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Fatale è stata la sconfitta in trasferta al Parco dei Principi di Parigi. Carlo Ancelotti è stato esonerato dalla panchina tedesca del Bayern Monaco dopo poco più di un anno.

In effetti manca solo l’ufficialità del club, ma oramai la decisione sarebbe più che definitiva.

Gli ingranaggi con la squadra iniziavano ad andare a intermittenza da qualche settimana e ciò lo si era notato anche in campionato. In effetti, i bavaresi, durante le ultime due uscite in Bundesliga, hanno raccolto la miseria di un punto: sconfitta in trasferta contro l’Hoffenheim  e pareggio contro il Wolfsburg all’Allianz Arena per 2-2.

Neymar e compagni, nella seconda gara del girone di Champions, hanno fatto sì che la società bavarese optasse per questa decisione.

Dopo il ko europeo, infatti, la società tedesca, capeggiata dal presidente Rumenigge, ha deciso di riunirsi per un vertice d’emergenza, al fine di trovare la giusta strategia. Mister Ancelotti ha prima pensato alle dimissioni, ma alla fine le parti hanno convenuto per un esonero precoce, prima di Natale, cosa che al Bayern non accadeva dal 1991, quando fu Jupp Heynckes ad essere mandato a casa dopo un pessimo inizio di stagione.

Ad Ancelotti, oltre allo scarso rendimento in campo, è stato difficile reggere i comportamenti all’interno dello spogliatoio, situazioni che il tecnico di Reggiolo è sempre riuscito a gestire nei grandi club in cui allenato. Le frizioni con Robben, infatti, vanno ad aggiungersi a quelle recenti con Ribery, Lewandowski e Muller. I senatori della squadra, non proprio gli ultimi arrivati. Una spaccatura non risanata dentro e fuori dal campo.

Proprio il numero 10 olandese al termine del match aveva espresso il disappunto per la sua assenza tra gli undici titolari e della disfatta bavarese a Parigi:

Meglio non commentare le scelte, ogni parola detta in più sarebbe di troppo!

Dopo la vittoria di un Meisterschale e di due Supercoppa di Germania (l’ultima ottenuta all’inizio di questa stagione ai danni del Borussia Dortmund)l’avventura di Carlo Ancelotti in Baviera è giunta al capolinea.

Intanto è partito già il toto allenatore per sostituire il tecnico emiliano. Per ora la squadra è stata affidata al vice di Carletto, Willy Sagnol, ma la vera candidatura alla successione del tecnico italiano sarebbe Thomas Tuchel, ex allenatore del Dortmund.

Situazione simile a quella di Ancelotti, la sta vivendo Andrea Stramaccioni a Praga. Al quarto posto a dieci punti dal primo, l’allenatore dello Sparta non se la passa benissimo e già i tifosi gli hanno dato il ben servito.

Meglio va sicuramente ad Antonio Conte al Chelsea e a Claudio Ranieri che, dopo una partenza a singhiozzo, è riuscito a trovare i giusti equilibri a Nantes.

In Liga è appena sbarcato Gianni De Biasi che, dopo l’esperienza come ct dell’Albania, ha accettato l’incarico difficile all’Alaves, squadra ferma ancora a 0 punti dopo sei partite. Sarà un vero e proprio miracolo riuscire a salvare la squadra basca.

In Russia, è tornato a dominare lo Zenit San Pietroburgo grazie alla guida tecnica di Roberto Mancini, mentre lo Spartak Mosca di Carrera deve gestire bene il doppio impegno campionatoChampions League.

Fabio Cannavaro in Cina è quarto con il suo Tianjin Quanjian a pochi punti dal terzo posto.

Difficile la vita di un allenatore italiano all’estero.

Dario Sette

Per un calciatore di qualsiasi categoria o nazione, i fischi fanno parte di un contesto molto presente nei rettangoli di gioco.
È una forma di contestazione frequente da parte dei tifosi, soprattutto in periodo di crisi di risultati o di scarsità di gioco. I fischi sono sovente rivolti anche ai calciatori cosiddetti “traditori”, un esempio recentissimo può essere Higuain, passato dal Napoli alla Juventus con tanti rumors; è successo a Ronaldo il fenomeno, trasferitosi al Milan dopo gli anni trascorsi all’Inter.

