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In Australia, nello slang sportivo e colloquiale, si è diffusa l’espressione “doing a Bradbury”, un modo ironico per parlare di una vittoria inattesa, al limite del miracolo e dell’impossibile. Chi interpella il divino, chi la buona sorta, ma dal 2002, Steven Bradbury, pattinatore professionista australiano di short track, è l’atleta a cui è legata la rimonta e l’impresa sportiva più bizzarra e assurda di sempre. Il simbolo di chi, nemmeno quotato tra i possibili vincitori, sorprese tutti (e, forse, anche se stesso). A metà tra lo scandalo, la truffa, la favola e il romanticismo.

Durante le Olimpiadi invernali di Salt Lake City, nel 2002, Bradbury vinse la medaglia d’oro nei 1000 metri semplicemente perché rimase in piedi per ultimo. Una serie di rocambolesche coincidenze gli garantirono non solo l’accesso, insperato, in finale, ma anche la possibilità di salire sul gradino più alto del podio.

Dopo aver vinto la propria batteria, infatti, arrivò terzo nei quarti di finale e venne eliminato perché nello short track accedono alla fase successiva solo i primi due. Ma il giapponese Naoya Tamura, arrivato secondo, a sette decimi avanti a lui, fu squalificato, dando così all’atleta australiano la possibilità di essere ripescato in semifinale.
Qui, come se non bastasse, avvenne qualcosa di ancor più insolito: Steven, ampiamente quinto e ultimo, era staccato dal gruppo quando mancava un giro al termine. A un tratto, il coreano Kim Dong-Sung, secondo, perse l’equilibrio e finì a terra e poco dopo, lungo il rettilineo finale, scivolò anche il giapponese Satoru Terao portandosi con sé il canadese Mathieu Turcotte. Incredibilmente, da ultimo, Bradbury si ritrovò a entrare in finale come secondo.

Sorte, caso e caos divennero, in buona sostanza, la strategia del pattinatore anche in finale: attendere in fondo al gruppo e sperare in un contatto e in una caduta. Sempre all’ultimo giro, dopo una gara tesissima e disputata sul minimo equilibrio nonostante la velocità del percorso, l’effetto domino tanto ambito arrivò, ormai, quasi inesorabilmente. Il cinese Li Jiajun inciampò dopo un contatto con l’americano Apolo Anton Ohno, primo in quel momento. Jiajun, nel cadere, toccò il pattino del coreano Ahn Hyun-Soo, che riuscì a rimanere in piedi solo per una frazione di secondo, prima di andare a sbattere contro l’americano. Tutti e due a terra, così, poco dopo, il canadese Mathieu Turcotte che arrivava dalle retrovie se li ritrovò davanti e non riuscì a scansarli. In un battito d’occhio, in meno di un secondo, Bradbury, passato indenne dalla mattanza sportiva, fu l’unico a emergere in piedi e a tagliare il traguardo. Medaglia d’oro, la prima nelle Olimpiadi invernali nella storia dell’Australia.

Nella beffa, nell’incredulità generale, la vittoria a sorpresa di Bradbury, forse, è un merito alla sua determinazione a non mollare mai: una promessa negli anni ’90 (vinse tre medaglie mondiali nei 5000 metri staffetta, un oro nel 1991, un bronzo ne 1993 e un argento nel 1994, oltre alla medaglia di bronzo alle Olimpiadi invernali di Lillehammer nel 1994), ma una carriera compromessa per un gravissimo infortunio.
A Montréal, nella Coppa del Mondo, subì una lacerazione profonda all’arteria femorale, causata dalla lama di un altro pattino; perse quattro litri di sangue, rischiava di morire e ci vollero 111 punti di sutura e 18 mesi di riabilitazione.  Nel 2000, un altro infortunio, frattura al collo, sembrava interrompere la sua carriera. Ma nonostante questo, nonostante fosse atleticamente lontano da buoni livelli, decise di partecipare ai Giochi del 2002.
In un’intervista disse:

Non ero sicuro se avessi dovuto festeggiare oppure andare a nascondermi in un angolo. Non ero certamente il più veloce, ma non penso di aver vinto la medaglia col minuto e mezzo della gara. L’ho vinta dopo un decennio di calvario

Le gare cominceranno a gennaio, ma si parla già tanto del Beach volley World Tour 2018, di cui sono state rese ufficialmente note le date del calendario.

