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Forse avrebbero risposto con lo stesso dito medio a chi gli avesse fatto notare che ci sono limiti da rispettare e palcoscenici da celebrare. Onori da godere e oneri a cui non ci si può sottrarre. Sono bastate 24 ore per proiettare a social unificati due immagini del calcio italiano che poco hanno a che vedere con lo spettacolo del campo. Anzi proprio non c’entrano nulla con la bellezza del salto di Koulibaly o con il fascino di Anfield Road alla vigilia di Liverpool Roma.

Ha iniziato Maurizio Sarri domenica sera, insultando i tifosi avversari dal pullman del Napoli
all’arrivo prima del match scudetto con la Juventus.

Ho reagito a chi ci sputava perché napoletani, se avessi potuto sarei sceso dal pullman.

ha rincarato la dose il tecnico azzurro a fine partita. La toppa peggio del buco. Non una novità per un grande insegnante di calcio ma che, in questi anni da protagonista al San Paolo, non è riuscito ad adeguare il suo linguaggio ai livelli di risultato conquistati. Posto che non è la categoria a fare l’uomo o lo sportivo.

Hanno continuato Roberto Pruzzo e Bruno Conti con il dito medio in bella mostra davanti allo
stemma del Liverpool nella pancia di Anfield. Brucia ancora quella finale persa in casa con i Reds 34 anni fa.

Era un modo per esorcizzare ridendo!

si è giustificato l’ex bomber col baffo. Peccato non si trattasse di due tifosi qualsiasi in gita sul Mersey Side ma di due simboli del calcio tricolore e non solo, con l’aggravante che Conti è dirigente capitolino e fa parte della delegazione giallorossa in Inghilterra. Qualcuno ha studiato le posizioni delle dita dell’ex ala romanista, ipotizzando un gesto in stile “finger crossed”, dita incrociate. Ma oltre la radiografia della foto resta un’immagine su cui resta poco da discutere.
Professionisti che dimenticano chi sono e che cosa rappresentano. Anche Gigi Buffon, dopo Real Madrid Juve, pur comprendendo il suo stato nervoso per un finale sportivamente drammatico, avrebbe fatto meglio a non rilasciare alcuna dichiarazione a caldo ai microfoni. Al pari delle polemiche social tra Mehdi Benatia e il comico Maurizio Crozza.
Allora soffermiamoci sullo stesso capitano juventino che, al termine di Juve Napoli, pochi minuti dopo il gol di Koulibaly, ha aspettato tutti i calciatori e lo staff partenopeo per complimentarsi con loro.
Analoga bellezza per i giocatori della Roma che hanno omaggiato, attraverso una corona di fiori deposta dal capitano De Rossi, i tifosi del Liverpool vittime della strage di Hillsborough davanti al memoriale all’esterno di Anfield Road.


C’è una storia da rispettare, ci sono provocazioni da farsi scivolare addosso, c’è un codice non
scritto a cui attenersi. Si chiama professionismo, si legge sport.

Non tutti si aspettavano una rinascita, ma l’Italians Marco Belinelli ha dimostrato appieno di poter ancora essere protagonista in Nba. È il leader indiscusso di Philadelphia Sixers che tanto bene stanno facendo nei playoff.

La guardia bolognese sta vivendo una delle delle stagioni migliori da quando è sbarcato in Nba. In effetti l’azzurro è anche sua undicesima stagione nel campionato di basket più importante del mondo.

Nelle quattro gare di playoff con i Sixers è stato uno dei giocatori più utilizzati dalla franchigia oltre ad essere il miglior marcatore  con una buona a partita contro i Miami Heat, nell’ultimo match ha messo a segno 10 punti (18esima volta consecutiva in doppia cifra).

In questi primi tre match ma anche da quando è atterrato a Philadelphia il Beli ha dimostrato di essere in forma e di prendere il gruppo in mano.

Ad Atlanta una piccola parentesi  prima del nuovo grande salto in una squadra giovane ma che ha grandissima  prospettive per il futuro.

E Belinelli potrebbe essere il veterano di questo gruppo di cui sin da subito si è fatto notare.

Dopo l’anello vinto nel 2014 con i San Antonio Spurs, il Marco nazionale si sta ritagliando un’altra grande avventura in Nba.

