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Per un calciatore di qualsiasi categoria o nazione, i fischi fanno parte di un contesto molto presente nei rettangoli di gioco.
È una forma di contestazione frequente da parte dei tifosi, soprattutto in periodo di crisi di risultati o di scarsità di gioco. I fischi sono sovente rivolti anche ai calciatori cosiddetti “traditori”, un esempio recentissimo può essere Higuain, passato dal Napoli alla Juventus con tanti rumors; è successo a Ronaldo il fenomeno, trasferitosi al Milan dopo gli anni trascorsi all’Inter.

Negli ultimi tempi fortissimi fischi sono rivolti ad alcuni calciatori quando indossano la maglia della propria Nazionale. Mugugni e critiche non per la scarsità d’impegno in campo ma disapprovazioni legati proprio al fatto di indossare quella specifica maglia.

Un caso molto attuale è legato all’attaccante tedesco, Timo Werner. La punta centrale della nazionale tedesca, con ben sei reti realizzate nelle ultime cinque apparizioni con la nazionale tedesca, viene puntualmente punzecchiato dai supporters tedeschi non appena entra in campo. Il motivo? Semplice. Il giovane calciatore classe ’96 è reo di essersi trasferito nel RasenBall Lipsia dallo Stoccarda. Il RB Lipsia è una delle squadre più odiate di Germania per via della proprietà del club in mano alla Red Bull. È una squadra che, per i puristi, non rappresenta l’integrità del calcio tedesco perché creata da zero, senza passato e tradizione. Insomma, di latta. Werner ha preso la decisione di lasciare lo Stoccarda (la squadra della sua città) nel 2016 per accasarsi nel club più odiato del Paese.

Paradossale, poi, sapere che il giovane attaccante soffre anche di un problema d’udito: sembra che il rumore e quindi anche frastuono degli stadi più caldi d’Europa gli crei fastidi fisici che non gli permettono di giocare. In Champions League, nel settembre 2017, il Lipsia ha giocato in trasferta contro il Besiktas, squadra turca con uno dei tifi più focosi. Wernen, nonostante abbia provato a giocare con i tappi alle orecchie, è stato sostituito per un malore che gli ha accusato problemi respiratori e di circolazione.

Ma i fischi non punzecchiano solo Timo. Sorte simile è capitata al brasiliano ma con passaporto spagnolo, Diego Costa. L’attuale attaccante del Chelsea, dopo le strabilianti stagioni a Madrid sponda Atletico, dinanzi al bivio nazionale Brasile – Spagna, ha scelto di accasarsi  con le Furie Rosse. Le prestazioni poco esaltanti non hanno certo aiutato il bomber a trovare feeling con la nazionale iberica e i suoi ex tifosi brasiliani ci hanno riso su. In effetti, sin dalle prime apparizioni, Diego Costa è stato sommerso di fischi da parte dei tifosi brasiliani sugli spalti oltre che da insulti con l’invito di starsene in Spagna e rinnegare le sue origini.

Anche per un calciatore della nazionale italiana c’è stato un caso di questo genere. Il protagonista in questione è l’italobrasiliano, Thiago Motta. Durante il Mondiale 2014 in Brasile è stato letteralmente immerso di fischi da parte dei suoi ex connazionali. Il centrocampista del Paris Saint Germain non ha mai rivolto parole velenose nei confronti del suo paese natio, semplicemente ha più volte sottolineato di sentirsi italiano e quindi onorato di indossare la maglia azzurra. I fischi non l’hanno colpito più di tanto, “Mi sento italiano e quindi va bene!”, ha ribadito più volte Motta.

Vi ricordate quando da ragazzini, nei primi pomeriggi caldi, il vostro amico vi citofonava per scendere a giocare a pallone e vostra madre vi obbligava a rimanere a casa per finire i compiti? «Bisogna prima pensare alla scuola, al dovere, poi avrai tempo di giocare», diceva. E se si andava a scuola calcio, la situazione era pressoché la stessa: mai dare priorità al calcio, «non metterti in testa di diventare un calciatore professionista!».