E nel frattempo a Sydney gli azzurri sono in corsa per le qualificazioni e per il momento vanno avanti con grande soddisfazione per il nostro paese.

Le coppie azzurre che gareggiano sono Tiziano Andreatta e Andrea Abbiati e Matteo Galli ed Emanuele Monduzzi, che con grande determinazione stanno affrontando la competizione per arrivare al world tour.

Nel primo giorno di gare l’Italia può contare sull’ottima performances della coppia Andreatta/Abbiati e meno su quella Galli/Monduzzi.

È stato il Giappone finora a dare del filo da torcere ai nostri connazionali, che si sono prima battuti contro Shimizu/Tsuchiya e poi contro Hasegawa/Koshikawa. La prima coppia giapponese è stata battuta dagli azzurri con facilità, con un risultato netto di 21-11 nel primo set e di 21-15 nel secondo.

Passati al turno successivo si sono imbattuti contro l’altra coppia proveniente dal Giappone, molto più forte della prima. Ma i nostri azzurri hanno realizzato una vera e propria impresa, con una vittoria di 21-19 nel primo set e di 21-13 nel secondo. La prima parte del match è stata sicuramente più complicata per la coppia Andreatta/Abbiati, ma poi hanno acquisito un certo vantaggio che li ha condotti alla vittoria finale per 2-0.

Adesso possono dire di aver centrato la qualificazione nel tabellone principale del 2 stelle di Sydney.

Per l’altra coppia di italiani in corsa per le qualificazioni, Galli/Monduzzi, invece, nulla di fatto. Non riescono a superare il primo turno e sono sconfitti dalla coppia statunitense Wienckowski/Partain per 2-0. È giusto, però, spezzare una lancia in loro favore che hanno condotto una sfida non brillante anche a causa di problemi fisici che creavano delle difficoltà ad entrambi. Un pizzico di sfortuna ha poi avuto la sua parte: i due azzurri avrebbero dovuto gareggiare con un’altra coppia meno forte ma un cambiamento dell’ultimo minuto ha poi influito sul risultato finale.

Hanno, quindi, perso il primo set per 21-7 e poi hanno cercato la rimonta nel secondo ma senza risultato, perdendo per 21-16.

La coppia Galli/Monduzzi però, insieme ad Abbiati e Andreatta si confermano comunque come dei veri sportivi, che pur di partecipare alle qualificazioni hanno affrontato di tasca propria tutte le spese del viaggio in Australia, per passione e per amore dello sport. Peccato per la sconfitta, ma resta la soddisfazione di aver fatto il possibile per essere presente anche in questa competizione a rappresentare l’Italia.

C’è chi ai Mondiali non può partecipare per non essersi riuscito a qualificare e chi, invece, non andrà per scelta personale.

E’ il caso del ct dell’Australia, Ange Postecoglou, che ha deciso di rassegnare le dimissioni una settimana dopo avere staccato il biglietto – alla guida dei ‘socceroos’ – per Russia 2018. Una decisione che ha colto tutti di sorpresa, dopo il successo sull’Honduras nello spareggio intercontinentale.

Da quattro anni Postecoglou, vittorioso della Coppa d’Asia 2015, era alla guida della Nazionale australiana di calcio, che adesso dovrà affrontare i Mondiali con un’altra guida tecnica.

“Dopo una lunga riflessione ho deciso di concludere la mia avventura alla guida della Nazionale – ha dichiarato in conferenza stampa – Come ho detto altre volte, è stato il più grande privilegio della mia vita e probabilmente non il finale che avevo previsto quando abbiamo iniziato. Ma, al tempo stesso, so che è la decisione giusta per me. Ho speso troppo a livello mentale e nervoso, non me la sento di continuare – le parole che il ct dimissionario ha affidato al sito ufficiale della Federcalcio australiana.