Primo match ball per per Philadelphia che, se dovesse passare al turno successivo, attende la sua avversaria.

La partita di Champions League tra Real Madrid e Juventus, che ha deciso all’ultimo minuto il passaggio della squadra di Ronaldo, ha sicuramente lasciato il segno. E tra polemiche, accuse e recriminazioni arrivano anche i commenti da altri rappresentanti del mondo calcistico, soprattutto nei confronti di Gigi Buffon. 

Senza entrare nel merito dell’episodio che poi ha deciso la sua espulsione, l’ex portiere del Bayern Monaco e della nazionale tedesca, Oliver Kahn, esprime la sua opinione in un’intervista realizzata da Sport Bild. Le sue sono parole piuttosto dure nei confronti del portiere italiano, che per Kahn ha già fatto la sua storia. È giunto ora il momento di mettersi da parte e risparmiarsi così altre amare delusioni.

Ecco cosa dice:

Non è facile capire quando smettere. Se si fosse ritirato prima si sarebbe risparmiato l’eliminazione con la Svezia e quest’ultima delusione col Real Madrid, ma è spinto dalla voglia di raggiungere sempre nuovi record e dal sogno di vincere la Champions League

Dall’alto della sua esperienza personale, il portiere tedesco si sente di dare un consiglio al collega:

Avrei potuto giocare altri 2-3 anni, ma per cosa? Anche Lahm è stato perfetto nella decisione. Se non riesci a individuare il momento giusto per fermarti il distacco poi fa davvero male. Io suggerirei a Buffon di smettere, è stato campione del mondo, è stato il portiere più forte del mondo, questo conta, non il cartellino rosso col Real o il fatto che non abbia vinto la Champions

La decisione di ritirarsi, per Kahn è stata del tutto graduale, proprio per abituarsi lentamente all’idea di non giocare più. Infatti, all’inizio ha lasciato la nazionale tedesca nel 2006 e solo due anni dopo ha ufficializzato il suo ritiro dal mondo del calcio.

Buffon dovrebbe seguire la sua strada?

Il nostro Gigi ha dimostrato di essere ancora un grande portiere: di certo nemmeno Kahn può obiettare questo dato di fatto. Ma che sia giunto per lui il momento di lasciarsi tutto alle spalle è una decisione talmente importante che spetta solo al diretto interessato. Chi può dire quando deve smettere?  Di sicuro non sarà né un’esclusione ai Mondiali, né un’amara delusione in Champions e nemmeno un cartellino rosso.

Una cosa è certa: fino a quando scenderà in campo continuerà a dare il massimo come ha sempre fatto, con la stessa passione e la stessa grinta di chi non molla mai.

Notte di sogni, di coppe e di campioni. Notti prima dei Mondiali. E anche se la più prestigiosa manifestazione europea per club ora si chiama Champions League, quelle serate, quelle emozioni, quelle palpitazioni restano le medesime, anche a oltre trent’anni di distanza dalla celebre canzone di Antonello Venditti. Artista scelto non a caso in queste notti che prima hanno trasformato un sogno in un incubo, con la mancata qualificazione dell’Italia a Russia 2018 e poi hanno posto le basi per la rinascita del calcio italiano. Quantomeno a livello continentale per squadre nazionali.

Nessuno, o forse qualche isolato visionario, avrebbe scommesso un centesimo alle 20.45 di martedì 10 aprile sulla doppia remuntada italiana contro le due superpotenze spagnole, in virtù di due passivi pesanti come macigni maturati all’andata. E invece “Romantada” c’è stata, ed è mancato un soffio che fosse doppia, a dimostrazione della bellezza di uno sport che mai come in questi giorni è metafora di vita. Perché bisogna provarci, perché vale la pena lottare anche quando tutto sembra essere già scritto, perché non ci sarebbe stata Italia Germania 4-3 senza il gol all’ultimo minuto di Karl Heinz Schnellinger.

