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Grande gioia e soddisfazione agli Europei di ciclismo su pista 2017 che si stanno svolgendo in Germania, nella città di Berlino.

Ieri, 19 ottobre, la squadra delle azzurre ha compiuto una vera e propria impresa, conquistando l’oro con un tempo record totale di 4’17”853.

Le protagonista di questa grande conquista sono Letizia Paternoster, Elisa Balsamo, Silvia Valsecchi e Tatiana Guderzo, che riescono a battere una Gran Bretagna molto combattiva che fino alla fine ha cercato di rubarle il primo posto nel podio.

Le aspettative e la fiducia nel quartetto italiano sono cominciate già dalla semifinale, quando l’avversaria da affrontare era la Polonia. In uno scontro decisivo dove l’Italia ha primeggiato quasi completamente, si registra la prima importante vittoria che fa volare direttamente in finale le nostre azzurre.

Con la Gran Bretagna la gara di inseguimento è stata sicuramente più complicata: le avversarie britanniche hanno dato del filo da torcere alle neo campionesse europee, che nella prima parte erano addirittura in svantaggio. Verso metà gara hanno tentato una rimonta che però non ha sortito l’effetto desiderato. Soltanto verso la fine, praticamente agli ultimi giri, lo slancio delle azzurre è stato determinante e porta l’Italia al comando fino al traguardo.

Incredule le avversarie britanniche sono costrette ad accettare la vittoria dell’Italia che viene incoronata regina d’Europa!

Per l’Italia è una doppia soddisfazione, perché oltre a trionfare con un oro, può vantarsi di aver stabilito anche il nuovo record mondiale italiano.

un quartetto vincente

Che dire, dunque, delle nostre vincitrici? La grande conferma è sicuramente Elisa Balsamo, che nonostante la sua giovanissima età, si ritrova già al suo secondo trofeo nell’inseguimento a squadre femminile. A distanza di un anno, eccola dunque a festeggiare nuovamente il titolo di campionessa d’Europa insieme alle sue compagne.

Silvia Valsecchi e Tatiana Guderzo insieme ad Elisa Balsamo si riconfermano, infatti, delle grandi cicliste che non intendono mollare il titolo di campionesse d’Europa, continuando a regalare all’Italia delle enormi soddisfazioni.

La new entry nel gruppo, rispetto all’anno precedente, è Letizia Paternoster, che riesce ad amalgamarsi benissimo con le altre e andare dritto verso la vittoria. Rappresenta un’altra giovane promessa del ciclismo che a soli 18 anni ha già conquistato dei titoli molto importanti come i 4 ori mondiali.

Edoardo Salvoldi, il commissario tecnico delle nazionali femminili di ciclismo, continua a collezionare successi. Poco prima dell’inizio degli Europei aveva espresso ai giornalisti tutta la sua fiducia e l’ottimismo che riponeva proprio nella squadra femminile formata da Paternoster, Balsamo, Valsecchi e Guderzo.

Non era difficile leggere tra le righe che aspirava al bis d’oro, ed eccolo accontentato! Come aveva previsto e sperato, non solo le azzurre hanno vinto, ma hanno anche registrato un nuovo record mondiale. Ed ecco cosa aveva detto proprio all’inizio delle gare europee:

Adesso ci concentriamo sull’Europeo, ma dal prossimo anno iniziamo a pensare in ottica olimpica

I suoi obiettivi sono ben precisi e dopo questo trionfo si guarda alle Olimpiadi di Tokyo 2020 con maggiore fiducia e maggiore concretezza.

Ottimo inizio per gli azzurri impegnati ai campionati europei di ciclismo su pista a Berlino, al via ieri con le qualificazioni dei quartetti donne e uomini.
Per le azzurre del CT Salvoldi un inizio davvero con il botto: loro il miglior tempo in qualifica, con il quale volano alla semifinale contro la Polonia. Non certo da meno gli azzurri del CT Villa, che con il secondo miglior tempo in qualifica accedono alla semifinale contro la Russia. Oggi per l’Italia sarà veramente da…cardiopalma!

Quartetto uomini 

I quattro “moschettieri” Liam Bertazzo, Filippo Ganna, Francesco Lamon e Michele Scartezzini hanno chiuso i tempi di qualifica in 3’58”720, registrando il secondo miglior tempo alle spalle della Francia (detentrice del titolo europeo nella disciplina olimpica) che ha chiuso il suo torneo in 3”58”060. Terzo tempo alla Russia (3’59”434). Per la Gran Bretagna, specialista nella disciplina, un 4’07 ed una caduta che è valsa la conclusione del torneo.

europei di ciclismo su pista

Gli azzurri sono scesi sulla pista di Berlino con grande determinazione, consapevoli del loro valore: quello già dimostrato ai Mondiali di Hong Kong con la conquista del bronzo iridato e con un argento della passata edizione continentale, conquistato in 3’58”871, proprio alle spalle della Francia.