L’Australia ha strappato la qualificazione dopo aver battuto allo spareggio l’Honduras: 0-0 in trasferta e 3-1 in casa. Da quattro anni Postecoglou, vittorioso della Coppa d’Asia 2015, era alla guida della Nazionale australiana di calcio, che adesso dovrà affrontare i Mondiali con un’altra guida tecnica.

È andato via dall’Italia con un po’ di amarezza, con la delusione per i tanti anni trascorsi ad Empoli, dov’era diventato il simbolo calcistico e con la tristezza di un uomo che lascia il suo paese dove è sempre voluto restare.

Parliamo dell’Italians, Massimo Maccarone che, da qualche mese è in Australia a migliaia di chilometri di distanza dalla Toscana, regione che lo ha accolto e cresciuto dal punto di vista calcistico.

Una retrocessione inaspettata del suo Empoli nella scorsa stagione ha rotto l’incantesimo che legava Big Mac alla provincia toscana. Di conseguenza al divorzio c’è stata l’idea di intraprendere un’esperienza diversa: continuare a giocare a calcio, ma farlo in un campionato differente da quello italiano.

La proposta del Brisbane Roar, squadra militante nell’Australian League, è stata allettante e l’ex punta azzurra ha accettato, nonostante le 38 primavere e il cambio vita.

Una cosa però è certa, Massimo Maccarone non ha smesso di fare quello che ha sempre fatto: gol. In effetti nelle prime 4 apparizioni nel nuovo campionato, il “novello” Big Mac ha già segnato tre volte tenendo a galla la sua squadra. L’esperienza ma anche la voglia di mettersi sempre alla prova, fanno di Maccarone un grande professionista e questo in Australia l’hanno già capito. La squadra e l’allenatore John Aloisi sanno di poter far affidamento sull’attaccante italiano e lo stesso bomber cercherà di continuare a far bene con la maglia dei “Leoni australiani”, al fine di far risalire la squadra in classifica.

In passato, Massimo Maccarone ha vestito la maglia del Middlesbrough in Premier League  tra il 2005 e il 2007. Un’esperienza non proprio positiva tanto che poi è rientrato in Italia (nello specifico in Toscana) e ha ripreso a fare gol prima a Siena e poi a Empoli.

Dario Sette

Si chiude definitivamente il cerchio delle Qualificazioni ai Mondiali di Russia 2018, con le due partite tra sudamericane e oceaniche.

A volare in Russia la prossima estate saranno anche il Perù  e Australia che, nella doppia sfida dello spareggio, hanno battuto Nuova Zelanda e Honduras.

Dopo il doppio 0-0 delle gara d’andata, spettacolo e gol nei match di ritorno. I Socceroos hanno chiuso con un secco 3-1 con reti realizzate tutte da calcio piazzato, mentre i peruviani hanno surclassato gli All Whites per 2-0. Ma andiamo con ordine.

All’ANZ Stadium di Sydney gli australiani centrano la quinta qualificazione alla fase di un Mondiale della sua storia. Nulla da fare per la nazionale Bicolor che, in Oceania ha messo in evidenza tutti i suoi limiti calcistici, cosa che nella gara d’andata non si erano tanto notati.

Protagonista indiscusso del match, il 33enne centrocampista dell’Aston Villa, Mile Jedinak, autore di tre reti, tutte nel secondo tempo e da calcio piazzato: la punizione che ha aperto il match e due calci di rigore.

Se il capitano Tim Cahill era stato l’uomo copertina che ha dato la possibilità ai “Canguri” di giocarsi il Mondiale ai playoff, Jerdinak è diventato l’eroe che ha permesso di stappare il pass per Russia 2018.

E ora sono disposti a conquistare il Mondo!

Storica è invece la qualificazione del Perù che, dopo 35 anni, tornano a disputare una fase finale di Coppa del Mondo. Risale infatti al Mondiale di Spagna 1982 l’ultima apparizione della Blanquirroja.

