è un opportunità davvero importante per la mia carriera come giocatrice ed è un’esperienza di vita come persona

Era entrata appieno nei ritmi e nei meccanismi francesi e non era semplice per chi come lei era alla sua prima esperienza fuori dall’Italia, dopo aver vinto tanto a Schio.

Ma la vita di un’atleta è sempre ricca di colpi di scena, così com’è successo all’azzurra Giorgia Sottana.


Ha colto subito la palla al balzo e si è trasferita in una delle squadre più forti a livello europeo e dove, in ambito maschile, giocano altri due forti azzurri come Niccolò Melli e il capitano Gigi Datome, il quale le ha dato il benvenuto

D’altra parte, Giorgia dice di

Essere felice al Fener, ed è un sogno che diventa realtà. Proprio per questo motivo non mi vergogno di dire che mi sento come una bambina la notte prima di Natale (ride,ndr).
So che sarà tosta, ma nell’ultimo anno e mezzo sono cresciuta tanto e sono qui per fare il mio. Il Fenerbahce è una top squadra di Eurolega, e vogliono vincerla. E io anche!

La discesa libera di Bad Kleinkirchheim è stato un trionfo azzurro, con il podio tutto italiano delle nostre sciatrici Sofia Goggia, Federica Brignone e Nadia Fanchini.

Un tripudio tutto italiano per le tre campionesse che hanno saputo tenere a bada tutte le avversarie. È la terza tripletta che capita nella storia dello sci femminile. Nel 2017 c’è stata la vittoria ad Aspen dove ancora Federica Brignone e Sofia Goggia sono state protagoniste, insieme a Marta Bassino.

Un trionfo “rosa” che aveva interrotto un digiuno lungo ben 21 anni. Sì perché era dal lontano 2 marzo 1996 che tre italiane salivano tutte su un podio di Coppa del Mondo di sci. C’è da dire che è un evento abbastanza raro, ma per quest’anno ci sono i presupposti per continuare a fare bene, magari anche alle Olimpiadi di PyeongChang 2018.

In quella festa dello sport del 1996 le storiche campionesse furono Deborah Compagnoni, Sabina Panzanini e Isolde Kostner nel Gigante. Un successo che non era mai arrivato prima, nemmeno ai tempi gloriosi della Valanga Rosa (a cavallo tra anni ’70 e ’80), parallelamente a quelli che furono i successi maschili della Valanga Azzurra.

A Narvik, in Norvegia, fu una vera e propria impresa. Esaltata dalla stampa del periodo, quel 2 marzo fu ridefinita come la giornata della “Festa delle donne” che si sarebbe festeggiata qualche giorno più tardi.

A guidare quel trio vincente fu l’allenatore, Daniele Cimini, che indirizzò al meglio le tre azzurre capeggiate dalla grande Deborah Compagnoni.

In effetti prima di quel giorno non era mai successo, nella lunga avventura dello sci femminile, che tre azzurre salissero tutte insieme sul podio.

Quel trionfo nel Gigante maturò nella seconda manche, grazie al gran recupero di Isolde Kostner, solo nona dopo la prima frazione. Una gara perfetta quella dell’allora ventenne bolzanina, la quale riuscì a recuperare sei posizioni, soprattutto nella parte finale. Fu il miglior risultato, fino a quel momento, della giovane altoatesina in un gigante.
La Compagnoni e la Panzanini, invece, confermarono quanto di buono fatto nella prima uscita. In realtà Deborah Compagnoni dovette compiere un vero e proprio miracolo per rimediare ad un errore nella parte alta del tracciato. La campionessa mondiale riuscì a rimanere in traiettoria con un numero di alta acrobazia che ricordò quello di Alberto Tomba in Sierra Nevada: si rimise in linea poco prima di imboccare la porta successiva e riprese a spingere con più vigore per recuperare il tempo perduto.

Fu una gara mozzafiato che portò innanzitutto serenità nell’ambiente azzurro ma anche tanta soddisfazione tra gli appassionati e tifosi italiani.

La speranza è quella di continuare a vivere queste tipo di emozioni che solo lo sport sa offrire.

Sembra ieri il suo scatto a Les Deux Alpes, sembra ieri la maglia gialla al Tour de France e ancor prima quella rosa al Giro d’Italia.