La lezione arriva direttamente dal prof. Eusebio Di Francesco che, dopo non aver demeritato al Camp Nou nonostante un risultato troppo severo e bugiardo (1-4), incarta Valverde e l’arroganza catalana con una rimonta epica che riscrive i libri di storia.
Il ribaltone arriva, ironia della sorte, con l’asse che proprio a Barcellona aveva inciso negativamente sullo score finale: Manolas De Rossi, a cui si aggiunge Edin Dzeko in versione numero 9 moderno. Corre, lotta, segna. La straordinaria Champions della Roma, dopo Atletico Madrid, Chelsea e Shakthar Donetsk, si arricchisce della puntata più incredibile e imprevedibile.

L’Olimpico impazzito, i tweet delle squadre avversarie, James Pallotta che si tuffa nella fontana di piazza del Popolo: sembra un mondo capovolto, ma ci pensa Eusebio da Pescara a riportare la ragione lì dove non pare esserci. «Non accontentiamoci, dobbiamo avere l’ambizione di arrivare a Kiev», con scarpe piene di sassolini da svuotare di fronte a chi in questi mesi l’aveva più volte liquidato come piccolo allenatore (vero D’Alema?). Anche la leggendaria Roma Dundee 3-0 del 1984 impallidisce di fronte a Roma Barcellona anno 2018.

Manuali di storia in frantumi anche al Santiago Bernabeu. Nella storia delle Coppe solo una volta su 221 una squadra era stata capace di ribaltare uno 0-3 casalingo nella gara d’andata. E in 1959 partite giocate a Madrid dal Real solo 24 volte, l’1,2%, si è concretizzato un risultato che sarebbe stato favorevole ai bianconeri per accedere in semifinale.
Eppure non è bastato perché la Juve di Allegri ha studiato a memoria gli appunti giallorossi della sera precedente, raggiungendo l’impossibile a 30 secondi dalla fine. E’ 0-3 nella Casa Blanca, merengues in bambola ripiombati nello stesso incubo dei nemici catalani. Douglas Costa irride Marcelo nel duello carioca sulla fascia, Carvajal e Vallejo sovrastati da Mandzukic, Matuidi Pjanic e Khedira giganteggiano sulla mediana dinanzi al centrocampo più forte al mondo. L’Everest da scalare che dopo 61 minuti è diventato poco più di un cavalcavia.

 

Poi l’Eupalla di breriana memoria ha rimesso le cose in ordine, immortalando nel contatto Lucas Vazquez – Benatia le storie europee di Real Madrid e Juventus. Accomunate dallo stesso blasone nei propri confini, hanno preso strade diverse in terre straniere: i primi centrando sempre o quasi la gloria, per merito, superiorità e congiunzioni astrali mai avverse. I secondi fermandosi sempre a un passo dal trionfo, sbattendo contro i vari Magath, Riedle, Mijatovic, Schevchenko, Suarez, Cristiano Ronaldo o Michael Oliver, l’arbitro inglese che al 93’ frantuma l’impresa bianconera concedendo un rigore generoso che si presta a molteplici interpretazioni. Epilogo fotocopia ai quarti di finale dello scorso anno, sempre al Bernabeu, sempre con un direttore di gara casalingo, vittima questa volta il Bayern Monaco. Ma la rabbia, comprensibile, della Signora non deve offuscare l’orgoglio tutto italiano per aver capovolto le previsioni della vigilia, al pari della Roma 24 ore prima, sancendo la fine del dominio spagnolo per club. Quaranta giorni vissuti sul filo delle emozioni in cui il calcio di casa nostra si è riscoperto più umano e finalmente all’altezza di quello europeo, anche sugli spalti: le lacrime senza bandiera per Astori, gli applausi dello Stadium alla rovesciata di Ronaldo, i complimenti trasversali per il capolavoro giallorosso. Il cruccio più grande resta una notte di metà novembre, di un sogno trasformato in un incubo, di un Mondiale svanito. Libri di storia da riscrivere anche in questo caso.

Dal 8 al 14 aprile Asiago diventa il palcoscenico dei Mondiali femminili di hockey Senior di Divisione 1 gruppo B.

Il primo giorno del campionato mondiale femminile Iihf si conclude con Italia e Cina a punteggio pieno seguite da Corea con due punti e Latvia e Kazakistan ancora ferme a zero.