A permettere ciò sono state le reti segnate da Farfan e Ramos che hanno piegato i neozelandesi nella ribollente cornice dello stadio Nacional di Lima dopo il pareggio a reti inviolate dell’andata.

Con l’assenza del giocatore peruviano più importante, Paolo Guerrero, il ct Ricardo Gareca, si è affidato proprio ai due marcatori. Farfan ha segnato dopo una bella combinazione con Cueva e poi è scoppiato in lacrime dedicando il gol all’amico Guerrero. Ramos ha poi chiuso i conti con un guizzo su calcio d’angolo. Solo un tentativo per gli oceanici con Chris Wood a pochi minuti dal 90esimo.

Al fischio finale è partita la festa per i sudamericani che sognavano da anni una serata simile. Il Governo ha dato l’ok per la festa nazionale, infatti i festeggiamenti iniziati nella notte proseguiranno per tutta la giornata di oggi sia lungo le strade della capitale Lima ma in tutti i centri peruviani.

Non solo spareggi in Europa, questa notte si sono disputati i due incontri oltreoceano tra Nuova Zelanda – Perù e Honduras – Australia.

Entrambi i match sono terminati con un pareggio a reti bianche e quindi il tutto si deciderà nei 90 minuti finali della gara di ritorno.

A Wellington in Nuova Zelanda, i peruviani, privi di Guerrero, hanno provato a sbloccare il risultato in 2/3 occasioni, ma la retroguardia degli All Whites si è difesa più che bene e al 34esimo del primo tempo ha avuto anche una ghiotta occasione con l’attaccante Kosta Barbarouses che ha non ha centrato la porta all’interno dell’area piccola, sfiorando il palo.

Tutto da rifare in Perù, con una gara che si preannuncia caldissima anche dal punto di vista del pubblico.

Stesso risultato per 0-0 nell’altro incontro tra Honduras – Australia. Allo stadio honduregno Olímpico Metropolitano di San Pedro Sula, la favorita Australia non è riuscita ad abbattere il muro Bicolor. Partita molto nervosa con parecchi falli soprattutto da parte dei Socceroos. L’arbitro italiano Orsato, infatti, ha tirato fuori molti cartellini gialli. Il capitano australiano Tim Cahill non ha preso parte alla partita a causa di un infortunio.

Pass per il Mondiale da conquistarsi nella gara di ritorno in Australia all’ANZ Stadium di Sidney.

La grande sorpresa arriva dall’Africa dove il Senegal ha battuto il Sudafrica per 2-0 e ha strappato il pass per il Mondiale russo. Sarà la seconda partecipazione per il paese africano dopo il Mondiale di Corea del Sud – Giappone del 2002. Il match, dominato dai Leoni del Tengara, era il remake di quello annullato dalla Fifa. Nello specifico si è rigiocato il match del 12 novembre 2016 che la federazione mondiale ha cancellato, perché falsata dall’arbitro ghanese Lamptey, che aveva alterato volontariamente il risultato della partita e per questo poi radiato a vita.

Non solo Europa ma per andarsi a giocare il Mondiale di Russia 2018 ci sono ancora da definire i tre posti dei gironi africani e due playoff intercontinentali: Nuova Zelanda-Perù e Honduras-Australia.

Questi ultimi due match promettono molte scintille tra viaggi infiniti, resi più difficili dal fatto che si gioca a distanza di 4-5 giorni con 17-18 fusi orari di differenza. Honduras e Australia, rappresentanti di Centroamerica e Asia (calcisticamente), e Nuova Zelanda e Perù (Oceania e Sudamerica) hanno già iniziato un tour de force aereo, anticipato il più possibile per adattarsi ai fusi orari e costoso anche economicamente (tanto che peruviani e neozelandesi viaggeranno sullo stesso charter prima del ritorno).

La nazionale del Perù è stata scossa dal caso di José Paolo Guerrero, il quale è stato sospeso dopo essere risultato positivo alla cocaina al test antidoping. Proverà a difendersi ma sicuramente per il match d’andata non ci sarà. Al suo posto giocherà Raul Ruidiaz anche se salgono le quotazioni di Jefferson Farfan.