Sembra ieri la bandana in testa, quando i caschi non erano ancora obbligatori, sembra ieri il suo sguardo concentrato, la stanchezza che si sentiva ma si doveva domare.

Marco Pantani, ovunque sia passato con la sua bicicletta, ha lasciato il segno. Un ciclista che con la sua professionalità, schiettezza e correttezza ha saputo conquistare proprio tutti, appassionati e no del ciclismo.

L’estate del 1998 è stata la sua estate! Una doppietta in due dei più grandi giri del mondo: Giro d’Italia e Tour de France. Bis che era riuscito a fare soltanto un’altra grande icona dello sport italiano: Fausto Coppi nel 1949 e nel 1952. Una vittoria italiana alla Grande Boucle 33 anni dopo Felice Gimondi (1965).

In quella stagione milioni di italiani incollati alla tv per guardare le gesta di quell’umile ciclista romagnolo che sapeva il fatto suo. Al Giro attaccò ripetutamente il suo diretto avversario Tonkov il quale non riuscì a tenere il passo del Pirata. Al termine della 19esima tappa, la Cavalese > Plan di Montecampione, Pantani mise le mani conquistò tappa e maglia rosa che portò fino alla passerella finale a Milano. Quell’anno al Giro Pantani fece sua anche la classifica scalatori battendo José Jaime González.

Le emozioni però si ripeterono qualche settimana più tardi, tra le strade francesi. Dopo le prime tappe in sordina, il Pirata mostra gli artigli all’undicesima tappa con arrivo a Plateau de Beille. Il ciclista romagnolo però è dietro, in classifica generale, al tedesco Jan Ullrich che aveva dominato le cronometro.
Ma l’impronta del Pirata su quel Tour de France avvenne qualche giorno più tardi, il 27 luglio durante la 15esima tappa con arrivo a Les Deux Alpes.

Pantani andò all’attacco sul colle del Galibier a quasi 50 chilometri dal traguardo e, nonostante la forte pioggia, riuscì a staccare il tedesco Ullrich arrivando al traguardo in solitaria, con quasi nove minuti di vantaggio. Quel giorno tutta l’Italia era con Pantani, tutta l’Italia pedalò insieme a quel grande atleta. E in quel giorno non solo vinse la tappa, ma si prese anche la maglia gialla, che avrebbe mantenuto fino a Parigi, conquistando l’edizione numero 85 della Grande Boucle.

Buon compleanno Pirata. Questo è il regalo che hai fatto tu all’Italia!

È una delle stagioni più positive per Marco Belinelli in NBA, almeno dal punto di  vista  realizzativo. Molto meno per quanto riguarda i successi della sua Atlanta che, come s’immaginava a inizio torneo, sta vivendo un periodo di caos, e lo dimostrano le 30 sconfitte subite in Eastern Conference e l’ultimo posto in classifica.

Belinelli però comunque sta facendo del suo meglio per tenere la squadra a galla e gli anni di esperienza in NBA si iniziano a sentire. Ha acquisito consapevolezza dei propri mezzi e ha avuto modo di scontrarsi e incontrarsi con i migliori cestisti americani ed europei degli ultimi anni. Per l’anno prossimo, intanto, ci potrebbero essere delle sorprese perché il contratto con gli Hawks sarebbe in scadenza e si potrebbero creare scenari davvero interessanti per il bolognese. Tempo al tempo.

Ma torniamo a quelli che sono stati i campioni che Belinelli ha incontrato in questi anni e che lui stesso ha inserito in una classifica Top 5. Si tratta di quei cestisti che ha sfidato ma prettamente europei.

Dirk Nowitzki

Ha incontrato il tedesco in un match tra Italia e Germania oltre 10 anni fa.

Tutti sapevano che Dirk era un grandissimo tiratore, così, quando cambiavo su di lui sui blocchi, gli stavo attaccato perché faticasse a prendersi il tiro. Ma era impossibile. Mise palla a terra e mi saltò. Si sapeva muovere come una guardia, ed era così alto che non riuscivo a stopparlo. Quello che faceva era irreale. È uno dei 5 più forti di ogni epoca, secondo me!

Hedo Turkoglu

Ha giocato insieme al turco quando era a Toronto nei Raptors. È cresciuto grazie a Turkoglu.

