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Francesco Calì, il primo “Italians” del calcio italiano

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16 maggio 1910. Al triplice fischio dell’arbitro i primi sorrisi, la gioia sui volti che allenta la stanchezza per la fatica in campo. Il risultato finale è 6-2.
È il debutto della nazionale italiana di calcio, e che debutto. Si parte con una sonora vittoria ai danni della Francia (prima storica rivale), Nazionale molto più esperta degli undici italiani che erano alla loro prima apparizione ufficiale con addosso il tricolore. All’Arena di Milano davanti a 4mila spettatori, a guidare quella formazione, il capitano Francesco Calì detto Franz, uno che faceva il terzino, ma all’occorrenza si adattava ovunque.  L’allenatore è Umberto Meazza, il marcatore più prolifico della partita è l’attaccante Pietro Lana, primo calciatore a realizzare una tripletta con la Nazionale di calcio.

Sono anni difficili dal punto di vista economico. La maglia utilizzata non è ancora quella azzurra, ma bianca. Si dice che per le prime partite si è scelto proprio la bianca per questioni di soldi (costava 7 centesimi in meno).
Il 28enne Calì (uno dei veterani di quell’Italia) proveniva dall’Andrea Doria, l’altra squadra di Genova. Tuttavia i primi calci al pallone gli ha dati quando non era in Italia, ma in Svizzera. Il giovane Franz vive a Zurigo ed è lì che muove i primi passi da calciatore tant’è che ad ora gli possiamo nostalgicamente attribuire l’etichetta di “Primo Italians” della storia del calcio italiano.

Francesco Calì nasce a Riposto in provincia di Catania nel 1882, in una famiglia di commercianti di vino.

I pirati però stravolgono la vita della famigliola. Il papà Bruno decide di lasciare la Sicilia perché proprio i filibustieri mettono in ginocchio l’azienda, per emigrare in Svizzera. Proprio in terra elvetica il giovane Franz impara a giocare a pallone tanto che esordisce prima con il Fortuna Zurigo e poi con il Ginevra. Quando la situazione economica migliorò i Calì decidono di rientrare nel capoluogo ligure e lo stesso Francesco fu tesserato nel Genoa, fresco campione d’Italia.

Dopo un anno tra le file rossoblu, Francesco si trasferisce alla neonata società di ginnastica Andrea Doria (l’antenata dell’attuale Sampdoria) che da poco aveva aperto la sezione calcio. Con il passaggio all’altra squadra di Genova, Calì diventa anche il primo calciatore a trasferirsi nella società che poi sarebbe diventata una grande rivale, ad oggi sarebbe un “traditore” a tutti gli effetti.


Nella Doria, Calì diventa terzino, ma da lì a qualche anno non si limita a giocare in campo. In effetti il tuttofare della Nazionale veste i panni anche di arbitro. All’epoca i direttori di gara non venivano scelti dalla federazione, ma erano giocatori indicati dalle società di appartenenza. Proprio lui nel 1902 arbitra la finale Coppa Città di Torino tra Juventus e Milan. Dopo i supplementari è ancora 3-3 e l’arbitro Calì decide di proseguire a oltranza. In quel specifico momento, senza saperlo, aveva inventato il “golden gol”  (che tanto male ha fatto alla nostra Nazionale a Euro 2000), ma il Milan non ci sta e la coppa va alla Juve.

I giornali dell’epoca iniziano a fare i loro pronostici su quella che può essere la formazione utile per la nascita di una Nazionale italiana di calcio. Tra questi c’è proprio il giovane Franz.

Lettura Sportiva del  27 febbraio 1910


Calì nel corso delle stagioni migliora il suo rendimento e, nel 1910, arriva finalmente il debutto della Nazionale di calcio italiana. Calì viene scelto come capitano poiché il più anziano e conoscitore di lingue straniere avendo vissuto in Svizzera, ma anche complice una squalifica di molti giocatori dell’allora fortissima Pro Vercelli. La partita è una festa del gol: 6-2.

I giornalisti della Gazzetta dello Sport, a pagina 5, elogiano la sonora vittoria contro i favoriti francesi. Ad essere esaltato c’è proprio il capitano Franz:

“Calì ieri si è confermato per calma, sicurezza e per la perfezione del giuoco il più degno a coprire il posto di capitano del nostro undici nazionale […] Il pubblico applaudendo freneticamente Calì ne riconosce il suo valore.

È il primo vero articolo sportivo riguardo la nostra Nazionale di calcio. In quello stesso giornale si parla anche di ciclismo, la partenza del secondo Giro d’Italia.

Da quello storico e nostalgico articolo di cronaca sportiva ne è passato di tempo. Sono stati scritti migliaia e migliaia di pezzi che riguardano il calcio nostrano, la Nazionale e le prestazioni di quei italiani che sono fuori dall’Italia ma che tengono alto l’onore del Paese sia dal punto di vista sportivo che umano. Franz Calì ne è stato il primo esempio.

 

Giornalista professionista, cura “Italians”, rubrica che parla di sportivi italiani che si sono affermati all’estero. E chissà magari, Ivanka Trump, la prossima volta non confonderà più Giorgio Chinaglia, ex attaccante di Lazio e New York Cosmos, per un santo.

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