Cerimonia d’apertura dei campionati mondiali femminili divisione I gruppo B con la partecipazione di tutte le società degli sport ghiaccio presenti a fare da cornice al questo secondo mondiale ospitato dallo stadio Odegar di Asiago in due mesi. Durante la cerimonia l’assessore allo sport di Asiago Franco Sella ha portato i saluti dell’amministrazione comunale e della comunità asiaghese sottolineando come “L’hockey è nel nostro dna. E’ il nostro sport nazionale e anima la nostra città dodici mesi l’anno”. Ad illustrare quanto l’hockey femminile stia crescendo e diventando una parte importante del movimento hockeistico mondiale ci ha pensato il presidente della Federazione italiana sport ghiaccio Andrea Gios che ha poi augurato a tutte le squadre “Un mondiale divertente all’insegna della sportività e del sano agonismo”.

Il presidente del Col Grandi Eventi Enrico Vescovi ha inoltre ringraziato i tanti volontari che rendono possibile l’organizzazione dei tanti eventi internazionali che si susseguono sull’Altopiano dei Sette Comuni auspicando che “Tutte le squadre presenti, i rappresentanti dell’Iihf e della Fisg possono trovare del loro gusto quanto preparato”.

Infine il chairman Ron Degregorio ha incitato le atlete di “Giocare, giocare, giocare per farsì che l’hockey femminile sia sempre più sport seguito anche dal pubblico”.

Prima dell’inizio di ogni partita di oggi è stato rispettato un minuto di silenzio per commemorare i 15 morti della squadra giovanile della Homboldt Broncos deceduti in un tragico incidente stradale in Canada.

L’ultima partita della giornata vede l’Italia posta contro la Lettonia dove l’Italia parte subito forte imponendo un pressing asfissiante sulla squadra avversaria. Una strategia che paga al 8.07 con capitano Saletta che apre le segnature. L’Italia continua a premere sull’acceleratore creando numerose occasioni che solo l’estremo lettone Apsite riesce a disinnescare.

La voglia di segnare spinge l’Italia portandola a pericolosi sbilanciamenti in avanti e lasciando spazio al contropiede lettone. Ma il portiere Mazzocchi mette ordine nel retroguardia e dà sicurezza lasciando l’attacco azzurro a pressare le avversarie. Il secondo tempo si apre sempre con l’Italia in attacco con l’Italia che passa in apertura del tempo con De Rocco e ancora al 10.32 con De La Forest De Divonne. E’ Gualtieri al 17.16 che porta a quattro i goal italiani e chiede il secondo tempo.

L’Italia scende sul ghiaccio nel terzo tempo intenzionata a controllare il vantaggio ma la mai doma De La Forest De Divonne porta a cinque le segnature dell’Italia al 3.21. La Lettonia cerca almeno il goal della bandiera e lo trova al 15.33 con la capitana Kublina. Entrambe le squadre sono oramai allo stremo e la partita termina con l’Italia che si porta a casa tre punti preziosi e la Lettonia pronta ad incontrare la Polonia nella prima partita della seconda giornata mondiale.

Best players della partita sono Saletta per l’Italia e Ozmena per la Lettonia.

Partita delle grandi emozioni quella giocata tra Corea e Kazakistan nel primo giorno del campionato mondiale Iihf in corso ad Asiago. Dopo aver rispettato un minuto di silenzio in memoria dei giovani hockeisti della Homboldt Broncos deceduti in un tragico incidente stradale in Canada le due squadre hanno dato il via subito ad un bello spettacolo con continui cambi di fronte e numerose occasioni da goal da entrambe le parti. Apre la Corea spingendosi in avanti ma la retroguardia kazaka è attenta pronta a colpire in contropiede. Grazie ad una serie di penalità da parte coreana la Kazakistan si porta in avanti sfiorando più volte il goal ma non riuscendo a concretizzare ben 3 powerplay consecutivi.

Nel secondo tempo la Kazakistan ci crede di più macinando gioco ma sarà la Corea a passare al 11.09 con Se Lin Kim che insacca su passaggio di Randi Griffin. Il terzo tempo si apre con il vantaggio coreano che si manterrà per quasi tutti il tempo nonostante entrambe le squadre concludano a rete più volte ma i due portieri fanno muro. Fino al 19.41 quando So Jung Shin esce su un disco innocuo venendo anticipata dalla kazaka Alyona Fux. Tutto da rifare per le due nazionali che vanno all’overtime che sempre avviarsi verso i tiri di rigore se non per il goal di Yoonjung Park a 6 secondi al termine che chiude la partita e consegna la prima vittoria alla Corea.