A Toronto mi prese sotto la sua ala, e mi spinse ad arricchire il mio gioco. Era molto più forte di me fisicamente, ma era anche molto veloce e molto bravo a giocare in pick’n’roll, era difficilissimo da marcare. Sapeva passare la palla e farla arrivare esattamente nel punto giusto. Hedo sapeva giocare a basket, eccome!

Peja Stojakovic

Un tiratore come Belinelli che ammette che contro il gigante croato non c’era storia.

Mi è sempre piaciuto tirare, ma, in confronto a Stojakovic, sono uno che spara mattoni. Un giorno, quando giocavamo insieme a New Orleans, Peja mi sfidò in una gara di tiro da tre punti. Per cominciare, segnò 40 triple di fila. È stato il miglior tiratore con cui abbia mai giocato, probabilmente il migliore di sempre in NBA. Era professionale e mi ha aiutato anche tanto ad allenarmi sul mio tiro, cosa di cui avevo bisogno ai tempi

Anthony Parker

Per Belinelli era il Michael Jordan dell’Eurolega, un americano che faceva flagelli in Europa, hanno giocato insieme negli Spurs.

Con la Fortitudo Bologna, affrontammo la sua squadra, il Maccabi Tel Aviv, in finale di Eurolega. Ci massacrarono, perdemmo di più di 40 punti. Parker ne segnò 21 e penso non abbia sbagliato nemmeno un tiro, o al massimo uno o due. Al tempo avevo 18 o 19 anni, ero molto impressionabile, e Parker – almeno per gli europei – non era come Jordan. Ma era Jordan. Palleggiava tra le gambe in partita, cosa che quasi nessuno in Europa faceva in quei tempi. Era in grado di fare quelle stoppate chase-down come LeBron James

Manuel Ginobili

Non è europeo, si sa, ma Belinelli con cui ha giocato sia nelle gloriose vittorie a Bologna che a San Antonio e lo ha voluto inserire lo stesso.

Ginobili è un campione vero, mi ha mostrato tanti trucchi del gioco offensivo, la sua attenzione al dettaglio è sempre stata maniacale. Sa tutto di ogni avversario, altrimenti come farebbe ad essere ancora protagonista? Un perfezionista soprattutto durante i playoff

Manca ormai pochissimo per l’inizio della gara di rugby più appassionante, il Sei Nazioni 2018, 19esima edizione del torneo continentale, che avrà inizio a febbraio.

Per il primo raduno di preparazione, che si terrà a Roma dal 21 al 24 gennaio, il c.t. Conor O’Shea ha appena reso noti i nomi dei convocati azzurri. Tra esordienti e grandi ritorni, conosciamo i nomi di chi potrà partecipare e chi invece ne è rimasto escluso.

Per la lista definitiva dei giocatori che affronteranno le prime due partite del torneo, invece, bisognerà attendere il 25 gennaio.

Tra i nomi degli azzurri spicca quello di Alessandro Zanni, che torna a giocare per la nazionale dopo 2 anni di assenza, a causa di svariati infortuni che non gli hanno consentito di scendere in campo.

Ma non è l’unico grande ritorno: nella lista troviamo anche Nicola Quaglio, Maxime Mbandà, Giulio Bisegni, George Biagi e Tommaso Allan.

Nel gruppo c’è anche un giocatore al suo debutto in nazionale, Jake Polledri, terza linea di Gloucester che sta avendo grandi risultati nella Premiership.

Rimangono fuori, invece, Dario Chistolini, Francesco Minto e Marco Lazzaroni. Non giocheranno neanche Michele Campagnaro, Angelo Esposito, Ornel Gega e Federico Zani, per infortunio.

La prima partita dell’Italia si giocherà il 4 febbraio contro l’Inghilterra e il ct azzurro sa bene che non sarà affatto facile battere gli avversari che sono davvero temibili.

