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1997

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L’unico a essere ancora in campo oggi come 20 anni fa è sempre lui, Gigi Buffon. L’unico precedente spareggio che l’Italia è stata costretta a disputare per ottenere il “pass di riserva” per andare a un Mondiale è stato 20 anni fa, contro la Russia. E per Gigi, appena 19enne, fu il suo esordio nella Nazionale dei grandi.
E proprio in terra siberiana la Nazionale vuole fare tappa nel prossimo giugno. Ma dopo la pesante sconfitta contro la Spagna che consegna alle Furie Rosse il prima consolidato del girone e vedendo sfumare la possibilità di un accesso diretto, il playoff rimane l’unica soluzione.

Due decenni fa, nella Qualificazione per Francia ’98, l’Italia fu inserita nel Girone 2 assieme a Inghilterra, Polonia, Georgia e Moldavia. I ragazzi di Cesare Maldini disputarono anche un buon torneo: sapevamo che gli inglesi erano i concorrenti diretti per acciuffare il primo posto che significava qualificazione diretta senza passare dagli insidiosi pareggi.
L’Italia chiuse a 18 punti, senza nemmeno una sconfitta, con 5 vittorie e tre pareggi, un solo gol subito e la memorabile vittoria a Wembley contro l’Inghilterra firmata dal guizzo dell’inglese Zola e dalla saracinesca umana Peruzzi. Ma non fu abbastanza: l’Inghilterra passò come prima avendo totalizzato 19 punti. Per gli azzurri fu fatale il pareggio in casa nello scontro diretto contro i Tre Leoni e, forse, ancor più i due 0-0 ottenuti in trasferta in Georgia e Polonia.

Archiviate, dunque, le speranze di qualificazione diretta, il sorteggio consegnò i russi all’Italia. All’andata, il 29 ottobre, a Mosca, gli azzurri si ritrovarono un campo innevato e ai limiti della praticabilità. C’era da portare a casa la pelle limitando i danni e provare a uscire sani e salvi dalla zuffa fangosa moscovita.
Buffon, alla mezz’ora, prese il posto di Pagliuca, Vieri al 49’ da buon ariete trafisse il portiere di casa, ma appena quattro minuti più tardi, una sfortunata autorete di Cannavaro rimise tutto in discussione. Risultato finale 1-1 e qualificazione che passa per Napoli, il 15 novembre. Fu Casiraghi, al 53’, spinto dall’euforia straripante del San Paolo a regalare la vittoria e il Mondiale all’Italia.

Vent’anni dopo, cosa ci aspetta?

Agli spareggi partecipano le otto migliori seconde dei nove gironi di qualificazioni. La peggior seconda, dunque, sarà esclusa. Al momento le Nazionali sarebbero: Portogallo, Svezia, una tra Ucraina e Croazia, Slovacchia, Irlanda del Nord, Irlanda e Grecia. L’Italia, grazie al coefficiente ranking verrà valutata come testa di serie e quindi eviterà le insidie e lo spauracchio che ha il volto di Cristiano Ronaldo (eviterebbe anche la Croazia o l’Ucraina).

I playoff da dentro o fuori verso Russia 2018 si giocheranno il 9/10 novembre per la partita di andata e il 13/14 novembre per il match di ritorno.

16 gennaio 1998. Per molti questa data gelida di inizio anno, forse, può non ricordare molto, ma per la Nazionale italiana di rugby, senza giri di parole, ha rappresentato una seconda nascita. O meglio, il passaggio dall’adolescenza, all’età adulta. Tra i grandi.
Quel giorno, infatti, a Parigi, il comitato del Cinque Nazioni, uno dei tornei più prestigiosi attorno alla palla ovale, decise di ammettere l’Italia al torneo a partire dal 2000. Cambio di nome con “Sei Nazioni” che, con l’entrata nel nuovo millennio, verrà apprezzato anche nella nostra penisola.

Il cammino dell’Italia nell’élite è stato lungo e tortuoso: ci sono state batoste, sconfitte, settori giovanili da organizzare, sport da promuovere assieme allo spirito fatto di lealtà e sudore. La Federugby ha seminato tanto nei decenni precedenti e, forse, è il 1997 l’anno in cui inizia a raccogliere i frutti. Tanti bei frutti.
Nel primo test-match di stagione, il 4 gennaio, gli Azzurri giocarono un brutto scherzo all’Irlanda. In casa loro, al Lansdowne Road di Dublino, gli irlandesi vennero piegati 37-29: l’Italia andò in meta per ben quattro volte, contro solo una degli avversari. Solo i calci piazzati, ridussero, il gap altrimenti notevole. Quel match, quel primo pezzo di impresa, come spesso capitava in quegli anni aveva un nome tutto esotico: Diego Domínguez, autore di 22 punti (una meta, quattro trasformazioni e tre piazzati) che trascinò i 15 azzurri dove brillarono anche Paolo Vaccari, con due mete, e Massimo Cuttitta, con una.

Il 22 marzo 1997, andò in scena la finale della Coppa Fira. Il Campionato europeo per Nazioni, nato nel 1936, per molti decenni ha rappresentato il più ambizioso e alto evento rugbystico nel Vecchio continente. Con l’esplosione del 6 Nazioni e l’uscita di Francia e Italia (che assieme a Galles, Inghilterra, Irlanda e Scozia, disputano appunto il torneo) la Coppa Fira è scesa di un gradino, trovando nella Georgia, l’attuale dominatrice.
Nel corso delle edizioni, la Francia, che ha il record di vittorie con 25 trofei su 30 partecipazioni, ha per lungo tempo inviato la rappresentativa “B”. Ma il 22 marzo 1997, nella finale tra Italia e Francia, i transalpini scesero con la squadra migliore, in quello che era a tutti gli effetti un test ufficiale.
Si giocò a Grenoble, allo stadio Lesdiguières, non a Parigi, al Parco dei Principi. E forse questa fu l’unica macchia, l’unico peccato di un giorno scolpito nella storia del rugby italiano.

L’Italia, andando contro pronostico, si impose con un 40-32 che a sei minuti dalla fine era ancora un 40-20, frutto di quattro mete di quattro marcatori diversi: Ivan Francescato, Paolo Vaccari, Julian Gardner e Giambattista Croci. Il piede di Diego Domínguez fece il resto, trasformando tra i pali tutte le mete e mettendo a segno anche quattro calci piazzati.
La meta di Croci, che di professione faceva il funzionario in banca, in particolare, frutto di un lavoro di squadra che coinvolse numerosi giocatori, è rimasta nella storia recente del rugby italiano come il momento di svolta di tutto il movimento. Quella fu la prima Coppa Fira alzata dall’Italia.

Sempre quell’anno, prima di Natale, a Bologna, l’Italia fece doppietta, sconfiggendo nuovamente l’Irlanda per 37-22. A gennaio 1998, invece, fu la Scozia a piegarsi per 25-22.
Il suggello perfetto per celebrare la decisione più importante per il rugby azzurro: il 16 gennaio 1998, l’Italia è tra i grandi.