Best players della partita sono So Jung Shin per la Corea e Daria Dmitrieva per la Kazakistan.

Velocità, determinazione e attacco sono le caratteristiche di partita due del primo giorno dell’Iihf campionato mondiale femminile in corso ad Asiago.

Dopo il minuto di silenzio riservato agli hockeisti juniores dei Hoboldt Broncos deceduti in un’incidente stradale in Canada, la Polonia e la Cina offrono al pubblico una partita di alta energia. Nonostante il primo tempo finisce a porte inviolate il tempo di è rivelato di grande livello con molti tiri in porta.

Il secondo periodo inizia dove finisce il primo con entrambe le compagini alla ricerca del goal. L’opportunità si presenta alla Cina a metà tempo con Lu Wen che devia in porta un tiro di Yue Hou. Il goal galvanizza la Cina che raddoppia dopo quattro minuti con Xin Fang.

Il terzo tempo vede la Cina che cerca di chiudere la pratica Polonia con una costante spinta offensiva che permette il terzo goal a due minuti dall’inizio con Baiwei Yu ed ancora al 7.55 con Xin Fang al suo secondo goal personale della giornata. La reazione della Polonia si limita ad alcune iniziative personali con la fatica dei primi due tempi che iniziano a farsi sentire e che impedisce persino il goal della bandiera.

Best players della partita sono Martina Sass per la Polonia e Xin Fang per la Cina.

I risultati odierni:

Corea – Kazakistan 2-1 OT

Polonia – Cina 0-4

Italia – Lettonia 5-1

La classifica dopo la 1^ giornata:

Italia e Cina 3 punti, Corea 2, Kazakistan 1, Polonia e Lettonia 0.

Fonte: comunicato stampa comitato organizzatore

Non sempre è facile lasciare il proprio Paese, la propria famiglia e la “vecchia” vita. Non è stato però molto difficile per la pallavolista Alessandra Roventini, toscana doc che attualmente vive a Stoccolma con il proprio fidanzato e gioca nel Sollentuna Club, unico club nella capitale svedese.

La giovane alzatrice ex Dream Volley Pisa, con cui ha vinto il campionato C passando in B2, ha seguito il proprio ragazzo in Scandinavia e ora si è realizzata professionalmente sia come sportiva che come farmacista dato che è laureata e abilitata.

Da quanto tempo sei in Svezia? E perché proprio lì?

Ho seguito il mio ragazzo che ha trovato lavoro qui nel settembre 2016. Prima di seguirlo, però, ho cercato di trovare qualcosa (a livello lavorativo). Per questo motivo ho iniziato a mandare mail a diverse società pallavolistiche svedesi per cercare di capire se c’era possibilità di inserimento.
Non potevo smettere di giocare (ride, ndr). Tra le varie risposte, ho ricevuto quella della mia attuale squadra. Il club voleva dei miei video, ed io ero in vacanza in California. Tra le miriade di chiamate fatte al mio allenatore della Dream Volley Pisa, per avere i filmati, sono riuscita a mandarne qualcuno. La risposta positiva e sono volata qui nel Sollentuna Club dove ho avuto un’accoglienza perfetta , sia con le compagne che con il coach. E da qui non mi smuovo (ride, ndr).

Com’è il livello agonistico?

Io personalmente sono nella massima serie, però posso tranquillamente ammettere che il livello non è altissimo perché comunque la pallavolo non è tra i primi sport nazionali e non c’è molta cultura legata a questo disciplina sportiva.
Posso confermare che gli svedesi stravedono per l’Italia e il nostro saluto prima del match è tutto “italiano”: 1, 2, 3 Forza!!

Oltre alla pallavolo, sogni di fare anche altro?

Premesso che la pallavolo, oramai, è parte della mia vita, ho sempre fatto anche altre attività sportive come l’atletica leggera. Mentre a livello professionale, ho comunque sempre pensato che il volley sarebbe stato qualcosa da aggiungere alla mia vita, tant’è che sono laureata in Farmacia e ho da poco avuto l’abilitazione proprio come farmacista da esercitare a Stoccolma, dopo aver studiato bene la lingua. Ora le mie attività sono farmacia e volley. Ho lasciato l’impiego come Au Pair in una famiglia.