Sono consapevole che saremo giudicati sulla base dei risultati, ma sappiamo bene tutti del livello di gioco con cui andremo a confrontarci e delle sfide che ci attendono in ogni partita, a cominciare dall’affrontare la seconda e la terza squadra del ranking mondiale nell’arco di sei giorni nelle prime due giornate. Se come Federazione continueremo a crescere e sviluppare i nostri giocatori, il sistema ed i processi come stiamo facendo continueremo a ridurre il gap con le altre Nazioni

Fiducioso, però, nel talento dei giocatori, aggiunge:

In squadra, ci sono alcuni giovani di particolare talento e ci prepareremo a prendere qualche rischio, nei mesi a venire, per trasformare il possesso in punti. Abbiamo messo le fondamenta per progredire e anche se le sfide del 6 Nazioni saranno difficili lo sport è fondato sulla sfida e sulla solidità mentale. Solo un gruppo di giocatori e uno staff con la mentalità giusta può affrontare gli appuntamenti che ci aspettano: abbiamo un gruppo pronto a farlo

La lista dei convocati azzurri

Piloni
Simone FERRARI (Benetton Rugby, 8 caps)
Andrea LOVOTTI (Zebre Rugby Club,  20 caps)
Tiziano PASQUALI (Benetton Rugby, 2 caps)
Nicola QUAGLIO (Benetton Rugby, 2 caps)

Tallonatori
Luca BIGI (Benetton Rugby, 6 caps)
Leonardo GHIRALDINI (Stade Toulousain, 89 caps)
Oliviero FABIANI (Zebre Rugby Club, 4 caps)

Seconde linee
George BIAGI (Zebre Rugby Club, 19 caps)
Dean BUDD (Benetton Rugby, 6 caps)
Marco FUSER (Benetton Rugby, 27 caps)
Federico RUZZA (Benetton Rugby, 3 caps)
Alessandro ZANNI (Benetton Rugby, 99 caps)

Flanker/n.8
Renato GIAMMARIOLI (Zebre Rugby Club, 1 cap)
Giovanni LICATA (Fiamme Oro Rugby, 3 caps)
Maxime Mata MBANDA’ (Zebre Rugby Club, 11 caps)
Sebastian NEGRI DA OLEGGIO (Benetton Rugby, 2 caps)
Sergio PARISSE (Stade Francais, 129 caps) – capitano
Jake POLLEDRI (Gloucester Rugby, esordiente)
Abraham STEYN (Benetton Rugby, 17 caps)

Mediani di mischia
Edoardo GORI (Benetton Rugby, 65 caps)
Tito TEBALDI (Benetton Rugby, 23 caps)
Marcello VIOLI (Zebre Rugby Club, 8 caps)

Mediani d’apertura
Tommaso ALLAN (Benetton Rugby, 33 caps)
Carlo CANNA (Zebre Rugby Club, 25 caps)
Ian MCKINLEY (Benetton Rugby, 3 caps)

Centri-Ali-Estremi
Mattia BELLINI (Zebre Rugby Club, 8 caps)
Tommaso BENVENUTI (Benetton Rugby, 45 caps)
Giulio BISEGNI (Zebre Rugby Club, 7 caps)
Tommaso BONI (Zebre Rugby Club, 8 caps)
Tommaso CASTELLO (Zebre Rugby Club, 5 caps)
Jayden HAYWARD (Benetton Rugby, 3 caps)
Matteo MINOZZI (Zebre Rugby Club, 3 caps)
Edoardo PADOVANI (Zebre Rugby Club, 14 caps)
Leonardo SARTO (Glasgow Warriors, 34 caps)

È stato reso noto finalmente il calendario della prima fase dei Mondiali di Volley maschile che avranno inizio il prossimo 9 settembre. La competizione, che si svolgerà in due paesi, Italia e Bulgaria, si concluderà il 30 settembre a Torino.

Le città scelte per disputare i match sono cinque: si comincia a Roma con la prima partita e poi ci si sposta a Firenze per la pool A, a Ruse per la pool B, a Bari per la pool C e infine e Varna per la pool D.

Sono previste quattro fasi in totali. Le prime due si svolgeranno sia in Italia che in Bulgaria, mentre le ultime due saranno svolte solo nel nostro paese. Ed è proprio nel match inaugurale che scende in campo l’Italia contro il Giappone, in un incontro che si giocherà al Foro Olimpico il 9 settembre alle ore 19.30.

Nella prima fase, dal 12 al 18 settembre, le 24 squadre classificate verranno suddivise in quattro pool da 6 squadre e saranno la quinta e la sesta di ogni raggruppamento quelle a dover lasciare il mondiale.

Nella seconda fase, dal 21 al 23 settembre, le sedici squadre rimaste in gara verranno suddivise in quattro pool da quattro squadre e potranno accedere alla fase successiva sia le 4 vincitrici delle pool che la migliore delle seconde dei raggruppamenti giocati in Italia e dei raggruppamenti giocati in Bulgaria.

