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barbara pozzobon

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Un intero paesino di 9mila abitanti a fare il tifo per la loro beniamina dall’altra parte del mondo. E lei, nonostante i pronostici sfavorevoli, riesce a vincere. E’ la storia di Barbara Pozzobon, 23 anni, di Maserada sul Piave (in provincia di Treviso) che, caparbiamente, si è voluta mettere in gioco nella maratona acquaticaSanta Fe – Coronda.
In cosa consiste? Ben 57 km da percorrere nuotando nelle acque del fiume argentino Coronda, prima tappa del Fina Open Water Swimming Grand Prix 2017. Una competizione estenuante e prestigiosa, giunta alla 43esima edizione, riconosciuta e ammirata sia per la sua difficoltà che per la sua tradizione: a seguirla, infatti, c’erano circa 100mila spettatori.

Quella di Barbara è un’autentica impresa: tra bracciate e crampi dolorosissimi, la nuotatrice tesserata alla società Usd Hydros ha sbaragliato la concorrenza delle altre 15 donne in gara, tagliando per prima il traguardo con un tempo di 8 ore 53’ 42’’. Un debutto da sogno alla prima apparizione in Coppa del mondo di gran fondo: nella storia della “Santa Fe – Coronda” è il primo successo di una nuotatrice azzurra.

E pensare che Barbara nemmeno doveva esserci: gli organizzatori, infatti, a causa delle numerose richieste di partecipazione, l’avevano inserita tra le riserve per dare spazio a chi, in passato, aveva già disputato una gara nella Coppa del mondo. Dopo il forfait di un’atleta e le pressioni della Federazione italiana che si è esposta come garante, la nuotatrice ha ottenuto il pass per la maratona.

Certo che il viaggio in Argentina costa, costa davvero tanto. Come fare? Ecco che dietro al trionfo sportivo c’è anche il successo umano di un paese che ha spinto per vederla gareggiare, tanto da finanziarle il viaggio.
Barbara si è rivolta a un paio di aziende che, poi, autonomamente hanno organizzato un colletta coinvolgendo praticamente ogni abitante di Maserada. Sono arrivati a mettere insieme circa 2mila euro, una cifra sufficiente per pagare parte delle spese.
Ma non è tutto: come una finale Mondiale di calcio, i più “scalmanati” hanno provato a seguire la gara in diretta streaming dal bar del paese. La connessione non era il massimo, ma l’entusiasmo, quello sì, c’era tutto.