Negli ultimi tempi fortissimi fischi sono rivolti ad alcuni calciatori quando indossano la maglia della propria Nazionale. Mugugni e critiche non per la scarsità d’impegno in campo ma disapprovazioni legati proprio al fatto di indossare quella specifica maglia.

Un caso molto attuale è legato all’attaccante tedesco, Timo Werner. La punta centrale della nazionale tedesca, con ben sei reti realizzate nelle ultime cinque apparizioni con la nazionale tedesca, viene puntualmente punzecchiato dai supporters tedeschi non appena entra in campo. Il motivo? Semplice. Il giovane calciatore classe ’96 è reo di essersi trasferito nel RasenBall Lipsia dallo Stoccarda. Il RB Lipsia è una delle squadre più odiate di Germania per via della proprietà del club in mano alla Red Bull. È una squadra che, per i puristi del calcio tedesco, non rappresenta l’integrità del calcio tedesco. Werner ha preso la decisione di lasciare lo Stoccarda (la squadra della sua città) nel 2016 per accasarsi nel club più odiato del Paese.

Sorte simile è capitata al brasiliano ma con passaporto spagnolo, Diego Costa. L’attuale attaccante del Chelsea, dopo le strabilianti stagioni a Madrid sponda Atletico, dinanzi al bivio nazionale Brasile – Spagna, ha scelto di accasarsi  con le Furie Rosse. Le prestazioni poco esaltanti non hanno certo aiutato il bomber a trovare feeling con la nazionale iberica e i suoi ex tifosi brasiliani ci hanno riso su. In effetti, sin dalle prime apparizioni, Diego Costa è stato sommerso di fischi da parte dei tifosi brasiliani sugli spalti oltre che da insulti con l’invito di starsene in Spagna e rinnegare le sue origini.

Anche per un calciatore della nazionale italiana c’è stato un caso di questo genere. Il protagonista in questione è l’italobrasiliano, Thiago Motta. Durante il Mondiale 2014 in Brasile è stato letteralmente immerso di fischi da parte dei suoi ex connazionali. Il centrocampista del Paris Saint Germain non ha mai rivolto parole velenose nei confronti del suo paese natio, semplicemente ha più volte sottolineato di sentirsi italiano e quindi onorato di indossare la maglia azzurra. I fischi non l’hanno colpito più di tanto, “Mi sento italiano e quindi va bene!”, ha ribadito più volte Motta.

 

Italia – Germania è da sempre una partita di calcio diversa dalle altre. Storicamente la Nazionale azzurra ha dato filo da torcere ai tedeschi che, in rare volte, sono riusciti a batterci.

Tuttavia negli anni la rivalità calcistica si è trasformata, tanto che molti calciatori italiani hanno deciso di trasferirsi in club della Bundesliga. In passato il primo grande trasferimento fu quello di Ruggiero Rizzitelli, che fu acquistato nel 1996 dal Bayern Monaco guidato da Trapattoni. Nella storia più recente, inevce, ci sono stati i passaggi del bomber Toni e Immobile e dei difensori Barzagli, Zaccardo e Oddo.

Nella stagione appena partita, sono diversi gli italiani che stanno prendendo parte a questa Bundesliga 2017/2018.

Simbolo dell’Italia in Germania attualmente è Carlo Ancelotti. L’allenatore italiano è uno dei più vincenti della storia calcistica europea. Il mister è sicuramente l’orgoglio sportivo nostrano in terra tedesca.
Tuttavia, ma come ora il numero degli italiani è aumentato, sia in campo che in panchina. L’ex allenatore di Milan, Chelsea, PSG e Real Madrid è pronto per un’altra stagione esaltante con l’obiettivo di vincere un’altra Champions League (sarebbe la terza personale).

Proseguendo dalla panca, dopo il grande Ancelotti, ha ottenuto il ruolo di mister dello Schalke 04: l’italiano Domenico Tedesco. Figlio di emigrati calabresi, il giovane tecnico è già partito alla grande con i Knappen. Mister Tedesco è alla sua prima esperienza in Bundesliga dopo la breve ma felice parentesi in Zweite Liga con l’Aue Erzgebirge. Salvezza ottenuta in largo anticipo e chiamata dal club di Gelsenkirchen.

