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Applaudirlo per la giovane età, per la sfrontatezza e la sfacciataggine di ribaltare le regole e le convinzioni del buon costume del tennis, in uno dei più autorevoli scenari di questo sport. O fischiarlo o quanto meno criticarlo per lo stesso motivo?
Il cinque giugno 1989, durante il Roland Garros, il pubblico del Philippe Chatrier , almeno per qualche istante, tra incredulità e un briciolo di compiacimento, si ritrova dinanzi a questo bivio: agli occhi degli spettatori, sulla terra rossa parigina, nell’ottavo di finale si sta concretizzando una delle imprese sportive più astruse: da un lato il cecoslovacco Ivan Lendl, numero uno del mondo in quel momento e già vincitore di tre edizioni dello Slam parigino. Dall’altro l’artefice di questa memorabile pagina per il tennis: Michael Te-Pei Chang, sbarbato e timido statunitense di origini taiwanesi, di appena 17 anni e tre mesi.

Match da sbrigare in un giro di lancetta corta, avranno pensato in molti e, forse, lo stesso Lendl che, in maniera liscia e prevedibile, si porta due set a zero: un doppio 6-4 che bolla l’inevitabile abisso tecnico ma anche di esperienza tra il ragazzino e il campione.
Poi il calo di concentrazione e la mancata zampata per chiudere definitivamente i conti: così Chang, cogliendo qualche distrazione di troppo del rivale, riesce a strappare un set con il risultato di 6-3. “Sì, ok, Lendl adesso si rifà in un batter di ciglia”, avranno sussurrato tra gli spalti. “Starà tirando il fiato”, pensava gli altri. Michael Chang sembrava aver finito la benzina: l’apprezzabile tentativo tutto agonismo di uno spensierato diciassettenne che ci mette la foga oltre la logica per spingersi oltre i suoi limiti.

Crampi e altri acciacchi l’hanno, di fatto, messo quasi fuori da giochi. Quando tutti pensano al ritiro, Chang sapendo di essere spacciato e pure fisicamente compromesso inizia, così, a giocare stravolgendo il tennis in maniera sciatta, eretica, sciagurata: pallonetti per prender tempo e soprattutto il servizio da sotto. Roba che forse nemmeno i principianti alla prima lezione di tennis non fanno più.
Nella nobiltà francese, nel tempio della perfezione, sembra un attacco al sistema dalle sfumature grottesche e burlesche: Lendl si infastidisce, preso in giro, ma con logica che obbliga il campione a scendere sotto rete, lasciando a Chang il campo per tirare passanti vincenti. Una lunga serie e il quarto set vola sul 6-3 a favore di Chang.

(la serie di lob per prendere fiato e spazientire Lendl)

Il set decisivo, il quinto, si discosta dalla realtà per oltrepassare i limiti logici: lo statunitense utilizza tutti i mezzucci e gli espedienti psicologici per infuocare l’animo di Lendl che, smontando dalla sua compostezza, cede senza troppo bon-ton alle provocazioni: Chang abusa della pausa fisiologica e, tra uno stop e un altro, sbuccia avidamente banane su banane per assumere potassio e ridurre il rischio di crampi. Se questa pratica ci sembra consona nell’era moderna, va detto che lui è stato il primo tennista in assoluto a introdurre questa consuetudine.

(Lendl e Chang a fine partita)

Come prevedibile la storia del tennis passa dalla sua racchetta, anzi dall’assenza di logica con cui ha condotto tutto il match: sul 5-3 a favore di Chang, e con Lendl in battuta, il ragazzino si porta clamorosamente sul 15-40. Due match point da far tremare le gambe, da prendere fiato, darsi un paio di ceffoni in faccia per dire alla propria coscienza: “Non facciamo stupidaggini”. Ma la sua coscienza razionale era in ferie da diverse ore e, dopo un match estenuante durato ben 4 ore e 38 minuti, il cecoslovacco capitola.
Perché Chang trova ancora un modo di mozzare il fiato alla platea: sulla seconda di servizio di Lendl, il minorenne decide di giocarsi il punto avanzando a pochi centimetri dal rettangolo del servizio, scatenando definitivamente l’ira di Lendl che prima prova a chiedere rispetto per il regolamento (mossa consentita) e poi carica il servizio, ma lo ciabatta malamente contro la rete. La palla si adagia a fondo campo, mentre il pubblico esplode in un boato e Chang stramazza nella polvere.

(la battuta con il colpo da sotto, da prima lezione di tennis, e la ricezione sul servizio che gli dà la vittoria)

Michal Chang, in quell’occasione, vincerà il primo e unico torneo del Grande Slam della sua carriera, diventando il più giovane tennista a vincere il torneo parigino. Con un paio di banane, un colpo dal basso e tanta sfrontatezza.