I neozelandesi dovranno combattere per poter strappare il terzo pass Mondiale dopo 1982 e 2010. Tuttavia il recupero in extremis della stella Chris Wood (7 gol in 6 partite nelle qualificazioni), il calore dei tifosi e il vento a favore potranno dare qualche chance in più.

Più bilanciata lo spareggio tra Honduras – Australia. I Socceroos avranno in Tim Cahill un sostegno soprattutto di spogliatoio. Il capitano che ha permesso agli australiani di giocarsi questo playoff ha subìto un infortunio, ma comunque ci sarà e potrà giocare anche qualche minuto.

I dubbi sono più che altro legati al luogo in cui il match verrà giocato: San Pedro Sula, la seconda città honduregna e una con il più altro tasso di criminalità al mondo. Il governo ha schierato un vero e proprio esercito, mentre la nazionale punterà sull’attaccante Eddie Hernandez, il quale giocherà con una maschera protettiva.

Nuova Zelanda-Perù: sabato 11, ore 4.15 (italiane) a Wellington, ritorno giovedì 16 alle 3.15 (italiane) a Lima.

Honduras-Australia: venerdì 10, ore 23 (italiane) a San Pedro Sula, ritorno mercoledì 15 alle 10 (italiane) a Sydney.

Per quanto riguarda il continente africano i gironi ancora aperti sono A, C e D.

Il gruppo A: Tunisia 13, RD Congo 10, Libia e Guinea 3. Sabato: Tunisia-Libia e RD Congo-Guinea. Ai tunisini basta un pareggio a Rades per staccare il biglietto per la Russia. La Repubblica Democratica del Congo deve affidarsi alla Libia e vincere.

Il gruppo C: Marocco 9, Costa d’Avorio 8, Gabon 5, Mali 3. Sabato: Costa d’Avorio-Marocco, Gabon-Mali. Conta solo il big match di Abidjan, con il Marocco di Renard che cerca la prima qualificazione dal 1998, contro la squadra più continua in Africa nell’ultimo decennio. Benatia in campo, ai marocchini basta non perdere.

Il gruppo D: Senegal 8, Burkina Faso 6, Capo Verde 6, Sudafrica 4: Venerdì Sudafrica-Senegal. Martedì 14: Senegal-Sudafrica e Burkina Faso-Capo Verde. In teoria sono ancora tutte in gara, la matassa si dipanerà dopo il replay di Sudafrica-Senegal, gara aggiustata dall’arbitro Tettey, poi radiato. Ultimo turno martedì, col “ritorno” in Senegal e “spareggio” fra seconde.

 

Siamo alla prima giornata del campionato australiano di calcio e, come spesso accade negli ultimi anni, ci sono alcuni giocatori italiani che ne prenderanno parte.

Tra questi c’è il centrocampista centrale Iacopo La Rocca, oramai trapiantato in Australia da 5 anni.

Durante l’esperienza oceanica il calciatore romano classe 1984 ha avuto modo di indossare tre maglie diverse di squadre militanti in A-League.

Ques’estate si trasferito nella capitale e giocherà per i Melbourne City, ma ha avuto modo di essere protagonista ad Adelalaide e a Sydney.

Come procede la permanenza in Australia? Come pensi che vada questa nuova stagione?

Quest’anno dobbiamo puntare a fare bene, abbiamo le potenzialità per essere davanti ma bisogna partire col piede giusto.
In Australia ho trovato una seconda casa. Ho ottenuto la cittadinanza e mia figlia è nata qui. Con mia moglie ci troviamo benissimo , peccato per la troppa distanza dall’Italia, da parenti e amici.

Com’è stato vincere il campionato australiano ad Adelaide, dove un altro italiano (Del Piero) non c’è riuscito?

Del Piero non ha avuto modo di vincere il campionato, ma la sua presenza ha portato un cambiamento radicale al calcio australiano, lui non è solo una leggenda per noi italiani ma in tutto il mondo.
Per me vincere il campionato è stato incredibile, un’atmosfera unica con lo stadio pieno. Per me, inoltre, c’è stata doppia soddisfazione perché abbiamo battuto la mia ex squadra, i Western Sydney.