Werder Brema e Mainz hanno voluto affidare la propria difesa agli italiani. L’ex capitano della primavera interista, Luca Caldirola, dal 2013 è a Brema, dopo che il club milanese ha deciso di non puntare su di lui. La scorsa stagione è andato in prestito allo Darmstadt, dove ha disputato tutte le gare di campionato. Quest’anno il centrale lombardo proverà ad aiutare la squadra a disputare un campionato migliore rispetto alle ultime stagioni.

Stessa sorte anche per un altro ex interista Primavera. Il terzino destro classe ‘90, Giulio Donati, si è accasato lo scorso anno con la maglia del Magonza, dopo aver trascorso tre stagioni nel Bayer Leverkusen. Terzino di spinta, Donati si è ben messo in mostra in Bundesliga, tanto da essere apprezzato da tifosi e appassionati di calcio. L’obiettivo di giocatore e club è quello di riscattarsi da un’annata così così chiusasi con un insolito 15esimo posto in classifica.

Di spinta e di sostanza è anche un altro italiano che però è cresciuto in Germania. Stiamo parlando di Vincenzo Grifo, ala e mezzala sinistra del Borussia Mönchengladbach, classe 1993. Originario della Sicilia, Grifo è cresciuto a Pforzheim, tira i primi calci al pallone nella sua città natale prima di trasferirsi alle giovanili del Karlsruhe.  Il debutto in Bundes avviene nel 2012 con la maglia dell’Hoffenheim. In questa finestra di mercato estiva è arrivata la chiamata dal Gladbach.

Di talento e di forza è anche Daniel Caligiuri. L’esterno offensivo dello Schalke 04 ha disputato grandi stagioni nel Wolfsburg tanto da far pensare una sua convocazione nella nazionale azzurra. Il ct Ventura sta valutando l’idea, in passato anche Conte l’ha convocato per un stage in vista di Euro 2016. Ala destra dotata di ottimi piedi, pronti a sfornare assist per i compagni.

Discorso a parte bisogna fare per i cosiddetti “oriundi”. In Bundesliga ci sono molti calciatori con origine italiana, magari nonni o bisnonni. Tedeschi con passaporto italiano sono Diego Demme e Marco Terrazzino, mentre Franco Di Santo, David Abraham e Filipe sono sudamericani.

Diego Demme del Lipsia e Marco Terrazzino del Friburgo hanno origine italiane di famiglie che si sono trasferite in Germania nel dopoguerra per trovare fortuna e lavoro. I due calciatori hanno esordito con la maglia della nazionale tedesca e pertanto non possono più prendere parte alla selezione azzurra.

Di Santo (Schalke 04), Abraham (Eintracht Francoforte) e Filipe (Hannover 96) sono sudamericani che hanno passaporto italiano per via di avi remoti.

Dario Sette

Un’amichevole dal sapore di partita europea di Champions League quella tra Inter e Schalke 04 valida per l’International Champions Cup 2017 in Asia. La gara si è chiusa con un pareggio 1-1. Al vantaggio iniziale dell’italotedesco Caligiuri, ha risposto Murillo con un bel tiro dalla distanza.

Nonostante sia stata una partita estiva è stato un match speciale per il neotecnico dei Knappen, Domenico Tedesco. Il mister che si è seduto sulla panchina dello Schalke è un 31enne italiano che, per la prima volta, seppur in amichevole, si è trovato di fronte proprio una squadra italiana.

Il suo anagrafe è stato un po’ bizzarro dato che è italiano di origine ma Tedesco di cognome e d’adozione. La storia personale dell’allenatore è ovviamente caratteristica di tutta quella gente che decide di partire dall’Italia per trovare più fortuna all’estero, soprattutto in Germania. La famiglia Tedesco è stata una di queste.
I genitori, infatti, decidono di lasciare Rossano Calabro (Cs) per la Germania per avere una stabilità economica e lavorativa migliore. Il piccolo Domenico di soli due anni si trova subito catapultato in un’altra realtà ben diversa dalla regione meridionale.

Secondo il quotidiano Stuttgarter Zeitung, la sua famiglia si era trasferita dalle parti di Esslingen, a pochi chilometri da Stoccarda, per ricongiungersi col padre, che aveva trovato lavoro come stampatore per un quotidiano locale, Esslinger Zeitung.
Proprio nello stesso giornale, Domenico ottiene un periodo di stage nella redazione sportiva.

