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Era il 2005, 22 maggio per l’esattezza, e il film prossimo all’uscita da promuovere era “Star Wars – La vendetta dei Sith”. Una settimana prima la pellicola venne presentata al Festival di Cannes e, rimanendo sempre in Francia, George Lucas decise di organizzare una visione privata per gli ospiti vip del GP di Formula 1 più “stellare” che ci sia: Monaco, ovviamente. Ma a noi non interessa tanto questo, quanto quello che avvenne in pista…e anche nel paddock.

Una sponsorizzazione “ad hoc” con la scuderia più giovane e ambizioso del momento (che poi si rivelerà anche vincente), la Red Bull. E il risultato fu “cinematografico”:  livrea delle due monoposto personalizzate, ma anche pit-crew vestita da Stormtroopers, con tanto di Darth Vader responsabile della paletta stop&go, che per quel giorno fu, facile a dirlo, una spada laser.

La commistione sport e Guerre Stellari piace e le trovate si sprecano da nord a sud, da motori, palloni e via dicendo. Rimanendo sempre in pista, 12 anni dopo e siamo nel 2017, a Montecarlo la “Forza” era nuovamente presente, ma senza pomposità con grafiche jedi e truppe. Anzi, per festeggiare i 40 dall’uscita del primo fortunato film della saga, ci ha pensato la Renault con sobri adesivi sulla monoscocca e con tute personalizzate dei due piloti Nicolas Hülkenberg e Jolyon Palmer. Una ricorrenza tra l’altro speciale anche per la stessa scuderia francese che nello stesso 1977 fece debuttare in F1 la RS01 turbo.

Ma la celebre frase «Che la forza sia con te» non sempre porta bene. Chiedere al tennista Nova Djokovic che nell’ottobre del 2012, per Halloween, durante il Master di Parigi decise di fare il suo ingresso indossando la maschera di Darth Vader. Ma forse, in quella circostanza, sarebbe stato meglio indossare la maschera al termine del match per coprire il viso – immaginiamo – arrabbiato e deluso per la sconfitta sorprendente contro il suo rivale Sam Querrey.

In Australia, poi, la situazione è degenerata. L’ultimo film “Star Wars: gli ultimi Jedi” è uscito ufficialmente il 14 dicembre nei cinema australiani, ma la A-League, il massimo campionato di calcio, ha deciso di promuovere l’evento con trovate forse un po’ troppo azzardate. Il video ufficiale, infatti, mescola pezzi di trailer con musica che gasa assieme a giocatori e spezzoni di partita. Per i fan più temerari esiste anche un pallone ufficiale edizione limitata con la fisionomia di BB-8.

 

Il calcio, però, non è nuovo a queste contaminazioni provenienti da lontane galassie. Prendete i tifosi del  CSKA Sofia, per esempio:

 

Nel 2008, David Beckham provò a diventare un Clone trooper…più o meno. Diciamo che almeno il colore della divisa era azzeccato…

E siamo in America, patria di tutto questo, e dove, tra basket, hockey, baseball e football, la presenza di Star Wars è dilagante. Tra un Chewbecca tra gli spalti e un Darth Vader in cabina di regia per riprendere la partita in corso, lo sport a stelle e strisce non poteva essere immune da tutta questa mania. Crediamo possa bastare una foto ricordo di Magic Jonhson durante una partita di baseball tra i Mariners e i Los Angeles Dodgers.

Ma invece i protagonisti della saga fantascientifica più longeva della storia del cinema per quali squadre tifano? Ecco prendete Mark Hamill, alias Luke Skywalker. Bene da un giorno all’altro Twitter e stampa britannica sono letteralmente esplosi da una notizia virale: Hamill tifa Wolverhampton. Niente di tutto vero (inizialmente). Il motivo? Aveva messo un “like” a un tweet di un suo fan che gli chiedeva se gli piacessero i lupi (wolves in inglese – diminuitivo della squadra che attualmente militano in Championship).
Da qui un delirio contagioso prontamente smorzato dallo stesso attore.