Hai avuto modo di vincere anche la Champions Asiatica e poi partecipare anche al Mondiale per club, dove ha segnato il terzo gol di un italiano nel torneo, dopo Inzaghi e Nesta. Cos’hai provato?

Vincere la Champions League Asiatica con il Western Sydney Wanderers è stato qualcosa di inaspettato. In Australia nessuna squadra c’era mai riuscito. È stata una bella impresa soprattutto contro i colossi economici cinesi con budget illimitati. Partecipare poi al Mondiale per club in Marocco è stata una bella soddisfazione. Peccato aver perso ai tempi supplementari contro il Cruz Azul su un campo impraticabile.
Ho saputo solo dopo di essere insieme a Nesta ed Inzaghi tra gli unici italiani ad aver segnato in questa competizione due grandissimi campioni. Per me che sono romano e tifoso della Lazio, avere qualcosa che mi associa a Nesta mi rende molto orgoglioso.

Nel 2014 hai ottenuto anche il Joe Marston Medal.

Il Joe Marsten medal è una medaglia che assegnano al miglior giocatore della finale, è un importante riconoscimento ma avrei preferito senza dubbio vincere la finalissima, peccato aver perso ai tempi supplementari.

Come mai ha preso un aereo per l’Australia? Lo rifaresti?

Avevo un’offerta in Svizzera e in campionati dove non ero molto affascinato e convinto della proposta; poi il mio procuratore mi ha parlato di una squadra in Australia. Ci ho pensato, ma l’idea di andare a vivere in una delle città più belle del mondo Sydney, conoscere un nuovo Paese e una cultura differente mi ha convinto. Tuttavia è una scelta che rifarei, c’è meno stress rispetto alla Serie C italiana, dove se perdi un match sei subito contestato.

Hai avuto modo di giocare anche in Svizzera. Com’è andata?

La Svizzera è una nazione tranquilla molto simile all’Australia. Gli stadi sono bellissimi e ho un bel ricordo: la promozione nella serie A con il Bellinzona e l’aver giocato con Il Grassoppher, la squadra più titolata e una delle più forti elvetiche.

Sei cresciuto nella Lazio, senza mai esordire. Hai qualche rimpianto?

Ho giocato per 9 anni nelle giovanili dei biancocelesti  e non nascondo che certo mi sarebbe piaciuto giocare con la prima squadra.  La Lazio è la squadra per la quale faccio il tifo da bambino, ma sono comunque soddisfatto di quello che ho ottenuto e non ho nessun rimpianto.

Quando non ha gli allenamenti come trascorri il tempo libero?

Il tempo libero lo passo con mia moglie e mia figlia di 20 mesi. dedico il mio tempo alla mia famiglia. Siamo fortunati perché abitiamo vicino al mare e quindi ci concentriamo su ciò che è meglio per la piccola.

Dario Sette

L’Italia bronzo olimpico affronterà il Montenegro vice campione d’Europa nella finale per il quinto posto mondiale sabato alle 13.30.

Tutto facile contro l’Australia, già battuto 13-5 nella prima fase, quando servivano 10 gol di scarto per scavalcare l’Ungheria in testa al girone, passare ai quarti di finale e continuare il cammino dal lato buono del tabellone. Ritmi bassi, pochi falli gravi, break di 4-0 per il 4-2 del primo parziale, poi vantaggio gestito in pieno controllo (2-2 e 0-0 nelle frazioni centrali) sino all’8-4 conclusivo e l’Australia incapace di superare la difesa azzurra dal 4′ del secondo tempo.

mondiali di pallanuoto

In gol per l’Italia, che ha schierato Volarevic nei primi due tempi e Tempesti nei secondi, Figlioli e Di Fulvio, autori di una doppietta, Gitto, Presciutti, Bodegas, Aicardi.