In effetti contemporaneamente alla vita scolastica, Domenico dedica il suo tempo libero al mondo dello sport e del calcio. Da giovanissimo gioca in piccole rappresentative calcistiche ma non ha mai esordito a livello professionistico. Pian pianino nella sua mente si presenta l’idea lasciare il scarpe con i tacchetti per tenersi più a bordo campo e sedersi in panchina.

Alternando lavoro e hobby, mr Tedesco prende in mano alcune squadre di ragazzi sino a raggiungere il settore giovanile dello Stoccarda, ad allenare i ragazzi dell’Under 17. Proprio a Stoccarda Domenico lavora come ingegnere nella casa automobilistica Mercedes Benz. Dopo alcuni anni e con l’avanzare sempre più incalzante dell’attività sportiva, decide di lasciare l’azienda d’auto per buttarsi a capofitto con il calcio.

L’esperienza a Stoccarda dura fino al 2015, dopodiché viene chiamato all’Hoffenheim prima tra i ragazzini e poi all’Under 19. Intanto decide di prendere (con il massimo dei voti) il patentino necessario ad allenare una squadra pro.

Domenico Tedesco, però, non sapeva che prima o poi sarebbe arrivata la grande occasione, che,  puntualmente arriva l’8 marzo 2017. La società dell’Aue Erzgebirge militante in Zweite Liga (seconda divisione del campionato tedesco) lo chiama affidandogli il compito di portare il club alla salvezza.
Sebbene la situazione della squadra fosse deficitaria, in undici partite mr Tedesco (alla sua prima esperienza da professionista) riesce a conquistare la bellezza di venti punti centrando salvezza con lo stupore di tutti.

L’ascesa dell’allenatore di origine calabrese però non finisce qui. A puntare su di lui e sul suo talento è lo Schalke 04. Lo storico club di Gelsenkirchen decide di affidargli la panchina per sostituire Markus Weinzierl. Quest’anno il club non disputerà nessuna competizione europea e per questo motivo si punterà a fare bene in Bundesliga e in DFB Pokal (la coppa di Germania). Un’emozione per mr Tedesco sarà sicuramente l’esordio in casa alla Veltins-Arena contro il Lipsia e il derby della Ruhr contro il Borussia Dortmund.

Dario Sette

La stagione calcistica da poco conclusasi è stata abbastanza positiva per gli allenatori di calcio italiani sparsi in tutta Europa e in tutto il mondo. Se Ancelotti e Conte hanno trionfato in campionati blasonati come Bundesliga e Premier League, c’è chi ha alzato la coppa nazionale maltese dopo oltre vent’anni di digiuno.

In Italia lo ricordano come un capitano dal grande cuore e centrocampista grintoso. Ma da quest’anno è arrivato il primo successo da allenatore per, Giovanni Tedesco, sulla panchina isolana del Floriana Fc.

Il tecnico palermitano ha infatti vinto la coppa nazionale di Malta la “Maltese FA Trophy” contro lo Sliema per 2-0 (reti di Borg e Ruiz) e quindi conseguente qualificazione ai preliminari di Europa League.

C’è molta Italia all’interno dell’organico della squadra maltese. Infatti, oltre al mister Tedesco, ben cinque sono i calciatori italiani che vestono la maglia biancoverde del Floriana Football Club. Su tutti la presenza del bomber Mario Fontanella che, con i suoi 18 gol stagionali, ha contribuito al successo della squadra.

Da sottolineare anche il fatto che la società è in mano a proprietà italiana. Il presidente è Riccardo Gaucci, figlio del più famoso Luciano, ex storico presidente del Perugia e noto soprattutto per le vicende giudiziarie. Lo stesso Riccardo nel novembre 2011 è stato assolto dall’accusa di appropriazione indebita.

Nel 2014, anno dell’acquisizione del club da parte di Gaucci, viene nominato allenatore Giovanni Tedesco, cuore palermitano e storica bandiera perugina che, sotto un vero e proprio diluvio, l’ultima gara della stagione 2000 fermò la Juventus di Ancelotti  consegnando lo Scudetto alla Lazio di Eriksson.