Anche se alla fine…

Riponete (solo momentaneamente) il fazzoletto con cui vi siete asciugati le lacrime quando, due anni fa, l’Adidas annunciò l’interruzione della produzione delle celebri Predator. In questi giorni, infatti, la società di abbigliamento sportivo ha lanciato un’edizione limitata di una delle sue scarpe da calcio più iconiche, le Predator Precision.
Un modello appositamente reinventato per i calciatori di oggi, integrando le tecnologie adidas più all’avanguardia. Ma attenzione: la quantità è davvero limitata e le scapre sono disponibili sullo store online  e presso rivenditori selezionati dall’8 settembre.

 

 

In realtà, come detto, dopo 21 anni ai piedi dei più celebri calciatori, l’Adidas, due anni fa, aveva deciso di smettere con questa linea. Fu la stessa azienda tedesca a comunicarlo: «Il gioco del calcio è cambiato nel corso degli anni. Posizioni, tratti e caratteristiche che prima contavano, ora sono irrilevanti», si leggeva nella nota che confermava la decisione storica di non puntare più su questa linea. L’Adidas, infatti, presentò immediatamente due nuovi modelli, ACE15 e X15, ideati per rispondere all’evoluzione calcistica e indossate, per la prima volta, durante la finale di Champions League a Berlino, tra Juventus e Barcellona.

 

adidaspre3

 

Resa celebre tra gli anni novanta e duemila da giocatori quali David Beckam, Zinédine Zidane, Xavi, Steven Gerrard e Alessandro Del Piero, la gamma Predator fu lanciata nel 1994 proponendo una nuova caratteristica rivoluzionaria: eliminando il cuoio dalla zona del collo interno del piede e applicando strisce di gomma, era possibile aumentare la sensibilità e l’attrito tra il pallone e la scarpa, facilitando il controllo e la rotazione della sfera stessa.

 

 

Il modello, in realtà, seguì il progetto sviluppato da un ex calciatore australiano, Craig Johnston. Ritiratosi a soli 27 anni per assistere a sua sorella malata, l’ex centrocampista di Middlesbrough e Liverpool, divenne coach in alcune scuole australiane. Durante un allenamento, un ragazzo fece notare gli era impossibile controllare la palla perché, ironicamente disse, le sue scarpe erano realizzate con pelle di pipistrello e non di ping-pong. Johnston pensò, allora, di rimuovere la parte anteriore di una racchetta e attaccarla alla scarpa con un elastico.

 

 

La cosa funzionò e l’australiano iniziò il suo studio su differenti prototipi e modelli, ma inizialmente i suoi progetti furono bocciati da diverse ditte, tra le quali c’era anche l’Adidas. Craig, però, prima di abbandonare definitivamente, chiese a tre leggende del calcio tedesco, Franz Beckenbauer, Karl-Heinz Rummenigge e Paul Breitner, di realizzare un breve filmato per mettere in mostra le qualità della scarpa in condizioni proibite, come giocare sotto la neve. Gli addetti dell’Adidas furono i primi a convincersi dell’idea innovativa, così acquistarono il brevetto da Johnston.

 

 

Realizzati con pelle di canguro e seguendo uno stile cromatico semplice (chi può mai dimenticarsi la scarpa nera con qualche tocco di rosso e con tre strisce bianche ai lati!?), dal 1994 ad oggi, si sono succeduti 12 i modelli di Predator, con qualche variante per il rugby e versioni più economiche in pelle sintetica.
E sapete chi fu il primo giocatore a segnare una rete con queste scarpe? Il primo gol fu realizzato il 30 aprile 1994 da John Collins, giocatore del Celtic, che trasformò un calcio di punizione nell’1-1 contro il Rangers.

 

 

Le Predator non erano solo delle scarpe: erano un’era calcistica. Erano ai piedi di Zidane quando segnò quel gol stupendo in finale di Champions League contro il Leverkusen. Erano ai piedi di Beckham quando, con l’Inghilterra, realizzò il calcio di punizione nei minuti di recupero contro la Grecia per la qualificazione ai Mondiali del 2002. Ed erano ai piedi di Del Piero quando sbagliò, davanti alla porta, un gol in finale di Euro 2000 contro la Francia. In fondo, quell’era ci piaceva davvero tanto.