Nella terza fase, dal 26 al 28 settembre, le sei squadre saranno sorteggiate per essere divise nei 2 pool da tre squadre. Le prime due di ciascuna accederanno all’ultima fase.

La quarta ed ultima fase, 29 e 30 settembre, decreterà la squadra campione del mondo e la medaglia di bronzo. Questa e la fase precedente si svolgeranno esclusivamente nella città di Torino.

Nei Mondiali di Volley del 2018 si potrà assistere solo a due partite al giorno per permettere alle squadre di potersi risposare adeguatamente e garantire, di conseguenza, la giusta attenzione su ogni singolo match.

Il calendario della prima fase: dal 12 al 18 settembre

Pool A (Firenze, incontro inaugurale a Roma)
9 settembre 2018: ore 19.30 Italia-Giappone.
12 settembre 2018: ore 17 Dominicana-Slovenia; ore 20.30 Belgio-Argentina.
13 settembre 2018: ore 17 Dominicana-Giappone; ore 20.30 Italia-Belgio. Riposano Argentina e Slovenia.
14 settembre 2018: ore 17 Argentina-Dominicana; ore 20.30 Giappone-Slovenia. Riposano Italia e Belgio.
15 settembre 2018: ore 17 Belgio-Slovenia; ore 20.30 Italia-Argentina. Riposano Giappone e Dominicana.
16 settembre 2018: ore 17 Giappone-Belgio; ore 20.30 Dominicana-Italia. Riposano Argentina e Slovenia.
17 settembre 2018: ore 17 Belgio-Dominicana; ore 20.30 Argentina-Slovenia. Riposano Giappone e Italia.
18 settembre 2018: ore 17 Giappone-Argentina; ore 20.30 Italia-Slovenia. Riposano Belgio e Dominicana.

Pool B (Ruse)
12 settembre 2018: ore 14 Olanda-Canada; ore 17 Brasile-Egitto; ore 20.30 Francia-Cina.
13 settembre 2018: ore 17 Egitto-Canada; ore 20.30 Brasile-Francia. Riposano Olanda e Cina.
14 settembre 2018: ore 17 Cina-Olanda; ore 20.30 Francia-Egitto. Riposano Brasile e Canada.
15 settembre 2018: ore 17 Canada-Cina; ore 20.30 Olanda-Brasile. Riposano Francia ed Egitto.
16 settembre 2018: ore 17 Cina-Egitto; ore 20.30 Olanda-Francia. Riposano Brasile e Canada.
17 settembre 2018: ore 17 Egitto-Olanda; ore 20.30 Brasile-Canada. Riposano Cina e Francia.
18 settembre 2018: ore 17 Canada-Francia; ore 20.30 Cina-Brasile. Riposano Egitto ed Olanda.

Pool C (Bari)
12 settembre 2018: ore 14 Camerun-Tunisia; ore 17 Australia-Russia; ore 20.30 Stati Uniti-Serbia.
13 settembre 2018: ore 17 Australia-Stati Uniti; ore 20.30 Camerun-Serbia. Riposano Russia e Tunisia.
14 settembre 2018: ore 17 Australia-Camerun; ore 20.30 Russia-Tunisia. Riposano Stati Uniti e Serbia.
15 settembre 2018: ore 17 Serbia-Tunisia; ore 20.30 Stati Uniti-Russia. Riposano Australia e Camerun.
16 settembre 2018: ore 17 Camerun-Stati Uniti; ore 20.30 Serbia-Australia. Riposano Russia e Tunisia.
17 settembre 2018: ore 17 Russia-Camerun; ore 20.30 Australia-Tunisia. Riposano Stati Uniti e Serbia.
18 settembre 2018: ore 17 Stati Uniti-Tunisia; ore 20.30 Serbia-Russia. Riposano Australia e Camerun.