Cosa ti manca dell’Italia?

Schiettamente dico che non mi manca nulla! Ho tutto e sono felice, ogni tanto ricevo qualche pacco dall’Italia con roba da mangiare (ride, ndr). Confido che però, quando torno in Italia per le vacanze, una partitella con la mia ex squadra la disputo, così per non perdere il ritmo col gioco italiano.

Hai qualche aneddoto simpatico?

Ah si! Praticamente quando ero in Italia portavo con me sempre i miei documenti perché è d’obbligo presentarli prima del match, cosa che qui in Svezia non si fa. Per i primi mesi è stato difficile “disintossicarsi” da questa abitudine e puntualmente ero ansiosa di prendere i miei documenti in vista di un match!

Non poteva esordire nel migliore dei modi Zlatan Ibrahimovic in Major League Soccer.

Si sa che lo svedese non è mai banale e lo ha dimostrato ancora una volta anche al popolo americano. Pochi minuti per sottolineare che Ibra non è finito e che è volato in America per lasciare il segno così come è ha fatto in Europa.

Due reti all’esordio nel derby losangelino tra Los Angeles Galaxy e Los Angeles Fc, il primo un vero capolavoro che ha lasciato tutti di stucco e ha fatto subito parlare del gigante svedese.

Il suo arrivo a Los Angeles è stato spettacolare tanto che non è stata la città a dare il benvenuto a Ibrahimovic ma è lo svedese che ha dato il benvenuto alla metropoli americana, dopo la sua grande carriera tra le big squadre europee.

Dopo tante vittorie e tanti trofei vinti in Svezia, Olanda, Italia, Spagna, Francia e Inghilterra, Ibra ha deciso di continuare le sue conquiste oltreoceano.

La sua prima partita non poteva che essere coi fiocchi, un gol da cineteca ha dato il via alla ripresa dei Galaxy nel derby losangelino.

Un gol alla Ibra in cui sono compresi genio e spregiudicatezza per quello che è considerato uno dei migliori centravanti degli ultimi anni.

Ma gol di questa fattura ne sono stati fatti veramente tanti sin da giovane, nei club e in nazionale.

MALMO

Sin dai tempi quando militava nel campionato svedese, Ibra ha dimostrato di avere un piglio diverso dagli altri. Tanti i gol messi a segno sin da giovane. Uno dei tanti bei gol messi a segno con gli scandinavi è stato contro l’Aik nel 2001.

AJAX

Nel 2003 quando era il centravanti degli olandesi dell’Ajax mise in mostra il suoi piedi ed è lui che rimise in carreggiata i lancieri contro il Groningen. Un secco tiro dal limite dell’area di rigore e fu subito 1-1.

JUVENTUS
Dopo l’acquisto da parte dei bianconeri, erano tante le aspettative intorno al gigante svedese. Il gol all’esordio contro il Brescia scacciò qualsiasi dubbio nei suoi confronti e un gol in amichevole nell’estate del 2005 che gli spalancò le porte all’Europa che conta. Una traiettoria imprendibile per il portiere lusitano.

INTER

Passato all’Inter ha contribuito alla vittoria dei scudetti targati Roberto Mancini. Con l’Inter ha segnato molti gol in vari modi e ovviamente anche dalla distanza. Uno di questi è sicuramente la staffilata messa a segno nell’ultima di campionato contro il Parma al Tardini che ha regalato il successo ai nerazzurri in campionato dopo tanti anni. Ma il grande gol contro il Palermo che ricordiamo con rabbia e determinazione.

BARCELLONA

In Spagna sperava di poter vincere la Champions League, sogno infranto a causa della vittoria proprio della sua ex squadra, l’Inter. In Liga però non ha mai smesso di fare il suo dovere tanto da segnare tanto e vincere il titolo. Grande la punizione messa a segno al Camp Nou contro il Real Saragozza.

MILAN

Tornato a Milano, ma in sponda rossonera, Ibra torna a vincere lo Scudetto in Serie A e tra le varie perle, mise a segno una grande rete contro il Lecce al Via del Mare.