Australia-Italia 4-8
Australia: Slade, Putt, George Ford, Kayes 1, Power, Edwards, Gilchrist 1, Younger, Andrew Ford, Fannon, Hollis 2, Brooks, Hrysanthos. All. Fatovic.
Italia: Tempesti, Di Fulvio 2, Gitto 1, Figlioli 2 (1 rig.), Presciutti 1, Mirarchi, Nora, Fondelli, Renzuto Iodice, Bodegas 1, Aicardi 1, Bertoli, Volarevic. All. Campagna.
Arbitri: Molnar (Hun) e Putnikovic (Srb).
Note: parziali 2-4, 2-2, 0-0, 0-2. Espulso con sostituzione Hollis (A) a 3’15 del quarto tempo. Superiorità numeriche: Australia 0/7, Italia 3/9. In porta Volarevic (I) dall’inizio, Tempesti dal terzo tempo. Spettatori 1000 circa.

Abbandonare  una città in cui hai lascito il segno per anni, dove i tifosi ti hanno amato e ti ricorderanno per sempre, non è una situazione semplice, ma quando un ciclo è finito è giusto che si vada via.

È l’epilogo di Massimo Maccarone, per tutti Big Mac, attaccante classe ’79 a Empoli. La punta, dopo l’ultimo campionato di Serie A con i toscani, chiusasi con la beffarda retrocessione all’ultima giornata, ha deciso di lasciare l’Italia per volare a migliaia di chilometri di distanza: l’Australia.

A quasi 38 anni l’ex numero 7 azzurro, uno dei più grandi goleador della squadra toscana con oltre 100 reti all’attivo in 280 presenze, ha optato per una scelta drastica, in grossa parte dovuta anche dalla società. Come si legge dalla lettera scritta dall’attaccante e indirizzata ai tifosi:

Giusta la rifondazione voluta dalla società, ma si doveva partire dai dirigenti!

Da qui appunto l’idea di cambiare Paese e calcio, così come è successo qualche anno fa ad Alex Del Piero dopo che non rinnovò il contratto con la Juventus. L’allora ex numero 10 bianconero si trasferì a Sydney, mentre Big Mac ha optato per Brisbane.
Gli arancioneri hanno fortemente voluto l’ex goleador empolese per riproporsi come una delle protagoniste principali del campionato di Australian League.

Ho trascorso gran parte della mia carriera a difendere questi colori, che oramai sento e ho stampati sulla pelle e avrei continuato a farlo anche a fine carriera dando il mio contributo per la crescita dei giovani.

Tono nostalgico ma anche un po’ polemico con una società che ha deciso di tagliarlo fuori.

La nuova avventura in Oceania però apre una nuova partentesi di vita per Big Mac, uno che ha già provato un’esperienza calcistica fuori dai confini nazionali.

Nel 2005, dopo due buonissima annate con l’Empoli in Serie B venne acquistato dagli inglesi del Middlesbrough squadra di Premier  League per una cifra pari a 13 milioni di euro.

L’esperienza inglese però non è stata certo una delle migliori per l’attaccante originario di Galliate (No). In effetti con i Boro non va oltre le 24 reti in 102 presenze, e quindi la decisione di ritornare in Italia dove la sua situazione calcistica personale è nettamente differente.

In Serie A, infatti, Maccarone non ha mai smesso di fare ciò che gli usciva meglio: segnare molti gol. A Siena e proprio a Empoli vive le sue migliori annate. La stagione 2015/16 con 13 reti contribuisce in maniera superlativa alla salvezza degli azzurri di mister Giampaolo.

Big Mac bene ha fatto anche con la maglia azzurra. Dopo quasi tutte le trafile, è nella Nazionale Under 21 che mostra il suo talento. Undici reti in 15 presenze con gli azzurrini e capocannoniere dell’Europeo di categoria del 2002 in Svizzera.

Ripartire non è semplice ma per uno che ha sempre tirato calci a un pallone non sarà del tutto complicato. Il suo sogno, a quasi 38 primavere, è fare bene in Australia, contribuendo con i suoi gol alla vittoria del campionato e magari festeggiando nuovamente così!

Dario Sette