Pool D (Varna)
9 settembre 2018: ore 19.30 Bulgaria-Finlandia.
12 settembre 2018: ore 17 Iran-Porto Rico; ore 20.30 Cuba-Polonia.
13 settembre 2018: ore 17 Porto Rico-Polonia; ore 20.30 Iran-Bulgaria. Riposano Cuba e Finlandia.
14 settembre 2018: ore 17 Finlandia-Cuba; ore 20.30 Bulgaria-Porto Rico. Riposano Polonia ed Iran.
15 settembre 2018: ore 17 Cuba-Iran; ore 20.30 Polonia-Finlandia. Riposano Bulgaria e Porto Rico.
16 settembre 2018: ore 17 Porto Rico-Finlandia; ore 20.30 Cuba-Bulgaria. Riposano Iran e Polonia.
17 settembre 2018: ore 17 Cuba-Porto Rico; ore 20.30 Iran-Polonia. Riposano Bulgaria e Finlandia.
18 settembre 2018: ore 17 Finlandia-Iran; ore 20.30 Bulgaria-Polonia. Riposano Cuba e Porto Rico.

Questo 2018 può essere l’anno buono per il ciclismo azzurro. Dopo i programmi presentati dagli isolani Vincenzo Nibali e Fabio Aru, fa il punto della situazione il campione Olimpico su pista Elia Viviani.

Il ciclista azzurro, dopo due anni con il Team Sky, ha deciso di trasferirsi nella squadra belga della Quick-Step Floors. Per questa stagione infatti, il quasi 30enne velocista, ha deciso di mettere da parte le competizioni su pista per puntare a fare bene anche su strada.


Il nostro Viviani è entrato nel nuovo gruppo della Quick Step anche in seguito all’abbandono di Marcel Kittel, passato alla Katusha. Tuttavia l’idea di Elia è quella di essere un leader del gruppo e non un rimpiazzo del campione tedesco.

Per la prossima stagione che partirà a breve, ci sono in mente una serie di corse a cui prendere parte.
Di sicuro il corridore d’origine veronese scatterà al via del Tour Down Under e agli Emirati. Da decidere, in base al percorso, quale gareggiare fra la Tirreno e la Parigi-Nizza.
Il sogno sarebbe quello di vincere la classica come la Milano-Sanremo per poi puntare al Giro d’Italia, magari prima correndo la Romandia.
Proprio la vittoria della classica delle classiche è uno dei desideri che più vuole realizzare perché

Se il massimo in pista era vincere l’Olimpiade, il massimo su strada sarebbe vincere la Sanremo. È il mio sogno!

Per poter far bene, tuttavia, Elia Viviani deve avere un grande appoggio dalla sua nuova squadra

Se Kittel ha vinto 14 volte nel 2017 e Viviani 9, ora può succedere l’opposto!

Il 2018 potrà essere un anno vincente per l’Italia dopo le delusioni al Mondiale di Bergen, e magari cercare una riscossa a Innsbruck.

L’esordio in NFL è arrivato in maniera casuale, al primo match è stato apprezzato e congratulato da tutti per la grande prestazione, ora la sua stagione è conclusa e spera in un nuovo contratto con gli Oakland Raiders.

Si tratta dell’Italians Giorgio Tavecchio, giocatore di football americano da diversi anni ma che è riuscito a mettersi in mostra negli ultimi mesi della stagione. Grande estimatore dell’italiano è stato il suo coach Jack Del Rio che, a fine stagione, ha lasciato i Raiders. Proprio Del Rio lo ha voluto fortemente come sostituto dell’infortunato, Sebastian Janikowski, un’icona della squadra americana.

Il debutto è stato da favola, un po’ meno il finale di stagione in cui gli Oakland sono usciti sconfitti contro i Dallas Cowboys e quindi hanno salutato anzitempo playoff e campionato . Un errore a inizio gara da parte di Tavecchio, col senno di poi, è costato caro per il punteggio finale nello scontro diretto. Tuttavia però la stagione dell’italiano è da definirsi più che positiva.

Nel corso della stagione, infatti, il placekicker milanese ha messo a segno, con una media di calciatura del 76,2% in FG, 16 field goal su 21 tentativi e 33 su 34 tentativi extra. Ha segnato complessivamente 81 punti e nei kick off ha mostrato grandissimi miglioramenti. Insomma, considerando che era alla sua prima stagione, un rookie quindi, e in un team che, rispetto allo scorso anno, ha stentato non poco fallendo i play off, credo che la stagione di Giorgio resti positiva. Ha dimostrato di poter stare nel grande giro americano.

Tuttavia deve comunque continuare a lavorare come ha sempre fatto. Nel post season dovrà migliorarsi ancora di più e posizionarsi in un range alto per gli standard della lega.

Non ci resta che sperare in una conferma o comunque in un team prestigioso per l’italiano cresciuto in America con una palla ovale.