PARIS SAINT GERMAIN

Gli anni trascorsi sotto la Tour Eiffel sono stati ricchi di successi nazionali con vittorie di Ligue 1 e coppe francesi. Non è riuscito a vincere la Champions League ma ha realizzato reti come queste che entrano di diritto tra quelle più belle messe a segno in Europa. Vittima: i tedeschi del Bayer Leverkusen.

NAZIONALE SVEDESE

Zlatan Ibrahimovic ha fatto il suo anche con la maglia della nazionale svedese. In amichevole contro l’Inghilterra salì in cattedra con una prestazione di pregevole fattura. Indimenticabile la sua rete in rovesciata da molti metri lontano dalla porta. Battuto il portiere Joe Hart e vittoria svedese.

Diamo un po’ di numeri…

Questa settimana è stata ricca di partite amichevoli in vista del Mondiale russo 2018.

In questi match molti traguardi sono stati raggiunti e a noi piace elencarli.

Il capitano della Spagna, Sergio Ramos, ha raggiunto quota 150 presenze con le Furie Rosse, mentre il serbo Branislav Ivanovic ha raggiunto 102 presenze con la nazionale serba a una sola presenza dal leader Dejan Stankovic. Riuscirà a raggiungerlo e magari superarlo?

22 sono le partite in cui il Brasile non esce sconfitto. Vicini al record tra il 1978 e 1981.

Sono solo 18 anni e 38 giorni e per il giovanissimo americano Tim Weah è già tempo di esordire con la nazionale maggiore degli Usa. Il gioiellino del Paris Saint Germain è il primo 2000 a esordire con la nazionale maggiore a stelle strisce. È il nono più giovane della storia.

Erano 11 partite consecutive che Gibilterra subiva sconfitte subendo 52 reti e realizzandone solo 3. Nella loro prima partita a Gibilterra, però, hanno avuto modo di vincere il match contro la Lettonia per 1-0.

10 ore e 24 minuti senza subire gol, ma poi è arrivato Lorenzo Insigne. L’Inghilterra di Southgate è una fortezza. Non è riuscita a subire gol nemmeno da Germania, Brasile e Olanda. A Wembley il napoletano ha rotto l’incantesimo mettendo a segno il rigore che permesso l’Italia di pareggiare il match.

Numeri da capogiro per l’attaccante marocchino Ayoub El Kaabi. Il 24enne ha messo a segno 10 gol nelle sue prime sei partenze con la nazionale. Grazie alle sue reti, la nazioanle africana ha battuto la Serbia e l’Uzbekistan, raggiungendo lo score di 15 partite senza sconfitta (12 vittorie, tre pareggi).

Sono invece 3 le vittorie consecutive del Kosovo (le ultime con Madagascar e Burkina Faso) dopo una serie di 9 sconfitte consecutive.

Invece sono tante le colpe della difesa dell’Argentina rea di aver subito 6 reti dalla Spagna in amichevole. La peggior sconfitta della storia della nazionale Albiceleste.

L’amichevole che si è svolta il 27 marzo tra Inghilterra e Italia a Wembley non è stata favorevole solo alla nazionale azzurra che è riuscita finalmente a rompere l’incantesimo del gol, ma anche agli inglesi.

Anzi, per la precisione ad un singolo inglese che quasi al termine della partita, indipendentemente dall’esito finale, era già ampiamente soddisfatto di come si sono svolte le cose in campo. Si tratta del nonno del calciatore Lewis Cook, che ha esordito in nazionale proprio in questo match.

L’esordio del nipote prima dei 26 anni per nonno Cook era una certezza, tanto da decidere nel 2014 di puntare la somma di 500 sterline su una scommessa allora data a quota 33. Deluso dagli esiti delle scorse partite, finalmente contro l’Italia il ct Southgate ha permesso al giovane di entrare in campo per sostituire al 70esimo minuto il compagno Lingard e ha regalato al nonno una vincita a molti zeri.

Festeggia dunque la famiglia Cook per un esordio in nazionale che possiamo definire col botto, dato che oltre a rappresentare la grande occasione per il giocatore, ha anche fatto sbancare al suo nonno la somma di ben 17.000 sterline che corrispondono a circa 19.000 euro!