E i genitori non transigono, nemmeno quando hai un ottavo di Champions League da disputare. E’ la curiosa storia di Kai Havertz, ragazzo di appena 17 anni, centrocampista del Bayer Leverkusen, squadra di Bundesliga. Non propriamente un calcio amatoriale da campetto fangoso di periferia.
Eppure Kai ha l’esame di maturità che si avvicina sempre più, deve studiare e non perdere la concentrazione. Così, per il delicato ritorno di Champions League contro l’Atletico Madrid, in accordo con la società, ha preferito non partecipare alla trasferta per rimanere a casa e preparare gli esami.
La conferma è arrivata dal profilo Twitter della società tedesca con la lista dei giocatori indisponibili, ed è esilarante:

Oltre ai canonici assenti per infortunio e squalifica, si legge che Havertz non può prendere parte perché «ha importanti esami a scuola». A onor del vero, va comunque detto che l’impresa del Leverkusen di espugnare il Vicente Calderon era davvero tosta in partenza dopo aver perso miseramente 4-2 all’andata. E infatti, contro i colchoneros di Simeone, i ragazzi del neo arrivato Tayfun Korkut non sono andati oltre allo 0-0.

Havertz ha esordito in Bundesliga il 15 ottobre 2016 contro il Werder Brema, a 17 anni e 4 mesi, e ha scalato le gerarchie del centrocampo del Bayer Leverkusen in brevissimo tempo, collezionando 16 presente e quattro assist. Deve ancora compiere 18 anni, prova a vivere la vita di un normale adolescente, ma immaginatelo tra i compagni di classe: mentre loro guardano la Champions League in televisione, lui può dire di aver esordito, nella competizione europea più importante, il 2 novembre 2016 a Wembley, nella vittoria 0-1 contro il Tottenham della fase a gironi.

Ma, al momento, deve rimanere coi piedi per terra. Anzi, dietro alla scrivania per preparare l’esame di maturità, un traguardo essenziale e formativo nella vita di qualsiasi adolescente.

Alessio Cerci mentre i colchoneros affrontano il Barcellona è a spasso per Madrid con la moglie, la stessa che…

Nel 2014 dopo due anni incredibili al Torino viene acquistato dall’Atletico Madrid. La moglie Federica Riccardi posta: “Saluti Serie A noi ce ne andiamo nel calcio che conta”.

Domenica Cerci anzichè in campo (Atletico superato nel finale 2 a1 dal Barca) era con la bella Federica e il figlioletto Leonardo in passeggiata nel centro della capitale spagnola, lanciando tramite il suo profilo Instagram, al pari di un fashion blogger d’annata, una carrozzina per vip.

L’INIZIO DELL’incubo

Un italians pronto ad esplodere in una ribalta internazionale, che è invece imploso con le sole 6 presenze ed 1 gol al suo arrivo in terra iberica nel 2014. Anche in questo caso con un giallo social: l’attaccante esterno infatti, durante l’estate, si lasciò sfuggire un tweet che preannunciava il suo passaggio agli allora campioni di Spagna:

“Accordo raggiunto con l’Atletico. Ringrazio Torino e i suoi tifosi”. 

 

Il giorno successivo ritrattò: “Stavo giocando alla Playstation, qualcuno è entrato su Twitter e ha scritto una cosa falsa. Quel tweet non l’ho scritto io”.

15 giorni dopo firmò un triennale con l’Atletico.

La presentazione in pompa magna

A gennaio (2015) il ritorno nella tanto bistrattata Italia, al Milan. Ma in rossonero non incide. Perde anche la Nazionale. Nel maggio 2016 dopo la sconfitta col Bologna e le tante critiche (unite agli insulti) chiude i suoi account Facebook, Twitter, rendendo privato Instagram.

A gennaio (2016) il passaggio al Genoa, dove con 11 presenze e 4 gol riesce a dare qualche segnale di ripresa.

Ma è pur sempre in prestito dall’Atletico, e con un ingaggio importante. E’ probabilmente il suo ostacolo più grande, oltre ad un infortunio al ginocchio che gli pregiudica il passaggio al Bologna: non passa le visite mediche.

2,7 milioni di euro a stagione

Torna a Madrid, si cura, recupera, ma non gioca. Mai. Una sola breve apparizione in Coppa del Re in dicembre (primo turno): mezzora contro il Guijuelo. Non sembra nei radar del Cholo Simeone, neanche questa volta.

Cerci appare nella rosa presente nel sito internet dei colchoneros; è stato inserito dopo una settimana dalla fine del calciomercato: solo un caso?

A gennaio (2017) si fa avanti il Bologna, poi la Lazio, e anche il Granada; nulla di fatto, Cerci guadagna troppo nonostante la disponibilità a ridursi l’ingaggio.

Nel frattempo riappare nei social. Se ne va a spasso con moglie e figlio. E al Vicente Calderón non ci mette nemmeno più piede. Nè in campo, nè sugli spalti.

Che triste storia!