Da metà gara in poi hanno acceso il gas e recuperato il ritardo accumulato. Un esordio che li ha visti in perfetta armonia con Ganna, l’iridato dell’inseguimento individuale nel 2016, che ha tirato sul finale, per oltre tre giri. Ben fatto per gli azzurri e con il pass in tasca guardano a domani, giovedì 19 ottobre (dalle 17.00), dove l’Italia affronterà al primo round, valido per l’accesso alla finale, la Russia.

Quartetto donne

Dopo l’oro conquistato nella passata edizione, il CT Salvoldi ha schierato al via una formazione inedita con le giovanissime Elisa Balsamo e Letizia Paternoster affiancate alle più esperte Silvia Valsecchi e Tatiana Guderzo. Inedita, certo, ma che non ha deluso! Scese sull’anello tedesco le azzurre hanno trovato subito la giusta sincronia in gara e hanno registrato il miglior tempo in qualifica 4’20”636, staccando la Gran Bretagna (secondo miglior tempo in 4’21”219) e la Germania, terzo tempo in 4’25”355. Quarto tempo per la Polonia (argento nel 2016) in 4’26”462 che sfiderà l’Italia nella semifinale di domani.

IL PROGRAMMA DI OGGI

(6 titoli)

17.00 – 18.40
Primo turno inseguimento a squadre maschile e femminile
Qualificazioni team sprint maschile e femminile

19.30 – 22.20
Primo turno team sprint maschile e femminile
Finale eliminazione donne
Finale scratch uomini
Finali inseguimento a squadre maschile e femminile
Finali team sprint maschile e femminile

Azzurri al via oltre agli azzurri del quartetto uomini e donne:
Maria Giulia Confalonieri – Eliminazione
Scratch Uomini – Francesco Lamon
Velocità a squadre Donne – Miriam Vece Elena Bissolati
Velocità a squadre uomini – nessun azzurro al via

Ieri 23 settembre si è conclusa la Maratona di Berlino, che ha incoronato unico vincitore il keniano Eliud Kipchoge. La sua performances è stata ottima e probabilmente se non fosse stato ostacolato dal tempo piovoso e dall’asfalto bagnato sarebbe riuscito anche a battere il record. Il giovane atleta ha tagliato il traguardo con un tempo di 2h 03’32”, che è un risultato eccezionale.

Il record attuale di 2h 02’57” che è stato totalizzato da un altro keniano, Dennis Kipruto Kimetto rimane, dunque, imbattuto dal 2014, sempre nella città tedesca.

Ma il trionfo di Kipchoge è stato comunque un gran successo: è riuscito a mantenere l’andatura e le energie per tutto il percorso, anche se in alcuni momenti sembrava fosse in difficoltà. Nonostante la grande vittoria nel suo viso al termine della gara si leggeva un po’ di delusione per non essere riuscito a centrare il suo obiettivo e battere il record.

Al secondo posto a gran sorpresa vince Guye Adola con un tempo di 2h 03’46”. Il giovane ha stupito tutti con la sua prestazione e nessuno si aspettava da lui un risultato così sorprendente. Possiamo dire che è stato la grande rivelazione di questa maratona di Berlino.
Grande delusione invece per gli atleti Wilson Kipsang e Kenenisa Bekele. Entrambi facevano parte della schiera dei favoriti insieme al vincitore Kipchoge, ma non sono riusciti a aggiudicarsi un posto importante nella classifica finale.

Il keniano Kipsang è stato costretto ad interrompere la gara in seguito ad una forte nausea, che lo ha costretto al ritiro dopo aver percorso 30 km. L’etiope Bekele, invece, ha forse accusato un improvviso e inaspettato calo di energie proprio nel bel mezzo della gara, che lo ha portato a rallentare l’andatura e di conseguenza a perdere ogni possibilità di arrivare tra le prime posizioni. Consapevole del gap si ritira poco dopo.
Fuori anche Sammy Kitwara, che come il keniano, lascia la gara dopo circa una trentina di chilometri.

Senza avversari temibili la corsa verso il traguardo di Kipchoge è proseguita in modo alquanto facile, con l’unica minaccia rappresentata dall’etiope Adola che non riesce comunque a raggiungerlo.

Nel gruppo femminile il trofeo va alla keniana Gladys Cherono, che ha totalizzato un tempo di 2h 20’23”, riconfermando il suo grande talento già affermato con la vittoria del 2015. Dopo un periodo di riposo forzato in seguito ad una frattura si temeva non fosse ancora in forze per gareggiare. I timori erano, però, infondati e l’atleta ha dimostrato a tutti quanto vale.