Ma avere un’innata fiducia nel talento calcistico del proprio nipote non è una novità e il caso Cook non è il primo che è diventato famoso per aver fatto guadagnare da una scommessa fatta tempo prima.

Un episodio simile è legato anche alla figura di Rooney, giocatore dell’Everton, ex del Manchester United. In questo caso è lo zio che punta 250 sterline sul nipote, sicuro che nel Mondiale tedesco del 2006 avrebbe esordito in nazionale. La scommessa fu fatta nel 1998 e quando Rooney entrò in campo contro Trinidad e Tobago lo zio vinse la somma di ben 50.000 sterline. Il grande calciatore da allora ha regalato altre soddisfazioni alla sua famiglia e chissà che lo zio, amante del gioco d’azzardo, non abbia pensato di puntare ancora sul suo successo anche in futuro.

È ancora un nonno che punta tutto sul nipote nel caso di Harry Wilson, ma la cosa sconcertante è che la scommessa viene fatta quando il calciatore aveva soli 2 anni. Previdente e fiducioso, suo nonno sapeva, o almeno sperava, che un giorno il bambino avrebbe giocato nel Galles e puntò ben 50 sterline, che molti anni dopo, nel 2013, fruttarono ben 250 volte la posta giocata, quando Wilson esordì contro il Belgio nella sfida di qualificazione mondiale. 

E i padri? Anche loro non nascondono la fiducia nelle capacità del proprio figlio, se amante del pallone, e ben due casi diversi testimoniano come questa fiducia a volta sia davvero ben spesa. 

Nel 2006 è la volta della famiglia Kirkland: il padre dell’ex portiere del Liverpool, Chris Kirkland, insieme a 12 amici decise di puntare sull’esordio in nazionale del giocatore prima dei 30 anni e vinse la bellezza di 10.000 sterline.

Lo stesso fece anche il padre di Ryan Tunnicliffe, che quando il figlio entrò in campo nel 2012 in un turno della League Cup, vinse la somma di 10.000 sterline per averci scommesso ben 10 anni prima. Allora Tunnicliffe militava nel Manchester United, oggi è calciatore del Wigan.

Tante le scommesse che legano il pallone a parenti fiduciosi verso figli e nipoti calciatori. Non tutte si rivelano vincenti, è ovvio, ma quando succede fanno notizia e servono anche ad aumentare la fama del calciatore protagonista. Ecco perché siamo certi che per un po’ si sentirà parlare  di Lewis Cook. 

Potrebbe essere la stagione della svolta per Alex Liddi, il giocatore di baseball italiano emigrato in America.

Nato e cresciuto a Sanremo, a quasi trent’anni la terza base sta vivendo una nuova vita nel baseball che conta negli Stati Uniti, la MLB.

Il baseball è nel dna di Alex il quale proviene da una famiglia legata al mondo della mazza e dei guantoni. Il padre Agostino, infatti, ha militato per anni nel Sanremo, la madre Flavia è, invece, un’allenatrice di softball e baseball, così come il fratello maggiore Thomas, il quale è stato un giocatore arrivato fino alla Serie A2, passando anch’egli per Sanremo durante la sua carriera.

Questa stagione è partita con il piglio giusto nel Kansas City Royals, franchigia della Major League Baseball.

Un ritorno nel campionato a stelle e strisce dopo la parentesi del 2015 proprio con i Royals. Attualmente, con la franchigia campione MLB nel 2015, Liddi si sta confrontando con il resto del vivaio per ottenere un posto da titolare in squadra. Nelle prime apparizioni, la terza base sanremese c’è riuscito tanto da ben figurare nei match con colpi da fuoriclasse.

A Kansas trova un altro italiano di prospettiva l’azzurro Marten Gasparini, prossimo alla sua quinta stagione fra i professionisti.
Il bilancio in MLB del sanremese Liddi è di 61 partite (208 media battuta, 6 fuoricampo, 16 punti battuti a casa, 15 punti segnati, 13 basi su ball, 73 strikeouts subiti e 3 basi rubate), spalmate fra il 2011 e il 2013 con i Seattle Mariners.

Liddi, inoltre, è in pianta stabile all’interno della nazionale italiana di baseball, di cui è sicuramente uno dei pezzi più pregiati.