Dopo una prima stagione seduto sulla panchina biancoverde (quinto posto raggiunto) si trasferisce al Birkirkara, altra società maltese, con cui disputa i preliminari di Europa League, venendo eliminato dal West Ham.

Dopo l’esperienza maltese torna sull’isola dov’è nato: la Sicilia. A Palermo ottiene un ruolo prima di allenatore ad interim e poi come vice e come collaboratore tecnico.

Nel 2016 decide di ritornare a Malta per riabbracciare il progetto del Floriana Fc di Gaucci. Il piano è quello di tornare al successo dopo anni bui. La società, infatti, ha vinto un trofeo storico dato che dal 1994 non si portava a casa qualcosa di concreto.
Ora mister Tedesco si gode i festeggiamenti con un occhio rivolto alla prossima stagione concentrandosi in primis in vista della partita per l’Europa League e magari cercare di giocarsela appieno e raggiungere la tanto desiderata fase a gironi.

Dario Sette

 

Con i suoi sei gol e dieci assist Kerem Demirbay è stato tra i trascinatori che hanno portato il sorprendente Hoffenheim, in Bundesliga, a giocarsi l’accesso alla prossima Champions League. Il fantasista numero 13, però, si trova ora al centro di un intricato e spinoso caso diplomatico che coinvolge le Federazioni calcistiche di Turchia e Germania.

Nella giornata di mercoledì 17 maggio, il commissario tecnico della Nazionale campione del mondo, Joachim Löw , ha diramato le convocazioni per la prossima Confederations Cup che si giocherà in Russia a partire dal 17 giugno; una formazione “sperimentale”, nella quale non figurano Neuer, Hummels, Khedira o Muller, ma, per esempio, proprio Demirbay, al suo debutto nella Nazionale maggiore tedesca.

Dov’è l’intoppo? Semplicemente il ragazzo 23enne avrebbe ammesso, inizialmente, di preferire la Nazionale turca. E a conferma, c’è un documento, datato solo 15 maggio, scritto e firmato dallo stesso Kerem.
Nelle lettera inviata alla Fifa, infatti, si legge:

Ho già giocato con la Nazionale tedesca, ma a partire da adesso, vorrei giocare con la Nazionale turca. La mia famiglia viene dalla Turchia e io mi sento turco. E’ molto importante per me giocare per la mia Nazione…Capisco l’impatto di questo cambiamento e sono consapevole che questo cambiamento sarà definitivo

 

Sembra, dunque, che la decisione di Demirbay sia maturata solo nell’arco delle ultime 48 ore, lasciando sbigottito lo stesso Fatih Terim, ct turco, che era pronto a convocarlo per il match del prossimo 11 giugno contro il Kosovo. Lo stesso Terim aveva parlato con il consulente familiare confermando quanto scritto nella lettera, poi il cambio repentino di decisione che ha spiazzato tutti.
Demirbay ha dichiarato di aver firmato la lettera con noncuranza, senza controllare scrupolosamente cosa era riportato. La sua intenzione era semplicemente capire se ci fosse stata la possibilità di giocare per la Turchia, ma senza decisione vincolante.

Così, mentre in Turchia lo scandalo è si propagato, Demirbay ha smontato il caso, ammettendo di aver fatto un passo indietro:

Ho cambiato decisione all’ultimo momento. Ho preferito la Germania alla Turchia. Per me è un grande onore: quando è arrivata la chiamata del ct Löw non ci credevo

Demirbay è nato a Herten, paese della Renania Settentrionale-Vestfalia, il tre giugno 1993 e ha la doppia cittadinanza turca-tedesca. Dal settembre 2011 al marzo 2013 ha giocato dodici partite di prova nelle giovanili della Turchia, destando ottima impressione, ma sprovvisto al tempo di passaporto turco, non ha giocato nessuna partita ufficiale.
E’ stato, invece, convocato da Horst Hrubesch, ct della Germania, per gli Europei Under 21 in Repubblica Ceca, dove però non è mai stato utilizzato nelle quattro partite del torneo.

Giovanni Sgobba

La sua carriera in Serie A è iniziata con l’etichettatura di eterno secondo, ma in oltre 20 anni di carriera mister Carlo Ancelotti ha sfatato qualsiasi mito diventando l’allenatore re d’Europa grazie alle conquiste dei titoli nazionali dei maggiori campionati europei: Italia, Francia, Inghilterra e Germania; e la decima Champions League del Real Madrid in Spagna.