Una nota di merito va sicuramente anche all’azzurra Catherine Bertone, che raggiunge la sesta posizione, con un tempo di 2h 28’34”: un grande risultato per la categoria over 45. Peccato per un’altra italiana in gara, Anna Incerti, che per un problema di salute è stata costretta a ritirarsi.

Da un lato uno strapotere straboccante, intinto di pomposità e megalomania, la brama di far vedere a tutti la supremazia della razza ariana e della Germania nazista. Dall’altro un ragazzo di 23 anni, nero proveniente da una famiglia povera americana del Sud, durante gli anni difficili della depressione degli Stati Uniti.
Ancora, da un lato Adolf Hitler che vuole sfruttare l’eco di un evento sportivo magnifico come l’olimpiade per fare propaganda, dall’altro il ragazzo che eclisserà in quell’istante il Führer e che legherà il suo nome per sempre allo sport e alla narrazione dell’Olimpiade del 1936 a Berlino.

Jesse Owens, il velocista e lunghista statunitense che veniva dall’Alabama, capace di vincere quattro medaglie d’oro nella stessa edizione dei Giochi Olimpici. Nessuno come lui nell’atletica leggera. Un primato solo eguagliato dal connazionale Carl Lewis alle Olimpiadi di Los Angeles nel 1984.
Settimo di dieci figli di un agricoltore, nato il 12 settembre 1913, il suo vero nome era James Cleveland: si faceva chiamare J.C. che se letto all’inglese ha il suono “Geisi”. Da qui Jesse il passo è breve anche perché a causa del suo accento marcato, a scuola la maestra capì Jesse e iniziarono a chiamarlo tutti così.

Il legame che lega l’atleta statunitense alle Olimpiadi di Berlino è forte, viscerale e trascina con sé tante altre storie che inquadrano la difficile impresa di questo ragazzo. Il 3 agosto vinse i 100 metri, il 4 agosto il salto in lungo, il 5 agosto i 200 metri e il 9 agosto la staffetta 4×100. Owens, sazio di successi e non sapendo che era prossimo a stabilire un record storico, disse di rinunciare alla staffetta per lasciare il posto alle riserve che, secondo lui, meritavano un po’ di spazio e di gloria. «Giammai», dissero i dirigenti che spinsero per vederlo gareggiare.

Si è detto tanto del saluto-non saluto di Hitler al corridore americano: lui stesso ha smentito una cerca narrativa che vedeva il dittatore tedesco lasciare anticipatamente lo stadio per non dover stringere la mano al ragazzo nero. In realtà ciò non accadde. Ma fu un eroe senza patria: Owens, tornato in America, non ricevette l’omaggio del presidente Roosevelt, in un’epoca in cui vigeva la segregazione razziale in un momento di piena campagna elettorale.

Ma Jesse Owens è stato tanto altro, anche prima dell’Olimpiade. E se l’impresa berlinese è irripetibile e immortale quella del 25 maggio 1935 è davvero titanica. Nel giro di 45 minuti, al Big Ten meet di Ann Arbor, nel Michigan, Jesse stabilì tre record del mondo, eguagliandone un quarto: salto in lungo con la misura di 8,13 metri, 220 iarde piane in rettilineo (20″3), 220 iarde a ostacoli in rettilineo (22″6, primo uomo a scendere sotto i 23″), ed eguagliò quello delle 100 iarde (9″4). Ma non è tutto: fece anche i record delle 100 e delle 220 iarde, ma quelle sono distanze americane che non si corrono alle Olimpiadi.

I più grandi 45 minuti nella storia dello sport. Un record ogni 10 minuti circa di media. Sport Illustrated, ironizzando, ha scritto:

Per trovare una simile scala di successo bisogna percorrere il campo dell’arte e pensare a Mozart che in solo sei settimane ha composto le sue ultime tre sinfonie nell’estate del 1788 o di Shakespeare che scrive “Enrico V”, “Giulio Cesare” e “Come vi piace” nello stesso anno

Non è una leggenda, è tutto vero. Ma non solo: cinque giorni prima della competizione, Owens cadde dalle scale del suo dormitorio presso l’Ohio State University. E la stessa mattina de 25 maggio, la situazione non migliorò: secondo i documenti dell’epoca, i compagni lo aiutarono a scendere dalla macchina del team e, una volta arrivato allo stadio, il ragazzo di Alabama non riusciva nemmeno a piegarsi.
Poi si fece un bagno caldo di mezz’ora e corse verso il trionfo e la storia