Ancelotti, con il suo 19esimo titolo in bacheca, è diventato così il re Mida italiano: dove arriva lui, la sua squadra vince. L’ultimo successo in ordine cronologico è stato il Meisterschale in Bundesliga con il Bayern Monaco, avvenuta dopo la delusione per l’uscita dalla Champions League contro il Real Madrid.

Proprio in Spagna quando era allenatore dei blancos, mister Ancelotti non è riuscito a portare a casa la Liga; in compenso però ha avuto modo di ottenere la tanto desiderata quanto storica Décima Coppa dei Campioni.

Nella lista degli allenatori più vincenti della storia del calcio moderno europeo c’è sicuramente il suo nome. Uno sportivo che, dopo i successi con Milan e Roma da calciatore, ha avuto modo di ottenere tantissimi trionfi anche dalla panchina. In effetti, Carlo Magno  (come lo hanno definito alcuni media spagnoli durante la sua esperienza al Real), dopo le due Champions vinte da calciatore, ha avuto modo di alzare altre 3 volte la coppa dalle grandi orecchie: 2 col Milan (2003 e 2007) e una col Real Madrid nel 2014.

In bacheca però ci sono anche e soprattutto i campionati che ha vinto negli ultimi 20 anni.

Dopo un inizio di carriera positivo grazie al raggiungimento di uno inaspettato secondo posto con il Parma nella stagione 1996/97, Carletto subisce un calo dovuto anche alla sfortuna nei primi anni 2000 a Torino, sponda bianconera. Nella Juventus infatti, arriva con l’intento di fare bene e di vincere dopo gli anni trionfanti di Marcello Lippi. Le attese però non vengono ripagate perché nelle due stagioni alla guida della Vecchia Signora  non va oltre due secondi posti (1999/00 Scudetto alla Lazio e 2000/01 Scudetto alla Roma ed etichetta di “perdente di successo”.

In seguito all’esperienza negativa sulla panchina bianconera, nel 2001 Ancelotti si trasferisce al Milan. Nelle otto stagioni trascorse tra i rossoneri, l’allenatore di Reggiolo vince praticamente tutto, diventando anche  il secondo tecnico per numero di presenze della squadra milanese dopo Nereo Rocco. Unica amarezza in rossonero è l’amara sconfitta a Istanbul nella finale di Champions nel 2005 contro il Liverpool, vendicata due anni più tardi ad Atene.

Dal 2009 in poi il tecnico decide di provare esperienze all’estero. La prima avventura fuori dai confini italiani è la Premier League nel Chelsea post Mourinho e Hiddink. A Londra vince campionato, FA Cup e Community Shield. Nel maggio 2011, il presidente dei Blues, Roman Abramovich, in seguito a una stagione inferiore alle aspettative con un secondo posto in campionato e l’eliminazione in Champions League, decide di esonerarlo.

In seguito alla parentesi londinese, mister Ancelotti vola in Ligue 1 nel Paris Saint Germain del presidente Al-Khelaifi. Nella capitale francese riesce a riportare il titolo dopo quasi venti anni di digiuno. La stagione 2012/13 con la vittoria del terzo Hexagonal il Psg non si è più fermato diventando una macchina perfetta in campionato e una realtà concreta anche a livello europeo.

In Spagna nel Real Madrid post Mourinho ha il compito di cambiare totalmente filosofia di calcio rispetto a quella del portoghese e ci riesce. Seppur in Liga non ottiene nessun titolo (3° nel 2013/14 e 2° nel 2014/15) riesce a portare la decima Champions League nella capitale spagnola dopo 12 lunghi anni d’attesa.

L’ultima gioia per Carlo è la Germania. Dopo un anno sabbatico torna a sedere in panchina, nella squadra più titolata in Bundesliga. Con i bavaresi ottiene il suo 19esimo titolo personale e il 27esimo trionfo tedesco della storia del club in Bundes, il quinto di fila (anche questo è un record). La prossima stagione dovrebbe essere ancora a Monaco di Baviera ma chissà se in mente ha ancora altre terre da conquistare. Gli resta poco da esplorare, ma a Carlo Magno sa come e dove vincere.

Dario Sette